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  • Speculazione & Co – Ecco perché la moneta non può essere una merce

    Speculazione & Co – Ecco perché la moneta non può essere una merce

    Mercoledì, 11 Maggio/ 2016   

     – di Nicola Arena / Sete di Giustizia Anguillara Sabazia –

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    Perché la moneta non può essere una merce

    e il suo valore non può essere mercificato

    (nel mercato speculativo dei cambi)

    La moneta è un'entità fisica, ma soprattutto spirituale, in

    quanto il valore è una prerogativa spirituale. 

    Se la moneta non è una merce, quindi, non la si può né 

    acquistare né mercificare: fine della speculazione

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia Anguillara Sabazia

    Speculazione & Co - Ecco perché la moneta non può essere una merce

     Fmi – Flexible exchange rate e "sistemazione" definitiva dei popoli       

    Roma – di Nicola Arena  In un recente convegno del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il capo economista dell’organizzazione con sede a Washington, Maurice Obstfeld, ha presentato le previsioni globali per l’anno in corso e il successivo; stime ancora una volta riviste al ribasso, a livelli che non si vedevano da anni. Egli fotografa la slide relativa ai suggerimenti che il fondo dà per “sistemare” il Sistema Finanziario Internazionale (o "sistemare" i popoli per sempre?): “Flexible exchange rate” o – detta in altri termini – rendere il tasso di cambio flessibile. Adesso cerchiamo di dare una nostra interpretazione sul motivo di tanta preoccupazione da parte del Fondo Monetario Internazionale, circa l’adozione dei cambi fissi. Iniziamo da un concetto fondamentale:  “prestare è una prerogativa del proprietario”. Grande verità, questa, che ci induce a credere che oggi, all'interno del sistema economico-bancario-finanziario, chi "presta" sia sempre il proprietario. Verità alterata, mistificata, che non corrisponde tuttavia al vero: infatti, oggi chi presta non è assolutamente il proprietario del danaro. Ciò, purtroppo, avviene regolarmente, quotidianamente, in tutti gli scambi, fra istituzioni finanziarie/monetarie e privati.

     Voce del verbo "prestare"                                                                                 

    Generalmente – in un mondo normale – chi presta, non pretende altro che la restituzione della roba prestata. Ciò avviene anche con il denaro: chi presta vuole la restituzione del prestato, ma con un interesse. Cioé con un surplus dovuto – si dice – al rischio che corre il prestatore (che ne è anche proprietario) qualora il debitore non potesse onorare i suoi debiti. Certo sarebbe un grosso problema quello della mancata restituzione del prestito: si presume che il guadagno del denaro prestato sia frutto di tanti sacrifici. Quello che è difficile immaginare – situazione paradossale che induce a un errore di valutazione molto grande – è che il più grande "distributore di danaro", la banca centrale, emetta oggi il denaro "prestandolo", cioè chiedendolo in restituzione il denaro – ricordiamo, creato dal nulla – con l’aggiunta di una somma in più (chiamata interesse). Questa somma è dovuta al “rischio” che correrebbe la banca centrale in caso di mancata restituzione di quel denaro da parte degli stati. Fino ad ora tutti diranno: beh, mi pare giusto!

     L'illegittimo prestito della Banca Centrale                                                     

    La banca centrale (su tramite delle banche commerciali private: art. 123 del Trattato di Lisbona) presta dei soldi allo Stato, che a sua volta li richiede per far fronte alle esigenze interne dei cittadini e delle istituzioni/apparati interni ad esso. Quindi – in un sistema "normale" incentrato su criteri di onestà e reciproco affidamento – lo Stato dovrebbe restituire con gli interessi il danaro ricevuto. Ecco, allora, materializzarsi la più grande truffa di tutti i tempi: i popoli da proprietari del pubblico denaro (illegittimamente privatizzato dalla banca centrale) sono stati trasformati in convinti debitori (ed ossequiosi debitori) del loro stesso denaro. Come un prestigiatore non svelerà mai il suo trucco, così anche i grandi banchieri non sveleranno mai l'arcano. Noi auritiani, tuttavia, fedeli agli insegnamenti del Prof. Giacinto Auriti, cerchiamo di spiegarlo nei minimi dettagli, usando un linguaggio – si auspica – semplice.

    Speculazione & Co - Ecco perché la moneta non può essere una merce

     Cos'è la moneta?                                                                                                 

    Iniziamo con la prima osservazione che ci porterà pian piano verso la scoperta dell’inganno. Cos’è la moneta? Tralasciamo, in tal sede, i tanti significati di "moneta", concentrandoci su uno solo di essi: la moneta è un entità (fisica, e non solo) formata da una parte materiale – che può essere il metallo, la carta oppure, addirittura, i bit elettronici bancari (con un costo di produzione nullo) – e da una parte spirituale che noi chiamiamo valore.

     Cos'è il valore?                                                                                                    

    Allora, cos’è il valore? Intanto ricordiamo che il valore è la parte più importante della monetasenza di esso, infatti, lo "strumento denaro" sarebbe solo carta straccia (pensiamo per esempio a una banconota da 100 mila lire, che ha perso il suo valore). Il valore è una previsione, un calcolo mentale che noi facciamo considerando innanzitutto la convenienza che possiamo trarne dall’utilizzo di un oggetto. Spieghiamolo con alcuni esempi: la sedia ha valore perché prevediamo di sederci; il temperamatite ha valore perché prevediamo di temperare le matite spuntate; il materasso ha valore perché prevediamo di dormirci; il televisore ha valore perché prevediamo di guardare i programmi televisivi ecc.., ecc.. Potremmo continuare con infiniti esempi che hanno come soggetto la persona umana e come oggetto qualsiasi bene materiale o spirituale che porta beneficio alla persona. Soffermiamoci su questo punto fondamentale: il valore è una previsione che solo gli esseri umani possono fare, quindi la persona è il soggetto che mentalmente valorizza l’oggetto.

     Non esiste ricchezza in un mondo di morti (G. Auriti)                              

    Ne consegue, per logica, che tutti gli oggetti, qualsiasi essi siano – miniere d’oro, di diamanti, quadri d’autore, ecc.. – non hanno un valore proprio o intrinseco. L’oggetto senza il soggetto (persona umana viva) non ha alcun valore, tant’è vero che il professor Giacinto Auriti soleva ricordare questa frase, ormai divenuta famosa:  "Non esiste ricchezza in un mondo di morti"Per "costruire il denaro", la carta non manca e costa poco (1); il valore, invece, è creato convenzionalmente dalle nostre menti: quindi potremmo produrre quantità illimitate di banconote, per non parlare poi della "moneta elettronica" catterizzata da "semplici numeri" digitati attraverso una tastiera del computer.

    (1) Vedi qui: 

    L’essenza della truffa monetaria da Signoraggio – Il Denaro non ha Costi di Produzione

    Speculazione & Co - Ecco perché la moneta non può essere una merce

     Valore e convenzione                                                                                         

    Concentriamoci ora sul concetto di valore. Vi sarete sicuramente detti: il valore è soggettivo quindi ognuno dà il valore che vuole alle cose. Un oggetto che per me ha tanto valore, può non averne per un'altra persona e viceversa; ovviamente più cresce il numero di persone e più sarà variegata la scelta che determina i giudizi di valore. Allora per fare in modo che un oggetto sia accettato da tutti, occorre rendere il valore di quell’oggetto sia individuale che collettivo: cioè è necessario che tale oggetto, correlato ad un valore ben indibiduabile, sia accettato da tutti come tale. Come si può fare per convincere tutti ad accettare un oggetto? È necessario che ci si metta d’accordo attraverso regole rigide e durature nel tempo. In poche parole occorre una convenzione.

     Cos'è la convenzione?                                                                                        

    Cos’è la convenzione? La convenzione è un insieme di regole sociali/economiche/monetarie/giuridiche, ecc.., generalmente accettate (uno standard); cioé un modo di mettere per iscritto o un "dovere" da parte di tutti, frutto di un accordo condiviso. Una convenzione quindi lega le volontà collettive e le previsioni di attuazione di essa e ne garantisce il diritto individuale e dell’intera comunità che la adottaUn'enorme moltitudine di persone – il cui pensiero converge, più o meno volontariamente, nell’accettare un simbolo – crea il valore garantito dalla stessa comunità.

     Ecco perché la moneta non può essere una merce                                      

    Nasce così, storicamente, un oggetto chiamato moneta, che potremmo definire, senza incorrere in errore, una sorta di "buono spesa" ad utilità ripetuta nel tempo, infatti ogni persona accetta la moneta perché prevede di poter comprare i beni di cui ha bisogno. La  previsione individuale e collettiva di ricevere in futuro dei beni in cambio, muove perciò ogni cittadino ad accettare volentieri la moneta. La previsione è puro pensiero oggettivato in un simboloUn pensiero si può considerare merce? Sicuramente no! La moneta quindi, essendo una previsione collettiva garantita dalla convenzione, non può essere una merce.

     Se la moneta non è una merce, non la si può acquistare                            

    Se la moneta non è una merce, allora non la si può acquistare. E' un processo deduttivo logico.. matematico. Ecco, dunque, un altro motivo per cui non dovrebbero esistere i mercati dei cambi. Ed ecco perché, evidentemente – se è vero ciò che abbiamo asserito sopra – si dovrebbe rendere il tasso di cambio, fra le varie monete, fisso e inalterabile nel tempo. In tal modo la grande speculazione, infatti, avrebbe la vita più dura. Con un sistema di cambi fissi nessuno avrebbe interesse a comprare denaro diverso dal proprio, eliminando così ogni possibilità di speculazioni e spostando l’attenzione sui prodotti, piuttosto che sul denaro per comprarli.

    Mercato dei cambi - grande truffa

     La crematistica, il mercato dei cambi e i grandi usurai                              

    Già Aristotele, nella Grecia classica di Platone e Socrate, distingueva nettamente l'economia dalle sue devastanti applicazioni ed alterazioni che originavano la "crematistica" (scienza che si occupa della moltiplicazione speculativa della ricchezza: quell’arte che permette di "far denaro comprando denaro"). Al giorno d’oggi però, in questo mondo assurdo, i grandi usurai, cioè i padroni del denaro, hanno spinto culturalmente le persone a considerare la moneta una merce di scambio. Sapete cosa significa questo? Questo è il punto di svolta che trasforma i cittadini da proprietari a debitori del loro denaro, e che spinge gli stessi cittadini, subdolamente, ad orientarsi verso meccanismi speculativi incentrati sull'avarizia (2): uno dei massimi motori moderni della sovversione individuale (3), che spinge l'uomo ad adorare il celeberrimo "vitello d'oro".

    (2)Vedi qui: Il mercato dei cambi: una colossale truffa

    (3)Vedi qui:

    Le Forze Occulte della Sovversione: Giudaismo, Massoneria, Liberalismo & Bolscevismo

     Il sapore della verità e il gusto della bellezza                                                

    Nel momento in cui il valore non viene considerato più il frutto della previsione umana, ma associato alla materia e oggetivizzato, si crea uno spostamento del giudizio di valore che crea confusione fra soggetto (essere umano creatore della convenzione) e oggetto (materia di cui è costituito il denaro). Ecco quindi avverarsi la magia satanica (4) che cristallizza nelle menti il significato di valore associato alle cose materiali. Chi stampa i simboli viene considerato quindi il proprietario del denaro, quelli che l’accettano (invece di essere considerati i veri creditori) diventano inconsapevolmente i debitori del proprio denaroOggi più che mai si sente il bisogno di una rivoluzione culturale basata sulla consapevolezza di essere stati ingannati; e ingannati da troppi secoli ormai (5). L’essere umano ha diritto di pretendere la vera libertà dalla schiavitù imposta dai padroni del denaro e dai loro seguaci incalliti. Spingiamo i nostri pensieri verso orizzonti più alti e veri (spirituali) e riscopriremo il sapore della verità e il gusto della bellezza.

    (4)Vedi qui: La più maestosa opera satanica della storia: la moneta-debito

    (5) Vedi qui: La Schiavitù Monetaria: una mostruosità storica dal 1694 

                         Il Sionismo e l’arma economico-finanziaria – Confessioni di un rabbino

    Nicola Arena (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    Pericolo TTIP – Predominio Usa e Cinesizzazione

    dell'Europa nella lezione di Auriti

    Il pericolo degli accordi di libero mercato Usa-Ue alla

    luce degli insegnamenti del professor Giacinto Auriti:

    ecco perchè da questi accordi ne beneficeranno

    solo gli Usa

     

    di Gianluca Monaco e Sergio Basile

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Il pericolo degli accordi TTIP alla luce degli insegnamenti di Auriti         

    Bruxelles, Washington, Roma – Mentre l’Europa dei banchieri (Unione Europea) chiede agli Stati di rinchiudersi nei loro pareggi di bilancio e di assoggettarsi a regimi di usura assolutamente assurdi e autodistruttivi, contemporaneamente (come abbiamo detto nei giorni scorsi – vedi qui Semestre Italiano Ue: Ulisse Renzi e la distruzione di Troia) sigla il TTIP, Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, per l’abolizione dei dazi doganali con l’America e per eliminare gli ostacoli nel commercio transatlantico. E ciò tra l'indifferenza compiaciuta della casta politica italiana unita, impegnata ad occuparsi della "democratica" distruzione del Senato in senso autarchico.

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     TTIP – L'ennesima assurdità economico-politica                                           

    Ai nostri occhi questo accordo di libero mercato si rivela al pari di un vero e proprio assurdo economico-politico; un’ennesima scellerata decisione che rovinerà le economie e gli stati europei, Italia in primisPrima di tornare sulle perverse conseguenze del TTIP (specie con questo sistema monetario) è bene ricordare che viviamo in una situazione paradossale in cui 18 Paesi adottano una moneta unica "elargita" in prestito (cioè a debito) dal sistema bancario europeo: un'entità giuridica sovranazionale, autonoma ed indipendente dai governi, “impunibile” ed “inviolabile” (come sancito nei trattati europei) e dunque paragonabile ad uno stato assoluto travestito da "paradiso democratico" del diritto.

     Euro, Target2 e Accentramento                                                                            

    Questi 18 Paesi hanno una “liquidità” comune e sono separati – come noto – in compartimenti stagni qual sono sono i loro bilanci statali. Questo comporta che all’interno degli stessi Paesi dell’area euro ogni scambio tra di essi si traduca in in uscita ed entrata monetaria per ogni Paese a seconda se si importi o si esporti. Sappiamo tutti che a beneficiare dell’Euro è stata  – in maniera premeditata – solamente la Germania per via del cambio favorevole con altre divise al momento dell’istituzione della moneta unica.

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     Il vantaggio indotto di Berlino                                                                               

    Berlino, alla luce di ciò, sta facendo, almeno dal 2007, la parte del “leone esportatore” che incamera euro ponendo gli altri Stati nella ricerca continua di nuova liquidità con emissioni di titoli che le stesse banche tedesche comprano con gli euro incassati dall'export. E in particolare – badate bene – in seguito alle esportazioni operate verso gli stessi Paesi in difficoltà di liquidità: e ciò grazie all'esistenza del distruttivo Sistema Target2 (vedi qui per approfondimenti Target2: Il Sistema Truffa di Regolamentazione Interbancaria).

     Il pretesto della debolezza (indotta) degli stati nazionali per accentrare

    Qualcuno potra obiettare, considerando assurdo il costringere i Paesi dell’eurozona ad avere bilanci statali separati ed in equilibrio piuttosto che unificarli sotto un unico bilancio. Ma anche qualora ciò avvenisse resterebbe il problema del prestito di moneta all’emissione, come nell’ipotizzato caso degli Eurobond: nuovi debiti emessi per far fronte a debiti preesistenti…  E poi a ben vedere non va dimenticato come l'unificazione dei bilanci e delle economie in chiave politica e istituzionale (Stati Uniti d'Europa) sia il vero obiettivo verso il quale lo spossamento indotto delle economie degli stati tenta di convergere da circa sessant'anni a questa parte. Un pretesto questo della debolezza (indotta) delle singole economie nazionali, per poter farci accettare l'inaccettabile: la dissoluzione degli stati nazionali mediante la creazione di un unico stato-impero continentale (a trazione massonico-sionista) che potrà facilmente dettare un'unica legge alla quale (nel bene e nel male) tutti dovranno obbedire.

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     Iper liberismo: effetti distruttivi dell'abolizione dei dazi doganali            

    A questa situazione assurda, iniqua ed innaturale va ad aggiungersi l’apertura al mercato americano con il TTIP:  apertura che si basa – come molti ignorano – sull’abolizione dei dazi doganali e sul fatto che nessun “potere politico” potrà impedire il trasferimento di capitali dall'Europa agli Usa. Alla luce di quanto detto tutti potranno cogliere i paradossi di tale accordi. Infatti, come fu conveniente per la Germania, sarà altrettanto conveniente per l’America (Usa) attirare flussi monetari in euro grazie al dollaro svalutato. Se per le imprese europee sarà conveniente acquistare prodotti dall’America (favorendo le aziende statunitensi rispetto a quelle nazionali ed europee); questo comportamento – in aggiunta –  si tradurrà in un processo inversamente proporzionale tra la “fuoriuscita” di euro dai bilanci nazionali ed il continuo reperimento di liquidità monetaria con indebitamento ad interessi composti da parte degli Stati. A meno che qualcuno non ci voglia far credere che saremmo gli unici esportatori del mondo, cosa alquanto impossibile viste le diverse condizioni normative, fiscali e sociali degli altri Paesi come proprio gli Stati Uniti o la Cina (che non hanno neanche gli obblighi dei Trattati di Kyoto: potendo quindi produrre ed inquinare a piacimento).

     Tutela delle multinazionali – L'annientamento economico delle nazioni  

    Inoltre, il TTIP prevede la tutela degli investimenti e – pertanto – anche la "tutela" delle multinazionali americane vincitrici di appalti pubblici europei che aumenterebbero la nostra emorragia monetaria. In tal contesto, guai ad avere un sussulto di "nazionalismo" per le nostre casse requisendo aziende estere operanti in Europa. Il TTIP prevede che le multinazionali non potranno essere espropriate se non con un “giusto” compenso. Compenso che evidentemente nessun stato – sotto il giogo dell'usura – potrà di fatto permettersi. Capite la "Grande Fregatura"?

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Predominio Usa/Cina – Cambio favorevole e cinesizzazione del lavoro 

    Gli estensori del TTIP ci rassicurano  con la propaganda, scrivendo che i "benefici saranno reciproci sia per l’America che per l’Europa". Secondo costoro, infatti, i TTIP prevederanno la creazione di milioni di posti di lavoro (lavoro magari cinesizzato e sottopagato!!) e incrementi di PIL. Ma, per contro, sappiamo bene come finora le previsioni siano state puntualmente disattese ed annullate da effetti deleteri ancor maggiori. Solo chimere dunque! Perché con questo sistema monetario basato sul debito non può essere altrimenti

     TTIP – Ne beneficeranno solo gli Stati Uniti                                                             

    Sappiamo anche molto bene che con il cambio favorevole al dollaro e con normative favorevoli alla precarizzazione del lavoro, chi beneficerà dei TTIP saranno soltanto gli Stati Uniti.  E ovviamente la Cina, che non ridimensionerà affatto il suo ruolo di fabbrica del mondo (attualmente esercitato) propinandoci beni a prezzi sempre più stracciati, rispetto ai nostri prodotti nazionali, cui prezzi sono gonfiati – causa forza maggiore – per permettere alle imprese di incorporare ed ammortizzare parte degli effetti di una tassazione interna da regime stalinista.

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Cambi e speculazione                                                                                               

    E’ proprio sulla diversità dei cambi – manipolata e pianificata artificialmente dalle banche centrali – che le multinazionali saranno sempre protagoniste nella speculazione finanziaria. Ce lo rivelava in tempi non sospetti anche il professor Giacinto Auriti – padre della "Teoria del Valore Indotto della Moneta" – nel suo magnifico testo accademico, dal titolo “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”.

     Il regime dei cambi – La lezione di Auriti                                                           

    "Nell'ambito del sistema monetario internazionale – scriveva Auriti – assume particolare importanza il regime dei cambi. Questo regime non può dare stabilità e certezza dei valori monetari costituenti oggetto delle transazioni  internazionali, perché la moneta è una unità di misura oscillante nella entità del suo valore, ossia del suo potere d'acquisto, non solamente per iniziative degli organi monetari, ma anche per le più varie cause operanti sul mercato (produzione, consumo, offerta e domanda di merce o di denaro, prezzo dei petrolio ecc.), per cui non è facile a volte individuare le cause delle spinte inflazionistiche o deflazionistiche (…)".

    TTIP - Cinesizzazione dell'Italia e dell'Europa - Auriti

     Cambi fissi e propensione all'acquisto                                                                

    "A titolo di esempio facciamo il caso che venga instaurato il cambio fisso tra lira e marco tedesco nel, rapporto di 400 a 1. Se al momento in cui il cambio fisso viene adottato, una unità di merce costa 400 lire in Italia ed 1 marco in Germania, per l'acquirente sarà indifferente acquistare l'unità di merce nell'una o nell'altra nazione. Se però, malgrado il mantenimento del cambio fisso le spinte inflazionistiche interne sono di diversa entità, e se l'inflazione in Italia è del 50% ed in Germania dello 0%, avviene che la medesima unità di merce potrà essere acquistata in Italia al prezzo di 600 lire e in Germania sempre al medesimo prezzo di 1 marco. A questo punto l'operatore economico italiano avrà interesse ad acquistare il detto prodotto in Germania, in quanto in virtù del cambio fisso sarà messo in condizione di ottenere 1 marco per 400 lire, pagando al vecchio prezzo il prodotto in Germania. Questo esempio sta a significare che con il cambio fisso si determina la predisposizione del mercato con moneta sopravvalutata (nel nostro esempio l'Italia) all'importazione, con il conseguente fermo produttivo e ristagno economico; mentre invece il mercato con moneta sottovalutata (nel nostro esempio la Germania) è predisposto all'incremento produttivo e all'esportazione".

     Modifica dei rapporti di cambio monetari                                                                

    Queste considerazioni mettono in evidenza che la modifica dei rapporti di cambio monetari è tutt'altro che neutra nello scambio internazionale. E ci si spiega come strumenti monetari, che ad una visione unilaterale ed incompleta possono apparire idonei ad eliminare alcuni inconvenienti (ad esempio la instabilità dei cambi propri del libero mercato), presentano per altro verso altri inconvenienti di non minore rilievo di quelli che si erano voluti eliminare. Per questi motivi la politica monetaria si è orientata su formule di compromesso fra lo schema della rigidità e quello della libera fluttuazione dei cambi, adottando lo schema semi rigido con limiti di oscillazione sufficientemente ampi da evitare fenomeni imponenti di artificiosa sopravalutazione o sottovalutazione monetaria (…) Su queste premesse ci si può spiegare il fenomeno delle società multinazionali che si sono ormai affermate come protagoniste su tutti i mercati dei mondo.  (Vedi Giacinto Auriti – “L’ordinamento internazionale del sistema monetario”) .

    Gianluca Monaco, Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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