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Tag: Conseil de l’Europe

  • Ungheria Vs Commissione Ue: Secondo Round – Intanto a Budapest va in scena il Congresso Ebraico Mondiale

    Ungheria Vs Commissione Ue: Secondo Round – Intanto a Budapest va in scena il Congresso Ebraico Mondiale

    Martedì, Maggio 7th/2013

    – di Rosario Giglio e Sergio Basile 

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    Ungheria Vs Commissione: Secondo round

    Commissione Ue avvia seconda procedura di infrazione: 

    tra i punti più caldi, l'indipendenza della Banca Centrale Magiara

    Budapest – Congresso Ebraico Mondiale, tra le proteste

    Vona: "gli Ungheresi non dovrebbero leccare i piedi degli ebrei sionisti!"

     

    di Rosario Giglio e Sergio Basile

    Indipendenza in Ungheria - Viktor Orban e le Lettere della Commissione europea

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Budapest, Bruxelles – Dopo la riforma approvata l’11 marzo 2013 in Ungheria e la relativa risposta dell’Ue, ora siamo al secondo round di questo scontro politico. Come visto  (https://www.quieuropa.it/bruxelles-per-i-media-europeisti-la-difesa-della-democrazia-in-ungheria-fa-rima-con-dittatura/ – vedi allegato) la riforma approvata dal premier ungherese Viktor Orban, non è stata presa di buon grado dall’Unione europea viste le modifiche sostanziali apportate alla Costituzione magiara e – soprattutto – il tentativo di svincolarsi dalla morsa dell'usura internazionale mediante l'affermazione dell'indipendenza della Banca Centrale Ungherese. Dopo il primo botta è risposta, c’è stato un ulteriore passo da parte della Commissione Barroso e nelle scorse ore sono state inviate tre lettere amministrative verso Budapest, in modo da aumentare le pressioni su Orban, dichiarando espressamente come “la Commissione si aspetti che l'Ungheria prenda in debita considerazione il rapporto che questa sta preparando insieme alla commissione Venezia del Consiglio d'Europa, e quello in preparazione all'Europarlamento”. Per la precisione, per seguire il secondo stadio della procedure di infrazione, sono stati inviati due pareri motivati e due lettere amministrative. Siccome è stata applicata una procedura accelerata, ora invece dei classici due mesi, una risposta ungherese è attesa entro un mese.

     Indipendenza Banca Centrale Magiara: la spina nel fianco dell'Ue         

    Per quanto riguarda la questione dell’indipendenza della Banca Centrale Ungherese, invece, la Commissione ha manifestato la propria disponibilità a non proseguire oltre nella procedura, a condizione che l’Ungheria adotti effettivamente le modifiche da quest’ultima prospettate. Una sorta di ultimatum senza condizioni!

    Viktor-Orban-Magyar-Nemzety-Bank-Budapest-556x360

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il possibile terzo stadio della procedura                                                                                                                                                            

    Prima dell’estate, la Vice-presidente Reding convocherà un meeting con il Network dei Presidenti delle Corti Supreme degli Stati membri, dove i rappresentanti ungheresi saranno invitati a spiegare la situazione dell’Ungheria. Se la risposta magiara non sarà di gradimento, la Commissione europea procederà al terzo stadio della procedura d’inchiesta e quindi il governo ungherese potrebbe andare incontro a gravi conseguenze, come  previsto dall'attuazione delle disposizioni dell’articolo 7 che limitano anche – addirittura – il diritto di voto in consiglio. Alla faccia dell'indipendenza e della sovranità dei popoli e delle nazioni! Ma il cristiano Orban non sembra intenzionato a mollare. Per fortuna!

      Attacchi Esterni – La questione del presunto antisemitismo                    

    Frattanto continuano gli attacchi al fastidioso governo, e proprio ieri l'esecutivo magiaro di Orban è stato invitato a sostenere la propria linea di "tolleranza zero" verso un presunto risveglio di spirali di anti-semitismo nella società ungherese: anche se a ben vedere si tratta di attacchi gratuiti tendenti a minare la credibilità della voglia di cambiamento e liberta della società ungherese. In tal senso Viktor Orban ha ribadito la linea pacifica e tollerante del suo governo, aprendo i lavori del Congresso ebraico mondiale, a Budapest. Nell'occhio del cilone,  nello specifico, negli ultimi mesi era finito il partito Jobbik, accusato di posizioni "anti-semite", probabilmente per la sua dichiarata antipatia verso il sionismo ebraico. Per la cronaca va ricordato come oggi l'Ungheria ospiti la prima (a livello numerico) comunità ebraica dell'Europa dell'est, formata da circa 100mila ebrei.

     La Denuncia – "Gli Ungheresi non devono leccare i piedi agli Ebrei"       

    Frattanto, proprio ieri, i leader di Jobbik avevano denunciato il Congresso ebraico mondiale, sostenendo come "la decisione di tenere la riunione in Ungheria sia un'aperta provocazione". Infatti va detto che curiosamente la sessione plenaria del Congresso si sta tenendo fuori da Israele solo per la seconda volta dal 1966. Seplice coincidenza?  "Il nostro Paese – ha dichiarato Marton Gyongyosi, deputato di Jobbik – è vittima della sottomissione sionista, una colonia presa di mira dal sionismo dove noi, cittadini locali, giochiamo solo una piccola parte. Solo una dimostrazione di forza è efficace contro l'avanzata sionista". Dal canto suo, il presidente del partito, Gabor Vona, ha rincarato la dose, sostenendo come "gli Ungheresi non dovrebbero leccare i piedi degli ebrei. Ma al contrario – ha aggiunto – I conquistatori, gli investitori e gli espansionisti israeliani dovrebbero cercare un Paese in un'altra parte del mondo perché l'Ungheria non è in vendita".

    Rosario Giglio, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Bruxelles – Per i Media europeisti la Difesa della Democrazia in Ungheria fa rima con Dittatura

    Bruxelles – Per i Media europeisti la Difesa della Democrazia in Ungheria fa rima con Dittatura

    Venerdì, Maggio 3rd/2013

    – di Rosario Giglio 

    Europa, Qui Europa, Viktor Orban, Ungheria,  Josè Manuel Barroso, Unione Europea, partito comunista, Costituzione, Corte costituzionale, Thomas Hammarberg, Thorbjorn Jagland, presidente commission europea, commissione europea,  Consiglio d'Europa, Trattati Ue, Fidesz, Rosario Giglio 

    Bruxelles – Per i Media europeisti  "Democrazia

    in Ungheria" fa rima con Dittatura 

    Campagna mediatica vergognosa contro Viktor Orban

    dopo l'approvazione delle riforme costituzionali del

    Parlamento ungherese

    Dio, Famiglia e Nazione al Centro: L’Ue insorge! Come mai?

     

    di Rosario Giglio

    The Victor Orban's Revoltion

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il "Golpe di Orban" che tanto paura all'Ue                                                         

    Budapest, Bruxelles – Lo scorso 11 marzo 2013 – come detto – sono state approvate dal Parlamento ungherese tutte le riforme alla Costituzione volute dal premier Viktor Orban. Diverse le manifestazioni contro queste riforme, tra cui quella del 15 marzo, in Ungheria giorno di festa nazionale. "Muore la libertà in Ungheria!". O almeno così dicono Josè Manuel Barroso e l’Unione Europea. A quasi due mesi dalla delicata questione, dunque, torniamo sull'argomento al fine di illustrare un quadro completo delle novità che hanno fatto infuriare l'euro-casta, tutta concentrata a distruggere il senso di nazione, prospettando la nascita degli "Stati Uniti d'Europa" come soluzione finale di una crisi voluta, indotta e supportata ad hoc. Ed al fine di stemperare e far vedere sotto liucre diversa i termini della vergognosa campagna mediatica occidentale levatasi attorno alla figura del coraggioso premier magiaro. Vediamo.

     Le Principali Riforme                                                                                                                                                      

    1) La Corte Costituzionale potrà esaminare cambiamenti della Costituzione solo da un punto di vista formale, non sui contenuti. Oltretutto non potranno più essere richiamate le sentenze della corte stessa emanate prima del 2012; 2) La libertà di opinione verrà limitata se dovesse ferire la "dignità della nazione ungherese". 3) Gli studenti laureati non potranno espatriare subito dopo la laurea per un tempo minimo che va dalla durata del corso di laurea fino a dieci anni, pena il pagamento degli studi superiori sostenuti (tentativo evidente di salvaguardare l'integrità della cultura e delle tradizioni magiare); 4) Nessuno, nemmeno i senzatetto, potranno dormire sul suolo pubblico; 5) I dibattiti elettorali sono vietati su tv e radio private (se vediamo quel che accaduto in Italia durante il ventennio berlusconiano o quel che accade ancora oggi sulle reti pubbliche grazie a profeti pseudo-sinistroidi sedicenti "difensori dei popoli", probabilmente capiamo perchè); 6) Saranno considerate famiglie e avranno diritto ad agevolazioni solamente le coppie sposate con figli. (finalmente un leader che difende la cellula fondamentale della società). Per coppie omosessuali, non sposate o senza figli, nessuna agevolazione. (Ci sembra sacrosanto!) 7) Il vecchio partito comunista è considerato organizzazione criminale. (una netta rottura con la radice dello stalinismo? Probabilmente si!)  8) Tutte le confessioni religiose dovranno essere approvate dal Parlamento: probabilmente un tentativo di limitare la nascita di movimenti settari protesi a destabilizzare la società.

     Opinioni europee                                                                                                                                                                                                      

    Il Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, nelle ultime settimane ha rilascito pesanti dichiarazioni in merito: “La democrazia è in pericolo in Ungheria. Dopo le recenti riforme costituzionali, che non tengono conto dei principi essenziali dei diritti umani, è in pericolo la libertà di espressione, oltre che l'indipendenza del potere giudiziario. Persino la libertà di culto è messa in discussione. Il quadro è molto preoccupante e suscita viva inquietudine”. Il Presidente della Commissione europea,  Jose Manuel Barroso, insieme al segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, hanno emanato un comunicato congiunto nel quale affermavano che “le modifiche della legge fondamentale ungherese sollevano preoccupazioni per quanto riguarda il principio del primato del Diritto, il Diritto dell'Unione europea e lo spirito dei suoi trattati, e le norme del Consiglio d'Europa". Ma finora ad essersi beccati una sflilsa di denuncie per "crimini contro l'umanità" per il "trattamento di favore" riservato ai Greci, sono stati Van Rompuy e il resto dell'eurocasta. Non dimentichiamolo, al fine di dare a tutto il giusto peso e la giusta gradazione di colori, al fine di non abboccare alle solite balle mediatiche che tendono sempre a criminalizzare coloro i quali tentano di prendere le distanze dall'attuale vergognoso status-quo filo-europeista.

     Possibili sanzioni Ue e Abolizione del Diritto di Voto in Consiglio                      

    Ora – come noto (?) – l’Ungheria potrebbe essere sottoposta alle disposizioni dell’articolo 7 dei Trattati Ue. Cosa comporterebbe questo? beh, un qualcosa che non ha precedenti storici nel vecchio Continente: la concreta possibilità che al Paese dei Magiari vengano applicate sanzioni economiche e politiche come la sospensione del diritto di voto in Consiglio Ue. La risposta ungherese? Alcuni responsabili della Fidesz (partito di cui il premier Orban fa parte) hanno dichiarato: “E' assurdo pretendere che noi accettiamo ordini dall'estero, che non si facciano nessuna speranza!". Ora ci viene da chiedere: è dittatura quella ungherese o anche quella che impone l’Unione europea? A voi "l’ardua sentenza". 

    Rosario Giglio (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Giovedì, ottobre 4th/ 2012

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    Europa / Unione Europea /  Parlamento Europeo / Consiglio d’Europa / Bruxelles / Italia / Francia / Germania / Spagna / Belgio / Olanda / Religione / Cristianofobia /Cristiani / Cristianesimo / Discriminazioni / Violenze / Intolleranza religiosa / Figli di Dio / Fedeli / Persecuzioni / Emigrazioni / Atti vandalici / Florian Kolfhaus 

    Cristianofobia in Europa: è allarme sociale

    Anche nel Vecchio Continente, i cristiani sono vittime

    di continue discriminazioni e forme di intolleranza

    Ma la Storia parla chiaro, le nostre radici e quelle del

    Vecchio Continente s'intrecciano indissolubilmente 

    con quelle dei testimoni del Vangelo

    Bruxelles  –  Pare che, oggi, essere cristiani sia un vero e proprio peccato: la libertà di professare la propria religione, infatti, viene negata di giorno in giorno, in ogni parte del mondo, a migliaia e migliaia di seguaci di Cristo, a tutti coloro che si propongono di agire nel pieno rispetto dei principi della religione cristiana. Sono sempre di più, e destinate – pare – ancora ad aumentare, le violenze e gli atti di discriminazione messi a punto contro i figli di Dio che, volta dopo volta e di Paese in paese, si ritrovano  a vivere nella paura, temono per la propria incolumità e sono costretti  ad emigrare forzatamente in altri stati per trovare un pò di pace e serenità, negate loro comunque dal fatto che le minacce nei loro confronti si estendono, ormai – e purtroppo – al di là di qualsiasi confine. Dati allarmanti riguardano anche l’Europa, patria del Cristianesimo che nel Vecchio Continente affonda radici robuste e secolari.

     Cristiani – Le discriminazioni in Europa 

    Nonostante ciò, però, i numeri parlano chiaro: “in Francia, nel solo 2010,  l’84% degli atti vandalici è stato diretto contro siti cristiani, mentre nel Regno Unito, nel 2006, il 48% dei sacerdoti è rimasto vittima di qualche violenza e nel 2011, il 74% degli intervistati , a seguito di un’indagine, ha risposto che vi è più discriminazione negativa nei confronti dei cristiani rispetto a quella nei confronti di persone che professano altre religioni”. Per come riportato dal quotidiano “Avvenire”, le statistiche sono state rese note, ieri, a Bruxelles, durante il seminario sulla discriminazione contro i cristiani in Europa, organizzato dal Parlamento europeo. La cosa che fa rabbrividire è che queste forme di discriminazione e violenze vengono esercitate in paesi che si definiscono liberi e pienamente rispettosi della dignità della persona umana e del riconoscimento dei diritti fondamentali: si parla di 80 incidenti di  intolleranza avvenuti in Italia, in Spagna, in Germania, in Belgio, in Olanda ed in tanti altri paesi che hanno determinato l’interruzione di preghiere o manifestazioni cristiane e  “alimentato il fenomeno della discriminazione e di incitamento all’odio” che –  per come riferisce Monsignor Florian Kolfhaus della Segreteria di Stato Vaticana – è un sentimento negativo diffuso in modo capillare anche nella democratica e contraddittoria Europa.

     La Storia dell'Europa s'intreccia e fonde col Cristianesimo 

    Noi di "Qui Europa" abbiamo più volte sottolineato il difficile cammino dei cristiani e abbiamo riportato spessissimo notizie relative alla Cristianofobia e alle violenze che i fedeli subiscono in tutto il mondo, nella speranza che le stesse possano imporsi all’attenzione non solo dei cattolici, ma anche di coloro che abbracciano altre fedi religiose o di coloro lontani da qualsiasi forma di culto, perché condanniamo qualsiasi forma di discriminazione ed intolleranza e privilegiamo, davvero con il cuore – o almeno tentiamo di farlo – la libertà in tutte le sue forme e nel rispetto dei valoti e principi più alti e sacri. E' il Vangelo che lo insena! Il Vangelo di Cristo:  morto e risorto per amore non solo per i cristiani, ma per la salvezza di tutta l'umanità. L’Europa – o meglio una fetta di europei che forse non conosce bene la storia di San Benedetto da Norcia, di Santa Brigida,  di San Cirillo e metodio o di Edith Stein, ad esempio  – non può rinnegare le sue radici perché questo significherebbe negare la storia, le tradizioni ed i principi su cui il Vecchio Continente si basa: infatti, nel 2011, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione importantissima  con la quale è stata chiesta una maggiore partecipazione alla vita pubblica da parte dei cristiani, evidentemente riconosciuti come modelli ed esempi positivi di vita. Malgrado i colpi più bassi siano venuti, spesso, proprio dai palazzi di Bruxelles e Strasburgo.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento europeo / Commissione Europea / Consiglio d’Europa /Europa / Nigeria / Cina / Bulgaria / Romania / Tratta esseri umani / Schiavitù / Vita / Sfruttamento / Lavori forzati / Organizzazione Internazionale del Lavoro / Minori / Sruttamento Minorile / Giustizia / Trafficanti / Europol / Eurojust / Coalizione europea delle imprese / Direttiva 36 del 2011 / Cecilia Malmstrom 

    Traffici umani: schiavitù e mercificazione

    del corpo

    Commissione Ue – La Malmstrom chiede giustizia

    20,9 milioni le vittime e 25 mld di euro i guadagni annui

    delle organizzazioni criminali che gestiscono le tratte

    Paradossi dell’era Moderna – Nigeria, tra Paesi cardine nel Traffico di esseri umani verso l’Europa
    Roma, Bruxelles – La vera miseria della natura umana è la possibilità, da parte dell’uomo stesso, di limitare la libertà dei suoi simili rendendoli “merce” e privandoli della propria dignità e – cosa ancor più grave – chi è responsabile della mercificazione del corpo umano “rischia” anche di rimanere impunito e libero di agire attraverso leggi dettate da una coscienza sporca ed impura. 

     5,5 milioni i Minori venduti  

    I numeri, purtroppo, parlano chiaro : in tutto il mondo, secondo i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro,  sono ogni anno 20,9 milioni le vittime di sfruttamento, sia di quello relativo al lavoro forzato che di quello sessuale. Ancora più grave è che tra esse si contino 5 milioni e mezzo di minori, letteralmente “venduti” in veri e propri mercati di esseri umani: 20.000 euro per acquistarli ed addestrare loro a svolgere al meglio diversi tipi di attività illegali e criminali. Ogni anno, a detta della Commissione europea, 25 miliardi di euro finiscono nelle tasche di chi gestisce la “tratta degli schiavi” dei giorni nostri.

     Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria – Le vie della tratta 

    Le vittime dello sfruttamento, spesso, provengono da paesi terzi – in modo particolare Nigeria e Cina – ma, secondo le stime, questo tipo di traffico umano è in crescita in tutta l’unione Europea: i paesi dai quali arriva il maggior numero di donne, uomini e bambini destinati a finire sui mercati sono la Bulgaria e la Romania. Questi dati forniti dal Commissario degli Affari Interni dell’Ue, Cecilia Malmstrom, ai colleghi di “Avvenire”, rivelano che le donne sono le vittime preferite dai trafficanti di vite umane i quali, fin troppo spesso, sfuggono alle condanne e rimangono in circolazione a piede libero. Infatti dal 2008 al 2010 le condanne nei confronti dei responsabili dei traffici umani sono scese da 1500 a 1250 ed è proprio per questo motivo che, ieri e per il periodo 2012-2016, l’Unione europea ha adottato un pacchetto di misure strategiche per tentare di bloccare questo fenomeno che, attualmente, appare sempre più in crescita.

     Gli ultimi provvedimenti annunciati dall'Ue  

    l’obiettivo – secondo quanto dichiarato nelle scorse ore dalla Malmstrom – è quello “dell’istituzione di unità nazionali di contrasto specializzate nella tratta di esseri umani, la creazione di squadre investigative comuni ed il coinvolgimento di Europol ed Eurojust in tutti i casi di tratta transfrontaliera”. Prevista anche l’introduzione di una Coalizione europea delle Imprese e di un ulteriore meccanismo Ue in grado di proteggere ed assistere le vittime. La Malmstrom chiede giustizia e ricorda che il provvedimento previsto sarà discusso dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa e che, entro aprile 2013, i singoli Stati dovranno recepire la direttiva antitratta, la n° 36 del 2011. Gli esseri umani non sono merce e la loro vita ha valore assoluto che non può essere mai determinato da un prezzo reale.

     Una semplice riflessione  

    Probabilmente, però, una delle panacee, se non il modo migliore per contribuire ad attenuare o risolvere il problema potrebbe essere quello di creare un maggior benessere diffuso eliminando quelle imbarazzanti sacche di povertà che possono spingere soggetti disperati – e ovviamente privi di scrupoli – ad uscire dalla povertà dandosi al crimine ed a queste pratiche abberranti: una vera e propria lotta tra disperati – spesso e volentieri – una lotta dove sembra dominare ancora la legge della giungla e del più forte. Certo le politiche ammazzareddito dell'Ue non aiutano neppure questo processo di umanizzazione dei popoli.

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Lavoratori europei: alla ricerca della “vita” in polvere

    Lavoratori europei: alla ricerca della “vita” in polvere

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Consiglio d’Europa / Strasburgo / Eurofound / Statistiche / Alcool / Droghe / Cannabis / Oppiacei / Cocaina / Acidi / Tossicodipendenza / Alcoolismo / Lavoro / Abuso sostanze stupefacenti   

     

    Lavoratori europei: alla ricerca della

    “vita” in polvere, in pillole e fatta

    di bollicine.

    Eurofound: Il 5%-20% degli occupati europei abusa

    di droghe ed alcool sul posto di lavoro.

    Strasburgo – Il noto detto “si beve per dimenticare” sembra che sia diventato il motto principale di molti lavoratori europei: infatti,  secondo i dati raccolti e presentati dalla fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, Eurofound, attiva in tutti i 27 stati membri dell’Unione, una percentuale di lavoratori europei compresa tra il 5% ed il 20%, abusa di alcool e droghe sul posto di lavoro.  Codice rosso, quindi, davanti all’allarme lanciato a Strasburgo in occasione della conferenza per la prevenzione di alcool e droghe sul posto di lavoro, organizzata dal Consiglio d’Europa. Purtroppo, non è una questione che riguarda solo ed esclusivamente l’individuo interessato ma si estende alla società intera, in quanto qualsiasi lavoro funziona come una sorta di catena di montaggio in cui la “sobrietà” di tutti concorre a determinare un prodotto finito: sia esso un servizio reso al cittadino o un prodotto da consumare. Solo un individuo sano e lucido può permettere lo sviluppo della società: alcool e sostanze stupefacenti alterano l’equilibrio del sistema psicofisico e, di conseguenza, la propria prestazione lavorativa.

      Disoccupazione e alienazione: le nuove schiavitù dell'era  della crisi  

    Puntando la lente di ingrandimento sul nostro Paese, secondo i dati raccolti da una ricerca condotta nel 2007 su un campione di 3000 lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, emerge che più del 13% ha fatto uso di cannabis nei dodici mesi precedenti, il 4,5% ha fatto uso di cocaina, l’1,2% di acidi e l’1% di oppiacei. Per quanto riguarda i lavoratori con mansioni a rischio – e quindi sottoposti periodicamente a controlli –  la musica cambia: su 87.000 lavoratori testati, nel 2010,  551 di essi sono risultati positivi al test  e tra loro, 23 persone sono state considerate tossicodipendenti abituali, mentre per tutti gli altri l’uso di sostanze stupefacenti è stato solo occasionale. Un altro dato allarmante riguarda la tipologia di droga di cui si abusa: tra i giovani con età inferiore ai 30 anni, le droghe più  consumate sono i cannabinoidi (64%), seguite dalla cocaina (19%) e dagli oppiacei (4,2%).  Giovani alla ricerca costante della vita in polvere, in pillole o fatta di bollicine… ma non è così che si vive e si lavora! Malgrado chi ci governa faccia poco e "disfaccia" troppo, sopratutto oggi, la vita resta comunque il bene più prezioso, da gustare e godere, sempre con spirito di ringraziamento verso il Creatore, qualunque prova possa trovarsi sul nostro cammino, e soprattutto in piena consapevolezza e alieni da qualsivoglia forma di dipendenza e schiavitù.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Mercoledì, Aprile 18th/ 2012

    Unione Europea / Corte Europea / Consiglio d’Europa / Convenzione europea /Strasburgo / Brighton / Diritti umani / Libertà fondamentali / Regno Unito / Riforme /

    Diritti dell’uomo: l’Ue invoca le riforme

    Domani vertice a Brighton. L'Ue chiede “maggiore impegno

    nazionale per garantire rispetto delle norme

    Strasburgo –  La tutela dei diritti umani è una priorità fondamentale per l’Unione Europea che chiede ai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa di trovare, da oggi fino a venerdì prossimo, un accordo determinate per le riforme necessarie in questo ambito, volte a difendere le libertà fondamentali e ad alleggerire il carico di lavoro della Corte Europea attraverso un maggiore impegno dei singoli Stati membri. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che ha istituito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è, ancora oggi, un motivo di grande vanto per l’Unione Europea ed il Regno Unito, che attualmente ricopre la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, lo sottolinea fermamente ricordando come essa ha influito sul rispetto delle leggi europee e come continua ad incidere, attualmente, in situazioni drammatiche come quelle vissute dalla Siria e dalla Libia. Ma se le intenzioni sono positive e creano speranza, dall’altra parte è anche vero che sono circa 150.000 i casi presentati alla Corte di Strasburgo che rivelano un ritardo medio di 5 anni e che rimangono spesso irrisolti.

      Il vertice di Brighton  

    La Corte chiede una maggiore partecipazione da parte di tutti gli Stati membri ed un consapevole riconoscimento delle responsabilità: maggiore impegno a livello nazionale che, proiettato sullo scacchiere internazionale, eviterebbe pressioni eccessive per l’organismo europeo che, da parte sua, dovrebbe rifiutare casi che risultano adeguatamente trattati dai singoli stati, nel pieno rispetto della Convenzione. Riforme, dunque, che dovrebbero prevedere la creazione di istituzioni nazionali a garanzia del rispetto e della tutela dei diritti dell’uomo: questo il progetto ipotizzato dal Regno Unito che nella persona del Ministro della Giustizia, invita tutti i rappresentanti dei 47 Stati a trovare un accordo sulle riforme nel vertice di domani, che sarà tenuto a Brighton. Speriamo che non siano solo belle parole e che, per come abbiamo riportato noi di Qui Europa in articoli precedenti (Vedi caso Limonov), gli interessi economici e politici dell’Unione Europea non siano più forti ed importanti degli interessi dei cittadini e del rispetto dei loro diritti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Selva oscura – Nel mezzo del Cammin… di Nostra Europa

    Selva oscura – Nel mezzo del Cammin… di Nostra Europa

    Mercoledì, Aprile 18th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Italia / Vienna / Rivisitazione Divina Commedia / Montalbano / Cultura / Tradizioni / Piatti tipici / Dante Alighieri / Andrea Camilleri / Claudio Morganti / Onu / Ocse / Consiglio d'Europa / Razzismo / Discriminazioni 

    L'eurodeputato Morganti (Lega):

    "L'Ue tuteli la cultura Italiana"

    Sotto accusa la Divina Commedia, il Commissario

    Montalbano e i nomi dei piatti tipici.

    Roma – La Divina Commedia di Dante Alighieri, secondo un gruppo di ricercatori italiani che ha collaborato con Onu, Ocse e Consiglio d’Europa,  conterrebbe riferimenti razzisti, islamofobi, antisemiti e discriminatori tanto da dover essere rivista in chiave moderna e politicamente corretta o, addirittura, tanto da non prevederne neanche l’insegnamento nelle scuole. “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”: così Virgilio, nel III canto dell’Inferno si rivolgeva a Dante Alighieri, descrivendo gli ignavi, ossia i vili, coloro che nella vita non prendono mai una posizione . Ma questa celebre frase della Divina Commedia di certo non corrisponde alla filosofia sposata dall’eurodeputato del Carroccio, Claudio Morganti, il quale, dal quotidiano “La Padania”, ha lanciato all’ Unione Europea la pesante accusa di mancata tutela delle identità nazionali, delle tradizioni e delle proprie origini. “Appena ho appreso questa assurda notizia – afferma il leghista Morganti – ho chiesto immediatamente l’intervento dell’Ue per tutelare un patrimonio che non è solo il nostro, ma di tutto il Continente e dell’Umanità intera”. L’eurodeputato ha spiegato che in merito all’interrogazione che egli ha presentato, ovviamente sottoscritta anche da altri colleghi della Lega, la Commissione europea, in un primo momento, non l’ha ritenuta di propria competenza ma a seguito dell’insistenza di Morganti  dovrà pronunciarsi a breve. 

      Eresie Ue  –  Le accuse al "Sommo Dante"  

    Che l’opera di Dante sia la madre della lingua italiana e che, in un certo senso, abbia dato il via all’unificazione linguistica della nostra penisola insieme alle opere di Petrarca e Boccaccio, non vi è alcun dubbio. Ma Dante Alighieri non è stato l’unico a ricevere critiche: infatti, facendo riferimento ai giorni nostri, il Commissario Montalbano di Andrea Camilleri è stato accusato dal commissario alla Pesca per i pesci di cui si ciba e, a Vienna,  l’associazione dei ristoratori cittadini avrebbe deciso di cambiare i nomi di alcuni piatti tipici per evitare che qualcuno possa sentirsi offeso. Pertanto niente più “cotoletta dello zingaro, pane del negro e moro in camicia”, nomi che saranno sostituiti con altri più comuni e neutri e, osiamo dire, anche insipidi. “L’Unione Europea – continua Morganti – interviene su tutto, anche sulle cose più stupide e banali, dicendoci quello che possiamo o non possiamo fare, mentre in realtà dovrebbe pensare e deliberare su cose più importanti” .  L’eurodeputato ha anticipato che porrà  questo fatto all’attenzione dell’assemblea di Strasburgo la settimana prossima e che farà di tutto affinchè il passato, la cultura e la civiltà facciano parte del nostro presente. Noi ci chiediamo, intanto, esattamente in quale girone dell’inferno dantesco finiranno coloro che si fanno portavoci di queste eresie, perché la cultura e la tradizione letteraria di ogni Paese sono un bene prezioso per tutto il mondo.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Europa boccia il sistema partitico italiano

    L’Europa boccia il sistema partitico italiano

    Giovedì, Aprile 12th / 2012

    di Sergio Basile

    Italia / Consiglio d'Europa / Finanziamento pubblico ai partiti / Gruppo anti-corruzione / Riforma dei partiti / Rimborsi campagne elettorali / Erogaqzione fondi / Debolezza dei controlli / Divieto donazioni anonime  

    L'Europa boccia il sistema partitico italiano:

    "Troppa corruzione e disonestà!"

    Rimborsi elettorali anche oltre il 400% del normale

    Roma, Strasburgo – Nelle ultime ore, in un pubblico rapporto reso noto a mezzo stampa, il Consiglio d'Europa – su iniziativa della commissione "Greco" (Groupe d'Etats Contre la Corruptione) il braccio anti-corruzione dell'organizzazione paneuropea – ha bocciato senza mezzi termini il sistema di finanziamento pubblico dei partiti in Italia. L'Istituzione sovranazionale a carattere colleggiale ha parlato di gravissimi deficit democratici ed ''importanti'' carenze: soprattutto di controlli ''inefficienti'' e sanzioni ''inefficaci''. Tale dossier, invero, mette alla luce un annoso problema che tutti conoscevano da anni ma nessuno "voleva vedere". Un esercito di "finti tonti" che negli ultimi quarant'anni repubblicani ha finito per sminuire il ruolo attivo – da protagonisti – dei cittadini e letteralmente ridicolizzare o comunque render vano il ruolo da "controllore del sistema" delle autorita' pubbliche. Ruolo, nota il Consiglio, ''molto frammentato, piu' formale che sostanziale''.

      Riforma dei partiti o ennesimo teatrino?  

    Per questo, secondo la commissione del "Consilium", la G.r.e.c.o., in Italia si dovrebbe avviare un serio processo di riforma dei partiti "cominciando da una chiara definizione del loro status legale". Troppe ingerenze dei gruppi di potere, troppi squilibri da feudalesimo, troppi signorotti arroganti e spesso disonesti (si pensi che tra il 1994 e il 2008 i partiti hanno speso in totale 570 milioni di euro, ricevendo però rimborsi per campagne elettorali da lasciar senza fiato: 2,25 miliardi di euro. Rimborsi lievitati come per magia anche fino al 400% in piu' rispetto alle spese effettivamente sostenute. Ma allora perchè non si dimettono in massa? Che senso ha andare a votare? Nella Francia Rivoluzionaria per cose del genere il popolo proclamò aperta la "Costituente". Non ce lo scordiamo. Vergognosi giochini di potere e disonestà che sono tornati prepotentemente all'auge nella  cronaca degli ultimi mesi. Dal caso Lusi allo scandalo Finmeccanica ed alle ultime rivelazioni in casa Lega – che hanno già portato alle dimissioni di Umberto Bossi (uno dei pochi in verità a dimettersi, e per reati presunti ma gravi, ancora da accertare dalla magistratura) solo per cirarne alcuni. Gli stessi signorotti che hanno in parte contribuito ad affossare l'Italia; gli stessi che oggi continuano a dettar legge ed imporre ai cittadini la soluzione finanziaria e fiscale di tutti i mali, che i loro partiti hanno contribuito ad ingigantire. Quando si dice il teatrino della politica! Tra le cure urgente propinate dal Consilium, l'introduzione del "divieto generale per donazioni anonime" e "l'abbassamento delle soglie oltre le quale e' obbligatorio rendere pubblica l'identita' del donatore".  . Una discrepanza, spiega l'organismo di Strasburgo, dovuta al fatto che in Italia l'erogazione dei fondi e' legata al numero di voti ottenuti e non alle spese sostenute.

      Lo scandalo delle prescrizioni veloci  

    Ma nelle scorse ore la Greco ha messo il dito in un'altra piaga del binomio corruzione-politica: le pene previste ed inflitte (in casi limitati) non appaiono "dissuasive", non assurgono da deterrente ad un fenomeno e ad un sistema affaristico che la stessa "Mani Pulite" dei Primi anni Novanta non sembra aver scalfito più di tanto. Secondo il Consiglio d'Europa – inoltre – i tempi di prescrizione dei reati sono troppo brevi e questo rischia di vanificare il lavoro dei giudici. A proposito: qualcuno mi sa dire che ci sta a fare ancora la "prescrizione" in un paese corrotto come l'Italia? Domanda da Quiz Show!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • WEB – Le denunce: Salvati o Spiati ?

    WEB – Le denunce: Salvati o Spiati ?

    Martedì,  Aprile 10th/ 2012

    Consiglio d'Europa / Trasparenza / Interrogazioni / Dati personali /  Telecomunicazioni / Web / Google / Gmail / i-Phone / BlackBerry / Acta / Trattato internazionale più liberticida di sempre / Dittatura / Democrazia / Libertà personali / 150 organizzazioni internazionali / Controllo di massa / Grande Fratello / Capi di stato e dittatori / Villaggio globale / Rispetto della privacy / Influenza delle lobby / Julian Assange e  Wikileaks / Londra / Parlamento europeo  

    Web – Il Consiglio d'Europa e lo spy-internet:

    Ingerenze totalitaristiche o rispetto dei Diritti Umani?

    Rete di spiati? Le raccomandazioni del Consiglio d'Europa e

    la denuncia di Julian assenge e Wikileaks

    Bruxelles, Londra – Fanno discutere in tutta Europale ultime dichiarazioni Consiglio d’Europea in materia di web e trasparenza. Il progetto al quale starebbe lavorando il “Consilium” implicherebbe l’adozione di misure adottate ad hoc per rendere – almeno a quanto dichiarato dai portavoce del Consiglio – più “trasparenti” i criteri impiegati dai motori di ricerca e dai social network per “selezionare, ordinare o rimuovere” le informazioni da internet. Il Consilium non si è limitato a render noto il proprio parere in merito, ma ha levato richiesta ufficiale mediante ben due raccomandazioni – tramite il suo Comitato dei ministri – indirizzate ai leader dei 47 Stati membri dell’organizzazione paneuropea.  

      Ingerenze totalitaristiche o rispetto dei diritti umani?  

    Qualcuno parla già di pesanti ingerenze nelle sfere di competenza e nei diritti personali degli internauti, e di preparazione o predisposizione del Consiglio europeo a reperire anche in Europa – preparando il terreno ai lavori assembleari dell’Europarlamento del prossimo 12 giugno – il discusso ACTA (vedi precedenti articoli in “Qui Europa”) individuato dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica mondiale come il “trattato internazionale più liberticida di sempre” (per saperne di più vedi video “ACTA” nella galleria multimediale di “Qui Europa”) una vera e propria forma di dittatura commerciale e web: un attacco alla libertà ed alla democrazia senza precedenti nella storia. Comunque, stando ai fatti, le due raccomandazioni del Consilium – secondo lo stesso Consiglio – mirerebbero ad “aumentare il rispetto dei diritti umani, in particolare la libertà di espressione, l’accesso all’informazione, il diritto alla libertà di associazione e il diritto alla vita privata degli utilizzatori dei motori di ricerca e dei social network”.

      La questione dell’utilizzo dei dati personali  

    Pertanto, il suddetto Comitato dei ministri avrebbe raccomandato agli stati sopraindicati particolare attenzione specie per quanto riguarda l’utilizzo dei dati personali. Ma – a parte la solita propaganda – la questione merita il massimo controllo e la massima cautela, visti gli enormi interessi in ballo e la capacità delle multinazionali e delle lobby di influenzare le politiche europee mediante pressioni di gruppi di potere a loro collegati a vario titolo. D’altra parte, la storia ci insegna, che in nome della libertà e dei diritti umani sono stati commessi i maggiori disastri nella storia umana. E’ ciò specie da inizio Novecento ad oggi: con una notevole impennata – spesso malcelata da media compiacenti – dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Inoltre, vista la grande presa dei social network a livelo continentale, il controllo di tali mezzi di ICT potrebbe equivalere al controllo diretto e silenzioso di miliardi di cittadini di questo pazzo villaggio globale. Si pensi ad esempio, solo per un attimo, all’enorme quantità di dati aggregati ed all’uso più disparato che di tali dati potrebbero farne astuti burattinai mediatici o addirittura governi: magari proprio in nome del rispetto della privacy.

      La denuncia di Julian Assange e  Wikileaks  

    In merito fa molto discutere l’ultima uscita del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che nei giorni scorsi, da Londra, ha messo in guardia gli utilizzatori di smartphone ed e-mail dalle ingerenze liberticide delle aziende produttrici che stanno dietro le Ict che rilasciano account email. Assange, infatti, ha pubblicamente denunciato il fatto che tali aziende multinazionali starebbero vendendo, a più di 150 organizzazioni di tutto il mondo, dittatori e capi di stato “più o meno democratici”, le informazioni private ottenute dai telefoni cellulari e computer, raccogliendole mediante accurata selezione dei fruitori di tali servizi, divise per categoria e per oggetto d’interesse. Un vero e proprio spy-game, dove però gli ignari protagonisti del gioco saremmo noi: popolo di spiati ed intercettati. E tutto ciò – strano ma vero – in nome della privacy. Tra le ignare vittime, secondo il fondatore di Wikileaks che ha parlato in merito di un vero e proprio “stato totalitario di sorveglianza” – una sorta di Grande Fratello Mondiale – vi sarebbero i possessori di Ict quali i-Phone, BlackBerry e  Gmail. In tal senso nei giorni scorsi Wikileaks, in Paresi come Usa, Regno Unito, Australia, Sud Africa e Canada, ha rilasciato ben 287 documenti – d’intesa con il sito Web spyfiles.org – informando gli internauti su tali gravissime forme globali di spionaggio dell’informazione. Ciò spiegherebbe anche il fatto – secondo Assange – delle grandi difficoltà finanziarie che il progetto Wikileaks starebbe affrontando, per mano di società come Paypal, Mastercard, Visa, Bank of America e Western Union . Non ci resta che vigilare, informarci costantemente e non molare la guardia. Il gioco in ballo è la nostra stessa libertà!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)