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Tag: Allargamento Ue

  • Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Allargamento Ue / Commissione europea / Consiglio europeo / Turchia / Erdogan / Barroso / Sarkozy / Hollande / Monti / Francia / Armenia / Nodo armeno / Crimine di genocidio / Interessi economici forti / Commercio e trasporti / Strategia doganale / Liberismo / Geopolitica / Matrimonio difficile / Cultura / Divergenze culturali   / Minareti / Casa comune  / Nuova potenza economica / G20 / Ocse  

    Allargamento – Erdogan e Barroso spingono

    per l'ingresso della Turchia nell'Ue

    L'Europa divisa, gli Europei ancor di più!

    Alla fine prevarranno gli interessi economici Ue o le

    differenze culturali?

    Per Hollande Re dell'Eliseo, felicità tra i minareti, oltre

    le mura della "casa comune"

    Ankara, Istanbul, Bruxelles – I “prossimi fratelli”turchi infatti hanno gioito- più che della vittoria del socialista- della sconfitta dell’uomo dei veti Sarkò,che ha reso impossibili,per tutta la durata del suo mandato, i colloqui e le convergenze di vedute tra le popolazioni dell’Ue ed il suddetto paese. La stampa turca scommette in una ripresa delle trattative che verosimilmente si riattiveranno vista la particolare congiuntura che interseca inesorabilmente gli interessi dell’Ue  e quelli della Turchia:l’una,afflitta dai colpi sempre più insistenti di una speculazione inarrestabile,spinge per l’annessione di un forte partner economico(necessità più che reale volontà);l’altra,in linea con i parametri di Maastricht,spinge da sempre verso un’integrazione totale nell’Ue. Superato il mancato requisito geografico,che non consentirebbe alla Turchia- vista la sua doppia natura per metà europea e per metà asiatica- l’annessione all’UE,gli altri sono meri vizi politici-ideologici,ed uno su tutti emerge come un fulmine a ciel sereno: i crimini di genocidio ai danni degli Armeni.

      Il nodo armeno  

    Analizziamo nel dettaglio la situazione e ragioniamo insieme – a prescindere dai  vantaggi economici “certi”che l’Ue trarrebbe da questo matrimonio – la ragione delle ragioni per la quale la Turchia è stata lasciata sull’uscio della porta europea: il crimine di genocidio ai danni della popolazione armena;è un crimine deprecabile tanto quanto i crimini commessi dalla Germania nazista  o dall’Italia fascista,riconosciuti tali dal celeberrimo “processo di Norimberga”;ecco allora che se si concede la “redenzione” ad un popolo,per analogia dovrebbe essere estesa anche ad altri,e se si supera il mero problema geografico cosa osterebbe questa annessione?

      La Commissione e il solito liberismo  

    Intanto:“I negoziati sono ufficialmente ripresi”,ad annunciarlo è il commissario europeo all’allargamento Stefan Fule e la Turchia ha concordato,dal canto suo, la creazione di otto gruppi di lavoro, legati ai parametri delle regole comunitarie previsti nei negoziati. Fule ha auspicato un risultato ottimale in termini di commerci ed investimenti e su un unione doganale da modernizzare ed espandere. Anche il commissario Ue ai trasporti Kallas si è dimostrato entusiasta alla prospettiva di allargamento,visto l’apertura a più ampi collegamenti aerei sia per i cittadini dell’UE  che per quelli della Turchia, e per questi ultimi un’ulteriore diminuzione dei costi con una maggiore e garantita sicurezza. Nei suoi colloqui Kallas,ha discusso della creazione di una roadmap ad hoc, che includa riunioni regolari di alto livello e l'avvio di un dialogo specifico con le autorita' turche. ''Nei colloqui – afferma il commissario Ue – ci siamo occupati del futuro della nostra partnership nei trasporti''.

     Foto di una nuova super-potenza  

    L'economia turca, in effetti,  ha conosciuto una sensibile espansione negli ultimi anni facendo guadagnare al paese – già membro fondatore dell'Ocse (nel 1961) e del G20 (nel 1999) la top ten dei paesi più sviluppati al mondo.  Motore di questo sviluppo, sicuramente politiche di stampo keynesiano, che hanno favorito interventi statali massicci in settori strategici e tali da garantire un ammodernamento del Paese graduale e costante, nonché un benessere piuttosto diffuso. C’è da sottolineare come i vari governi succedutisi negli ultimi decenni hanno favorito una politica sana di “golden share” statali, all’interno delle maggiori aziende private, incrementando sia gli scambi che gli investimenti all'estero. Dagli anni Ottanta in poi l'economia di mercato ha avuto la meglio: il Paese ha continuato a crescere, ma – contestualmente – si sono verificati periodi di recessione, specie dal 1994 al 1999, dovuto anche alla crescita di fenomeni corruttivi e collusivi, tra imprenditoria e politica. Ciò ha causato sconquassi nel settore bancario di carattere macro, e microeconomico.

      Un matrimonio molto chiacchierato  

    L’Unione europea, dunque, è davanti ad un bivio che segnerà il suo futuro o la sua fine; non saremo noi a suggerire quale delle due ipotesi paventate sia più congeniale ad un sistema in “stallo” ma di certo non possiamo permettere che i tentativi possibili non siano perseguiti per volere di alcuni o per sistematici veti non motivati o motivati in maniera sommaria ed indefinita. Attendiamo con ansia gli sviluppi e ci auguriamo che il buonsenso prevalga sulla partizione politica. Ah, quasi dimenticavo: Monti,dopo un incontro con Erdogan(primo ministro della repubblica turca) a roma,ha dichiarato: “il matrimonio tra Ue e Turchia,potrà portare un valore aggiunto economico, geopolitico, strategico, culturale a una Europa anziana demograficamente, stanca, e non piena di impulso economicamente''. Analisi impeccabile,peccato che l’autore è uno dei principali fautori della politica dell’austerità e del rigore,che questo impulso di certo non lo favorisce.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    Sabato, Marzo 31th / 2012

    Allargamento Ue / Unione europea / Corte europea / Bruxelles / Balcani / Kosovo / Serbia / Stefan Fule / Gruppo Internazionale di Supervisione per il Kosovo / Pristina / Belgrado / Riconoscimento  

    Bruxelles a Belgrado: "giù le mani da Pristina!"

    Il monito dell'Ue: "Se la Serbia vuole entrare in Europa

    riconosca l’indipendenza del Kosovo!"

    Bruxelles, Pristina, Belgrado – «La Serbia deve dimostrare la propria serietà nella pacificazione con il Kosovo e applicare alla lettera tutti gli accordi con Pristina, se vuole aprire il negoziato di adesione all'Ue». Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fule, il quale ha aggiunto che il voto del 6 maggio in Serbia sarà il banco di prova per capire fino a che punto nella Nazione sia sincera la lotta contro la corruzione e l'impegno per l'indipendenza della magistratura. La lotta fra Pristina e Belgrado deve trovare una soluzione in sede europea: sia la Serbia sia il Kosovo infatti aspirano ad entrare nell'Ue, e l'Europa desidera a tutti i costi essere un continente non belligerante: almeno per quanto attiene ai confini interrni. È anche vero che proprio in questi giorni, la questione Kosovo indipendente o meno è tornata attuale. Sono le elezioni legislative e municipali che la Serbia dovrebbe celebrare il 6 maggio a suscitare polemiche: il governo serbo ha infatti espresso l'intenzione di aprire le urne anche in territorio kosovaro, cioè nelle aree settentrionali del Paese, dove la maggioranza della popolazione è serba. Il governo del Kosovo, che si è proclamato indipendente solo nel 2008, è del tutto contrario a questa idea e accusa la Serbia di violare la sua sovranità.

      Riconoscimento dello stato kosovaro  

    Dal 2008 ad oggi il processo di riconoscimento internazionale dello Stato kosovaro non è stato univoco. Gli Stati Uniti e molti governi dell'Europa occidentale, fra cui l’Italia, decisero di appoggiare il Kosovo (vedi foto – bandiera) , mentre, al contrario, gli Stati amici della Serbia (tra cui soprattutto la Russia) hanno adottato una posizione molto dura. Tuttora, i serbi restano inflessibili. D'altra parte lo hanno dimostrato anche al professor Monti, in occasione della sua visita all'inizio del mese. «Non riconosceremo mai lo Stato del Kosovo», aveva detto Tadic al nostro ex-presidente della Bocconi. Tuttavia la Serbia si è appena candidata all'ingresso nell'Unione europea, e questo le impone una condotta più disponibile al dialogo, e soprattutto l’accettazione del fatto che il Kosovo sia ormai uno stato indipendente.

      La posizione di Bruxelles  

    Se davvero Tadic intende arrivare a Bruxelles dovrà evitare ulteriori frizioni: cosa che invece sta succedendo con il voto del 6 maggio. Tanto più che, negli ultimi giorni, la polizia kosovara ha effettuato alcuni arresti di funzionari pubblici serbi, presenti nelle cosiddette "strutture parallele", mantenute dalla Serbia nei confini della ex sua provincia. La posizione di Bruxelles in merito appare ferma. All'inizio di questa settimana, si è riunito a Vienna il Gruppo internazionale di supervisione per il Kosovo (25 membri tra cui l'Italia), il quale ha espresso l'intenzione di far cessare la sorveglianza internazionale sull'indipendenza del Paese. Bruxelles ha dato il suo ok per la realizzazione di uno studio di fattibilità che dovrebbe portare ad un accordo di associazione Ue-Kosovo. Se la Serbia vuole far parte della Ue, a quanto pare, dovrà prendere atto di questa nuova realtà.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    Allargamento Ue  / Parlamento Europeo / Nuovi Paesi membr / Islanda / Macedonia

    Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Gli ostacoli sulla strada “dell’europeizzazione”

    Strasburgo, Reykjavik, Scopje – L’Europarlamento nelle scorse ore ha approvato tre risoluzioni in cui sostiene l’adesione dell’Islanda all’Ue e chiede l’inizio dei negoziati di adesione per l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Gli eurodeputati sarebbero però preoccupati per i progressi insufficienti compiuti dalla Bosnia Erzegovina verso lo status di “Paese candidato”. Per quanto riguarda l’Islanda gli eurodeputati, pur conoscendo le divisioni politiche in merito, auspicano che ciò avvenga. L’Islanda è una delle democrazie più antiche d’Europa e il Parlamento è soddisfatto dei progressi compiuti per rispettare gli standard europei. Tuttavia Gran Bretagna e Olanda sono favorevoli all’Islanda (vedi foto – Reykjavik) nell’Unione, purché risarcisca i propri cittadini per il fallimento del fondo Icesave, crack finanziario avvenuto nel 2008. Inoltre, fra i punti sui quali non c’è ancora accordo, ci sono anche le quote di pesca e la caccia alle balene, vietata nell’Ue ma permessa in Islanda. I deputati chiedono anche a questo paese di limitare l’interventismo statale nei settori bancario, finanziario ed energetico. Per quanto riguarda, invece, l’ingresso nell’Unione dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, si tratta di un Paese candidato dal 2005. L’adesione è bloccata dalla disputa con la Grecia sul nome, la Grecia infatti si è sempre opposta all’adozione di questo nome per l’ex Repubblica jugoslava, in quanto si chiama Macedonia anche una provincia della Grecia. Le ultime elezioni legislative e la formazione del nuovo governo sono visti come punti positivi dai deputati europei, punti a sfavore sono invece la concentrazione dei media e l’elevata corruzione, nonostante gli sforzi compiuti per combatterla. L’Assemblea di Strasburgo ha chiesto poi maggior impegno nella lotta contro la segregazione dei bambini di gruppi etnici diversi nel sistema educativo nazionale. I deputati sono anche preoccupati per le minacce estremiste nei Balcani occidentali e chiedono alle autorità del Paese di “contrastare l’estremismo, l’odio religioso e la violenza, in stretta cooperazione con la comunità internazionale”. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Lunedì, Marzo 5th /2012

    Consiglio Europeo / Allargamento Ue / Serbia / Belgrado / Status / Candidata

    Allargamento Ue: “idea Serbia

    Status di candidata per Belgrado, malgrado l’ostacolo rumeno

    Belgrado, Bruxelles  –  Accogliendo una risoluzione della Commissione esteri dell'Europarlamento, nella serata di ieri il Consiglio europeo ha concesso alla Serbia lo status di candidato ad entrare nell’Unione. Ciò è avvenuto dopo estenuanti ore di negoziato – tra i meriti riconosciuti al Paese, quello di esser riuscito a stabilizzare le relazioni con il Kosovo pur senza accettarne l'indipendenza – e malgrado  i  tentennamenti espressi dalla Romania: protesa a porre sul piato dell’allargamento, in contropartita, la questione dell’integrazione problematica della minoranza  dei  valacchi  in Serbia.. Venerdì scorso il Dialogo Pristina-Belgrado, condotto sotto l'egida della Ue, si è concluso con un accordo sulla gestione integrata dei confini del Kosovo del nord e con il riconoscimento del diritto dell'ex provincia di partecipare ai Forum regionali. La Germania ha fatto cadere le sue obiezioni. Italia, Francia e Austria hanno inviato una lettera di forte sostegno a Belgrado. Tutti gli altri partner hanno spinto per inviare un chiaro segnale alla Serbia. E presto anche le obiezioni della Romania sono state superate. La Serbia si affianca così a Montenegro e Macedonia che hanno già ottenuto lo status e sono ora in attesa di una data per l'avvio dei negoziati. La Bosnia non ha fatto alcuna domanda di ingresso, mentre la Croazia ha ultimato tutti gli esami ed entrerà il primo luglio 2013, raggiungendo così la Slovenia, la prima dei paesi dell'ex Jugoslavia ad entrare nella Ue nel 2004. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)