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  • Esclusivo – La Verità sull’Attentato della Maratona di Boston che i Media Occidentali Censurano

    Esclusivo – La Verità sull’Attentato della Maratona di Boston che i Media Occidentali Censurano

    Lunedì,  Aprile 22nd/ 2013 

    – di Sergio Basile

    Boston, Maratona di Boston, Attentato, La Verità sull'attentato di Boston, CRAFT, Usa, Attentato, Comando a Distanza, Navy Seal, www.PrisonPlanet.com, Operazioni sospette, Media Occidentali, Censura, FBI, Bugie mediatiche, Gruppo paramilitare, Chris Kyle, 11 Settembre, bomba, strage, Strategia del terrore, Accuse infondate, Violenza cieca 

     

    Esclusivo: La Verità sull'Attentato della Maratona

    di Boston che i Media Occidentali Censurano

    Attentato a Boston: Clamorosa scoperta di PrisonPlanet.com

    Stesso copione usato per l'11 Settembre? 

     

    di Sergio Basile 

    si ringraziano PrisonPlanet.com e Investigar11s.com

     Maratona di Boston – Sorpresi con le mani nel sacco…                                

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Boston – Dzhokhar Tsarnaev, 19 anni, è l'unico dei due sedicenti "attentatori" ceceni di Boston ancora vivo, ferito gravemente alla gola, "ha ripreso conoscenza e risponde per iscritto alle domande degli investigatori". A riferirlo a poche ore dall'attentato era la mittente Nbc, precisando che il giovane destava in condizioni critiche, intubato e sotto sedativi. Ma questa è la verità "vera", ci chiediamo, o l'ennesima verità di comodo, l'ennesima bufala mediatica protesa a giustificare altri tipi di malefatte? Sembra non aver davvero dubbi in merito – come vedremo – il sito PrisonPlanet.com, che sul caso ha fatto delle scoperta shoccanti, presentando prove fotografiche assolutamente censurate dai media e non considerate da chi avrebbe avuto – ed ha – il dovere di farlo.

     Processi Farsa e Processi Militari Ignorati – Le Prove di PrisonPlanet    

    Pertanto – alla luce delle imbarazzanti e (pare) schiaccianti prove fotografiche presentate dal sito – anche nell'attentato della Maratona di Boston, come ormai spesso accade con agghiacciante puntualità, bisognerebbe parlare di processi militari. Ma come sempre le autorità e i media – specie quelli occidentali –  ignorano e/o censurano sistematicamente il tutto, continuando a parlare di attacchi terroristici, senza render un reale servizio alla verità. Tuttavia, malgrado le prove, nel caso in cui i militari vengano filmati con le mani nel sacco, sarà sempre pronto un alibi preconfezionato, proteso a spiegare l'inverosimile: e ciò, magari – come in questo caso – anche dinnanzi alla scoperta di misteriori dispositivi elettronici, stranissime analogie e sospette operazioni. In tal caso ci potrebbe essere sempre qualcuno pronto a sostenere tesi diverse: magari tirando fuori la storia della strana coincidenza, della scusa della "prova di dispositivi" o l'altra fantasiosa ed efficace storiella di operazioni o esercitazioni antiterrorismo.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Prova – Militari e Agenti CRAFT  identificati                                               

    Questo sembra essere l'atteggiamento di media e governi dinnanzi alle ultime foto shock diffuse al opera del sito PrisonPlanet.com sul web e relative ad operazioni sospette – per usare un eufemismo – poste in essere da parte di alcuni agenti e militari ben individuati, appartenenti all'élitario gruppo paramilitare noto come Navy SEAL (o CRAFT). Da notare (foto sopra) l'uomo sospetto fotografato con uno strano telecomando/dispositivo in mano nei pressi della linea di arrivo della maratona.

     Perchè l'FBI non ha sequestrato le foto e i Media le censurano?               

    Generalmente in caso di attentati e/o incidenti, negli Usa tutti i video e le foto filmate da sistemi di sorveglianza e strumentazioni similari vengono immediatamente sequestrati dall'FBI prima di poter apparire in rete. Nel caso specifico – poi – le immagini censurate dai media occidentali e non prese in sonsiderazione dagli organi inquirenti statunitensi, secondo l'indagine posta in essere dal sito, portano addirittura (come possiamo chiaramente vedere dalle foto) ad identifcare chiaramente quelli che potrebbero sembrare i reali responsabili dell'attentato. Dalle foto scattate sulla scena del crimine sembrerebbero dunque emergere tutti i reali esecutori della strage di Boston. Attentato tuttavia attribuito a soggetti terzi: cioè – per ora – a presunti terroristi ceceni. Magari tra qualche giorno ci diranno che si è trattato di attentatori siriani o iraniani. Che dite? Ma entriamo nell'esame dei dettagli.

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Le Foto Verità – Agenti  in atteggiamento ambiguo e sospetto                     
     
    Guardando le foto, che fissano indelebilmente nella memoria il momento dell'attentato ed i momenti immediatamente successivi e precedenti ad esso, una domanda nasce spontanea: "Che cos'è quello strano arnese che l'ambiguo personaggio immortalato tiene tra le mani? Zoommando sulla foto, PrisonPlanet.com ha potuto constatare senza alcun dubbio come in effetti si tratti – nello specifico – di un  dispositivo radio, di controllo a distanza, chiamato Inspector Radiation Alert” – Detecta radiación nuclear (proprio del tipo di quello ritratto sopra in foto). Tra l'altro tutti gli altri uomini in divisa, ritratti ad osservare sospettosi la scena nei momenti immediatamente precedenti alla deflagrazione dell'ordigno, indossano uniformi con logo CRAFT (vedi foto). Gli stessi nei momenti immediatamente successivi alla strage (vedi foto sopra, particolare a destra) venivano ancora fotografati dileguarsi rapidamente dalla scena.
     
     Spuntano Loghi "CRAFT"   e nomi ben precisi                                                    
     
    Ma questa almeno uno degli uomini del Navy SEAL, ritratti in foto, sembra avere un nome ed un cognome: Chris Kyle, agente che si è prestato in passato a numerose missioni nell'ambito di operazioni del gruppo paramilitare Usa. Come traspare chiaramente dalle foto Chris Kyle in una missione appare con in testa il berretto "FOX The Craft". Lo slogan del gruppo è – in tal senso – piuttosto ambiguo, quanto – per contrasto – eloquente e beffardo: "La violenza non risolve i problemi".  
     
     Le Compromettenti foto tratte dal sito Craft                                                        
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Altre pesantissime quanto indiramabili ombre sul caso, inoltre, ce le offre – nota PrisonPlanet – proprio il sito della Craft, all'interno del quale spuntano imbarazzanti analogie con le dinamiche ed i dettagli dell'attentato di Boston: in particolare l'attenzione del sito è catturata dallo zaino contenente la bomba fatta esplodere. Curiose analogie emergono dall'analisi del modello di zaino usato dagli attentatori e dalla comparazione della foto dello stesso con il modello dato in dotazione agli uomini della Craft (vedi particolare della foto sopra, a destra). Altre foto compromettenti ritraggono poi alcuni dei protagonisti presenti sul luogo dell'attentato – a Boston –  in un congresso presso un padiglione del gruppo paramilitare in questione. Ben in vista appare il logo della CRAFT, impresso su pantaloni, stivali e casacche. Anche stavolta – ci chiediamo -magari fugati i dubbi sulla presunta pista cecena, punteranno il dito verso Assad o qualche ipotetico terrorista mediorientale? Che dite?
     
    Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)
     
    Si ringraziano PrisonPlanet.com e Investigar11s.org
     

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     Bomba a Boston – Video Correlato                                                                                                

     
     

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  • Ciao Melissa! – L’ultimo arrivederci ad un angelo

    Ciao Melissa! – L’ultimo arrivederci ad un angelo

    Martedì, Maggio 22th / 2012 

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Brindisi / Mesagne / Attentato / Mafia / Terrorismo / Esplosione / Bombe / Istituto Morvillo Falcone / Scuola / Legalità / Studenti / Funerali /  Melissa Bassi   

    Brindisi: attentato alla "Morvillo-Falcone.

    L’ultimo saluto a Melissa

    La cittadina pugliese reagisce con il ritorno alla

    normalità: “Non dobbiamo dargliela vinta

    a quegli assassini, entriamo a scuola

    Melissa Bassi – L’ultimo arrivederci ad un angelo

    Brindisi – Il ritorno alla quotidianità è la risposta che Brindisi vuole dare all’attentato in cui, sabato scorso, ha perso la vita la 16enne Melissa Bassi a seguito dell’esplosione di tre bombe davanti alla scuola pugliese intitolata a Francesca Morvillo e Giovanni Falcone. Erano le 7.45 di sabato, quando “qualcuno” ha azionato il timer collegato a tre bombole del gas, posizionate nei pressi dell’istituto professionale,  la cui esplosione ha gettato Brindisi in un vero e proprio inferno e frantumato i sogni e la vita di una ragazzina che, come ogni mattina, si stava recando a scuola. Nessuno immaginava che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno. Ieri, studenti e studentesse della Morvillo-Falcone, nonostante tutto, si sono ritrovati presso l’istituto professionale: dall’autobus proveniente da Mesagne, il paese di Melissa, sono scesi gruppetti di ragazze che si tenevano per mano, quasi come se il contatto umano rendesse tutti più uniti e più forti davanti ad una disgrazia come questa. Quella scuola non è più la stessa: dalla polvere, dal rumore dell’esplosione, dalle ceneri, dalle sirene di autoambulanze e polizia di sabato scorso, alle lacrime, ai fiori sparsi sulla strada, alle frasi dedicate alla compagna scomparsa che, oggi, “decorano” l’istituto.  Un attimo, un solo attimo legato allo schiacciamento di un tasto di un telecomando per innescare paura e dolore e colpire al cuore la cittadina pugliese. Altre studentesse hanno pagato le conseguenze della scelleratezza umana: Selena, Azzurra, Vittoria, Vanessa,  ricoverate presso l’ospedale di Brindisi e Veronica, la più grave, ricoverata invece a Lecce.

      Non dobbiamo dargliela vinta a quegli assassini!  

    Che fai piangi? – chiede un professore ad una studentessa in lacrime che si rifiutava di entrare a scuola – Non dobbiamo dargliela vinta a quegli assassini. Vieni, noi oggi dobbiamo entrare a scuola perché non possono vincere loro”. Così Brindisi reagisce al dolore, con il ritorno alla normalità. Nessuna lezione da seguire, ma al suono della “solita” campanella entrano tutti e poco dopo escono di nuovo ed esponendo due striscioni che recitano “Melissa sarai sempre nel nostro cuore” e “Non ci fate paura”, si recano tutti insieme all’istituto Ettore Majorana per una conferenza sulla legalità, alla quale non è voluta mancare il Ministro della Giustizia, Paola Severino, la quale ha affermato che “Oggi, dalle scuole arriva un grande segnale di coraggio e forza, giusta reazione alla violenza bruta”. Violenza bruta di qualcuno, responsabile dell’attentato, che ancora è in libertà. Un video inchioda un uomo in giacca scura e camicia chiara che, ripreso da telecamera, sembra azionare il telecomando con cui ha “pilotato” l’esplosione. I media si sono trasformati, come al solito, in inquirenti incaricati di risolvere il caso: dopo aver lanciato la notizia della pista mafiosa, poi di quella del terrorismo, hanno provveduto alla diffusione dei fotogrammi che dovrebbero “inchiodare” il sospettato e renderlo responsabile di un gesto isolato dettato da pura follia.

      Il monito di monsignor Talucci e l'arrivederci  

    Ieri, a Mesagne, i funerali di Melissa: migliaia di  persone hanno voluto dare l’ultimo saluto alla ragazza con un grande e lungo applauso. Le esequie sono state celebrate nella chiesa madre “Tutti i Santi” da Monsignor Rocco Talucci che nell’omelia ha ricordato l’importanza della conversione per coloro che sono stati i responsabili della morte di Melissa. “Costituitevi – sollecita monsignor Talucci, arcivescovo di Brindisi  e Ostuni – Meglio una punizione della giustizia umana che rimanere a lungo in una falsa libertà che diventa presto un’autocondanna, un’autodistruzione.”  Tanti, gli esponenti del mondo politico presenti ai funerali della giovane: tra essi, i ministri Francesco Profumo (Istruzione), Annamaria Cancellieri (Interno) e Paola Severino ( Giustizia ), il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed il premier Mario Monti. Tra gli altri anche il presidente della Regione Puglia, Nichy Vendola. Assente, però, il più grande rappresentante dello Stato: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non c’era. Grande assenza del mondo politico che non può non essere notata. Noi di Qui Europa esprimiamo la nostra vicinanza, con la preghiera,  a Brindisi e, soprattutto, alla famiglia della piccola Melissa. 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)