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Tag: Banking e Finanças

  • Grecia – Syriza “festeggia”: +700% rispetto al 2009

    Grecia – Syriza “festeggia”: +700% rispetto al 2009

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Eurozona / Grecia / Italia / Germania / Spagna / Economia / Banche e finanza / Strategie / Accentramento Ue / Contro informazione / Proposte / Qui Europa / Syryza / Nuova Democrazia / Pasok / Alexis Tsipras / Paolo Ferrero / Summit Loc Cabos / G20 / Angela Merkel / Mario Monti / Speculazione / Euro  / Sergio Basile / Europa / Terremoto elettorale / + 700% per il partito antieuropeista Syriza 

    Eurozona – Grecia: Syriza "festeggia la sconfitta"

    Il Terremoto anti Troika è all'inizio

    Malgrado la sconfitta di misura, l'Ue è stata avvisata:

    i Greci non tollereranno più ingerenze di

    Tecnocrati e Troika

    Terremoto Syriza: +700% dei voti rispetto al 2009

    Le principali letture sul futuro dell'Eurozona dopo il voto

    greco nell'analisi di "Qui Europa"

    Grecia – Boom di voti per gli Euroscettici di Syriza – Alexis Tsipras festeggia la sconfitta di misura e lancia un chiaro Messaggio all’Ue dei Tecnocrati e del Rigore

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Atene, Berlino, Bruxelles – Le ultime elezioni in Grecia hanno dato i loro verdetti, e –  malgrado la vittoria di misura degli europeisti di "Nuova Democrazia": il contestatissimo partito "pro-euro"che negli ultimi anni è stato il co-artefice del disastro greco – hanno posto la parola fine ad un deleterio bipartitismo, aprendo inoltre una nuova sfida verso i difensori dei tagli fiscali, e del rigore di bilancio imposto dall'Unione europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale (cioè dalla cosiddetta Troika) alla vessata popolazione ellenica. Greci che, malgrado tutto – e malgrado la diffusa e battente propaganda "pro-euro" degli organi di stampa filo-governativi – ha portato la sinistra di Syryza, con a capo il suo giovane leader Alexis Tsipras, ad uno storico risultato, facendola balzare prepotentemente dal 4,6% del 2009 al 26,89%. Cioè ad un +700%  di voti in soli 4 anni. Comunque un successo di straordinarie proporzioni verso il quale Barroso e la Commissione europea, come gli stessi leader del Consiglio europeo (il gruppo dei 27 primi ministri dei Paesi ue) non potranno dimostrare indifferenza, bendandosi gli occhi. Ma il risultato più eclatante è che ND e PASOK, nonostante tutto, non siano riusciti ad ottenere la maggioranza in Parlamento, portando soli 149 deputati nell'assemblea di Atene. Ciò, in parole povere, equivale a dire che tali partiti non potranno più chiedere ai Greci di sottostare alle sanguinose misure imposte dall'Europa e dalla Merkel: essi non potranno di certo porsi con disinvoltura contro la volontà della maggioranza del popolo greco. Ciò, dunque, pur essendo stato il partito conservatore "Nuova Democrazia" (ND) quello più votato: perdendo comunque una marea di voti in favore di Syriza, e conquistando il solo 18,9% del totale dei consensi. 

      Lo choccante crollo dei partiti europeisti  
     
    Obiettivamente, dunque, possiamo parlare di una sostanziale disfatta dei tradizionali partiti di maggioranza: entrambi (ND e Pasok) hanno, infatti,  perso oltre al 45% dei voti sulle elezioni del 2009. Malgrado non si sia attestato quale primo partito ellenico, dunque, il grande vincitore morale del voto in Grecia è stato il partito Syriza che – lasciando un pò di amaro in bocca in quanti lo volevano in cima all'Olimpo da subito –  ha comunque superato tutte le aspettative, attenstandosi di misura – appena il 2% – dietro Nuova Democrazia. Per capire i contorni della vittoria è come se in Italia il "Movimento 5 Stelle" di Beppe Grillo risultasse d'improvviso la seconda forza politica del Paese, attestandosi "di una cucitura" appena dietro il Pdl o il Pd: malgrado le imparagonabili forze mediatiche e finanziarie messe in campo nella campagna elettorale.  Un altro partito di sinistra – in questo caso della sinistra riformista – lontano da  Syriza, ad ottenere un buon risultato (con il 6% dei voti) è stato quello di "Sinistra Democática": una coalizione per la prima volta in gara alle elezioni legislative. Tuttavia, secondo gran parte della stampa ellenica, essi potrebbero disturbare l'azione "rivoluzionaria" e "rinnovatrice" di Syryza, spalleggiando Pasok e Nuova Democrazia, nella formazione di un ipotetico governo di "unità nazionale": evidentemente assoggettato al volere dell'Ue e della Troika. Da non sottovalutare, comunque, neanche il 7% conquistato dal partito neonazista "Alba Dorata".
     
      Il voto greco per la stampa italiana, Monti e Ferrero  
     
    In Italia il crollo dei partiti europeisti nella vicina Grecia, non ha comunque trovato molto spazio nella stampa e nei Tg nazionali di bandiera: tutti protesi a lodare la vittoria (risicatissima e caratterizzata da una sensibilissima emorragia di consensi) degli europeisti di "Nuova Democrazia". Tra i più "soddisfatti" – a suo modo – il professor Mario Monti, che ha espresso il suo – pur contenuto apprezzamento – da Los Cabos: dove si trova in occasione del G20 messicano. Sulle rive opposte – quelle del Tevere – ha festeggiato la "sconfitta" di Syryza Paolo Ferrero (segretario nazionale di Rifondazione Comunista) che nella giornata di ieri – dalle colonne del manifesto – ha dichiarato che "il voto greco testimonia che le politiche neoliberiste dell'Ue sono inaccettabili per i popoli e che, dunque, devono essere cambiate".
     
      La vittoriosa battaglia dei Greci contro gli "invasori della Troika"  
     
    In sintesi, dunque, possiamo dire in tutta onestà che quello di Domenica è stato un gran giorno per il popolo greco, un giorno di grande orgoglio e voglia di rivincita, economica e sociale. L'apertura di una nuova ed inusuale stagione politica che – a quanto pare – non farà alcun sconto alle ingerenze ed alle politiche di austerity dell'Europa, grazie a quei 71 deputati conquistati dalla chiara linea "euroscettica" di Tsipras. Ma soprattutto – nonostante la risicata e relativa vittoria di Nuova Democrazia – una giornata disastrosa ed allarmante per i piani neoliberisti della Troika, in Grecia, come nell'intera Eurozona, causando una potente eco. Un impressionante terremoto cui epicentro è stato Atene, ma che è stato avvertito ovunque, da Berino a Bruxelles, da Parigi a Roma e perfino oltreoceano, a Los Cabos (al G20 del Messico) e a Washington (alla Casa Bianca). Questa è infondo una appassionata e tragica lotta contro il tempo del popolo greco per l'affermazione dei diritti umani contro gli dei della Troika.  Ma è una battaglia che lascia ben sperare sul buon esito della  vittoria finale nella guerra tra mercati e popoli, tra anarco-capitalismo e neo-liberismo e pensionati, giovani, lavoratori, pmi e famiglie. Per il momento i dei dell'Olimpo devono aspettare ancora un pò, ma il crollo degli dei invasori è solo questione di tempo, forse mesi. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Unione europea / Banche e Finanza / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Manuel Barroso / Michel Barnier / Banche al potere / Alibi / Ricapitalizzazioni / Repubblica delle Banche / Mario Monti / Commissione Trilaterale / Giorgio Napolitano / Repubblica Italiana / Centocinquantenario / Vuoti festeggiamenti / Interessi delle banche / Operazioni in derivati / Speculazione sul debito pubblico degli stati / Operazioni Over-night / Oerazioni Off-Shore / Dittatura / Controinformazione / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Europa 

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane 

    alla Repubblica delle Banche

    Crisi del sistema bancario europeo: un alibi che

    non convince per nulla

    Il fantasioso provvedimento della "Banda Barroso"

    L'indiretta ammissione di Barnier: "Banche al potere"

    Non pià soli 4.500 miliardi di aiuti. Ora si fa da sé!

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane alla Repubblica delle Banche

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione europea, sta varando un provvedimento “salva banche”, ovvero dei piani di risanamento che  stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze degli istituti europei. Un “collasso finanziario” – per usare un eufemismo – che si "vuole evitare" ma ovviamente  non  nei confronti degli Stati (per far quello basterebbe ritornare a stampare moneta presso il Ministero del Tesoro dei singoli stati o presso le rispettive banche nazionali: magari soggette a provvidenziali quanto urgenti processi di rinazionalizzazione. Ma pare che lassù nessuno ne abbia voglia. Così facendo la pioggia di euro sulle banche cesserebbe di colpo!). Dunque la tecnocrazia – che ora spinge per MES ed eurobond, in pieno stile debtocracy – ha l'unico cruccio di reggere se stessa, cioè le banche che ne controllano a tavolino l'operato, sotto un lacerato ed impresentabile velo di democrazia. Banche – tra l'altro – già con forzieri strapieni solo con gli "spiccioli" del gettito costante apportato dagli interessi maturati sui titoli del debito pubblico degli stati dell'Ue (specie dei Piigs: titoli che, come ormai tristemente noto, garantiscono spread più alti, grazie al rating) tra i quali i "poveri istituti in crisi" hanno attinto a piene mani, al fine – è ovvio – anche di speculare sui disastri altrui e tra la piena indifferenza di Consiglio europeo (Monti, Merkel & Co), Commissione Barroso e Parlamento europeo. Che manna! Come raccogliere euro piovuti dal cielo! 

      Le parole chiave: "Crisi del sistema bancario"  

    Poco male! Le parole chiave dettate ai giornali in questi ultimi giorni sono 4, e precisamente: "crisi del sistema bancario"! Ed allora, ecco che le soluzioni proposte dai tecnocrati di Bruxelles – panacee che ovviamente lasciano largamente a desiderare da tutti i punti divista – mettono ancora una volta al centro delle loro strategie attuative, gli istituti bancari: ricapitalizzati – è bene ricordarlo – con qualcosa come 4.500 miliardi solo negli ultimi  anni! (Ma che fine avranno fatto questi benefici euro?). Ciò, evidentemente, senza pensare nemmeno vagamente di mettere qualche limite alla loro autorità. Anzi! Il liberticida, dittatoriale e mostruoso Mes è ormai alle porte dell'Europa, anche se generato come non cancro, al suo interno! (vedi articolo pubblicato ieri in "Qui Europa")

      I 3 punti del "fantasioso" provvedimento della "Banda Barroso" 

    Il provvedimento varato dalla “Banda Barroso”, si pone di riscrivere le regole per il settore in modo da arrivare ad un vero e proprio "blocco bancario europeo unico", basandosi su tre punti: 1) le azioni di prevenzione e i piani per "gestire la crisi" (anche se più che gestirla, gli europei chiedono in massa semplicemente di fermarla e non alimentarla!); 2) il rafforzamento della vigilanza: sperando che non sia analogo al sistema di vigilanza della Bce: completamente nelle mani dei banchieri privati che ne affollano il board di Francoforte, e che fanno il bello ed il cattivo tempo col l'euro, a svantaggio dei correntisti e degli stessi stati "sovrani"; 3) Delle azioni di "pseudo-salvataggio" delle banche: "da non realizzare – sempre secondo Barroso e Barnier – con i soldi dei contribuenti, ma con quelli delle banche stesse". Che poi alla fine sono, però, sempre quelle dei contribuenti! Come spiegare allora il rafforzamento dei coefficienti li riserva patrimoniale bancaria (Core Tier) di Basilea 3, ratificati nei giorni scorsi dallo stesso "democratico" Europarlamento? Bella domanda! Soprattutto in virtù della dittatura ad oltranza esercitata dagli stessi istituti di "ex-credito" – ci scuserete  la battuta – attraverso il credit crunch, l'assurda ed ingiustificata, ed aggiungiamo tirannica, stretta del credito che sta "staccando la spina" a migliaia di imprese europee.

      Lo zampino dell'Eba  

    In più vi dovrà essere un'azione congiunta di controlli intensificati da parte dei 27 organismi nazionali di controllo e dell’Eba (Autorità bancaria Europea). L'Eba, cioè l'European Banking Authority, la stessa – diretta dall'taliano Andrea Enria (in questo momento gli italiani all'estero "vanno proprio forte", meno curiosamente in casa – vedi "Super Mario Monti") che avrebbe chiesto alle banche (guarda un pò!) di aumentare le proprie riserve non destinabili al mercato, per capirci! Allora, dopo le doverose spiegazioni, possiamo comprendere come all'interno di questo "perverso ed incontrollabile" sistema-gabbia, le "povere banche in crisi (?)" dovranno creare al loro interno “Fondi cuscinetto” di garanzia pari ad almeno l’1% del totale dei depositi coperti, per assicurarsi liquidità disponibile in caso di necessità. Ma la percentuale è destinata a salire vertiginosamente, visti i parametri di Basilea (vedi archivio "Qui Europa").

      Non più solo 4.500!  

    Michel Barnier, Commissario europeo al Mercato Interno (ex ministro francese delle finanze)  ha  indicato quale  filosofia e ratio del provvedimento, quella di voler "affidare alle banche la responsabilità di pagare per esse", e non ai contribuenti, limitando secondo lui – il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempi di austerità come questo. Che cuore! Barnier, nelle scorse ore, ha poi ricordato che la Commissione – precisamente nel 2008-2011 – ha approvato (come ribadiamo) aiuti di stato a favore delle banche per ben 4.500 miliardi di euro: cifra pari al 37% del Pil dell’Unione europea. Interventi che sono andati ovviamente a discapito nostro, delle famiglie europee  e di tutta la popolazione. Secondo Barnier, dunque, con la nascita della "Repubblica delle banche" tale problema non si ripresentarà più! E certo! Caro Barnier, le banche ora faranno da sé, e la "carta costituzionale" sovrana di Basilea 3 ne è la prova (vedi archivio "Qui Europa").

      Le Repubblica delle Banane e la Repubblica delle Banche  

    Insomma è come riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova repubblica: quella delle banche. E ciò proprio nell'anno della fine della sovranità della "Repubblica Italiana" affidata ad un governo di banchieri non eletti, proprio nell'anno del suo 150°  compleanno, e dopo una serie interminabile di – evidentemente – vuoti, vani ed inutili festeggiamenti per il Centocinquantenario. Feste e parate solenni portate avanti dal gran maestro Re Giorgio Napolitano I, con la stessa premura con la quale si è affrettato a chiamare – tra tanti – al Colle proprio un "non politico – non eletto" amico di banche, tecnocrati, organizzazioni occulte e banchieri di prima fascia (vedi Rockefeller: fondatore della celeberrima Trilateral Commission, della quale Monti è stato fino a "ieri" rappresentante di punta dell'Area Continentale Europea). Quanto a su, il primo aggettivo usato, relativo a "festeggiamenti" ("vuoti") è dovuto all'amara constatazione su quale sia stata la triste fine fatta oggi dal glorioso "Dettato Costituzionale" della Repubblica Italiana: modello che tutta l'Europa ci invidiava per misura e portata intrinseca, scritto tra il sangue e l'esperienza di uomini che nel dopoguerra fecero grande l'Italia, ponendola al centro del mondo senza armi e "opinabilissime missioni di pace".Vedi la storia del padre costituente Giorgio La Pira: deputato, costituente, (poi) sindaco di firenze, santo, amante del dialogo e della Pace tra i popoli e dedito all'elemosina ed alle altre virtù cristiane. 

      Un'ammissione indiretta: "banche al potere!"  

    Nel suo discorso , Barnier, ha lasciato intendere in sintesi come al comando di Bruxelles ci siano gli interessi delle banche e come gli altri commissari, come lui, abbiano una scarsa rilevanza, rispetto a questo obiettivo “superiore”. Egli,  analizza la possibilità di smembrare la banca (in eventuale difficoltà) in due parti: una “good” e una “bad” company, nella quale mettere i titoli deteriorati per poi essere liquidata.

      Il Vero nodo dell'immorale sistema bancario  

    Quella di Barnier è una mezza verità che però non ci convince per nulla: in realtà la direttiva di Bruxelles non va alla radice del problema poiché non pone barriere per impedire "disastri futuri" e "future speculazioni sul debito pubblico a danno dei contribuenti": chiamati a pagare a suon di finanziarie gli interessi alla banche: 80 miliardi circa, la quota d'interessi sui titoli di stato, pagata solo quest'anno dai contribuenti italiani. Inoltre il provvedimento  non elimina la possibilità (o l'alibi)  per le banche, di mettere in atto operazioni a lungo termine qualora non disponessero di risorse reali e proprie; né tantomeno bandisce le famigerate operazioni in derivati, quelle over-night (inique ed immorali – vedi archivio "Qui Europa") e non pone sotto controllo le cosiddette operazioni "off-shore": tra le cause principali del dissesto economico-finanziario a livello mondile. I liquidi detenuti dalle Banche europee – che rappresentano i risparmi di chiunque li abbia depositati, e quindi non sono di proprietà delle Banche – vengono usati da queste ultime, sia per i prestiti ma anche per acquistare titoli che consentano loro di diventare azioniste di altre banche e altre imprese, creando azioni di tipo speculativo, o di speculare sulle disgrazie recenti delle famiglie italiane, greche, spagnole, portoghesi, irlandesi e – pare – anche cipriote. L'ultimo paese sotto attacco dei mercati: il quarto che potrebbe subire l'onta barbara della Troika (Ue, Bce e Fmi).

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Domenica, Giugno 3rd / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / Yann Le Pallec / Deven Sharma / Analisti S&P / Eileen Zhang / Frank Gill / Moritz Kraemer / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Kenneth Galbraith / Economia della truffa / Commissione europea /  Speculazione / Bolla speculativa 2008 / Lehman Brothers / Ue / Usa / Ronald Reagan / Reaganomics / Politiche Neoliberiste / Attacco all'Italia / Critiche al sistema europeo / Barack Obama / Mario Monti / Angela Merkel / Washington Consensus / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Bce / Federal Reserve / Troika / Fmi / Piigs / Grecia  / Silenzio dei media / Collusione dei media / John Fitzgerald Kennedy / Azioni anti-truffa / Sergio Basile / Qui Europa / Ricapitalizzazioni bancarie / Truffe / Too Big To Fail / Troppo grandi per fallire / Rating e Spread  / Giorgio Napolitano  

    Italia – L'Agenzia Standard & Poor's incriminata:

    L'Economia della Truffa e l'arma "Rating"

    La lezione di Galbraith e il vero volto del male:

    quello che giornali e tv celano sulla crisi

    Italiani, svegliamoci dal letargo mortale!

    Standard & Poor’s – L’Economia della Truffa e L’Impero del Male

    Trani  – Nella settimana appena conclusasi, il pm Michele Ruggiero della Procura di Trani ha chiuso le indagini sulla discussa agenzia di rating Standard & Poor's. Il procedimento in questione era stato aperto nell'estate del 2010, in seguito alla denuncia presentata da Adusbef e Federconsumatori sull'operato dell'altra sorella del rating, Moody's: agenzia che in un "ambiguo" report (datato 6 maggio 2010) definiva l'Italia, sulla base di elementi infondati, un "Paese a rischio". Successivamente i riflettori sono stati aperti, proprio su Standard & Poor's, agenzia "controllata da lobbies private", più volte finita – assieme alle altre sorelle Moody's e Fitch – nell'occhio del ciclone per accuse di irregolarità ed abusi nell'ambito della tradizionale attività di monitoraggio dei mercati, e degli stessi stati. Attività quest'ultima "relativamente nuova", che ha causato incomprensibili e arbitrari declassamenti anche a paesi economicamente robusti, come l'Italia, con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, con ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse: confronta archivio "Qui Europa" https://www.quieuropa.it/2012/05/catanzaro-le-vere-ragioni-della-crisi-nel-convegno-allateneo-magna-graecia/ ).

      L'accusa per Standard & Poor's  

    Nello specifico l'agenzia di rating newyorkese, nelle scorse ore, è stata ufficialmente imputata "per manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata": ciò potrebbe impedire alla stessa di poter continuare ad operare in Italia. Nella calda lista degli indagati sono finiti gli analisti di S&P,  l'ex presidente Deven Sharma, ed il  responsabile dell'agenzia per l'Europa, il falco Yann Le Pallec.  Secondo l'Adusbef "Sharma e Le Pallec devono rispondere di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata insieme ai tre analisti Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer, già indagati per i report del maggio e luglio 2011 e per il declassamento del 13 gennaio scorso". L'indiano Sharma – si legge nel comunicato dell'Adusbef – "si è dimesso, nell' agosto 2011, dal suo incarico di guida internazionale dell'agenzia dopo le polemiche seguite al declassamento del debito Usa. Ma l'avviso di conclusione delle indagini della procura di Trani, che da un anno ha puntato  l'agezia, ieri mattina ha riguardato anche lui per via dei declassamenti operati all'Italia, oltre che a diversi Paesi europei. Gli sono state imputate, dunque,  le valutazioni sospette del 20 maggio e dell' 1 luglio 2011".

      S&P – Quegli strani declassamenti  

    S&P quel fatidico 20 maggio in un report che si abbattè sul sistema economico del Bel Paese (che Tremonti – ricordiamo – in quel periodo dava per sano ed in crescita moderata ma costante) come un fulmine a ciel sereno, bocciò l'Italia ed il suo stato di salute economico, declassandolo da stabile a negativo, innescando un contestuale e repentino terremoto in borsa: cui fecero eco miliardi di perdite azionarie ed obbligazionarie, soprattutto per ciò che attiene ai titoli del debito pubblico di stato.  Ma la strategia del rating "pilotato" era solo all'inizio. Poco più di un mese dopo, infatti – in data 1° luglio – sul banco degli imputati degli "onnipotenti" analisti finì addirittura la manovra finanziaria in "corso di attuazione" del governo italiano (ingerenza grave e tollerata dall'Ue)  con contestuali e ovvi disastri sui mercati azionari e ancora una volta sul debito dell'Italia. Da allora l'emorragia dello spread (differenziale d'interesse sui titoli italiani rispetto a quelli tedeschi) iniziò a crescere senza sosta, innescando un vero e proprio terremoto, un vortice speculativo di dimensioni ciclopiche, che diede vita – tra l'altro – alla spirale delle privatizzazioni selvagge ed a quella altrettanto selvaggia, della svendita del patrimonio statale. Giusto per  completezza – è bene ricordarlo – in quei giorni gli occhi dell'opinione pubblica erano rivolti alla questione della privatizzazione dell'acqua, che le statistiche davano come largamente rigettata da una popolazione fortemente avversa a questa bizzarra proposta mercatista e neo-liberista. Ma la ciliegina sulla torta, poi, S&P la confezionò in data  13 gennaio 2012: l'Italia (Paese con la terza riserva aurea del mondo; con uno dei migliori tassi di risparmio privato delle famiglie, al mondo; e con il debito medio pro-capite d'impresa tra i più bassi d'Europa: solo 40 miliardi di euro, contro gli 8.000 – ottomila – miliardi delle imprese francesi)  fu nuovamente declassata in maniera ambigua ed arbitraria da A a BBB+.

      S&P – Il Declassamento? Porte aperte a Monti ed alla speculazione  

    Lo stesso Pm dichiarò nel verbale quel declassamento – che legittimò le perquisizioni che scattarono nelle ore successive presso la sede italiana dell'agenzia – come "incongruo e incoerente, tendente a frodare migliaia di risparmiatori e la stessa Nazione". Nazione che con la sottile e ben celata (dai media) complicità di quel perverso meccanismo  piombò in una insensata crisi "pilotata", che la casta politica – in stragrande maggioranza – coprì e legittimò, o per ignoranza (cosa che in paesi normali avrebbe comportato una dimissione di massa degli esponenti politici rei di tale obrobrio) o per malafede: ipotesi più plausibile, quanto grave. Ma la cosa pazzesca e che il professor Monti, forte di tali giudizi "a dir poco immorali" iniziò – grazie al portone apertogli da Giorgio Napolitano, con la complicità ed il "conforto parlamentare" dei vari Alfano, Bersani e Casini, e con il  benestare delle lobbies mediatiche nazionali – ad attuare le sue insenstate manovre "lacrime e sangue" (inique quanto crudeli e vane, vista la capacità del debito nazionale di autorigenerarsi proprio grazie a questa diabolica accoppiata di rating e spread: miscela protesa a gonfiare gli interessi – circa 80 miliardi di euro all'anno – sul debito da corrispondere ai falchi della speculazione: banche e speculatori privati). Ciò per tacere sui miliardi di euro bruciati in borsa, a vantaggio di pochi soliti noti. 

      Declassamenti ad hoc – Un storia vergognosa che i media tacciono  

    Da allora, d'improvviso, suonano familiari e felici le note di espressioni forti di personaggi del calibro di Alfred Marshall, secondo il quale "l’economia non è una scienza, ma un vano tentativo di narrare la psicologia"; e Honoré de Balzac, secondo il quale "Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata – la storia ad usum delphini – e poi la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa".

      Tacere! – La "dorata" via dell'ignoranza  

    Ma su cosa poggia questo vergognoso ed iniquo sistema? Perchè non sviene svelato ed i media sembrano disinteressarsene completamente. Effettivamente è un calderone troppo grande e marcio. Probabilmente vi finirebbero dentro personaggi troppo esposti. Meglio dunque continuare a tacere e a prendere in giro milioni di Italiani, pronti solo ad obbedire ciecamente, ad aprire i portafogli, stringere la cinghia e pagare, pagare  e ancora pagare. Unico break "pubblicitario" alcuni vuoti e falsi proclami su una crescita che non arriverà, blaterati a fasi regolari dal professor Monti (per noi infatti – da Costituzione – i premier restano quelli regolarmente eletti) e dalla combricola parlamentare: in stragrande maggioranza tra le più vergognose e meschine che la storia della Repubblica Italiana ricordi.

      Il vero volto di Satana?  Ce lo svela Galbraith  

    Per comprendere i lati oscuri della vicenda, il vero e spaventoso volto del demone moderno che giornali e tv si guardano bene dal rivelare (ma che noi di "Qui Europa" portiamo alla luce, come una delle nostre missioni essenziali) è utilissimo rileggere e riscoprire gli scritti di uno dei maggiori economisti del Novecento, John Kenneth Galbraith (l'autore – tra l'altro – dell'opera "L'Economia della Truffa") nato negli Usa ad inizio Novecento (nel 1908) e passato a miglio vita sempre negli Usa (a Boston) alla veneranda età di 98 anni, il 29 aprile 2006. Il nostro autore, economista e insigne cattedratico universitario, tra i maggior critici della teoria capitalista, sostenne – tra l'altro – John Fitzgerald Kennedy (uno che evidentemente aveva capito e denunciato con forza quanto stava accadendo) ricoprendo alcuni incarichi pubblici sotto la sua presidenza Usa. 

      Galbraith – Altro che crisi, debito e tasse! E' Tutta una truffa!  

    Galbraith, nei suoi preziosi scritti (vedi soprattutto la già citata opera "L'Economia della Trufa") ci spiega con coraggio ed altissima onestà intellettuale (quella che in questo tempo manca a moltissimi giornalisti italiani ed europei nello spiegare le ragioni della crisi: evidentemente interessati solo ed esclusivamente a portare lo stipendio a casa senza alcuna rogna) come la società moderna sia in realtà immersa in un sistema economico fondato sul nulla, ovvero su una vera e propria truffa ai danni dei popoli. Egli parla senza mezzi termini di "epoca di falsa prosperità", mistificata dalla produzione di carta moneta non vincolata alla creazione di ricchezza reale. In effetti, non è difficile capire – per gli esperti di economia e non solo – come  le borse mondiali oggi capitalizzino e creino ricchezza fittizia, gonfiata, corrispondente – come ci spiega l'autore – a 10 volte il pil del mondo. Cioè, per ogni euro generato dalla produzione e vendita reale di beni e servizi, ce ne sono altri 9 – nel circuito – artefatti, artifiziosi e dunque irreali, creati ad arte (e con la complicità di molti capi di stato senza scrupoli e di zone franche create ad hoc dal sistema, quali i cosiddetti "paradisi fiscali") sotto la regia delle grandi lobbies bancarie ed assicurative: le dirette responsabili della crisi del 2008 e della bancarotta pianificata di innumerevoli e "robuste" (solo in teoria) banche. Vedi Lehman Brothers.  Alla base di tutto sempre loro, le solite agenzie di rating: nei quali board (consigli di amministrazione) siedono ancora oggi come nel 2008 gli stessi iniqui personaggi: i rappresentanti di lobby e multinazionali, evidentemente in palese conflitto d'interessi.

     Sommersi nell'Economia della truffa!  

    Come noto, nel 2008 tale truffa è venuta a galla, ma le banche l'hanno fatta franca, seguendo strettamente un diabolico copione, scritto evidentemente dal diavolo in persona. 1) Facendo letteralmente sparire i contenuti dei loro caveau – forse in Svizzera o ad Hong Kong – 2) Scommettendo sottobanco sul fallimento delle stesse banche; 3) Contribuendo attivamente allo scoppio della bolla ed al fallimento degli stessi istituti sui quali avevano scommesso; 4) Uscendo (nel pieno della crisi) dall'inferno provocato (con l'aiuto delle agenzie di rating) con una semplice dichiarazione di fallimento; 5) Ottenendo – come si dice, dopo il danno la beffa – una provvidenziale "salvezza" (o "miracolistica resurrezione") grazie a mirate e faraoniche ricapitalizzazioni.   La parola magica per molte di esse è consistita nella formula alchimistica "Too Big To Fail!": cioè "aiutate" con il denaro dei contribuenti poichè troppo grandi per poter essere abbandonate  e fallire! Così "i ladri dei popoli", oltre ad assicurarsi un lauto bottino (la storia si ripete anche nell'Eurozona) sono stati rifinanziati – e continuanao ad esserlo – dai governi con migliaia di miliardi prestati a tasso zero. O come è accaduto nei mesi scorsi alla Bce di Draghi, all'1%, per poi essere "rivenduti" agli stessi stati (in virtù della ligittimazione gratuita e vergognosa offerta dall'Ue con l'art. 123 del Trattato di Lisbona) e ai privati al tasso del 6%. Con guadagni netti del 5% e senza battere ciglio: trovandosi ad avere come "clienti" (grazie all'Ue) sia privati e imprese, che – evidentemente – gli stessi  stati: ingiustamente privati della propria sovranità monetaria, e costretti ad acquistare ad interessi da usura il loro stesso denaro da "banche private".  

     La storia si ripete anche in Europa – Stesso copione  

    Ciò, in continuazione della più colossale truffa globale mai orchestrata dalla speculazione finanziaria e dalle sue pedine strategiche pescate qua e la in prestigiose università occidentali d'impostazione neo-liberista. Gli stessi attori speculativi  che – una volta rifinanziate le care banche con migliaia di miliardi dagli stessi governi, per l'intermezzo di Federal Reserve e Bce – adesso attaccano gli stessi stati finanziatori e "sovrani" (ed in particolare Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda: quelli cioè da sempre avversi al neo-liberismo ed al mercatismo)  colpendoli con l'arma del rating e dello spread, con assurdi aiuti targati Troika (Fmi, Ue e Bce); con lo smantellamento dello stato sociale e con privatizzazioni selvagge. Vedi ricetta Reagan negli Usa degli anni Ottanta: tristemente nota come Reaganomics. In quegli anni Ronald Reagan e il suo gabinetto di massoni, provocarono di fatto lo spostamento della ricchezza reale degli Usa nelle mani di una mera élite di noti personaggi. l'80% della ricchezza degli States finì nelle mani del 1% della popolazione. Esattamente ciò che sta accadendo oggi nell'Eurozona ed in Italia. Cambiano i nomi, ma le dinamiche sono le stesse: ingenerare crisi per ottenere potere e profitti illimitati: delegittimando la democrazia e la sovranità di 500 milioni di europei.

       Azioni anti-truffa: Cosa fare nel concreto   

    Per ovviare a questa "crisi-truffaldina", in effetti, basterebbe relativamente poco: 1) un semplicissimo provvedimento dell'Ue tendente a delegittimare le incriminate e colluse agenzie di rating, sollevandole dalla possibilità di giudicare gli stati (ma Barroso in questo nei mesi scorsi non ha reputato opportuno prendere provvedimenti e mandare avanti, in Commissione, il "Pacchetto Barnier" anti-rating: ma guarda un pò che combinazione!); 2) rinazionalizzare le Banche Centrali; 3)  bandire paradisi fiscali, operazioni off-shore ed operazioni in derivati. Ma ciò non sembra interessare né al nostro professor Monti, né ad Obama, né ai vari Draghi, Barroso, Merkel e Van Rompuy. L'importante – si sa – è continuare ad impoverire gli Europei (per ora del Sud, poi evidentemente anche del Centro e del Nord) e continuare a raccontare grossolane balle in tv, reggerendo il moccolo al sistema del male.

       Letargo Mortale?  – E' tempo di Svegliare le Coscienze   

    Ciò almeno fino a quando l'ultimo spicciolo non sarà versato nelle tasche degli speculatori. Ciò almeno finchè esisteranno disoccupati e pensionati che vagheranno nell'oblio dell'ignoranza e della disinformazione; fino a quando giovani disoccupati continueranno a far finta di niente (a vivere e vegetare, spesso e volentieri, in stato di perenne mesturbazione mentale davanti alla tv; cercando inutili svaghi  ludici su facebook o alla play-station, o nelle chiassose sale di una discoteca: tutti strumenti utili, ma che possono diventare, sempre più, sottili e deleterie armi di "distrazione" di massa)  a non occuparsi seriamente del problema (parlandone con amici e colleghi) e a demandare a personaggi impresentabili le loro istanze di giustizia, nonché la risoluzione dei propri problemi economici e lavorativi. Ciò, almeno, fino a quanto l'Italia non sarà ridotta come la Grecia e fino a quando i nostri cari politicanti di Montecitorio non siano spazzati via da un nuovo orgoglio elettorale. Fino ad allora dovremo continuare ad ascoltare ed a sorbirci la nostra razione quotidiana di falsità ed imbarazzanti dichiarazioni dai salotti di Bruno Vespa, sulle frequenze di Radio24 (sotto l'egida del privatizzatore neo-liberal Oscar Giannino: tra i migliori sponsor viventi dell'Istituto Bruno Leoni); così come dai tg di Sky, Rai, La7 e Canale 5 e dalle colonne dei principali quotidiani italiani.  Palma d'oro (in negativo) sentiamo di assegnarla simbolicamente al "Corriere delle Banche", a "La Repubblica" (delle banane) e all'Avvenire, di un contraddittorio Marco Tarquinio: finora dimostratosi – non ce ne voglia – ossequioso e devoto scrivano nelle mani del sistema bancario, sempre pronto ad accodarsi ad un'unica e disinformativa linea mediatica dominante, ed a ratificarla. Ma non doveva rappresentare le istanze di giustizia dell'intellighenzia cattolica? Bella domanda! Meno male che a controbilanciare questo vuoto c'è Benedetto XVI, che nelle scorse ore da Milano, è tornato a tuonare contro il predominio del mercato e delle sue logiche utilitaristiche, a discapito della famiglia: sempre più abbandonata a se stessa ed alla "crisi", in una società atea, mercatista, consumistica, senza valori e senza Dio. Ma la storia non può fermarsi, e solo questione di mesi: d'altra parte il bel tempo è arrivato, e forse potrebbe darsi che gli Italiani – a ridosso dell'estate 2012 – finalmente decidano di svegliarsi da questo mortale letargo. Malgrado tutto!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)