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  • Caso ENI-Cipro: Le Ingerenze turche e la flebile risposta della Commissione Ue

    Caso ENI-Cipro: Le Ingerenze turche e la flebile risposta della Commissione Ue

    Giovedì, Maggio 30th/2013

    – Comunicato Stampa di Mario Borghezio –

      Risposta  della Commissione Ue a Interrogazione Parlamentare

       Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa" 

    Commissione europea, Bruxelles, Parlamento Europeo, Mario Borghezio, Comunicato Stampa, Commissario all'Allargamento, Stefan Fule, Cipro, Turchia, Erdogan, Taner Yildiz, Nicosia, Ankara, Governo turco, Gas, Trivellazioni nel Mediterraneo 

     

    Caso ENI-Cipro: Le Ingerenze turche e la

    flebile risposta della Commissione Ue

    Il Commissario Ue per l'Allargamento risponde

    all'interrogazione scritta di Borghezio

     

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio

    Risposta scritta della Commissione Ue – Caso ENI/Cipro/Turchia

    Ingerenze Turchia a Cipro - Caso ENI - Commissione europea

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Rassicurazione scritta della Commissione europea                                 

    Bruxelles, Roma – Rispondendo stamane ad una interrogazione dell'Europarlamentare Mario Borghezio, il Commissario Stefan Füle (Commissario Ue per l'Allargamento e le politiche di Vicinato) ha rassicurato che "sta seguendo il caso" segnalato. Borghezio rilevava che "il ministro dell'Energia Taner Yildiz ha annunciato che il governo turco ha deciso di sospendere i progetti avviati con l'Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) a causa della partecipazione del gruppo petrolifero italiano al programma di esplorazione dei giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro, che Ankara contesta in una disputa sulle acque territoriali", sottolineando, inoltre che "a gennaio l'Eni aveva annunciato la firma di un accordo con il governo di Nicosia per l'esplorazione e lo sfruttamento di tre zone del giacimento di gas al largo delle coste dell'isola, in consorzio con il gruppo coreano Kogas, e la Turchia contesta al governo di Nicosia il diritto di gestire autonomamente le risorse energetiche al largo dell'isola.

     La Minaccia e la Diffida di Ankara a Nicosia                                                           

    Inoltre, Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota e ha diffidato il governo cipriota negli ultimi giorni dall'usare le riserve di gas quale garanzia per superare l'attuale crisi finanziaria".

     Ingerenze Turche – La flebile Ammonizione del Commissario Füle              

    Il Commissario Füle in risposta ha ribadito che "gli Stati membri hanno la facoltà di stipulare accordi bilaterali e di esplorare e sfruttare le loro risorse naturali in conformità del diritto dell'UE e internazionale". Inoltre ammonisce la Turchia a "impegnarsi in maniera inequivocabile a intrattenere rapporti di buon vicinato nonché a risolvere pacificamente le controversie nel rispetto del diritto internazionale", concludendo infine con l'assicurazione che "la Commissione affronterà il problema, se del caso, con le autorità turche". La risposta della Commissione segue ad una interrogazione scritta dell'eurodeputato Borghezio – datata Giovedì 28 Marzo 2013 – che riportiamo di seguito, preceduta da una ricostruzione dei fatti.

    Risposta della Commissione europea - ENI, Turchia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Interrogazione Scritta di Mario Borghezio alla Commissione Ue             

    Bruxelles, Ankara, Nicosia – Interrogazione alla Commissione europea / Esteri – "L'intervento gravissimo della Turchia, in funzione anti-Cipro, costituisce, secondo un atto inconcepibile, a danno di due Pesi membri, da parte di un Paese che bussa alla porta dell'Europa. Stamane ho fatto presente alla Commissione Barroso – chiedendo sollecito intervento – il fatto che ministro dell'Energia Taner Yildiz ha annunciato che il governo turco ha deciso di sospendere i progetti avviati con l'Eni a causa della partecipazione del gruppo petrolifero italiano al programma di esplorazione dei giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro, che Ankara contesta in una disputa sulle acque territoriali".

     ENI – A rischio l'Accordo Italia-Cipro per Illegittime Ingerenze Turchia    

    A gennaio l'Eni aveva annunciato la firma di un accordo con il governo di Nicosia per l'esplorazione e lo sfruttamento di tre zone del giacimento di gas al largo delle coste dell'isola in consorzio con il gruppo coreano Kogas e la Turchia contesta al governo di Nicosia il diritto di gestire autonomamente le risorse energetiche al largo dell'isola. Inoltre, Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota e ha diffidato il governo cipriota negli ultimi giorni dall'usare le riserve di gas quale garanzia per superare l'attuale crisi finanziaria".

     Il Quesito alla Commissione europea                                                                       

    "Pertanto stamane, Giovedì 28 Marzo, ho chiesto ufficialmente alla Commissione Europa– su interrogazione – quanto segue: "Come valuta la Commissione Europea questo atteggiamento della Turchia, anche in relazione ai gravi danni che può arrecare all'economia di due Paesi Membri – Cipro e Italia – e quali iniziative intende intraprendere in merito?". Attendo sollecita risposta".

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio – Eurodeputato  Parlamento Europeo, Bruxelles

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  • 21 Dicembre 2012 – Non fine del mondo, ma falò di protesta per l’Europa dei Popoli

    21 Dicembre 2012 – Non fine del mondo, ma falò di protesta per l’Europa dei Popoli

    Venerdì, Dicembre 21th/ 2012

    –  Comunicato Stampa di Mario Borghezio –   

       Deputato al Parlamento Europeo 

       (Iniziativa di Libero Confonto – Pensa e Scrivi di "Qui Europa")

    21 Dicembre 2012 / Unione Europea / Mario Borghezio / Sprechi / Bruxelles / Roma / Italia / Parlamento europeo / Iniziativa di Pubblico Confronto / Mario Monti / Ponte dello stretto / Studio di Fattibilità / Governo Monti / Commissione europea / Messina / Reggio Calabria / Interrogazione alla Commissione europea / Illeciti finanziari / Milioni di euro spesi / Trecento milioni di euro spesi in 30 anni / Pensa e Scrivi / Qui Europa / Protesta / Falò da Milano a Lampedusa / Movimento Malu Entu / Toscana / Marche / Abruzzo / Sardegna / Sicilia / Democrazia reale / Democrazia sospesa / Solstizio d'Inverno / Strumentalizzazione dei media per fini politici / Campagna di Libero Confronto 

    Ponte sullo Stretto – 300 milioni di euro

    spesi in 30 Anni. E non è finita!

    Solstizio d'Inverno: falò di protesta da

    Nord a Sud per l'Europa dei Popoli

    Interrogazione alla Commissione Europea sulla

    questione "Ponte sullo Stretto" 

    Nel 2014 il Governo Monti dovrà pagare altri 10 milioni

    di euro oltre ai 6 milioni annui. Lo sprettro di presunti

    illeciti finanziari. Solstizio di Protesta da Nord a Sud

     

     Ponte sullo Stretto, Sprechie e Stranezze: Chiesti chiarimenti all'Ue 

    Bruxelles, Roma – "In trent'anni il progetto per collegare la Sicilia alla terraferma è costato circa 300 milioni di euro, senza peraltro pervenire al minimo risultato. Al momento il governo Monti ha approvato un decreto legge che fissa in ulteriori due anni uno studio di fattibilità e, in caso di cancellazione definitiva del progetto. Nel 2014 lo Stato dovrà pagare altri 10 milioni di euro, oltre i 6 milioni annui degli stipendi della società che gestisce il progetto". Pertanto mi è sembrato opportuno chiedere alla Commissione Europea notizie dettagliate sui fondi già erogati per il progetto del "Ponte sullo Stretto di Messina" e chiedere alla stessa "se i soldi spesi finora siano stati oggetto di illeciti finanziari". Certo è che gli sprechi finora sono stati gravissimi, enormi ed evidenti. A fronte: zero risultati e nuove previsioni di spesa".

     La protesta del Solstizio – Falò da Milano a Lampedusa 

    "Quest'anno – continua il comunicato stampa – anche per questo (e non solo) ed alla luce dei gravissimi fatti che stanno avvenendo nell'Eurozona e nell'Italia "tecnocratica" e della Democrazia sospesa (fatti molti dei quali completamente ignorati o trasformati dalla stampa, che sembra scegliere sapientemente e strategicamente sono alcune notizie, enfatizzandole e strumentalizzandole a dovere per fini politici, a discapito di altre ben più gravi e dannose, che vengono del tutto ignorate o "raccontate alla rovescia") il solstizio d'inverno sarà celebrato in tutto il Nord con tantissimi "fuochi indipendentisti", che intendono rinnovare – continua Borghezio – una millenaria tradizione protesa alla reale libertà dei popoli, contro ogni forma di schiavitù anti-democratica imposta. L'iniziativa si è estesa tuttavia ben oltre i confini geografici del Nord, per cui nella notte del 21 dicembre p.v. saranno accesi falò di libertà anche in Toscana, Marche, Abruzzo, Sardegna (Movimento Malu Entu) e finanche a Lampedusa, in una grande unione ideale fra etno-federalisti, autonomisti e indipendentisti. Per la libertà e l'autoderminazione! Per l'Europa dei popoli e delle regioni !"

    di Mario Borghezio, Deputato europeo

    Comunicato Stampa – Iniziativa di Libero Confronto

    Pensa e Scrivi di "Qui Europa"

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     Cos'è la Campagna di Pubblico e Libero Confronto – "Pensa e Scrivi"           

     "Pensa e Scrivi" – Aderisci alla "Campagna per la Libertà e la Giustizia"      

    Cari lettori, ormai quel che accade in Europa è palese. Abbiamo detto e scritto in merito davvero tanto. L'abbiamo fatto dalle colonne dell'Osservatorio Nazionale Indipendente sulle Politiche dell'Ue (Qui Europa) e in numerosi convegni e seminari organizzati nel corno di questo "annus horribilis" 2012.

     Il Tempo dell'Inganno 

    Viviamo tempi difficili, quello che qualcuno ha tefinito il tempo dell'inganno globale. Pertanto è necessario aprire gli occhi e comprendere a pieno la direzione imboccata dall'Ue, perchè da essa dipende il futuro nostro e dei nostri figli. Di interi popoli, e di ben 500 milioni di cittadini. non facciamoci prendere in giro da un'Unione europea e da una cerchia di tecnici ed euroburocrati che riempiendosi la bocca di concetti stereotipati (come "europeismo" ed "unità nella diversità") in fondo non hanno alcuna intenzione – come ampliamente dimostrato finora – di distruggere o scardinare la gabbia del debito, né tantomeno di riconsiderare la portata distruttiva delle loro selvagge politiche neoliberiste.

     Pensare, Scrivere e Confrontarsi Liberamente – Senza Censure 

    Da parte nostra e della nostra redazione, auspichiamo  successo della linea del libero confronto e nella campagna per la libertà e la giustizia, "Pensa e Scrivi": ma non quella propinataci strategicamente dai nostri stessi carcerieri, quella caratterizzata da notizie alterate o occultate; quella della cosiddetta "stampa di regime". Ma bensì in quella nostra personale. Quella che dovrà scaturire inevitabilmente – auspichiamo –  nei lettori di questo articolo, negli amici che vediamo tutti i giorni, nelle famiglie, nei giovani che si affacciano sempre pèiù incerti ed intmoriti verso il loro futuro; quella dei cittadini che vogliono essere padroni delle loro scelte, dei giovani studenti e negli universitari che conservano e nutrono ancora un sogno. Malgrado tutto e tutti!

     Pensa e Scrivi al di là dei recinti della politica 

    E ciò a prescindere dall'appartenenza politica di ciascuno. La libertà prescinde dai colori delle maglie. Essa riguarda tutta l'universalità degli uomini. Pertanto, per tutti coloro che volessero aderire alla campagna di "Qui Europa", "Pensa e Scrivi", (cittadini italiani ed europei di ogni cultura, credo, partito politico) sarà possibile inviare i propri testi o le proprie "lettere aperte" – che da parte nostra cercheremo di pubblicare, nel limite del possibile e compatibilmente con le nostre priorità redazionali – confrontandosi direttamente con i nostri lettori, con i professori universitari e gli economisti che collaborano con noi, e con i giornalisti "indipendenti" della nostra redazione. Quanti fossero interessati all'iniziativa potranno scriverci all'indirizzo e-mail infounicz.europa@gmail.com – Un abbraccio sincero a tutti gli "uomini liberi", dalla redazione di "Qui Europa"!

    Sergio Basile – Direttore "Qui Europa"  

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    Mobilitazione Nazionale contro il Governo Monti in Difesa della Costituzione – Tre Giovani Catanzaresi Depositano la propria Denuncia presso la Caserma dei Carabinieri

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    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – Appello di www.maxiprotestadelpopolo.jimdo.com –  Unione Europea / Italia / Catanzaro / Denunciato il Governo Monti / Mobilitazione Nazionale / Difesa della Costituzione / Suicidi di imprenditori / Austerity / Macelleria sociale / Distruzione del Welfare / Stati Uniti d'Europa / Accentramento Dittatoriale / Caserma dei Carabinieri / Difesa dei Principi Costituzionali […]

    Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana

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    Mercoledì, Dicembre 12th/ 2012 – di Sergio Basile –   Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana  / Decreto Di Paola / Italia / Incremento delle spese militari / Guerra / Articolo 11 della Costituzione / Armamenti / F-35 / Ordigni di morte / Nato / Pazzie della Guerra / Disarmo / Roma / Francesco […]

     

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     Decreto della Vergogna – Articolo correlato – On. Andrea Sarubbi – PD            

    Per onor di cronaca alleghiamo un articolo inviatoci 

    dall'On. Andrea Sarubbi (Pd) datato 5 Dicembre 2012.

    Diamo merito all'On. Sarubbi di non aver avallato questa assurdo

    decreto e di aver difeso i suoi valori cristiani  e morali in Aula.

    ____________________________________________________________ 

     

    "Quanta fretta" 

        di Andrea Sarubbi, deputato

    Con una rapidità estrema, rispetto ai tempi biblici del Parlamento, è arrivata in Aula la delega al governo per la revisione dello strumento militare. È una legge con parecchi chiaroscuri: non per quello che c’è scritto nel testo, ma per lo spazio enorme di manovra che lascia al ministro della Difesa e per la tempistica a mio parere inopportuna, trovandoci ormai a fine legislatura e dunque ad un passo dal cambio di governo. Dalla Tavola della pace e dalla Rete disarmo sono arrivate parecchie critiche, alcune un pò forzate ma altre no: nel mio intervento di stamattina, alla Camera, ho esposto anche i miei dubbi, convinto che non siano poi così isolati nel resto d’Italia.

    ANDREA SARUBBIParto da lontano: due anni e mezzo fa, Savino Pezzotta ed io presentammo una mozione, che chiamammo mozione Colomba e che arrivò in quest’Aula il 28 marzo scorso. La mozione approvata (poi divenuta risoluzione, per qualche inghippo procedurale, ma il senso è quello) era un po’ più morbida di quella inizialmente presentata, ma ci sembrò comunque un bel passo in avanti: impegnava il governo a “subordinare qualunque decisione relativa all’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma al processo diridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano”. Per dirla con le parole della Tavola della pace, della Rete disarmo e di tutte le associazioni che invitavano in quei giorni il Parlamento a resistere alla tentazione di giocare a Risiko con i cacciabombardieri, “prima discutiamo compiti e obiettivi delle nostre Forze armate e poi decidiamo gli acquisti di cui abbiamo bisogno”.
    Oggi, in teoria, dovrebbe essere una bella giornata: il giorno in cui, appunto, discutiamo tutti insieme compiti e obiettivi delle nostre Forze armate. La realtà è invece diversa: innanzitutto – per quanto non ignori la richiesta del Consiglio supremo di Difesa, formulata pochi giorni fa, di approvare questa riforma entro fine legislatura – mi riesce molto difficile spiegare ai miei quattro elettori, e anche a me stesso, come mai questo Parlamento riesca amarciare così veloce quando si tratta di spese militari e poi siimpantani sulle riforme più attese. Inoltre, ed è questa la mia critica principale, io davvero pensavo che avremmo discusso il modello di difesa tutti insieme. Tutti insieme: lei, signor ministro ammiraglio, ed io, obiettore di coscienza a mani nude provvisoriamente deputato della Repubblica. Non avevo capito, perché non c’era scritto da nessuna parte, che il Parlamento avrebbe firmato una carta quasi in bianco – e se non è proprio in bianco il merito è del Pd – al ministro della Difesa, quando ormai la legislatura sta per finire, e che gli avremmo detto di pensarci lui. No, non era questo che noi intendevamo quando parlavamo di “revisione dello strumento militare”.
    Come gli addetti ai lavori ricorderanno, e come tutto il mondo pacifista sa bene, la proposta iniziale del PD, più di un anno fa, era quella di formare addirittura una “bicameralina”: la revisione dello strumento militare è una cosa seria e quindi bisognava farla bene, affidando al Parlamento il compito di procedere ad una revisione complessiva del modello militare, partendo dagli scenari internazionali e dai nostri obiettivi strategici. Perché il Parlamento rappresenta tutta la Nazione, tutte le sensibilità che – in modo particolare sulla difesa – nell’opinione pubblica sono davvero variegate. L’idea della bicameralina è saltata – per colpa di chi qua dentro è ancora maggioranza, fortunatamente ancora per poco – ma non viene meno l’esigenza che sia appunto il Parlamento a riscrivere una strategia di sicurezza nazionale. E dovrà avvenire nella prossima legislatura.
    Non solo il Parlamento qui rischia di non toccare palla, ma all’inizio questarevisione dello strumento militare assomigliava terribilmente a un blitz, che per fortuna al Senato è stato ridimensionato. Mi riferisco alla possibilità di acquistare armamenti da parte del ministero della Difesa: inizialmente si pensava a un parere solo consultivo delle commissioni parlamentari, ora – e di questo ringrazio i miei colleghi senatori che ci hanno lavorato – si dà la possibilità al Parlamento di bloccare un programma d’acquisto deciso dal governo, se questo programma non convince. Finalmente arriva un po’ di trasparenza, anche se la maggioranza richiesta è qualificata e anche se – come ho cercato di argomentare finora – mi sarebbe piaciuto che questo criterio valesse per tutto il contenuto del provvedimento, per tutta la revisione dello strumento militare.
    L’ultimo punto di grande preoccupazione, da parte mia, riguarda la tempistica. Non voglio sminuire il ruolo del governo – anche se ha una data di scadenza prossima, è un governo nella pienezza dei poteri – ma mi pare una leggerezza la previsione del “silenzio-assenso”: il fatto, cioè, che prima il ministro uscente scriva da solo i decreti attuativi, e poi – nel momento in cui le Camere si sciolgono – questi attuativi entrino in vigore perché il Parlamento è stato zitto. So che il ministro si è impegnato ad accogliere un ordine del giorno del Partito democratico che lo impegna a non avvalersi di questo silenzio-assenso, ma un ordine del giorno – come sappiamo – è cosa diversa da un testo di legge. E in ogni caso, per quanto mi riguarda, rimane un motivo di opportunità: con un governo e una legislatura ormai agli sgoccioli, con una maggioranza – e dunque, mi auguro, anche una linea politica – che è in procinto di cambiare, noi mettiamo mano oggi allo strumento militare, rischiando poi di dover ricominciare da capo tra qualche mese. Ha senso tutto questo, in un momento così difficile per l’Italia? Secondo me no, signor presidente e signor ministro, e per questo motivo – pur riconoscendo al mio partito un ruolo importante nel miglioramento del testo – sto pensando seriamente di non votare questo provvedimento.

    On. Andrea Sarubbi – PD

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Spagna  – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Spagna – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Lunedì, Giugno 11th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Parlamento europeo / Mario Borghezio / Mara Bizzotto / Spagna / Ucraina / Polonia / Euro 2012 / Sistema bancario europeo / Banche / Commissione europea / Finanziamento ai clubs iberici / Finanziamenti miliardari / Debiti miliardari / Paradossi / Euforia per Euro 2012 / Aiuti alle banche spagnole / Troika / Italia / Giorgio napolitano / Mario Monti  / Manuel Barroso / Banche in crisi / Calcio a Debito / Barcellona / Real madrid / Lionel Messi / Cristiano Ronaldo / José Mourinho  / Calcio spagnolo / Clubs indebitati per 5 miliardi di euro / Sergio Basile / Qui Europa / Europa  / Pay-tv / Felicità / Politiche neoliberiste / casta bancaria / Tecnocrati non eletti / Surrogato di felicità / Julya Timoshenko / Mattanza cani randagi in ucraina / Danzica / Europei di calcio 

    Spagna  – Quell'iniquo rapporto tra "Banche

    in crisi" e "Calcio a debito"

    La denuncia dei deputati europei  Borghezio e Bizzotto

    sulle gravi contraddizioni del sistema bancario 

    Banche in crisi e stipendi milionari agli dei del calcio iberico.

    Intanto gli Spagnoli tirano la cinghia, mentre Barroso regala

    miliardi di euro alle "povere banche" 

    Spagna – Banche in Pseudo-Crisi e Calcio a Debito

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Madrid, Danzica – In tutta Europa è salita la febbre per Euro 2012 e, malgrado la crisi, non mancano gli spettatori, accorsi numerosi da tutto il Continente. Così accade che mentre Italia e Spagna, a Danzica, concludono sull'1 a 1 il loro attesissimo match d'esordio – offrendo tutto sommato una buona prestazione –  in tribuna d'onore spicca la presenza del Capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano. Un Presidente della Repubblica attento e divertito, che a fine partita non ha perso occasione per lanciarsi in funanbolici quanto – consentiteci – fuori luogo, commenti stampa su improbabili quanto forzate connessioni tra "vittorie calcistiche" e "vittorie sulla crisi economica" di Spagnoli e Italiani: dimenticando che le prime si ottengono sul campo, in 90 minuti; mentre le seconde si "sistemerebbero facilmente" se il suo carissimo amico Mario Monti, le sue carissime banche – a dirigere i giochi in cabina di regia – e le istituzioni europee – con "Commissione Barroso" in testa – si decidessero a rinsavire ed a staccare la spina alla speculazione.

      La denuncia di Borghezio e Bizzotto  

    Allora, tanto per restare in tema di banche e calcio, ci sembra opportuno ragionare sulla moralità e sullo spirito etico che anima i "presunti salvataggi" degli istituti di credito (vedi ultimo caso dell'iberica Bankia) proponendo all'attenzione dei nostri lettori la dura e gravissima denuncia piovuta nei giorni scorsi, da Bruxelles, per bocca degli eurodeputati Mario Borghezio e Mara Bizzotto. Secondo i due europarlamentari italiani "La Commissione europea attraverso il salvataggio delle banche spagnole sta favorendo anche i prestiti bancari a tasso agevolato alla Liga di calcio iberica''. La scottante indiscrezione è stata ufficializzata tramite due interrogazioni parlamentari indirizzate alla stessa Commissione di Barroso, ed è stata rafforzata da una domanda molto scomoda e pungente. I deputati hanno infatti chiesto a Barroso per quanto tempo ancora l'esecutivo (ricordiamo: non eletto ma semplicemente "nominato") da lui presieduto abbia intenzione di "andare avanti su questa strada"; cioè abbia intenzione di "continuare a regalare miliardi di euro alle povere banche". Un bel sasso nelle scarpe di un Manuel José Barroso certamente in grande imbarazzo, per una domanda che evidentemente neanche il professionale Marzullo, dal suo salotto notturno, avrebbe osato fare.

      Spagna – Dietro al regale mantello del "dio-calcio"  

    Ma lo sfogo di Borghezio non si è limitato a puntualizzare tale anomalia. Il deputato del carroccio ha osato porre il dito in una piaga ancor più grossa e profonda di quel che si potrebbe immaginare. Egli ha sottolineato come i soldi sottratti al circuito economico europeo – e quindi agli stessi contribuenti – stiano finendo per nutrire anche il dorato mondo del calcio, del "dio-calcio". In effetti il debito per la prima e seconda divisione spagnola è oggi piuttosto cospicuo: esso  si aggira sui circa 5 miliardi di euro. Una cifra  impressionante che potrebbe bastare da sola a salvare dal baratro qualche stato africano; o meglio qualche stato dell'Eurozona tra cui la stessa Grecia, o i poveri disoccupati di Spagna ed Italia, oggi costretti – gioco forza –  a rinunciare a "farsi una famiglia" e ad accantonare gran parte dei propri sogni di una vita. Un debito equivalente – secondo la lucida e puntuale analisi di Mario Borghezio – a qualcosa come "mezzo punto del deficit statale della Spagna". Ma la nota davvero stonata e che – ad esempio – una squadra blasonata e osannata a livello planetario come il Barcellona dei record si sia rivolta – tra il sostanziale silenzio dei media – al prestito bancario iberico per sostenere la propria faraonica  campagna acquisti nel comtempo in cui la stampa internazionale – d'altro canto – diffondeva su tv e giornali la notizia che, grazie al sostegno "delle banche"  – oggi, "d'improvviso in difficoltà" (???), o "presunte tali" –  i "grandi" clubs spagnoli potevano permettersi di stipendiare con compensi megagalattici "indiscusse prime donne" del calcio mondiale come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo; nonché allenatori come Mourinho, a 10 milioni di euro l'anno.

      L'euforia dei dissennati  

    Situazione paradossale che dovrebbe indurci tutti a riflettere di più sugli eccessi e le gravissime iniquità di un sistema che finisce – più o meno indirettamente – per ripercuotersi senza pietà alcuna sulle nostre vite e sui nostri portafogli, giorno per giorno, nel silenzio e tra l'euforia di chi non riesce a vedere al di là del proprio naso, magari godendo come – consentiteci – un completo dissennato della sua condizione di avvilente schiavitù e subalternanza. Un nostro lettore, l'altro ieri ci ha criticato per aver pubblicato un articolo che condannava e poneva in parallelo l'euforia degli Europei di calcio con una serie di abusi perpetrati dai responsabili politici dei paesi organizzatori ai danni dei diritti di uomini ed animali. In una costruttiva mail di risposta, abbiamo obiettato affermando che dinnanzi al "dio-calcio" esisterà pure qualcosa di più importante, come il rispetto della dignità umana e dei diritti.

      Un'occasione per ripeterci  

    Cogliamo dunque l'occasione per ripeterci volentieri in questa sede, ribadendo con forza che troviamo immorale e stupido sostenere i nostri beniamini in maniera unilaterale e cieca, chiudendo gli occhi – ad esempio – sul vergognoso fenomeno dell'incremento incontrollato del mercato della prostituzione in Ucraina e Polonia – e della contestuale diffusione di casi di aids – che ruota intorno al dorato e colorato palcoscenico degli europei di calcio 2012; come troviamo altrattanto deplorevole parlare di calcio in maniera univoca senza sensibilizzare l'opinione pubblica sulle torture subite dal leader Yulja Timoshenko o dalla spietata mattanza perpetrata dalle autorità governative ai danni di migliaia di indifesi cani (a due mesi dall'avvio del Campionato europeo).

      Le Povere banche in "crisi" e la Crisi delle "povere banche"  

    Allora, pur amando le straordinarie gesta agonistiche di campioni come Messi e Ronaldo, non possiamo non criticare apertamente il fatto che i debiti dei grandi clubs del calcio iberico – ribadiamo, 5 miliardi di euro, ad oggi – e le elargizioni facili delle "banche in crisi" (fatte pesare sull'economia europea) siano realmente uno schiaffo vergognoso alle vittime vere di questa "crisi" (indotta e pilotata dai mercati, dalle stesse caste bancarie, dalla tecnocrazia di Bruxelles e dai profeti del neo-liberismo). Ma ancor più vergognoso è l'atteggiamento della Commissione europea che permette questo. Un  qualcosa di  inconcepibile e – concordando a pieno con Borghezio e Bizzotto – di "insostenibile". Ovvero una situazione non più tollerabile per istituti di credito oggi sedicenti in "crisi", ma che "fino a poco tempo fa elargivano a piene mani  prestiti milionari a Real Madrid, Barcellona o Valencia'', chiedendo altresì agli stessi Spagnoli di stringere la cinghia, sacrificarsi all'inverosimile e rinunciare al proprio lavoro ed alla propria felicità. Ma che importa! Tanto già da domani   qualcuno ricomincerà – con il suo bel abbonamento in pay-tv – a "consolarsi" ( in uno straordinario surrogato di felicità ) davanti ad una bella partita di calcio, e magari proprio con un darby "Real – Barcellona ". A proposito: pare che presto ad arbitrare sarà la stessa Troika, della triade Barroso, Van Rompuy, Lagarde! Buona visione!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Divario retributivo, Strasburgo chiede sanzioni

    Divario retributivo, Strasburgo chiede sanzioni

    Giovedì, Maggio 24th / 2012 

    – di Sergio Basile –
     
    Parlamento Europeo / Europa / Strasburgo / Procedura di iniziativa legislativa / Procedura ex articolo 225 del TFUE / Divario retrinutivo uomo-donna / Bilinguismo stereotipato / Inclusione sociale cercasi / Inapplicazioni delle direttive europee /  Austria / Cipro / Repubblica Ceca / Germania / Slovacchia / Italia / Romania / Manuel Barroso / Herman van Rompuy  / Commissione europea / Consiglio europeo 
     
    Divario retributivo uomo-donna: L'Europarlamento
     
    chiede l'applicazione di sanzioni più aspre
     
    Inclusione sociale, tra retorica e stereotipi 
     

    Parlamento Europeo – Strasburgo

    Strasburgo – Il Parlamento europeo, in un'iniziativa legislativa approvata a maggioranza bulgara nella giornata di ieri, ha chiesto alla Commissione di Barroso  un deciso passo verso l'annullamento del divario retributivo tra i generi, compresa l'applicazione di sanzioni più severe destinate a colpire  i datori di lavoro che dovessero essere artefici di discriminazioni retributive di genere. Per la verità l'argomento non è nuovo nell'emiciclo dell'Europarlamento. Proposte di iniziative legislative di tal guisa si susseguono ad intervalli annuali tra Bruxelles e Strasburgo, dal 2007 almeno. Ciò con risultati largamente insoddisfacenti. Ricordiamo in merito la proposta di iniziativa legislativa sull'inclusione sociale presentata nel 2007 e nel 2008, alla luce degli attuali fatti, rimasta come traspare dalle notizie di cronaca quotidiame, lettera morta. Ancora oggi, infatti i deputati tornano a parlare di gravissime problematiche legate all'inclusione sociale, ed alla disuguaglianza di genere. Ma si ha l'impressione che tali proposte, a volte poi tradotte in direttive e norme Ue, alla fine restino comunque pure illusioni, in molti Paesi membri dell'unione. molti paesi, infatti, tra i quali l'italia e la Romania (solo per citarne alcuni "ultimi in classifica) puntualmente non rispettano tali regole comunitarie, frutto di incontri, vertici, e lavori in commissione, che equivalgono a miliardi di euro spesi ogni anno per mandare avanti una mastodontica e pachidermica struttura biracratica che spesso molti – alla resa dei conti – ignorano nei fatti.
     
      Sussulti da Strasburgo – Un inaccettabile bilinguismo stereotipato  
     
    Ma accanto al mancato rispetto di tali principi – che spesso e volentieri rimangono impressi nei costosi e copiosi faldoni conservati negli archivi dell'eurocrazia dominante – un altro grave gap è legato ad un forte peccato di "indifferenza" che stando ai fatti colpisce molti eurodeputati e tecnocrati europei. Un bilinguismo che stona con la volontà di giustizia emersa a strasburgo nelle scorse ore. Così accade che mentre con la destra si voltano proposte di legge a favore dell'uguaglianza uomo donna, con la sinistra si votano altre leggi inique che subordinano l'uomo al mercato. o meglio la dignità umana agli interessi dei banchieri. E Basilea 3 ne è un fulgido e lampante esempio.
     
      Sanzioni più rigide e ipocrisie più evidenti  
     
    Tuttavia, per onor di cronaca – e cercando di non prestare il fianco a contagiosi e retorici euroentusiasmi – notiamo con piacere che i deputati europei abbiamo acquisito consapevolezza del fatto il divario retributivo medio dell'Unione oggi esistente tra uomo e donna varia tra il 16 e il 17%.  Ma il culmine dell'ipocrita retorica si è raggiunto ieri, quanto i deputati europei – legati come sono agli stretti diktat dei loro capigruppo – anziché fare mea culpa – per esempio sugli ultimi regali fatti alle banche – hanno puntato il dito: per bocca della relatrice Edit Bauer (PPE, SK), autrice della risoluzione – con un'operazione di raro "scarica-barile" – sui governi nazionali (ormai ridotti all'osso)  e sul fatto che essi "dopo quasi quarant'anni di legislazione, ovviamente inefficace, non abbiano  apportato cambiamenti sostanziali alle loro legislazioni per affrontare il divario retributivo tra i generi, e quasi nessuna sanzione è stata applicata nei confronti dei datori di lavoro".  successivamente, nel testo votato ed adottato i mep's hanno chiesto, dunque, a Barroso & Co,  di proporre nuove misure per ridurre il divario retributivo tra i sessi in tutte le politiche comunitarie e negli stessi programmi nazionali. Ciò, soprattutto nei paesi dell'ue dove – secondo Eurostat – tale divario sarebbe più sensibile: Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania e Slovacchia. 
     
     Crisi e sperequazioni retributive: assenza di autocritica dei deputati 
     
    Considerando, dunque, l'attuale assenza di progressi – e aggiungiamo l'assenza totale di autocritica – i deputati  avrebbero segnalato tra le cause del dissesto retributivo esclusivamente "la discriminazione, i mercati del lavoro caratterizzati da una forte segregazione occupazionale, la sottovalutazione del lavoro delle donne, tradizioni e stereotipi, tra i quali la scelta dei percorsi formativi" omettendo evidentemente di far cenno all'inesistenza di una politica a sostegno della famiglia tradizionale (pugnalata nelle settimane scorse proprio da Bruxelles – vedi articoli in "Qui Europa" – archivio ) e del fatto che molte madri di famiglia sono costrette – visto l'inasprirsi della crisi-indotta e pilotata dalla finanza malata e dalle politiche neo-liberiste e mercatiste della stessa Ue – a straordinari "avventurosi" e spesso "sconvenienti" (spesso in nero, per sfuggire alle grinfie di un fisco asfissiante e di pazze politiche di austerity) alle dipendenze di imprenditori con l'acqua alla gola e colmi di debiti. ma questa a quanto pare è una guerra di classe tra poveri che i deputati non riescono bene a comprendere, E non si sa per qual recondito motivo. essi, dal canto loro, si sono esclusivamente limitati a chiedere a Manuel Barroso e ad Herman van Rompuy (cioè a Commisione e Consiglio ue) di "rafforzare la legislazione esistente, dotandola di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti dei datori di lavoro (…) includendo multe, sanzioni amministrative pecuniarie e l'esclusione dal beneficio di prestazioni e sovvenzioni pubbliche". ma che ne è del pacchetto Barnier anti-rating? cercheremo di rispondere nelle prossime puntate!
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
  • Nodo “disoccupazione” all’Eurocamera

    Nodo “disoccupazione” all’Eurocamera

    Venerdì, maggio 25th / 2012

    – di Sergio Basile –
     
    Unione europea / Parlamento europeo / Assemblea plenaria / Interrogazione orale con risoluzione / Lavoro / disoccupazione giovanile / Finanziamenti / Commissione affari sociali  / Presidente della commissione affari sociali / Pervenche Berès / Maggiori finanziamenti Ue / Piano europeo d'investimenti / Ridistribuzione dei fondi strutturali 2007-2013 / Sergio Basile / Qui Europa / Palliativi Ue / Speculazione / incongruenza e contraddizione delle politiche rigoriste / Tempismo dell'Unione / Uragano della crisi / Commissione europea / Consilium / Consiglio europeo / Palliativi / tempi di attuazione troppo lunghi / A settembre Sud Europa tutto in Grecia  / Riindirizzamento dei fondi europei / Rating / Spread  
     
    Euro-Palliativi  – Il Parlamento europeo chiede più  
     
    finanziamenti Ue per disoccupazione giovanile
     
    Ma i rubinetti della speculazione sul debito, e le
     
    politiche rigoriste non mutano
     

    Parlamento europeo – Emiciclo

    Strasburgo – Nelle scorse ore, gli eurodeputati riuniti in plenaria, gli stessi che la settimana scorsa hanno – in pratica – votato per l'irrobustimento dei coefficienti di riserva patrimoniale delle banche – in base ai "sacri principi" sanciti in Basilea 3 –  hanno ufficialmente chiesto all'Ue un "piano europeo d'investimenti" per creare nuova occupazione, nonché la ridistribuzione dei fondi strutturali non spesi (non si capisce come riescano le regioni puntualmente a non spendere i soldi per lo sviluppo – centinaia di miliardi di euro, solo per l'Fse – in regioni come Calabria, Campania, Sicilia e Puglia: leggermente meglio la situazione della Basilicata)  e l'introduzione di una "garanzia europea per i giovani", che possa offrire loro la "possibilità di un lavoro o un apprendistato dopo quattro mesi di disoccupazione". Queste sono state le principali proposte votate dai deputati europei  nella risoluzione sulla disoccupazione giovanile in Europa, analizzata, votata ed adottata nella giornata di ieri. Nei primi mesi dello scorso anno  la disoccupazione media giovanile nell'Unione (così come "Qui Europa" ha abbondantemente documentato) era pari al  22,1%. Dati, come noto, più che raddoppiati. La risoluzione, presentata dal deputato Pervenche Berès (S&D, FR), ha dunque evidenziato l'esistenza di forti squilibri all'interno del mercato del lavoro comunitario, a svantaggio delle regioni rientranti nel territorio degli sventurati Piigs. D'altra parte è un pò come scoprire l'acqua calda! Stati dove ormai un giovane su 2 vive di sogni e illusioni.  
     
      Il tradimento dei trattati europei  
     
    Ma non era scritto a chiare lettere nei trattati dell'Ue che entro il 2012 l'Eurozona sarebbe dovuta diventare l'area più competitiva al mondo? Ma allora chi ci ha preso in giro? Alla luce di quanto accaduto, infatti, è difficile bersi la balla che tutto è accaduto in maniera del tutto casuale. non sapevano forse i professorini dell'Ue – da Romano Prodi in poi – che creare una zona con politiche fiscali diverse, economie diverse, culture diverse ed una moneta unica avrebbe matematicamente favorito instabilità e speculazione, a vantaggio delle economie più forti. Ma l'autocritica non sembra una dote propria di Strasburgo e Bruxelles; o magari tra qualche mese ci verrranno a dire che tutto potrà essere superato convincendo i vari stati (ormai ex-sovrani a vantaggio dei "principi-regnanti" del rating e dello spread: Fitch, moody's e standard & Poor's) a cedere definitivamente la propria sovranità a vantaggio di un unico grande e totalitario super-stato Ue, chiamato Stati Uniti d'Europa? Non è forse questo il piano segreto a cui da sempre Delors e gli altri élitari euroamici venuti dopo di starebbero lavorando da cinquant'anni? Beh, vedremo!
     
      Piano europeo d'investimenti – Un cane che si morde la coda? 
     
    Intanto, possiamo prendere atto del fatto che nel testo adottato ieri, i deputati hanno individuato quale panacea per gli sventurati giovani dell'Europa del Sud la definizione e la proposta di un Piano d'investimento per il lavoro, chiamato "Opportunità per i giovani". Ma una domanda sorge spontanea: a che serva investire se le imprese bancarie continuano a non prestare danaro, rispettando una sorta di super-patto proteso a far fallire o svendere le aziende europee? ci sembra un pò un "cane che si morte la coda". In effetti il problema se lo sarebbero posti nell'emiciclo di Strasburgo, anche una parte degli stessi deputati: secondo i quali la portata delle azioni proposte non sarebbe, infondo, proporzionata alla gravità dell'attuale crisi occupazionale. Ma gli estessi hanno poi concluso che il rilancio dell'Europa passerebbe comunque per  il lancio di questo miracolistico "piano europeo d'investimenti" .
     
      Ridistribuire i fondi strutturali  
     
    La risoluzione di Strasburgo, invero, giunge a ruota della decisione del Presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso – presa durante il Consiglio europeo dello scorso 30 gennaio 2012 – in merito alla disponibilità di 82 miliardi di euro in fondi strutturali 2007-2013 (sul totale di 347 milioni)  non spesi dalle regioni Obiettivo 1 (tra le quali per l'appunto Calabria, Campania, Sicilia) e quindi da riassegnare. I deputati, dunque, ieri – vista la drammaticità della questione lavoro – hanno chiesto alla Commissione di reimpiegare parte di tali fondi in tal direzione. Ciò, accanto all'aumento della  percentuale di fondi a sostegno di piani d'intervento co-finanziati con i governi dei Paesi Ue a maggior tasso di disoccupazione giovanile: cioè i soliti (ed isolati) Piigs, accanto a Lituania, Lettonia e Slovacchia. 
     
      I tempi pachidermici dell'Ue e l'Uragano crisi   
     
    D'altra parte, tuttavia, è bene ricordare che già nel 2010, l'Europarlamento aveva proposto a Commissione e Consiglio la creazione di una "garanzia europea per i giovani" su lavoro e  apprendistato dopo 4 mesi di disoccupazione: proposta ad oggi, non attuata con tempi consoni e celeri, al passo con una crisi indotta che divora ogni giorno l'Europa e soprattutto gli Europei più poveri e disagiati, alla faccia dell'inclusione sociale e della solidarietà. La Commissione, infatti, darà attuazione alla proposta dei deputati  – presentando al Consiglio dei 27 leader Ue, un piano sulle garanzie per i giovani – solo entro la fine del 2012. Ciò, dunque, dietro l'adozione da parte  del "Consilium" dei 27 della suddetta proposta entro la fine del 2012: data siderale, se proporzionata alla drammatica spirale distruttiva, che agisce alla velocità di un uragano. per quella data, paesi come l'Italia, la Spagna e il Portogallo potrebbero essere già tutti fisicamente in grecia, e senza staccare alcun biglietto aereo. Quando si dice il tempismo dell'Unione!
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
     
  • L’Eurocamera chiede libertà per la Timoschenko – Ma per gli Europei?

    L’Eurocamera chiede libertà per la Timoschenko – Ma per gli Europei?

    Giovedì, Maggio 24th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento Europeo / Ucraina / Kiev / Strasburgo / Detenzione / Maltrattamenti / Ricovero / Libertà / Diritti umani / Accordi forniture gas / Democratizzazione / Stato di Diritto / Solidarietà internazionale /  Yulia Timoschenko / Evgenia Timoschenko / Vladimir Putin 

    La Voce dell'Eurocamera: "L'Ucraina rispetti

    i diritti umani, libertà per la Timoschenko!”

    Il Parlamento Europeo esprime solidarietà nei

    confronti dell’ex premier ucraina.

    Ma per molti Europei i diritti restano un tabù

    Yulia Timoshenko

    Strasburgo, Kiev – “Freedom for Yulia”: così gli europarlamentari del Pdl, nelle scorse ore, nell’aula plenaria del Parlamento di Strasburgo hanno chiesto la libertà per l’ex primo ministro ucraino, Yulia Timoschenko, esponendo uno striscione sul quale compariva anche una foto della leader politica. La Timoschenko è stata condannata a 7 anni di carcere, nell’ottobre scorso,  per abuso di potere per un presunto e controverso accordo stipulato con Putin, senza preventiva consultazione del governo ucraino, e riguardante importanti forniture di gas, come avevamo riportato noi di Qui Europa già in articoli precedenti. Ma l’Ucraina, nella detenzione della rappresentante politica, ha sbagliato tutto: sono stati denunciati, infatti, maltrattamenti e percosse che la Timoschenko avrebbe subìto in cella e che hanno fatto puntare i riflettori internazionali su Kiev, fino al trasferimento della donna presso l’ospedale di Kharkiv, avvenuto – come Qui Europa aveva trattato già nelle scorse settimane – il 9 maggio scorso. Ucraina, quindi, indisciplinata per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, obiettivo da sempre sbandierato da tutta l’Unione europea e, per altro, sottoscritto anche da Kiev. 

      Più rispetto per tutti  

    Il Parlamento Europeo dimostrerà tutto il suo impegno per tenere a bada “la spinta autoritaria” dell’Ucraina e consolidare il processo di democratizzazione del Paese e lo Stato di Diritto.  Nell’aula di Strasburgo, al momento dell’esposizione dello striscione e della solidarietà internazionale nei confronti della Timoschenko, c’era la figlia dell’ex primo ministro ucraino, Evgenia, la quale, dicendosi sorpresa e commossa per l’iniziativa, ha dichiarato che “se non ci fosse stato il sostegno della comunità internazionale, mia madre e gli altri prigionieri sarebbero già morti”.  Ci auguriamo solo che il sostegno dell’Unione europea non sia solo “ideale” ma che si concretizzi, al più presto, nel rispetto dei diritti umani e della libertà che, niente e nessuno, potrebbe negare. Neanche l’Ucraina. Un rispetto, tuttavia, a trecentosessanta gradi, anche – consentiteci – verso le migliaia di famiglie greche finite sul marciapiede in pochi mesi e verso quei poveri pensionati e precari – esodati, scoraggiati e disoccupati – italiani, spagnoli, irlandesi e portoghesi. E' più credibile, infatti, parlare di diritti umani con uno sguardo fisso sulle proprie "travi" interne che offuscano la vista del grande occhio che simboleddio il "Consilium" dell'Ue. Meditiamo gente, meditiamo!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • L’Europarlamento ricorda  Falcone

    L’Europarlamento ricorda Falcone

    Giovedì,  Maggio 24th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Mezzogiorno / Parlamento europeo / commemorazione / Giovanni Falcone / Mafia / Eroe italiano / Edward McMillan/ Minuto di raccoglimento /  Gli ultimi veri erori italiani / Un monito per i giovani e per tutti gli uomini di responsabilità / Insieme contro la mafia e ogni forma di sopruso / Paolo Borsellino / 

    All'Europarlamento un minuto di silenzio 

    per non dimenticare Giovanni Falcone

    Vivere e morire per affermare la dignità umana

    Falcone e Borsellino – Un esempio concreto di Vita vissuta per il prossimo

    Strasburgo – Un minuto di silenzio e un grande applauso. E’ così che Mercoledì a Mezzogiorno, il Parlamento europeo, in seduta plenaria ha voluto ricordare la strage di Capaci. "Oggi è l’anniversario di un evento tragico», ha affermato il vicepresidente dell’eurocamera Edward McMillan-Scott presiedendo la plenaria. "Venti anni fa il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro morirono nel massacro di Capaci» (…) "Oggi – ha affermato ancora McMillan-Scott rivolgendosi agli eurodeputati – è in corso una commemorazione a Palermo, vorrei invitarvi ad associarci a questa ricorrenza perché il ricordo del giudice Falcone sia sempre nelle nostra memoria". Alle parole del vicepresidente del Parlamento Ue è seguito un minuto di silenzio e un fortissimo plauso, in memoria di quelli che possono considerarsi i veri e ultimi eroi d’Italia e per far si che "l'esempio e l'impegno del giudice Falcone siano sempre presenti nella nostra memoria e non siano mai dimenticati coloro che sono morti in nome della ricerca della libertà e della giustizia".

      Quel 23 Maggio del 1992  

    McMillan-Scott ha poi ricordato la cerimonia di commemorazione della strage di Capaci avvenuta la stessa mattina in presenza del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e del Primo Ministro, il professor Mario Monti. "E’ bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". Questa frase di Paolo Borsellino, è indicativa del coraggio, l’impegno e la passione di tre amici e  magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Ajala i primi a dare vita alle indagini  fra le più pericolose della storia d’Italia, quelle su Cosa Nostra. Si avvicinano a uomini pericolosi, nello scenario di Palermo degli anni ’80, per distruggere quell’omertà che faceva da scudo ai terrori, i tradimenti, la violenza e gli intrighi della mafia. Il 23 Maggio del 1992, all’uscita dell’autostrada direzione Capaci cinquecento chili di tritolo fanno scempio di cinque persone, tra cui Giovanni Falcone. Domenica 19 luglio 1992, un’autobomba parcheggia in via D’Amelio a Palermo esplode distruggendo la vita di molte persone, tra cui quella di Paolo Borsellino. Una giornata per commemorare non soltanto loro, ma tutti quelli che hanno dedicato e dedicano la loro vita a  una causa giusta, quella che vuole riportare a galla la verità, quella di chi mostra devozione per la democrazia, l’egualità dei diritti e la fine della criminalità. La lotta alla mafia oggi, assomiglia solo a un’ideologia. In passato grandi uomini si sono sacrificati per il nostro avvenire, per regalarci un mondo migliore in cui non dover più nascondersi e non dover più avere paura. Falcone e Borsellino, conoscevano il linguaggio dei “boss”, sapevano cosa la mafia comportasse e come “trattare” con i suoi esponenti. Nati e cresciuti nella regione siciliana, sentivano con lo spirito di dover affrontare questa causa. Una determinazione che li portò fino al famoso "maxi-processo”, un processo in cui sul banco degli imputati sedettero ben 475 mafiosi, poi condannati nel 1987

      Vivere e morire per affermare la dignità umana  

    Dove è finita oggi questa determinazione? Dove sono le persone pronte a rischiare la propria vita per i propri cittadini? A sentirle così, sembrano quasi frasi strane. La società individualistica ci ha inghiottiti. Ormai ognuno mette il “proprio” bene, davanti al bene della comunità, proprio perché è questo il messaggio che ci arriva dall’alto, dallo Stato, dal governo. prima il danaro, il mercato, l'economia delle lobbies, poi – se rimane spazio – l'uomo e la sua dignità. Ma l’esempio di uomini così grandi non deve essere dimenticato. Un esempio che non deve rappresentare solo il semplice “ ricordo”, ma deve dare uno spunto a tutti noi, giovani e futuro della società. “Giovani-vecchi”, che non fanno la storia, ma stanno a guardare come essa si delinea, accettando passivamente i cambiamenti delle nostre vite, perché i veri giovani sono loro, non noi! In effetti, possiamo affermare, alla luce del nobile esempio di vita e morte di eroi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – troppo spesso finiti indegnamente sulle bocche di politici corrotti e collusi, in commemorazioni facili, quanto ipocrite: poveri loro! – possiamo affermare che ciò che distingue l’uomo immaturo è che non vuole morire nobilmente per una causa giusta; mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere e morire per essa”. speriamo che anche le antenne verdi della tecnocrazia europea sia connessa su questo canale, almeno oggi.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Unione europea / Italia / Parlamento europeo / Commissione europea / Crisi ue / Mario Monti / Enzo Moavero / Vittorio Grilli / Golden Rule / ISEE / Manuel José Barroso / Poveri / Redditometro / Luciano gallino / Proposta alternativa  

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo

    Un decreto impone nuove norme sull'ISEE

    L'Europarlamento boccia la "golden rule"

    Roma, Bruxelles – La montagna va da Maometto, si direbbe! Infatti, anche se con la proverbiale flemma più che britannica, il professor Monti è in grande pare obiettivamente in grande fermento in questi giorni. Oggi è stato a colloquio con Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. L'incontro è durato circa un'ora e mezza e vi hanno preso parte anche il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero (detto l'emminenza grigia) e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli.
 Si parla, al momento, di incontro "costruttivo", in cui si sarebbe discusso di misure per lo sviluppo. Ci sono novità per quello che ha già seminato super Mario, una positiva e una negativa. Quella negativa è che il Parlamento europeo ha bocciato lo scomputo degli investimenti pubblici dal debito, la cosiddetta golden rule (decisione alquanto paradossale e assurda) per pochi voti: un provvedimento a cui il nostro governo, e soprattutto gli Italiani,  tenevano molto. Invece, è passata una prima approvazione per la creazione di un redemption fund, una sorta di garanzia sovra-nazionale, in direzione degli eurobond. Una sorta di contenitore crea debito: per capirci! Un meccanismo beffardo e subdolo che alla fine istituzionalizza il danno, cioè il debito, come qualcosa da redimere ex-post, e non qualcosa da risolvere alla radice, imbavagliando e tagliando le unghie alla finanza ed alla speculazione bancaria. Insomma, una cocente disfatta!

     Caro prof,  chi sono i poveri?  Ormai una intera classe!  

    Il decreto-legge che Monti ha tirato fuori come un asso dalla manica, invece, riguarda il redditometro, il famoso o famigerato Isee, che non sempre fotografa bene il reddito di una famiglia. Dovrebbe essere reso, almeno nelle intenzioni, più realistico; favorire meno gli abbienti, e dare – solo a chi ne ha reale bisogno – agevolazioni come borse di studio, risparmio sull'energia, accompagnamento agli invalidi. Speriamo che questa nuova mossa favorisca davvero i più deboli (che alla fine sono ormai circa l'80% degli Italiani: particolare che forse l'Isee non vagliera per – evidentemente – ovvi limiti strutturali) e non si risolva, come spesso purtroppo è successo, in una semplice restrizione; tante leggi e leggine, decreti, quando aboliscono il precedente, sono semplicemente peggiorativi, o restrittivi. Così funziona il potere: ma tout va bien, madame la Marquise. Ma, Isee a parte, forse sarebbe da prendere più in considerazione la proposta dell'economista Luciano Gallino, che ha proposto l'immediata costituzione di un fondo-lavoro da 25 miliardi di euro (un quarto dei fondi regalati alle banche con le ricapitalizzazioni ultime della Bce) con il quale generare subito un milione di posti di lavoro. Meditate gente, meditate!

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)   

  • Allargamento Ue: Cipro vs Turchia

    Allargamento Ue: Cipro vs Turchia

    Venerdì, Maggio 11th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Turchia / Cipro / Presidenza Ue / Parlamento Europeo / Allargamento / Nicosia / Ankara / Ingresso nell'Ue / Usa / Ingerenze / Grecia / Eurozona / Ponte tra Europa ed Asia     

    Cipro e Turchia parlano lingue diverse

    Sulla presidenza Ue è litigio

    Bruxelles, Ankara, Nicosia (foto) – E' una contesa senza fine, tra Cipro e Turchia, una guerra ora combattuta con i fioretti della diplomazia, ma con minacce e parole aspre: la Turchia – che non ha mai digerito l'indipendenza dell'isola –  pone ancora il suo "no!" alla presidenza cipriota dell'Unione Europea, per sei mesi. Eppure, Cipro ne ha tutto il diritto, essendo di fatto uno Stato Europeo dal 2004, per effetto di un referendum. La Turchia la mette giù dura, minacciando di rinunciare al suo progetto di ingresso  nell'Unione Europea; e dire che tanti puntavano su questo stato come un "ponte" tra Europa ed Asia. Un ponte tra due continenti neanche tanto solidi, quando la Grecia non è più un membro così stabile nell'euro – sono di queste ore le voci che potrebbe abbandonare la moneta unica – e lo stesso governo turco ha avuto in questi anni una politica "modernizzatrice", con l'alleanza Nato, l'impegno per Gaza e, guardiamo con invidia, una crescita economica dell'11% nell'ultimo trimestre. Bisognerà vedere le future scelte di Ankara, perché gli USA, e anche i britannici, potranno insistere nella direzione di un loro ingresso nell'Ue, con la condizione di accettare la "pillola" della presenza, e della presidenza, di Cipro. Da Byron in poi, è ancora rivalità tra popolazioni di lingua greca e di lingua turca: speriamo che il Mediterraneo porti venti di pace, anche diplomatica.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)