Qui Europa

Tag: Banke

  • Ue-Croazia: Allargamento e Corruzione

    Ue-Croazia: Allargamento e Corruzione

    Venerdì,  Aprile 26th/ 2013 

    – Qui Europa, Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" 

        Bruxelles, 26/4/2013 – Comunicato di Mario Borghezio, Eurodeputato

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    Ue-Croazia: Allargamento e Corruzione

    Borghezio: l'Ue "vigili" sulla corruzione in Croazia 

    Ingresso Croazia: Interrogazione alla Commissione europea

    I punti centrai:

    – Incongruenze sul quadro giuridico anti-corruzione;

    – Meccanismi di monitoraggio per contrastare la corruzione;

    – Monitoraggio futuri fondi europei destinati alla Croazia

     

    Interrogazione alla Commissione europea

    Bruxelles – Comunicato Stampa di Mario Borghezio, Eurodeputato

    Mario Borghezio - Qui Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Oggetto: Interrogazione alla Commissione europea – Corruzione in Croazia 

    Bruxelles – Durante una recente audizione al Parlamento Europeo di un giornalista d'inchiesta croato si è potuto apprendere che la situazione della Croazia in ambito di corruzione è tutt'altro che rosea. Vi sono infatti situazioni di corruzione che coinvolgono politici, imprenditori, istituti bancari. E' pure emersa la preoccupazione del monitoraggio dei futuri fondi europei destinati alla Croazia (che entrerà nell'UE a partire dal 1° luglio p.v.) poiché non ci sono chiari meccanismi per controllare l'uso di questi fondi.

     L'Interrogazione alla Commissione europea                                                                

    In merito, nella mia ultima interrogazione alla Commissione europea ho segnalato come "nel documento 'Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio, Relazione di controllo sui preparativi per l'adesione della Croazia' COM(2013) 171 finale del 26.03.2013, la Commissione sostienga che  "occorra rafforzare ulteriormente la lotta contro la corruzione a livello locale, in particolare nel settore vulnerabile degli appalti pubblici" e come "la Croazia abbia continuato a rafforzare il suo quadro legislativo in materia di prevenzione della corruzione e dei conflitti di interessi, che dev'essere attuato in maniera efficace. Il paese deve intensificare gli sforzi volti a conseguire risultati concreti in termini di potenziamento delle misure di prevenzione".

    Croazia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Situazione in Croazia – Incongruenze nelle osservazioni della Commissione 

    La Commissione però – notiamo – sostiene anche che "il quadro giuridico e istituzionale per eliminare la corruzione e la criminalità organizzata risulta adeguato. Con l'entrata in vigore del nuovo codice penale il 1° gennaio 2013, si sono inasprite le sanzioni in numerosi settori, compresi i reati di corruzione. Si continuano a registrare risultati in termini di attuazione. Gli organi di contrasto rimangono proattivi, anche nei casi di corruzione ad alto livello (ad esempio, ex sindaci, ex viceministri) e nelle istituzioni di contrasto (diversi agenti di polizia). Tra gli sviluppi registrati figura altresì la sentenza di primo grado pronunciata nel novembre 2012 in una causa riguardante un ex primo ministro" .

     Dietro la facciata dell'Allargamento, spinosi interrogativi sulla corruzione       

    Alla luce delle dichiarazioni rilasciate durante l'audizione e da quanto scritto nella mia comunicazione, ho chiesto alla Commissione:"1) come possa sostenere da una parte che bisogna rafforzare la lotta alla corruzione e attuarla in modo efficace e, dall'altra, che il quadro giuridico per eliminare la corruzione sembra adeguato? 2) Come intende proseguire nel monitoraggio affinché la corruzione venga eliminata o comunque arginata e che con l'entrata nell'UE, la corruzione croata non intacchi anche i Paesi confinanti alla Crozia? 3) Che misure intende attuare in modo che i futuri fondi europei destinati alla Croazia vengano adeguatamente monitorati?"

    On. Mario Borghezio – Deputato al Parlamento Europeo

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     Note, Allegati e Articoli Correlati  – Approfondimenti                                                                 

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  • Irlanda – Referendum: voto cruciale sul Fiscal Compact

    Irlanda – Referendum: voto cruciale sul Fiscal Compact

    Giovedì, Maggio 31st / 2012

    –   di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea/ Irlanda / Spagna / Dublino / Madrid / Crisi / Banche / Referendum / Patto di Bilancio / Politica / Euro / Dollaro / Svalutazione / Ricapitalizzazione / Bankia / Angela Merkel / Manuel Barroso / Luis De Guindos 

    Irlanda – Referendum: Cruciale voto sul

    Fiscal Compact 

    Irlanda: referendum sul patto di bilancio

    e la paura di essere la nuova Grecia

    Crisi bancaria spagnola: ripercussioni in tutta Europa.

    Euro in calo vertiginoso a 1,24 dollari

    Dublino – La corsa al voto per bloccare il Patto di Bilancio

    Dublino – In tutta Europa, l’unica consultazione popolare sul patto di bilancio avverrà, oggi, in Irlanda. Proprio gli irlandesi, in tempi precedenti, sono stati una rogna per l’Ue perché, sia nel 2001 che nel 2008, bocciarono i trattati, di Nizza prima e Lisbona poi, sottoposti al voto referendario. Che non si ripetano anche oggi? Purtroppo la “dittatura” imposta dalla signora tedesca Angela Merkel, questa volta, non lascia sperare che i cittadini d’Irlanda vadano controcorrente rispetto agli altri “colleghi” europei anche perché, se così fosse, verrebbero chiusi i rubinetti dei finanziamenti da parte dell’Ue e l’Irlanda proprio non può permetterselo. Un euro-ricatto a tutti gli effetti dunque!  La  paura di finire sul lastrico, così come la Grecia, fa pensare all’Europa come un’ancora di salvezza, ma dall’altra parte, lo si sa, gli Irlandesi sono stati spesso i protagonisti di grandiosi colpi di scena. Eppure, si dice che il risultato del referendum non avrà ripercussioni sul piano internazionale: ma sarà vero?

      Un referendum decisivo  

    Nonostante il patto di stabilità entrerà in vigore se ratificato da soli 12 stati su 25, il caso di Dublino non solo è singolare ma, comunque vada, influenzerà Berlino: se vinceranno i sì, la Merkel si ritroverà ad avere in mano le briglie dell’Europa e – a detta nostra, anche la frusta – nel caso in cui prevalgano i “no”, gli irlandesi infliggeranno un duro colpo all’austerità imposta dai tedeschi. Qualcosa dunque, in bene o in male, cambierà. E pensare che la crisi irlandese non nasce da un incontenibile disavanzo pubblico ma, come siamo abituati a sentire, dall’ormai “tradizionale” scoppio della bolla immobiliare che si era creata negli in cui il paese si era reso protagonista di una crescita notevole che, purtroppo, appartiene al passato. Il presente dello stato irlandese è il referendum: la paura del mancato accesso al meccanismo di stabilità europeo favorirebbe la vittoria dei “sì”, sempre secondo le ipotesi. Quale sarà il futuro del Paese?

      Comunque un esempio per tutta l'Europa  

    Per il momento ci limitiamo a dire che, indipendentemente dal risultato del referendum, la sovranità popolare non è stata svenduta perché saranno i cittadini irlandesi a decidere del futuro della propria nazione sia all’interno dei propri confini, sia sullo scacchiere internazionale. E intanto se, da un lato, si parla di ipotetica stabilità, dall’altro nello “scontro” euro-dollaro, la moneta unica dell’Unione ha, ovviamente, la peggio visto che, ieri, è scesa ai minimi da luglio 2010, ovvero a meno di 1,24 dollari.

      Euro ai minimi dal 2010  

    In questa situazione di paura pare che, per correre ai ripari, ci si muova verso i beni di rifugio statunitensi. Che non si stia avverando la profezia che vuole che l’euro faccia lo sgambetto anche alla solida Germania, proclamando così gli Stati Uniti come tetto del mondo? Una crisi, quella europea, che pare sia alimentata anche dalla situazione bancaria spagnola: mentre il presidente della Commissione Ue,  Manuel Barroso, propone “un’unione bancaria tra i vari paesi dell’Unione con una supervisione finanziaria integrata”, idea che di certo non sarà sposata dalla Germania, gli istituti di credito spagnoli devono essere ricapitalizzati. Pare infatti errivato il momento di "regalare" altri euro alle banche!

      La pazienza degli Spagnoli  

    Su tutti il caso Bankia (vedi articolo pubblicato ieri su "Qui Europa"): 19 miliardi di euro per ripartire, 19 miliardi che – stando alle dichiarazioni del ministro delle Finanze spagnolo, Luis De Guindos – “saranno raccolti dal Governo attraverso l’emissione di titoli di Stato”. Ma la vera crisi, ecidentemente, non è quella  delle banche: bisognerebbe trovare una soluzione alla crisi della politica Ue che, oggi, non è più un servizio reso al popolo ma un abuso di potere e di denaro. Di certo non prevediamo gli scenari futuri, ma siccome il futuro si costruisce sul presente, stando a quanto accade oggi, il palcoscenico sul quale vivremo non sarà fatto di rose e fiori. 

      Priorità da affrontare per uscire dalla dittatura mercatista  

    Cosa fare? Prioritario dialogare con quanti ignorano il reale stato di dittatura nel quale stiamo vivendo, iniziare a scrivere fiumi di lettere ai nostri rappresentanti all'Europarlamento chiedendo di riformare l'art. 123 del Trattato di Lisbona e di delegittimare le agenzie di rating dal votare e sminuire gli stati sovrani (regendo il moccolo al mercatismo internazional) annullando l'effeto malefico dello spread sul debito pubblico degli Stati, e votare contro tutti i partiti europei e nazionali collusi con le caste bancarie e propinanti miracolistiche quanto subdole politiche neo-liberiste. Infine, chiedere a gran voce ai nostri referenti in Parlamento di avanzare proposte di legge per bandire le operazioni in derivati e le mostruose operazioni off-shore, nonché la speculazione alimentata dai depositi over-night (vedi archivio "Qui Europa"). Solo così l'Europa riaquisterà nagli occhi del mondo la sua identità e la sua millenaria credibilità. Diversamente essa sarà desinata a diventare (contrariamente a quanto sostengono i nostri euro-tecnocrati) la tomba della civiltà umana. Intanto, stiamo a vedere, oggi, come gli Irlandesi risponderanno alla sfida referendaria.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)