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  • Le spregevoli verità del buddismo ( e la propaganda in Occidente )

    Le spregevoli verità del buddismo ( e la propaganda in Occidente )

    Mercoledì, 27 settembre/ 2017 

    – di Zacharias –

     Redazione Quieuropa, Buddismo, demoni, magia nera, esoterismo, Paolo Baroni 

    Le spregevoli verità del buddismo

    (e la propaganda in Occidente)

    Buddismo: filosofia di saggezza? Dall'analisi delle

    origini del fenomeno, della storia occulta e del

    profilo esoterico, pare proprio di no!

     

    Avvertenza per il lettore

    Quella che segue non è, come potrebbe far credere erroneamente il titolo, una disamina dei punti principali della dottrina buddista alla luc del cattolicesimo, ma uno scritto il cui fine è unicamente quello di sfatare una presunta superiorità di questa religione, che viene presentata dai mezzi di comunicazione occidentali da diversi decenni come un modello di saggezza e di non-violenza. 

     

    di Zacharias

    Traduzione dell'originale francese "Les ignobles vérités du Bouddhisme" 

    a cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio La Question.net )

    Le verità occulte del buddismo e la propaganda in Occidente

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il buddismo di Hollywood è un (falso) mito       

    Incipit –  «Le divinità corrucciate del buddismo tibetano e mongolo derivano da una violenza simbolica della quale è lecito chiedersi se essa costituisca il ritorno di ciò che è stato represso, uno sfogo dato alla violenza reale, o al contrario il suo riflesso, o addirittura la sua causa più profonda. Bisogna ammettere che nel corso della sua movimentata storia, il buddismo è stato molto spesso dalla parte del più forte. Grazie ai suoi poteri occulti, alla sua magia nera, esso dispone di armi sovrumane capaci di distruggere i demoni. Ma chi sono i demoni? […] In ogni campo, ci sono sacerdoti tantrici che ordiscono dei sortilegi. Certamente, bisogna scegliere il campo dell'oppresso. Ma a lungo termine, tutta questa beatitudine avrà degli effetti negativi, quando ci si accorgerà che il buddismo di Hollywood è un mito».

                                                            Bernard Faure 

    ( Professore di storia delle Religioni all'Università di Stanford, California )

      Teocrazia relativamente oppressiva                     

    Parigi – di Zacharias / Traduzioni dal francese di Paolo Baroni – In Occidente, il buddismo beneficia, a torto, di un'aura di rispetto e di deferenza dovuta alla sua immagine di non violenza, di saggezza e di santità, immagine che tuttavia è ben lontana dal corrispondere alla realtà dei fatti. La Storia dimostra che il buddismo, lungi dall'essere stato la dolce e benefica scuola che ha diffuso i precetti del Buddha (566-486 a.C.) – il risvegliato – è stata una credenza che non ha derogato alla regola comune di tutte le istituzioni religiose mondane, e che ha sposato, con un fermo entusiasmo che si è manifestato in una lunga serie di  sanguinarie estorsioni, i temi più sfruttati dell'aggressività guerriera e bellicosa, e, con il pretesto di un apertura «non-dualista», all'insieme della realtà fenomenale. Inoltre, esso si è dedicato con diletto al gioco perverso delle deviazioni sessuali derivanti dai residui degli antichi culti generati direttamente delle tendenze traviate dello sciamanesimoIl buddismo tibetano è abbastanza rappresentativo di questo atteggiamento, avendo le sue diverse tendenze sempre esercitato un potere che si è imposto durante i secoli come una teocrazia relativamente oppressiva e costrittiva. In effetti, il Tibet è stato sottomesso ad un regime esclusivo di servitù installato dai nobili proprietari terrieri, funzionari e monaci «buddisti», una servitù molto spesso oppressiva:«Nel Tibet, i monaci detengono ogni potere. Si tratta di un'autentica  teocrazia in cui i poteri assoluti sono nelle mani di una divinità reincarnata (il Dalai Lama). I lama non sono solamente i giudici, i maestri e i medici, ma anche ricchi proprietari terrieri e capi politici; oltre alle rendite che riscuotono dai fattori, essi esigono regali e denaro per ogni visita rituale, per ogni benedizione e per ogni cerimonia. Nel Tibet, la simonia è una legge assolutamente applicata»

                                                           R. Loup

                   ( Martyr au Tibet («Martire nel Tibet»), Friburgo, 1950 )

     Spiritismo, idolatria, stregoneria, paganesimo   

    Dal canto suo, in Visa pour le TibetAlan Winnington (1910-1983) ha presentato il lamaismo come una «religione meccanica» che considera l'attività delle classi lavoratrici come qualcosa di dovuto per il semplice obbligo naturale che i contadini hanno nei riguardi dei monaci, i quali non hanno mai esitato ad allearsi con i nobili per sfruttarli in modo scandaloso. La sua constatazione dello stato di povertà della maggioranza della popolazione è sorprendente. I castighi corporali sono di una barbarie inaudita, se si considera che, a partire dall'inizio del XVII secolo fino a metà del XVIII secolo, le scuole rivali (Nyingmapa, Sakyapa, Kagyupa e Guélugpa) si sono dedicate a scontri armati e ad esecuzioni sommarie di rara ferocia, fatto che non è privo di rapporto con l'universo spirituale del pantheon buddista, fiorente di divinità dall'aspetto terribile e cupo, e per nulla pacifiche. Queste immagini sono destinate a colpire l'immaginario dei fedeli, i quali curvano la loro schiena davanti ad una religione carica di paganesimo idolatra che esalta gli elementi naturali e le forze intermedie (spiriti, poteri, ecc…), e che usa e abusa della stregoneria. Essi si piegano davanti a ridicole superstizioni, sollecitati soprattutto nell'osservanza dei precetti relativi alla «benevolenza materiale» (in senso proprio e figurato) che si deve ai monaci.

     Il primo Dalai Lama: messo al potere dalla Cina 

    Appare dunque evidente che, lungi dall'essere stato il regno ideale dedicato al «risveglio», secondo le caduche immagini di Epinal, il Tibet ha vissuto nell'oppressione oscurantista di una religione teocratica che si è distinta per un clericalismo infinitamente superiore ai peggiori smarrimenti del cristianesimo; non dimentichiamo che fin dal XIII secolo, l'imperatore Kublai Khan creò il primo Grande Lama, il quale aveva il compito di presiedere su tutti gli altri lama come un Papa comanda sui suoi vescovi. Numerosi secoli più tardi, l'imperatore della Cina mandò un esercito in Tibet per sostenere il Grande Lama, un uomo ambizioso di venticinque anni che si era dato il titolo di Dalai («Oceano») Lama, dirigendo l'insieme del Paese (ironia della sorte: il primo Dalai Lama fu messo al potere dall'esercito cinese…). 

                           Per accrescere la sua autorità, il primo Dalai Lama 

                   confiscò i monasteri che non appartenevano alla sua sètta, 

                                e fece distruggere tutti gli scritti buddisti 

               che erano in disaccordo con la sua rivendicazione alla divinità.

     

     Il secondo Dalai Lama: vita raffinata e lussuriosa 

    Il Dalai Lama che gli succedette si diede ad una vita raffinata e lussuriosa, godendo della compagnia di donne licenziose, eccitate dalle pratiche tantriche più «indiavolate», facendo festa e agendo in modo poco conforme ad una divinità incarnata. A causa di questo comportamento – fatto che non viene narrato dalle devote agiografie scritte da ignoranti buddisti occidentali – egli venne eliminato dai suoi stessi monaci. Del resto nel corso di circa centosettant'anni, malgrado il loro statuto riconosciuto di «déi», 

                                                    cinque Dalai Lama 

                    furono assassinati dai loro monaci o da altri cortigiani!

    Dal canto loro, lungi dall'essere rimasti sullo stesso piano dei loro omologhi tibetani, numerosi maestri Zen non si sono accontentati di essere dei complici silenziosi del potere imperiale giapponese per diversi secoli, ma sono diventati – soprattutto a partire dall'era Meiji (XIX secolo) – degli ardenti ideologi della politica nazionalista, che incoraggiava e legittimava la guerra e le estorsioni, e tutto questo in nome del buddismo.

     Maestri zen e istruzioni alla "guerra totale"            

    Brian Daizen Victoria, un universitario di origine neozelandese divenuto monaco nella tradizione Zen, nell'opera Le Zen en Guerre 1868-1945 («Zen in guerra 1868-1945»; Rowman & Littlefield Publishers, 2006), un libro abbondantemente documentato, descrive con precisione l'implicazione delle strutture buddiste nella politica espansionista e militare giapponese tra gli anni 1894-1945. Tale opera ha avuto l'effetto «di un missile a lunga gittata lanciato dall'altro capo del mondo che ha colpito al cuore le comunità zen occidentali». Quegli stessi (più che praticanti zen si tratta di «alter-mondialisti», eredi dei «valori» del Sessantotto) che credevano, ingenuamente, che il buddismo fosse esente dagli straripamenti del fanatismo religioso, hanno scoperto con orrore che le scuole Zen (Soto shû, Rinzaï shû, Nichiren shû, ecc…), quando non pregavano per la gloria dell'imperatore e del Giappone, preparavano i loro fedeli alla guerra totale. Questo libro coraggioso dovrebbe essere assolutamente letto da tutti coloro che si interessano alla storia del buddismo dell'Estremo Oriente e delle sue derive. Benedizione delle bandiere, guerre in difesa della civiltà, teorie sospette di guerra giusta: si credeva che queste immagini e questi temi fossero riservati solo all'Occidente; ora si scopre che i cosiddetti maestri dell'«illuminazione» hanno dimostrato in questo campo un 

                zelo incredibile nell'esaltazione della guerra génocida 

                                     (Manciuria, Corea, ecc…), 

            dell'omicidio sistematico, del terrorismo e della violenza, 

       un aspetto nascosto sotto il velo dell'indifferente impassibilità.

     Compassione buddista: storica collusione col potere 

    La compassione buddista, ben lungi dal proteggere l'Asia da certe derive, ha partecipato alla realizzazione di un'ideologia guerriera al servizio di un potere aggressivo e imperialista. I più grandi maestri – Kôdô Sawaki (1880-1965), Yamada Reirin (1889-1979), Hitane Jôzan, fino al celebre Daisetsu Teitarō Suzuki (1870-1966) – hanno legittimato l'alleanza tra la sciabola e lo Zen. Raccolta di fondi per lo sforzo bellico, cerimonie speciali per ottenere la vittoria, creazione di centri di addestramento, attività di informazione e di indottrinamento delle popolazioni, ecc… Questa collusione col potere è cessata solo nel 1945, e si è trasformata nel famoso «Zen di impresa» del Giappone in pieno sviluppo. Il potere imperiale è riuscito a plasmare in ogni luogo, con la complicità dei maestri di saggezza, un'inquietante «anima del Giappone eterno». Dunque, l'Occidente non è solo a dover portare il pesante fardello dell'imperante interrogativo circa le origini e la natura delle devianze totalitarie (comunismo, fascismo e nazionalsocialismo) del secolo scorso.

     Buddismo: una filosofia di saggezza?                             

    Ma più grave è sicuramente l'enorme inganno spirituale rappresentato da quella pretesa filosofia di saggezza che è il buddismo. Circondato da un prestigio che tiene all'oscuro gli occidentali a riguardo delle sue fonti reali, il buddismo è di natura assai diversa dagli stupidi cliché per turisti stanchi e depressi alla ricerca di qualcosa di esotico che vengono generosamente diffusi da decenni da tutti i media (libri, giornali, riviste, televisione, film, ecc…), senza contare il sostegno indiretto, ma tuttavia molto attivo e utile, dei seguaci della «Tradizione» guénoniana che decanta su un'aria trita e ritrita – che oggi è diventata risibile – lo stancante e menzognero ritornello dell'«unità trascendente delle religioni». 

     Abusi sessuali e poliandria                                                

    A questo titolo, è molto istruttiva la storia di June Campbell, raccontata da lei stessa in un libro commovente apparso nel 1996 e intitolato Traveller in Space: Gender, Identity and Tibetan Buddhism («Viaggiatore nello spazio: sesso, identità e buddismo tibetano»; Bloomsbury Academic). Essa ha giocato un ruolo importante a fianco di un maestro estremamente venerato dal buddismo tibetano come interprete del celebre Kalu Rinpoche (1905-1989). Essendo direttamente al suo servizio, la Campbell non soffriva per la pressione causata dagli stadi intermedi ben percepibili e scombussolanti di queste scuole, ed era dunque nelle condizioni ideali per fare un «bel viaggio spirituale» al servizio di questo monaco prestigioso.

                            Tuttavia, come racconta nel suo libro, ella fu 

     costretta dal maestro ad accettare di avere dei rapporti sessuali con lui 

    (si trattava di un «casto» monaco con tanto di abito e di voti). Poi c'erano anche relazioni sessuali con una delle persone più vicine al maestro, un suo parente. Del resto, la poliandria è assai diffusa nelle culture himalayane. Infine, una seconda maestra, molto più giovane e attratta dal fascino «spirituale» esercitato dai suoi superiori, fu introdotta nell'intimità dei due uomini, e June fu costretta ad accettare l'ultima arrivata che morì prematuramente (forse a causa di alcune eccessive «ascesi» sessuali). Al termine di quell'esperienza, vale a dire dopo la morte del venerabile Kalu, June ci mise quasi quattordici anni prima di riuscire a decidersi a raccontare la sua storia. E quello che descrive non è un viaggio meraviglioso, ma la storia di una dolorosa sofferenza. Essendole stato imposto dai due uomini un assoluto silenzio a riguardo di quelle relazioni, che avrebbero offuscato l'immagine del maestro se fossero venute a conoscenza dei discepoli, June si sentì, secondo le sue stesse parole, «abused» (abusata, imbrogliata, ingannata), e ci mise molto tempo per rimettersi in sesto. Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che il famoso Kalu Rinpoche (vedi foto copertina) è stato probabilmente il monaco buddista più rinomato in Occidente. Egli era, ed è tuttora, riconosciuto come un vero «bodhisattva», un autentico maestro tantrico cui molti occidentali, e non dei monaci tibetani, si sono rivolti affinché egli dispensasse loro i fondamenti del VajrayanaTuttavia, il viaggio di questa sua discepola è stato deludente, e non fatico ad immaginare cosa possa aver significato per lei il dover seguire ciecamente dei maestri così imperfetti, con esigenze così basse o con inferiore esperienza. E mentre migliaia di occidentali ormai dimentichi della loro tradizione non non si segnano più quando entrano in una chiesa, non recitano più una preghiera cristiana, sono totalmente estranei ai fondamenti dottrinali del cristianesimo, e vivono le loro esistenze come stupidi atei, molti europei si gettano senza alcun discernimento ai piedi del primo lama avvinazzato e libidinoso che incontrano, (talvolta anche dei giovani incolti o degli adolescenti foruncolosi, molto più interessati ai costumi «invitanti» delle giovani devote europee, autenticamente «liberate»).

     Rituali tantrici e possessioni diaboliche                         

    Il più delle volte, questo genere di deriva tantrica conduce, con il pretesto di una presunta liberazione spirituale, a tragiche situazioni psicologiche. Questo fenomeno richiama alla mente ciò che accadeva già negli anni Trenta, quando Jean Marquès Rivière (1903-2000) lavorava a Le Voile d'Isis («Il Velo di Iside»), una rivista esoterica su cui scriveva l'élite occultista d'Europa, e di cui uno dei redattori principali era René Guénon (vedi foto copertina – 1886-1951). Proprio quest'ultimo officiò un rituale tantrico («con sangue e alcol») che lo lasciò invasato da una divinità tibetana. Fu solamente grazie all'intervento di un esorcista cattolico che Guénon poté essere liberato da quello spirito. Kalu Rinpoche diceva – probabilmente per consolare June Campbell e i suoi numerosi discepoli di passaggio – che non c'è alcun male nel desiderio, ma che al contrario esso fa parte «della natura della felicità», e che si presenta come tale quando è riconosciuto nella sua essenza «non-dualista». Ancora una volta, è dimostrata in modo patente, l'inesattezza totale di queste false teorie che si pretende essere «non-dualiste», ma fondamentalmente sessualizzate e corroborate dalla malsana esaltazione dei desideri più triviali, dominate dalle pulsioni inferiori della condizione umana, teorie pagane che non tengono conto della natura profondamente «disorientata» dell'uomo dopo il peccato originale, e su cui il sogno di una «pseudo-liberazione» – che può essere agevolmente definita pelagiana (1) nella sua visione (ciò che del resto si può dire globalmente di tutte le filosofie orientali) poggiando su tecniche necessariamente limitate (mantra, mudras, visualizzazioni, ecc…) e su concezioni falsate – è un sogno immaginario che si paga molto caro e che generalmente si conclude con amare disillusioni e con gli abissi della desolazione.

    (1) Il pelagianesimo è un'eresia ispirata al cristianesimo che prende il nome dal monaco irlandese Pelagio. Il cuore del pelagianesimo è la credenza che il peccato originale non avrebbe macchiato la natura umana e che la volontà dell'essere umano è ancora in grado di scegliere il bene o il male senza uno speciale aiuto divino.

     Dietro l'apparenza di innocenti meditazioni                  

    Il buddismo, sotto il velo di un apprendistato di innocenti tecniche meditative (di cui l'Occidente avrebbe perso la pratica, secondo le ridicole e assurde tesi guénoniane), comporta delle conseguenze dovute alla pratica di esercizi che veicolano chiaramente certe influenze spirituali ben definite, e dottrine contrarie all'insegnamento della Sacra Scrittura. Nulla è mai «neutrale» in questo campo, contrariamente a ciò che si vuole far credere agli spiriti incauti. Ne consegue che il buddismo, nelle sue differenti versioni (Tibet, Giappone, Cina e Corea), dev'essere denunciato per ciò che è, vale a dire una trappola pericolosa per un cristiano, un vicolo cieco da evitare, un itinerario moralmente pericoloso per un'anima veramente alla ricerca della Verità, un percorso incompatibile con le sante luci della Rivelazione.

    Zacharias ( La Question.net )

    Traduzione dell'originale francese "Les ignobles vérités du Bouddhisme" 

    a cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio

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    Satanismo nella Psicologia Analitica di Jung:

    peggio della Psiacanalisi di Freud

    Teologia anticristica di Jung  ( satana figlio di Dio )

    “Siccome il Diavolo è l’avversario di Cristo dovrebbe

    occupare una posizione equivalente alla sua ed 

    essere pure lui Figlio di Dio. Satana sarebbe

    il primo Figlio di Dio e Cristo il secondo”

     

    di Don Curzio Nitoglia

    Satanismo nella Psicologia di Jung

     Introduzione – Jung e Freud                                                                            

    Roma – di Don Curzio Nitoglia – Carl Gustav Jung (1875-1961) ha dimostrato un grande interesse per le religioni in genere, occidentali e specialmente orientali (1). Certamente egli è lontano dall’ateismo di Freud e dalla sua opinione negativa su tutte le religioni. Se si esamina, però, attentamente il pensiero junghiano si scorge in esso uno spiritualismo gnostico, alchemico ed esoterico molto più pericoloso del materialismo pansessualista freudiano, poiché più nascosto, e che facilmente può diventare una trappola per i cristiani (2). Occorre tener ben in mente che se Jung, come Hegel, usa concetti cristiani, tuttavia dà ad essi un significato sostanzialmente diverso da quello della teologia cattolica (3).

    (1) Cfr.: C. G. Jung, Des rapports de la psycotérapie et de la direction de conscience, in La guérison psychologique, Ginevra, 1953; in italiano le Opere complete di Jung sono state pubblicate dalla Bollati Boringhieri di Torino; (2) per esempio cfr. B. Kaempf, Réconciliation. Psychologie et religion selon Carl Gustav Jung, Berna, 1946; R. Hostie, Du myte à la religion. La psycologie analitique de C. G. Jung, Bruges, 1955; (3) Cfr. G. Goldbrunner, Individuation, Selbstfindung und Selstentfaltung, Friburgo in Breisgau, 1949; R. Hostie, op. cit., 2a ediz. Parigi, 2002; H. L. Philp, Jung and the Problem of evil, Londra, 1958; D. Cox, Jung and Saint Paul, New York, 1959; W. Johnson, The search for Trascendance, New York, 1974

     Simbolismo e relativismo religiosi di Jung                                                   

    Il fatto oggettivamente constatabile è che Jung pur professandosi cristiano/protestante relativizza tutti i concetti e i dogmi cristiani in un generalissimo concetto del “religioso”, in cui tutte le religioni si equivalgono. Inoltre egli studia le religioni nella loro relazione con la psiche umana, che per lui è la coscienza umana più l’inconscio, non come dottrine dogmatico/morali oggettive perché riguardo al problema della loro oggettività e realtà egli si dichiara agnostico. Egli giustifica il suo agnosticismo relativista servendosi della filosofia kantiana, secondo cui l’uomo non può conoscere la cosa in sé, ma solo come gli appare dopo averle applicato le sue categorie soggettive o a priori e specificatamente per Jung la realtà come ci appare dopo averle applicato le nostre strutture psichiche. Quindi supposto e non provato che Dio esista, non possiamo conoscere la sua esistenza oggettiva, ma solo come ce lo rappresentiamo grazie ai simboli che la psiche umana si forma su di lui. Il simbolo ha un ruolo essenziale nella dottrina modernista. Infatti il simbolo è un segno, che rappresenta una verità (per esempio la bandiera rossa simboleggia il pericolo).

     Modernismo e applicazione del simbolismo al dogma                               

    Ora i modernisti hanno applicato il simbolismo al dogma, che per loro non ha più un significato e valore oggettivo e reale, ma simbolico e pratico. Per esempio Dio è un simbolo, non un Ente reale e oggettivo, che esprime una interpretazione soggettiva e relativa del sentimento umano di un fatto religioso, ossia una entità immaginata dal sentimento religioso umano per aiutare l’uomo a comportarsi meglio. Così il simbolismo modernistico e junghiano svuota tutta la dottrina e i dogmi della Chiesa romana (tale simbolismo è stato condannato dal Decreto Lamentabili del S. Uffizio firmato in forma specifica da San Pio X, DB 2022-2026 (4)). Perciò la fede secondo Jung non ha nessun fondamento oggettivo e reale ma solo psicologico, sentimentale e simbolico (5). Non solo, dunque, Jung abbraccia il nichilismo teologico o la teologia apofatica di Mosè Maimonide, ma scivola nel relativismo metafisico e teologico assoluto.

    (4) cfr. R. Garrigou-Lagrange, Le sens commun. La philosophie d l’etre et les formules dogmatique, Parigi, 1909; A. Gardeil, Le donné révelé et la Théologie, Juvisy, 1932;  (5) cfr. Lettera del 10 ottobre 1959 a G. Witwer

    Satanismo nella Psicologia di Jung

     Jung  e il pan-ecumenismo                                                                              

    Inoltre egli è un teorico del pan-ecumenismo. Infatti scrive: “non posso capire perché una religione dovrebbe possedere la verità unica e perfetta(6). La fede per lui è “estremamente soggettiva” (7). La religiosità junghiana è incompatibile con la dottrina cattolica ed è molto simile a quella modernista. Quindi non è un caso se Antonio Fogazzaro, “fu tra i primi in Europa ad interessarsi della psiche umana, aprendo la strada a Bergson, a Freud e alla cosiddetta letteratura dell’interiorità [o psicologia analitica junghiana, nda]” (8). Jung tra le varie filosofie in occidente è vicino al kantismo e in oriente al buddismo.

    (6) Vedi: La vie symbolique, Parigi, 1989, p. 189; (7) Vedi: Lettera al dr. Paul Maag, 20 giugno 1933; (8) Vedi: G. Sale, Un cattolico liberale e modernista, in La Civiltà cattolica, 2 aprile, 2011, p. 9.

     La teologia di Jung  ( satana figlio di Dio )                                                  

    Il problema del male  è risolto dalla teologia cattolica nel senso di privazione di bene, mentre Jung come i manichei e i catari sostiene che il male ha un valore ontologico, reale e positivo (9). È per questo motivo che egli sostituisce alla SS. Trinità la “Quaternità” poiché alla Trinità manca l’aspetto positivo e “divino” del male (10). Da ciò egli passa a proclamare che

    “siccome il Diavolo è l’avversario di Cristo dovrebbe occupare una posizione equivalente alla sua ed essere pure lui Figlio di Dio. Satana sarebbe il primo Figlio di Dio e Cristo il secondo”  (11).

    (9) Vedi: Essai d’interprétation psycologique du dogme de la Trinité, in Essai sur la symbolique de l’esprit, Parigi, 1991, p. 206; (10) Vedi: Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 114;(11) Vedi: Essai d’interprétation psycologique du dogme de la Trinité, in Essai sur la symbolique de l’esprit, Parigi, 1991, p. 207.

      Dio avrebbe in sé il male                                                                                 

    Quindi nella “Quaternità” junghiana satana è consustanziale al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (12)Il Padre avrebbe in sé il male. Occorre ricorrere alla coincidentia oppositorum spinoziana per risolvere questo problema  (13)Insomma Dio non è il bene assoluto, Egli è anche crudele, immorale, malvagio, violento, demoniaco, infernale (14). Se Cristo e Satana sono le due mani di Dio significa che Dio agisce nel mondo sia attraverso Cristo che attraverso Satana e perciò le attività demoniache sono da attribuirsi a Dio:

    Dio ha due mani: la destra è Cristo, la sinistra è Satana” (15).

    Dio non può mostrare il suo vero volto se non anche attraverso Satana” (16)

    (12) Vedi: Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 114-1115;  (13) Vedi: cfr. Essai d’interprétation psycologique du dogme de la Trinité, in Essai sur la symbolique de l’esprit, Parigi, 1991, p. 214; (14) La vie symbolique, Parigi, 1989, p. 136, 166, 83;(15) Vedi: Lettera al pastore W. Lachat, 27 marzo 1954;  (16) Lettera al dr. E. Neumann, 5 gennaio 1952.

    Satanismo nella Psicologia di Jung

     In Jung Cristo non è il Figlio Unigenito                                                        

    Cristo non è più il Figlio Unigenito, ma “il fratello di Satana, anzi Satana è il primo Figlio di Dio e Cristo il secondo” (17)Quindi reprimere il male in sé sarebbe nefasto e significherebbe sminuire la “Quaternità” e la propria personalità. Per giungere alla buona salute psichica occorre integrare il male morale nella propria esistenza. Per male morale Jung intende gli istinti da lui chiamati “impulsi animali” e perciò l’ascetica cristiana è fonte di malessere psichico (18). L’uomo per Jung deve tendere alla completezza, perciò deve assumere la parte del “male” che è in lui e non solo prenderne coscienza o accettarsi come è, ma lavorare positivamente a integrare il male in sé. La religione per lui è “relazione con il valore più forte e non importa se sia positivo o negativo” (19).

    Freud si limita a rendere cosciente il malato delle sue ombre affinché veda da sé come uscirne”(20), mentre Jung sostiene che “l’uomo non può limitarsi a prendere atto della parte di male che è in lui, ma deve accettarla e farla propria; questa è l’unica situazione valida” (21)

    (17) Aion, Parigi, 1997, p. 71 e 75; (18) Psychologie de l’inconscient, Ginevra, 1993, p. 58 e 46; (19) Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 161; (20) Des rapports de la psycotérapie et de la direction de conscience, in La guérison psychologique, Ginevra, 1953, p. 293; (21) Psycologie et religion, Parigi, 1958, p. 154-155

     Un “precursore” di Jung: Léon Bloy                                                                

    Léon Bloy (1846-1917) è stato uno scrittore cattolico considerato da molti una specie di tradizionalista. In realtà egli ha anticipato Jung nella rivalutazione di Satana e del male. Infatti, riprendendo le teorie millenaristiche di Gioacchino da Fiore, Bloy ha riprodotto verso la fine del XX secolo una teoria esoterica vecchia di circa duemila anni: l’apocatastasi di Origene († 254), secondo cui il diavolo si sarebbe convertito alla fine del mondo e con lui i dannati, che sarebbero usciti dall’inferno per entrare in paradiso. Ma non solo, infatti in Bloy vi è addirittura una forte venatura luciferina (22), secondo la quale Satana sarebbe tornato come “liberatore” dell’uomo.

    “Il Paraclito, che fu detto il Principe delle tenebre, è a tal punto coincidente con Lucifero che separarli […] è quasi impossibile” (23).

    (22) Cfr.: R. Barbeau, Un prophète luciférien: Léon Bloy, Parigi, Aubier, 1957

    (23) L. Bloy, Dagli Ebrei la salvezza, Milano, Adelphi, 1994, p. 123

    Satanismo nella Psicologia di Jung

     La rinascita della dottrina dell’apocatastasi                                                 

    Ora questo libro scritto nel 1892 è stato fatto ristampare da Jacques Maritain nel 1905 e il medesimo Maritain ha scritto un libretto (Le cose del cielo, 1939) in cui ha ripreso la dottrina dell’apocatastasi. Nella sua Biographie (vol. I, p. 423) Bloy ha presentato lo Spirito Santo come un peccatore e Lucifero come il figliuol prodigo che è tornato al Padre ed allora viene riconosciuto come il vero Paraclito in conflitto con Gesù, il quale sarebbe stato detronizzato dallo Spirito Santo, che avrebbe preso il suo posto (L’invendable, 1909). Solo così, con Lucifero perdonato dal Padre e spodestante Cristo, si completerà la RedenzioneInoltre Bloy in pubblico si mostrava fervente cattolico, ma in privato trasgrediva la Legge divina, poiché così facendo pensava di diventare simile a Dio, secondo gli insegnamenti della cabala spuria per la quale il peccato è via di santificazione. Raissa e Jacques Maritain son stati convertiti al cattolicesimo proprio da Bloy ed è forse anche per questo che il lato oscuro e tenebroso di Bloy non è molto conosciuto, data la “onnipotenza” dei Maritain in Francia e poi in Vaticano con Paolo VI. Secondo Michel Fourcade, Raïssa Maritain, nata ebrea e «penetrata di chassidismo [la mistica o càbala ebraica luriana, ndr]», ebbe un influsso notevole sul suo sposo Jacques. Attorno ai Maritain si formò un cenacolo d’intellettuali, esteti, misticoidi che ebbero un ruolo fondamentale nella revisione della teologia della sostituzione della Sinagoga da parte della Chiesa. Uno di essi fu Léon Bloy la cui influenza sarà importante sulla coppia Maritain, un altro è proprio Charles Péguy, che dopo Bloy, è stato uno dei grandi ispiratori del filo-semitismo in ambiente cristiano.

     Conclusione                                                                                                         

    La psicologia analitica junghiana non solo aiuta l’uomo, come la psicanalisi freudiana, a prendere coscienza del male che ha in se stesso e poi a vedere da sé come uscirne, essa va oltre e insegna all’ammalato a far propria e vissuta la sua parte oscura. Ma né Freud né Jung son capaci di offrire all’ammalato una terapia delle malattie dell’anima (come invece fa la spiritualità cristiana) che costituisca un superamento reale del male e un vero accesso alla salute interiore.


    Don Curzio Nitoglia / doncurzionitoglia.net 

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    Lunedì dell'Angelo,  Aprile 6th/ 2015 – di Sergio Basile  – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Ecumenismo ed ebraismo, Benedetto XV, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Papa Francesco, Andrea Giacobazzi, Resurrezione, Settimana Santa, Vittoria di Dio e Salvezza dell'uomo, Pio XII, San Pio X, Betlemme, muro della vergogna, vergognosa situazione della Palestina, documenti dei papi contro il sionismo, Theodor […]

    Il Nuovo Ordine, la moda e l’errore dell’ecumenismo

    Il Nuovo Ordine, la moda e l’errore dell’ecumenismo

    Mercoledì,  Settembre 10th/ 2014  – di Don Floriano Pellegrini – Redazione Quieuropa,  Belluno, Roma, Don Floriano Pellegrini, Ecumenismo, Belgio, moda dell'ecumenismo, errori dell'ecumenismo, Anversa, Nuovo Ordine mondiale, a braccetto con i sommi sacerdoti, cattolicesimo modaiolo, veri testimoni, fraternità cristiana e fratellanza mondialista, Gesù non ha fatto ecumenismo, morte in croce per la verità  Il Nuovo Ordine, […]

    La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte

    La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte

    Martedì,  Maggio 5th/ 2015       – di Timothy Matthews – Redazione Quieuropa, Centro San Giorgio, Timothy Matthews, Scuola di Francoforte, Paolo Baroni, società comunista, Satana lavora nell'ombra, Satana lavora nel silenzio, Joseph de Maistre, Hegel, da Marx, da Nietzsche, da Freud e da Weber, Istituto Marx-Engels di Mosca, Lenin, György Lukács, Willi Münzenberg, Felix Weil, Università di Tübingen e di Francoforte, Martin Jay, Carl Grünberg, Max Horkheimer, Adolf Hitler, Columbia, […]

    La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte

    La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte

    Giovedì,  Giugno 25th/ 2015       – di Timothy Matthews – Redazione Quieuropa, Centro San Giorgio, Timothy Matthews, Scuola di Francoforte, Paolo Baroni, società comunista, Satana lavora nell'ombra, Satana lavora nel silenzio, Università di Tübingen e di Francoforte, Martin Jay, Carl Grünberg, Max Horkheimer, Adolf Hitler, Columbia, Princeton, Brandeis, California, Bibbia, Famiglie, Corruzione programmata, Università, Nevitt Sanford, Aldous Huxley, L'impatto della scienza sulla società, uso delle droghe psichedeliche, Joseph Califano […]

    Massoneria, Comunismo e Corruzione della gioventù: Piano per un Nuovo Ordine Mondiale – 1

    Massoneria, Comunismo e Corruzione della gioventù: Piano per un Nuovo Ordine Mondiale – 1

    Giovedì, Febbraio 18th, 2016 – di Paolo Baroni, Centro San Giorgio  – Redazione Qui Europa, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, Comunismo, Massoneria,  filiazione massonica dell'ideologia comunista, sesso, droga e rock'n'roll, Nuovo Ordine Mondiale, filiazione massonica dell'ideologia comunista, satanismo, corruzione della società, teosofia, George Harrison,  Jerry Rubin,   Willy Münzenberg, Tempio di Salomone, Papa Leone XIII, Mons Delassus, massone Lafargue, Congresso massonico di Liegi del 1865, Madame Helena Petrovna Blavatsky, Annie Besant, occultista John Symonds, Aleister […]

    Massoneria, Comunismo e Corruzione della gioventù: direttive marxiste per il Nuovo Ordine – 2

    Massoneria, Comunismo e Corruzione della gioventù: direttive marxiste per il Nuovo Ordine – 2

    Sabato, Febbraio 20th, 2016 – di Paolo Baroni, Centro San Giorgio  – Redazione Qui Europa, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, Comunismo, Massoneria,  filiazione massonica dell'ideologia comunista, sesso, droga e rock'n'roll, Nuovo Ordine Mondiale, filiazione massonica dell'ideologia comunista, satanismo, corruzione della società, Adorno, Marcuse, Scuola di Francoforte, Distruzione di una nazione, distruzione del senso morale, degenerazioni sessuali, divorzio, distruzione della famiglia, […]

    La grande eresia – Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni

    La grande eresia – Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni – 1

    Sabato, 4 Giugno/ 2016    –  di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Repubblica dell'usura, Valori cristiani, ebraicizzazione della società, protestantesimo, Banca d'Inghilterra, Diego Fusaro, causa ebraica, Cardinal Ratzinger, eresia giudeo-protestante, Test Act, L'Etica Protestante e lo Spirito Capitalismo, Max Weber, Protestantesimo  La grande eresia –  Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni – I Parte Londra & dintorni – L'intreccio […]

    Gli hanno tolto la Croce… e il gelido vento protestantizzante soffia

    Gli hanno tolto la Croce… e il gelido vento protestantizzante soffia

    Giovedi, Maggio 21st, 2015 – di Pierfrancesco Nardini –  Confederazione Civiltà Cristiana / Sez. Teramo Redazione Quieuropa,  Teramo, Pierfrancesco Nardini, Croce, Crocifisso, protestantesimo, ebraicizzazione della società, modernismo, ecumenismo, errori, distorcere la fede, potere delle immagini  Presa di coscienza verso i pericoli della protestantizzazione Gli hanno tolto la Croce… e il gelido vento protestantizzante soffia La responsabilità principale è di […]

    1870 – I congressi e la risposta dei cattolici alle persecuzioni dello stato giudaico-massonico liberale

    1870 – I congressi e la risposta dei cattolici alle persecuzioni dello stato giudaico-massonico liberale

    Martedì, Giugno 16th, 2015 – Redazione "Qui Europa" e Giuseppe Federici  –  tratto dal seminario di studi di Don Francesco Ricossa "i cattolici contro lo stato massonico: l'opera dei congressi (1870 – 1904)" Redazione Quieuropa, Giuseppe Federici, Don Francesco Ricossa, i cattolici contro lo stato massonico, l'opera dei congressi, liberalismo e massoneria, Giordano Bruno filosofo di riferimento della Massoneria, movimento […]

    Mons. Umberto Benigni – Il grande contributo della Chiesa di Cristo, all’umana civiltà

    Mons. Umberto Benigni – Il grande contributo della Chiesa di Cristo, all’umana civiltà

    Martedì,  31 Maggio / 2016       – di Elia Menta – Redazione Quieuropa, Elia Menta, Storia della Chiesa, Mons. Umberto Benigni, San Pio X, Contributo della Chiesa alla civiltà umana, Don Francesco Ricossa  Mons. Umberto Benigni – Il grande contributo della Chiesa di Cristo, all'umana civiltà  Ristampa della Storia Sociale della Chiesa: l'opera del principale collaboratore di San Pio X, […]

    Nuovo Ordine Mondiale – Sinarchia satanica che si vince con le armi dello Spirito

    Nuovo Ordine Mondiale – Sinarchia satanica che si vince con le armi dello Spirito

    Giovedì, Maggio 28th, 2015 – di Sergio Basile e Massimo Mancinelli  –  Redazione Quieuropa, Madonna di Fatima, Terzo Segreto di Fatima, Massimo Mancinelli, Sergio Basile, San Pio da Pietrelcina, San Giovanni Paolo II, Conciclio Vaticano II, Benedetto XV, Benedetto XVI, Popolo eletto, apostasia, tradimento di Dio, Giudeo-Massoneria, Ebraismo, Giusta interpretazione della Bibbia, nemici di Cristo, Ecumenismo, 13 Maggio 1981, Mehmet Ali Agca, […]

    Apparizioni di satana nelle logge massoniche

    Apparizioni di satana nelle logge massoniche

    Sabato, 25 Giugno/ 2016     – di Redazione Qui Europa – Redazione quieuropa, Leone Maurin, Duca di Frontignan, Abate Giord, satana, apparizioni di satana, Frammassoneria sinagoga di Satana, Blackwood Magazine  Apparizioni di satana nelle logge massoniche "Era costui un giovane di una ventina d'anni… il suo sguardo era di una tristezza infinita, di una disperazione profonda" La Massoneria […]

    Piano Massonico del 1995 – Eliminazione del Sacrificio Eucaristico

    Piano Massonico del 1995 – Eliminazione del Sacrificio Eucaristico

    Mercoledì,  Marzo 30th/ 2016  – Redazione Qui Europa  – Traduzione della rivista spagnola Roca viva, Febbraio 1997, José Abascal, Madrid Redazione Qui Europa, direttiva massonica, lotta costante e metodica per far scomparire la Chiesa cattolica, presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, vergintà di Maria, Stato di scisma e di apostasia, Contestazione del Papa e della sua dottrina; Controllo delle edizioni […]

    Direttive del Gran Maestro della Massoneria ai Vescovi cattolici massoni, per distruggere la chiesa cattolica

    Direttive del Gran Maestro della Massoneria ai Vescovi cattolici massoni, per distruggere la chiesa cattolica

    Giovedì,  Aprile 23rd/ 2015       – Don Luigi Villa – Tratto da "La Massoneria e la Chiesa Cattolica" – Redazione Quieuropa, Din Luigi Villa, Massoneria, Chiesa Cattolica, Piano massonico, Satana, Direttive del Gran Maestro ai vescovi cattolici massoni, Ecumenismo e dissacrazione dell'Eucarestia, Divieto per liturgia latine e velo per le donne, Liturgia: vietate di inginocchiarsi e introducete chitarre, tamburi, Desacralizzazione dei canti […]

    Ex-massone: le leggi contro la famiglia sono promosse dalle logge massoniche

    Ex-massone: le leggi contro la famiglia sono promosse dalle logge massoniche

    Martedì,  Marzo 1st/ 2016 – di Redazione Nomassoneriamacerata.blogspot.it – Redazione Quieuropa, Nomassoneriamacerata, Testimonianza, Actuall,  aborto, eutanasia, divorzio, matrimonio gay, logge di diritto umano, perché ho smesso di essere massone, Lourdes, Conversione al Cattolicesimo, intervista, Serge Abad-Gallard, leggi contro la famiglia, logge massoniche, Parigi, Francia, Massoneria, influenza della massoneria sull apolitica, fratellanza parlamentare, Jacques attali, Bilderberg Club, L'homme nomade, Jean-Marc Ayrault, […]