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  • 21 Dicembre 2012 – Non fine del mondo, ma falò di protesta per l’Europa dei Popoli

    21 Dicembre 2012 – Non fine del mondo, ma falò di protesta per l’Europa dei Popoli

    Venerdì, Dicembre 21th/ 2012

    –  Comunicato Stampa di Mario Borghezio –   

       Deputato al Parlamento Europeo 

       (Iniziativa di Libero Confonto – Pensa e Scrivi di "Qui Europa")

    21 Dicembre 2012 / Unione Europea / Mario Borghezio / Sprechi / Bruxelles / Roma / Italia / Parlamento europeo / Iniziativa di Pubblico Confronto / Mario Monti / Ponte dello stretto / Studio di Fattibilità / Governo Monti / Commissione europea / Messina / Reggio Calabria / Interrogazione alla Commissione europea / Illeciti finanziari / Milioni di euro spesi / Trecento milioni di euro spesi in 30 anni / Pensa e Scrivi / Qui Europa / Protesta / Falò da Milano a Lampedusa / Movimento Malu Entu / Toscana / Marche / Abruzzo / Sardegna / Sicilia / Democrazia reale / Democrazia sospesa / Solstizio d'Inverno / Strumentalizzazione dei media per fini politici / Campagna di Libero Confronto 

    Ponte sullo Stretto – 300 milioni di euro

    spesi in 30 Anni. E non è finita!

    Solstizio d'Inverno: falò di protesta da

    Nord a Sud per l'Europa dei Popoli

    Interrogazione alla Commissione Europea sulla

    questione "Ponte sullo Stretto" 

    Nel 2014 il Governo Monti dovrà pagare altri 10 milioni

    di euro oltre ai 6 milioni annui. Lo sprettro di presunti

    illeciti finanziari. Solstizio di Protesta da Nord a Sud

     

     Ponte sullo Stretto, Sprechie e Stranezze: Chiesti chiarimenti all'Ue 

    Bruxelles, Roma – "In trent'anni il progetto per collegare la Sicilia alla terraferma è costato circa 300 milioni di euro, senza peraltro pervenire al minimo risultato. Al momento il governo Monti ha approvato un decreto legge che fissa in ulteriori due anni uno studio di fattibilità e, in caso di cancellazione definitiva del progetto. Nel 2014 lo Stato dovrà pagare altri 10 milioni di euro, oltre i 6 milioni annui degli stipendi della società che gestisce il progetto". Pertanto mi è sembrato opportuno chiedere alla Commissione Europea notizie dettagliate sui fondi già erogati per il progetto del "Ponte sullo Stretto di Messina" e chiedere alla stessa "se i soldi spesi finora siano stati oggetto di illeciti finanziari". Certo è che gli sprechi finora sono stati gravissimi, enormi ed evidenti. A fronte: zero risultati e nuove previsioni di spesa".

     La protesta del Solstizio – Falò da Milano a Lampedusa 

    "Quest'anno – continua il comunicato stampa – anche per questo (e non solo) ed alla luce dei gravissimi fatti che stanno avvenendo nell'Eurozona e nell'Italia "tecnocratica" e della Democrazia sospesa (fatti molti dei quali completamente ignorati o trasformati dalla stampa, che sembra scegliere sapientemente e strategicamente sono alcune notizie, enfatizzandole e strumentalizzandole a dovere per fini politici, a discapito di altre ben più gravi e dannose, che vengono del tutto ignorate o "raccontate alla rovescia") il solstizio d'inverno sarà celebrato in tutto il Nord con tantissimi "fuochi indipendentisti", che intendono rinnovare – continua Borghezio – una millenaria tradizione protesa alla reale libertà dei popoli, contro ogni forma di schiavitù anti-democratica imposta. L'iniziativa si è estesa tuttavia ben oltre i confini geografici del Nord, per cui nella notte del 21 dicembre p.v. saranno accesi falò di libertà anche in Toscana, Marche, Abruzzo, Sardegna (Movimento Malu Entu) e finanche a Lampedusa, in una grande unione ideale fra etno-federalisti, autonomisti e indipendentisti. Per la libertà e l'autoderminazione! Per l'Europa dei popoli e delle regioni !"

    di Mario Borghezio, Deputato europeo

    Comunicato Stampa – Iniziativa di Libero Confronto

    Pensa e Scrivi di "Qui Europa"

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     Cos'è la Campagna di Pubblico e Libero Confronto – "Pensa e Scrivi"           

     "Pensa e Scrivi" – Aderisci alla "Campagna per la Libertà e la Giustizia"      

    Cari lettori, ormai quel che accade in Europa è palese. Abbiamo detto e scritto in merito davvero tanto. L'abbiamo fatto dalle colonne dell'Osservatorio Nazionale Indipendente sulle Politiche dell'Ue (Qui Europa) e in numerosi convegni e seminari organizzati nel corno di questo "annus horribilis" 2012.

     Il Tempo dell'Inganno 

    Viviamo tempi difficili, quello che qualcuno ha tefinito il tempo dell'inganno globale. Pertanto è necessario aprire gli occhi e comprendere a pieno la direzione imboccata dall'Ue, perchè da essa dipende il futuro nostro e dei nostri figli. Di interi popoli, e di ben 500 milioni di cittadini. non facciamoci prendere in giro da un'Unione europea e da una cerchia di tecnici ed euroburocrati che riempiendosi la bocca di concetti stereotipati (come "europeismo" ed "unità nella diversità") in fondo non hanno alcuna intenzione – come ampliamente dimostrato finora – di distruggere o scardinare la gabbia del debito, né tantomeno di riconsiderare la portata distruttiva delle loro selvagge politiche neoliberiste.

     Pensare, Scrivere e Confrontarsi Liberamente – Senza Censure 

    Da parte nostra e della nostra redazione, auspichiamo  successo della linea del libero confronto e nella campagna per la libertà e la giustizia, "Pensa e Scrivi": ma non quella propinataci strategicamente dai nostri stessi carcerieri, quella caratterizzata da notizie alterate o occultate; quella della cosiddetta "stampa di regime". Ma bensì in quella nostra personale. Quella che dovrà scaturire inevitabilmente – auspichiamo –  nei lettori di questo articolo, negli amici che vediamo tutti i giorni, nelle famiglie, nei giovani che si affacciano sempre pèiù incerti ed intmoriti verso il loro futuro; quella dei cittadini che vogliono essere padroni delle loro scelte, dei giovani studenti e negli universitari che conservano e nutrono ancora un sogno. Malgrado tutto e tutti!

     Pensa e Scrivi al di là dei recinti della politica 

    E ciò a prescindere dall'appartenenza politica di ciascuno. La libertà prescinde dai colori delle maglie. Essa riguarda tutta l'universalità degli uomini. Pertanto, per tutti coloro che volessero aderire alla campagna di "Qui Europa", "Pensa e Scrivi", (cittadini italiani ed europei di ogni cultura, credo, partito politico) sarà possibile inviare i propri testi o le proprie "lettere aperte" – che da parte nostra cercheremo di pubblicare, nel limite del possibile e compatibilmente con le nostre priorità redazionali – confrontandosi direttamente con i nostri lettori, con i professori universitari e gli economisti che collaborano con noi, e con i giornalisti "indipendenti" della nostra redazione. Quanti fossero interessati all'iniziativa potranno scriverci all'indirizzo e-mail infounicz.europa@gmail.com – Un abbraccio sincero a tutti gli "uomini liberi", dalla redazione di "Qui Europa"!

    Sergio Basile – Direttore "Qui Europa"  

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    Chiediamo le Dimissioni del Ministro Di Paola e del Governo Monti, capace di trasformare l’Italia in un “Paese di Guerra”, tradendo l’Articolo 11 della Costituzione e gli stessi Italiani, umiliati dalla Crisi Indotta

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    Giovedì, Dicembre 6th/ 2012 – di Sergio Basile, Maria Laura Barbuto e di tutta la   Redazione dell'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" –    Di Paola e l'incremento delle "spese militari" dell'Italia  / Esteri / Palestina / Israele / Onu / Assemblea / Rivendicazioni /  Stato osservatore /  Parlamento Europeo /  Negoziati / Martin Schulz / Hannes […]

    Mobilitazione Nazionale contro il Governo Monti in Difesa della Costituzione – Tre Giovani Catanzaresi Depositano la propria Denuncia presso la Caserma dei Carabinieri

    Mobilitazione Nazionale contro il Governo Monti in Difesa della Costituzione – Tre Giovani Catanzaresi Depositano la propria Denuncia presso la Caserma dei Carabinieri

    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – Appello di www.maxiprotestadelpopolo.jimdo.com –  Unione Europea / Italia / Catanzaro / Denunciato il Governo Monti / Mobilitazione Nazionale / Difesa della Costituzione / Suicidi di imprenditori / Austerity / Macelleria sociale / Distruzione del Welfare / Stati Uniti d'Europa / Accentramento Dittatoriale / Caserma dei Carabinieri / Difesa dei Principi Costituzionali […]

    Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana

    Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana

    Mercoledì, Dicembre 12th/ 2012 – di Sergio Basile –   Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana  / Decreto Di Paola / Italia / Incremento delle spese militari / Guerra / Articolo 11 della Costituzione / Armamenti / F-35 / Ordigni di morte / Nato / Pazzie della Guerra / Disarmo / Roma / Francesco […]

     

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     Decreto della Vergogna – Articolo correlato – On. Andrea Sarubbi – PD            

    Per onor di cronaca alleghiamo un articolo inviatoci 

    dall'On. Andrea Sarubbi (Pd) datato 5 Dicembre 2012.

    Diamo merito all'On. Sarubbi di non aver avallato questa assurdo

    decreto e di aver difeso i suoi valori cristiani  e morali in Aula.

    ____________________________________________________________ 

     

    "Quanta fretta" 

        di Andrea Sarubbi, deputato

    Con una rapidità estrema, rispetto ai tempi biblici del Parlamento, è arrivata in Aula la delega al governo per la revisione dello strumento militare. È una legge con parecchi chiaroscuri: non per quello che c’è scritto nel testo, ma per lo spazio enorme di manovra che lascia al ministro della Difesa e per la tempistica a mio parere inopportuna, trovandoci ormai a fine legislatura e dunque ad un passo dal cambio di governo. Dalla Tavola della pace e dalla Rete disarmo sono arrivate parecchie critiche, alcune un pò forzate ma altre no: nel mio intervento di stamattina, alla Camera, ho esposto anche i miei dubbi, convinto che non siano poi così isolati nel resto d’Italia.

    ANDREA SARUBBIParto da lontano: due anni e mezzo fa, Savino Pezzotta ed io presentammo una mozione, che chiamammo mozione Colomba e che arrivò in quest’Aula il 28 marzo scorso. La mozione approvata (poi divenuta risoluzione, per qualche inghippo procedurale, ma il senso è quello) era un po’ più morbida di quella inizialmente presentata, ma ci sembrò comunque un bel passo in avanti: impegnava il governo a “subordinare qualunque decisione relativa all’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma al processo diridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano”. Per dirla con le parole della Tavola della pace, della Rete disarmo e di tutte le associazioni che invitavano in quei giorni il Parlamento a resistere alla tentazione di giocare a Risiko con i cacciabombardieri, “prima discutiamo compiti e obiettivi delle nostre Forze armate e poi decidiamo gli acquisti di cui abbiamo bisogno”.
    Oggi, in teoria, dovrebbe essere una bella giornata: il giorno in cui, appunto, discutiamo tutti insieme compiti e obiettivi delle nostre Forze armate. La realtà è invece diversa: innanzitutto – per quanto non ignori la richiesta del Consiglio supremo di Difesa, formulata pochi giorni fa, di approvare questa riforma entro fine legislatura – mi riesce molto difficile spiegare ai miei quattro elettori, e anche a me stesso, come mai questo Parlamento riesca amarciare così veloce quando si tratta di spese militari e poi siimpantani sulle riforme più attese. Inoltre, ed è questa la mia critica principale, io davvero pensavo che avremmo discusso il modello di difesa tutti insieme. Tutti insieme: lei, signor ministro ammiraglio, ed io, obiettore di coscienza a mani nude provvisoriamente deputato della Repubblica. Non avevo capito, perché non c’era scritto da nessuna parte, che il Parlamento avrebbe firmato una carta quasi in bianco – e se non è proprio in bianco il merito è del Pd – al ministro della Difesa, quando ormai la legislatura sta per finire, e che gli avremmo detto di pensarci lui. No, non era questo che noi intendevamo quando parlavamo di “revisione dello strumento militare”.
    Come gli addetti ai lavori ricorderanno, e come tutto il mondo pacifista sa bene, la proposta iniziale del PD, più di un anno fa, era quella di formare addirittura una “bicameralina”: la revisione dello strumento militare è una cosa seria e quindi bisognava farla bene, affidando al Parlamento il compito di procedere ad una revisione complessiva del modello militare, partendo dagli scenari internazionali e dai nostri obiettivi strategici. Perché il Parlamento rappresenta tutta la Nazione, tutte le sensibilità che – in modo particolare sulla difesa – nell’opinione pubblica sono davvero variegate. L’idea della bicameralina è saltata – per colpa di chi qua dentro è ancora maggioranza, fortunatamente ancora per poco – ma non viene meno l’esigenza che sia appunto il Parlamento a riscrivere una strategia di sicurezza nazionale. E dovrà avvenire nella prossima legislatura.
    Non solo il Parlamento qui rischia di non toccare palla, ma all’inizio questarevisione dello strumento militare assomigliava terribilmente a un blitz, che per fortuna al Senato è stato ridimensionato. Mi riferisco alla possibilità di acquistare armamenti da parte del ministero della Difesa: inizialmente si pensava a un parere solo consultivo delle commissioni parlamentari, ora – e di questo ringrazio i miei colleghi senatori che ci hanno lavorato – si dà la possibilità al Parlamento di bloccare un programma d’acquisto deciso dal governo, se questo programma non convince. Finalmente arriva un po’ di trasparenza, anche se la maggioranza richiesta è qualificata e anche se – come ho cercato di argomentare finora – mi sarebbe piaciuto che questo criterio valesse per tutto il contenuto del provvedimento, per tutta la revisione dello strumento militare.
    L’ultimo punto di grande preoccupazione, da parte mia, riguarda la tempistica. Non voglio sminuire il ruolo del governo – anche se ha una data di scadenza prossima, è un governo nella pienezza dei poteri – ma mi pare una leggerezza la previsione del “silenzio-assenso”: il fatto, cioè, che prima il ministro uscente scriva da solo i decreti attuativi, e poi – nel momento in cui le Camere si sciolgono – questi attuativi entrino in vigore perché il Parlamento è stato zitto. So che il ministro si è impegnato ad accogliere un ordine del giorno del Partito democratico che lo impegna a non avvalersi di questo silenzio-assenso, ma un ordine del giorno – come sappiamo – è cosa diversa da un testo di legge. E in ogni caso, per quanto mi riguarda, rimane un motivo di opportunità: con un governo e una legislatura ormai agli sgoccioli, con una maggioranza – e dunque, mi auguro, anche una linea politica – che è in procinto di cambiare, noi mettiamo mano oggi allo strumento militare, rischiando poi di dover ricominciare da capo tra qualche mese. Ha senso tutto questo, in un momento così difficile per l’Italia? Secondo me no, signor presidente e signor ministro, e per questo motivo – pur riconoscendo al mio partito un ruolo importante nel miglioramento del testo – sto pensando seriamente di non votare questo provvedimento.

    On. Andrea Sarubbi – PD

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Spagna  – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Spagna – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Lunedì, Giugno 11th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Parlamento europeo / Mario Borghezio / Mara Bizzotto / Spagna / Ucraina / Polonia / Euro 2012 / Sistema bancario europeo / Banche / Commissione europea / Finanziamento ai clubs iberici / Finanziamenti miliardari / Debiti miliardari / Paradossi / Euforia per Euro 2012 / Aiuti alle banche spagnole / Troika / Italia / Giorgio napolitano / Mario Monti  / Manuel Barroso / Banche in crisi / Calcio a Debito / Barcellona / Real madrid / Lionel Messi / Cristiano Ronaldo / José Mourinho  / Calcio spagnolo / Clubs indebitati per 5 miliardi di euro / Sergio Basile / Qui Europa / Europa  / Pay-tv / Felicità / Politiche neoliberiste / casta bancaria / Tecnocrati non eletti / Surrogato di felicità / Julya Timoshenko / Mattanza cani randagi in ucraina / Danzica / Europei di calcio 

    Spagna  – Quell'iniquo rapporto tra "Banche

    in crisi" e "Calcio a debito"

    La denuncia dei deputati europei  Borghezio e Bizzotto

    sulle gravi contraddizioni del sistema bancario 

    Banche in crisi e stipendi milionari agli dei del calcio iberico.

    Intanto gli Spagnoli tirano la cinghia, mentre Barroso regala

    miliardi di euro alle "povere banche" 

    Spagna – Banche in Pseudo-Crisi e Calcio a Debito

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Madrid, Danzica – In tutta Europa è salita la febbre per Euro 2012 e, malgrado la crisi, non mancano gli spettatori, accorsi numerosi da tutto il Continente. Così accade che mentre Italia e Spagna, a Danzica, concludono sull'1 a 1 il loro attesissimo match d'esordio – offrendo tutto sommato una buona prestazione –  in tribuna d'onore spicca la presenza del Capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano. Un Presidente della Repubblica attento e divertito, che a fine partita non ha perso occasione per lanciarsi in funanbolici quanto – consentiteci – fuori luogo, commenti stampa su improbabili quanto forzate connessioni tra "vittorie calcistiche" e "vittorie sulla crisi economica" di Spagnoli e Italiani: dimenticando che le prime si ottengono sul campo, in 90 minuti; mentre le seconde si "sistemerebbero facilmente" se il suo carissimo amico Mario Monti, le sue carissime banche – a dirigere i giochi in cabina di regia – e le istituzioni europee – con "Commissione Barroso" in testa – si decidessero a rinsavire ed a staccare la spina alla speculazione.

      La denuncia di Borghezio e Bizzotto  

    Allora, tanto per restare in tema di banche e calcio, ci sembra opportuno ragionare sulla moralità e sullo spirito etico che anima i "presunti salvataggi" degli istituti di credito (vedi ultimo caso dell'iberica Bankia) proponendo all'attenzione dei nostri lettori la dura e gravissima denuncia piovuta nei giorni scorsi, da Bruxelles, per bocca degli eurodeputati Mario Borghezio e Mara Bizzotto. Secondo i due europarlamentari italiani "La Commissione europea attraverso il salvataggio delle banche spagnole sta favorendo anche i prestiti bancari a tasso agevolato alla Liga di calcio iberica''. La scottante indiscrezione è stata ufficializzata tramite due interrogazioni parlamentari indirizzate alla stessa Commissione di Barroso, ed è stata rafforzata da una domanda molto scomoda e pungente. I deputati hanno infatti chiesto a Barroso per quanto tempo ancora l'esecutivo (ricordiamo: non eletto ma semplicemente "nominato") da lui presieduto abbia intenzione di "andare avanti su questa strada"; cioè abbia intenzione di "continuare a regalare miliardi di euro alle povere banche". Un bel sasso nelle scarpe di un Manuel José Barroso certamente in grande imbarazzo, per una domanda che evidentemente neanche il professionale Marzullo, dal suo salotto notturno, avrebbe osato fare.

      Spagna – Dietro al regale mantello del "dio-calcio"  

    Ma lo sfogo di Borghezio non si è limitato a puntualizzare tale anomalia. Il deputato del carroccio ha osato porre il dito in una piaga ancor più grossa e profonda di quel che si potrebbe immaginare. Egli ha sottolineato come i soldi sottratti al circuito economico europeo – e quindi agli stessi contribuenti – stiano finendo per nutrire anche il dorato mondo del calcio, del "dio-calcio". In effetti il debito per la prima e seconda divisione spagnola è oggi piuttosto cospicuo: esso  si aggira sui circa 5 miliardi di euro. Una cifra  impressionante che potrebbe bastare da sola a salvare dal baratro qualche stato africano; o meglio qualche stato dell'Eurozona tra cui la stessa Grecia, o i poveri disoccupati di Spagna ed Italia, oggi costretti – gioco forza –  a rinunciare a "farsi una famiglia" e ad accantonare gran parte dei propri sogni di una vita. Un debito equivalente – secondo la lucida e puntuale analisi di Mario Borghezio – a qualcosa come "mezzo punto del deficit statale della Spagna". Ma la nota davvero stonata e che – ad esempio – una squadra blasonata e osannata a livello planetario come il Barcellona dei record si sia rivolta – tra il sostanziale silenzio dei media – al prestito bancario iberico per sostenere la propria faraonica  campagna acquisti nel comtempo in cui la stampa internazionale – d'altro canto – diffondeva su tv e giornali la notizia che, grazie al sostegno "delle banche"  – oggi, "d'improvviso in difficoltà" (???), o "presunte tali" –  i "grandi" clubs spagnoli potevano permettersi di stipendiare con compensi megagalattici "indiscusse prime donne" del calcio mondiale come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo; nonché allenatori come Mourinho, a 10 milioni di euro l'anno.

      L'euforia dei dissennati  

    Situazione paradossale che dovrebbe indurci tutti a riflettere di più sugli eccessi e le gravissime iniquità di un sistema che finisce – più o meno indirettamente – per ripercuotersi senza pietà alcuna sulle nostre vite e sui nostri portafogli, giorno per giorno, nel silenzio e tra l'euforia di chi non riesce a vedere al di là del proprio naso, magari godendo come – consentiteci – un completo dissennato della sua condizione di avvilente schiavitù e subalternanza. Un nostro lettore, l'altro ieri ci ha criticato per aver pubblicato un articolo che condannava e poneva in parallelo l'euforia degli Europei di calcio con una serie di abusi perpetrati dai responsabili politici dei paesi organizzatori ai danni dei diritti di uomini ed animali. In una costruttiva mail di risposta, abbiamo obiettato affermando che dinnanzi al "dio-calcio" esisterà pure qualcosa di più importante, come il rispetto della dignità umana e dei diritti.

      Un'occasione per ripeterci  

    Cogliamo dunque l'occasione per ripeterci volentieri in questa sede, ribadendo con forza che troviamo immorale e stupido sostenere i nostri beniamini in maniera unilaterale e cieca, chiudendo gli occhi – ad esempio – sul vergognoso fenomeno dell'incremento incontrollato del mercato della prostituzione in Ucraina e Polonia – e della contestuale diffusione di casi di aids – che ruota intorno al dorato e colorato palcoscenico degli europei di calcio 2012; come troviamo altrattanto deplorevole parlare di calcio in maniera univoca senza sensibilizzare l'opinione pubblica sulle torture subite dal leader Yulja Timoshenko o dalla spietata mattanza perpetrata dalle autorità governative ai danni di migliaia di indifesi cani (a due mesi dall'avvio del Campionato europeo).

      Le Povere banche in "crisi" e la Crisi delle "povere banche"  

    Allora, pur amando le straordinarie gesta agonistiche di campioni come Messi e Ronaldo, non possiamo non criticare apertamente il fatto che i debiti dei grandi clubs del calcio iberico – ribadiamo, 5 miliardi di euro, ad oggi – e le elargizioni facili delle "banche in crisi" (fatte pesare sull'economia europea) siano realmente uno schiaffo vergognoso alle vittime vere di questa "crisi" (indotta e pilotata dai mercati, dalle stesse caste bancarie, dalla tecnocrazia di Bruxelles e dai profeti del neo-liberismo). Ma ancor più vergognoso è l'atteggiamento della Commissione europea che permette questo. Un  qualcosa di  inconcepibile e – concordando a pieno con Borghezio e Bizzotto – di "insostenibile". Ovvero una situazione non più tollerabile per istituti di credito oggi sedicenti in "crisi", ma che "fino a poco tempo fa elargivano a piene mani  prestiti milionari a Real Madrid, Barcellona o Valencia'', chiedendo altresì agli stessi Spagnoli di stringere la cinghia, sacrificarsi all'inverosimile e rinunciare al proprio lavoro ed alla propria felicità. Ma che importa! Tanto già da domani   qualcuno ricomincerà – con il suo bel abbonamento in pay-tv – a "consolarsi" ( in uno straordinario surrogato di felicità ) davanti ad una bella partita di calcio, e magari proprio con un darby "Real – Barcellona ". A proposito: pare che presto ad arbitrare sarà la stessa Troika, della triade Barroso, Van Rompuy, Lagarde! Buona visione!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Bruxelles – Presentato piano Ue per rilancio mercato auto

    Bruxelles – Presentato piano Ue per rilancio mercato auto

    Mercoledì, Giugno 6th / 2012 

    – di Silvia Laporta – 

    Commissione europea / Commissione Ue / Commissione Industria / Antonio Tajani / Industria dell'auto / Rilancio del mercato dell'auto in Europa / Cars21 / Crisi economica / Crisi del setore automobilistico / 80 miliardi di euro / Barriere doganali / Liberismo economico / Qui Europa / Europa / Silvia Laporta / Innovazione / Apertura dei mercati / Regolamentazione intelligente 

    Il Commissario  Tajani presenta il piano Ue

    per il rilancio del mercato dell'auto

    "Liberalizziamo tutto!" La principale ricetta Ue 

    per rilanciare il mercato dell'auto

    Cars21 – Piano Ue di rilancio del mercato dell’Auto in Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione Europea, punta a sostenere un settore chiave dell’economia del “Vecchio Continente”, il mercato delle auto. Si chiama Cars21 il foro voluto dall’esecutivo Ue, che riunisce gruppi automobilistici e associazioni imprenditoriali. Il promotore, Antonio Tajani, commissario dell’industria, nonché promotore del progetto, vuole proporre un progetto ambizioso che miri al superamento della crisi nel settore automobilistico degli ultimi tempi. Questo settore, è uno dei più rilevanti a livello europeo, dando lavoro a 12 milioni di persone e investendo ogni anni circa 28 miliardi di euro. E’ fonte di profitti, grazie alla domanda in crescita nei paesi emergenti e Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) , ma anche grazie al mercato di esportazione: si preannuncia infatti, una crescita del mercato cinese da 41 a 125 auto ogni mille abitanti, nel 2020. Nello stesso tempo, troppe aziende e troppe fabbriche, nel settore delle utilitarie, danno luogo a un preoccupante sovraccarico.

      Nasce Cars21 – Le 3 linee guida per il rilancio dell'auto nell'Ue 

     Innovazione, Liberalizzazioni e Regolamentazione intelligente 

     Da qui, Cars 21. Sotto la promozione del ministro Tajani, il progetto si basa su tre linee guida principali: l’ innovazione, l’apertura dei mercati, e una “regolamentazione intelligente” che non pesi ingiustamente sull’industria. Nel campo dell’innovazione, la Commissione metterà a disposizione nuovi fondi: circa 80 miliardi di euro, nel bilancio comunitario 2014/2020, “ di cui almeno un miliardo a disposizione del settore auto”, precisa il Commissario dell’industria. Il motore a caldo rimarrà il più diffuso nel prossimo decennio. Va migliorato, reso meno inquinante e meno costoso. Nel frattempo, le imprese europee devono poter cavalcare il futuro, vale a dire il motore elettrico e il motore ibrido. . In questo contesto, Tajani vuole che la Commissione applichi una filosofia della regolamentazione che sia “selettiva e intelligente”.

     Sarà la giusta strada per rilanciare il settore?  

    "Un eccesso di norme in un momento di recessione economica, unita a una forte concorrenza internazionale – secondo il Vicepresidente della Commissione europea – rischierebbe di compromettere gli sforzi del mercato europeo". "Toccherà anche – ha dichiarato nelle swcorse ore –  trovare un sottile equilibrio che tenga conto delle prerogative industriali, ma anche di quelle ambientali". Tajani sostiene che dopo una prima fase definibile “greener” – più verdi: ocioè con una particolare attenzione all'ambiente – bisognerà entrare nella fase “green”: cioè più incentrata sulle posizioni economiche. Infine, per quanto riguarda le “regolamentazioni intelligenti”, anche per evitare – secondo la commissione -barriere doganali surrettizie in alcuni paesi, Tajani vuole puntare su accordi internazionali nel campo della regolamentazione e degli standard tecnici. Sperando però, aggiungiamo, che le "solite liberalizzaziooni" del mercato non ci portino a competere – così come avviene negli altri settori, soprattutto quello manifatturiero – con gli altri mercati (soprattutto la Cina) a condizioni inique e palesemente impari. D'altro canto le politiche liberiste fin qui selvaggiamente praticate dall'Europa non hanno fatto altro che danneggiare le piccole aziende, in favore delle solite multinazionali. Sarà questo il metodo per rilanciare il mercato dell'auto europeo? Non sarebbe necessario incrementare prima i livelli reddituali dei cittadini? Come si può infatti  investire nel settore e  acquistare auto quando manca, spesso e volentieri, il necessario per vivere? A voi la scontata risposta!

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europei 2012 – Presentata la campagna anti-fumo Ue-Uefa

    Europei 2012 – Presentata la campagna anti-fumo Ue-Uefa

    Martedì, Giugno 5th / 2012  

    – di Sergio Basile – 

    Commissione europea / Commissario europeo per la Salute / John Dallil / Fumo / Salute / Sicurezza / Europei 2012 / 650 mila morti all'anno / Scompensi al Dna / Scompensi per i donatori di midollo osseo / Tabacco / Campagna di sensibilizzazione Ue  

    Presentata la campagna anti-fumo Ue-Uefa

    Platinì: sosteniamo gli eventi sportivi

    "smoke-free"

    Intanto si allunga la lista dei buoni motivi per

    smettere di fumare 

    Dalle sigarette danni anche al Dna 

    Euro 2012 – Stadion Slaska – Vietato fumare!

    Bruxelles – Siamo ormai alle porte degli Europei 2012 di Calcio, un evento già in parte segnato in negativo dalla spietata mattanza di migliaia di cani randagi, al fine – dichiarato – di "liberare" le aree destinate ad ospitare l'evento (vedi nel motore di ricerva di "Qui Europa"). Ma la novità del giorno, sempre per restare in tema di Europei, riguarda la decisione   della commissione Ue, annunciata dal Commissarrio europeo per la salute, John Dallil e dal presidente dell'Uefa, Michel Platini, di sostenere tutti quegli eventi sportivi "smoke-free", nei quali cioè sia espressamente vietato il fumo: ancora la prima causa di morte prematura ed evitabile nell'Ue, con un valore medio di oltre  650.000 morti l'anno. Secondo Platinì, in una dichiarazione lasciata nelle scorse ore, "vivere gli Europei 2012 senza tabacco significa rispettare la salute di migliaia di spettatori e di chiunque sia coinvolto nel torneo. Il divieto completo in tutti gli stadi è la dimostrazione del più ampio impegno dell'Uefa per promuovere stili di vita salutari grazie al calcio". D'altra parte ormai dei danni del fumo si è parlato in tutte le salse, ma – tuttavia – la lista nera dei danni va allargandosi di giorno in giorno.

      Tabacco: guai anche sul Dna  

    Non si tratta più, infatti, solo dei ben noti problemi alla pelle, ai denti, o dei gravissimi problemi ai polmoni (con un numero ancora altissimo di tumori) ma  è utile sapere che secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista Chemical Research Toxicology "basterebbero addirittura pochi tiri di sigaretta per danneggiare il Dna, innescando una spirale di danni genetici che potrebbero provocanre il cancro". Dunque, dopo gli effetti incontrollati sul Dna umano (scientificamente provati) causati dagli Ogm – vedi video in Galleria Multimediale e articolo in archivio – anche le sigarette ed i suoi derivati contribuirebbero a destabilizzare il codice genetico di ciascuno di noi. Una buona ragione in più per condividere l'iniziativa anti-tabagismo di Euro2012, vietando l'uso, la vendita e la pubblicità di sigarette e derivati. Una ragione in più per cambiare abitudini e godersi una partita di calcio più salutare, magari in compagnia di una ben più aromatizzata e gustosa birra, o davanti ad un buon bicchiere di vino italiano.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Domenica, Giugno 3rd / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / Yann Le Pallec / Deven Sharma / Analisti S&P / Eileen Zhang / Frank Gill / Moritz Kraemer / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Kenneth Galbraith / Economia della truffa / Commissione europea /  Speculazione / Bolla speculativa 2008 / Lehman Brothers / Ue / Usa / Ronald Reagan / Reaganomics / Politiche Neoliberiste / Attacco all'Italia / Critiche al sistema europeo / Barack Obama / Mario Monti / Angela Merkel / Washington Consensus / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Bce / Federal Reserve / Troika / Fmi / Piigs / Grecia  / Silenzio dei media / Collusione dei media / John Fitzgerald Kennedy / Azioni anti-truffa / Sergio Basile / Qui Europa / Ricapitalizzazioni bancarie / Truffe / Too Big To Fail / Troppo grandi per fallire / Rating e Spread  / Giorgio Napolitano  

    Italia – L'Agenzia Standard & Poor's incriminata:

    L'Economia della Truffa e l'arma "Rating"

    La lezione di Galbraith e il vero volto del male:

    quello che giornali e tv celano sulla crisi

    Italiani, svegliamoci dal letargo mortale!

    Standard & Poor’s – L’Economia della Truffa e L’Impero del Male

    Trani  – Nella settimana appena conclusasi, il pm Michele Ruggiero della Procura di Trani ha chiuso le indagini sulla discussa agenzia di rating Standard & Poor's. Il procedimento in questione era stato aperto nell'estate del 2010, in seguito alla denuncia presentata da Adusbef e Federconsumatori sull'operato dell'altra sorella del rating, Moody's: agenzia che in un "ambiguo" report (datato 6 maggio 2010) definiva l'Italia, sulla base di elementi infondati, un "Paese a rischio". Successivamente i riflettori sono stati aperti, proprio su Standard & Poor's, agenzia "controllata da lobbies private", più volte finita – assieme alle altre sorelle Moody's e Fitch – nell'occhio del ciclone per accuse di irregolarità ed abusi nell'ambito della tradizionale attività di monitoraggio dei mercati, e degli stessi stati. Attività quest'ultima "relativamente nuova", che ha causato incomprensibili e arbitrari declassamenti anche a paesi economicamente robusti, come l'Italia, con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, con ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse: confronta archivio "Qui Europa" https://www.quieuropa.it/2012/05/catanzaro-le-vere-ragioni-della-crisi-nel-convegno-allateneo-magna-graecia/ ).

      L'accusa per Standard & Poor's  

    Nello specifico l'agenzia di rating newyorkese, nelle scorse ore, è stata ufficialmente imputata "per manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata": ciò potrebbe impedire alla stessa di poter continuare ad operare in Italia. Nella calda lista degli indagati sono finiti gli analisti di S&P,  l'ex presidente Deven Sharma, ed il  responsabile dell'agenzia per l'Europa, il falco Yann Le Pallec.  Secondo l'Adusbef "Sharma e Le Pallec devono rispondere di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata insieme ai tre analisti Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer, già indagati per i report del maggio e luglio 2011 e per il declassamento del 13 gennaio scorso". L'indiano Sharma – si legge nel comunicato dell'Adusbef – "si è dimesso, nell' agosto 2011, dal suo incarico di guida internazionale dell'agenzia dopo le polemiche seguite al declassamento del debito Usa. Ma l'avviso di conclusione delle indagini della procura di Trani, che da un anno ha puntato  l'agezia, ieri mattina ha riguardato anche lui per via dei declassamenti operati all'Italia, oltre che a diversi Paesi europei. Gli sono state imputate, dunque,  le valutazioni sospette del 20 maggio e dell' 1 luglio 2011".

      S&P – Quegli strani declassamenti  

    S&P quel fatidico 20 maggio in un report che si abbattè sul sistema economico del Bel Paese (che Tremonti – ricordiamo – in quel periodo dava per sano ed in crescita moderata ma costante) come un fulmine a ciel sereno, bocciò l'Italia ed il suo stato di salute economico, declassandolo da stabile a negativo, innescando un contestuale e repentino terremoto in borsa: cui fecero eco miliardi di perdite azionarie ed obbligazionarie, soprattutto per ciò che attiene ai titoli del debito pubblico di stato.  Ma la strategia del rating "pilotato" era solo all'inizio. Poco più di un mese dopo, infatti – in data 1° luglio – sul banco degli imputati degli "onnipotenti" analisti finì addirittura la manovra finanziaria in "corso di attuazione" del governo italiano (ingerenza grave e tollerata dall'Ue)  con contestuali e ovvi disastri sui mercati azionari e ancora una volta sul debito dell'Italia. Da allora l'emorragia dello spread (differenziale d'interesse sui titoli italiani rispetto a quelli tedeschi) iniziò a crescere senza sosta, innescando un vero e proprio terremoto, un vortice speculativo di dimensioni ciclopiche, che diede vita – tra l'altro – alla spirale delle privatizzazioni selvagge ed a quella altrettanto selvaggia, della svendita del patrimonio statale. Giusto per  completezza – è bene ricordarlo – in quei giorni gli occhi dell'opinione pubblica erano rivolti alla questione della privatizzazione dell'acqua, che le statistiche davano come largamente rigettata da una popolazione fortemente avversa a questa bizzarra proposta mercatista e neo-liberista. Ma la ciliegina sulla torta, poi, S&P la confezionò in data  13 gennaio 2012: l'Italia (Paese con la terza riserva aurea del mondo; con uno dei migliori tassi di risparmio privato delle famiglie, al mondo; e con il debito medio pro-capite d'impresa tra i più bassi d'Europa: solo 40 miliardi di euro, contro gli 8.000 – ottomila – miliardi delle imprese francesi)  fu nuovamente declassata in maniera ambigua ed arbitraria da A a BBB+.

      S&P – Il Declassamento? Porte aperte a Monti ed alla speculazione  

    Lo stesso Pm dichiarò nel verbale quel declassamento – che legittimò le perquisizioni che scattarono nelle ore successive presso la sede italiana dell'agenzia – come "incongruo e incoerente, tendente a frodare migliaia di risparmiatori e la stessa Nazione". Nazione che con la sottile e ben celata (dai media) complicità di quel perverso meccanismo  piombò in una insensata crisi "pilotata", che la casta politica – in stragrande maggioranza – coprì e legittimò, o per ignoranza (cosa che in paesi normali avrebbe comportato una dimissione di massa degli esponenti politici rei di tale obrobrio) o per malafede: ipotesi più plausibile, quanto grave. Ma la cosa pazzesca e che il professor Monti, forte di tali giudizi "a dir poco immorali" iniziò – grazie al portone apertogli da Giorgio Napolitano, con la complicità ed il "conforto parlamentare" dei vari Alfano, Bersani e Casini, e con il  benestare delle lobbies mediatiche nazionali – ad attuare le sue insenstate manovre "lacrime e sangue" (inique quanto crudeli e vane, vista la capacità del debito nazionale di autorigenerarsi proprio grazie a questa diabolica accoppiata di rating e spread: miscela protesa a gonfiare gli interessi – circa 80 miliardi di euro all'anno – sul debito da corrispondere ai falchi della speculazione: banche e speculatori privati). Ciò per tacere sui miliardi di euro bruciati in borsa, a vantaggio di pochi soliti noti. 

      Declassamenti ad hoc – Un storia vergognosa che i media tacciono  

    Da allora, d'improvviso, suonano familiari e felici le note di espressioni forti di personaggi del calibro di Alfred Marshall, secondo il quale "l’economia non è una scienza, ma un vano tentativo di narrare la psicologia"; e Honoré de Balzac, secondo il quale "Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata – la storia ad usum delphini – e poi la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa".

      Tacere! – La "dorata" via dell'ignoranza  

    Ma su cosa poggia questo vergognoso ed iniquo sistema? Perchè non sviene svelato ed i media sembrano disinteressarsene completamente. Effettivamente è un calderone troppo grande e marcio. Probabilmente vi finirebbero dentro personaggi troppo esposti. Meglio dunque continuare a tacere e a prendere in giro milioni di Italiani, pronti solo ad obbedire ciecamente, ad aprire i portafogli, stringere la cinghia e pagare, pagare  e ancora pagare. Unico break "pubblicitario" alcuni vuoti e falsi proclami su una crescita che non arriverà, blaterati a fasi regolari dal professor Monti (per noi infatti – da Costituzione – i premier restano quelli regolarmente eletti) e dalla combricola parlamentare: in stragrande maggioranza tra le più vergognose e meschine che la storia della Repubblica Italiana ricordi.

      Il vero volto di Satana?  Ce lo svela Galbraith  

    Per comprendere i lati oscuri della vicenda, il vero e spaventoso volto del demone moderno che giornali e tv si guardano bene dal rivelare (ma che noi di "Qui Europa" portiamo alla luce, come una delle nostre missioni essenziali) è utilissimo rileggere e riscoprire gli scritti di uno dei maggiori economisti del Novecento, John Kenneth Galbraith (l'autore – tra l'altro – dell'opera "L'Economia della Truffa") nato negli Usa ad inizio Novecento (nel 1908) e passato a miglio vita sempre negli Usa (a Boston) alla veneranda età di 98 anni, il 29 aprile 2006. Il nostro autore, economista e insigne cattedratico universitario, tra i maggior critici della teoria capitalista, sostenne – tra l'altro – John Fitzgerald Kennedy (uno che evidentemente aveva capito e denunciato con forza quanto stava accadendo) ricoprendo alcuni incarichi pubblici sotto la sua presidenza Usa. 

      Galbraith – Altro che crisi, debito e tasse! E' Tutta una truffa!  

    Galbraith, nei suoi preziosi scritti (vedi soprattutto la già citata opera "L'Economia della Trufa") ci spiega con coraggio ed altissima onestà intellettuale (quella che in questo tempo manca a moltissimi giornalisti italiani ed europei nello spiegare le ragioni della crisi: evidentemente interessati solo ed esclusivamente a portare lo stipendio a casa senza alcuna rogna) come la società moderna sia in realtà immersa in un sistema economico fondato sul nulla, ovvero su una vera e propria truffa ai danni dei popoli. Egli parla senza mezzi termini di "epoca di falsa prosperità", mistificata dalla produzione di carta moneta non vincolata alla creazione di ricchezza reale. In effetti, non è difficile capire – per gli esperti di economia e non solo – come  le borse mondiali oggi capitalizzino e creino ricchezza fittizia, gonfiata, corrispondente – come ci spiega l'autore – a 10 volte il pil del mondo. Cioè, per ogni euro generato dalla produzione e vendita reale di beni e servizi, ce ne sono altri 9 – nel circuito – artefatti, artifiziosi e dunque irreali, creati ad arte (e con la complicità di molti capi di stato senza scrupoli e di zone franche create ad hoc dal sistema, quali i cosiddetti "paradisi fiscali") sotto la regia delle grandi lobbies bancarie ed assicurative: le dirette responsabili della crisi del 2008 e della bancarotta pianificata di innumerevoli e "robuste" (solo in teoria) banche. Vedi Lehman Brothers.  Alla base di tutto sempre loro, le solite agenzie di rating: nei quali board (consigli di amministrazione) siedono ancora oggi come nel 2008 gli stessi iniqui personaggi: i rappresentanti di lobby e multinazionali, evidentemente in palese conflitto d'interessi.

     Sommersi nell'Economia della truffa!  

    Come noto, nel 2008 tale truffa è venuta a galla, ma le banche l'hanno fatta franca, seguendo strettamente un diabolico copione, scritto evidentemente dal diavolo in persona. 1) Facendo letteralmente sparire i contenuti dei loro caveau – forse in Svizzera o ad Hong Kong – 2) Scommettendo sottobanco sul fallimento delle stesse banche; 3) Contribuendo attivamente allo scoppio della bolla ed al fallimento degli stessi istituti sui quali avevano scommesso; 4) Uscendo (nel pieno della crisi) dall'inferno provocato (con l'aiuto delle agenzie di rating) con una semplice dichiarazione di fallimento; 5) Ottenendo – come si dice, dopo il danno la beffa – una provvidenziale "salvezza" (o "miracolistica resurrezione") grazie a mirate e faraoniche ricapitalizzazioni.   La parola magica per molte di esse è consistita nella formula alchimistica "Too Big To Fail!": cioè "aiutate" con il denaro dei contribuenti poichè troppo grandi per poter essere abbandonate  e fallire! Così "i ladri dei popoli", oltre ad assicurarsi un lauto bottino (la storia si ripete anche nell'Eurozona) sono stati rifinanziati – e continuanao ad esserlo – dai governi con migliaia di miliardi prestati a tasso zero. O come è accaduto nei mesi scorsi alla Bce di Draghi, all'1%, per poi essere "rivenduti" agli stessi stati (in virtù della ligittimazione gratuita e vergognosa offerta dall'Ue con l'art. 123 del Trattato di Lisbona) e ai privati al tasso del 6%. Con guadagni netti del 5% e senza battere ciglio: trovandosi ad avere come "clienti" (grazie all'Ue) sia privati e imprese, che – evidentemente – gli stessi  stati: ingiustamente privati della propria sovranità monetaria, e costretti ad acquistare ad interessi da usura il loro stesso denaro da "banche private".  

     La storia si ripete anche in Europa – Stesso copione  

    Ciò, in continuazione della più colossale truffa globale mai orchestrata dalla speculazione finanziaria e dalle sue pedine strategiche pescate qua e la in prestigiose università occidentali d'impostazione neo-liberista. Gli stessi attori speculativi  che – una volta rifinanziate le care banche con migliaia di miliardi dagli stessi governi, per l'intermezzo di Federal Reserve e Bce – adesso attaccano gli stessi stati finanziatori e "sovrani" (ed in particolare Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda: quelli cioè da sempre avversi al neo-liberismo ed al mercatismo)  colpendoli con l'arma del rating e dello spread, con assurdi aiuti targati Troika (Fmi, Ue e Bce); con lo smantellamento dello stato sociale e con privatizzazioni selvagge. Vedi ricetta Reagan negli Usa degli anni Ottanta: tristemente nota come Reaganomics. In quegli anni Ronald Reagan e il suo gabinetto di massoni, provocarono di fatto lo spostamento della ricchezza reale degli Usa nelle mani di una mera élite di noti personaggi. l'80% della ricchezza degli States finì nelle mani del 1% della popolazione. Esattamente ciò che sta accadendo oggi nell'Eurozona ed in Italia. Cambiano i nomi, ma le dinamiche sono le stesse: ingenerare crisi per ottenere potere e profitti illimitati: delegittimando la democrazia e la sovranità di 500 milioni di europei.

       Azioni anti-truffa: Cosa fare nel concreto   

    Per ovviare a questa "crisi-truffaldina", in effetti, basterebbe relativamente poco: 1) un semplicissimo provvedimento dell'Ue tendente a delegittimare le incriminate e colluse agenzie di rating, sollevandole dalla possibilità di giudicare gli stati (ma Barroso in questo nei mesi scorsi non ha reputato opportuno prendere provvedimenti e mandare avanti, in Commissione, il "Pacchetto Barnier" anti-rating: ma guarda un pò che combinazione!); 2) rinazionalizzare le Banche Centrali; 3)  bandire paradisi fiscali, operazioni off-shore ed operazioni in derivati. Ma ciò non sembra interessare né al nostro professor Monti, né ad Obama, né ai vari Draghi, Barroso, Merkel e Van Rompuy. L'importante – si sa – è continuare ad impoverire gli Europei (per ora del Sud, poi evidentemente anche del Centro e del Nord) e continuare a raccontare grossolane balle in tv, reggerendo il moccolo al sistema del male.

       Letargo Mortale?  – E' tempo di Svegliare le Coscienze   

    Ciò almeno fino a quando l'ultimo spicciolo non sarà versato nelle tasche degli speculatori. Ciò almeno finchè esisteranno disoccupati e pensionati che vagheranno nell'oblio dell'ignoranza e della disinformazione; fino a quando giovani disoccupati continueranno a far finta di niente (a vivere e vegetare, spesso e volentieri, in stato di perenne mesturbazione mentale davanti alla tv; cercando inutili svaghi  ludici su facebook o alla play-station, o nelle chiassose sale di una discoteca: tutti strumenti utili, ma che possono diventare, sempre più, sottili e deleterie armi di "distrazione" di massa)  a non occuparsi seriamente del problema (parlandone con amici e colleghi) e a demandare a personaggi impresentabili le loro istanze di giustizia, nonché la risoluzione dei propri problemi economici e lavorativi. Ciò, almeno, fino a quanto l'Italia non sarà ridotta come la Grecia e fino a quando i nostri cari politicanti di Montecitorio non siano spazzati via da un nuovo orgoglio elettorale. Fino ad allora dovremo continuare ad ascoltare ed a sorbirci la nostra razione quotidiana di falsità ed imbarazzanti dichiarazioni dai salotti di Bruno Vespa, sulle frequenze di Radio24 (sotto l'egida del privatizzatore neo-liberal Oscar Giannino: tra i migliori sponsor viventi dell'Istituto Bruno Leoni); così come dai tg di Sky, Rai, La7 e Canale 5 e dalle colonne dei principali quotidiani italiani.  Palma d'oro (in negativo) sentiamo di assegnarla simbolicamente al "Corriere delle Banche", a "La Repubblica" (delle banane) e all'Avvenire, di un contraddittorio Marco Tarquinio: finora dimostratosi – non ce ne voglia – ossequioso e devoto scrivano nelle mani del sistema bancario, sempre pronto ad accodarsi ad un'unica e disinformativa linea mediatica dominante, ed a ratificarla. Ma non doveva rappresentare le istanze di giustizia dell'intellighenzia cattolica? Bella domanda! Meno male che a controbilanciare questo vuoto c'è Benedetto XVI, che nelle scorse ore da Milano, è tornato a tuonare contro il predominio del mercato e delle sue logiche utilitaristiche, a discapito della famiglia: sempre più abbandonata a se stessa ed alla "crisi", in una società atea, mercatista, consumistica, senza valori e senza Dio. Ma la storia non può fermarsi, e solo questione di mesi: d'altra parte il bel tempo è arrivato, e forse potrebbe darsi che gli Italiani – a ridosso dell'estate 2012 – finalmente decidano di svegliarsi da questo mortale letargo. Malgrado tutto!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Accentramento! – Draghi e Barroso spingono per gli “Stati Uniti d’Europa”

    Accentramento! – Draghi e Barroso spingono per gli “Stati Uniti d’Europa”

    Venerdì, Giugno 1st / 2012 

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Bce / Mario Draghi / Audizione / Commissione europea / José Manuel Barroso / Fantasia / Angela Merkel / Debtocracy / Eurobond / Speculazione / Qui Europa / Europa / Controinformazione / Sergio Basile / Olanda / Stati Uniti d'Europa / Piano della Tecnocrazia dominante 

    Draghi in audizione all'Europarlamento: Creiamo

    una Unione Bancaria – Prove di accentramento

    Barroso rilancia: unione economica ed eurobond

    L'Ue vuol creare gli "Stati Uniti d'Europa"

    Verso gli Stati Uniti d’Europa?

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Nelle scorse ore, durante un audizione al Parlamento Ue, il presidente dalla Bce, Mario Draghi, ha dichiarato che il sistema creditizio europeo dovrebbe andare decisamente verso un'unione bancaria, mediante una garanzia dei depositi bancari a livello continentale e una sorveglianza sulle banche più centralizzata.

      Un Fondo Salva Stati per le Banche – Ue alla Frutta!  

    Secondo il boss dell'Eurotower ''si sta cercando il modo per utilizzare il fondo Salva-Stati per ricapitalizzare'' le banche in difficoltà. Anche se alla fine gli unici in difficoltà solo gli europei del Sud. Ma questo, evidentemente, sembra non interessare all'ex italiano Mario Draghi, secondo il quale "nella gestione di alcune emergenze finanziarie in Europa si è sottovalutata l'importanza del problema'' e questo è  ''il modo peggiore di fare le cose''. 

      Paradosso Draghi: L'Accentramento è la "soluzione per la crescita"  

    Il presidente ha poi concluso – in un perfetto inglese – che l'istituto ''non può ''sostituirsi ai governi nel fronteggiare la crisi, nella quale il debito di alcuni paesi non è più percepito come sostenibile. Ma la Bce farà comunque – ha continuato – tutto il necessario per evitare qualsiasi fuga dei depositi dalle banche solvibili''. Draghi ha quindi chiamato in causa i leader europei affichè chiariscano la loro visione sul futuro dell'euro e  si decidano ad appoggiare il progetto, che ha presentato – secondo il "privatizzatore" Draghi –  senza mezzi termini, "il miglior contributo alla crescita, che permetterà di ridurre i premi di rischio pagati oggi dai singoli Paese, da attuarsi celermente". Peccato che a crescere saranno le banche. Ma che importa! Sempre crescita è! Diavolo di un "Drago"!

      Il miope Barroso insiste con la carta eurobond  

    Le dichiarazioni di Draghi delle ultime ore hanno fatto eco alle precedenti dichiarazioni di Manuel Barroso, secondo il quale, in pratica, urgerebbe porre in essere una convinta unione economica, a completamento dell'unione monetaria, con la scusante "ufficiale" della garanzia dei depositi bancari. Quale miglior occasione, dunque, se non unificare il sistema bancario e creare un'unica grande mostruosa creatura élitaria? Caro Manuel, complimenti vivissimi per la fantasia! Anche se il boss della Commissione Ue ha omesso di spiegare i termini di questo "ambizioso" processo, ripresentando piuttosto il tormentone degli eurobond, caro agli speculatori privati e alla casta di Debtocracy. Ma per ora Angela Merkel e la stessa olanda si sono posti di traverso a questa opzione. Staremo a vedere! Tuttavia appare ormai chiaro il piano dell'eurocrazia dominante: creare al più presto un superstato (Stati Uniti d'Europa) prima che i Piigs fuoriescano dall'Eurozona, mandando in frantumi l'euro e i sogni dorati della speculazione internazionale. Un ultimo eloquente indizio in tal senso lo ha fornito il Presidente della Bundesbank, il tedesco Jens Weidman, che ha ribadito come "siano giunto il tempo che gli stati dell'Unione si decidino a cedere altre cospicue fette di sovranità nazionale".

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

     

     

     

  • Bruxelles – L’Erasmus compie 25 anni

    Bruxelles – L’Erasmus compie 25 anni

    Venerdì, Giugno 1st / 2012  

    – di Silvia Laporta –

    Compleanno Erasmus / Maurizio Oliverio / Perugia / studenti / Unione Europea / Giovani / Bruxelles / Studio / Finanziamenti / Progetti Ue  

    Bruxelles – L’Erasmus compie 25 anni

    La Commissione aumenta gli stanziamenti per

    il progetto: pronto tesoretto da 19 miliardi

    Il Progetto Erasmus compie 25 anni – The Erasmus Project celebrates 25 years

    Bruxelles – Era il 17 Giugno del 1987 quando l’Ue lanciò il programma di scambi universitari: quello stesso anno 3.224 giovani studenti varcarono le frontiere di 11 paesi, tra cui l’Italia, per un periodo di studio all’estero. Il primo italiano, tra questi ragazzi fù Maurizio Oliviero di Perugia, nel 1988. Oggi Oliviero è diventato ordinario di Diritto Pubblico Comparato nell’ateneo nel quale era partito e anche uno dei 66 ambasciatori erasmus nominati da Bruxelles come testimoni di questa esperienza. Egli vanta il progetto, dicendo che si tratta dell’unico, dell’Unione Europea, ha investire sulle persone, sperando per il futuro, di passare dallo studio al lavoro.umento

      Richieste in aumento in tutta l'Ue  

    Il numero di ragazzi che oggi decide di partire in Erasmus, per un esperienza di studio e magari decide anche di rimanerci è aumentato tanto.  Con l’estensione dei paesi partner a 33 ( i 27 dell’Ue più Croazia, Islanda, Liechtenstien, Norvegia, Turchia e Svizzera ) la cascata di studenti ha raggiungo un milione nel 2002, 2 milioni nel 2009 e si stima 3 milioni nel 2012/2013. Ciò, con l’aumento delle richieste, inversamente proporzionale ai finanziamenti, che garantiscono solo 250 euro al mese. Ma la Commissione Europea ha deciso di investire su questo progetto , al punto di stanziare un tesoretto di 19 miliardi di euro nei prossimi 7 anni, contro i 3,1 del periodo precedente. Inoltre, Bruxelles, ha presentato un piano per riunire i sette programmi esistenti in uno, ampliandolo ad altri paesi e a nuove aree come i master per un “Erasmus per tutti” con più di 5 milioni di possibilità da offrire agli studenti. Speriamo solo che, visto ciò che sta accadendo nell'Unione – e specie nell'Eurozona – non si passi da un "Erasmus per tutti" a una "Migrazione per tutti"! Orizzonti non proprio fantascientifici!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Divario retributivo, Strasburgo chiede sanzioni

    Divario retributivo, Strasburgo chiede sanzioni

    Giovedì, Maggio 24th / 2012 

    – di Sergio Basile –
     
    Parlamento Europeo / Europa / Strasburgo / Procedura di iniziativa legislativa / Procedura ex articolo 225 del TFUE / Divario retrinutivo uomo-donna / Bilinguismo stereotipato / Inclusione sociale cercasi / Inapplicazioni delle direttive europee /  Austria / Cipro / Repubblica Ceca / Germania / Slovacchia / Italia / Romania / Manuel Barroso / Herman van Rompuy  / Commissione europea / Consiglio europeo 
     
    Divario retributivo uomo-donna: L'Europarlamento
     
    chiede l'applicazione di sanzioni più aspre
     
    Inclusione sociale, tra retorica e stereotipi 
     

    Parlamento Europeo – Strasburgo

    Strasburgo – Il Parlamento europeo, in un'iniziativa legislativa approvata a maggioranza bulgara nella giornata di ieri, ha chiesto alla Commissione di Barroso  un deciso passo verso l'annullamento del divario retributivo tra i generi, compresa l'applicazione di sanzioni più severe destinate a colpire  i datori di lavoro che dovessero essere artefici di discriminazioni retributive di genere. Per la verità l'argomento non è nuovo nell'emiciclo dell'Europarlamento. Proposte di iniziative legislative di tal guisa si susseguono ad intervalli annuali tra Bruxelles e Strasburgo, dal 2007 almeno. Ciò con risultati largamente insoddisfacenti. Ricordiamo in merito la proposta di iniziativa legislativa sull'inclusione sociale presentata nel 2007 e nel 2008, alla luce degli attuali fatti, rimasta come traspare dalle notizie di cronaca quotidiame, lettera morta. Ancora oggi, infatti i deputati tornano a parlare di gravissime problematiche legate all'inclusione sociale, ed alla disuguaglianza di genere. Ma si ha l'impressione che tali proposte, a volte poi tradotte in direttive e norme Ue, alla fine restino comunque pure illusioni, in molti Paesi membri dell'unione. molti paesi, infatti, tra i quali l'italia e la Romania (solo per citarne alcuni "ultimi in classifica) puntualmente non rispettano tali regole comunitarie, frutto di incontri, vertici, e lavori in commissione, che equivalgono a miliardi di euro spesi ogni anno per mandare avanti una mastodontica e pachidermica struttura biracratica che spesso molti – alla resa dei conti – ignorano nei fatti.
     
      Sussulti da Strasburgo – Un inaccettabile bilinguismo stereotipato  
     
    Ma accanto al mancato rispetto di tali principi – che spesso e volentieri rimangono impressi nei costosi e copiosi faldoni conservati negli archivi dell'eurocrazia dominante – un altro grave gap è legato ad un forte peccato di "indifferenza" che stando ai fatti colpisce molti eurodeputati e tecnocrati europei. Un bilinguismo che stona con la volontà di giustizia emersa a strasburgo nelle scorse ore. Così accade che mentre con la destra si voltano proposte di legge a favore dell'uguaglianza uomo donna, con la sinistra si votano altre leggi inique che subordinano l'uomo al mercato. o meglio la dignità umana agli interessi dei banchieri. E Basilea 3 ne è un fulgido e lampante esempio.
     
      Sanzioni più rigide e ipocrisie più evidenti  
     
    Tuttavia, per onor di cronaca – e cercando di non prestare il fianco a contagiosi e retorici euroentusiasmi – notiamo con piacere che i deputati europei abbiamo acquisito consapevolezza del fatto il divario retributivo medio dell'Unione oggi esistente tra uomo e donna varia tra il 16 e il 17%.  Ma il culmine dell'ipocrita retorica si è raggiunto ieri, quanto i deputati europei – legati come sono agli stretti diktat dei loro capigruppo – anziché fare mea culpa – per esempio sugli ultimi regali fatti alle banche – hanno puntato il dito: per bocca della relatrice Edit Bauer (PPE, SK), autrice della risoluzione – con un'operazione di raro "scarica-barile" – sui governi nazionali (ormai ridotti all'osso)  e sul fatto che essi "dopo quasi quarant'anni di legislazione, ovviamente inefficace, non abbiano  apportato cambiamenti sostanziali alle loro legislazioni per affrontare il divario retributivo tra i generi, e quasi nessuna sanzione è stata applicata nei confronti dei datori di lavoro".  successivamente, nel testo votato ed adottato i mep's hanno chiesto, dunque, a Barroso & Co,  di proporre nuove misure per ridurre il divario retributivo tra i sessi in tutte le politiche comunitarie e negli stessi programmi nazionali. Ciò, soprattutto nei paesi dell'ue dove – secondo Eurostat – tale divario sarebbe più sensibile: Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania e Slovacchia. 
     
     Crisi e sperequazioni retributive: assenza di autocritica dei deputati 
     
    Considerando, dunque, l'attuale assenza di progressi – e aggiungiamo l'assenza totale di autocritica – i deputati  avrebbero segnalato tra le cause del dissesto retributivo esclusivamente "la discriminazione, i mercati del lavoro caratterizzati da una forte segregazione occupazionale, la sottovalutazione del lavoro delle donne, tradizioni e stereotipi, tra i quali la scelta dei percorsi formativi" omettendo evidentemente di far cenno all'inesistenza di una politica a sostegno della famiglia tradizionale (pugnalata nelle settimane scorse proprio da Bruxelles – vedi articoli in "Qui Europa" – archivio ) e del fatto che molte madri di famiglia sono costrette – visto l'inasprirsi della crisi-indotta e pilotata dalla finanza malata e dalle politiche neo-liberiste e mercatiste della stessa Ue – a straordinari "avventurosi" e spesso "sconvenienti" (spesso in nero, per sfuggire alle grinfie di un fisco asfissiante e di pazze politiche di austerity) alle dipendenze di imprenditori con l'acqua alla gola e colmi di debiti. ma questa a quanto pare è una guerra di classe tra poveri che i deputati non riescono bene a comprendere, E non si sa per qual recondito motivo. essi, dal canto loro, si sono esclusivamente limitati a chiedere a Manuel Barroso e ad Herman van Rompuy (cioè a Commisione e Consiglio ue) di "rafforzare la legislazione esistente, dotandola di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti dei datori di lavoro (…) includendo multe, sanzioni amministrative pecuniarie e l'esclusione dal beneficio di prestazioni e sovvenzioni pubbliche". ma che ne è del pacchetto Barnier anti-rating? cercheremo di rispondere nelle prossime puntate!
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)