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  • I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all’Italia – Seconda Parte

    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all’Italia – Seconda Parte

    Mercoledì,  Marzo 13rd/ 2013

    – L'Editoriale di C.Alessandro Mauceri  

    Governo cinese, inquinamento, nocivo, lavoratori, “I villaggi del Cancro”, Banca Mondiale, “i costi dell’inquinamento in Cina”, China Merchants Bank e Bain & Co.,  Conferenza politica consultiva del popolo inese (CPPCC), Zhang Lan, Turchia, Tuzkoy,  mesotelioma, Sarihidir, Karain, Murat Tuncer, Ministero della Salute, amianto, diossina, Bellolampo, Palermo, contaminazione, Sicilia, governo Berlusconi, Muos, Campania, Istituto Superiore di Sanità, SIN, “Siti di bonifica di interesse nazionale”, The Lancet Oncology, Acerra, Nola,  Marigliano, Kathryn Senior, Alfredo Mazza, "Triangolo della morte", Lombardia, tumore alla pleura,  Balangero, Casale Monferrato, Broni, Fibronit, Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, litorale vesuviano, tumore al polmone, Porto Torres, Gela, acciaierie di Taranto, Sulcis-Iglesiente, Porto Marghera, Piombino, Massa Carrara, Orbetello, Chienti Roberta Pirastu, Sapienza, Francesco Forastiere, Dipartimento di epidemiologia, Regione Lazio, 

    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all'Italia

    Seconda Parte

    L'élite cinese pronta alla "Grande Fuga" dai veleni

    di un Paese distrutto dall'inquinamento chimico

    L'Italia e i "Triangoli della Morte": 298 comuni Italiani

    da codice rosso. Tumori in aumento specie al Sud.

    Mezzogiorno trasformato in pattumiera d'Italia: 1200 casi

    di tumore l'anno a causa di contaminazioni industriali

    tra i silenzi delle amministrazioni

     

    L'Editoriale

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Villaggi del Cancro 

    Pechino, Shanghai, Roma, Istambul – Nelle ultime ore è stata diffusa l'allarmante notizia seconda la quale molti generi alimentari provenienti dalla Cina e destinati a migliaia di ristoranti europei ed italiani sarebbero contaminati. Tracce di pericolosi virus, ad esempio, sarebbero stati rintracciati lungo i fiumi di Shanghaitra le carcasse di maiali destinati al consuno sui mercati del Vecchio Continente. Ma già nei giorni scorsi le autorità del governo cinese hanno ammesso come lo stato di inquinamento delle acque e dell’aria di diversi siti del Paese (specie di quelli in cui operano molte aziende statali o industrie che poi esportano i loro prodotti in Paesi come il nostro) sia gravissimo e altamente nocivo per la salute dei lavoratori e degli abitanti di quelle città: non a caso definite dallo stesso governo cinese con l'emblematica espressione di “ Villaggi del Cancro”. (vedi Prima Parte in allegato)

     Lo studio di "World Bank" 

    In realtà che la situazione fosse già estremamente grave lo si sapeva benissimo, e non solo per le indagini effettuate da qualche ecologista locale. In un documento ufficiale del 2007, ad esempio, la Banca Mondiale, ovvero proprio quello stesso soggetto che poi contribuiva economicamente allo sviluppo delle imprese cinesi di maggiori dimensioni e, pare, maggiormente inquinanti, aveva pubblicato uno studio dal titolo “I costi dell’inquinamento in Cina” dal quale risulta che già i dati rilevati nel 2003 avessero evidenziato lo stretto legame tra l'inquinamento delle falde acquifere e dell’aria, la produzione industriale e l'incidenza di alcune malattie sulla popolazione. Ciò nonostante, nessuno ha fatto niente quando la Cina ha rivendicato il proprio diritto di continuare a inquinare una parte rilevante del pianeta pur di riuscire a conquistarne – grazie ai propri prodotti – una fetta ancora più grande di mercato.

      L'élite cinese pronta alla Grande Fuga 

    Forse non c’è alcun legame tra le due cose, ma alla luce dei dati che emergono appare quanto meno strano (per non dire sospetto) il fatto che la Cina, o meglio chi impone certe scelte a chi la governa stia acquistando, grazie ai proventi della produzione realizzati a scapito della tutela del proprio  territorio, enormi fette di territorio all’estero (fenomeno del landgrabbingVedi articoli in allegato). Come investimento, si penserà! E invece non è proprio così: per trasferirsi altrove! Secondo uno studio condotto dalla China Merchants Bank e da Bain & Co., il 27% degli imprenditori con un patrimonio stimato sopra i 100 milioni di renminbi si sono già trasferiti all'estero e, della restante parte, il 47%  sta prendendo in considerazione l'idea di lasciare il Paese. Anche la famosa imprenditrice e membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC), Zhang Lan, starebbe facendo “armi e bagagli” per trasferirsi, pare ai Caraibi. La questione nei giorni scorsi ha aperto un acceso dibattito nazionale. Ma se la situazione dell’ambiente in Cina è così grave cosa avviene negli altri Paesi? In realtà, sono moltissimi i siti in tutto il mondo dove l’impatto ambientale delle imprese provoca danni terrificanti alla salute dei cittadini.

    Made in China

     Turchia – Gli altri Villaggi del Cancro del "Mondo Globale" 

    Ad esempio, in Turchia, Tuzkoy è stata dichiarata “zona pericolosa”. Nel 2004 più di 250 famiglie si sono trasferite in altri Paesi. Il resto della popolazione, circa 2.350 persone, si trasferirà non appena le nuove case, la cui realizzazione è sovvenzionata dallo Stato, saranno pronte. La crescita dei casi di mesotelioma  si sta verificando anche nei villaggi vicini di Sarihidir e Karain. "Il numero di casi di mesotelioma a Tuzkoy è stato di circa 600-800 volte superiore rispetto alla norma mondiale", ha dichiarato nei giorni scorsi Murat Tuncer, direttore del dipartimento del Ministero della Salute. “Circa il 48% di tutte le morti nei tre villaggi è causato dal mesotelioma. Si ritiene che gli abitanti abbiano inalato fibre del minerale erionite, utilizzato poi per costruire case e strade”, ha concluso Tuncer. E in Italia le cose vanno, se possibile, ancora peggio.

     La situazione in Italia 

    I dati relativi alle malattie – e relativi decessi – connessi con la vicinanza a industrie inquinanti e discariche abusive sono stati da sempre diffusi con il contagocce (altro che ammissione del governo cinese). L'Italia è avvelenata dall'amianto e dalla diossina in aree che da troppi anni aspettano di essere risanate. Ad esempio, sono stai necessari alcuni mesi per analizzare una sessantina di campioni e affermare che l’incendio della discarica di Bellolampo a Palermo aveva causato la diffusione di diossina che aveva profondamente inquinato l’indotto con livelli di contaminazione tali da vietare l’uso degli animali allevati in almeno quattro comuni del circondario. Ma in quei mesi la gente aveva continuato a mangiare quella carne e a bere il latte di quegli animali mentre il sindaco diceva che il problema era stato risolto. 

     Sicilia – Muos: una questione aperta 

    Ad esempio in Sicilia, grazie anche alle concessioni del precedente governo Berlusconi,  è stata  consentita l’installazione in una zona di riserva naturale di un impianto Muos, (vedi articolo in allegato) destinato alla trasmissione di onde radio di portata al di sopra della norma e potenzialmente nocive per la salute e per l’ambiente, e, per di più, ad uso esclusivo dell’esercito americano di stanza in Italia (e già questo non dovrebbe essere permesso). A niente sono valse, sino  ad oggi, le proteste degli abitanti, delle autorità locali e del Presidente della Regione Sicilia.  Anche in Campania si è parlato ripetutamente di problemi analoghi, ma senza mai giungere a interventi definitivi e risolutivi.

     I "Villaggi" Italiani – Siti di "Bonifica" d'Interesse Nazionale  

    Nel 2011, l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i risultati di uno studio che ritrae la situazione sanitaria dei luoghi altamente inquinati, sparsi in tutta Italia, nei quali le condizioni ambientali provocano la diffusione di malattie e decessi in misura molto più alta che nel resto del Paese. Questi siti, nella speranza che siano solo questi (ma il passato ha dimostrato che, in realtà, il loro numero è ben maggiore e in costante aumento – ricordiamo che siamo in Italia e, quindi, nessuno mai ammetterà che la cattiva gestione ha prodotto morti e malati gravi) non sono stati chiamati “villaggi del cancro”, ma più eufemisticamente SIN, “Siti di bonifica di Interesse Nazionale”. Bonifiche che dovrebbero essere fatte, ma che nessuno sa come e, soprattutto, quando. I SIN sono 57. E in questi siti il tasso di mortalità è a volte di gran lunga maggiore rispetto alle medie regionali. Tra le maggiori difficoltà incontrate dai ricercatori c’è stata perfino la perimetrazione di queste aree, caratterizzate dalla presenza di impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, industrie siderurgiche, centrali elettriche, miniere e cave di amianto e altri minerali, porti, discariche e inceneritori. Insomma, l'Italia dell'industria pesante e delle pattumiere, dove generazioni di lavoratori hanno prodotto benessere e ricchezza per tutto il Paese, e anche oltre, spesso a costo della loro salute. Come al solito, per comprendere la gravità della situazione ed evitare polemiche e osservazioni da parte dei benpensanti che affermano che “è tutto a posto” (come dichiarò il sindaco di Palermo dopo l’incendio della discarica di bello lampo sopra citato) è bene fare riferimento ai numeri.

     Italia – Cifre impressionanti 

    I morti da contaminazione industriale negli ultimi otto anni sono stati, sulla base dello studio, 3.508. E se questo numero è già spaventoso, basti pensare che, se si considera il surplus complessivo dei decessi, in queste aree si sfiorano per lo stesso periodo le 10 mila unità (su 403mila morti complessivi). In altre parole su circa 298 comuni – abitati da 5,5 milioni di abitanti: quasi un decimo della popolazione nazionale – la qualità della vita è decisamente peggiore che nel resto d’Italia e questo è dovuto “semplicemente” al fatto che questi nostri connazionali abitano in aree industriali o degradate o nelle quali pullulano le discariche abusive.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Acerra, Nola, Marigliano e gli altri "Triangoli della Morte" italiani  

    La rivista scientifica internazionale The Lancet Oncology, nell'agosto 2004, ha definito la vasta area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, (un tempo nota per essere fertile e rigogliosa) come il “triangolo della morte” a seguito di uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dall'eloquente titolo:  "Il Triangolo della morte italiano, collegato alla crisi dei rifiuti". Dopo nove anni niente è cambiato anzi semmai la situazione è peggiorata tanto che nelle province di Caserta e Napoli si osservano tassi più alti che nel resto d’Italia per molti tipi di tumori. Stessa situazione in Lombardia, dove da tempo la provincia di Brescia è caratterizzata da tassi di mortalità per tumore al fegato decisamente maggiori rispetto al resto d’Italia, sia negli uomini che nelle donne. I risultati dello studio sono inattaccabili: delle 63 cause di morte prese in considerazione, alcune emergono come causate, certamente,  da contaminazioni ambientali e malattie lavorative. Il caso più palese è rappresentato dai 416 decessi in eccesso per tumore alla pleura nei siti (Balangero, Casale Monferrato, Broni, i dintorni dello stabilimento Fibronit di Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano) contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione. Analogamente l'aumento di mortalità per tumore al polmone e malattie respiratorie non tumorali sarebbe riconducibile alle raffinerie di Porto Torres e Gela, alle acciaierie di Taranto, alle miniere del Sulcis-Iglesiente e alla chimica di Porto Marghera. E, così, il maggior numero di decessi  per insufficienza renale e altre malattie del sistema urinario causate da emissioni di metalli pesanti, composti alogenati e idrocarburi che caratterizza i comuni di Piombino, Massa Carrara, Orbetello o la bassa valle del fiume Chienti, gli stessi comuni in cui hanno luogo stabilimenti per la lavorazione di questi prodotti. E che dire dei tumori riscontrati in Calabria, nel comune di Paola (per fusti tossici insabbiati in prossimità di corsi d'acqua) o della situazione di Tito (una delle zone industriali più inquinate dell'ex Bel Paese) nei pressi di PotenzaLa lista sarebbe lunga, ma quello che è evidente ed inconfutabile è che esiste un rapporto diretto tra crescita del tasso di tumori e presenza dei casi in particolari aree del nostro Paese caratterizzate da una produzione industriale incontrollata ed una criminosa gestione del territorio.

     Sud – Dopo il Danno la Beffa 

    In questi numeri, tuttavia, non si tiene conto di tutta una serie di malattie che pure sono presenti in percentuali rilevanti in certe zone del Paese, ma per le quali non è stato ancora riconosciuto “scientificamente” il rapporto di causa-effetto con certe lavorazioni o con certe situazioni ambientali. Ma non è finita! Pare infatti che queste zone a vocazione industriale ed altamente inquinate siano caratterizzate anche da diseguaglianze economiche e sociali. Come sostiene, tra l'altro,  uno degli autori dello studio,  Roberta Pirastu, dell'Università La Sapienza di Roma. Il complesso delle cause di morte, se si considera anche questi fattori sale a 9.969 casi (oltre 1.200 casi all'anno) la maggior parte dei quali concentrati nel Sud Italia (8.933) pur essendo il Meridione un'area a ridotta vocazione industriale, rispetto al Nord.  “Tutta la popolazione, quindi, è stata più o meno interessata dalla contaminazione diffusa” spiega la ricercatrice. È, come confermato da Francesco Forastiere, del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, “una popolazione, già penalizzata da condizioni socio-economiche sotto la media, deve per giunta fare i conti con una maggiore concentrazione di attività inquinanti. Loro pagano in prima persona con morti e malattie, mentre le bonifiche, in forte ritardo, le pagano tutta la collettività e quasi mai i privati che hanno determinato queste situazioni”.

     Eppure nessuno osa parlare di villaggi del cancro in Italia 

    Lo scandalo maggiore, tuttavia, non è il livello di inquinamento che certe aree hanno raggiunto. L'altra grande anomalia, infatti, consta nel fatto che la causa di questo inquinamento quasi sempre sia attribuibile alle industrie presenti sul luogo. Ciò che dovrebbe sorprendere tutti (ma, ormai, in Italia non ci sorprende più niente) sono le continue ammissioni pacifiche da parte delle autorità circa la gravità della situazione e le possibili connessioni con gli impianti in loco e – ciò nonostante – l’intenzione di proseguire su questa strada. Ciò che dovrebbe scandalizzarci ancor più è che nessun sindaco o presidente di regione (o ministro o premier) ammetterà mai il fatto che molte persone muoiano e siano affette da malattie gravi (spesso degeneranti) per via di fenomeni come le licenze facili rilasciate dalle stesse p.a. o la pressocché totale assenza di controlli sulla qualità degli impianti e la regolarità dei processi produttivi.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Mercoledì, Settembre 19th/ 2012

    – di Sergio Basile e Mario Luongo  –

    Italia / Roma / Bari / Milano / Eurozona / Germania / Grecia / Angela Merkel / BCE / Antonis Samaras / Silvio Berlusconi / Calo di consensi / Critiche governo Monti / Fiscal compact / Fondo monetario / Il Giornale / Abolizione Imu / Mes / Mario Draghi / Giorgio Napolitano / Mario Mauro / Europarlamento / PPE / Troika / Beppe Grillo / Movimento 5 Stelle / Legge sulla tutela del Risparmio del 2005 / Legge 262/2005 di Tutela del Risparmio Giulio Tremonti / Sallusti / MSC Crociere / Colonia Europa / Lobbismo bancario / Dittatura dei banchieri / Banksters 

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    Roma, Milano, Bari –  Berlusconi? "E' il naturale candidato del Pdl! (…) il leader capace di attrarre i maggiori consensi nell'area dei moderati e nel centro destra". Così nelle scorse ore il segretario del Popolo delle Libertà, Angelino Alfano, ha salutato ufficiosamente la ri-investitura del Cavaliere a Palazzo Chigi, in vista della prossima tornata elettorale.  "Noi non gli mettiamo fretta – ha continuato Alfano – perché bisogna scegliere il momento giusto anche per questo annuncio". Ma in effetti, a ben vedere, chi indirettamente ha ancora il coltello dalla parte del manico in Parlamento è ancora lui, proprio lui, lo stesso Cavaliere. Un Silvio Berlusconi che però, pur detenendo la maggioranza parlamentare – che in democrazia vuol dire il "potere" – con le sue ben 37 fiducie ha legittimato e continua a legittimare ed avallare ogni azione del governo tecnico, consentendo allo stesso Mario Monti di restare tranquillamente in sella, e di continuare a perpetrare il suo disegno di indebolimento e rottamazione dello stato sociale e dello stesso tessuto produttivo ed economico nazionale. Quindi tecnicamente dietro il paravento del governo tecnico, il corresponsabile dello sfacelo italiano – oltre agli asserviti Casini e Bersani – è proprio lui, ancora lui, il detentore unico della "maggioranza parlamentare".

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    La cosa tragi-comica sta però nel fatto che, mentre in Europa, dalla Germania la Merkel esorta e richiama all'accettazione incondizionata della dittatura  dell'austerity gli altri Stati Piigs (cioè i "cosiddetti maiali", tra i quali spicca la povera "scrofa" Greca) Berlusconi – sempre nelle scorse ore – ha sparato a zero sull’Ue e sul governo Monti: lo stesso che appoggia in pratica da 10 mesi a questa parte. Paradossale! Come paradossale è il fatto che all'Europarlamento in occasione della visita – a pochi mesi dalla sua elezione – del tecnocrate Monti, tutti gli uomini del Presidente di Arcore, gli uomini del Pdl aderenti alla coalizione europea del Ppe, abbiano accolto il professore bocconiano con un tifo da stadio, paragonabile a quello della "Curva Sud" dell'Olimpico dei giorni migliori. Ma dunque cos'è tutto questo doppiogiochismo? A chi giova?

     Il disegno per l'accentramento e la cecità dei pidiellini 

    Ma, sempre da Berlino, nella giornata di ieri la cancelliera tedesca è tornata a lodare il coraggio con il quale l’Italia ha saputo portare avanti le sue riforme e i suoi progressi. Ma ormai tutti o quasi – tranne i media di regime e i ciechi sostenitori indefessi dei partiti carrozzone – hanno ben capito che la mossa dei due Mario – Monti e Draghi – oltre a quella di far approvare l’acquisto di titoli di stato decennali dei Paesi in difficoltà (tra cui l’Italia stessa ) e quella di lavorare assieme per l'accentramento di tutti i poteri nelle mani dell'Ue, mediante la definitiva eclissi degli ultimi sussulti – orgogliosi sussulti – di sovranità nazionale rimasti nel fondo del barile dell'Erozona. E l'Unione Bancaria salutata ieri con clamore dal Presidente Napolitano ne è la prova. 

     Grecia, paradigma dell'Italia 

    Ma inversamente proporzionale all'euforia dimostrata dalla tecnocrazia dominante è il disagio e la pena dei nostri cugini ellenici. In tal senso un compito per nulla leggero è stato riservato al leader greco Antonis Samaras, che dal canto suo sta cercando di capire come traghettare nel mezzo di una tempesta infinita la nave greca, conciliando da novello funanbolo i tagli in programma, le restrittive misure di austerità, insomma i “celeberrimi compiti a casa” assegnati dalla Troika, da un lato con i malumori dei disoccupati e dei pensionati greci,  e dall'altro con le più basilari forme (finora invisibili ed evanescenti) di crescita economica. Il quadro di una bomba sociale ad orologeria che conoscerà una prossima deflagrazione (questo è matematico) anche se ancora non è ben chiaro quando! Un governo, quello di Samaras, sotto pressione come non mai: in una democrazia condizionata ed ingabbiata, nonché sempre più contorniata da euroscetticismi dilaganti ed avvelenata dalle sempre maggiori ed inaccettabili ingerenze della Bce, della Ue, dell'FMI e del falco in gonnella di Berlino.

     La Bestia a più teste ed una mente 

    Alla luce di questo complesso scenario – e senza dimenticare i disagi che assieme a Greci ed Italiani continuano a subire nel silenzio Spagnoli, Portoghesi e Irlandesi –  lEuropa unita e florida appare sempre più come una chimera, una bestia mitologica da tante teste, moltissimi artigli affilati, svariate code ed un'unica lucida, fredda e disumana mente capace di reggere nonostante tutto questo grottesco baraccone, costruito su illusioni e false promesse. 

     I saggi consigli del Cavaliere e l'Interruzione del letargo strategico 

    Ma dinnanzi a questo spettacolo come si pone oggi il Cavaliere?  Lui, ca va san dire! A detta dei suoi l’Italia lui l’ha capita bene, e l’avrebbe governata – sempre a loro dire – altrettanto bene per quattro legislature, ben 3340 giorni da Presidente del Consiglio. Se si è dimesso dal suo incarico, secondo i seguaci di Arcore, è stato solo per favorire la nascita del governo tecnico di Monti, cioè per aiutare l’Italia ad affrontare questa crisi. Giusto! Ammettendo per un attimo questo curioso e paradossale ragionamento, in tale ottica tuttavia non si comprendono davvero – e non si giustificano minimamente – le dichiarazioni dell’ex premier di qualche giorno fa, parole giunte co una strana eco dalla crociera sulla MSC Divina che stava facendo scalo a Bari. Nell'occasione Berlusconi ha tenuto quella che, a tutti gli effetti, è apparsa come una conferenza personale in vista del suo ritorno al governo. Intervistato dal direttore del Giornale Sallusti, ha speso parole, opinioni, giudizi, dispensato consigli un pò per tutti, da Matteo Renzi, al suo “vice” Alfano, per rimanere in Italia e, oltr'Alpi, addirittura a Sarkozy. E per Monti, ovviamente!

     Il Cavaliere e le paradossali critiche al suo alter-ego, Mario Monti 

    Il nostro attuale premier è stato il bersaglio più o meno celato del grande delle sparate berlusconiane. A suo dire – udite udite -le norme sul "Fiscal compact" (votate per altro dallo stesso Cavaliere e dai suoi in maniera compatta) frenerebbero la crescita, mentre il Fondo monetario “difficilmente funzionerà”. Ma in tutti questi mesi di dibattiti e di appelli – tra l'altro di numerosi premi Nobel come Paul Krugman – contro le politiche d'austerity promosse dalla Banda Monti, dall'Ue e dalla Merkel, ci chiediamo, il Cavaliere dov'era? Perchè mesi di letargo strategico e collaborazionismo sottobanco col governo dei banchieri per poi criticarne le stesse misure da lui stesso avallate ed approvate? E perchè soprattutto non ha dato le giuste direttive all'eurodeputato – suo delfino – Mario Mauro e agli uomini del Pdl presso l'Europarlamento al fine di delegittimare e bloccare l'insania del rigore? Troppo comodo caro Berlusconi! Una moderna Penelope (in giacca e cravatta) al contrario, che di notte disfa un tela (rete) che – però – alla luce del sole e nei meandri dei parlamenti (italiano ed europeo) contribuisce a tessere in prima linea ed a porre – d'inciampo – sotto i piedi di milioni d'Italiani, finiti (non poteva essere diversamente) a gambe all'aria! 

     I disastri legislativi e giuridici del Popolo Berlusconiano 

    Ma non va dimenticato neppure come gli stessi eurodeputati pidiellini siano stati proprio quelli che nella scorsa primavera calda (quella che inaugurò la micidiale trappola del "Credit Crunch", la stretta creditizia delle banche) contribuirono a votare in maniera decisiva per l'irrobustimento e l'innalzamento dei coefficienti bancari di riserva patrimoniale (per altro già alti) di Basilea III – contribuendo, in tempo di crisi, a paralizzate il comparto creditizio e l'erogazione del credito – ed a votare per MES, Fiscal Compact (come già accennato) e per l'Unione Bancaria

     Sgradevole profumo di campagna elettorale 

    Parole, dunque, quelle del Cavaliere non molto credibili, ma – anzi – piuttosto populistiche ed intrise di un nuaseante profumo  di campagna elettorale. Parole giunte, tuttavia, da un Berlusconi in calo di consensi (nelle stime ufficiali già da mesi, ad esempio, sovrastato nei sondaggi dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo) e – come i nostri lettori ricorderanno – denigrato nello scorso Autunno dall'opinione pubblica nazionale ed europea come l'unico responsabile dello sfacelo italiano; come il "Grande Satana del Debito Nazionale": dimenticando forse che  dal 1981 il debito in Italia è esploso proprio grazie alle intuizioni finanziarie ed economiche del signor Monti, un giovane Mario Monti  in erba, a tutti gli effetti parte integrante degli enturages governativi in veste di "consulente finanziario" dei governi susseguitisi prima dell'avvento dello stesso Governo Berlusconi. Una bella storia davvero! Da raccontare a tutti, dinnanzi magari ad un buon bicchiere di vino!

     Le manovre populistiche del Cavaliere e l'IMU 

    Soprattutto se si tiene conto che nel suo ventennio di Governo il prode Cavaliere non si è attivato affatto (o quasi per nulla) per risolvere gli errori strutturali che hanno contribuito a portare l’Italia in questa situazione; né è parso molto scontento di lasciare i “suoi” elettori e gli Italiani tutti alle immorali ed inumane cure di questo governo tecnico. In pratica Berlusconi prima ha affidato il pacco a Monti, lodandone le capacità, e ora questo pacco se lo vuol riprendere: e per farlo non ha esitato a rilanciare una sua sorta di campagna politica, con tanto di mini–programma e promesse elettorali. Tra le varie, quella dell’abolizione dell’Imu, vero e proprio cavallo di battaglia, quasi un attacco trasversale alle politiche di Monti; “la casa è il pilastro su cui ogni famiglia fonda il suo futuro” – ha ricordato Berlusconi, che in seguito ha rincarato – “Il fattore psicologico durante una crisi è fondamentale. Senza abbassare la pressione fiscale non si esce dalla recessione”. Dimenticando tuttavia che l'IMU, rispetto agli aumenti crimali ed igiustificati delle accise statali sul carburante (7 successivi aumenti i pochi mesi: record del mondo) è come un nano paragonato ad un gigante. Soprattutto se – come detto – noi Italiani per ogni 10 euro di carburante che paghiamo, rimettiamo "volontariamente" 6 di questi euro nelle tasche dello stato, o meglio, nelle tasche del governo dei banchieri. Perchè Berlusconi non vede tutto ciò? La sua complicità strategica è palese!

     Debito – La legge "Tremonti sul Risparmio" e la "Resa ai Banchieri" 

    L'unica nota positiva del ventennio berlusconiano sul capitolo debito – dobbiamo dargliene atto – fu la votazione della Legge sul Risparmio del  28 dicembre 2005. Come detto da "Qui Europa" – nel quarto capitolo degli scritti dedicati dal "Debito Illegale" (vedi allegati) – con la Legge 262 di tutela del Risparmio, articolo 19 c.10, il governo Berlusconi, su iniziativa del Ministro Tremonti, stabilì che entro il 12 gennaio 2009, tutte le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti privati (come Banca Intesa, Unicredit ed altre) dovessero essere ritrasferite a enti statali. Ciò per arginare e tentare di combattere la speculazione bancaria e lo scoppio incontrollato del debito pubblico, conseguente alla perdita della nostra sovranità monetaria ed alla privatizzazione della Banca d'Italia. Ma nulla di ciò è mai avvenuto: i proprietari di Bankitalia sono ancora oggi banchieri privati, detentori illegittimi della sovranità monetaria degli Italiani.

     Dittatura bancaria – La complice "Resa" del Cavaliere 

    Un altro motivo – come visto – per ritenere ancor più illegale ed iniquo il debito pubblico che oggi Monti e l’Ue (con la complicità della casta parlamentare) vogliono far pagare in maniera fraudolenta ed immorale a noi cittadini Italiani, e non solo. Un altro motivo in più per constatare la resa del Cavaliere (divenuto suo malgrado, forse, complice in prima linea della tecnocrazia dominante) al lobbismo bancario ed ai veri padroni incontrastati della colonia Europa.

    Sergio Basile, Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Sabato, Agosto 17th/ 2012 – di Mario Luongo e Sergio Basile – Crisi Eurozona / Non performing loans / Pricewaterhouse Cooper / Aumento tassi di insolvenza / Klaus-Peter Willsch / Frank Schaeffler / “Falchi tedeschi” / Opposizione Germania alla Bce / Sentenza Karlsruhe / Fiscal compact / Esm / Mario Luongo / Sergio Basile / […]

    18 agosto 2012No CommentRead More#                                 

  • Monti-Napolitano: Italia sulla Buona Strada. Il Nostro Consiglio: Dimettetevi!

    Monti-Napolitano: Italia sulla Buona Strada. Il Nostro Consiglio: Dimettetevi!

    Lunedì, Settembre 10th/  2012

    – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile –

    Italia / Roma / Bari / Cernobbio / Palazzo Chigi / Intervento / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Fiera del Levante / Golpe / Colpo di stato Speculazione / Rovina dell'Italia / / Crescita / Menzogne / Recessione / Disoccupazione / Accise statali / Commissione Trilaterale / 666 / Simbologia / Vangelo Secondo Matteo / Gesù Cristo / Forum Ambrosetti / Sacco del Britannia / Debito Illegale / Tradimento dei Trattati / Tradimento della Costituzione / Credit Crunch / Eba / ESM / MES / Inside Job 

    Monti-Napolitano: "Italia sulla Buona Strada" 

    Il Consiglio di "Qui Europa": Dimettetevi!

    Recessione e Commissariamento: le uniche costanti

    nel presente e nel futuro dell'Italia targata Monti

    Tutte le contraddizioni e le ipocrisie della coppia neoliberal

    Monti-Napolitano nei sermoni di Roma, Cernobbio e Bari 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Annus Orribilis                                                                                                                

    Roma, Bari, Cernobbio – Il 2012 è stato in assoluto "l'annus horribilis" di quello che una volta (cioè fino al 2011) era noto nel mondo come il Bel Paese: la settima economia del mondo ed il Paese dell'arte, degli inventori, dell'artigianato, del turismo, della moda, del buon cibo, dei santi e dei navigatori! Tutto un bel ricordo ormai! Il 2012, dopo il golpe neo-liberista favorito da Giorgio Napolitano sarà ricordato dai posteri come l'anno della recessione; dei licenziamenti di massa; della svendita del Patrimonio Nazionale; del fallimento e contestuale svendita dei fiori all'occhiello del "Made in Italy" (prima rete d'imprese in Europa e tra le prime al mondo); delle bugie sistematiche; del tradimento della Costituzione e dei Trattati europei; del tradimento del Principio di Sussidiarietà; della rottura del "Patto sociale"; della speculazione legalizzata; dell'usura legalizzata; della distruzione dello "Stato Sociale"; del disprezzo di ogni forma di dignità umana; del tradimento dei capisaldi della nostra tradizione cattolica e della "Rerum Novarum" (principi incarcati benissimo in politici cristiani del calibro di "Giorgio La Pira" che conribuirono a far grande l'Italia); del Debito Illegale; del tradimento della Democrazia; degli scandalosi aumenti record (7) delle accise statali sul carburante; del primato mondiale sulla tassazione, e chi più ne ha più ne metta! Ma alla fine, il messaggio che i nostri governanti (non eletti) hanno voluto far passare nel week-end è stato quello della necessità e della continuità di questo pandemonio artificiale nel nome dell’emergenza e del debito pubblico (debito – ricordiamolo – creato artificiosamente dalle banche al 90%, e dagli stessi politici – figli del "Porcellum" – che oggi occupano ancora le poltroncine rosse del Parlamento, per il restante 10%).

     Monti-Napolitano – Un'accoppiata vincente                                                        

    Dunque, per ora, avanti tutta con la menzogna liberista! Almeno fino a quando Eni, Enel e Finmeccanica e le altre società controllate dallo stato, non saranno state gettate nel calderone della speculazione. Nel fine settimana (Venerdì, Sabato e Domenica) abbiamo assistito, in tal senso, ad una serie infinita di prove verbali propagandistiche di più alta scuola, protese a mistificare come non mai la realtà dei fatti, malgrado il palesarsi di impietosi numeri ed indici recessivi. Protagonisti sempre loro! Gli artefici del colpo di stato iberista che ha distrutto l'Italia – uno dei paesi più robusti e ricchi al mondo – nonché le famiglie italiane oneste e lavoratrici, milioni delle quali ridotte sul lastrico. Chi sono? Semplice! I "già denunciati" professor Mario Monti e "l'ex-comunista" (convertitosi al neoliberismo più selvaggio e bieco) Giorgio Napolitano.

     Il miglior modo per inaugurare la "Fiera del Levante"                                      

    Ma esaminiamo nel dettaglio i passaggi più significativi dei loro contraddittori e folli sermoni neoliberisti. ''Condivido alcune critiche rivolte all'azione di governo, anzì le condividerei se non avessi presente la drammaticità della sfida che avevamo da affrontare''. Così – mettendo le "mani avanti" – il professor Monti ha inaugurato la 76ma Fiera del Levante a Bari. "Molte cose fatte – ha detto – hanno sofferto di angustia, ma prese insieme hanno permesso di evitare che l'Italia avesse un tracollo, forse per lungo tempo irreversibile, e con essa l'Europa". Ma evidentemente il professore ha dimenticato di far cenno al fatto che neppure un anno fa l'Italia aveva 100 miliardi di euro in meno di debito pubblico, e godeva di un avanzo primario invidiabile. Come invidiabile era il debito privato delle imprese: 40 miliardi di euro contro gli 8000 miliardi di euro delle imprese francesi. Paese, quest'ultimo, al contrario dell'Italia, stranamente  fatto salvo dalle grinfie degli speculatori. Ma dopo quello del debito, il secondo alibi di Monti – ormai si sà – è quello dell'evasione fiscale: quella che lo stesso ha osato definire una "guerra di civiltà". Dimenticando forse – da sedicente cattolico –  che la stessa dottrina cattolica dei dottori della Chiesa (San Tommaso d'Aquino, Sant'Agostino, Leone XIII, ecc..) non riconosce la validità, la legittimità e la legalità di forme di tassazione iniqua che superano addirittura il 10% del reddito del capo-famiglia. Percentuale giunta oggi al 60-70% del reddito, considerando anche lo scandalo dei 7 successivi aumenti record delle accide statali sul carburante: un fenomeno che probabilmente neppure Hitler nella sua follia avrebbe mai attuato per i suoi stessi connazionali! Per il liberista Mario Monti, tuttavia, "gli sforzi in programma non sono stati fatti nella misura necessaria per decenni". Pertanto – si giustifica – "il Governo ha dovuto concentrare il loro avvio in poco tempo". Ma sapete a partire da quale anno il debito pubblico iniziò a scoppiare? Dal 1981! L'anno in cui iniziò la collaborazione del giovane Mario Monti con i governi italiani. In quell'anno furono sdoganati i titoli di stato come strumenti di reperimento dei fondi statali. Da allora in poi crebbe progressivamente il ruolo della speculazione bancaria, culminato con l'approvazione dell'art. 123 del Trattato di Lisbona. Ma la memoria di "Super-Mario" è davvero corta! Complice evidentemente l'età!

     Le contraddizioni sui Giovani: "i nemici del sistema"                                        

    Altra perla, poi, quella sui giovani. "I giovani – ha sostenuto – sono la componente più largamente inutilizzata e demoralizzata del capitale umano del Paese, specialmente al Sud". Da tempo – ha poi continuato l'ipocrita Monti – ricevono incentivi incoerenti e segnali di disattenzione. (…) E'  maturata in molti giovani la sensazione di non potercela fare con i propri mezzi". Ciò spingerebbe i giovani a cercare vie traverse e raccomandazioni.  Ma la verità è che la recessione – da lui stesso ingenerata – ha inevitabilmente esasperato le condizioni di vita dei giovani – specie al Sud – spingendoli a volte, inutile negarlo, verso le lusinghe della criminalità e del malaffare. Lo dicono i dati ufficiali, secondo i quali i reati e gli stessi suicidi sono in perenne aumento. Un aumento anche questo da record!

     Recessione e Commissariamento: i veri obiettivi del governo?                     

    "La ripresa non si vede dai numeri ma l'Italia è ripartita. (…) Spesso mi domandano, dopo oltre quattro anni di crisi economica internazionale, quando arriverà la ripresa. E' vero, rispondo ai miei interlocutori, la ripresa oggi non la si vede nei numeri ancora, salvo qualche barlume, ma io invito a constatare che la ripresa, se riflettiamo, (?) è veramente dentro di noi ed ed è una cosa che è alla portata del nostro Paese. (?) L'Italia da questo punto di vista è già ripartita – ha poi aggiunto con innegabile faccia tosta – ma non bisogna però prendere queste considerazioni come bollettini di un istituto di statistica o di un istituto di studi congiunturali. (…) Un anno fa – ha ricordato il professore  amico dell'FMI e dei poteri forti ed occulti – non eravamo ancora ben consapevoli ma rischiavamo di essere travolti (?) da una crisi finanziaria com'è avvenuto al di là del mare, in Grecia. Quest'anno questa prospettiva si è decisamente allontanata, siamo tra i Paesi che contribuiscono a spingere l'Europa verso l'essere una vera Europa. Adesso – ha aggiunto – l'impegno comune di Governo, imprese, parti sociali è quello di creare le condizioni per un nuovo sviluppo economico che si poggia però su basi più solide, rompendo questa gabbia di austerità che ha avvolto la nostra economia, se sapremo muoverci in stretta intesa tra i livelli di governo, se praticheremo bene quel principio di partenariato che l'Unione europea vuole assai pragmatico , se i giovani si convinceranno di questo percorso, e vi contribuiranno individualmente e collettivamente, allora il viaggio faticoso della rinascita dell'Italia può davvero dirsi cominciato a partire dal Sud , a partire da questa terra di Puglia". In sintesi: siamo in recessione, migliaia di aziende sono fallite, milioni di Italiani hanno perso il lavoro per sempre, ma era tutto previsto! Infatti a detta dell'impresentabile Monti, ciò farebbe parte della "misteriosa" strada per la crescita!

     Mario Monti – L'uomo sbagliato al momento sbagliato                                     

    Ma già il meglio di sé l'ex (?) boss per l'Europa della "Trilateral Commission"(la celeberrima super-loggia mondialista, con logo un triplice "6" stilizzato: secondo molti studiosi di settore, simbolo biblico dell'Anticristo) lo aveva dato venerdì, nel corso dell’incontro tenutosi con le imprese a Palazzo Chigi. "L’Italia si troverà presto al di fuori della crisi, ed è tutto merito mio", ha  blaterato nell'occasione il professore, col pensiero probabilmente rivolto alle elezioni politiche del 2013. "Certo la ripresa non si vede – ha ammesso – ma essa è dentro di noi". Ma – come detto – dappertutto è un'ecatombe di imprese che falliscono grazie al credit-crunch, al cuneo fiscale, alla concorrenza sleale ed incontrastata delle imprese cinesi. Ciò mentre le banche, chiusi i rubinetti del credito, ormai si sono trasformate esclusivamente in società dedide agli espropri ed alla speculazione, mediante l'acquisto di titoli di stato, in "aste" false.  Complici l'Europarlamento (che ha avallato tale iniquo status quo, contribuendo a "cristallizzarlo" in nome della "democrazia" con la ratifica dell'innalzamento delle riserve di riserva patromoniale delle banche: già per altro piuttosto elevati con gli accordi di Basilea 3); l'Eba (l'Autorità Bancaria Europea, guidata da un altro italiano,  Andrea Enria); e gli assurdi accordi di Basilea 3  che – come non tutti sanno – hanno  blindato tali coefficienti, contribuendo a condannare di fatto migliaia di piccole imprese – assorbite da multinazionali e gruppi bancari – alla legge del "Credit Crunch". 

     Sulla strada del Commissariamento                                                                          

    Senza scordare che la cura Monti, finora, come detto, è servita solo a svendere irrimediabilmente – e imperdonabilmente – il patromonio nazionale e le robuste e gloriose aziende italiane, che il mondo ci invidiava. Forse – a quanto pare – troppo! Con il "Cavaliere Mascarato", poi,  il rapporto Debito Pubblico / Pil toccava quota 120,1%. Oggi tocca quota 123,2%. Trend, tra l'altro, in costante aumento, per la gioia delle banche d'affari e degli avvoltoi della finanza. Ma dopo il danno la beffa! Oggi oltretutto, e lo si è capito molto bene sempre nel fine settimana dal discorso di Mario Draghi, il nostro Paese rischia il commissariamento! Quindi ciò vuol dire che a dettar legge in un prossio futuro non sarà più la politica italiana (quello ormai non lo fa in maniera evidente da più di un anno, dall'invio di quella famosa "letterina" della BCE "Draghi-Trichet" del 2011). In realtà, quindi – smentendo clamorosamente le insensate e folli parole del professore – il sistema Italia in Europa non conta più nulla! Infatti è erroneo confondere l'Italia intesa come "Mario Monti" – che dell'Italia e della democrazia è inubbiamente oggi il principale nemico – con l'Italia intesa come "Forza Lavoro", "Forza-Paese" o "Sistema-Paese". 

     Come può Satana scacciare Satana?                                                                          

    Fesserie a profusione, dunque, dinnanzi ad una "selezionata" platea applaudente! L'aggettivo "selezionata" è d'obbligo! Altrimenti non si spiega come a non poterne più di Monti – in base ai dati raccolti in mesi di ricerche ed analisi dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" – siano oggi la stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori (e non solo), dei disoccupati e dei giovani dimenticati, mentre Rai, Mediaset, La7, Sky e compagnia bella finiscano sempre per diffondere immagini del professore che offre le sue impeccabili prove verbali tra tripudi di applausi e trombe squillanti! Evidentemente c'è qualcosa che non torna! Specie adesso che qualcuno parla addirittura di un Monti Bis. Vedi ad esempio, le ultime dichiarazioni da Firenze di Matteo Renzi – il "cosiddetto rottamatore" – che nelle scorse ore ha reso noto che in caso di una sua elezione sarebbe "pronto a fare un passo indietro cedendo il posto al professore !" Roba da matti! Ma l'esercito (o la setta) dei neoliberisti, non sta a guardare neanche al di fuori dei confini nazionali, e da Washington a Londra, da Berlino a Francoforte e Bruxelles  è partito un coro unanime in favore dell'investitura  del "Salvatore Monti" a Palazzo Chigi anche dop il 2013. L'unico, secondo Obama, Merkel, Cameron, Barroso, Moody's e compagnia bella – anche se non si sa in base a quale misterioso criterio – ad esser capace di far ripartire l’economia italiana (dopo averla affossata) tenendo sotto controllo il livello dello spread. E' Curioso, tuttavia, notare come dietro a questi burattini parlanti ci siano uomini vicini a lobbies, banche e multinazionali. Uomini che ne popolano all'inverosimile i rispettivi gabinetti di governo ed i consigli di amministrazone. "Come può Satana essere contro Satana!" Lo dice Gesù, Nostro Signore, in un celebre brano del Vangelo di Matteo (Mt 12, 25-26)!  "Ma egli, conosciuto il loro pensiero, disse loro: Ogni regno discorde cade in rovina e nessuna città o famiglia discorde può reggersi. Ora, se Satana scaccia Satana, egli è discorde con se stesso; come potrà dunque reggersi il suo regno?". Penso, francamente, che nessuna metafora poteva essere più calzante! 

     L'Italia nel mirino dei privatizzatori del "Britannia"                                             

    Ma d'altronde il celeberrimo "Sacco del Britannia" sotto la regia inglese – avviato nel 1992 – ed il piano mondialista dei falchi della Goldman, dovranno pur avere un obiettivo finale! Ed in tal senso emblematiche ed eloquenti sono state le ultime dichiarazioni di Knight Winke – anglosassone azionista Eni con un risicatissimo 2% – secondo il quale "per Wall Street e la City  le privatizzazioni sono più importanti della riduzione del debito pubblico". Molto significativo, inoltre, il tenore delle trame intessute da Goldman Sachs e dalle altre banche d'affari con la stessa Authoriy di controllo voluta da Obama sul sistema bancario Usa, all'indomani dello scandalo Lehman Brothers (come denunciato nel celebre film inchiesta Usa, "Inside Job"). Va ricordato, in tal senso, come una delle banche che più ha speculato al ribasso contro i nostri Btp (così come accaduto con il caso Lehman Brothers) sia stata proprio la Goldman Sachs. La stessa banca d'affari della quale Mario Monti è ancora oggi interlocutore affezionato. Come d'altronde lo furono altri europiesti (e neoliberisti doc) come Mario Draghi e  Romano Prodi. Uomini Goldman – tra i più prestogiosi di sempre –  a tutti gli effetti.

     Napolitano – L'assurdo monologo del Presidente golpista                                 

    Sulle stesse imbarazzanti frequenze l'ultimo intervento di Giorgio Napolitano a Cernobbio. "La situazione sta migliorando, ma non bisogna farsi troppe illusioni, perché molto resta da fare per far uscire il Paese dalla crisi. E in questo contesto il Quirinale intende vigilare affinché, a prescindere dall'esito del voto, l'Italia prosegua nel solco tracciato in Europa dal governo Monti per mettere definitivamente l'Italia in sicurezza". Giorgio Napolitano, ha scelto la prestigiossa platea del Forum Ambrosetti per prendere per l'ennesima volta posizione a favore della "sua creatura", del suo "amato figlioccio". E il suo intervento ha tutta l'aria di una campagna elettorale dal retrogusto neoliberal, in aperta convergenza, dunque, verso un "Monti-bis".  Secondo il nobile Re Giorgio, infatti, il suo "professore", "sostenuto dal senso di resposabilità dei principali partiti, è riuscito a tenere fede agli impegni, contribuendo al superamento della crisi del debito (?). Grazie a questi sforzi – ha ribadito – l'Italia ha riguadagnato credibilità internazionale e sui mercati. Ma, certo – nota il Presidente –  la strada è ancora lunga, non bisogna farsi illusioni perché molto resta da fare". 

     Monti e la campana elettorale di Napolitano                                                           

    Secondo Napolitano, dunque, in vista delle elezioni del prossimo aprile 2013, le forze politiche dovrebbero "riformare la legge elettorale, dando maggiore governabilità al sistema". E questo con o sensa Monti, l'importante è seguire la sua strada. Magari – ci sembra di leggere tra le righe – cercando di prendere tutte le più adeguate precauzioni verso ipotetiche ( e non improbabili ) vittorie di partiti contrari al disegno neoliberista dei seguaci di Monti (Vedi Movimento 5 Stelle). Ma per Re Giorgio, non ci sarà problema! Per il padrino della Seconda-Repubblica bisogna confidare "sulla maturità delle nostre opinioni pubbliche". Purché il tutto si uniformi – ovviamente – ai diktat imposti da Monti, dall'eurocasta e dalle lobbies bancarie (chiamate con l'appellativo più digeribile di "mercati"). In tal senso per l'anglofono Napolitano "gioverebbe – infatti – un pò di self restraint (o self-control) per non generare confusione e incertezze tali da ripercuotersi sui mercati". Cioè cari Italiani, per uscire dalla crisi (da loro stessi creata e favorita) secondo Napolitano bisognerebbe: 1) Annullare sempre più il Principio di Sussidiarietà: principio, ricordiamolo, che riconosce il primato delle istanze e necessità dei cittadini su quelle – evidentemente – dei mercati;  2) Accettare la dittatura totalitaristica dell'Esm e del Fiscal Compact; 3) Evitare populismi e continuare a restare nell'euro-gabbia, come la Grecia; 4) Formare – con o senza Monti – al più presto gli Stati Uniti d'Europa. E Napolitano, ciò lo dice chiaramente quando asserisce che  bisogna muoversi verso "una vera e propria unione politica". Alla luce di questi insensati sermoni, chiaro e lineare è invece il consiglio che noi di "Qui Europa" ci sentiamo di dare ai nostri carissimi ed amati presidenti: "Per cortesia, Dimettetevi!"

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Inchiesta “Dec-Bari” all’Europarlamento – Il Pdl “commissiona” Emiliano: sindaco nell’occhio del ciclone

    Inchiesta “Dec-Bari” all’Europarlamento – Il Pdl “commissiona” Emiliano: sindaco nell’occhio del ciclone

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    Italia / Bari / Parlamento europeo / Commissione europea / Pdl / Centro direzionale / Inchiesta Dec / Centro direzionale San Paolo / Fondi Por / Cofinanziamento Ue / Michele Emiliano / Sergio Silvestris / Raffaele Baldassarre / Sergio Blasi / Pier Luigi Bersani

    Bruxelles – Inchiesta “Dec-Bari” all’Europarlamento: il Pdl “commissiona” Emiliano: sindaco nell'occhio del ciclone

    Caso Dec: Sergio Silvestris e Raffaele Baldassarre chiamano in Causa l’Ue, quale ente co-finanziatore del progetto con fondi Por

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  • Bando discriminatorio per  le imprese del Sud

    Bando discriminatorio per le imprese del Sud

    Venerdì,  Marzo 9th/ 2012

    Italia / Expo 2015 / Milano / Palermo / Napoli / Bari / Bando / Commissione Ue

    Bando discriminatorio per  le imprese del Sud

    Confindustria Palermo e Comune di Napoli critici verso Expo 2015

    Milano, Palermo, Napoli – ''E' vergognosa la discriminazione delle imprese del Sud nell'ambito di Expo 2015. Gli appalti milionari sono destinati solo alle imprese nel raggio di 350 km dal sito dell'Expo''. Questo si legge nella nota diffusa da Confindustria Palermo e dal suo presidente,  Alessandro Albanese e che fa eco alla posizione assunta dall’Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Napoli, Marco Esposito, e dal Sindaco di Bari, Michele Emiliano. La giustificazione riportata nel bando è legata all’ecosostenibilità, che sarebbe tutelata dalla vicinanza delle materie prime da reperire. Il bando infatti indica che le aziende coinvolte devono reperire le materie prime nel raggio di 350 km da Rho. Di fatto, questo taglia fuori parecchie realtà. Chiaramente, una filiera corta garantisce più controllo, anche rispetto alle esigenze di legalità. Ora si tratta di interrogarsi sul fatto che l’Expo debba essere o meno una vetrina per l’Italia intera o un evento che riguardi solo il rapporto fra Milano e il resto del mondo. Nel primo caso, varrebbe forse la pena differenziare le strategie di controllo e promuovere sistemi di trasporto a basso impatto ambientale, ma permettere alle aziende di tutta Italia di valorizzare le proprie specificità. Nel secondo caso, se fosse vero, sappiamo già che si tratterà di un evento depotenziato. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)