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  • La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica e bluff ideologico

    La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica e bluff ideologico

    – Lunedì, 27 agosto / 2018 –

    di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto

     Redazione Quieuropa,  Dublino, ipocrisia, pedofilia, Talmud, Chiesa, Benedetto XVI, Bergoglio 

    La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica,

    realtà aumentata, bluff ideologico

    Pedofilia: la strategia ipocrita dei nemici della Chiesa e della

    massoneria, per distruggere la credibilità di tutto il clero

    e annientare la fede nel cuore dei credenti

     

    di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto

    Bufala chiesa pedofila

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Riflessione sulla missione punitiva di Bergoglio 

    Dublino, Roma – di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto La piaga della pedofilia nella Chiesa Cattolica, statistiche alla mano, occupa uno spazio davvero marginale, eppure la stampa negli ultimi giorni sta ingigantendo oltremodo il fenomeno con titoli da prima pagina che fotografano ben altre realtà, aumentate e romanzate, che non trovano assolutamente corrispondenza nella vita reale. Quello della pedofilia sembra essere diventato ad un tratto "il problema della Chiesa": l'aborto (cioé l'uccisione legalizzata di un essere umano indifeso) e la scristianizzazione, per contro, sembrano non entrare più di tanto tra le preoccupazioni delle gerarchie vaticane. Molto strano davvero!

    "Un'ora e mezza di faccia a faccia diretto con otto vittime di preti pedofili. Per ribadire ancora una volta la volontà della sua Chiesa di non voltare più lo sguardo e la politica di tolleranza zero verso i responsabili degli abusi. Papa Francesco ha concluso così la prima giornata della sua visita in Irlanda, Paese fra i più colpiti dalla piaga della pedofilia dei religiosi. (…) Il Papa è arrivato in Irlanda parlando di "crimini ripugnanti", per la Chiesa e per lui stesso, "causa di sofferenza e di vergogna". Ha toccato il tema subito, al Castello di Dublino, in apertura della visita per l'Incontro mondiale delle famiglie, parlando davanti alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Poi ha ribadito il concetto nella messa nella cattedrale della città".

    Così Repubblica, storicamente una delle frecce anti-cattoliche più affilate e penetranti in dotazione alla faretra del club comunista, ed ancora – malgrado il sensibile calo dei lettori – una delle più efficaci armi di distrazione di massa, ha commentato la missione punitiva di Bergoglio in terra d'Irlanda. Bergoglio, come un disco rotto, è tornato sull'argomento, spiazzando tutti, anche nella giornata di ieri, durante la SS. Messa con le famiglie, anziché affrontare con enfasi e preoccupazione il tema spinoso e gravissimo della storica legalizzazione dell'aborto nella "cattolica Irlanda", voluta dopo il Si al referendum dello scorso 25 maggio.  A molti la sua più che una visita pastorale sulla vocazione cristiana delle famiglie,  è parsa una vera e propria missione punitiva a senso unico,

                     quasi come se la Chiesa Cattolica si fosse trasformata d'improvviso

            nella responsabile universale di tutti i crimini di genere, commessi nel mondo.

               Una sorta di enorme parafulmine posto dinanzi al tribunale unico globale.

    Vista l'enfasi ingiustificata sul binomio cognitivo forzato Chiesa-pedofilia, verrebbe da chiedersi: su mandato di chi questa improbabile contro-crociata? La risposta è appena dietro l'angolo! A ben vedere, specie negli ultimi anni, accade fin troppo frequentemente che certi “zelanti” pastori facciano a gara per rivangare, a ritmi periodici, le solite questioni trite e ritrite sulla pedofilia di certa parte del clero, come apparso ultimamente a caratteri cubitali in prima pagina, non solo su Repubblica, ovviamente, ma perfino su “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, e con un'ostentazione disgustosa di chi si gloria di sputare nel piatto in cui mangia. Allora, in sintonia con quanto già espresso dalla stimata scrittrice, ed amica, Patrizia Stella

             "E’ ora di chiarire una volta per tutte la questione e mettere a tacere,

                    non solo i giornalisti laici, ma soprattutto certo clero fanatico

                         ed ignorante, dal retrogusto amaramente bergogliano”

     Il tribunale mondialista dei giudizi sommari      

    Allora accade che, cavalcando l'onda anomala di Dublino e della "missione" del "vescovo di Roma", si vada avanti tra giudizi sommari e tribunali popolari in puro stile termidoriano, tanto chi mai potrà controllare il numero effettivo dei ragazzi molestati? La rivoluzione è stata accesa e la ghigliottina è pronta per tutti!

                     Calunniate calunniate, qualche cosa resterà, diceva Voltaire!

    D'altronde è ormai risaputo che i calunniatori e i corrotti non ci rimettono nulla perché protetti anche da eventuali denunce. Ma squarciando il velo della falsa retorica e del luogo comune, da un'analisi storica dei fatti più approfondita ed oggettiva, e' sconcertante constatare come la propaganda a senso unico sulla pedofilia sia diventata un'arma contro la Chiesa Cattolica nel suo complesso. Negli anni Quaranta/Cinquanta – come rivelava nel 1954 la grande scrittrice italo-statunitense Bella V. Dodd, nel suo libro autobiografico "The School of Darkness"

                    mille e cento falsi preti comunisti/massoni furono infiltrati

            dal Partito Comunista americano – CPUSA – nella Chiesa Cattolica,

                                   nelle piu' alte sfere, per destabilizzarla.

            Costoro avviarono ogni sorta di nefandezza morale e dottrinale

                            per corrompere dall'interno la Sposa di Cristo

    e trasfigurare in negativo la sua immagine dinanzi ai tribunali rivoluzionari pronti a gettare sentenze preconfezionate sui prelati e su duemila anni di storia. Fu proprio in quegli anni che il problema pedofilia, curiosamente, iniziò a divampare. I casi di "veri preti pedofili" purtroppo ci sono, negarlo sarebbe anacronistico, e questo non è l'obiettivo del presente articolo. Ma costoro sono una percentuale statisticamente irrisoria rispetto alla maggioranza dei casi complessivi e rispetto ai reati di pedofilia commessi strategicamente dai falsi preti massoni, per infangare il nome di Santa Madre Chiesa (Cattolica).

            L’Istat parla di una percentuale minima, cioè dello 0,1% in tutto il mondo

                          di sacerdoti cattolici che si macchiano di questo peccato,

    dato ben al di sotto alla percentuale che si riscontra anche per molte altre istituzioni

      sociali, civili, religiose, sportive, mediche, militari, ecc., delle quali nessuno parla mai!

                                                    _____________________

    Secondo i dati CENSIS, che si basano sui dati ministeriali elaborati dal prof. Mastronardi,

                       circa lo 0,07% dei casi di pedofilia in Italia riguarda il clero;

       questa è infatti la percentuale di sacerdoti italiani condannati per pedofilia in 50 anni,

                mentre nella società civile esistono invece 21 mila casi di pedofilia ogni anno

                                                             (1 ogni 400 minori)

    Allora si tende ad estirpare la pagliuzza, mentre l'evangelica ed invisibile trave continua ad occupare il teatro della storia, ma i commedianti non ne avvertono l'ingombro, anzi la cavalcano con fierezza e ipocrisia.

     La linea di Benedetto XVI e Giopanni Paolo II             

    Il 16 maggio 2011 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò una lettera «per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici», nella quale si invitano i vescovi ad applicare le norme del Diritto canonico e a collaborare con le autorità civili. In particolare, i vescovi devono: incontrare ed ascoltare le vittime di abusi sessuali, seguendo l'esempio di Benedetto XVI; creare ambienti sicuri per i minori allo scopo di riconoscere ed intervenire in caso di abuso sessuale; prestare attenzione alla formazione dei seminaristi e dei sacerdoti appena ordinati, ricordando le parole di Giovanni Paolo II: «Non c'è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani»; cooperare con le autorità civili. Infine, il testo riassume la legislazione in vigore per questi delitti, ricorda che la prescrizione è di vent'anni, calcolati a partire dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima e fornisce indicazioni sul modo di agire nel trattare i casi di abuso sessuale. Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d'Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell'Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell'Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa»

     Un'ipocrita regia                                                                  

    Alla luce dei dati statistici sopra riportati e di queste due diverse linee di demarcazione del problema, affrontate in termini del tutto diversi (antitetici) da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, rispetto a Bergoglio, risulta chiaro il fatto che oggi più che mai ci sia  un'ipocrita regia che omette delle verità inconfutabili: non dice come il libro di riferimento dei massoni – assieme alla Cabala – cioé il Talmud, consideri la pedofilia "normale", circoscrivendo il problema nel solo ambito "cattolico". Hollywood stessa, acclarata enclave giudeo-massonica, è un covo di immoralità sessuale di ogni specie, dove i casi di abusi sessuali su minori, negli ultimi decenni – quelli passati in un modo o nell'altro tra le maglie di una fitta rete di omertà – neppure più si contano. Eppure, guardacaso, ad emergere in negativo a livello mediatico è sempre e solo la Chiesa Cattolica. Come mai?

       Nel Talmud la pedofilia viene giustificata, anzi è permesso il "possesso" di ragazze

               con età inferiore a 14 anni, definite “schiave designate a tal scopo”.

    Il "libro sacro" a seguaci dell'ebraismo e a giudeo-massoni, inoltre, per adulterio intende

                         solo l’effettivo atto sessuale, inteso come penetrazione.

             Ogni altra forma di rapporto perverso, di conseguenza, è giustificato.

    Perfino il rapporto sessuale con un bambino di età inferiore ai tre anni, nel Talmud,

                                                  non è ritenuto adulterio.

                                   _______________________________

        “I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d’età sono leciti.”

                                                (Talmud, Sanhedrin, 69b)

    Eppure negli ultimi anni, molti film hollywoodiani (si pensi al premio Oscar "Il Caso Spotlight"), nati nell'humus dell'infelice e dorata isola ebraico-massonica più incensata e potente al mondo, sembrano non contemplare questa realtà, remando forsennatamente a senso unico contro l'odiata Chiesa Cattolica, pur sapendo che il fenomeno dell'infiltrazione giudeo-massonica nella Chiesa è oggi una realtà inconfutabile; pur sapendo – d'altro canto – che tutti i testi sacri del Cattolicesimo condannano apertamente la pedofilia, come uno degli abomini più gravi agli occhi del Signore; pur sapendo (come la stragrande maggioranza degli ebrei e dei massoni che dominano Hollywood sanno) che il Talmud, al contrario della Sacra Bibbia, legittima la pedofilia. Dunque l'ipocrisia regna sovrana e l'occulta regia anti-cristiana che muove la macabra danza mediatica emerge in tutto il suo squallore. In merito il recente caso delle accuse al "Coro di Ratisbona" è solo l'ultimo colpo basso di una lunga serie di attacchi strategici, ben architettati e mirati, alla Chiesa di Cristo.  Per fortuna il Vangelo a differenza del Talmud non approva la pedofilia ma la maledice, e per fortuna c'e' il 99% dei sacerdoti cattolici che la deplorano e combattono in ogni sede. Costoro, tuttavia, non fanno notizia, non trovano i favori dei media manovrati dalla giudeo-massoneria. Anche Bergoglio, dunque, dall'alto del suo ministero "cattolico" (?) dovrebbe parlare di questi scandali taciuti, anziche' vedere solo quello che i media corrotti vogliono farci vedere e credere.

     Una bufala storica montata ad arte                         

                 Illuminati dal faro della storia, della religione e della verità oggettiva,

            possiamo concludere cha la pedofilia del clero cattolico è una semi-bufala,

              una realtà aumentata e deformata; una panzana in gran parte inventata

     sotto il pontificato di Benedetto XVI per screditare e far sparire la Chiesa tradizionale

    che praticamente non esisteva sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, il "santo subito". Non ci sarebbero riusciti a far passare questo fantasioso teorema con autorevoli personaggi del calibro di Papa Sisto che – proverbialmente – "non perdonava neanche a Cristo". Egli – 227° papa della Chiesa Cattolica (1585-1590) – con una serie quasi infinita di bolle sconvolse motu proprio le decisioni del Concilio di Costanza (1414-1418). Tra l'altro, impose al clero l'obbligo assoluto di indossare il camicione. Tolse quest'obbligo il mondialista Giovanni XXIII, colui il quale inaugurò il Concilio Vaticano II favorendo l'infiltrazione della Massoneria nella Chiesa Cattolica; ovvero colui il quale eliminò anche la celebrazione della Santa Messa in latino. Benedetto XVI aveva ripristinato il rito latino e aveva programmato importanti riforme riprendendo aspetti della tradizione che avrebbero ridato dignità alla Chiesa. Scandalo e peggio aveva provocato la sua lectio magistralis all'Università di Ratisbona in Baviera il 12 settembre 2006. Il discorso causò violente reazioni anche nel mondo islamico, soprattutto a causa di una citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, tratta da un suo scritto sulla guerra santa redatto intorno al 1400. Al discorso di Ratisbona seguirono proteste di piazza, incendi di chiese e di luoghi di culto cattolici nei paesi islamici di qualsiasi tendenza, sciita o sunnita o ismaelita, ecc., crimini in effetti mai terminati. Perfino la massonica Commissione europea – probabilmente per salvare la faccia – difese la libertà di espressione del Papa. Così pure l'autore dei versi satanici, lo scrittore indiano Salman Rushdie:

        "sono scioccato! (dichiarò). La Chiesa ci ha messo 400 anni per scusarsi con Galileo,

                    ma il mondo islamico ha preteso che il Papa si scusasse in 8 minuti".

    Lo sciita iraniano ayatollah Khomeini condannò a morte Salman Rushdie, che tuttora vive nel Regno Unito sotto protezione. Male furono destinati gli editori del libro: uno fu ammazzato, gli altri feriti. Condanne per Benedetto XVI piovvero dai gesuiti e dalla Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC). Improvvisamente si scoprì che i preti erano pedofili dagli anni '30. Pedofili a tutto spiano sotto il defunto santo subito.

     Ci vorrebbe un Papa Sisto V                                     

    Papa Sisto V ci avrebbe messo poco a sistemare la quaestio. La sua risolutezza non fu mai un mistero per i veri storici: egli non esitò a rompere le relazioni diplomatiche con i paesi che utilizzavano la propaganda per affossare la Chiesa. Scomunicò senza mezzi termini e tentennamenti diversi principi e re. E – badate bene – scomunicare voleva dire cancellare i diritti di successione per gli eredi al trono e dispensare i sudditi dall'obbedienza al re. Egli aveva perfino finanziato la spedizione dell'Invincibile Armata di Filippo II di Spagna contro l'Inghilterra. Ma una tempesta fece quello che non riuscì a fare la marina inglese. Papa Sisto, "che non la perdono' neanche a Cristo", come scrisse in un sonetto romanesco Maria Gioachino Raimondo Belli nel 1800, tra le altre mille cose fece erigere l'obelisco in Piazza San Pietro. Morte lo colse mentre progettava il trasporto del Santo Sepolcro in Italia: era stato professore di metafisica, diritto canonico e teologia come Benedetto XVI. Gliel'avrebbe fatta vedere lui a quelli che accusano categoricamente i preti di pedofilia, gettando indiscriminatamente un alone di vergogna e sventura su tutta la Madre Chiesa,  e che piangono per essere stati sedotti da preti pedofili, per ottenere lauti risarcimenti e infangare sistematicamente la Sposa di Cristo. Ebbene si! Ci vorrebbe proprio un Sisto V!

    Sergio Basile, Giovanna Maddalena Sisto (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Giovedì,  19 giugno / 2014

     – di Chiara Comini  

    Redazione quieuropa, Unione europea, Chiara Comini, Onu, Pedofilia, Kinsey Institute 

    L’ONU accredita con uno speciale riconoscimento un

    Istituto che ha legami con la pedofilia

    Il piacere del diavolo e la via dell'Europa Mondialista

     

    di Chiara Comini

    Onu, Europa e Pedofilia - Kinsey Institute

     Mondialismo e Pedofilia – La curiosa via dell'ONU                                   

    New York, Bruxelles – di  Chiara Comini – Il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction, è un istituto fondato nel 1947 presso l’Indiana University che ha come fine quello di indagare, diffondere e sensibilizzare la gente alla cultura del sesso. Questo organismo è stato accreditato lo scorso 23 Aprile dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC ) con uno speciale status. ECOSOC è uno dei 6 organi delle Nazioni Unite impegnato nei seguenti settori: 1) sviluppo sostenibile; 2) sviluppo sociale; 3) questioni di genere; 4) popolazione e sviluppo; 5) diritti dell'umanità. Uno dei punti principali di cui si occupa Ecosoc è “il rispetto universale per i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti a prescindere da razza, sesso, etnia religione o lingua.” Le Organizzazioni Non Governative possono lavorare con le Nazioni Unite ed entrano in ECOSOC con lo status di “Consultative”. Esistono poi tre categorie di Consultative: la prima è detta General Category, ed è la più importante,  poi troviamo la Special Category, definita un livello intermedio, e  infine Roster. Definito l’ambito in cui ci troviamo, torniamo a parlare del Kinsey Institute, che appunto è stato insignito del titolo "Special Category" nella sua collaborazione con le Nazioni Unite. Ciò che lascia perplessi è che tale ente sia stato fondato da Alfred Kinsey (vedi link in allegato:  il Nuovo Ordine Sessuale finanziato dai Rockefeller) una persona a dir poco di dubbia fama. Novaterrae, in un articolo del 29 Gennaio 2014, ci racconta a riguardo: "Alfred Kinsey ha affermato che i bambini sono sessuali fin dall’infanzia". Le sue fonti principali erano uomini adulti che hanno registrato i particolari dei loro contatti sessuali con i bambini per il suo libro Sexual Behavior in the Human Male.

     Sexual Behavior in the Human Male                                                            

    Un uomo ha fornito dettagli a Kinsey dei propri abusi perpetrati tra il 1917 e il 1948, illustrando il tutto nella Tabella 34 nel libro di Kinsey. Si registra il numero di “orgasmi” in determinati periodi di tempo da parte di bambini a partire da appena cinque mesi fino a 14 anni. L’orgasmo è definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”, o si descrive che il bambino “si allontanerà con forza dal partner e potrà fare tentativi violenti per evitare di raggiungere l’orgasmo, anche se trae un certo piacere dalla situazione.” Non sfugge qualcosa? Cito nuovamente: "Orgasmo definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il piacere del diavolo e l'UE                                                                                

    E’ folle chi legge, se pensa che qui si voglia far passare una palese violenza sessuale nei confronti di bambini, addirittura di neonati (“ a partire da appena cinque mesi”), come qualcosa che in realtà dà piacere? Come qualcosa di naturale? E chiediamoci: come è possibile che un bambino di cinque mesi si mostri accondiscendente per un rapporto sessuale? Il dubbio allora è solo uno: si vuol far passare la pedofilia come qualcosa di normale o la si vuol chiamare in un altro modo? Siamo alla follia pura!Follia approvata dall’Unione Europea, la quale evidenzia in ogni modo possibile la sua “apertura” verso la pedofilia; basta leggere il documento dell’OMS sugli Standard per l’educazione sessuale in Europa, che come Kinsey (uno dei padri della teoria del genere),  parte dal presupposto che il bambino è già da sempre sessualizzato. Con queste premesse la conseguenza è che la pedofilia diviene un orientamento del tutto lecito e legittimo. Già nello scandalo Dutroux troviamo una lista di nomi di “potenti”, tra cui persone di alte cariche anche a livello europeo. Alla luce di tutto ciò la domanda spontanea è: quale direzione ha intenzione di prendere l’Europa in tal senso? Sembra abbastanza chiara se si analizzano obiettivamente i pochi suddetti fatti, che sono solo alcuni esempi. Molte persone oggi non si rendono conto  che questo rappresenta una reale preoccupazione, qualcosa su cui occorre informarsi e prendere posizione. Molti pensano che siano fandonie, paradossi. Il punto, però, è nella sua assurdità molto semplice: perché in un mondo che fa attenzione a tutto, che giustamente pretende garanzie su garanzie nei confronti dei lavoratori, specie se a contatto con minori, l’ONU collabora con un istituto per le ricerche sul sesso, genere e riproduzione, fondato da un pedofilo?

     Jones: "Kinsey era un maniaco sessuale, pedofilo, dedito alle orge…"     

    Leggiamo dal Corriere della sera del 13/12/97: Secondo James Jones, uno storico rispettato, Kinsey era un maniaco sessuale: masochista (in età avanzata si autocirconcise con un coltellino senza anestesia) dedito alle orge, con tendenze pedofile, non alieno dai ricatti e fondamentalmente gay, nonostante il matrimonio. Non a caso, i soggetti delle sue ricerche, tutti volontari, sarebbero stati in buona parte molestatori, prostitute, pervertiti e così via". Jones racconta che Kinsey seduceva gli studenti, soprattutto i maschi, per soddisfare i propri appetiti e giungeva al punto di organizzare orge tra i collaboratori e i volontari, con la partecipazione anche della moglie e di filmarli, un po’ per tenerli in pugno, e un po’ per studiare la sessualità dal vivo. "Con questo sistema – aggiunge lo storico – egli riuscì a farsi finanziare da alcune fondazioni, inclusa la Rockefeller.”

     L'allarme rosso – Una domanda che dobbiamo porci                                  

    Quanto mancherà, continuando di questo passo, che si arrivi alle battaglie per far passare la pedofilia come un normale orientamento sessuale? Ci sono già organizzazioni che lo richiedono, e… se si pensa che la pedofilia è ben radicata ai vertici del potere, diffusa più di quanto non si creda tra le alte cariche; se analizziamo obiettivamente i passi dell’Unione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in tal senso; se consideriamo le dichiarazioni di qualche noto personaggio, in linea con il pensiero del  ‘bambino sessualizzato’ … non possiamo evitare di porci qualche domanda.

    Chiara Comini (Copyright © 2014 Qui Europa)

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    Giovedì, 7 giugno / 2018 

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio / eurodeputato

     Redazione Quieuropa, Mario Borghezio, Parolin,  Bergoglio,  Bilderberg,  Mondialismo       

    Lettera aperta – Borghezio "interroga" il Papa

    su Parolin al Bilderberg

    Santità non ritiene necessaria una chiara precisazione?

     

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio / deputato europeo

    PAROLIN AL BILDERBERG

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Parolin al Bilderberg? – Lettera aperta al Papa   

    Bruxelles Comunicato stampa di Mario Borghezio / eurodeputato   “Santo Padre, Le riunioni del Bilderberg – al di là di ogni malevola narrativa cospirazionista – sono oggettivamente un importantissimo appuntamento annuale dei poteri forti mondialisti, con la dichiarata finalità di raccogliere le riflessioni e le vedute di esponenti al massimo livello della finanza, dell’economia e della politica. Il tutto con modalità che ritengo altrettanto oggettivo definire, quantomeno, estremamente riservate. Ha molto colpito l’opinione pubblica, Santo Padre, la presenza del Segretario di Stato, Cardinale Parolin, una “prima” in un consesso del genere. E’ immaginabile che l’alto onore sia stato determinato dal fatto che l’autorevolissimo prelato è l’architetto dell’accordo storico Cina-Vaticano, che peraltro il governo comunista cinese definisce ‘sinicizzazione’ della Chiesa.

                Santità, non ritiene urgente e necessaria una chiara precisazione

                      sul fatto che una presenza a questo livello non significa

           un’adesione ai principi e agli obiettivi – noti a tutti – del Bilderberg Club

    cioè proprio di quelli che la sua predicazione, Santo Padre, colpisce e fustiga in ogni occasione come uno dei mali che affliggono questa nostra epoca, in cui pochi ultraricchi comandano su miliardi di poveri e indifesi di tutte le razze?” Umilmente,

    Mario Borghezio / eurodeputato

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    8 gennaio 2018

     

     

     

  • Padre Weinandy: “Santità, confusione, ambiguità e nomine sconvenienti”

    Padre Weinandy: “Santità, confusione, ambiguità e nomine sconvenienti”

    Giovedì, 2 novembre/ 2017 

    – di Sergio Basile – 

     Redazione Quieuropa, Lettera di Padre Thomas Weinandy, Usa, Bergoglio, Trasparenza nella Chiesa 

    Padre Weinandy: “Santità, confusione, ambiguità e

    nomine di vescovi lontani dalla tradizione cattolica"

    Il teologo statunitense che scrisse a Bergoglio, sospeso dal ruolo di

    Consultore dei Vescovi, dalla Conferenza episcopale Usa

     

    di Sergio Basile

    SOSPESO PADRE WEINANDY

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La lettera a Bergoglio e il "Caso Weinandy"        

    Roma – di Sergio Basile – Lo scorso 31 luglio 2017 il teologo statunitense padre Thomas Weinandy (il primo nella foto grande da sinistra) beneamato membro dei Frati Minori Cappuccini, classe 1946, ha reso pubblica una lettera indirizzata a Papa Bergoglio, ricevendo attestazioni di stima da parte di numerosi teologi, sacerdoti e laici. Tuttavia, nelle settimane seguenti al "caso" nato da questa coraggiosa decisione, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, presieduta dal Cardinal Daniel Di Nardo, primate dello stato del Texas dai noti slanci ecumenici (di recente ha pubblicamente elogiato i rituali dell'ebraismo, durante un incontro ecumenico con la comunità ebraica: vedi qui Cardinal praises Jewish ritual ) ha chiesto al prelato di rassegnare le dimissioni dal ruolo di Consultore dei Vescovi. Lo ha reso noto nelle scorse ore la rivista Catholic World Report (vedi qui Theologian resigns from USCCB committee after publishing letter to Pope Francis). Eppure Padre Weinandy, entrato nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini nel 1966 e ordinato nel 1972, dalle ricerche fatte e dai testi esaminati (es.: The Father's Spirit of Sonship: Reconceiving the Trinity, del 1995  e Sacrament of Mercy: A Spiritual and Practical Guide to Confession, del 1997) è quello che si dice "un uomo di fede cristallina" e non soltanto uno mero, prolifico, scrittore cattolico. Lontano anni luce, evidentemente dalla forma mentis e dalle bizzarre esternazioni (e macchinazioni) di personaggi ambigui, come l'attuale responsabile-garante dei media cattolici in Vaticano, Padre James Martin: l'alto prelato della curia romana bergogliana caro ai modernisti ed amante della cultura gay e della musica metal (vedi qui Dal metal al gay – Padre James Martin: chi è costui?). Ma gli esempi ed i confronti improponibili potrebbero essere molti. Troppi, per passare inosservati a chi ha davvero a cuore il fututo e la missione della Chiesa di Cristo.

     Chi è Padre Thomas Weinandy?                            

    Padre Weinandy è un uomo di Dio stimato in tutta la Chiesa americana, autore di numerose opere accademiche di rilievo e fedeli alla dottrina della Chiesa (vedi allegati). Ha conseguito una laurea in Filosofia presso il Collegio S. Fidelis, Herman, Pennsylvania nel 1969; in Teologia Sistematica al Theological Union di Washington nel 1972, e il Dottorato in Teologia storica al King College di Londra nel 1975. I suoi principali ambiti di competenza sono la Storia della Cristologia, in particolare la patristica, medievale e contemporanea, la storia della teologia trinitaria, la storia della soteriologia e le nozioni filosofiche di Dio. Ha insegnato presso l'Università di Georgetown, l'Università del Monte St. Mary a Emmitsburg, Maryland , l'Università francescana di Steubenville e il Loyola College di Baltimora. Il francescano, dunque, non è di certo l'ultimo arrivato e la sua è una voce di peso nel mondo cattolico: non soltanto oltreoceano. Chiediamoci allora:

                              come mai un uomo della sua posizione

         dedide all'improvviso di rischiare tutto e uscire così allo scoperto?

                     Se non fosse stato animato da sentimenti sinceri

                           protesi ad un dialogo filiale con Bergoglio,

               avrebbe forse messo a repentaglio tutta la sua carriera

                                         e il suo stesso ministero?

    Evidentemente no! Negli ultimi deceni ha inoltre ricoperto numerosi incarichi di vertice all'interno della Chiesa Cattolica americana. Insomma, non possiamo considerare l'alto prelato americano – con 23 pubblicazioni all'attivo (vedi allegato) – un opportunista, uno sprovveduto o un ignorante in materia dei fede cattolica. Ma al di là dei meriti e dei titoli, che oggi non di rado, purtroppo, possono essere l'immagine speculare di un carrierismo esasperato e becero, c'è qualcosa di più! Il francescano è un anti-conformista, dotato in abbondanza di quel coraggio evangelico "schietto" che oggi, purtroppo, è una virtù di cui molti vescovi e cardinali sembrano deficitare.

     Difensore della dottrina Cattolica di sempre          

    Così, nel 2011, Padre Weinandy parlò di Papa Benedetto XVI:

               "vede Gesù come qualcuno che desidera incontrarsi con il mondo

         e che sta facendo del suo meglio per cercare di offrire questa opportunità". (1)

    In occasione di un intervento all'Accademia di teologia cattolica a Washington DC, nel maggio del 2011, Padre Weinandy, avendo il polso di una "crisi" sempre più grave e invasiva, all'interno dell'universo teologico cattolico, made in Usa e non solo, così etichetto quei cosiddetti "teologici moderni", dagli allegri slanci dottrinali "rivoluzionari":

                               "Molti teologi (contemporanei e "moderni" – Ndr)

                      spesso sembrano avere poco rispetto per i misteri della fede

        tradizionalmente compresi e attualmente professati all'interno della Chiesa".

                                                                          (…)

            "Gran parte di ciò che contempla la teologia cattolica contemporanea

     spesso non è fondato su un assenso di fede nel deposito divino della rivelazione

                            come proclamato nelle sacre Scritture e sviluppato 

                  all'interno della viva tradizione dottrinale e morale della Chiesa " (2)

    (1) Jones, Kevin J. (10 March 2011). "Scholars praise Pope’s new book for promoting biblical studies renewal". EWTN News. Retrieved 19 July 2012. The book… examines the final week of Jesus’ earthly life and the historical and theological questions surrounding his death. (2) Bennett, Jana (17 August 2011). "Fr. Thomas Weinandy and the Theological Generation Gap". Catholic Moral Theology Blog. Retrieved 18 July 2012. I think one of the real issues here, which he doesn’t get at, is a generation gap, and a gap of which I am a part.

     Sulle strumentalizzazioni del Bosone di Higgs      

    Nel luglio del 2012 rispose ad un articolo di  Newsweek scritto dal fisico teorico Lawrence Krauss, notando come la conferma dell'esistenza della particella nota come Bosone di Higgs (dal nome del fisico britannico, Premio Nobel per la fisica nel 2013, che la scoprìavrebbe potuto essere strumentalizzata dai nemici della Fede, inducendo molti "ben pensanti" a sbarazzarsi definitivamente dell'idea di un Creatore soprannaturale (3). Il teologo, tuttavia, obiettò a questi retaggi materialistici ed anti-cristiani, con una considerazione coraggiosa e netta, che placò i trionfalistici entusiasmi di molti materialisti di alto rango e di molti storici nemici della Fede Cattolica:

                                                "Mentre la particella Higgs

                    può aiutarci a comprendere il rapporto tra massa e materia,

                                non spiega perché la particella Higgs esista"

                                                                    (…)

    "Deve esistere un essere la cui stessa natura richiede che esista e, per questo,

                          è in grado di portare altri esseri all'esistenza" (4)

    Nel 2014, per meriti, Weinandy fu nominato da Papa Francesco membro della Commissione Teologica Internazionale, per un periodo di cinque anni. Tuttavia, lo stesso, dinanzi alle ultime uscite di Bergoglio, ed alle palesi ambiguità di alcuni passaggi dei suoi scritti, restando coerente alla sua missione pluridecennale, evidentemente, non ha potuto esimersi dallo scrivere al Papa una filiale lettera di richiamo e chiarimento – che riportiamo di seguito in forma integrale – assumendosi coraggiosamente tutte le responsabilità di questo gesto "controcorrente", ma – anche a nostro modesto avviso – necessario per il bene della Chiesa e degli oltre 1,285 miliardi di fedeli cattolici sparsi ai quattro angoli della terra.

    (3) Krauss, Lawrence M. (9 July 2012). "How the Higgs Boson Posits a New Story of our Creation". Newsweek. The Daily Beast. Retrieved 18 July 2012. The Higgs particle is now arguably more relevant than God. (4) "USCCB doctrine official comments on Higgs Boson". CatholicCulture.org. Trinity Communications. 18 July 2012. Retrieved 18 July 2012.

     Father Thomas Weinandy's Letter to Francis         

    Roma, 31 luglio 2017 – di Padre Thomas Weinandy – Santità, scrivo questa lettera con amore per la Chiesa e rispetto sincero per il suo ufficio. Lei è il Vicario di Cristo sulla terra, il pastore del suo gregge, il successore di san Pietro e quindi la roccia su cui Cristo costruisce la sua Chiesa. Tutti i cattolici, clero e laicato assieme, devono guardare a lei con fedeltà e obbedienza filiali, fondate sulla verità. La Chiesa si rivolge a lei in uno spirito di fede, con la speranza che lei la guiderà nell’amore. Tuttavia, Santità, 

                                                una confusione cronica

                              sembra contrassegnare il suo pontificato.

               La luce della fede, della speranza e dell’amore non è assente,

         ma troppo spesso è oscurata dall’ambiguità delle sue parole e azioni.

                            Ciò alimenta nei fedeli un crescente disagio.

                  Indebolisce la loro capacità di amore, di gioia e di pace. 

     1 – Amoris Laetitia: il controverso capitolo 8           

    Mi consenta di offrire alcuni brevi esempi. In primo luogo c’è il controverso capitolo 8 di “Amoris laetitia”. Non c’è bisogno qui di dire le mie personali preoccupazioni riguardo al suo contenuto. Altri, non solo teologi ma anche cardinali e vescovi, lo hanno già fatto. La fonte principale di preoccupazione è il modo con cui lei insegna.

                                In “Amoris laetitia”, le sue indicazioni

                         a volte sembrano intenzionalmente ambigue,

        e in questo modo indirizzano sia a un’interpretazione tradizionale

               dell’insegnamento cattolico sul matrimonio e il divorzio,

                                     sia a un’altra interpretazione

        che potrebbe implicare un cambiamento in quell’insegnamento.

    Come lei nota giustamente, i pastori dovrebbero accompagnare e incoraggiare le persone in situazioni matrimoniali irregolari; ma l’ambiguità persiste sul vero significato di questo “accompagnamento”. Insegnare con una tale mancanza di chiarezza, per di più apparentemente voluta, inevitabilmente conduce al

       pericolo di peccare contro lo Spirito Santo, lo Spirito della verità.

    Lo Spirito Santo è dato alla Chiesa, e in particolare a lei, per sconfiggere l’errore, non per favorirlo. Inoltre,

                    solo dove c’è verità può esserci amore autentico,

                                       perché la verità è la luce

            che rende liberi uomini e donne dalla cecità del peccato,

                      un’oscurità che uccide la vita dell’anima.

    Eppure sembra che lei censuri e persino derida coloro che interpretano il capitolo 8 di “Amoris laetitia” in accordo con la tradizione della Chiesa, come se fossero dei farisei che tirano le pietre e incarnano un rigorismo privo di misericordia. Questo tipo di calunnia è alieno dalla natura del ministero petrino. Alcuni dei suoi consiglieri, purtroppo, sembrano impegnarsi in azioni del genere.

                                Tale comportamento dà l’impressione

                                         che i suoi punti di vista

                non possano sopravvivere a delle verifiche teologiche,

    e quindi debbano essere tenuti in piedi da argomenti “ad hominem”.

      2 – Sull'importanza della Dottrina della Chiesa        

    In secondo luogo, troppo spesso la sua maniera d’agire sembra declassare l’importanza della dottrina della Chiesa. Ripetutamente lei descrive la dottrina come una cosa morta e libresca, lontana dalle preoccupazioni pastorali della vita quotidiana. I suoi critici sono stati accusati, stando alle sue stesse parole, di fare della dottrina un’ideologia. Ma è precisamente la dottrina cristiana – comprese le distinzioni sottili fatte a riguardo di credenze centrali come la natura trinitaria di Dio, la natura e le finalità della Chiesa, l’incarnazione, la redenzione, i sacramenti – che libera le persone dalle ideologie mondane e garantisce che effettivamente predichino e insegnino l’autentico e vivificante Vangelo.

                         Coloro che svalutano le dottrine della Chiesa

                             si separano da Gesù, autore della verità.

    Ciò che essi possiedono, e solo questo possono possedere, è un’ideologia che si conforma al mondo del peccato e della morte.

     3 – Sulle nuove nomine vescovili                                   

    In terzo luogo, i fedeli cattolici possono essere solo

                           sconcertati dalle sue nomine di certi vescovi,

              uomini che non solo appaiono aperti verso quanti hanno una

                             visione contrapposta alla fede cristiana,

                            ma addirittura li sostengono e difendono.

    Ciò che scandalizza i credenti, e anche alcuni colleghi vescovi, non è solo il fatto che lei ha scelto tali uomini per essere pastori della Chiesa, ma anche che lei sembra stare in silenzio di fronte a ciò che insegnano e alla loro pratica pastorale. Questo indebolisce lo zelo dei molti uomini e donne che hanno sostenuto l’insegnamento cattolico autentico per lunghi periodi di tempo, spesso a rischio della loro reputazione e serenità.

    Il risultato è che molti dei fedeli, che incarnano il “sensus fidelium”,

                 stanno perdendo fiducia nel loro supremo pastore.

     4 – Sinodalità                                                                      

    Quarto, la Chiesa è un corpo unico, il Corpo mistico di Cristo, e lei ha il mandato dal Signore stesso per promuovere e rafforzare la sua unità. Ma le sue azioni e parole troppo spesso sembrano intente a fare il contrario.

                            Incoraggiare una forma di “sinodalità”

       che permette e promuove diverse opzioni dottrinali e morali

                                        all’interno della Chiesa

    può solo portare a una maggior confusione teologica e pastorale.

               Una tale sinodalità è insipiente e di fatto agisce

                         contro l’unità collegiale tra i vescovi.

     5 – Necessità di trasparenza                                            

    Padre Santo, questo mi porta alla mia preoccupazione finale. Lei ha parlato spesso della necessità della trasparenza all’interno della Chiesa. Lei ha incoraggiato spesso, soprattutto durante i due sinodi passati, tutte le persone, specialmente i vescovi, a parlare francamente e a non aver paura di ciò che il papa potrebbe pensare.

      Ma lei ha notato che la maggioranza dei vescovi di ​​tutto il mondo

                                 stanno fin troppo in silenzio?

                                               Perché è così?

    I vescovi imparano alla svelta, e ciò che molti di loro hanno imparato dal suo pontificato non è che lei è aperto alla critica, ma che lei non la sopporta. Molti vescovi stanno in silenzio perché desiderano essere leali con lei, e quindi non esprimono – almeno in pubblico; in privato è un’altra cosa – le preoccupazioni che il suo pontificato alimenta.

                 Molti temono che se parlassero con franchezza

                            sarebbero emarginati o peggio.

    Mi sono spesso chiesto: “Perché Gesù ha lasciato che tutto questo accada?” L’unica risposta che mi viene in mente è che Gesù vuole manifestare proprio quanto debole sia la fede di molti all’interno della Chiesa, anche fra troppi dei suoi vescovi. Ironia della sorte, il suo pontificato ha dato a coloro che sostengono punti di vista teologici e pastorali rovinosi la licenza e la sicurezza di uscire in piena luce e di esibire la loro oscurità precedentemente nascosta.

                            Nel riconoscere questa oscurità,

    la Chiesa umilmente sentirà il bisogno di rinnovare se stessa

                      e così continuare a crescere in santità.

    Padre Santo, prego per lei costantemente e continuerò a farlo. Che lo Spirito Santo la guidi alla luce della verità e alla vita dell’amore, così che lei possa rimuovere l’oscurità che ora nasconde la bellezza della Chiesa di Gesù.

    Sinceramente in Cristo, Thomas G. Weinandy, O.F.M., Cap.

     

    Sergio Basile (Copyright © 2017 Qui Europa)

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     Pubblicazioni di Padre Thomas Weinandy          

    Authored by Thomas Weinandy

    • Receiving the Promise: The Spirit's Work of Conversion, 1985 
    • Be Reconciled to God: A Family Guide to Confession. Word Among Us Pr. 1998. 
    • The Lord Jesus Christ: An Introduction to Christology and Soteriology
    • In the Likeness of Sinful Flesh: An Essay on the Humanity of Christ, 1993, 
    • The Father's Spirit of Sonship: Reconceiving the Trinity, 1995 
    • Sacrament of Mercy: A Spiritual and Practical Guide to Confession, 1997,
    • In the Likeness of Sinful Flesh: An Essay on the Humanity of Christ. T&T Clark. 2000.
    • Does God Suffer?. Univ of Notre Dame Pr. 2000.
    • Does God Change? The Word's Becoming in the Incarnation, 2000, 
    • The Wisdom of John Paul II. Catholic Truth Society. 2001.
    • Does God Change? (Studies in Historical Theology). Fordham University Press. 2002. 
    • Jesus the Christ. Our Sunday Visitor (IN). 2003. 
    • The Theology of St. Cyril of Alexandria: A Critical Appreciation. T&T Clark. 2003.
    • In the Likeness of Sinful Flesh (Academic Paperback). T&T Clark. 2006.
    • Athanasius: A Theological Introduction (Great Theologians Series). Ashgate. 2007. 
    • Sacrament of Mercy: A Spiritual and Practical Guide to Confession. Wipf & Stock Publishers. 2010. 
    • The Father's Spirit of Sonship: Reconceiving the Trinity. Wipf & Stock Publishers. 2010. 
    • Jesus: Essays in Christology (Faith and Reason Studies in Catholic Theology and Philosophy). 2014. 

    Co-Author

    •  (2004). Aquinas on Doctrine:: A Critical Introduction. T&T Clark. 
    • (2005). Aquinas on Scripture: An Introduction to his Biblical Commentaries. T&T Clark. 
    • (2009). International Theological Commission, Vol II: 1986-2007. Ignatius Press. 
    • (2009). The Apathetic God: Exploring the Contemporary Relevance of Divine Impassibility
    • (2010). Benedict XVI: Essays and Reflections on His Papacy

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  • L’Olocausto del popolo italiano e la parabola evangelica che non esiste

    L’Olocausto del popolo italiano e la parabola evangelica che non esiste

    Giovedì, 26 ottobre / 2017 

    di Francesca Cappanna

     Redazione Quieuropa,  Francesca Cappanna, Piano Kalergi, Bergoglio, Iper-immigrazione, Bruxelles 

    L'Olocausto del popolo italiano e la parabola

    evangelica che non esiste

    Apoteosi dell'ospitalità, paradigma dell'idiozia 

     

     

    di Francesca Cappanna

    L’OLOCAUSTO DEGLI ITALIANI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il venticello della carità, da Roma a Bruxelles    

    Roma – di Francesca Cappanna  Una corrente filantropica partita da Bruxelles e dalle organizzazioni internazionali si sta espandendo velocemente in tutta Europa; 

                       il vento della carità soffia nei corridoi di Montecitorio,

                 riempie le sale vaticane ed anche tanta gente di buon cuore 

             è affascinata dalla dottrina umanitaria dell’accoglienza illimitata.

    L’amore per l’altro si espleta nella completezza del suo senso, pura devozione. In questa battaglia per salvare l’umanità raminga vi sono infatti tutti i caratteri della missione etica, morale e sociale oltre all’abnegazione volontaria dei popoli dei paesi coinvolti. La tavola del ricevimento è stata apparecchiata e le vivande sono prelibate: qualsiasi rifugiato giunga sul suolo italiano trova casa, cibo, iphone, vestiti, ha a disposizione interpreti, psicologi, assistenza sociale, linguistica, trasporto, insomma è una gara della solidarietà molto affollata. Non riduciamo tutto al guadagno spirituale e materiale di mondialisti, organizzazioni, scafisti, ong, politici, istituzioni, guardiamo il lato umano della benevolenza. Insomma, i migranti sono turisti di lusso, ai quali qualche politico vorrebbe anche, nella sua magnanimità verso il prossimo, aumentare la paghetta.

            Tutti hanno dimenticato che i migranti, soprattutto quelli italiani, 

                          sudavano la pagnotta e sospiravano l’alloggio.

     L'Olocausto consapevole                                       

    Gli italiani però non fuggivano da nessuna guerra come hanno fatto i nostri energici, robusti, vitali profughi. Sarà per quest’aspetto troppo vigoroso  che qualche malalingua destroide li definisce furbi mantenuti e considera il governo una massa di cani pilotati per compiere il genocidio italiano. Che esagerati gufi questi catastrofisti! Usare poi una parola ebrea così esclusiva per nominare i loro problemucci. Non lo chiamerei genocidio ma piuttosto una serena abnegazione voluta dagli italiani, un olocausto consapevole che si dissolve nelle rive dell’Altro. Di certo non è stato deciso dalle vittime, difficilmente gli agnelli, seppur per ragioni di alto contenuto etico, deciderebbero lucidamente di essere annientati.

                            E’ stata la carica umanitaria dei carnefici 

                        ad aver interpretato la volontà dei sacrificati.

    Così è sempre stato e così dev’essere. Non fosse mai che la voce del vitello che sta per essere ammazzato levasse un grido di protesta, e se anche fosse verrebbe ascoltato come un urlo di giubilo. Loro sanno cosa sia meglio per noi come il padrone che sacrificava il vitello sapeva che il suo sangue sarebbe stato sparso per qualcosa di superiore.  Politici, ecclesiastici, intellettuali ed altre anime nobili provenienti da ogni angolo d’Europa ribadiscono la necessità dell’apertura all’ospitalità. Quanti italiani si saranno sentiti colpevoli di fronte ai tanti video che circolano mostrando occhi supplicanti di bambini africani a cui viene negata la cittadinanza italiana! Da anni vi sono bimbi di ogni etnia nelle aule ma quest’anno il senso di esclusione deve essere proprio diventato intollerabile fra i bimbi stranieri, dato che non si può più fare a meno di vedere i loro volti contriti in ogni video.  

     Un serbatotio di voti e di Nobel                           

    destroidi (se così possiamo chiamarli, visto che destra e sinistra sono in fondo, e si manifestano sempre più, facce speculari della stessa medaglia) dicono che queste commuoventi, angeliche facce infantili servano per far approvare una brutta legge del PD per avere a disposizione un serbatoio di voti stranieri che riempia l’assenza di quelli nostrani, dato che, per quanto gli italiani siano votati al masochismo dubito voterebbero di nuovo il galantuomo toscano. Solo i razzisti possono pensare che i vertici europei che già hanno dimostrato la loro inclinazione per gli sfortunati in Grecia, i politici italiani che si sono sempre preoccupati di non far lavorare troppo i giovani oziosi ed evitare che gli anziani si sentano vecchi troppo presto per lavorare, non abbiano a cuore le sorti dei diseredati del mondo.

                                        Dopo il Nobel per la pace ad Obama 

                               io darei il premio per la solidarietà all’Europa,

                                     o meglio ai capi delle nazioni europee. 

     Il criminale piede della "misericordia"               

                        Mai avrei immaginato che il piede della misericordia 

                                  potesse fare passi tanto audaci nei paesi 

                              da schiacciare i popoli stessi che vi risiedono.

    Grazie a Bergoglio la nuova fede non è più univoca ma un complesso di credenze polimorfe e conviviali come quella dell’ospitalità in primis. Quando vissi in Grecia ospitai dei profughi siriani, ora però temo non fossero veri profughi, non somigliavano affatto a quelli che stiamo importando noi. Probabilmente non erano rifugiati veri, i loro volti erano miti, umili, grati e non arroganti, egoisti, polemici. Purtroppo, in base a vari indizi che solo ora ho valutato, sono giunta alla conclusione che mi abbiano ingannato, erano troppo mansueti, gentili e rispettosi per lamentarsi del cibo che gli avevo offerto, delle croci appese o del fatto che mangiassi prosciutto. 

                     Loro credevano che la gratitudine fosse fondamentale 

                                            nei confronti dell’ospitante, 

                              pensavano che il rispetto fosse essenziale 

         nei confronti di chi ti aiuta ed addirittura ritenevano che l’ospite 

                         non potesse imporre regole al padrone di casa.

    Anche voi ora sarete d’accordo con me che quelli non fossero profughi reali. Tutti pensano che le guerre siano in Siria, Somalia, Afghanistan ed Iraq, anche qui deve esserci di certo un errore di fondo. I rifugiati provengono soprattutto dal Maghreb quindi probabilmente ci saranno altre guerre riguardo le quali i media servi stanno tacendo, altrimenti perché masse di uomini fuggirebbero verso la terra promessa dell’abbondanza? Inoltre, essendo tutti uomini i rifugiati, chi resta a fare la guerra? Le donne probabilmente. Anche lì si è raggiunta l’auspicata parità che vibra assordante in ogni paese europeo ed è promossa in tutte le salse dalle organizzazioni internazionali. Comunque non mi sembra molto virile lasciare le donne nei campi di battaglia tutte sole e scapparsene a Bengodi. E poi ci lamentiamo degli uomini italiani! Per quanto gli italiani si piazzino sempre alla fine della coda dei primati europei, nell’accoglienza siamo in pole position per sacrificio di sé, generosità ed altruismo.

     Italiani: "oltre i confini della santità"                 

            Credo che gli italiani abbiano superato i confini della santità, 

                              sono diventati direttamente dei martiri.

    Ora la massa di filantropi al governo chiede a tutti gli italiani di sotterrare il barlume microscopico di egoismo rimasto, uno dei più cupi vizi umani, e quale occasione migliore per farlo se non con i nuovi arrivati! Mi sembra una proposta eccellente ma non mi spiego perché gli italiani non siano fiduciosi, credo che se cominciasse il Vaticano ad accoglierli in casa, seguito dai politici la gente si rincuorerebbe e seguirebbe l’esempio.

                          Tutto lo spazio vuoto nelle ville dei politici

                     non potrebbe forse essere riempito di umanità?

    Quanti potrebbero rifugiare le loro esistenze nelle case dei politici misericordiosi! Penso che molti rifugiati, se potessero passeggiare nella cappella Sistina purificherebbero i loro spiriti erranti. Che doglia che ancora non abbiano avuto accesso in luoghi così catartici! Spero politici ed ecclesiastici provvedano presto. Come dice Bergoglio Gesù li accoglierebbe nella propria dimora, quindi cosa aspetta il santo padre? Del resto la porta della casa di Cristo che prima di Bergoglio era molto stretta, anche un peccatuccio di gola avrebbe potuto escluderne molti, ora è spalancata a tutti senza distinzione.

     La parabola evangelica che non esiste               

                                 Gesù, nella sua infinita sapienza,

                    aveva dimenticato la parabola dell’Accoglienza

        (a tutti i costi e contro gli stessi accoglienti e i propri figli – Ndr).

    Per fortuna Bergoglio l’ha raccontata.

      “Uno straniero entra nella casa di un altro ed il padrone lo lascia fare. 

                L’uomo straniero vede tante belle cose e se ne appropria,

        mangia la cena del padrone ma poi non la trova di suo gradimento 

                          e rompe tutti i piatti, i bicchieri, le tazze.

        Successivamente lo straniero vede un crocifisso e lo distrugge, 

     poi picchia selvaggiamente il padrone perché non l’ha tolto prima.

       Poi l’uomo vede la figlia del padrone e decide di portarsela via.

        Mentre lo straniero sta per andarsene il padrone lo richiama 

                               e l’uomo con un grugno si volta.

          Il padrone ha preso per mano l’altra figlia e dice all’uomo:

                ti offro anche l’altra figlia e torna presto a trovarmi”.

     Apoteosi dell'ospitalità, paradigma dell'idiozia 

    Quanti fra voi direbbero che il padrone è un idiota? Tutti direbbero che è l’apoteosi dell’ospitalità. Quel bravo padrone ha fatto la scelta più civile, se avesse riempito di calci il vivace ospite e lo avesse rispedito a casa forse la sua casa sarebbe intera, i suoi denti non sarebbero caduti, le sue figlie sarebbero a casa, però avrebbe dovuto avere un gran coraggio perchè tutti noi lo avremmo etichettato come uno che non rispetta le differenze, un razzista, o addirittura un fascista. Nemmeno due ergastoli sarebbero bastati per condannare tali insulti alla civiltà. Quindi tutti noi dovremmo comportarci come il padrone di casa della parabola, invitare gentilmente gli stranieri ad entrare ed a fare ciò che gli pare con le nostre cose e con noi. Mica si può pretendere che uomini di altri paesi sappiano che non si possa entrare in casa d’altri, rubare, stuprare! Non lo fanno nei loro paesi perché è rischioso e chi glielo spiega che non andrebbe fatto nemmeno nel nostro? Dubito che qualche gentile interprete abbia parlato loro di leggi. Nemmeno sanno la nostra lingua e vorremmo che capissero concetti complessi come il rispetto altrui? Chi potrebbe poi spiegarglielo? Non certo un governo che ha adottato con i migranti il motto della scuola di  Rabelais: Fai quello che vuoi! Quindi non è colpa loro se commettono qualcosa di sbagliato, poverini, come possono dei poveri profughi conoscere i nostri incivili usi e costumi? 

    Francesca Cappanna (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Come è triste il cristianesimo senza Dio!

    Come è triste il cristianesimo senza Dio!

    Venerdì, 13 ottobre/ 2017 

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Fede, Dio, Chiesa, Bergoglio, Modernismo, Verità  

    Come è triste il cristianesimo senza Dio!

    La verità non può essere messa ai voti: analisi logica 

    di un Cristianesimo modernista che ha dimenticato 

    di ricordare le verità fondamentali della fede

     

    di Roberto Pecchioli

    TRISTE IL CRISTIANESIMO SENZA DIO
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Tacciono sul Creatore e sull'anima!                      

    Roma – di Roberto Pecchioli  Non siamo teologi, la nostra preparazione religiosa è quella di tanti italiani formati da modeste famiglie cattoliche e da quella che una volta si chiamava dottrina, gli insegnamenti del catechismo appresi in parrocchia. Siamo vissuti con le semplici formule da mandare a memoria, chiare e prive di sfumature: Dio è l’essere perfettissimo creatore del cielo e della terra. Retaggi del passato, affermazioni nette, apodittiche, che destano orrore nell’uomo moderno e che la Chiesa nasconde, trascura, tutt’ al più confina nell’allusione e nella disprezzata fede popolare.  Pensavamo queste cose assistendo, come è nostra abitudine mattutina, alle rassegne stampa televisive. Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, scrive di tutto, in particolare di immigrazione, ius soli, politica di governo e fatti internazionali, ma non nomina mai il nome di Diotanto meno parla di anima, del destino finale dell’uomo, di premio o castigo eterno. E’ un giornale, si potrebbe ribattere, il suo compito è fornire notizie. Vero, ma 

                               un foglio cattolico, espressione dei pastori 

                   di quello che un tempo avremmo chiamato popolo di Dio, 

                     dovrebbe diffondere e ribadire i fondamenti della fede 

                                   e porli alla base del giudizio sui fatti. 

    Capiamo poco delle questioni poste da alcuni porporati a Francesco, dubia che ci sembrano ragionevoli; ancor meno sappiamo valutare il merito della “correzione filiale” contenuta nel manifesto di 62 sacerdoti, professori ed intellettuali cattolici, al di là dello sconcerto per encicliche che parlano del Creato ma tacciono sul Creatore. Prendiamo atto, con tristezza, di ciò che osserviamo. Alla messa domenicale, le omelie sono spesso sciatte, frettolose, o al contrario inutilmente prolisse, ma, al di là di fornire un’interpretazione perifrastica delle scritture, nulla più di buoni consigli per una vita onesta e rispettabile. Manca il quid, che, nella fattispecie, è il senso di tutto.

     La grandezza di Gesù, il figlio di Dio              

    La grandezza di Gesù, il motivo profondo per cui quel giovanotto ebreo in tre anni di predicazione conclusa sulla croce ha cambiato la storia sta in un unico punto, la sua affermazione di essere il figlio di Dio. Senza di essa, tutto il resto, le parabole, il discorso della montagna, la sua stessa sofferenza durante il martirio che la Chiesa chiama Passione, non è che la vicenda ammirevole di un grande uomo, di un profeta, di un visionario o di un rivoluzionario propulsore di folle, ma non è religione, non è Verbo, non è Dio. Lo colse per primo Paolo di Tarso, nella lettera ai Corinzi: 

                                        “Ma se Cristo non è risuscitato, 

          allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede.”

    Ed aggiunse drammaticamente: “se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.

     Un cristianesimo senza Dio?                              

    Ecco, ci sembra che quello presente sia un triste cristianesimo senza Dio. Si esalta la figura di Gesù Cristo, la si considera un grande esempio da cui scaturisce un’etica, una serie di modelli comportamentali, ma ciò che resta ai margini, quello cui tutt’al più si allude senza troppa convinzione, è l’annuncio – l’evangelo o, con una parola difficile, il kérigma, ovvero la proclamazione della morte e resurrezione di Gesù Cristo. Fuori da ciò, il cristianesimo non è che una narrazione suggestiva, la straordinaria avventura, umana ed esclusivamente umana, del figlio del falegname di Nazareth e della giovane Maria. Quando il “papa nero”, Sosa Abascal superiore dei Gesuiti – e gesuita fu lo stesso Bergoglio – afferma senza vergogna che dei fatti narrati dal Vangelo non vi è certezza, a partire dalla resurrezione, in quanto “non vi erano telecamere”, si è già fuori dalla religione cristiana, in un territorio desertico e inospitale in cui Gesù è attore protagonista, ma non più figlio di Dio. Forse semplifichiamo troppo, magari facciamo torto all’intelligenza del “nuovi cristiani” dubitando della loro stessa fede, ma quella è l’impressione che sgomenta.

     Niente castigo… niente delitto!                          

    Karl Rahner, teologo che ha dominato il Concilio Vaticano II e la sua applicazione successiva, parlò dei “cristiani anonimi”, ovvero di quegli uomini che, senza essere cristiani e senza possedere un’idea di Dio, ne hanno comunque, per natura, una conoscenza “trascendentale”, talché possono salvarsi anche fuori dall’adesione ai principi della fede ed alla Chiesa. A che serve dunque, l’imponente edificio cattolico? Aveva quindi ragione Lutero, non a caso rivalutato e quasi santificato nel quinto centenario delle tesi di Wittenberg: sola fide, sola gratia, sola scriptura. E comunque, l’ex agostiniano tedesco credeva nella vita eterna e nella salvezza o dannazione. L’argomento è diventato un tabù: silenzio impressionante. Ovvero, affermazioni del tipo che l’Inferno, se c’è, è vuoto, poiché tutti siamo destinati alla salvezza. In quel caso, sarebbe inutile ogni predicazione, ovvero, estremizzando, qualunque orizzonte morale avrebbe valore solo con riferimento alla vita terrena, giacché Dio sarebbe pura misericordia (concetto assai caro all’attuale vescovo di Roma)

                              Ma se non c’è castigo, forse non c’è neppure delitto.

      "Il mio regno non è di questo mondo"           

    Probabilmente, nella nostra ignoranza, e magari accecati dal pregiudizio, diciamo cose assurde o ingiuste, ma il cristianesimo corrente ci sembra aver oltrepassato addirittura il confine che lo separa dall’ebraismo.  La terra promessa al popolo eletto è ben materiale, è quella che calpestiamo ogni giorno. Gesù ha ribaltato la prospettiva (il mio regno non è di questo mondo) e se non è risorto, evento di cui manca la prova materiale o il filmato che tranquillizzerebbe il servo di Dio Sosa Abascal, il cristianesimo non è altro che il racconto di una vita illustre, una teoria sociale tra le altre, un ordito di regole morali e di prescrizioni pratiche da confrontare con tutte le altre. Forse esageriamo, ma in quest’ottica si comprende perché non siano più invocati e difesi quelli che Benedetto XVI chiamava principi non negoziabili.

     Situazionismo e mercato delle idee e morali  

    Nel mercato delle idee e delle morali, il sistema di valori cristiani è uno dei tanti, in concorrenza con gli altri, e, ammettiamolo, intrinsecamente perdente in quanto più esigente, meno aperto alla mediazione, più assertivo, per usare un vocabolo caro alla psicologia. Allora, non resta che ricorrere ad una forma sofisticata di relativismo, cioè il situazionismo. Facciamo un esempio: per il cattolicesimo, l’adulterio è oggettivamente un grave peccato. Tuttavia, in base alle situazioni date ed alle condizioni soggettive o storiche (una sorta di torsione della “circostanza” cara a Ortega y Gasset, che era agnostico) può essere derubricato o giustificato. Basta intendersi sulla portata dei due vecchi pilastri che reggono l’impalcatura cristiana del male: piena vertenza e deliberato consenso. Io ho commesso adulterio, ma non avevo coscienza che fosse male, anzi forse l’ha commesso solo la mia carne, che è debole, ma non la coscienza. Vi sono molti punti deboli nel situazionismo adattato al neo cristianesimo, la cui analisi lasciamo ai filosofi ed ai teologi. Ma almeno due saltano agli occhi dell’uomo comune: il primo è che 

                          se si rinuncia a distinguere il bene dal male, 

                       lasciandone il giudizio all’arbitrio individuale, 

     nulla potrà essere considerato e vissuto come errore o come peccato,

                    negando oltretutto la possibilità del pentimento, 

                                che è frutto della coscienza morale. 

     L’altro è che la Chiesa ha l’obbligo di trasmettere il depositum fidei, 

           di cui è parte integrante il giudizio immutabile posto da Dio 

                       – e per lui da suo figlio – sul bene e sul male. 

    Sarà poi la sapienza divina a leggere nel cuore dell’uomo; la Chiesa può solo assolvere sulla base del pentimento, distinguendo tra la pena e la colpa.

     La verità non può essere messa ai voti              

    Immaginiamo che quelli svolti alla buona nelle righe precedenti appaiano ai più futili questioni, simili alle dispute sul sesso degli angeli. In palio, però, c’è il cristianesimo come orizzonte di verità. La nostra opinione è che i cambiamenti di prospettiva, il ribaltamento di molte cose che la Chiesa ci proponeva a credere non soltanto generano confusione o perplessità, ma scavano un solco ben più profondo, quello della sfiducia e del sospetto. Abbiamo il diritto di pensare – magari a torto – che se comportamenti, idee, principi, valori, condotte proposte ed imposte per secoli non sono più valide, perché storicamente superate o semplicemente sgradite allo spirito dei tempi, uguale destino possa toccare alle nuove idee della Chiesa. Domani, o dopodomani, anch’esse saranno superate e sostituite. Ma la religione vive dell’eterno, del permanente, non può immaginare – e neppure permettersi – in materia di fede e di legge naturale, che ciò che è giusto oggi possa essere considerato assurdo domani.

                        Non si può accettare che la verità sia posta ai voti

    o che sia declinata con aggettivi possessivi e con articoli indeterminativi. 

                                            O esiste, o non esiste: 

               non ha senso la “mia” verità né tanto meno più verità, 

                     a scelta, come nello scaffale del supermercato.  

      La "cacciata" della Città di Dio?                          

    Da qualche parte, si è ipotizzato che in un futuro non troppo lontano, la Chiesa cattolica possa fare a meno del Vaticano. E’ possibile, del resto Jorge Mario Bergoglio ha rinunciato a vivere tra le vecchie mura del potere temporale, ma salterebbe per aria un’altra delle prerogative, l’universalità simboleggiata da Roma e dal Papa. La vittoria di Lutero non potrebbe essere più schiacciante, ma sarebbe, in effetti, la vittoria di un cristianesimo spogliato di sé stesso, svuotato della sua essenza salvifica e veritativa, che è la salvezza ed il destino eterno della creatura uomo per mezzo della fede in Dio e dell’adesione in vita a quanto rivelato nelle scritture. In questo senso, preoccupa anche il ruolo e l’insistenza dei biblisti, ovvero quegli studiosi membri del clero che interpretano scritture e Vangelo sulla base della loro adesione alla storia accertata. E’ chiaro che la conferma scientifica e storiografica di fatti ed avvenimenti ha un grande valore, ma Dio trascende ogni cosa e comunque il punto è sempre lo stesso: credere o meno che Gesù sia il figlio di Dio morto sulla croce e risorto. Si ha l’impressione che uomini di grande scienza, come il defunto cardinale Martini o il vivente Ravasi, insigni biblisti, abbiano subordinato la fede alla storia

                     La città dell’uomo europeo ed occidentale ha battuto, 

                          lasciato sullo sfondo, privatizzato o addirittura 

                                              scacciato la città di Dio. 

                      Vince il progetto materialista, liberale e massonico, 

            sbalordisce il silenzio di chi pare aver rinunciato alla battaglia, 

                       anzi sembra accogliere le tesi una volta nemiche.

     Il "nulla" senza la risurrezione di Gesù Cristo      

    I cristiani, lo disse il fondatore (chiamiamolo così, per brevità…) devono essere il sale della terra. Ma quanto è insapore e sciapo un cristianesimo ridotto ad umanesimo, organizzazione caritatevole, narrazione della vita e sofferenza di un grande uomo, memoria delle sue idee suggestive.

                                        Ciò che non crediamo più, 

          e neppure la Chiesa (modernista – Ndr) sembra più credere, 

                          è che Gesù è Dio ed è risorto dalla morte. 

    Mancano le prove, ed aveva ragione Paolo a ricordarlo ai primi fedeli, la nuova religione non è nulla senza quell’accadimento prodigioso.  Forse non è buon profeta un ateo assai colto, come il sociologo e antropologo francese Marc Augé, nel suo romanzo breve Le tre parole che cambiarono il mondo. Il giorno di Pasqua del 2018, durante il tradizionale discorso urbi et orbi, il papa, dopo un teso silenzio, esclama a gran voce: “Dio non esiste!” Tre parole che gettano nello sconcerto cristiani, ebrei, musulmani, agnostici, atei, e scatenano una tempesta nel mondo intero. Non ci sarà alcun proclama o annuncio del genere, non ce n’è bisogno. Dio non è morto, semplicemente è assente, è un’ipotesi di cui non si tiene più alcun conto, con la complicità attiva di un cristianesimo stanco, indolente, incredulo. Per l’uomo Gesù (presentatoci dal modernismo -Ndr) omaggio e ammirazione, Dio non è pervenuto.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • La fabbrica dell’ipocrisia – E’ ora di dire basta!

    La fabbrica dell’ipocrisia – E’ ora di dire basta!

    Martedì, 25 luglio/ 2017 

    di Patrizia Stella

     Redazione Quieuropa,  Patrizia Stella, ipocrisia, Talmud, Chiesa, Benedetto XVI, Bergoglio  

    La fabbrica dell'ipocrisia – E' ora di dire basta!

    Pedofilia – La strategia ipocrita dei nemici della Chiesa

    per distruggere la credibilità di tutto il clero

     

    di Patrizia Stella, con contributi di Sergio Basile

    pedofilia-ipocrisia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Pedofilia e Ipocrisia – E' ora di dire basta!           

    Verona, Roma – di Patrizia Stella Accade fin troppo frequentemente che certi “zelanti” pastori facciano a gara per rivangare, a ritmi periodici, le solite questioni trite e ritrite della pedofilia di certa parte del Clero, come è apparso ultimamente a caratteri cubitali in prima pagina, non solo su Repubblica, ovviamente, ma perfino su “Avvenire” e su “Famiglia Cristiana” con una ostentazione disgustosa di chi si gloria di sputare nel piatto dove mangia. E’ ora di chiarire una volta per tutte la questione e mettere a tacere, non solo i giornalisti laici, ma soprattutto certo clero fanatico di sapore “bergogliano” perché sembra che non perda occasione per infangare soprattutto la figura di Papa Benedetto, colpendo lui, suo fratello George e guarda un po’, perfino il coro della cappella di Ratisbona, luogo dal quale Benedetto XVI tuonò contro il pericolo musulmano, citando fonti storiche ma tirandosi addosso quasi la lapidazione pubblica. E sparano cifre assurde e infondate: "570 e più ragazzini coinvolti… con tanto di sevizie e violenze". Tanto chi potrà controllare se nemmeno uno dei ragazzi è stato toccato?

                     Calunniate calunniate, qualche cosa resterà, diceva Voltaire!

    Tanto è ormai risaputo che i calunniatori e i corrotti non ci rimettono nulla perché protetti anche da eventuali denunce. Insomma da quella macabra descrizione del coro di Ratisbona mancavano solo le streghe e gli orchi, forse qualche camera di tortura e poi il quadro è al completo! Ma i genitori di questi ragazzini non si sono mai accorti di nulla a quel tempo? Tutto tranquillo? Nessun ragazzo che avesse subito qualche trauma e messo in luce fatti così terrificanti sui quali doveva indagare la polizia?  Nessuna denuncia alla Questura in modo da avviare a quel tempo e non adesso, una doverosa indagine?

     Da promotori della pedofilia ad accusatori?    

    E’ degno dell’inferno chi continua ad accusare con tanta tenace malignità proprio quel Papa, Benedetto XVI, che per primo prese posizione con coraggio contro questi sacerdoti colpevoli di pedofilia, in qualunque parte del mondo fossero, dispensandoli dal sacerdozio, stabilendo misure drastiche per la selezione o espulsione dal seminario di candidati con “certe tendenze” allo scopo di metter fine una volta per tutte a questo increscioso argomento. Come se ciò non bastasse, papa Bergoglio, l’anno dopo la sua nomina, decise di riaprire dolorosamente e senza motivo quelle ferite che si stavano ormai rimarginando dopo l’intervento drastico di Papa Benedetto, col voler istituire una Commissione di inchiesta per tenere sempre vivo e desto questo deplorevole argomento, nominando addirittura come responsabile un prelato investigatore, e una signora di una certa età, presunta “vittima” di un prete, ormai defunto da decenni che neppure aveva la possibilità di far valere le sue ragioni. E la gente lì a ringraziare nell’attesa di vedere, con curiosità morbosa e accusatoria, quale altro nuovo o vecchio “capro espiatorio” venisse nel frattempo riesumato e messo di nuovo alla pubblica gogna. Ma adesso noi laici, che amiamo la verità storica, che abbiamo visto troppi sacerdoti innocenti cadere in depressione o togliersi la vita per queste falsità nei loro confronti, noi laici, credenti o no, diciamo BASTA!!!  E’ ora di finirla, non ne possiamo più di essere considerati degli imbecilli o ignoranti che bevono tutte la fandonie che uno Stato vendicativo, filo-giudeo-massonico, ateo e anticlericale, d’accordo con certi preti massoni e miscredenti, ha orchestrato per colpire una povera chiesa ormai agonizzante e sempre disposta a fare gratuiti “mea culpa” davanti a qualunque accusa le venga mossa, vera o falsa che sia

                     senza scordare che mentre la Sacra Bibbia vieta la pedofilia,

                                    diversi libri sacri alla giudeo-massoneria,

                 non solo legittimano la pedofilia, ma addirittura la promuovono,

                                         nel silenzio più assoluto dei media

                                 e degli "uomini di cultura e responsabilità"

                                                                    (Ndr)

    Ad esempio nel Talmud la pedofilia viene giustificata, anzi è permesso il "possesso" di ragazze con età inferiore a 14 anni, definite

                                        “schiave designate a tal scopo”.

    Il "libro sacro" a seguaci dell'ebraismo e a giudeo-massoni, inoltre, per adulterio intende solo l’effettivo atto sessuale, inteso come penetrazione. Ogni altra forma di rapporto perverso, di conseguenza, è giustificato. Perfino il rapporto sessuale con un bambino di età inferiore ai tre anni, nel Talmud, non è ritenuto adulterio. Eppure negli ultimi ani, molti film holliwoodiani (si pensi al premio Oscar "Il Caso Spotlight"), nati nell'humus dell'enclave cinematografica ebraico-massonica più nota e potente al mondo, sembrano non contemplare questa realtà e remare a senso unico contro l'odiata Chiesa Cattolica, pur sapendo che il fenomeno dell'infiltrazione giudeo-massonica nella Chiesa è oggi una realtà inconfutabile; pur sapendo – d'altro canto – che tutti i testi sacri del Cattolicesimo condannino apertamente la pedofilia, come uno degli abomini più gravi agli occhi del Signore; pur sapendo (come la stragrande maggioranza degli ebrei e dei massoni che dominano Hollywood) che il Talmud – al contrario della Sacra Bibbia – legittima la pedofilia. Dunque l'ipocrisia regna sovrana… E il caso del "Coro di Ratisbona" è solo l'ultimo di una lunga serie di attacchi strategici, ben architettati e mirati, alla Chiesa di Cristo.

     Un'enfasi ingiustificata dalle statistiche reali            

    Vediamo, di seguito, alcuni aspetti della questione. Punto primo: L’Istat parla di una percentuale minima, cioè dello 0,1 percento in tutto il mondo di sacerdoti cattolici che si macchiano di questo peccato di pedofilia, ben sotto alla percentuale che si riscontra anche per molte altre istituzioni sociali, civili, religiose, sportive, mediche, ecc. delle quali nessuno parla mai! Per non parlare di molte sette e gruppi élitari pseudo-religiosi e paganeggianti. Questo non può essere motivo per mettere tutto a tacere, tuttavia è altrettanto doveroso evitare di parlarne con tanta enfasi come se gli unici colpevoli al mondo fossero solo i sacerdoti cattolici! In alcui casi, poi, più che di pedofilia si tratta di atti omosessuali con minori però già grandi e consenzienti, (di età fra i 15 e 17), sempre gravissimo peccato per la Chiesa, ma ben diverso, soprattutto quando risulta che il più delle volte furono gli stessi ragazzini ormai scafati, a provocare i sacerdoti per poi incastrarli e denunciarli con prededitazione (ed in collaborazione con adulti ben informati dei fatti) allo scopo di averne luridi guadagni di risarcimento da spartire. Ovviamente con ciò non si vuole giustificare nessuno, ma si vuol dare una fotografia della realtà un pò più chiara.

     Risarcimenti alla cieca e assenza di prove                  

    Punto secondo: Da quando in qua i peccati vanno risarciti con somme di denaro a profusione e alla cieca? E con quale criterio? In che misura e quantità? Chi lo stabilisce?  Bastava che uno dicesse “Don Tizio mi ha toccato” che subito questo passava dalla parte del martire mentre al povero don Tizio, ammesso che fosse vivente, non restava altro che fare il mea culpa, perché tutti lì a lapidarlo in piazza se avesse osato difendersi, costringendolo a tirar fuori denaro come risarcimento per la presunta vittima, o lui o la chiesa al posto suo. Ma che bella fonte di guadagno per certi criminali organizzati e ben risarciti proprio dalla Chiesa, solo dietro loro denuncia, in molti casi mai provata! Anche perché molti di questi fatti ormai risalgono agli anni 1947-50 e quindi i presunti colpevoli, che allora potevano avere dai 25 anni in su, sono quasi tutti morti. E allora dove sono le prove, dov'è il contraddittorio necessario a qualunque Tribunale serio, con regolare processo civile o penale?

     No a giustizialismi sommari                                          

    Punto terzo: ruolo dei vescovi e giustizialismi sommari – Si sono voluti punire addirittura quei vescovi che sono stati zitti, che non hanno denunciato questi “reati”, umiliandoli pubblicamente e costringendoli a rassegnare le dimissioni. Ma da quando in qua il vescovo si trasforma in Pubblico Ministero col dovere di inquisire, denunciare e condannare mettendo il colpevole sulla pubblica gogna?  Ma la Chiesa non è un Tribunale!  E il ruolo del Vescovo è quello voluto da Gesù Cristo, cioè di correggere, portare al cambiamento con mezzi spirituali.. non riferire assolutamente fatti o misfatti di cui si viene a conoscenza, come pretendono i rivoluzionari assetati di sangue e vendette! Ma semmai di provvedere al giusto rimedio, o punizione, o allontanamento del colpevole dal luogo o dallo stesso ministero se il caso è grave, però sempre nel rispetto della persona e della sua dignità, mantenendo il giusto riserbo ove necessario, o addirittura il dovere sacrosanto del silenzio assoluto se si tratta di fatti conosciuti nel Sacramento della Confessione, come prevedono le norme del codice di diritto canonico. Da quando in qua i Vescovi sono obbligati a denunciare fatti anche gravi conosciuti in confessione o in colloqui riservati, esempio anche omicidi, o truffe, o adulteri, o ricatti, o malefici o peggio? Ma dove sta andando la Chiesa? Sta diventando peggio della Corte Marziale, per volere di certi “zelanti” preti o vescovi che neppure credono in Dio e ancor meno conoscono la dottrina cristiana e il codice di diritto canonico. Detto ciò è palese, d'altra parte, la responsabilità dei pastori nell'intervenire tempestivamente al fine di sanare focolai e drizzare vie storte, sempre nel rispetto della dignità di tutti, ma senza quel deleterio spirito di giustizialismo sommario che spesso anima l'azione di massoni e nemici della Chiesa.

     Ingiustificato accanimento oltre ogni limite              

    Punto quarto – Nei confronti di quella cerchia – sia pur ristretta – di preti che possono avere avuto le loro cadute di gioventù, poi pentiti con chiaro cambiamento di vita, ci chiediamo: a costoro non è concesso il perdono dalla Chiesa? Perché un tale accanimento? Perché costringere questi sacerdoti a lasciare l'abito magari dopo molti decenni dall’accaduto, in tarda età, in mezzo alla pubblica vergogna, abbandonandoli a sé stessi, senza più alcuna prospettiva di un lavoro professionale, di una sicurezza economica o familiare? Buttarli sulla strada, come si suol dire. Se è doveroso punire anche severamente quei rei confessi incalliti e mai pentiti che recano solo scandalo, c’è anche il pericolo, generalizzando questa specie di “purghe” dal sapore stalinista, di commettere da parte della Chiesa il più grande peccato di ingiustizia e atto persecutorio nei confronti dei propri figli, dandoli in pasto a uno Stato spietato e assetato solo di scandali, di odio e di vendette.

     Ipocrisia "di Stato"                                                           

    Punto quinto: l'ipocrisia di Stato. Premesso che la pedofilia rimane un gravissimo peccato che solo Dio può perdonare dietro sincero pentimento col proposito di non cadervi più, ciò premesso, dal punto di vista civile, ci chiediamo:

                    come può lo Stato dichiarare “reato” (a senso unico) la pedofilia

                                  perseguendola solo contro la Chiesa cattolica,

                      quando la vuole insegnare e diffondere perfino nelle scuole,

                                   attraverso la legge criminale del GENDER?

    Addirittura ciò avviene nei confronti dei bambini dell’asilo, spiegando loro il "dovere di toccarsi", di avere esperienze sessuali a vasto raggio in modo anche da decidere se scegliere di essere maschio o femmina, cane o gatto, leone o capretta per accoppiarsi con chicchessia, uomo, bambino, donna, vecchio, bestia o tutto ciò che può scatenare l’orgasmo in un diabolico delirio di onnipotenza che è diventato, per lo Stato, l’unico “valore” da difendere. Questi tali ipocriti (spesso e volentieri forgiati e plasmati nel seno oscuro delle logge massoniche – vedi qui Ex-massone: le leggi contro la famiglia sono promosse dalle logge massoniche), che condannano a norma di legge un sacerdote, magari per fatti di cui lui si era pentito da interi decenni, cambiando vita, ebbene questi tali ipocriti falsi e bugiardi e criminali, se a loro volta non si pentiranno pubblicamente e non faranno ammenda per queste loro gravissime colpe, saranno preda degli artigli del diavolo per tutta l’eternità.

    Patrizia Stella (Copyright © 2017 Qui Europa)

    con contributi di Sergio Basile

    patrizia@patriziastella.com

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    Giovedì,  Giugno 19th/ 2014

     – di Chiara Comini  

    Redazione quieuropa, Unione europea, Chiara Comini, Onu, Pedofilia, Kinsey Institute 

    L’ONU accredita con uno speciale riconoscimento un

    Istituto che ha legami con la pedofilia

    Il piacere del diavolo e la via dell'Europa Mondialista

     Video denuncia in allegato

     

    di Chiara Comini

    Onu, Europa e Pedofilia - Kinsey Institute

     Mondialismo e Pedofilia – La curiosa via dell'ONU                                   

    New York, Bruxelles – di  Chiara Comini – Il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction, è un istituto fondato nel 1947 presso l’Indiana University che ha come fine quello di indagare, diffondere e sensibilizzare la gente alla cultura del sesso. Questo organismo è stato accreditato lo scorso 23 Aprile dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC ) con uno speciale status. ECOSOC è uno dei 6 organi delle Nazioni Unite impegnato nei seguenti settori: 1) sviluppo sostenibile; 2) sviluppo sociale; 3) questioni di genere; 4) popolazione e sviluppo; 5) diritti dell'umanità. Uno dei punti principali di cui si occupa Ecosoc è “il rispetto universale per i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti a prescindere da razza, sesso, etnia religione o lingua.” Le Organizzazioni Non Governative possono lavorare con le Nazioni Unite ed entrano in ECOSOC con lo status di “Consultative”. Esistono poi tre categorie di Consultative: la prima è detta General Category, ed è la più importante,  poi troviamo la Special Category, definita un livello intermedio, e  infine Roster.

     Special Category ONU, per la creatura del pedofilo Kinsey                     

    Definito l’ambito in cui ci troviamo, torniamo a parlare del Kinsey Institute, che appunto è stato insignito del titolo "Special Category" nella sua collaborazione con le Nazioni Unite. Ciò che lascia perplessi è che tale ente sia stato fondato da Alfred Kinsey (vedi link in allegato:  il Nuovo Ordine Sessuale finanziato dai Rockefeller) una persona a dir poco di dubbia fama. Novaterrae, in un articolo del 29 Gennaio 2014, ci racconta a riguardo: "Alfred Kinsey ha affermato che i bambini sono sessuali fin dall’infanzia". Le sue fonti principali erano uomini adulti che hanno registrato i particolari dei loro contatti sessuali con i bambini per il suo libro Sexual Behavior in the Human Male.

     Sexual Behavior in the Human Male                                                            

    Un uomo ha fornito dettagli a Kinsey dei propri abusi perpetrati tra il 1917 e il 1948, illustrando il tutto nella Tabella 34 nel libro di Kinsey. Si registra il numero di “orgasmi” in determinati periodi di tempo da parte di bambini a partire da appena cinque mesi fino a 14 anni. L’orgasmo è definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”, o si descrive che il bambino “si allontanerà con forza dal partner e potrà fare tentativi violenti per evitare di raggiungere l’orgasmo, anche se trae un certo piacere dalla situazione.” Non sfugge qualcosa? Cito nuovamente: "Orgasmo definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”.

     Il piacere del diavolo                                                                                            

    E’ folle chi legge, se pensa che qui si voglia far passare una palese violenza sessuale nei confronti di bambini, addirittura di neonati (“ a partire da appena cinque mesi”), come qualcosa che in realtà dà piacere? Come qualcosa di naturale? E chiediamoci: come è possibile che un bambino di cinque mesi si mostri accondiscendente per un rapporto sessuale? Il dubbio allora è solo uno: si vuol far passare la pedofilia come qualcosa di normale o la si vuol chiamare in un altro modo? Siamo alla follia pura!

     Follia approvata dall'Unione Europea                                                              

    Follia approvata dall’Unione Europea, la quale evidenzia in ogni modo possibile la sua “apertura” verso la pedofilia; basta leggere il documento dell’OMS sugli Standard per l’educazione sessuale in Europa, che come Kinsey (uno dei padri della teoria del genere),  parte dal presupposto che il bambino è già da sempre sessualizzato. Con queste premesse la conseguenza è che la pedofilia diviene un orientamento del tutto lecito e legittimo. Già nello scandalo Dutroux troviamo una lista di nomi di “potenti”, tra cui persone di alte cariche anche a livello europeo.

     La via dell'Europa mondialista                                                                          

    Alla luce di tutto ciò la domanda spontanea è: quale direzione ha intenzione di prendere l’Europa in tal senso? Sembra abbastanza chiara se si analizzano obiettivamente i pochi suddetti fatti, che sono solo alcuni esempi. Molte persone oggi non si rendono conto  che questo rappresenta una reale preoccupazione, qualcosa su cui occorre informarsi e prendere posizione. Molti pensano che siano fandonie, paradossi. Il punto, però, è nella sua assurdità molto semplice: perché in un mondo che fa attenzione a tutto, che giustamente pretende garanzie su garanzie nei confronti dei lavoratori, specie se a contatto con minori, l’ONU collabora con un istituto per le ricerche sul sesso, genere e riproduzione, fondato da un pedofilo?

     Jones: "Kinsey era un maniaco sessuale, pedofilo, dedito alle orge…"     

    Leggiamo dal Corriere della sera del 13/12/97: Secondo James Jones, uno storico rispettato, Kinsey era un maniaco sessuale: masochista (in età avanzata si autocirconcise con un coltellino senza anestesia) dedito alle orge, con tendenze pedofile, non alieno dai ricatti e fondamentalmente gay, nonostante il matrimonio. Non a caso, i soggetti delle sue ricerche, tutti volontari, sarebbero stati in buona parte molestatori, prostitute, pervertiti e così via". Jones racconta che Kinsey seduceva gli studenti, soprattutto i maschi, per soddisfare i propri appetiti e giungeva al punto di organizzare orge tra i collaboratori e i volontari, con la partecipazione anche della moglie e di filmarli, un po’ per tenerli in pugno, e un po’ per studiare la sessualità dal vivo. "Con questo sistema – aggiunge lo storico – egli riuscì a farsi finanziare da alcune fondazioni, inclusa la Rockefeller.”

     L'allarme rosso – Una domanda che dobbiamo porci                                  

    Quanto mancherà, continuando di questo passo, che si arrivi alle battaglie per far passare la pedofilia come un normale orientamento sessuale? Ci sono già organizzazioni che lo richiedono, e… se si pensa che la pedofilia è ben radicata ai vertici del potere, diffusa più di quanto non si creda tra le alte cariche; se analizziamo obiettivamente i passi dell’Unione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in tal senso; se consideriamo le dichiarazioni di qualche noto personaggio, in linea con il pensiero del  ‘bambino sessualizzato’ … non possiamo evitare di porci qualche domanda.

    Chiara Comini

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  • Shoah e Vaticano II – Cosa c’è da sapere?

    Shoah e Vaticano II – Cosa c’è da sapere?

    Domenica, 23 luglio / 2017  

    – di Don Curzio Nitoglia –

     Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Conciclio Vaticano II, Chiesa Cattolica, Novus Ordo Missae, Chiesa Conciliare,  Bergoglio, Ebraismo , Fraternità  San Pio X 

    Shoah e Vaticano II – Cosa c'è da sapere?

    Dal caso Williamson (2009) all'accordo olocaustico/modernista (2017)

    Video in allegato

     

                “L’olocausto non è semplicemente un esempio di genocidio,

                    ma un attacco quasi riuscito alla vita dei figli eletti di Dio,

                                               e perciò a Dio stesso"

                                              Abraham H. Foxman

                     direttore dell’Anti Defamation League of B’naiB’rith

     

    di Don Curzio Nitoglia

    SHOAH E VATICANO II —  ACCORDO OLOCAUSTICO-MODERNISTA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La neo-religione olocaustico-modernista             

    Romadi Don Curzio Nitoglia – Abraham H. Foxman (direttore dell’Anti Defamation League of B’naiB’rith) ha detto: “l’olocausto non è semplicemente un esempio di genocidio, ma un attacco quasi riuscito alla vita dei figli eletti di Dio, e perciò a Dio stesso"(1). Per il giudaismo talmudico la shoah ha una valenza religiosa poiché Israele è il “dio” dell’umanità e Gesù un impostore. Perciò il cristiano non può non interessarsi di questo falso “dogma” (nascondendosi dietro la scusa che è solo una questione storica di cui la Chiesa non si occupa…), il quale distruggerebbe la Fede del Vangelo. Rifiutarsi di farlo significherebbe rinnegare implicitamente l’unicità dell’Olocausto di Cristo unico Redentore dell’umanità intera. La teologia cattolica insegna che il giudaismo è responsabile della morte del Verbo Incarnato, vero Dio e vero uomo. Tutti i Padri della Chiesa (Tradizione) fondandosi sulla S. Scrittura e sul Magistero che è l’interprete ufficiale delle due fonti (Tradizione e Scrittura) della divina Rivelazione (cfr. Pio XI, Mitbrennender Sorge, 1937) lo asseriscono (2). Il neo-modernismo, a partire dalla Dichiarazione Nostra aetate (1965) ha cercato di negare la dottrina del deicidio, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione (Rivelazione divina) ed insegnata dal Magistero tradizionale della Chiesa (ufficio della retta interpretazione della Rivelazione divina). Il cattolico che vuol conservare la Fede integra e pura, senza la quale è impossibile piacere a Dio (S. Paolo, Rom., X, 9), non può aderire per il principio per sé noto di non-contraddizione, assieme e sotto lo stesso rapporto, a Nostra aetatee alla Rivelazione divina, contenuta nella S. Scrittura e nella Tradizione, interpretate dal Magistero tradizionale.

    (1) Citato in Peter Novick, Nachdem Holocaust, Stuttgart, Deutsche Verlags-Ansalt, 2011, p. 259. (2) Il Dottore Ufficiale della Chiesa, san Tommaso d’Aquino, spiega: “sebbene i giudei non abbiano potuto uccidere la divinità di Cristo, tuttavia essi hanno ucciso la sua umanità, che sussiste nella Persona divina del Verbo. Quindi il peccato dei giudei è di tentato deicidio” (In Symbolum Apostolorum, a. 4, n. 912). Perciò conclude: “quindi i giudei peccarono non solo contro l’umanità di Cristo, ma come crocifissori del Dio incarnato” (S. Th., III, q. 47, a. 5, ad 3) e aggiunge: “i giudei hanno crocifisso Dio-Figlio in quanto facente sussistere in Sé la natura umana e quella divina” (S. Th., III, q. 47, a. 5, in corpore).

     O la si accetta o la si rigetta                                     

    La Rivelazione, la Fede, la Dottrina cattolica o la si accetta integralmente come è ed allora essa apre la via al Cielo se è accompagnata dalle Buone Opere o dalla Carità soprannaturale, oppure, anche se si nega un solo Articolo o Verità di Fede, la si rigetta per intero, ed allora si imbocca la strada per l’Inferno, poiché “senza Fede è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6). Infatti o Gesù è vero Dio e vero uomo e quindi il giudaismo rabbinico è colpevole di deicidio, oppure Israele è Dio e quindi ogni attentato contro esso e i suoi appartenenti è deicida e la nuova religione è quella della shoah. Tertium non datur. Non può esser vera la terza tesi del “giudeo-cristianesimo”, che è la “quadratura del cerchio”, secondo cui Gesù si è detto Dio, Israele lo è realmente e la shoah è il “Male assoluto”, altra contraddictio in terminis perché il male è privazione di bene e non è un assoluto.  Quando Benedetto XVI nel 2009 ha detto che per esercitare il sacerdozio e l’episcopato nella Chiesa occorre credere alla shoah (cfr. il “caso Williamson”) non solo ha commesso un grave abuso di potere, ma ha imboccato in maniera ancor più radicale la falsa strada del giudaismo talmudico, che divinizza Israele e nega implicitamente la divinità di Cristo. L’ambiente cattolico tradizionalista non ha voluto capire la portata anti-cristica del “caso Williamson” (a prescindere dalla persona del vescovo in questione) rifiutandosi di valutareunicamente la dottrina che soggiace ad esso. Non bisogna farne una questione personale ma dottrinale:“Chi non è con Me è contro di Me” (Mt., XII, 30). Ora senza Gesù Cristo non si entra nel Regno dei Cieli (3).

    (3) San Tommaso insegna che Gesù Cristo ha predicato agli Ebrei senza paura di urtarli (S. Th., III, q. 42, a. 2): «Il Profeta aveva annunciato che il Cristo sarebbe stato per le due case di Israele una pietra d’inciampo e di scandalo (Is., VIII, 14). La salvezza del popolo deve essere preferita alla pace di qualsiasi individuo o famiglia in particolare. Perciò quando vi sono degli uomini che per la loro cattiveria impediscono la salvezza della moltitudine, colui che predica non deve aver timore di offenderli per provvedere alla salvezza del popolo. Ora gli scribi ed i farisei erano un grande ostacolo alla salvezza del popolo, sia perché erano nemici della dottrina di Cristo che era l’unico mezzo per poter essere salvati; sia perché corrompevano la vita del popolo coi loro costumi sregolati. Quindi il Signore, senza paura di offenderli, insegnava pubblicamente la verità che loro odiavano e li rimproverava per i loro vizi. Anche noi quindi, se vogliamo davvero il bene degli ebrei, dobbiamo predicare la verità così come Gesù Cristo l’ha predicata e così come la Chiesa – mediante i suoi Dottori – ce la propone a credere, senza annacquamenti. Infatti S. Gregorio insegna che “Se lo scandalo viene dalla verità, bisogna sopportare piuttosto lo scandalo, che abbandonare la verità” (Homil. VII in Ezech.)».

     

     Vaticano II e Shoah, secondo Ben Horim                 

    Anche secondo l’ex ministro presso l’Ambasciata d’Israele in Italia, incaricato dei rapporti con la S. Sede dal 1980 al 1986, Nathan Ben Horim (Nuovi orizzonti tra ebrei e cristiani, Padova, Messaggero, 2011), il nuovo rapporto tra giudaismo e cristianesimo è dovuto «a tre eventi: la shoah (4), la nascita dello Stato d’Israele e il concilio Vaticano II» (ibidem, p. 11). Infatti la shoah imporrebbe riflessioni storiche, politiche e morali di enorme portata, alle quali nessuno – nemmeno la Chiesa – potrebbe sottrarsi. Dalla shoah (1942-45), passando per Norimberga (1946), è nato lo Stato d’Israele (1948), che ha soprattutto un significato etnico ed anche normativo-religioso per l’ebraismo. Da queste riflessioni storiche, morali, politiche, etnico-religiose (dacché il giudaismo è un popolo o stirpe che si riconosce in una certa pratica etica o religiosità – 5) è nato il Concilio Vaticano II (1962-65), che «segna una svolta epocale nella storia della Chiesa cattolica (6). […] Uno dei mutamenti più significativi del Concilio ha riguardato il rapporto con gli ebrei, […] “che rimangono ancora carissimi a Dio”» (ivi). Il diplomatico israeliano ammette che «il cambiamento, nella visione cristiana degli ebrei, non sarebbe mai avvenuto se non ci fossero state la shoah, Norimberga e la nascita dello Stato d’Israele» (ibidem, p. 12). Egli definisce il giudaismo col trinomio “Torah, Popolo, Terra” (ib., p. 107). Il problema del Concilio è sostanzialmente legato alla giudaizzazione del cristianesimo (Nostra aetate, 28 ottobre 1965) ed è indissolubilmente legato a quello della shoah. Chi non vuole ammetterlo o è incapace di vedere la realtà o non vuole ammetterla, poiché non gli fa comodo.

    (4) «Senza l’avvelenamento degli spiriti cristiani attraverso i secoli, l’Olocausto sarebbe stato impensabile» (Nathan Ben Horim, Nuovi orizzonti…, p. 51). Come si vede la shoah per l’ebraismo odierno ha una valenza teologica ben precisa: essa è figlia della dottrina cattolica rivelata e definita da San Pietro sino a Pio XII. Accettarla significa rinnegare implicitamente la dottrina cattolica di Tradizione apostolica. (5) «Una fede religiosa legata ad una Terra specifica» (Nathan Ben Horim, Nuovi orizzonti…, p. 70). (6) L’Autore parla addirittura di «carattere rivoluzionario dell’inversione di rotta [operata da Nostra aetate, n. 4]» (Nathan Ben Horim, Nuovi orizzonti…, p. 73).

     

     Giudaismo talmudico e capitolazione della FSSPX  

    Il giudaismo talmudico vuole la capitolazione della FSSPX / Fraternità San Pio X Il 16 settembre 2011 – secondo il rabbino Levi Brackman – alcuni gruppi ebraici specialmente statunitensi (Abraham Foxman Direttore dell’ADL del B’naiB’rith e il rabbino David Rosen dell’American Jewish Committee) “hanno espresso la loro preoccupazione che il Vaticano potrebbe rimettere in discussione 40 anni di progressi nelle relazioni ebraico-cattoliche" (7). Essi quindi avvertono che Nostra aetate, 4 e Lumen gentium, 16 (“i doni di Dio [Antica Alleanza] sono irrevocabili”) “non possono essere messi in discussione e lasciati al libero dibattito”. Se così non fosse il dialogo ebraico-cristiano cesserebbe. Spero che da parte del mondo legato alla Tradizione non si voglia capitolare su tutto basandosi sull’illusione che il liberalismo aperturista di Francesco I conceda loro tutto senza chieder nulla. Tuttavia la premessa pro-shoah del 2009 lascia qualche perplessità, poiché shoah, sionismo e Nostra aetate fanno un tutt’uno. Parvus error in principio magnus est in fine. È per questo motivo che il “caso Williamson” è di capitale importanza (in sé e non per la persona in questione) e la sua espulsione dalla FSSPX non può non portare all’accettazione del Concilio Vaticano II e alla subordinazione nei confronti degli “Ebrei nostri fratelli maggiori nella Fede di Abramo” (Giovanni Paolo II, 13 aprile 1986, Discorso al Tempio maggiore di Roma).

    (7) http://www.yenetnews.com

     2010 – Il Caso Krah-Williamson-Nahrath                     

    Verso la metà del novembre 2010 mons. Richard Williamson accusato di “negazionismo” decide di farsi difendere dall’avvocato Wolfram Nahrath. Quindi chiede al suo primo difensore, avv. MatthiasLossmann, se vuole difenderlo assieme a Nahrath. Lossman rifiuta e mons. Williamson gli ritira l’incarico.

     L'economo generale della FSSPX, Krah e il sionismo 

    1°) L’avv. Lossmann (ricusato da mons. Williamson) era stato scelto nel 2009 da Maximilien Krah (l’economo generale della FSSPX) per difendere mons. Williamson. Ma chi è realmente Krah? Egli, oggettivamente (il cuore o le intenzioni soggettive li scruta solo Dio e a Lui lascio il giudizio), aveva partecipato alla campagna stampa contro mons. Williamson, scoppiata il 20 gennaio del 2009, tramite interviste rilasciate alla rivista radical-socialista DerSpiegeldi orientamento politico molto simile al settimanale italiano “L’Espresso” dell’ingegner Carlo De Benedetti. 2°) Krah ha partecipato (“contra factum non valet argumenum”) nel settembre 2010 a New York, assieme a vecchi allievi dell’Università di Tel Aviv, ad una colletta per aiutare gli studenti ebrei della diaspora a raggiungere lo Stato d’Israele per essere formati presso l’Università sionista di Tel Aviv; si possono vedere le foto di Krah e compagni, qualificati come israeliti (8). 5°) La risposta di Krah ai commenti succitati è venuta alla fine del dicembre 2010, pubblicata sul sito Ignis Ardens (9). Essa è abbastanza illuminante e sconcertante. Sconcertante poiché oggettivamente minacciosa: “adesso conosco coloro che mi hanno calunniato evedranno…”. Illuminante a) in quanto, se fosse stato veramente calunniato, Krah avrebbe potuto rispondere per chiarire o avrebbe potuto far ricorso alla magistratura per ottenere giustizia, come era suo diritto, e non alle minacce per intimorire (“vi conosco, vedrete”); b) poiché Krah ammette: «a settembre ho ricevuto un invito spontaneo da un amico avvocato per questa serata molto piacevole alla Galleria Witzenhausen, dove ho incontrato persone fantastiche provenienti da Israele, Stati Uniti (entrambe ebree e non), e alcuni europei che si trovano a New York. Era un regolare incontro annuale. E, naturalmente, c’è stato un gala per beneficenza. Così è stato»; c) infine poiché Krah non smentisce la raccolta fondi per l’università di Tel Aviv, che non è un semplice “chiacchierare” con ebrei, cosa del tutto lecita.

    (8) http://www.aftau.org/site/PageServer?pagen…0_AlumniAuction. I fatti sopra citati sono descritti in un commento pubblicato il 4 dicembre 2010 sul sito in lingua francese LesIntransigeants http://www.intransigeants.com/2010/12/exclusif-les-dessous-de-laffaire-williamson. (9) http://z10.invisionfree.com/Ignis_Ardens/index.php?showtopic=6517&st=100&#entry9644783.

     Ciò che conta è la Fede non l'etnia                                

    Non è importante se l’avv. Krah sia di origine israelita, quel che conta è la Fede non l’etnia. Krah si professa cattolico tradizionalista però l’attività filo-sionista, svolta da Krah, è un’azione lecita e legale in sé, ma difficilmente conciliabile, moralmente e dogmaticamente, con la professione della Fede cattolica tradizionale e pre-conciliare. Questo è il punto oggettivamente rilevante di questa faccenda. Infatti San Pio X (il Santo protettore dei “tradizionalisti”) nel 1904 rispose a Teodoro Herzl (il fondatore del sionismo, 1896), che gli aveva chiesto di riconoscere il movimento sionista e l’eventuale futuro Stato di Israele: «Sino a che Israele non riconoscerà Cristo come Messia e Dio, la Chiesa non potrà riconoscere il sionismo e Israele». Quindi oggettivamente tra cattolicesimo e sionismo vi è incompatibilità e la “doppia appartenenza” non è lecita.

      Attualità del "Caso Krah/Williamson"                        

    Attualità del ‘caso Krah/Williamson’ – Dopo il processo del 4 luglio 2011 a mons. Williamson in Germania, Maximilien Krah ha rilasciato un’intervista oggettivamente denigratoria ed oltraggiosa contro il Vescovo britannico. «Monsignor Richard Williamson ha un profondo problema di sconnessione dalla realtà, ogni due anni, con bella regolarità, crede nella fine del mondo. […]. Penso che si potrebbe definirlo un tipo balzano [bizzarro, strampalato]».(10) Purtroppo nessuno è intervenuto, non dico per difendere mons. Williamson, allora Vescovo della FSSPX dalle calunnie dell’Economo generale della medesima FSSPX, ma neppure per pacificare gli animi ed invitare ad una maggiore educazione nell’uso dei termini impiegati contro di lui e questo sarebbe stato il dovere del Superiore generale della FSSPX.

    (10) Estratto da: http://www.sueddeutsche.de/bayern/prozess gegenbischofwilliamson-plaudernuebergaskammern-1.1116124.San Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica (II-II, qq. 72-75) tratta delle ingiustizie che si compiono con le parole. Nella questione 72 l’Aquinate parla della “Contumelia” ossia l’ingiuria verbale fatta non alle spalle ma a viso aperto. Ora, in quanto le parole significano le cose, esse possono arrecare molti danni.. La contumelia o ingiuria verbale lede l’onore. Nell’articolo 2, San Tommaso spiega che la contumelia è peccato mortale. Infatti (in corpore articuli) nei peccati di parola bisogna considerare soprattutto con quali disposizioni d’animo ci si esprime, ossia il fine della contumelia. Ma di per sé la contumelia implica una menomazione di onore o morale del prossimo. Quindi essa è un peccato mortale non meno del furto che detrae la ricchezza materiale, mentre la contumelia disonora l’anima del prossimo nella sua moralità. Padre Tito Centi commenta: “Di qui deriva la gravità della contumelia, la quale di suo è fatta per distruggere l’onorabilità morale, e comporta l’obbligo di riparare”: o restituzione di fama (per la contumelia) e di beni materiali (per il furto), o dannazione. Nell’articolo 3 il Dottore Comune spiega che in certi casi è necessario respingere le contumelie e specialmente per due motivi: primo per il bene di chi insulta, per reprimere la sua audacia affinché non monti maggiormente in prepotenza e presunzione e reiteri codesti atti; secondo per il bene delle altrui persone, se chi viene offeso ricopre una carica pubblica (come è il caso di Sua Eccellenza mons. Williamson), onde l’offesa ricadrebbe sulla di lui carica episcopale e la disonorerebbe. Quindi chi è costituito in dignità o autorità pubblica deve difendere queste e non la sua persona, oppure qualcuno lo deve fare per lui. Chi ascolta la detrazione e la tollera senza reagire (difendendo la persona denigrata) pecca gravemente. Quando invece non reagisce, pur avendone la possibilità, non perché gli piaccia il peccato ma per rispetto umano o per negligenza, allora pecca solo venialmente. (S. Th., II-II, q. 73, a. 4, in corpore). Se si può portar pazienza nel tollerare la denigrazione verso se stessi, non è tollerabile il sopportare la denigrazione della buona fama altrui (Ivi, ad 1um). La derisione del prossimo è peccato mortale, tanto più grave quanto maggiore è il rispetto dovuto alla persona derisa (q. 75, a. 2, in corpore). Deridere un Vescovo è, oggettivamente, assai grave.

     L'espulsione di Mons. Williamson                                

    Nel 2012 monsignor Richard Williamson è stato espulso dalla Fraternità San Pio X, perché “da diversi anni aveva preso le distanze dalla direzione e dal governo della Fraternità” (Comunicato della Casa Generalizia, Menzingen 24 ottobre 2012). In realtà è la direzione della Fraternità che da diversi anni – e specialmente dal 2009 – ha preso una posizione pericolosa di dialogo azzardato (che è diventato sempre più esplicito a partire dal Pontificato di papa Bergoglio) e di eccessiva apertura verso le novità del Concilio Vaticano II nonché di accettazione della shoah quale condizione richiesta da Benedetto XVI per essere considerati in piena comunione ecclesiale. È soprattutto l’opposizione a questi cedimenti che viene rimproverata a monsignor Williamson, mascherata sotto l’aspetto disciplinare. L’espulsione di monsignor Williamson non poteva non far temere, con una seria probabilità, che le trattative riprese con Benedetto XVI (e poi continuate con Francesco I) – accettando, tacitamente o praticamente, la sua ermeneutica della continuità tra Tradizione apostolica e Concilio Vaticano II – portassero all’accordo pratico con l’ultra-modernismo.

     Verso l'accordo: dialogo "diplomatico" e "dottrinale"  

    Padre Michel Lelong Nel dicembre del 2011 ha scritto un libro intitolato Pour la nécessaire réconciliation. Le Groupe de Réflexion Entre Catholiques (GREC), Nouvelles Editions Latines, Parigi (11). P. Lelong narra la storia dei dialoghi del “Groupe de Réflexion Entre Catholiques; Gruppo di Riflessione Tra Cattolici” (‘GREC’); dialoghi che definisce “discreti, ma non segreti” (p. 29) con alcuni membri della dirigenza della FSSPX in vista di un accordo pieno tra la medesima Fraternità san Pio X e il Vaticano, dopo avere accettato l’interpretazione del Concilio Vaticano II alla luce della Tradizione o l’“ermeneutica della continuità” ed aver ricevuto la liberalizzazione della Messa tradizionale, la remissione della scomunica e la piena sistemazione canonica. Padre Lelong si definisce un amante della Liturgia tradizionale (p. 25) e allo stesso tempo del Concilio Vaticano II, specialmente delle relazioni interreligiose promosse da Nostra aetate, la “Dichiarazione sui rapporti tra Chiesa cattolica e le religioni non cristiane” (p. 17), ma anche di Gaudium et spes, di Unitatis redintegratio, di Dignitatis humanaee Sacrosantum Concilium (pp. 75-82), tutte – secondo lui – perfettamente leggibili alla luce della Tradizione. Egli, assieme ai capifila tradizionalisti riuniti nel ‘GREC’, ha cercato di portare avanti un dialogo caritatevole e diplomatico più che dottrinale (pp. 21-22) per giungere ad un accordo sulla conciliabilità tra Vaticano II e Tradizione.

    (11) www.editions-nel.com, 159 pagine, 20 euro.

     L'opera di Gilbert Pérol                                                    

    Uno degli ispiratori del ‘GREC’ è stato l’ex ambasciatore di Francia in Italia, dr. Gilbert Pérol (†1995), che dal 1963 al 1967, aveva già esercitato importanti funzioni all’Eliseo a fianco del Presidente Charles de Gaulle, poi era stato nominato ‘Segretario Generale’ del Ministero degli Affari Esteri ed infine ambasciatore a Tunisi, a Tokio e quindi a Roma dal 1988 al 1991 (p. 17 e 24). L’ambasciatore francese pensava, come p. Lelong, che alcuni testi del Concilio Vaticano II fossero buoni in sé, però erano stati male interpretati, in maniera discutibile e non corretta, dai progressisti (p. 18). Quindi per giungere ad “una necessaria riconciliazione” con i tradizionalisti, occorreva interpretarli alla luce della Tradizione o secondo “l’ermeneutica della continuità”, restando fedeli, nel medesimo tempo, alla Liturgia tradizionale (p. 18). L’ambasciatore francese, partendo dal punto fermo ed imprescindibile che il Concilio non può essere rigettato in blocco (p. 22), che la sua applicazione è stata non corretta, soprattutto in materia di Liturgia (p. 22), sin dal 1988 (anno delle consacrazioni dei quattro vescovi da parte di mons. Lefebvre e del suo proprio arrivo a Roma in qualità di neo ambasciatore), si prodigò per ricomporre la frattura innanzitutto frequentando discretamente il Priorato di Albano Laziale ed infine nel 1995, poco tempo prima di morire, scrivendo un testo che ha influenzato la nascita del ‘GREC’ e quindi gli incontri “discreti” in dialogo caritatevole e diplomatico più che dottrinale (pp. 21-22) con la dirigenza della FSSPX (p. 29), da cui dieci anni dopo, grazie a Benedetto XVI e il suo “cavallo di battaglia” sulla “ermeneutica della continuità e non della rottura” riguardo al Concilio, è scaturita – secondo p. Lelong – la concessione del Motu proprio del 2007 (p. 49), poi la remissione delle scomuniche ai quattro Vescovi consacrati da Sua Eccellenza mons. Marcel Lefebvre nel 1988 e quindi i colloqui dottrinali “pubblici” tra il Vaticano e la FSSPX (pp. 50-52).

     L'opera di Huguette Pérol                                                  

    L’opera del dr. Gilbert Pérol dopo la sua morte è stata portata avanti da sua moglie, la signora Huguette Pérol, autrice di due libri sulla questione attualmente dibattuta. Padre Lelong narra di aver fatto la conoscenza di alcuni capifila della FSSPX a partire dal 1996. Innanzi tutto don Emmanuel du Chalard nel Priorato di Albano Laziale (p. 24), il quale «non ha mai cessato di portare il suo sostegno tanto discreto quanto prezioso al ‘GREC’» (p. 24) e nel 1997 con don Alain Lorans, ex Direttore del Seminario di Écône, poi dell’Istituto Universitario San Pio X di Parigi e quindi Direttore dell’Agenzia stampa ufficiale della FSSPX “DICI” (p. 24). Solo allora nacque formalmente il ‘GREC’. Gli incontri avvenivano presso l’abitazione della signora Huguette Pérol a rue de Rome in Parigi; ad essi prendevano parte soprattutto la signora Pérol, p. Lelong, don Lorans, che ne rendeva conto al Superiore generale della FSSPX (p. 29), e p. Olivier de La Brosse, un domenicano divenuto in seguito il portavoce ufficiale della Conferenza Episcopale Francese (p. 24 e 25).  Il libro è interessante perché distingue due gradi di incontri o dibattiti tra i tradizionalisti e il Vaticano: 1°) il livello “discreto, non totalmente segreto e diplomatico”, aperto ad accettare l’ermeneutica della continuità tra Tradizione apostolica e Concilio Vaticano II, livello che sembra considerato di valore reale per il Vaticano e la dirigenza della FSSPX (1997-2001); 2°) il livello pubblico, teologico e dottrinale (2000-2010), che si mostra restio ad accettare l’ermeneutica della continuità, insistendo dottrinalmente piuttosto sui punti di rottura tra Concilio e Tradizione, ma che sembra essere considerato di scarso valore, quasi “polvere per gli occhi”dei fedeli e sacerdoti tradizionalisti. Il libro ci aiuta a capire come si sia potuti arrivare, già nel 2001, alla dichiarazione dell’attuale Superiore generale della FSSPX secondo cui: “il Concilio Vaticano II è accettabile al 95%” (cfr. ‘DICI’, n. ° 8, 18 maggio 2001)(12).

    (12) L’Agenzia stampa ufficiale della FSSPX ‘DICI’ riprende l’intervista rilasciata da mons. Bernard Fellay al quotidiano vallesano ‘La Liberté’ dell’11 maggio 2001 e riportata dai quotidiani svizzeri di lingua tedesca St Galler Tagblatt e Basler Zeitung, in cui dice: «Cela donne l’impression que nous rejetons tout de Vatican II. Or, nous en gardons 95%. C’est plus à un esprit que nous nous opposons, à une attitude devant le changement … (Potrebbe sembrare che rifiutiamo interamente il Vaticano II. Invece, ne accettiamo il 95%. È piuttosto ad uno spirito, ad un’attitudine che ci opponiamo …)».

     Lettera agli amici e benefattori                                         

    Dichiarazione che incontrò l’opposizione immediata di mons. Richard Williamson dagli Usa in un fascicolo del Bollettino americano della FSSPX, “Lettera agli amici e benefattori”, in cui definiva “i contatti con Roma” (“contacts with Rome”) “un tradimento”, ponendovi – per il momento – una pietra tombale infine ad Albano Laziale nella riunione del “Distretto italiano della FSSPX” del 26 aprile 2002. L’infausta formula “Vaticano II accettabile al 95%” passata per un decennio sotto un imbarazzato silenzio è stata rilanciata nel settembre-ottobre del 2012 in concomitanza con l’espulsione dalla FSSPX di mons. Williamson, che era divenuto un ostacolo troppo grande per gli accordi “diplomatici”, come aveva detto il card. Castrillon Hoyos l’11 maggio 2001 in Germania ai sacerdoti della Fraternità S. Pietro. A partire dai colloqui “discreti, ma non segreti”, tenuti in maniera caritatevole e diplomatica più che dottrinale (pp. 21-22), si è giunti alla prossimità del cedimento totale. Si resta sorpresi e illuminati sugli incontri “discreti”, caritatevoli e diplomatici più che dottrinali (pp. 21-22), fatti alla luce della “ermeneutica della continuità”, che – secondo p. Lelong – hanno portato tra il 2001 e il 2012 alla quasi completa riconciliazione tra la FSSPX ed il Vaticano, ritardata dal “caso Williamson” del 2008 (cfr. p. Lelong, cit., p.120) e giunta con Francesco I alla piena comunione.

     L'accordo compiuto                                                             

    Il 17 gennaio (il giorno dedicato al “dialogo ebraico/cristiano”) del 2107 mons. Bernard Fellay ha incontrato Francesco I a Santa Marta. Il 29 gennaio (due giorni dopo la liberazione di Aushwitz da parte dell’Armata Rossa, 27. I. 1945) “Tradinew” di “TV et Liberté” ha diffuso un’intervista di mons. Fellay (vedi video sottostante, in francese: trascrizione del testo tradotto in italiano a questo link) in cui parla del suo ultimo colloquio con papa Bergoglio e dice che al compimento dell’accordo “manca solo il timbro” e “il rispetto degli impegni presi”. Sembra di rivivere l’8 settembre del 1943 con Badoglio, Vittorio Emanuele III e gli “Alleati” che ci bombardarono ad armistizio firmato…


    (trascrizione del testo tradotto in italiano a questo link)


    La data dell’accordo pen-ultimato tra FSSPX e Francesco I non è casuale. Infatti il mondo ebraico non pago dell’espulsione di mons. Williamson e dell’accettazione della shoah da parte della FSSPX ha chiesto un’ulteriore prova di sottomissione da parte di quest’ultima alla nuova religione olocaustica preceduta dal 17 e dal 27 gennaio. L’accettazione della shoah (2009) ha portato all’accettazione pratica (2017) e non solo teorica (2001) del Concilio Vaticano II.  Arrivati a questo punto si può concludere oggettivamente, come giustamente ha scritto il 16 gennaio 2017 Alessandro Gnocchi su “Riscossa cristiana”, che la FSSPX ha avuto un ruolo importante nella difesa della fede tradizionale e nella lotta contro l’apostasia modernistica infiltratasi nella Chiesa ed arrivata sino al suo vertice, ma il suo Superiore generale mons. Bernard Fellay l’ha gettata nelle fauci di Bergoglio, che opera per la distruzione della dottrina cattolica tradizionale. Questo cedimento rattrista, ma non bisogna farne una tragedia: la FSSPX non è la Chiesa di Cristo, che è assistita infallibilmente e indefettibilmente da Dio e continuerà ad esistere sino alla fine del mondo, malgrado le alterne vicende della lotta che combatte contro satana e i suoi accoliti, con inevitabili ferite, ritirate, parziali sconfitte, battaglie perse, ma la guerra la vincerà la Chiesa poiché è stata fondata da Dio e da lui è protetta, a partire da Giovanni XXIII sta vivendo la sua “Passione”, ma risorgerà. La salvezza delle anime dipende dalla Chiesa, la FSSPX per quarant’anni ha lavorato bene, pur se con umane imperfezioni, al mantenimento della fede e della tradizione nella Chiesa occupata dal modernismo. Tuttavia ora ha cessato oggettivamente di continuare in questa direzione e si è resa al nemico numero uno del cristianesimo: il giudaismo talmudico e il suo principale accolito del XXI secolo: la “setta segreta” modernista (S. Pio X, Motu proprio Sacrorum Antistitum, 10 settembre 1910).

     Ci possiamo salvare?                                                        

    Ci possiamo salvare l’anima e la Chiesa durerà anche se la FSSPX si arrende al modernismo. L’importante è continuare a credere ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto, senza scendere a patti col modernismo. I sacerdoti che non vogliono essere riciclati dai neo-modernisti e dal giudaismo talmudico seguano l’esempio dato da monsignor Williamson (non la persona fisica). Adesso i sacerdoti che non sono inclini ai compromessi dottrinali hanno a loro disposizione tre vescovi, un monastero benedettino in Brasile e domenicano in Francia e, se saranno numerosi, potranno avere anche molte case nelle quali svolgere il loro apostolato ed un seminario, che già è nato vicino ai Domenicani di Avrillé, in cui formare nella piena fedeltà alla Tradizione i candidati al sacerdozio. Tutto sta a non lasciarsi intimorire (“latrare potest, mordere non potest nisi volentem”), come quando di fronte al Novus Ordo Missae si scelse la Messa tradizionale. Così ora si scelga la Tradizione e non la compromissione, abbandonandosi alla Provvidenza divina e cooperando liberamente con Essa.

    Don Curzio Nitoglia – Redazione QE / doncurzionitoglia.net

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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     Redazione Quieuropa, Rocco Carbone,  Sergio Basile, reddito di cittadinanza, lavoro, G7, Sete di Giustizia, moneta-debito, Giacinto Auriti, Bergoglio, reddito 

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    "Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere
     
    non è il “reddito per tutti”, ma il “lavoro per tutti”! 
     

     

    di Sergio Basile e Rocco Carbone / Sete di Giustizia

    il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Bergoglio: si al lavoro… E il reddito per tutti?    

    Roma  di Sergio Basile e Rocco Carbone/ Sete di Giustizia –  Nella visita pastorale all’arcidiocesi di Genova, Papa  Bergoglio ha incontrato un folto gruppo di rappresetanti del mondo del lavoro nello stabilimento dell'Ilva, dedicando un pensiero a quanti soffrono la piaga della disoccupazione, paradossale morbo dell'era della globalizzazione: catastrofe mondiale, tra l'altro, benedetta dai "grandi della Terra" nell'ultimo, inutile, G7 di Taormina. Il suo discorso d'esordio per certi versi era apparso incoraggiante, almeno nelle prime battute, in quanto recante l'invito a 

                   "…non rassegnarsi all’ideologia che sta prendendo piede ovunque, 

    che immagina un mondo dove solo metà o forse due terzi dei lavoratori lavoreranno, 

                             e gli altri saranno mantenuti da un assegno sociale. 

                                                          Papa Bergoglio

    Meno incoraggianti, per contro, le battute finali della sua "denuncia", apparsa nel complesso piuttosto sui generis, se rapportata al fulcro del messaggio socio-economico espresso dalla Dottrina Sociale della Chiesa:

      Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, 

                                                  ma il “lavoro per tutti”! 

            Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti, non ci sarà dignità per tutti" 

                                                          Papa Bergoglio 

    A tal proposito, pur riconoscendo a certi livelli il lavoro come biblico e indiscusso mezzo di nobilitazione della condizione umana, dissentiamo in toto da questa curiosa conclusione e, a scanso di equivoci, vi proponiamo di seguito una illuminante riflessione estratta da un video del Professor Giacint Auriti, del 25 ottobre 2002, sulla Dottrina Sociale della Chiesa, riconducibile al pensiero e agli scritti di Papa Leone XIII.

     Dacci il nostro pane quotidiano (e il ns. reddito)

    Giacinto Auriti: "Le parole essenziali del Pater Noster, la preghiera che ha insegnato Gesu', sono 

                                    dacci oggi il nostro pane quotidiano…

    in questa frase sta l'essenza, il cuore della Dottrina Sociale della Chiesa: visione universale di diritto sociale che riguarda la collettivita' di tutti gli stati. A questo punto dobbiamo fare una riflessione: per dare ad ognuno il pane quotidiano gli dobbiamo dare il denaro per comprarlo perche' altrimenti la Dottrina Sociale della Chiesa rimane relegata nel mondo delle grandi utopie, come fino ad oggi e'! Il cuore (del problema socio-economico – Ndr) e' garantire ad ognuno il denaro per comprare pane. Infatti quello che manca, oggi, non e' il pane da mangiare ma il denaro per comprarlo

                       50 milioni di uomini muoiono di fame ogni anno 

      pur se si ditruggono gli eccessi di produzione di generi alimentari, 

                                  i surplus agricoli vanno distrutti 

                           perche' non c'e' nessuno che li compra 

                        anche se se c'e' gente che muore di fame.

                                           Prof. Giacinto Auriti

     Reddito: diritto di pretendere il pane quotidiano 

    Continua Auriti – "Quando parla Cristo e dice: "dacci il nostro pane quotidiano"…che vuol dire nostro? Signfica non solo avere il pane, ma anche il diritto di pretenderlo! La proprieta' del pane, il principio del "tutti proprietari" che fu  valorizzato da Papa Leone  XIII nella enciclica Rerum Novarum, e' il cuore del diritto sociale, il cuore della Dottrina Sociale della ChiesaQuando si nega il diritto si nega il godimento giuridico. Dunque, 

                 per dare ad ogni persona il diritto di pretendere 

           dobbiamo dargli la moneta, strumento di costo nullo. 

    Infatti il valore e' una dimensione del tempo, cioe' una previsione: in base a ciò, basta che noi ci mettiamo d'accordo per dare ad un simbolo valore monetario e quel pezzo di carta diventa moneta…oro fatto di carta, perche' basta la convenzione. 

    La moneta e' una fattispecie giuridica e chi crea il valore della moneta 

                             non e' chi la emette ma chi l'accetta…"

                                                          Prof. Giacinto Auriti

    il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Bergoglio conosce il problema del reddito…        

    Dunque, le parole di Bergoglio,

                                       "Dev’essere chiaro che 

            l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, 

                                       ma il “lavoro per tutti”!"…

                                               Papa Bergoglio

    ci stupiscono e non poco, specie in ragione della lettera che i sottoscritti (Sergio Basile e Rocco Carbone) inviarono allo stesso in data 13 ottobre 2013 – qualche settimana prima della pubblicazione dell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium – con lo scopo di porre alla Sua attenzione il problema che soprassiede a tutti gli altri drammi socio-economici del nostro tempo: l'usura da emissione monetaria; l'usura da moneta-debito. Bergoglio qualche settimana dopo ci inviò una lettera di risposta (vedi foto in copertina), nella quale ringraziava gli scriventi, corredando la stessa di una foto autografa (vedi foto in copertina). Quello scritto – vedi articolo in allegato – rimase, tuttavia, sostanzialmente, lettera morta: il pontefice non è, di fatto, mai entrato nel cuore del problema nei termini sopracitati, pur conoscendo il nocciolo della questione monetaria che soprassiede a tutti i problemi di disoccupazione, tagli ai servizi sociali e ipertassazione. Oggi, alla luce di quest'ultima curiosa e spiazzante dichiarazione sulla non necessarietà di un reddito per tutti (e contestuale riconoscimento della necessità di un lavoro per tutti: utopia, favola irrealizzabile nell'era della robotica e dell'iper automazione dei processi, considerate anche le ultime dichiarazioni emerse dal G7, allineatosi palesemente su posizioni anti-protezionistiche) un senso di disorientamento ci assale.

     Reddito di cittadinanza, patrimonio dell'umanità 

    In attesa di eventuali – provvidenziali – rettifiche di Bergoglio (se mai arriveranno…: illudersi non costa nulla!) non ci resta che prendere le distanze da queste sue conclusioni, auspicando che presto la proprietà popolare della moneta e il reddito di cittadinanza a credito, possano diventare patrimonio dell'umanità, in quanto espressioni più prossime dei diritti umani e della libertà conquistata da tutti i popoli della terra.

                                          La moneta è infatti, in ultima istanza, 

    uno strumento di compressione o riconoscimento dei diritti e delle libertà personali: 

         non garantire un reddito a tutti significa, per estensione, schiavizzare l'umanità… 

    Ne è esempio lampante la condizione cinese o meglio il fenomeno della cinesizzazione delle masse dei lavoratori (ormai status di "normalità" in quasi tutti i paesi del mondo): miliardi di uomini costretti dai rispettivi governi a lavorare come schiavi per produrre extra-redditi protesi per lo più a ripagare debiti indotti e non dovuti. Il lavoro, dunque, non può essere, in se stesso, la soluzione ai mali socio-economici del mondo… Piuttosto, nell'ottica dell'usurocrazia dominante, diviene strumento principe di serrato controllo sociale e schiavitù.

     Preambolo della lettera a Bergoglio del 2013

    Concludiamo presentandovi il preambolo alla lettera inviata dai sottoscritti al Papa il 13 ottobre del 2013. Lo scritto per intero potrà essere letto nel link in allegato. "Santità, visto l'inesorabile, irrefrenabile e gravissimo processo di disintegrazione sociale ed economica della nostra amata società italiana al quale stiamo assistendo spesso, nostro malgrado, da meri spettatori, ma anche in riferimento e piena solidarietà alle tragiche situazioni che stanno oggi vivendo i nostri carissimi fratelli spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi, ciprioti ed europei in generale, ci permettiamo di rivolgerLe queste brevi ed accorate righe.  Lei Santità, nei giorni scorsi ha dichiarato:

         "Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia!" 

    Reputiamo questa affermazione importantissima perché riconosce che c'è stata, ed è ancora in corso una battaglia, e noi sappiamo che essa è iniziata storicamente e si è incancrenita con l'avvento della moneta-debito avvenuta oltre tre secoli fa. Con l'avvento di essa, infatti, l'usurocrazia internazionale ha conquistato il mondo,

        sostituendo ai termini e concetti cristiani e di rilievo assoluto come

                             "gratuità, amore al prossimo e libertà",

                                          termini e concetti come 

    "debito usurocratico"; "egoismo sistemico"; "schiavitù da moneta-debito". 

    Occorre ricordare sempre ed in ogni sede (come Lei, Santità, fa quotidianamente) che tutti i soprusi, le vessazioni, le persecuzioni, le miserie e i patimenti oggi indotti e perpetrati a danno dei popoli, riconducono a piccoli gruppi élitari di potere – più o meno occulti – dei quali abbiamo ampliamente parlato in centinaia di articoli e conferenze in giro per l'Italia e dei quali ci occupiamo quotidianamente dalle colonne dei nostri giornali e sul web. Gruppi che hanno il controllo della moneta e delle fonti di energia: quindi teoricamente invincibili! Ma solo teoricamente!"

     Missione della Chiesa libera…                          

    La Missione della Chiesa e di tutti gli uomini davvero liberi e onesti / "Santità, riteniamo, pertanto, che per rimanere coerente al Vangelo di Cristo, la Chiesa Cattolica (intesa come "popolo di battezzati" e prelati) ma anche tutti gli Italiani onesti e di buona volontà (che non covano diaboliche e distruttive strategie di doppiogioco ispirate e pilotate da regie occulte) devono comprendere il senso assoluto delle Sue parole, ma anche andare oltre la funzione e l'immagine “dell'ospedale da campo” da Lei evocata, individuando e facendo conoscere la causa prima e reale delle battaglie e sostenendo strategie che portano a vincere definitivamente la guerra contro l'Usura nazionale ed internazionale, causa di tutti i mali, causa prima delle vergognose sacche di povertà esistenti nel mondo e di tutte le cosiddette "crisi economiche" e sperequazioni sociali". 

     Moneta-debito e usura                                        

    "Santità, con questa nostra lettera aperta vogliamo portare alla Sua benevola attenzione il problema della moneta-debito e dire fermamente che "noi siamo per la proprietà popolare della moneta!". Oggi la moneta nasce di "proprietà" della banca che la emette prestandola ai cittadini. Noi – d'intesa con tutti gli enti ed organizzazioni nazionali ed internazionali, che ogni giorno interagiscono con le nostre redazioni – vogliamo che la moneta nasca di proprietà dei cittadinie – come sosteneva il grande ed indimenticato Prof. Giacinto Auriti, nostro comune riferimento – vogliamo, nell'interesse dei popoli, che sia accreditata ad ognuno come "Reddito di Cittadinanza"…(continua qui Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale)"

    Sergio Basile, Rocco Carbone

    Lettera a Papa Francesco / Roma, Città del Vaticano, 13 ottobre 2013

     

    Sergio Basile, Rocco Carbone / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)

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     Video correlato – Prof. Giacinto Auriti                

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    il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

     

     
  • Chi sono io per giudicare la dottrina?

    Chi sono io per giudicare la dottrina?

    Martedì, 14 Febbraio/ 2017  

    di Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Dotttrina, Bergoglio, giudizio, Setta modernista  

    Chi sono io per giudicare la dottrina? 

    Il certosino lavorio della setta modernista per annacquare

    e sfaldare la dottrina e la buona battaglia da combattere

    in difesa della vera Chiesa di Cristo

     

    di Roberto Pecchioli

    Chi sono io per giudicare

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Quand'ero bambino…                                               

    Roma  di Roberto Pecchioli – Quando ero bambino andare a dottrina significava, dopo la funzione domenicale delle 10, chiamata Messa del fanciullo, apprendere in parrocchia i fondamenti della fede cattolica nell’anno della Prima Comunione. Tanta acqua è passata sotto i ponti, e molto di quello che ci hanno insegnato è stato messo in discussione a seguito della svolta antropologica di quella Chiesa "moderna" che consideravamo madre e maestra.  La dottrina è  in molti casi "passata di moda", tanto che si prova un benefico stupore a leggere le parole del cardinale Mueller, prefetto della congregazione intitolata alla Dottrina della Fede, che ne conferma la natura di “base per tutta la vita della Chiesa, altrimenti rimane solo una Onlus, un’organizzazione caritativa come tante” (Ma dal dire al fare.. Ndr). Un’affermazione che conforta soprattutto perché pronunciata in tempi in cui è passato di moda il precetto evangelico

                  “le vostre parole siano sì sì, no no, il di più vien dal maligno”

                                                   (San Matteo 5,37)

    Sembra più attuale che mai la drammatica domanda di Gesù stesso, "quando tornerà sulla terra, il figlio dell’uomo troverà la fede?" (San Luca, 18,8). Sul trono di Pietro è salito un uomo dalle cui labbra è uscita una frase piuttosto ambigua. Bergoglio rifiuta con umiltà pelosa di giudicare il male, ma ha scandito davanti ad un suo interlocutore di fiducia, l’ateo anticattolico Eugenio Scalfari,

              “ciascuno di noi ha una sua visione del bene ed anche del male.

                         Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello

                                            che lui pensa sia il bene”.

    Nella mia dottrina di bimbo era tutto molto chiaro, addirittura con formule precise  a domanda e risposta da mandare a memoria. Eccone una: "Dio è l’essere perfettissimo creatore del cielo e della terra". Quei forti  principi sono stati confermati – non poteva essere altrimenti – dal catechismo di Giovanni Paolo II.

     Chi sono io per giudicare la dottrina?                  

    Non so nulla di teologia morale, ma sono convinto che tutto sia in fondo  assai semplice, se crediamo a Gesù: io sono la Via, la Verità e la Vita. Non abbiamo bisogno di Hans Kung o di Karl Rahner e non può sussistere un “cristiano anonimo” che si salva benché miscredente. Per questo, prendo in parola il vicario di Cristo e mi chiedo:

                                  chi sono io per giudicare la dottrina?

                    Duemila anni di saggezza alla luce della Tradizione

               e della Rivelazione sono lì,  con lo splendore della verità.  

                       Si può non crederci, e si resta fuori dalla Chiesa.

    Il dramma è doverne uscire per fedeltà. Una monaca catalana ha affermato che Maria e Giuseppe erano una normale coppia che faceva sesso, manifestando così di non credere nell’Immacolata Concezione e, di riflesso, di disprezzare la virtù cristiana della purezza. Dalle sue parole si inferisce che Gesù era figlio carnale di San Giuseppe e quindi, chissà se è davvero la seconda persona della Trinità. Quanto al ruolo del Maligno, pare che prelati di grande prestigio non credano nella sua presenza (il più rande inganno del demonio è far credere che non esiste – Ndr). Un sacerdote piemontese, incaricato della pastorale delle persone omosessuali, celebrando il funerale del primo torinese unito civilmente all’uomo di cui è stato compagno per decenni, ha asserito dal pulpito che tutti dovremmo chiedere scusa a quella coppia ed a tutti coloro che vivono la condizione omosessualeCardinali in odore di soglio pontificio come Martini istituirono la Cattedra dei Non Credenti, mentre il colto biblista Ravasi, beniamino dei media, dialoga affettuosamente con i “fratelli massoni”. Poi ci sono i parroci che non fanno presepi per non urtare la delicata sensibilità altrui, quelli che prestano le loro chiese ai mussulmani  o alle più varie mascherate. Altri insultano nelle prediche e sulla rete – spesso con il turpiloquio – i politici che avversano, e, caso strano, non si tratta mai di esponenti laicisti o atei. Non hanno poi torto, tutti costoro, giacché l’uomo vestito di bianco sconsiglia l’apostolato, declassato a proselitismo e definito una sciocchezza. E’ la sciocchezza che ha reso cattolica la sua terra sudamericana, ed è al centro della liturgia anche nel Novus Ordo MIssae: Credo la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. Un vecchio monsignore scomparso da qualche anno  soleva dire che il peccato più grande dei religiosi è dare scandalo. Come definire gli esempi citati, e, per un residuo pudore verso l’istituzione tacciamo di autentiche vergogne come la pedofilia (alimentato per altro da clericali massoni e traditori di Cristo e della sua Chiesa, travestiti da "cattolici" – Ndr) o l’affarismo di alcuni. In materia di difesa della vita dal concepimento alla fine naturale, chi siamo noi per giudicare il pensiero dominante del tempo, qui in Occidente, o per opporre come intangibili i principi prima definiti  non negoziabili.

     Il lavorio della setta modernista                           

    Non credo di essere l’unico a vivere come un trauma ed un tradimento lo smantellamento progressivo ed ormai pressoché irreversibile di molto in cui la Chiesa "di sempre" ci proponeva a credere. Ci si sente ingannati nel profondo dell’anima dalla setta modernista che edulcura e ricodifica i messaggi più nobili del Cattolicesimo. Anche Lutero è riabilitato. Quale valore possono avere ancora i sacramenti, sono ancora sette, o bastano i due accettati dalla sedicente riforma? Poi arrivano i “dubia” dei quattro cardinali in ordine all’enciclica papale Amoris Laetitia e le ambiguità sui sacramenti,

                       lo sconcerto di documenti in cui si parla molto di ecologia,

                              pochissimo di Dio e pressoché mai di vita eterna.

    Grazie di cuore, allora, a quei religiosi che non lasciano soli e sconfortati i fedeli che hanno creduto in purezza di cuore ai principi di sempre, trasmettendoli ai loro figli. Forse abbiamo sbagliato tutto, forse no, ma lo scandalo grande è seminare il dubbio, instillare un’incertezza che diventa allontanamento della VeritàVerità che esiste, ce lo ha annunciato l’uomo di Nazareth, e ciascuno la può cogliere con la ragione umana (adaequatio rei et intellectus), sorretta dalla fede cui ci si abbandona come solo i semplici ed i puri di cuore sanno fare. Siamo al punto in cui non è follia chiedersi se il sacerdote o il vescovo che dice messa creda non nelle scialbe omelie frettolose dette per dovere d’ufficio o coazione a ripetere, ma nelle parole nettissime del Credo. Chissà se esiste ancora la Trinità, e soprattutto se è davvero risuscitato l’agitatore nazzareno figlio di Giuseppe e Maria. Forse non è che una narrazione, un espediente per raccontare di un Dio buono, una favola bella che ieri ci illuse come quella di Ermione nella dannunziana  Pioggia nel pineto. Turba la stessa nozione di misericordia posta alla base del giubileo. Non l’ha inventata Francesco, no, la dottrina ce lo ha insegnato con chiarezza che senza di essa, l’amore  disinteressato di Dio per la sua creatura, nessuno salva l’anima. Nell’Atto di Dolore lo proclamiamo ancora, chiedendo perdono per i nostri errori, di cui diventiamo consapevoli e pentiti. “Propongo con il vostro santo aiuto di fuggire le occasioni prossime del peccato “, e terminiamo con una richiesta a capo chino “Signore, misericordia, perdonatemi”.

     Non c'è misericordia senza pentimento e …   

    Era chiarissimo a tutti, tuttavia, in base alla dottrina ricevuta, che non c’è misericordia senza pentimento e correzione, l’amore del Signore è giustizia, non un dolciastro “volemose bene”, come quello del primo sindaco di Roma Ernesto Nathan.  Il punto è che il criterio del giusto, del bene e del male sembra abolito da quelle ambigue parole pontificie affidate a Scalfari, il Papa ateo:

                                                 “chi sono io per giudicare?

    soprattutto per quel soggettivismo drammatico del bene e del male a misura di individuo. Io potrei essere convinto che è cosa giusta tradire o uccidere, cedere ad ogni impulso, o semplicemente ritenere che il mio bene coincida con l’utile, il tornaconto, l’immediato  vantaggio personale. Non è quella la via, non è quella la legge naturale iscritta da Dio nel cuore dell’uomo. Oppure, anche la dottrina della legge naturale è un residuo da abbandonare, un mito da cui liberarci, una scoria che lo spirito dei tempi ha felicemente scosso come polvere dai calzari dei nuovi discepoli della Onlus Chiesa Cattolica (modernista – Ndr). Tuttavia, non è cattolica e neppure religione quella che mettesse definitivamente da parte la predicazione rigorosa di quello che, con parola ostica, i teologi chiamano kerygma”, e descrive il contenuto essenziale della buona notizia, l’annuncio della salvezza operata da Gesù Cristo morto e risorto. Da uomo in preda all’incertezza ed all’esitazione, ma convinto a credere “quia absurdum” come Tertulliano, devo pregare per me e per tutti lo Spirito Santo Paraclito, il consolatore, affinché riapra i cuori e dia la forza a ciascuno di riconoscere la verità senza abbandonare la via. Davvero, chi sono io per giudicare la dottrina? Un recente racconto di Marc Augé, Le tre parole che cambiarono il mondo, narra una nuova distopia. Il giorno di Pasqua del 2018 il Papa si affaccia in San Pietro e dichiara “Dio non esiste”. Pare quella l’unica soluzione di fronte alle guerre in suo nome ed ai mille mali del mondo. Secondo il sociologo francese, solo una rinnovata fede nella ragione (illuminista) può salvare il mondo. Per noi, è solo un altro degli incubi della modernità, ma lascia senza fiato che un intellettuale del livello di Augé possa immaginare un papa apostata della fede con proclamazione “urbi et orbi”. Forse non è che l’esito radicale della scelta antropologica: l’uomo sovrano intronizza se stesso: sì a Io e no a Dio. Rimbalza inevasa la domanda allarmata di un grande cattolico, Thomas Stearns Eliot nei Cori della Rocca:  sono gli uomini ad abbandonare la Chiesa di Dio, o è lei a lasciarci soli di fronte al Nulla? Ma soprattutto: quale Chiesa? Non dimentichiamo che la Chiesa siamo anche noi… E per difendere non possiamo stare a guardare, ma combattere in primisi con le armi dello spirito: Sacramenti, preghiera e adorazione eucaristica (Ndr).

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

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