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  • La Grecia a un passo dal collasso

    La Grecia a un passo dal collasso

    Lunedì, Febbraio 18th/ 2013 –

    – di C. Alessandro Mauceri – 

    La Grecia a un passo dal collasso, Kostas Tsapogas, Eleftherotypia, Pensionati del Parlamento europeo, Unione europea, Italia, Grecia, Kostas Tsapogas, crisi, Parlamento Europeo, Italia, tasse, bollette, Unione Europea, BCE, autorità greca per le comunicazioni (ESR), Ministero delle Finanze, Atene, protesta, primo ministro, Antonis Samaras, Pireo, Prodotto Interno Lordo, Pammakaristos, polizia, Amnesty International, governo ellenico, Commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea, The Medical Society of Athens, Hans Werner Sinn, Angela Merkel, Sir Moorald Choudry, Royal Bank of Sctoland, Consiglio d’Europa, Commissione bilancio e tesoro Onu, Daniel Leigh, Olivier Blancherd, Fondo Monetario Internazionale, Moltiplicatori fiscali ed errori nelle previsioni di crescita 

    La Grecia a un passo dal collasso

    Ricorrere al baratto per sopravvivere 

    Governo e Polizia denunciati per Crimini 

    contro l'umanità a Strasburgo

    Hellas - Hell

    Atene – Kostas Tsapogas è un ex giornalista del quotidiano greco Eleftherotypia. Ha lavorato per ventitré anni per la stessa testata assieme a sua moglie. Poi è arrivata la crisi e nel dicembre del 2011 il giornale è stato costretto a chiudere, e lui e sua moglie a sopravvivere con i loro genitori che ricevono una pensione dimezzata (mentre i pensionati del Parlamento Europeo costano all’UE ogni anno quasi 1,5 miliardi di Euro).  “Tantissimi greci stanno lottando per mangiare, per riscaldare le loro case e per mantenere una parvenza di normalità, stiamo lottando perché la nostra dignità rimanga intatta e per evitare che la depressione prenda il sopravvento”. Eppure Kostas si ritiene fortunato perché suo figlio è riuscito ad andare via dalla Grecia e a trovare un lavoro all’estero: "stiamo perdendo una generazione di laureati altamente qualificati" è il suo allarme.

      Il Prezzo del "Salvataggio" – Ricorrere al Baratto per Sopravvivere 

    Mentre in Italia si fa ancora (ma per quanto?) la coda per comprare l’ultimo modello di smartphone, uno dei problemi più gravi con cui deve fare i conti la Grecia è la mancanza di denaro per pagare il riscaldamento, il cui prezzo è salito alle stelle, a causa dell’eliminazione da parte del governo dell’agevolazione sul combustibile. E alcuni sono stati costretti a tagliare gli alberi davanti la propria casa per bruciarli e scaldarsi ….. Il 50% delle famiglie greche non riesce più a pagare tasse e bollette, il 90% non spenderebbe più soldi in vestiti e calzature (la gente ricorre al baratto per sopravvivere), il 50% di chi ha meno di 25 anni non ha un lavoro. Quanto ci vuole a capire che una situazione come questa potrebbe diventare da un giorno all’altro esplosiva? Agli Italiani l’eco di questo scempio arriva smorzata. Eppure, già un anno fa la Grecia era sull’orlo del baratro, l’Unione Europea e la BCE, forse per limitare i danni ai “signori” della finanza, avevano deciso di salvarla, ma avevano imposto vincoli economici, finanziari e sociali insostenibili. Oggi il Paese sta precipitando in un abisso. La Grecia sta morendo di fame, le ultime stime sui senzatetto parlano di 50 mila persone, impiegati, dipendenti della pubblica amministrazione, insomma il ceto medio, che, da un giorno all’altro si è ritrovato in mezzo ad una strada. Quello che sta avvenendo in Grecia è il prezzo che il popolo ellenico paga per aver accettato le condizioni imposte dalla BCE per il “salvataggio”, che, però, nonostante sacrifici e tasse, resta un miraggio. E, cosa ancora peggiore, la stessa autorità greca per le comunicazioni (ESR) ha chiesto ai media locali di non trasmettere immagini della miseria per le strade.

      Liberalità e Solidarietà contro Austerity e Usura di Stato 

    La situazione della Grecia diventa, giorno dopo giorno, sempre più critica. In tutto il Paese proseguono manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre “salasso” decise dall’Unione Europea e imposte dal governo. Causa scatenante forse la comunicazione del Ministero delle Finanze greco secondo il quale gli introiti nel mese di gennaio sono in netto calo. Secondo informazioni del Ministero, le entrate si sarebbero ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La causa sarebbe la diminuzione delle entrate dell’Iva, calate per effetto della crisi che affligge tutti i settori dell’economia ellenica. Gli agricoltori hanno attivato una forma di lamentela pacifica davanti a una sede ministeriale ad Atene, distribuendo gratuitamente cibo per protestare contro gli alti costi di produzione. I coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, condannando, in modo pacifico, la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras che aveva imposto di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi.

      Assalti a Traghetti – Assalti a Supermercati  

    Anche i portuali sono sul piede di guerra. Solo che in questo caso il governo ha fatto ricorso alla forza sui moli del porto del Pireo e proprio mentre i Cinesi allungano sul Pireo le loro grinfie. I contadini delle isole, dal canto loro, hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo i marittimi hanno fatto sentire la propria protesta, indicendo uno sciopero generale e chiedendo gli arretrati e opponendosi alla riforma del settore, che potrebbe danneggiare irrimediabilmente la prima industria del Paese (in grado di generare il 16% del Prodotto Interno Lordo). Le misure di austerità rischiano di risvegliare la protesta anche di alcune categorie svantaggiate: istituti come il Pammakaristos, che ospita bambini e adulti affetti da disabilità mentale, con tutta probabilità, sarà costretto a chiudere. Ormai i cittadini assaltano i supermercati. E a farlo non sono banditi armati in cerca di denaro facile, ma gruppi di gente stanca e affamata.

     La Rivolta dello Yogurt  

    Nei giorni scorsi 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che, da padroni della propria azienda sono diventati impiegati di multinazionali straniere, si sono riappropriati delle aziende indebitate, hanno caricato i camion di circa 40.000 vasetti di yogurt e li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali. A queste iniziative pacifiche si stanno però aggiungendo iniziative più decisive: nelle ultime settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. La polizia è intervenuta e pare che lo abbia fatto in modo estremo. Per questo motivo anche la sezione europea di Amnesty International, si è attivata e ha aperto un’inchiesta al termine della quale ha denunciato ufficialmente la polizia locale, il Ministero degli Interni greco e l’intero governo ellenico alla Commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità internazionale per evitare che la situazione peggiori.  Anche The Medical Society of Athens avrebbe mandato una lettera formale all’UE per richiedere un intervento immediato. La Grecia sta cedendo sotto il peso degli impegni assunti con l’Europa e con le banche, prima fra tutte, la BCE. E mentre ciò accade, i media europei tacciono e dimenticano di informare la popolazione (in particolare quella italiana, da molti considerata la prossima a subire le conseguenze delle politiche di austerity e di dipendenza dall’Euro imposte dai precedenti governi e dall’Unione Europea). Ma di questo i giornali italiani non parlano. Perché?

      La Grecia deve uscire temporaneamente dall'Eurogabbia  

    Eppure lo stesso Hans Werner Sinn, (consigliere di Angela Merkel nonché tra i più importanti economisti tedeschi), insieme ad altri 50 economisti, tra cui Sir Moorald Choudry (vice-presidente della Royal Bank of Sctoland) ha presentato un rapporto sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della Commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, in cui afferma che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”. 

     L'ammissione-beffa dell'FMI – Austerity male peggiore 

    Daniel Leigh e Olivier Blancherd, del Fondo Monetario Internazionale (FMI), illustre membro di quella Troika (costituita da BCE,  FMI e UE) che sta distruggendo la Grecia, hanno pubblicato un documento dal titolo “Moltiplicatori fiscali ed errori nelle previsioni di crescita”. Nello studio vengono analizzati, dati alla mano, i casi di Spagna, Portogallo e Grecia. I risultati dello studio confermano che  il modello su cui si basa la politica d’austerity (lo stesso adottato in Italia dagli ultimi governi) è sbagliato nelle sue premesse, dal momento che l’austerity stessa, in tempi di crisi, è un rimedio peggiore del male perché ammazza l’economia. La contrazione dell’economia causata dalla politica di austerity produce una contrazione nei consumi, nell’occupazione e negli investimenti. Gli unici a beneficiare dello stato di crisi estrema generato dall’austerity imposta ai cittadini sono le grandi imprese e le multinazionali che possono così “banchettare” con i resti delle imprese locali distrutte dalla speculazione e dalle tassazioni esasperanti. Questo è quello che è avvenuto e che sta avvenendo in Grecia. Ma è anche quello che sta avvenendo in Italia e senza che nessuno  dei nostri politici, troppo impegnati nelle loro campagne elettorali per spartirsi la gestione del territorio, muova un dito. Non capiscono che, alla fine, così facendo, non resterà niente da spartirsi.

    C. Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento europeo / Commissione Europea / Consiglio d’Europa /Europa / Nigeria / Cina / Bulgaria / Romania / Tratta esseri umani / Schiavitù / Vita / Sfruttamento / Lavori forzati / Organizzazione Internazionale del Lavoro / Minori / Sruttamento Minorile / Giustizia / Trafficanti / Europol / Eurojust / Coalizione europea delle imprese / Direttiva 36 del 2011 / Cecilia Malmstrom 

    Traffici umani: schiavitù e mercificazione

    del corpo

    Commissione Ue – La Malmstrom chiede giustizia

    20,9 milioni le vittime e 25 mld di euro i guadagni annui

    delle organizzazioni criminali che gestiscono le tratte

    Paradossi dell’era Moderna – Nigeria, tra Paesi cardine nel Traffico di esseri umani verso l’Europa
    Roma, Bruxelles – La vera miseria della natura umana è la possibilità, da parte dell’uomo stesso, di limitare la libertà dei suoi simili rendendoli “merce” e privandoli della propria dignità e – cosa ancor più grave – chi è responsabile della mercificazione del corpo umano “rischia” anche di rimanere impunito e libero di agire attraverso leggi dettate da una coscienza sporca ed impura. 

     5,5 milioni i Minori venduti  

    I numeri, purtroppo, parlano chiaro : in tutto il mondo, secondo i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro,  sono ogni anno 20,9 milioni le vittime di sfruttamento, sia di quello relativo al lavoro forzato che di quello sessuale. Ancora più grave è che tra esse si contino 5 milioni e mezzo di minori, letteralmente “venduti” in veri e propri mercati di esseri umani: 20.000 euro per acquistarli ed addestrare loro a svolgere al meglio diversi tipi di attività illegali e criminali. Ogni anno, a detta della Commissione europea, 25 miliardi di euro finiscono nelle tasche di chi gestisce la “tratta degli schiavi” dei giorni nostri.

     Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria – Le vie della tratta 

    Le vittime dello sfruttamento, spesso, provengono da paesi terzi – in modo particolare Nigeria e Cina – ma, secondo le stime, questo tipo di traffico umano è in crescita in tutta l’unione Europea: i paesi dai quali arriva il maggior numero di donne, uomini e bambini destinati a finire sui mercati sono la Bulgaria e la Romania. Questi dati forniti dal Commissario degli Affari Interni dell’Ue, Cecilia Malmstrom, ai colleghi di “Avvenire”, rivelano che le donne sono le vittime preferite dai trafficanti di vite umane i quali, fin troppo spesso, sfuggono alle condanne e rimangono in circolazione a piede libero. Infatti dal 2008 al 2010 le condanne nei confronti dei responsabili dei traffici umani sono scese da 1500 a 1250 ed è proprio per questo motivo che, ieri e per il periodo 2012-2016, l’Unione europea ha adottato un pacchetto di misure strategiche per tentare di bloccare questo fenomeno che, attualmente, appare sempre più in crescita.

     Gli ultimi provvedimenti annunciati dall'Ue  

    l’obiettivo – secondo quanto dichiarato nelle scorse ore dalla Malmstrom – è quello “dell’istituzione di unità nazionali di contrasto specializzate nella tratta di esseri umani, la creazione di squadre investigative comuni ed il coinvolgimento di Europol ed Eurojust in tutti i casi di tratta transfrontaliera”. Prevista anche l’introduzione di una Coalizione europea delle Imprese e di un ulteriore meccanismo Ue in grado di proteggere ed assistere le vittime. La Malmstrom chiede giustizia e ricorda che il provvedimento previsto sarà discusso dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa e che, entro aprile 2013, i singoli Stati dovranno recepire la direttiva antitratta, la n° 36 del 2011. Gli esseri umani non sono merce e la loro vita ha valore assoluto che non può essere mai determinato da un prezzo reale.

     Una semplice riflessione  

    Probabilmente, però, una delle panacee, se non il modo migliore per contribuire ad attenuare o risolvere il problema potrebbe essere quello di creare un maggior benessere diffuso eliminando quelle imbarazzanti sacche di povertà che possono spingere soggetti disperati – e ovviamente privi di scrupoli – ad uscire dalla povertà dandosi al crimine ed a queste pratiche abberranti: una vera e propria lotta tra disperati – spesso e volentieri – una lotta dove sembra dominare ancora la legge della giungla e del più forte. Certo le politiche ammazzareddito dell'Ue non aiutano neppure questo processo di umanizzazione dei popoli.

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)