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  • Rubrica – I Figli della Troika – 1° Parte. Europa, Diritto Internazionale e Violazione dei Diritti Umani

    Rubrica – I Figli della Troika – 1° Parte. Europa, Diritto Internazionale e Violazione dei Diritti Umani

    Sabato, Novembre 16th/ 2013 

    – I Figli della Troika – Rubrica, di Chris Richmond  Nzi –

     Prima Parte

    I Figli della Troika, Il Patto, Unione Europea, Chris Richmond Nzi, Se Osservassimo la Giustizia,  ONU, Organizzazioni Internazionali, Patto internazionale sui diritti civili e politici, Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali, Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, Il Ricatto e le Ritorsioni verso i Paesi Dissidenti, strategia del terrore multilaterale, Consiglio d'Europa, Schiavitù è ignoranza 

    Rubrica: I Figli della Troika – Parte Prima

    Europa – Troika, Diritto Internazionale e Sistematica

    Violazione dei Diritti Umani. Perchè? Cosa fare?

    Si può uscire dall'Euro-Gabbia? Si! E' lo stesso

    diritto ad indicarci le vie d'uscita.

    Basta volerlo davvero!

     

    Rubrica – I Figli della Troika, Prima Parte

    di Chris Richmond Nzi

    I Figli della Troika - Diritto Internazionale e Violazione dei Diritti Umani nell'Ue

     Dalla Nascita delle Nazioni Unite                                                                          

    Rubrica, I Figli della Troika – Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i rappresentanti di vari Stati hanno pensato che instaurando un potere che tenesse in soggezione tutti i paesi membri della comunità internazionale, avrebbero trovato una soluzione comune ai comuni problemi. Fu così istituita un’organizzazione che avrebbe dovuto creare le condizioni per far rispettare la giustizia internazionale, promuovere il progresso sociale e migliorare (sempre in teoria) il tenore di vita dei popoli, in un contesto di "libertà più ampio". Le Nazioni Unite. La più alta aspirazione dell’organizzazione doveva essere, mediante norme giuridiche vincolanti per tutta la famiglia umana e senza alcuna distinzione, il riconoscimento e la protezione della libertà e della giustizia. Affermando questa fede, i rappresentanti di ogni popolo si sono impegnati a perseguire il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani. Al momento della sua adozione lo "statuto" ONU non aveva forza di legge, la Dichiarazione dei diritti umani è diventata, tuttavia, fonte d’ispirazione per Costituzioni, leggi nazionali e diritti particolari, esercitando nel contempo una notevole influenza sull’evoluzione del diritto internazionale contemporaneo. Per rendere i principi della Dichiarazione disposizioni destinate ad imporre obblighi giuridici, i rappresentanti hanno concordato di stipulare due accordi distinti ma complementari, il Patto internazionale sui diritti civili e politici (PDCP), ed il Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali (PDESC).

     Il Patto Economico – Diritto di Autodeterminazione. Che fine ha fatto? 

    Il Patto economico prevede che tutti i popoli abbiano il diritto di autodeterminazione, di decidere liberamente del loro statuto politico e di perseguire liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale. I popoli dovrebbero disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali, ed in nessun caso dovrebbero essere privati dei propri mezzi di sussistenza. Per di più, nessuno Stato potrebbe intraprendere atti volti a sopprimere diritti o libertà riconosciuti dal Patto e nessuna restrizione o deroga ai diritti fondamentali sarebbe ammessa, perché la Dichiarazione dovrebbe mirare a garantire l’effettivo riconoscimento ed applicazione dei diritti fondamentali. La cooperazione internazionale dovrebbe essere d’importanza fondamentale per assicurare l’attuazione dei diritti dell’uomo e secondo il Patto economico, gli Stati dovrebbero impegnarsi ad operare la piena attuazione dei diritti riconosciuti dal Patto, sia individualmente sia attraverso la cooperazione internazionale, specialmente nel campo economico e tecnico, con il massimo delle risorse di cui dispongono e con tutti i mezzi appropriati. La cooperazione in questione non è strettamente legata a soli accordi tra Nazioni, semplicemente perché la Comunità internazionale non è unicamente composta da Stati.

    I Figli della Troika - Diritto Internazionale e Violazione dei Diritti Umani nell'Ue

      Nessun vincolo verso il Diritto Internazionale                                               

    Istituite per imprimere maggior incisività alla cooperazione internazionale, le organizzazioni internazionali hanno compiti definiti dai loro statuti, a seconda delle esigenze degli Stati. Tali organizzazioni, pur essendo parte integrante della Comunità, non sono soggette ad alcun vincolo del diritto internazionale che le obblighi al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo

     Sul Rispetto dei Diritti Umani  – Gravi Lacune                                                  

    La Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione, i due Patti e la Convenzione, impongono agli Stati il rispetto dei diritti dell’uomo, mentre tacciono sulle responsabilità delle organizzazioni internazionali a riguardo. Secondo il diritto dei trattati, le organizzazioni internazionali sono "coscienti dei principi di diritto internazionale contenuti nella Carta delle Nazioni Unite", ma non ne sono direttamente subordinati, perché attuano le loro attività nei limiti del mandato conferito dagli Stati, i quali invece, dovrebbero attuare senza riserve tali principi di diritto, anche nel momento in cui istituiscono dette organizzazioni. 

    I Figli della Troika - Diritto Internazionale e Violazione dei Diritti Umani nell'Ue

      Stati – Diretti Responsabili                                                                                     

    Pertanto, gli Stati, essendo i soggetti giuridici primari della Comunità internazionale, possono essere definiti i diretti responsabili delle azioni poste in essere dalle loro creature, le organizzazioni. Il problema sussiste nel momento in cui tali organizzazioni, essendo membri effettivi della Comunità, hanno il diritto di istituire a loro volta altre organizzazioni internazionali, anch’esse prive di vincolo morale e giuridico verso i diritti umani.

     Ruolo dei Trattati Internazionali                                                                           

    Da decenni, i trattati che istituiscono le organizzazioni internazionali hanno avuto un’importanza fondamentale nelle relazioni della Comunità, ed oggi, mentre gli Stati sono convinti che il progressivo sviluppo del diritto dei trattati giova al fine ultimo delle Nazioni Unite, il trattato viene riconosciuto come fonte di diritto internazionaleSarebbe pertanto necessario regolare e vincolare tutti i membri della Comunità internazionale in modo equo, senza distinzioni, soprattutto perché il numero di paesi della Comunità internazionale è difficilmente variabile, mentre il numero di organizzazioni che entrano a far parte di tale comunità non smette di moltiplicarsi e molto presto sarà alquanto difficile far rispettare la "non ingerenza negli affari interni degli Stati", come previsto dal diritto dei trattati. Tante questioni divergenti e tanti punti contradditori se si pensa che la Carta delle Nazioni Unite dovrebbe "promuovere il progresso sociale, un più elevato tenore di vita, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti fondamentali dell’uomo, nonché trovare soluzioni ai problemi economici e sociali internazionali", ed è alquanto sconcertante sapere che le Nazioni Unite "promuovono le trattative per la creazione di nuove organizzazioni specializzate".

    Principio di Liberta e Troika - I Figli della Troika

     UE – Paradossi e Incongruenze Internazionali del Consiglio d'Europa   

    Per di più, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite "istituisce commissioni per le questioni economiche e sociali volte a promuovere i diritti dell’uomo".. Come se le incongruenze non bastassero, gli Stati che hanno ratificato il Patto Cconomico devono presentare periodicamente al Consiglio economico rapporti sulle misure adottate e sui progressi registrati nella promozione del rispetto dei diritti fondamentali, ed il Consiglio a sua volta, formula raccomandazioni e promuove l’adozione di misure necessarie per l’effettiva e graduale attuazione dei diritti enunciati nella Dichiarazione. Nonostante ciò, il Consiglio d’Europa realizza un’unione più stretta tra i suoi membri, assicurando soltanto la garanzia collettiva di "alcuni dei diritti enunciati nella Dichiarazione universale". Questa condizione non dovrebbe essere ammissibile, eppure a quanto pare, è diventata regolare amministrazione.

     UE – Sistematica Violazione dei Diritti Umani                                                   

    In questo periodo di crisi economica (indotta e fittizia) tanti diritti dell’uomo, se non tutti, vengono trascurati, raggirati, calpestati, rendendo le condizioni di vita dei popoli fuori legge. I nostri rappresentanti della Comunità internazionale persistono nell’usare la retorica per asserire mezze verità, facendoci credere che rimanendo uniti, tutto passerà presto. Inventano insensate (quanto illegittimi e anticostituzionali) modifiche delle Costituzioni, attuano inutili meccanismi di prevenzione ed impongono fuorvianti e nami programmi di austerità. Invece di limitare l’influenza e l’ingerenza negli affari interni da parte di chi non ha il dovere e non intende rispettare i diritti dell’uomo (vedi ad esempio i diktat illegali delle agenzie di rating), rendono la situazione più complessa, moltiplicando i trattati internazionali ed aumentando ancora di più la reciproca correlazione tra gli Stati e la dipendenza dalle organizzazioni.

     Il Ricatto e le Ritorsioni verso i Paesi Dissidenti                                               

    Ultimamente, qualche nazione ha tentato di contrapporsi ai folli dettati internazionali, ma ha subito dovuto ridimensionare la protesta a causa di minacce come l’interruzione degli aiuti finanziari o le impennate del valore dello spread. Una strategia del terrore multilaterale, per mantenere in soggezione gli Stati, facendo credere che non ci siano possibilità di svincolarsi dal contorto sistema che regola e gestisce la Comunità internazionale.

    Principio di Liberta e Troika - I Figli della Troika

      In realtà è possibile uscire dalla gabbia anche secondo il diritto               

    Eppure, il diritto dei trattati prevede anche che "due o più parti possono concludere un accordo avente lo scopo di modificare il trattato nei loro reciproci rapporti" e che "qualsiasi trattato ottenuto con le minacce o con l’uso della forza sarà ritenuto nullo". È pur vero che "un trattato che non contiene disposizioni relative alla sua estinzione, che non prevede la possibilità di un ritiro, non può essere oggetto di estinzione o ritiro", ma è anche vero che "qualora sopravvenga una nuova norma imperativa di diritto internazionale generale, qualsiasi trattato esistente che contrasti tale norma diventa nullo ed ha termine". Sebbene non venga nemmeno in considerazione, "le norme del diritto consuetudinario continuano a regolare le questioni non disciplinate dal diritto dei trattati" e per assurdo, siccome le norme del diritto internazionale sono poste dagli Stati stessi attraverso i loro comportamenti e la loro volontà, dall’opinio necessitatis potrebbe scaturire una norma del diritto internazionale generale, inderogabile: neppure derobabile, cioè, tramite trattato.

      La schiavitù è un fatto di Ignoranza                                                                      

    E pensare che ci definiamo Homo sapiens. Se fossimo lontanamente sapiens, saremmo in grado di usare il libero arbitrio a nostro beneficio, sapremmo osservare le leggi di natura e di conseguenza, alcuno stato o governo civile sarebbe necessario. Ma essendo per niente sapiens ed effettivamente poco consci delle nostre capacità, abbiamo costantemente bisogno di un potere comune che ci tenga in soggezione e che diriga le nostre azioni. Necessitiamo di un tutore legale, perché siamo molto poco sapiens ed alquanto incapaci di discernimento.

    Chris Richmond Nzi   (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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  • Ungheria Vs Commissione Ue: Secondo Round – Intanto a Budapest va in scena il Congresso Ebraico Mondiale

    Ungheria Vs Commissione Ue: Secondo Round – Intanto a Budapest va in scena il Congresso Ebraico Mondiale

    Martedì, Maggio 7th/2013

    – di Rosario Giglio e Sergio Basile 

    Europa, Qui Europa, Viktor Orban, Ungheria,  Josè Manuel Barroso, Unione Europea, Costituzione, Corte costituzionale,  presidente commission europea, commissione europea,  Consiglio d'Europa, Trattati Ue,  Rosario Giglio, Budapest, Reding, lettere amministrative, Congresso ebraico mondiale 

    Ungheria Vs Commissione: Secondo round

    Commissione Ue avvia seconda procedura di infrazione: 

    tra i punti più caldi, l'indipendenza della Banca Centrale Magiara

    Budapest – Congresso Ebraico Mondiale, tra le proteste

    Vona: "gli Ungheresi non dovrebbero leccare i piedi degli ebrei sionisti!"

     

    di Rosario Giglio e Sergio Basile

    Indipendenza in Ungheria - Viktor Orban e le Lettere della Commissione europea

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Budapest, Bruxelles – Dopo la riforma approvata l’11 marzo 2013 in Ungheria e la relativa risposta dell’Ue, ora siamo al secondo round di questo scontro politico. Come visto  (https://www.quieuropa.it/bruxelles-per-i-media-europeisti-la-difesa-della-democrazia-in-ungheria-fa-rima-con-dittatura/ – vedi allegato) la riforma approvata dal premier ungherese Viktor Orban, non è stata presa di buon grado dall’Unione europea viste le modifiche sostanziali apportate alla Costituzione magiara e – soprattutto – il tentativo di svincolarsi dalla morsa dell'usura internazionale mediante l'affermazione dell'indipendenza della Banca Centrale Ungherese. Dopo il primo botta è risposta, c’è stato un ulteriore passo da parte della Commissione Barroso e nelle scorse ore sono state inviate tre lettere amministrative verso Budapest, in modo da aumentare le pressioni su Orban, dichiarando espressamente come “la Commissione si aspetti che l'Ungheria prenda in debita considerazione il rapporto che questa sta preparando insieme alla commissione Venezia del Consiglio d'Europa, e quello in preparazione all'Europarlamento”. Per la precisione, per seguire il secondo stadio della procedure di infrazione, sono stati inviati due pareri motivati e due lettere amministrative. Siccome è stata applicata una procedura accelerata, ora invece dei classici due mesi, una risposta ungherese è attesa entro un mese.

     Indipendenza Banca Centrale Magiara: la spina nel fianco dell'Ue         

    Per quanto riguarda la questione dell’indipendenza della Banca Centrale Ungherese, invece, la Commissione ha manifestato la propria disponibilità a non proseguire oltre nella procedura, a condizione che l’Ungheria adotti effettivamente le modifiche da quest’ultima prospettate. Una sorta di ultimatum senza condizioni!

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     Il possibile terzo stadio della procedura                                                                                                                                                            

    Prima dell’estate, la Vice-presidente Reding convocherà un meeting con il Network dei Presidenti delle Corti Supreme degli Stati membri, dove i rappresentanti ungheresi saranno invitati a spiegare la situazione dell’Ungheria. Se la risposta magiara non sarà di gradimento, la Commissione europea procederà al terzo stadio della procedura d’inchiesta e quindi il governo ungherese potrebbe andare incontro a gravi conseguenze, come  previsto dall'attuazione delle disposizioni dell’articolo 7 che limitano anche – addirittura – il diritto di voto in consiglio. Alla faccia dell'indipendenza e della sovranità dei popoli e delle nazioni! Ma il cristiano Orban non sembra intenzionato a mollare. Per fortuna!

      Attacchi Esterni – La questione del presunto antisemitismo                    

    Frattanto continuano gli attacchi al fastidioso governo, e proprio ieri l'esecutivo magiaro di Orban è stato invitato a sostenere la propria linea di "tolleranza zero" verso un presunto risveglio di spirali di anti-semitismo nella società ungherese: anche se a ben vedere si tratta di attacchi gratuiti tendenti a minare la credibilità della voglia di cambiamento e liberta della società ungherese. In tal senso Viktor Orban ha ribadito la linea pacifica e tollerante del suo governo, aprendo i lavori del Congresso ebraico mondiale, a Budapest. Nell'occhio del cilone,  nello specifico, negli ultimi mesi era finito il partito Jobbik, accusato di posizioni "anti-semite", probabilmente per la sua dichiarata antipatia verso il sionismo ebraico. Per la cronaca va ricordato come oggi l'Ungheria ospiti la prima (a livello numerico) comunità ebraica dell'Europa dell'est, formata da circa 100mila ebrei.

     La Denuncia – "Gli Ungheresi non devono leccare i piedi agli Ebrei"       

    Frattanto, proprio ieri, i leader di Jobbik avevano denunciato il Congresso ebraico mondiale, sostenendo come "la decisione di tenere la riunione in Ungheria sia un'aperta provocazione". Infatti va detto che curiosamente la sessione plenaria del Congresso si sta tenendo fuori da Israele solo per la seconda volta dal 1966. Seplice coincidenza?  "Il nostro Paese – ha dichiarato Marton Gyongyosi, deputato di Jobbik – è vittima della sottomissione sionista, una colonia presa di mira dal sionismo dove noi, cittadini locali, giochiamo solo una piccola parte. Solo una dimostrazione di forza è efficace contro l'avanzata sionista". Dal canto suo, il presidente del partito, Gabor Vona, ha rincarato la dose, sostenendo come "gli Ungheresi non dovrebbero leccare i piedi degli ebrei. Ma al contrario – ha aggiunto – I conquistatori, gli investitori e gli espansionisti israeliani dovrebbero cercare un Paese in un'altra parte del mondo perché l'Ungheria non è in vendita".

    Rosario Giglio, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Bruxelles – Per i Media europeisti la Difesa della Democrazia in Ungheria fa rima con Dittatura

    Bruxelles – Per i Media europeisti la Difesa della Democrazia in Ungheria fa rima con Dittatura

    Venerdì, Maggio 3rd/2013

    – di Rosario Giglio 

    Europa, Qui Europa, Viktor Orban, Ungheria,  Josè Manuel Barroso, Unione Europea, partito comunista, Costituzione, Corte costituzionale, Thomas Hammarberg, Thorbjorn Jagland, presidente commission europea, commissione europea,  Consiglio d'Europa, Trattati Ue, Fidesz, Rosario Giglio 

    Bruxelles – Per i Media europeisti  "Democrazia

    in Ungheria" fa rima con Dittatura 

    Campagna mediatica vergognosa contro Viktor Orban

    dopo l'approvazione delle riforme costituzionali del

    Parlamento ungherese

    Dio, Famiglia e Nazione al Centro: L’Ue insorge! Come mai?

     

    di Rosario Giglio

    The Victor Orban's Revoltion

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il "Golpe di Orban" che tanto paura all'Ue                                                         

    Budapest, Bruxelles – Lo scorso 11 marzo 2013 – come detto – sono state approvate dal Parlamento ungherese tutte le riforme alla Costituzione volute dal premier Viktor Orban. Diverse le manifestazioni contro queste riforme, tra cui quella del 15 marzo, in Ungheria giorno di festa nazionale. "Muore la libertà in Ungheria!". O almeno così dicono Josè Manuel Barroso e l’Unione Europea. A quasi due mesi dalla delicata questione, dunque, torniamo sull'argomento al fine di illustrare un quadro completo delle novità che hanno fatto infuriare l'euro-casta, tutta concentrata a distruggere il senso di nazione, prospettando la nascita degli "Stati Uniti d'Europa" come soluzione finale di una crisi voluta, indotta e supportata ad hoc. Ed al fine di stemperare e far vedere sotto liucre diversa i termini della vergognosa campagna mediatica occidentale levatasi attorno alla figura del coraggioso premier magiaro. Vediamo.

     Le Principali Riforme                                                                                                                                                      

    1) La Corte Costituzionale potrà esaminare cambiamenti della Costituzione solo da un punto di vista formale, non sui contenuti. Oltretutto non potranno più essere richiamate le sentenze della corte stessa emanate prima del 2012; 2) La libertà di opinione verrà limitata se dovesse ferire la "dignità della nazione ungherese". 3) Gli studenti laureati non potranno espatriare subito dopo la laurea per un tempo minimo che va dalla durata del corso di laurea fino a dieci anni, pena il pagamento degli studi superiori sostenuti (tentativo evidente di salvaguardare l'integrità della cultura e delle tradizioni magiare); 4) Nessuno, nemmeno i senzatetto, potranno dormire sul suolo pubblico; 5) I dibattiti elettorali sono vietati su tv e radio private (se vediamo quel che accaduto in Italia durante il ventennio berlusconiano o quel che accade ancora oggi sulle reti pubbliche grazie a profeti pseudo-sinistroidi sedicenti "difensori dei popoli", probabilmente capiamo perchè); 6) Saranno considerate famiglie e avranno diritto ad agevolazioni solamente le coppie sposate con figli. (finalmente un leader che difende la cellula fondamentale della società). Per coppie omosessuali, non sposate o senza figli, nessuna agevolazione. (Ci sembra sacrosanto!) 7) Il vecchio partito comunista è considerato organizzazione criminale. (una netta rottura con la radice dello stalinismo? Probabilmente si!)  8) Tutte le confessioni religiose dovranno essere approvate dal Parlamento: probabilmente un tentativo di limitare la nascita di movimenti settari protesi a destabilizzare la società.

     Opinioni europee                                                                                                                                                                                                      

    Il Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, nelle ultime settimane ha rilascito pesanti dichiarazioni in merito: “La democrazia è in pericolo in Ungheria. Dopo le recenti riforme costituzionali, che non tengono conto dei principi essenziali dei diritti umani, è in pericolo la libertà di espressione, oltre che l'indipendenza del potere giudiziario. Persino la libertà di culto è messa in discussione. Il quadro è molto preoccupante e suscita viva inquietudine”. Il Presidente della Commissione europea,  Jose Manuel Barroso, insieme al segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, hanno emanato un comunicato congiunto nel quale affermavano che “le modifiche della legge fondamentale ungherese sollevano preoccupazioni per quanto riguarda il principio del primato del Diritto, il Diritto dell'Unione europea e lo spirito dei suoi trattati, e le norme del Consiglio d'Europa". Ma finora ad essersi beccati una sflilsa di denuncie per "crimini contro l'umanità" per il "trattamento di favore" riservato ai Greci, sono stati Van Rompuy e il resto dell'eurocasta. Non dimentichiamolo, al fine di dare a tutto il giusto peso e la giusta gradazione di colori, al fine di non abboccare alle solite balle mediatiche che tendono sempre a criminalizzare coloro i quali tentano di prendere le distanze dall'attuale vergognoso status-quo filo-europeista.

     Possibili sanzioni Ue e Abolizione del Diritto di Voto in Consiglio                      

    Ora – come noto (?) – l’Ungheria potrebbe essere sottoposta alle disposizioni dell’articolo 7 dei Trattati Ue. Cosa comporterebbe questo? beh, un qualcosa che non ha precedenti storici nel vecchio Continente: la concreta possibilità che al Paese dei Magiari vengano applicate sanzioni economiche e politiche come la sospensione del diritto di voto in Consiglio Ue. La risposta ungherese? Alcuni responsabili della Fidesz (partito di cui il premier Orban fa parte) hanno dichiarato: “E' assurdo pretendere che noi accettiamo ordini dall'estero, che non si facciano nessuna speranza!". Ora ci viene da chiedere: è dittatura quella ungherese o anche quella che impone l’Unione europea? A voi "l’ardua sentenza". 

    Rosario Giglio (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • La Grecia a un passo dal collasso

    La Grecia a un passo dal collasso

    Lunedì, Febbraio 18th/ 2013 –

    – di C. Alessandro Mauceri – 

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    La Grecia a un passo dal collasso

    Ricorrere al baratto per sopravvivere 

    Governo e Polizia denunciati per Crimini 

    contro l'umanità a Strasburgo

    Hellas - Hell

    Atene – Kostas Tsapogas è un ex giornalista del quotidiano greco Eleftherotypia. Ha lavorato per ventitré anni per la stessa testata assieme a sua moglie. Poi è arrivata la crisi e nel dicembre del 2011 il giornale è stato costretto a chiudere, e lui e sua moglie a sopravvivere con i loro genitori che ricevono una pensione dimezzata (mentre i pensionati del Parlamento Europeo costano all’UE ogni anno quasi 1,5 miliardi di Euro).  “Tantissimi greci stanno lottando per mangiare, per riscaldare le loro case e per mantenere una parvenza di normalità, stiamo lottando perché la nostra dignità rimanga intatta e per evitare che la depressione prenda il sopravvento”. Eppure Kostas si ritiene fortunato perché suo figlio è riuscito ad andare via dalla Grecia e a trovare un lavoro all’estero: "stiamo perdendo una generazione di laureati altamente qualificati" è il suo allarme.

      Il Prezzo del "Salvataggio" – Ricorrere al Baratto per Sopravvivere 

    Mentre in Italia si fa ancora (ma per quanto?) la coda per comprare l’ultimo modello di smartphone, uno dei problemi più gravi con cui deve fare i conti la Grecia è la mancanza di denaro per pagare il riscaldamento, il cui prezzo è salito alle stelle, a causa dell’eliminazione da parte del governo dell’agevolazione sul combustibile. E alcuni sono stati costretti a tagliare gli alberi davanti la propria casa per bruciarli e scaldarsi ….. Il 50% delle famiglie greche non riesce più a pagare tasse e bollette, il 90% non spenderebbe più soldi in vestiti e calzature (la gente ricorre al baratto per sopravvivere), il 50% di chi ha meno di 25 anni non ha un lavoro. Quanto ci vuole a capire che una situazione come questa potrebbe diventare da un giorno all’altro esplosiva? Agli Italiani l’eco di questo scempio arriva smorzata. Eppure, già un anno fa la Grecia era sull’orlo del baratro, l’Unione Europea e la BCE, forse per limitare i danni ai “signori” della finanza, avevano deciso di salvarla, ma avevano imposto vincoli economici, finanziari e sociali insostenibili. Oggi il Paese sta precipitando in un abisso. La Grecia sta morendo di fame, le ultime stime sui senzatetto parlano di 50 mila persone, impiegati, dipendenti della pubblica amministrazione, insomma il ceto medio, che, da un giorno all’altro si è ritrovato in mezzo ad una strada. Quello che sta avvenendo in Grecia è il prezzo che il popolo ellenico paga per aver accettato le condizioni imposte dalla BCE per il “salvataggio”, che, però, nonostante sacrifici e tasse, resta un miraggio. E, cosa ancora peggiore, la stessa autorità greca per le comunicazioni (ESR) ha chiesto ai media locali di non trasmettere immagini della miseria per le strade.

      Liberalità e Solidarietà contro Austerity e Usura di Stato 

    La situazione della Grecia diventa, giorno dopo giorno, sempre più critica. In tutto il Paese proseguono manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre “salasso” decise dall’Unione Europea e imposte dal governo. Causa scatenante forse la comunicazione del Ministero delle Finanze greco secondo il quale gli introiti nel mese di gennaio sono in netto calo. Secondo informazioni del Ministero, le entrate si sarebbero ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La causa sarebbe la diminuzione delle entrate dell’Iva, calate per effetto della crisi che affligge tutti i settori dell’economia ellenica. Gli agricoltori hanno attivato una forma di lamentela pacifica davanti a una sede ministeriale ad Atene, distribuendo gratuitamente cibo per protestare contro gli alti costi di produzione. I coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, condannando, in modo pacifico, la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras che aveva imposto di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi.

      Assalti a Traghetti – Assalti a Supermercati  

    Anche i portuali sono sul piede di guerra. Solo che in questo caso il governo ha fatto ricorso alla forza sui moli del porto del Pireo e proprio mentre i Cinesi allungano sul Pireo le loro grinfie. I contadini delle isole, dal canto loro, hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo i marittimi hanno fatto sentire la propria protesta, indicendo uno sciopero generale e chiedendo gli arretrati e opponendosi alla riforma del settore, che potrebbe danneggiare irrimediabilmente la prima industria del Paese (in grado di generare il 16% del Prodotto Interno Lordo). Le misure di austerità rischiano di risvegliare la protesta anche di alcune categorie svantaggiate: istituti come il Pammakaristos, che ospita bambini e adulti affetti da disabilità mentale, con tutta probabilità, sarà costretto a chiudere. Ormai i cittadini assaltano i supermercati. E a farlo non sono banditi armati in cerca di denaro facile, ma gruppi di gente stanca e affamata.

     La Rivolta dello Yogurt  

    Nei giorni scorsi 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che, da padroni della propria azienda sono diventati impiegati di multinazionali straniere, si sono riappropriati delle aziende indebitate, hanno caricato i camion di circa 40.000 vasetti di yogurt e li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali. A queste iniziative pacifiche si stanno però aggiungendo iniziative più decisive: nelle ultime settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. La polizia è intervenuta e pare che lo abbia fatto in modo estremo. Per questo motivo anche la sezione europea di Amnesty International, si è attivata e ha aperto un’inchiesta al termine della quale ha denunciato ufficialmente la polizia locale, il Ministero degli Interni greco e l’intero governo ellenico alla Commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità internazionale per evitare che la situazione peggiori.  Anche The Medical Society of Athens avrebbe mandato una lettera formale all’UE per richiedere un intervento immediato. La Grecia sta cedendo sotto il peso degli impegni assunti con l’Europa e con le banche, prima fra tutte, la BCE. E mentre ciò accade, i media europei tacciono e dimenticano di informare la popolazione (in particolare quella italiana, da molti considerata la prossima a subire le conseguenze delle politiche di austerity e di dipendenza dall’Euro imposte dai precedenti governi e dall’Unione Europea). Ma di questo i giornali italiani non parlano. Perché?

      La Grecia deve uscire temporaneamente dall'Eurogabbia  

    Eppure lo stesso Hans Werner Sinn, (consigliere di Angela Merkel nonché tra i più importanti economisti tedeschi), insieme ad altri 50 economisti, tra cui Sir Moorald Choudry (vice-presidente della Royal Bank of Sctoland) ha presentato un rapporto sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della Commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, in cui afferma che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”. 

     L'ammissione-beffa dell'FMI – Austerity male peggiore 

    Daniel Leigh e Olivier Blancherd, del Fondo Monetario Internazionale (FMI), illustre membro di quella Troika (costituita da BCE,  FMI e UE) che sta distruggendo la Grecia, hanno pubblicato un documento dal titolo “Moltiplicatori fiscali ed errori nelle previsioni di crescita”. Nello studio vengono analizzati, dati alla mano, i casi di Spagna, Portogallo e Grecia. I risultati dello studio confermano che  il modello su cui si basa la politica d’austerity (lo stesso adottato in Italia dagli ultimi governi) è sbagliato nelle sue premesse, dal momento che l’austerity stessa, in tempi di crisi, è un rimedio peggiore del male perché ammazza l’economia. La contrazione dell’economia causata dalla politica di austerity produce una contrazione nei consumi, nell’occupazione e negli investimenti. Gli unici a beneficiare dello stato di crisi estrema generato dall’austerity imposta ai cittadini sono le grandi imprese e le multinazionali che possono così “banchettare” con i resti delle imprese locali distrutte dalla speculazione e dalle tassazioni esasperanti. Questo è quello che è avvenuto e che sta avvenendo in Grecia. Ma è anche quello che sta avvenendo in Italia e senza che nessuno  dei nostri politici, troppo impegnati nelle loro campagne elettorali per spartirsi la gestione del territorio, muova un dito. Non capiscono che, alla fine, così facendo, non resterà niente da spartirsi.

    C. Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Cristianofobia in Europa: è allarme sociale, ma il buon senso e la storia insegneranno

    Giovedì, ottobre 4th/ 2012

    –  di Maria Laura Barbuto – 

    Europa / Unione Europea /  Parlamento Europeo / Consiglio d’Europa / Bruxelles / Italia / Francia / Germania / Spagna / Belgio / Olanda / Religione / Cristianofobia /Cristiani / Cristianesimo / Discriminazioni / Violenze / Intolleranza religiosa / Figli di Dio / Fedeli / Persecuzioni / Emigrazioni / Atti vandalici / Florian Kolfhaus 

    Cristianofobia in Europa: è allarme sociale

    Anche nel Vecchio Continente, i cristiani sono vittime

    di continue discriminazioni e forme di intolleranza

    Ma la Storia parla chiaro, le nostre radici e quelle del

    Vecchio Continente s'intrecciano indissolubilmente 

    con quelle dei testimoni del Vangelo

    Bruxelles  –  Pare che, oggi, essere cristiani sia un vero e proprio peccato: la libertà di professare la propria religione, infatti, viene negata di giorno in giorno, in ogni parte del mondo, a migliaia e migliaia di seguaci di Cristo, a tutti coloro che si propongono di agire nel pieno rispetto dei principi della religione cristiana. Sono sempre di più, e destinate – pare – ancora ad aumentare, le violenze e gli atti di discriminazione messi a punto contro i figli di Dio che, volta dopo volta e di Paese in paese, si ritrovano  a vivere nella paura, temono per la propria incolumità e sono costretti  ad emigrare forzatamente in altri stati per trovare un pò di pace e serenità, negate loro comunque dal fatto che le minacce nei loro confronti si estendono, ormai – e purtroppo – al di là di qualsiasi confine. Dati allarmanti riguardano anche l’Europa, patria del Cristianesimo che nel Vecchio Continente affonda radici robuste e secolari.

     Cristiani – Le discriminazioni in Europa 

    Nonostante ciò, però, i numeri parlano chiaro: “in Francia, nel solo 2010,  l’84% degli atti vandalici è stato diretto contro siti cristiani, mentre nel Regno Unito, nel 2006, il 48% dei sacerdoti è rimasto vittima di qualche violenza e nel 2011, il 74% degli intervistati , a seguito di un’indagine, ha risposto che vi è più discriminazione negativa nei confronti dei cristiani rispetto a quella nei confronti di persone che professano altre religioni”. Per come riportato dal quotidiano “Avvenire”, le statistiche sono state rese note, ieri, a Bruxelles, durante il seminario sulla discriminazione contro i cristiani in Europa, organizzato dal Parlamento europeo. La cosa che fa rabbrividire è che queste forme di discriminazione e violenze vengono esercitate in paesi che si definiscono liberi e pienamente rispettosi della dignità della persona umana e del riconoscimento dei diritti fondamentali: si parla di 80 incidenti di  intolleranza avvenuti in Italia, in Spagna, in Germania, in Belgio, in Olanda ed in tanti altri paesi che hanno determinato l’interruzione di preghiere o manifestazioni cristiane e  “alimentato il fenomeno della discriminazione e di incitamento all’odio” che –  per come riferisce Monsignor Florian Kolfhaus della Segreteria di Stato Vaticana – è un sentimento negativo diffuso in modo capillare anche nella democratica e contraddittoria Europa.

     La Storia dell'Europa s'intreccia e fonde col Cristianesimo 

    Noi di "Qui Europa" abbiamo più volte sottolineato il difficile cammino dei cristiani e abbiamo riportato spessissimo notizie relative alla Cristianofobia e alle violenze che i fedeli subiscono in tutto il mondo, nella speranza che le stesse possano imporsi all’attenzione non solo dei cattolici, ma anche di coloro che abbracciano altre fedi religiose o di coloro lontani da qualsiasi forma di culto, perché condanniamo qualsiasi forma di discriminazione ed intolleranza e privilegiamo, davvero con il cuore – o almeno tentiamo di farlo – la libertà in tutte le sue forme e nel rispetto dei valoti e principi più alti e sacri. E' il Vangelo che lo insena! Il Vangelo di Cristo:  morto e risorto per amore non solo per i cristiani, ma per la salvezza di tutta l'umanità. L’Europa – o meglio una fetta di europei che forse non conosce bene la storia di San Benedetto da Norcia, di Santa Brigida,  di San Cirillo e metodio o di Edith Stein, ad esempio  – non può rinnegare le sue radici perché questo significherebbe negare la storia, le tradizioni ed i principi su cui il Vecchio Continente si basa: infatti, nel 2011, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione importantissima  con la quale è stata chiesta una maggiore partecipazione alla vita pubblica da parte dei cristiani, evidentemente riconosciuti come modelli ed esempi positivi di vita. Malgrado i colpi più bassi siano venuti, spesso, proprio dai palazzi di Bruxelles e Strasburgo.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Roma – Leader delle principali fedi dicono “No” a intolleranza religiosa e persecuzioni dei cristiani nel mondo

    Roma – Leader delle principali fedi dicono “No” a intolleranza religiosa e persecuzioni dei cristiani nel mondo

    Venerdì, Marzo 23th / 2012 Italia / Religione / Europa / Cristiani / Persecuzioni / Musulmani / Ebrei / Fondazione Liberal–Popolare / Re/ Bahbout / Redouane /Terzi / Tajani / Casini  Roma – Leader delle principali fedi dicono "No" a intolleranza religiosa e persecuzioni dei cristiani nel mondo Ieri, nella città eterna , cattolici, ebrei […]

    Ue-Crisitanofobia: quando si discrimina in nome della libertà

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    Giovedì,  Marzo 22th/ 2012 – di Sergio Basile –  Ue / Austria / Italia / Discriminazioni religiose / Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione Religiosa in Europa / Chiesa / Francia / Spagna / Media / Lobby / Cristianofobia / Apparizioni mariane / Martin Kugler /  San Benedetto /    Mons. Giancarlo Bregantini / Palazzo sociale / Libertà […]

    Cristianofobia: é allarme globale. Genocidi in tutto il mondo

    Cristianofobia: é allarme globale. Genocidi in tutto il mondo

    Giovedì, Marzo 22th / 2012 Italia / Europa / Roma / Bruxelles / Religione / Libertà / Cristianofobia / Persecuzioni / Terrorismo / Fondamentalismo islamico / Tajani / Terzi / Casini  Cristianofobia: é allarme globale. Genocidi e persecuzioni di cristiani in tutto il mondo "Pietà, scandalo e testimonianza" della croce Oggi, incontro a Roma contro […]

    La Troika, la “Rerum Novarum” e il baratro Grecia: fantasmi del progresso e nuovi diseredati

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    Sabato, Marzo 17th/ 2012 Grecia / Troika / Fmi / Bce / Ue / Chiesa / Dottrina Sociale / Ripresa /Parti sociali / Massoneria / Capitalismo / Diktat / Neo-liberismo / 2013 / Crisi / Debito sovrano / Solidarietà sociale / Organizzazioni cristiane / Leone XIII  La Troika, la Rerum Novarum" e il "baratro Grecia": […]

    Irlanda, festa nazionale per San Patrizio: il “santo del trifoglio” che evangelizzò l’Isola verde d’Europa

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    Irlanda / Radici cristiane / Festa di San Patrizio / Religione  Irlanda, festa nazionale per San Patrizio: il "santo del trifoglio" che evangelizzò l'Isola verde d'Europa Grande parata a Dublino, per il "santo del trifoglio" Dublino – Da stamane sono iniziati i festeggiamenti per l'emblema della nazione, San Patrizio, il vescovo cattolico caro a tutta […]

    Sconcerto a Strasburgo: Famiglia tradizionale? Concetto restrittivo!

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    Mercoledì, Marzo 16th / 2012 Parlamento Europeo / Strasburgo / Famiglia / Veld / Matrimoni Gay / Cassazione / Italia / Mauro Strasburgo: Famiglia tradizionale? concetto restrittivo! Sconcerto del Ppe, delle comunità cristiane e dei giuristi del "diritto di famiglia" Dall'Europarlamento: no a definizioni restrittive di idea "famiglia". La cellula della società in pericolo Ad orologeria, […]

    A Strasburgo risoluzione pro omosessuali e aborto

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    Giovedì, Marzo 15th / 2012 Parlamento europeo / Risoluzione / Aborto / Omosessuali / In’t Veld / Buttiglione / Mauro/ Costa / Toia / Belletti   A Strasburgo risoluzione pro omosessuali e aborto L’Europa tradisce le sue radici: gli italiani promuovono la famiglia Strasburgo –  Dalle unioni di fatto tra persone dello stesso sesso e dal […]

    Strasburgo: Europarlamento chiede imposizione del riconoscimento “famiglie omosessuali”

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    Mercoledì, Marzo 14th / 2012 Parlamento europeo / Famiglia / Parità  / Omosessuali / Veld /  Sschmidt Strasburgo: Europarlamento chiede imposizione del riconoscimento “famiglie omosessuali” Dopo le sovranità nazionali l’Europa pensa a distruggere la famiglia e il suo ruolo etico Strasburgo – Promuovere il riconoscimento delle coppie omosessuali superando la definizione di famiglia tradizionale, intesa […]

    La religione come strumento di coesione sociale e valorizzazione della libertà dell’individuo

    La religione come strumento di coesione sociale e valorizzazione della libertà dell’individuo

      Venerdì, Marzo 9th / 2012 Consiglio d'Europa / Etica  / Libertà / Chiesa / Vita / Mons. Giordano  La religione come strumento di coesione sociale e valorizzazione della libertà dell’individuo L’attenzione europea sui temi della vita e della famiglia Strasburgo – La religione come strumento per conoscere le istituzioni europee e come fondamento dell’unità […]

     

  • La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento europeo / Commissione Europea / Consiglio d’Europa /Europa / Nigeria / Cina / Bulgaria / Romania / Tratta esseri umani / Schiavitù / Vita / Sfruttamento / Lavori forzati / Organizzazione Internazionale del Lavoro / Minori / Sruttamento Minorile / Giustizia / Trafficanti / Europol / Eurojust / Coalizione europea delle imprese / Direttiva 36 del 2011 / Cecilia Malmstrom 

    Traffici umani: schiavitù e mercificazione

    del corpo

    Commissione Ue – La Malmstrom chiede giustizia

    20,9 milioni le vittime e 25 mld di euro i guadagni annui

    delle organizzazioni criminali che gestiscono le tratte

    Paradossi dell’era Moderna – Nigeria, tra Paesi cardine nel Traffico di esseri umani verso l’Europa
    Roma, Bruxelles – La vera miseria della natura umana è la possibilità, da parte dell’uomo stesso, di limitare la libertà dei suoi simili rendendoli “merce” e privandoli della propria dignità e – cosa ancor più grave – chi è responsabile della mercificazione del corpo umano “rischia” anche di rimanere impunito e libero di agire attraverso leggi dettate da una coscienza sporca ed impura. 

     5,5 milioni i Minori venduti  

    I numeri, purtroppo, parlano chiaro : in tutto il mondo, secondo i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro,  sono ogni anno 20,9 milioni le vittime di sfruttamento, sia di quello relativo al lavoro forzato che di quello sessuale. Ancora più grave è che tra esse si contino 5 milioni e mezzo di minori, letteralmente “venduti” in veri e propri mercati di esseri umani: 20.000 euro per acquistarli ed addestrare loro a svolgere al meglio diversi tipi di attività illegali e criminali. Ogni anno, a detta della Commissione europea, 25 miliardi di euro finiscono nelle tasche di chi gestisce la “tratta degli schiavi” dei giorni nostri.

     Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria – Le vie della tratta 

    Le vittime dello sfruttamento, spesso, provengono da paesi terzi – in modo particolare Nigeria e Cina – ma, secondo le stime, questo tipo di traffico umano è in crescita in tutta l’unione Europea: i paesi dai quali arriva il maggior numero di donne, uomini e bambini destinati a finire sui mercati sono la Bulgaria e la Romania. Questi dati forniti dal Commissario degli Affari Interni dell’Ue, Cecilia Malmstrom, ai colleghi di “Avvenire”, rivelano che le donne sono le vittime preferite dai trafficanti di vite umane i quali, fin troppo spesso, sfuggono alle condanne e rimangono in circolazione a piede libero. Infatti dal 2008 al 2010 le condanne nei confronti dei responsabili dei traffici umani sono scese da 1500 a 1250 ed è proprio per questo motivo che, ieri e per il periodo 2012-2016, l’Unione europea ha adottato un pacchetto di misure strategiche per tentare di bloccare questo fenomeno che, attualmente, appare sempre più in crescita.

     Gli ultimi provvedimenti annunciati dall'Ue  

    l’obiettivo – secondo quanto dichiarato nelle scorse ore dalla Malmstrom – è quello “dell’istituzione di unità nazionali di contrasto specializzate nella tratta di esseri umani, la creazione di squadre investigative comuni ed il coinvolgimento di Europol ed Eurojust in tutti i casi di tratta transfrontaliera”. Prevista anche l’introduzione di una Coalizione europea delle Imprese e di un ulteriore meccanismo Ue in grado di proteggere ed assistere le vittime. La Malmstrom chiede giustizia e ricorda che il provvedimento previsto sarà discusso dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa e che, entro aprile 2013, i singoli Stati dovranno recepire la direttiva antitratta, la n° 36 del 2011. Gli esseri umani non sono merce e la loro vita ha valore assoluto che non può essere mai determinato da un prezzo reale.

     Una semplice riflessione  

    Probabilmente, però, una delle panacee, se non il modo migliore per contribuire ad attenuare o risolvere il problema potrebbe essere quello di creare un maggior benessere diffuso eliminando quelle imbarazzanti sacche di povertà che possono spingere soggetti disperati – e ovviamente privi di scrupoli – ad uscire dalla povertà dandosi al crimine ed a queste pratiche abberranti: una vera e propria lotta tra disperati – spesso e volentieri – una lotta dove sembra dominare ancora la legge della giungla e del più forte. Certo le politiche ammazzareddito dell'Ue non aiutano neppure questo processo di umanizzazione dei popoli.

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Lavoratori europei: alla ricerca della “vita” in polvere

    Lavoratori europei: alla ricerca della “vita” in polvere

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Consiglio d’Europa / Strasburgo / Eurofound / Statistiche / Alcool / Droghe / Cannabis / Oppiacei / Cocaina / Acidi / Tossicodipendenza / Alcoolismo / Lavoro / Abuso sostanze stupefacenti   

     

    Lavoratori europei: alla ricerca della

    “vita” in polvere, in pillole e fatta

    di bollicine.

    Eurofound: Il 5%-20% degli occupati europei abusa

    di droghe ed alcool sul posto di lavoro.

    Strasburgo – Il noto detto “si beve per dimenticare” sembra che sia diventato il motto principale di molti lavoratori europei: infatti,  secondo i dati raccolti e presentati dalla fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, Eurofound, attiva in tutti i 27 stati membri dell’Unione, una percentuale di lavoratori europei compresa tra il 5% ed il 20%, abusa di alcool e droghe sul posto di lavoro.  Codice rosso, quindi, davanti all’allarme lanciato a Strasburgo in occasione della conferenza per la prevenzione di alcool e droghe sul posto di lavoro, organizzata dal Consiglio d’Europa. Purtroppo, non è una questione che riguarda solo ed esclusivamente l’individuo interessato ma si estende alla società intera, in quanto qualsiasi lavoro funziona come una sorta di catena di montaggio in cui la “sobrietà” di tutti concorre a determinare un prodotto finito: sia esso un servizio reso al cittadino o un prodotto da consumare. Solo un individuo sano e lucido può permettere lo sviluppo della società: alcool e sostanze stupefacenti alterano l’equilibrio del sistema psicofisico e, di conseguenza, la propria prestazione lavorativa.

      Disoccupazione e alienazione: le nuove schiavitù dell'era  della crisi  

    Puntando la lente di ingrandimento sul nostro Paese, secondo i dati raccolti da una ricerca condotta nel 2007 su un campione di 3000 lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, emerge che più del 13% ha fatto uso di cannabis nei dodici mesi precedenti, il 4,5% ha fatto uso di cocaina, l’1,2% di acidi e l’1% di oppiacei. Per quanto riguarda i lavoratori con mansioni a rischio – e quindi sottoposti periodicamente a controlli –  la musica cambia: su 87.000 lavoratori testati, nel 2010,  551 di essi sono risultati positivi al test  e tra loro, 23 persone sono state considerate tossicodipendenti abituali, mentre per tutti gli altri l’uso di sostanze stupefacenti è stato solo occasionale. Un altro dato allarmante riguarda la tipologia di droga di cui si abusa: tra i giovani con età inferiore ai 30 anni, le droghe più  consumate sono i cannabinoidi (64%), seguite dalla cocaina (19%) e dagli oppiacei (4,2%).  Giovani alla ricerca costante della vita in polvere, in pillole o fatta di bollicine… ma non è così che si vive e si lavora! Malgrado chi ci governa faccia poco e "disfaccia" troppo, sopratutto oggi, la vita resta comunque il bene più prezioso, da gustare e godere, sempre con spirito di ringraziamento verso il Creatore, qualunque prova possa trovarsi sul nostro cammino, e soprattutto in piena consapevolezza e alieni da qualsivoglia forma di dipendenza e schiavitù.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Selva oscura – Nel mezzo del Cammin… di Nostra Europa

    Selva oscura – Nel mezzo del Cammin… di Nostra Europa

    Mercoledì, Aprile 18th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Italia / Vienna / Rivisitazione Divina Commedia / Montalbano / Cultura / Tradizioni / Piatti tipici / Dante Alighieri / Andrea Camilleri / Claudio Morganti / Onu / Ocse / Consiglio d'Europa / Razzismo / Discriminazioni 

    L'eurodeputato Morganti (Lega):

    "L'Ue tuteli la cultura Italiana"

    Sotto accusa la Divina Commedia, il Commissario

    Montalbano e i nomi dei piatti tipici.

    Roma – La Divina Commedia di Dante Alighieri, secondo un gruppo di ricercatori italiani che ha collaborato con Onu, Ocse e Consiglio d’Europa,  conterrebbe riferimenti razzisti, islamofobi, antisemiti e discriminatori tanto da dover essere rivista in chiave moderna e politicamente corretta o, addirittura, tanto da non prevederne neanche l’insegnamento nelle scuole. “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”: così Virgilio, nel III canto dell’Inferno si rivolgeva a Dante Alighieri, descrivendo gli ignavi, ossia i vili, coloro che nella vita non prendono mai una posizione . Ma questa celebre frase della Divina Commedia di certo non corrisponde alla filosofia sposata dall’eurodeputato del Carroccio, Claudio Morganti, il quale, dal quotidiano “La Padania”, ha lanciato all’ Unione Europea la pesante accusa di mancata tutela delle identità nazionali, delle tradizioni e delle proprie origini. “Appena ho appreso questa assurda notizia – afferma il leghista Morganti – ho chiesto immediatamente l’intervento dell’Ue per tutelare un patrimonio che non è solo il nostro, ma di tutto il Continente e dell’Umanità intera”. L’eurodeputato ha spiegato che in merito all’interrogazione che egli ha presentato, ovviamente sottoscritta anche da altri colleghi della Lega, la Commissione europea, in un primo momento, non l’ha ritenuta di propria competenza ma a seguito dell’insistenza di Morganti  dovrà pronunciarsi a breve. 

      Eresie Ue  –  Le accuse al "Sommo Dante"  

    Che l’opera di Dante sia la madre della lingua italiana e che, in un certo senso, abbia dato il via all’unificazione linguistica della nostra penisola insieme alle opere di Petrarca e Boccaccio, non vi è alcun dubbio. Ma Dante Alighieri non è stato l’unico a ricevere critiche: infatti, facendo riferimento ai giorni nostri, il Commissario Montalbano di Andrea Camilleri è stato accusato dal commissario alla Pesca per i pesci di cui si ciba e, a Vienna,  l’associazione dei ristoratori cittadini avrebbe deciso di cambiare i nomi di alcuni piatti tipici per evitare che qualcuno possa sentirsi offeso. Pertanto niente più “cotoletta dello zingaro, pane del negro e moro in camicia”, nomi che saranno sostituiti con altri più comuni e neutri e, osiamo dire, anche insipidi. “L’Unione Europea – continua Morganti – interviene su tutto, anche sulle cose più stupide e banali, dicendoci quello che possiamo o non possiamo fare, mentre in realtà dovrebbe pensare e deliberare su cose più importanti” .  L’eurodeputato ha anticipato che porrà  questo fatto all’attenzione dell’assemblea di Strasburgo la settimana prossima e che farà di tutto affinchè il passato, la cultura e la civiltà facciano parte del nostro presente. Noi ci chiediamo, intanto, esattamente in quale girone dell’inferno dantesco finiranno coloro che si fanno portavoci di queste eresie, perché la cultura e la tradizione letteraria di ogni Paese sono un bene prezioso per tutto il mondo.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)