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  • E’ guerra –  Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    E’ guerra – Mario Monti denunciato alla Corte europea – Il Mezzogiorno sta morendo!

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Parlamento europeo / Corte europea / Denuncia / Eurodeputati / Mep's / Crisi / Mario Monti / Mezzogiorno d'Italia / imprese / Decreti salva imprese / Crisi / Sud Italia / Nord Italia / Italia in ginocchio / Enzo Rivellini / Casta partitica / Controinformazione / Europa / Calabria / Lazio / Sicilia / Abbruzzo / Molise / Campania / Qui Europa / Silvia Laporta / Il Sud sta morendo / Decreto ammazza Italia / Caste partitiche espressione del volto peggiore dell'Italia  

    Monti esclude il  Sud dai decreti salva-imprese:

    nuovo provvedimento choc, Italia in ginocchio

    Il Mezzogiorno alla canna dell'ossigeno

    Rivellini denuncia Monti alla Corte europea

    E’ guerra alla tecnocrazia – Monti denunciato alla Corte europea – Vuol ucciedere il Mezzogiorno

    Bruxelles, Roma – Arrivano gli attacchi dal Mezzogiorno al governo. L’Europarlamentare Enzo Rivellini, ha presentato ieri una denuncia alla Corte Europea dei diritti contro il premier Mario Monti . Sotto accusa i decreti salva-imprese. Questi 4 provvedimenti, mirano a ridurre i debiti verso la pubblica amministrazione e sbloccare i fondi verso imprese che vantano crediti nei confronti dello stato. E’ particolarmente indigesta, a questo proposito, l’esclusione dalla compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione delle imprese le cui Regioni sono alle prese con il deficit sanitario e con il relativo piano di rientro.  "La discriminazione verso il Sud è palese – dice Rivellini-  il fatto di aver lasciato fuori alcune regioni, tra cui la Campania, penalizza le aziende che operano in quei territori rispetto alle loro concorrenti di pari fatturato, di pari grandezza,di pari campo di lavoro ma che risiedono in altra parte d’Italia".

      Cura Monti – Mezzogiorno tagliato fuori dal mondo  

    La suddetta norma, è stata introdotta dal precedente governo, e non interessa soltanto i paesi del Sud Italia: Campania, Lazio, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise, sono le regioni che non beneficeranno dei nuovi decreti.  A questo proposito la tensione è avvertita anche in Parlamento, dove Raffaella Calabrò e gli altri senatori Campani del Pdl, hanno deciso di presentare un’interpellanza al professor Monti, per estendere gli ambiti di applicazione dei decreti a tutte le regioni. Sono decisi a far sentire la propria voce, per la parità dei diritti negata alle aziende del Mezzogiorno. Si tratta di un’ingiustizia insostenibile,  per un territorio che è messo in ginocchio dalla crisi ancor più di quanto lo sia il nord del paese. Tanto più che il Sud Italia, storicamente combatte per arginare il divario con le aree del centro e del nord Italia. Se le imprese non dovessero riacquistare la liquidità che gli spetta, le conseguenze non sarebbero certo da sottovalutare. Meno posti di lavoro, incremento del disagio sociale, ma soprattutto una luce alla fine del tunnel, che forse, non si riuscirebbe più a scorgere: un collasso economico in piena regola! 

      L'accusa – Vuol distruggere l'Italia!  

    Dividere Nord e Sud, escludere le regioni del Mezzogiorno (ma non solo) che hanno un piano di rientro, ossia quelle che stanno cercando di mettere a posto la sanità e tutti questi ambiti in cui presentano un forte deficit, equivale a negare loro la possibilità di effettuare la ripresa. Logicamente dovrebbe essere il contrario: perché solo le imprese creditrici dello Stato devono avere maggior respiro? Non dovrebbero essere le imprese in crisi a ricevere più incipit di sviluppo? Non può essere frutto di un interesse nazionale quello di “dividere” i cittadini per aree geografiche. Il governo nazionale ha come compito quello di fornire pari opportunità per tutto il paese, nord e sud; anche perché senza un adeguato sviluppo dell’economia del Mezzogiorno, l’Italia non potrà mai mettersi alla pari dei suoi altri “26” colleghi.

    Il mondo produttivo  contro il disastroso tecnocrate  caro a Napolitano

    Il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, esterna il suo disappunto, appoggiato dal Pdl. Anche il mondo produttivo si mobilita: Unione Industrili, LegaCoop, Acen, Agc Campania, Api, Casartigiani, Claai,Cna, Compagnia delle Opere, Confagricoltura, Confartigianato, ConfCommercio, Confcooperative, Cnonfesercenti e Unimpresa, parlano di “misure intollerabili che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro”. Rimangono tutti uniti per mandare avanti un giusto appello: quello contro un’esclusione che comporterà sicuramente il collasso totale del sistema. Nessuno vuole stare a guardare mentre il governo nega la possibilità di ripresa alle regioni in via di sviluppo. Gli strumenti si possono e si devono cambiare. Caro professor Monti, per il bene di un Paese che non ami e non rispetti,  forse sarebbe davvero ora di andare a casa, possibilmente negli Usa: magari ospite dei tuoi cari amici banchieri della Morgan Stanley o della Goldman Sachs. Segui il consiglio degli Italiani: le caste partitiche ti appoggiano, ma loro non sono l'Itaia, sono solo la tragica parodia del suo volto peggiore, un volto che vogliamom lasciarci alle spalle per sempre.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Italia – Lega Nord: alla ricerca dell’innocenza perduta

    Italia – Lega Nord: alla ricerca dell’innocenza perduta

    Sabato, Maggio 26th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Italia / Politica / Lega Nord / Roberto Maroni / Caste partitiche / Padania / Aventino / Parlamento del Nord / Roma ladrona / Appoggio al governo tecnico / Liste civiche / Momento dei movimenti popolari / Unità nazionale / Franco De Domenico / Qui Europa 

    Parlamento Italiano – La lega: un grande

    futuro dietro le spalle

    Alla ricerca di un'identità e dell'innocenza perduta

    La morte definitiva delle caste partitiche della Seconda

    Repubblica

    Senato della Repubblica Italiana

    Roma – C'era una volta un partito che potremmo chiamare, con uno slogan della sinistra – anni '70, "di lotta e di governo": la Lega Nord, che aveva rituali celtici, sogni e slogan agguerriti sulla secessione, su "Roma ladrona", ma anche ministri rispettati, auto blu, guardie del corpo. Ora che la seconda anima, quella istituzionale e di potere, sembra infranta, cosa ci inventa il Maroni, l'ultimo leader credibile, dopo che Bossi si è impantanato in scandali familiari? Niente di meno che un ritorno alla secessione, anzi, sembrerebbe una specie di Aventino, udite: il Parlamento di Roma non sarebbe l'agone adatto per un partito, viene da sorridere, così "puro", con un Dna di lavoratori e persone geneticamente differenti dal meridionalismo imperante.

      L'errore più grande e la morte delle caste partitiche  

    Quindi, via da Roma, avanti con un  Parlamento del Nord, e coprendo tutte le autocritiche e le autocommiserazioni, la nuova Lega di Maroni proclama che l'errore più grande è stato andare "a Roma", contaminandosi con la politica dei partiti e delle poltrone. Auguriamo ogni successo – magari locale – alla ritrovata innocenza dei nordisti. Ricordiamo solo, per chi lo avesse dimenticato, che nei vecchi film di Totò, negli anni '50 prima del Boom, i dialetti padani erano segno di semplicioneria. E aver fatto il militare a in una cittadina del Nord era da "uomo di mondo", con tutta l'ironia possibile. Dunque, dopo il calo verticale dei partiti di maggioranza, completamente asserviti alle poliche rigoriste del governo tecnico, anche l'ultimo "partito della Seconda Repubblica" sembra avviato all'isolamento. Sarà forse arrivato il tempo delle liste civiche e dei movimenti popolari sganciati dai carrozzoni della politica scoppiata? Forse sarà questa la strada per una reale ed equa unità nazionale?

      Falsi problemi e vecchie ipocrisie  

    Intanto stamane l'erede spurio di Umberto Bossi, Robetrto Maroni, ha commentato l'ennesima uscita del dinosauro Berlusconi, che ha annunciato la volontà di lavorare con gli altri partiti ad una presunta modifica della Costituzione, al fine di permettere l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, dimostrandovi interesse a patto – tra l'altro – che venga dimezzato il numero dei parlamentari. Ma il vero problema dei nostri politici, oltre alla corruzione diffusa sono evidentemente gli stipendi troppo alti: quelli sarebbero da dimezzare! Il dimezzamento dei deputati e dei senatori, è invero un falso problemache, avanzato in tempi non sospetti dalla stessa loggia massonica P2, al fine di aver un maggior controllo sulla politica, ed al fine di ridimensionare la rappresentanza democratica del Paese. Il vero problema non è quanti sono, ma piuttosto quanto prendono. Ricordiamo ai nostri lettori che i padri costituenti non percepivano alcun stipendio, ma anzi pagavano di loro tasca i soldi lel tram al fine di raggiungere quotidianamente i luoghi istituzionali. Ma questo accadeva al tempo di Giorgio La Pira.  

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)