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  • Madrid – La Grande Protesta 23F che Scuote i Potenti del “Colpo di Stato”

    Madrid – La Grande Protesta 23F che Scuote i Potenti del “Colpo di Stato”

    Mercoledì, Febbraio 27th/ 2013

    – di Giovanni Antonio Fois – 

    Madrid, Bce, Unione Europea, Troika, Marea dei cittadini 23F, Grande protesta di massa, Tagli, Austerità, Potenti, Colpo di Stato, Golpe finanziario, Golpe militare del 1981, 15 Ottobre, Controllo, Signoraggio, Troika, BCE, Ue, Commissione Ue, Angela Merkel, Sudditanza, Schiavitù Reale, 

    Madrid – La Grande Protesta 23F che

    Scuote i Potenti del "Colpo di Stato"

    Commissariamento: il Nuovo Sinonimo della

    Schiavitù Reale e del controllo totale

    E' sempre più una guerra tra poveri in favore della casta:

    la "Marea dei Cittadini 23F"

    Madrid - Tutti in Piazza contro la Dittatura Europea

    Madrid – Decine di migliaia di cittadini spagnoli nelle scorse ore hanno continuato a riunirsi per le vie principali della capitale – manifestano pacificamente – stanchi e disgustati dei sempre maggiori tagli inferti dal governo iberico alla popolazione, su imposizione della BCE e dell'Ue. Le istituzioni, nel frattempo, schierano duemila agenti in assetto antisommossa, la tensione cresce.  I cortei avanzano, urlando al mondo la loro preoccupazione, uniti nello slogan ''Marea di cittadini 23F"'. La sigla sta per 23 febbraio, giorno del tentato (e fallito) golpe militare del 1981, dal quale sono ormai trascorsi 32 anni. Eppure anche oggi la Spagna si trova ad affrontare un nuovo colpo di Stato, inferto dalle stesse istituzioni che si proclamano ''difensori del popolo''. Il ''Golpe finanziario'', così lo chiamano i cittadini e anche i mezzi stampa, in concerto con l'opinione pubblica. Il 23 febbraio verrà ricordato a lungo, come noi ricordiamo tristemente il 15 ottobre di due anni fa, quando la rabbia e la miseria sono esplosi contro Roma.

     Madrid – Un bollettino da Guerra sotto l'occhio della "Piramide" 

    Il bilancio della serata è sconcertante: una vera e propria caccia all'uomo da parte delle forze dell'ordine che arrestano 45 persone, 9 dei quali minorenni. 50 feriti, 12 dei quali appartenenti ai corpi di polizia. Ci si presenta quindi questo terribile paradosso: migliaia di contribuenti spagnoli, schierati su due fronti opposti, se la danno di santa ragione, sotto l'occhio compiaciuto dei potenti che dalla cima alla piramide economica, traggono le proprie conclusioni. Poco importa se i cittadini si scannano fra loro, in questo momento di forte austerità; l'importante è incassare quanto più contante possibile per il salvataggio degli istituti bancari e per il pagamento degli interessi arretrati. Ma che giova il contante ai padroni della banconote false (da monopoli) che essi stessi immettono nel mercato senza alcuna contro-copertura aurea? A nulla! L'obiettivo vero – come detto in altre occasioni – è quello di impoverire, controllare e schiavizzare le masse. Non è un questione di denaro e ricchezza (quello i padroni dell'Europa cel'hanno a volontà – in quanto detengono il potere di signoraggio) ma è una questione di controllo e subalternanza. E' una questione di caos e successivo controllo. Un gioco al massacro ben studiato da menti diaboliche.

     Commissariamento: il nuovo sinonimo della Schiavitù reale 

    Il commissariamento, vero ricatto internazionale da parte del sistema finanziario nei confronti dei popoli europei, viene sbandierato continuamente da Merkel e compagni, imponendo pesanti tagli alla ''sudditanza'' europea. Il popolo spagnolo dimostra, al pari di quello Greco – ed in parte molto risicata di quello Italiano – di essere stufo delle continue manifestazioni di miseria e degrado dovute alle nuove disposizioni BCE e Troika. I paesi del Sud Europa, dilaniati da tassazioni sempre più salate, attoniti di fronte al dilagare della corruzione di stato (avallata e dettata dall'eurocasta) e dei progressivi tagli alla spesa pubblica, non possono far altro che protestare contro queste condotte politiche. La realtà iberica dimostra di essere estremamente simile a quella italiana. Entrambi i paesi, condannati dalle logge internazionali ad un risarcimento danni per disastri finanziari mai compiuti, continuano e continueranno per anni a pagare il debito accumulato con i propri usurai. A meno che…

    Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Parigi – Dopo Depardieu ad abbandonare l’Eurogabbia è Monica Bellucci. Destinazione Rio

    Parigi – Dopo Depardieu ad abbandonare l’Eurogabbia è Monica Bellucci. Destinazione Rio

    Mercoledì, Gennaio 23rd/ 2013

    – di Sergio Basile –

    Monica Bllucci / Francia / Unione europea / Italia / Austerity / Vincent Cassel / Vladimir Putin / Gerard Depardieu / Rio de Janeiro / Brasile / Ipanema / Copacabana / Mario Monti / Debito Inestinguibile / Debito fraudolento / Eurogabbia / Fuga dall'eurogabbia / Distruzione del Welfare / Paradiso delle lobby / Saldi da grande magazzino 

    Parigi – Dopo Depardieu ad abbandonare

    l'Eurogabbia è Monica Bellucci.

    Destinazione Rio 

    CLa strategia di monica e l'inaspettata e stonata

    lode all'austerity Montiana

    L'Eurogabbia e la grande fuga dall'Austerity

    Parigi – Continua l'emorragia di star, magnati e personaggi del mondo dello spettacolo dall'Europa, ed in particolare dalla gabbia di stampo  neostalinista della Francia di Francois Hollande, un Paese devastato dall'austerity Ue: anche se in forma ridotta rispetto alla cura riservata ai Pigs.  Dopo l'icona Depardieu trasvolato in Russia per la gioia dell'accogliente e premuroso padrone di casa, Vladimir Putin, è la volta dell'altra icona (d'adozione), del cinema transalpino, Monica Bellucci:  ad oggi probabilmente l'ambasciatrice della bellezza italiana nel mondo. A rivelarlo nelle scorse ore la stessa attrice a Vogue Brasile: “Può anche essere che tra cinque anni me ne torni a Roma, che è la mia città preferita ma adesso il mio posto è qui, davanti alla spiaggia, a guardare le persone passeggiare e assorbire tutta l’energia del mare”. Come prevedibile la scelta della Bellucci – e del marito, il regista Vincent Cassel – ha suscitato non poche polemiche a Parigi e dintorni. Ma chi – obiettivamente – al loro posto avrebbe deciso di accettare come se niente fosse tassazioni da regime stalinista? Intanto giunge voce che la coppia avrebbe già acquistato un appartamento a Rio, poco distante dalle spiagge di Ipanema e Copacabana.

      La Monica che non ti aspetti 
     
    Ma se da una parte la coppia d'oro del cinema francese – e non solo – ha girato le spalle al Presidente europeista delle tasse e del rigore irrazionale – e a un debito pubblico impagabile, impareggiabile e fraudolento che si autorigenera come i microbi all'interno di una ferita aperta – certo stona e non poco l'apprezzamento che la stessa Bellucci ha rivolto sempre nelle ultime ore alla politica di austerity "gemella" portata avanti da Mario Monti in Italia. “Penso che Mario Monti abbia fatto un buonissimo lavoro”. E' stato questo il commento stonato ed incoerente di Monica. Come si dice: due pesi e due misure. Allora non ci resta che promuovere Depardieu per la coerenza e bocciare Hollande e Bellucci: il primo per aver contribuito in maniera fedele e sensibile alla realizzazione del piano di autodistruzione dell'Europa targato Ue, in favore delle grandi lobby industriali e bancarie pronte all'acquisto a prezzi da saldo; la seconda per razzolare bene (fuggire dalla gabbia e dai suoi accidenti: magari lo potessero fare anche i comuni mortali mandando al diavolo l'intera tecnocrazia europea) e predicare male, anzi malissimo, lodando nel contempo le stesse odiate politiche dalle quali sta fuggendo a gambe levate. Quando si dice la "coerenza". Ma allora ci chiediamo, perchè Monica Bellucci non viene a vivere in Italia se trova ottimo il lavoro del giustiziere del Welfare?
     

    Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Sabato, Dicembre 8th/ 2012 

    –  di Vincenzo Folino –

    La Romania verso le Elezioni col le pezze ai pantaloni: stipendi medi a 340 euro / Romania / Ponta / Basescu / Elezioni / Troika / Fmi/ Christine Lagarde / Manuel Barroso / Pensioni bassissime / Stipendi da fame / Imprese / Bucarest / USL / ARD / Election Day / Bulgaria / Lettonia / Cipro / Eurostat / Bruxelles / Politiche iperliberiste / Minacce / Dracula / Austerity / Esclusione Sociale / Povertà dilagante / Dan Diaconescu / Vincenzo Folino 

    La Romania verso le Elezioni col le

    pezze ai pantaloni

    E' la legge dell'Unione europea e dell'FMI

    Stipendi a 340 euro e pensioni a 170 euro

    d'altra parte crescono i super-ricchi

    Bucarest, Sibu – La crisi economica indotta e pianificata, in Europa, sta colpendo un pò tutti, e noi lo sappiamo bene.  Ma tra i paesi in maggiore difficoltà, loro malgrado, oltre ai cosiddetti "Pigs" (maiali) vanno menzionati quelli dell’Europa Orientale. Come emerso dall’ultimo rapporto Eurostat. Secondo  l’ufficio statistico dell’Unione europea, nel 2011 il 24% della popolazione Ue è stato a rischio povertà, entrando nell'oscura sfera dell'esclusione sociale. Una cifra drammatica che la dice lunga sulla bonta di questa Unione targata Troika (Ue, Bce, Fmi). Come anticipato, le percentuali più preoccupanti  sono state riscontrate in Europa Orientale, con in testa Bulgaria, Romania e Lettonia.  In particolar modo, per quanto riguarda  la Romania questi sono giorni molto particolari e duri. Per le strade di Sibu, nel cuore del Paese, si possono vedere centinaia di persone in fila per ricevere generi alimentari di prima necessità concessi  in parte "gratuitamente" dall’Unione europea – una sorta di razionamento comunista – che paradossalmente però è una delle principali artefici di questa drammatica involuzione socio-economica della Nazione, come analizzato in diversi articoli pubblicati dall'Osservatorio "Qui Europa" nei mesi scorsi (vedi allegati). Ma un altro stretto nodo che angoscia e non poco i Romeni, è quello delle elezioni politiche, che avranno luogo domani, Domenica 9 Dicembre. 

      Election Day – Dracula ci riprova, ma a regnare è sempre la Troika  

    Prima di concentrarci sui diversi schieramenti che si contenderanno la partita elettorale, credo sia importante rammentare alcuni punti semplici e concisi, ma molto significativi. Ovvero come il Paese balcanico, con l’aggravarsi della crisi economica indotta, a causa di una base industriale antiquata e inadatta ai suoi bisogni, grazie alla cura "Fmi" favorita dai magheggi del Presidente Basescu (che il premier Ponta aveva pubblicamente accusato, tentando senza successo una procedura di impeachment, fallita anche grazie al "provvidenziale" intervento delo zar Manuel Barroso) e – soprattutto – ad una serie di misure iperliberiste imposte dall'Ue, attualmente sia il secondo paese più povero dell’Unione stessa. Nel 2010 il salario netto medio mensile è stato addirittura pari a 340 euro; le pensioni medie, invece, pari a 170 euro. Roba da Africa! Ma come sempre esistono delle contraddizioni interne: e così accade che se da una parte un quarto della popolazione continua a vivere in povertà, nel Paese di Dracula l’industria del lusso è in continua espansione, trainata dal settore auto, dalla moda e dai gioielli. In più, ad aggravare la situazione, vi è l’impossibilità da parte del paese balcanico di ripianare il debito con il Fondo Monetario Internazionale (il vero Dracula della situazione) il che ha già portato al taglio dei salari dei dipendenti statali e all’aumento dell’IVA. Il tutto per cercare di arginare l’aumento di un deficit pubblico, in buona parte creato ad hoc. Stile Grecia, Italia e Spagna, per comprenderci. Anche se questa volta la colpa principale è dell'Fmi (Fondo Monetario Internazionale).

     La novità "Diaconescu", la morsa dell'FMI e le solite promesse 

    Insomma, niente di nuovo, la solita storia che serve ad incatenare un paese e a renderlo schiavo, così come il suo popolo. Questo il desolante panorama che troverà all’orizzonte il vincente delle prossime elezioni politiche romene, ma – come vedremo – ciò non ha affatto scoraggiato i diversi candidati dall’usufruire, ed in modo particolarmente massiccio, della più classica delle attività in periodo di campagna elettorale: fare quante più promesse possibili. La coalizione che i sondaggi danno come favorita è quella del centro-sinistra, l’Unione Social Liberale (USL) del premier in carica da maggio 2012, Victor Ponta. Questa coalizione, composta dai socialdemocratici del PSD (Partito Social Democratico), dal Partito Nazional Liberale –  di Crin Antonescu – e dal Partito Conservatore, è infatti già uscita vincitrice alle elezioni amministrative di giugno ed ora confida di ripetere il risultato alle politiche.  L’alternativa consiste nella formazione di centro-destra, l’Alleanza Romania Giusta (ARD)  del contestatissimo presidente Bǎsescu – colui che aprì le porte all'FMI –  che include il Partito democratico liberale (PDL), il Partito Nazionale Contadino Democristiano e Forza Civica.  Toccherà proprio al presidente rumeno Bǎsescu , in forza della sua carica istituzionale, dare l’incarico al prossimo esecutivo. Il tutto dopo un anno di politica interna più che travagliata, caratterizzata dalle incomprensioni (per usare un eufemismo) fra lo stesso presidente ed il premier Ponta, incomprensioni arrivate al loro punto più alto – come detto – col tentativo, fallito, di un referendum indetto proprio per destituire o meno il presidente. Tentativo bloccato – come i nostri lettori ricorderanno – grazie allo zampino di Manuel Barroso (vedi allegato). Queste scintille destano particolari preoccupazioni anche a Bruxelles, infatti con all’orizzonte una coabitazione sempre più difficile, la futura stabilità del Paese è già messa in discussione. Per tornare ai diversi schieramenti, la novità di queste elezioni è rappresentata dal Partito del popolo (PPDD), fondato dal magnate della tv rumena Dan Diaconescu. Come accennavamo prima, in tema di promesse nessuno si è sprecato. Dan Diaconescu ha annunciato la costruzione di 200.000 abitazioni per le persone più bisognose; l’ARD ha promesso l’aumento degli stipendi pubblici del 50%; e l’USL, attualmente al governo, promette la costruzione di nuovi ospedali e la diminuzione graduale dell’IVA. Noi, visto quanto abbiamo già detto, queste promesse non le commentiamo nemmeno.

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Articolo in Romeno                                                          

     

    Sâmbătă, Decembrie 8th/ 2012 

    –  di Vincenzo Folino –

    România a alegerilor cu patch-uri pentru pantaloni: salarii medii la 340 € / România / Ponta / Băsescu / Alegeri / troicii / FMI /, Christine Lagarde / Manuel Barroso, / Inns foarte scăzute / salarii de foame / Companii / Bucuresti / USL / ARD / Ziua alegerilor / Bulgaria / Letonia / Cipru / Eurostat / Bruxelles / / Politici iperliberiste amenințărilor / Dracula / austeritate / excluziunii Sociale / sărăciei agresiv / Dan Diaconescu / Vincenzo Folino 

    România a alegerilor cu patch-uri pentru

    pantaloni

    Și "dreptul Uniunii Europene și FMI

    Salariilor și a pensiilor la 340 euro la 170 euro
     
    pe de altă parte, să crească super-bogați
     

    Bucuresti, Sibu – criza economică indusă și planificate în Europa este lovind un pic de tot, iar noi o cunoaștem bine. Dar printre țările cu cele mai mari dificultăți, în ciuda ei înșiși, în plus față de așa-numitele "PIGS" (porci) să fie menționate cele din Europa de Est. După cum a ieșit din ultimul raport Eurostat. Conform biroul de statistică al Uniunii Europene, în 2011 24% din populația UE a fost expuși riscului de sărăcie, care intră în sfera intunecata a excluziunii sociale. O cifră dramatică care vorbește volume despre bunătatea acestui Uniunii înmatriculare Troica (UE, BCE, FMI). Asa cum anticipam, cea mai mare îngrijorare au fost găsite în Europa de Est, condusă de Bulgaria, România și Letonia. În special, în ceea ce privește România în aceste zile sunt foarte special și greu. Pe străzile din Sibu, în inima țării, puteți vedea sute de oameni au aliniat pentru a primi capse alimentare acordate în parte "gratis" de Uniunea Europeană – un fel de raționalizarea comuniste – care, în mod paradoxal, cu toate acestea, este un important arhitecții acestei dramatice socio-economică declinul națiunii, așa cum sa discutat în mai multe articole publicate de "Aici" Europa în ultimele luni (a se vedea anexa). Dar un alt nod strans ca anxietatea, nu doar românii, este faptul că a alegerilor, care va avea loc mâine, duminică, 9 decembrie.
     
      Ziua alegerilor –  să se pronunțe este întotdeauna Troica  
     
    Înainte de a concentrându-se pe diferitele părți care vor contesta jocul electoral, cred că este important să ne amintim câțiva pași simpli și concise, dar foarte semnificativă. Sau ca țara balcanică, cu agravarea crizei economice indusă ca urmare a unei baze industriale depășite și inadecvate pentru nevoile lor, prin grija "FMI", favorizat de magheggi de președintele Băsescu (Ponta că primul ministru a acuzat public, încercând o procedură de suspendare nereușite, nu a reușit datorită "providențială" intervenție delo țar Manuel Barroso) și – cel mai important – la o serie de măsuri impuse de UE iperliberiste, este în prezent cea mai săracă țară din două Uniunii. În 2010, salariul mediu lunar net a fost chiar egal cu 340 €, pensii medii în loc de 170 €. Chestii în Africa! Dar, ca întotdeauna, există contradicții interne: și așa se întâmplă că, pe de o parte sfert din populație trăiesc în continuare în sărăcie în țara lui Dracula industriei de lux continua sa se extinda, condus de industria auto, de la modă și bijuterii . În plus, pentru a face lucrurile mai rău, nu există incapacitatea de această țară pentru a achita datoria cu Fondul Monetar Internațional (Dracula reală situația), care a condus deja la reduceri salariale pentru angajații la stat și o creștere a TVA-ul. Toate acestea pentru a încerca să oprească ascensiunea unui deficit public, în mare măsură ad-hoc. Stilul de Grecia, Italia și Spania, în scopul de a înțelege. Deși acest moment vina principală este FMI (Fondul Monetar Internațional).
     
     Noul "Diaconescu," prindere a FMI și promisiunile obișnuite  
     
    Pe scurt, nimic nou, aceeași poveste veche, care servește la lanț și înrobi o țară, precum și oamenii lui. Acest punct de vedere sumbră a orizontului, care va găsi câștigătorul român următoarele alegeri, dar – după cum vom vedea – acest lucru nu a descurajat deloc dall'usufruire diferite candidați, și a fost deosebit de ridicat, cel mai clasic de toate activitățile, în perioada de campanie : face cât mai multe promisiuni posibil. Coaliție că sondajele, ca un favorit este faptul că de centru-stânga Social Liberal Uniunea (USL) a primului-ministru în funcție în mai 2012, Victor Ponta. Această coaliție, formată din Partidul Social Democrat, PSD (Partidul Social Democrat), Partidul Național Liberal – din Crin Antonescu – și Partidul Conservator, este, de fapt, deja a iesit victorios la alegerile locale din iunie, iar acum speră să repete rezultatul politicilor. Alternativa este formarea de centru-dreapta Alianța România Dreapta (ARD) din extrem de contestată președintele Bǎsescu – cel care a deschis porțile pentru FMI – care include Partidul Democrat Liberal (PDL), Creștin Democrat Partidul Național Țărănesc și Forța de aderență Civica. Acesta va deține președintele român Bǎsescu, în virtutea poziției sale constituționale, da locuri de muncă pentru următorul guvern. Toate acestea, după un an de politică internă mai degrabă decât probleme, caracterizate prin neînțelegeri (ca so spunem), între președinte și prim-ministru Ponta, neînțelegeri ajunge la punctul cel mai înalt – după cum sa menționat – cu tentativa eșuată a unui referendum dreptul de a demite sau nu președinte. Încercați blocat – ca cititorii nostri vor aminti – datorită mâna lui Manuel Barroso (a se vedea atașamentul). Aceste scântei de îngrijorare, de asemenea, la Bruxelles, în fapt, cu coabitarea orizontul ce în ce mai dificilă, stabilitatea viitoare a țării este deja contestată. Pentru a reveni la partide diferite, noutatea acestor alegeri este reprezentată de Partidul Poporului (PPDD), fondat de mogulul român de televiziune Dan Diaconescu. Așa cum sa menționat anterior, în ceea ce privește promite nimeni nu este pierdut. Dan Diaconescu a anunțat construirea a 200.000 de case pentru cei mai nevoiași, ARD a promis o creștere a salariilor funcționarilor publici cu 50%, iar USL, în prezent la putere, promite construirea de spitale noi și scăderea treptată a "TVA-ul. Am văzut ceea ce am spus deja, aceste promisiuni nu comenteze, fie.
     
    Vincenzo Folino – Traduzione di Sergio Basile 
     
    (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
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  • Roma – I lavoratori protestano, il Bilderberg festeggia Monti

    Roma – I lavoratori protestano, il Bilderberg festeggia Monti

    Sabato, Novembre 17th/  2012  

    – Redazione Qui Europa –

    Roma / Bilderberg festeggia Monti / Italia / Bilderberg Club / Mario Monti / Sindacati / Austerity / Protesta  / Cgil / Cisl / Uil / Confederazione europea dei sindacati / Disoccupazione dilagante / Politiche liberiste / Patrizia Maestri / Sciopero / Goldman Sachs / Moody's / Scontri di piazza / Solidarietà 

    Roma – I lavoratori protestano, il Bilderberg

    festeggia Monti

    Sindacati e lavoratori in piazza contro l'austerity:

    gravissima assenza di Cisl e Uil  

    Intanto il Club Bilderberg si riunisce a Roma per

    festeggiare il suo beniamino, Mario Monti

    Roma – Se la missione del Ces (Confederazione europea dei sindacati) fin dalla sua origine, nel 1973, sarebbe dovuta consistere nel creare un’Europa unita, fondata sulla pace e sulla stabilità, nella quale i lavoratori e le loro famiglie avessero potuto godere pienamente dei diritti umani, civili, sociali e dell’occupazione, nonché di un elevato tenore di vita, si può senza alcuna difficoltà constatare che ad oggi l’obiettivo non è semplicemente lontano dal diventare realtà, ma risulta praticamente incompatibile ed assolutamente antitetico con le politiche economiche, fiscali e sociali messe in atto da Ue, Bce e Fmi. Politiche capitalistico-liberiste che, se valutate sul piano oggettivo dei risultati reali ottenuti, non potrebbero che essere bocciate, e per di più, senza alcun appello. Questi sono i principali motivi alla base della giornata di sciopero generale proclamata lo scorso 14 novembre in tutta Europa dal Ces.

     Sindacati e Lavoratori nelle piazze d'Europa 

    “Toma la Huelga“, prendi lo sciopero, è stato il grido scandito non solo a roma, ma in tutte le principali piazze europee, dalla Grecia al Portogallo, dalla Spagna all’Italia, dalla Francia alla Germania, fino in Polonia ed oltre. Alla fine della giornata si sono registrati scontri e violenze un pò in tutti i paesi e un pò in tutte le piazze, tante le persone rimaste ferite e contuse, sia tra i manifestanti che tra le forze dell’ordine. A proposito sarebbero molte le parole da spendere, al di là dei commenti riguardo alle manganellate ormai tristemente famose e verso le quali non c’è alcuna attenuante. Mi limito ad un personale pensiero: ovvero all'incontrovertibile constatazione che queste proteste e violenze, anche se “eticamente” sconvenienti,  sono il frutto di una sempre crescente diseguaglianza, dentro e fuori i singoli Stati. Disparità sociale evidente  che oltre ad alimentare il nostro status di “schiavi”, ha portato  ad un vertiginoso aumento della disoccupazione, specie giovanile, e specie nei paesi del Sud Europa (Pigs).  

     Roma – La Grave ed ingiustificata assenza di Cisl e Uil 

    Insomma, ormai sembra palese e chiaro davvero a tutti (nessuno escluso) come i popoli europei siano stanchi di queste politiche di austerity, e non riescano più a sorreggere i pesantissimi sacrifici imposti loro dall’usura internazionale di banche e di organismi mondialisti. Per quanto riguarda il nostro Paese, poi, bisogna sottolineare alcune questioni aggiuntive anche a livello di rappresentanza sindacale. Innanzitutto bisogna menzionare l’assenza di Cisl e Uil, che non sono scese in piazza al fianco di Cgil e Cobas. Questo – tra l'altro – anche  la constatazione del segretario Cgil Patrizia Maestri e che condividiamo in pieno. "Noto con sconcerto – ha dichiarato nelle scorse ore la Maestri – che gli altri due sindacati non abbiano partecipato all'ultima manifestazione, ed a manifestazioni di questo tipo!".

     Il Bilderberg festeggia il suo "uomo migliore" – Mario Monti 

    Un’altra cosa da precisare, per dover di cronaca, è che a Roma, contestualmente alla manifestazione contro l’austerity, si teneva una riunione straordinaria del criticatissimo e segretissimo Bilderberg: il club privè del mondo economico, politico e bancario.  Una riunione nella quale i ceffi di Wall Street e della City, ed i loro supporters europei e nazionali, hanno voluto celebrare il primo anno di governo del nostro carissimo Mario Monti, l'uomo Bilderberg italiano per eccellenza (con il suo record assoluto di oltre 30 presenze in altrettanti anni di entusiasmanti riunioni); l’ex consulente di Goldman Sachs e di Moody’s.  Che ci sarà poi da festeggiare? Vabbè! Questo, evidentemente, è un “nostro” problema!

    Vincenzo Folino  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Martedì, Settembre 25th/ 2012  – di Alessandra De Rose – Scuola / Concorsone / Fiscal Compact / Italia / Consiglio europeo / Mario Monti / Spending Review / Patto di Bilancio / Istruzione / Europa / Crisi / Concorsi / Miur / Ministro Profumo / Costi sociali / Posti di lavoro / Cittadinanzattiva / Concorso […]

     

  • Europa, mobilitazione continentale anti-austerity senza precedenti

    Europa, mobilitazione continentale anti-austerity senza precedenti

    Giovedì, Novembre 15th/  2012  

    – di Sergio Basile –

    Mobilitazione continentale anti austerity / Italia / Europa / Unione europea / Spagna / Francia / Germania / Belgio / Grecia / Atene / Madrid / Parigi / Roma / Mario Monti / Proteste studentesche / Torino / Proteste studenti / Austerity / Rivoluzione sudentesca / Eurogendfor / Bersani / Vendola / Casini / Legge diStabilità / Bruxelles / Palazzi del potere / Equitalia / Banca Intesa / Catanzaro / Giulietto Chiesa / Santuario della Madonna di Termine 

    Europa, mobilitazione continentale

    anti-austerity senza precedenti 

    Milioni di europei scendono in piazza

    sdegnati contro l'Ue e l'austerity 

    Grande attesa per il pubblico confronto

    sull'austerity e la crisi che domani avrà

    luogo in Calabria, a Catanzaro.

    Tra gli interventi più attesi quello dello

    scrittore e giornalista Giulietto Chiesa

    Roma, Bruxelles, Parigi, Madrid, Lisbona, Atene, Londra, Berlino, Amsterdam, Europa – Notte di lavoro – "si fa per dire" – alla Camera, che nelle ultime ore ha modificato la "Legge di Stabilità" sbloccando 250 milioni di euro per gli alluvionati. Ma dinnanzi a quello che sta accadendo in tutta Europa, è solo un palliativo, fumo negli occhi da parte di una casta che nella sostanza continua a sostenere questa asfissiante dittatura finanziaria e rigorista propinataci dai palazzi del potere di Bruxelles. E ciò a poche ore da quella che è stata universalmente definita come la più grande mobilitazione generale di protesta e sciopera della storia del Continente. Qualcosa di mai visto prima a memoria d'uomo, e raccontato. E ciò, mentre i media di regime – piuttosto indifferenti e vaghi sull'accaduto – continuano a dedicare le prime pagine dei loro giornali al maltempo ed allo spread. O ai falsi invalidi. Roba da matti! La solita vergogna da copione, in un regime ormai evidente, quanto preoccupante.

      Lo sdegno di un Continente 

    Imponente e sistematico il pubblico sdegno in tutti i Paesi europei, ed in tutte le piazze della capitali europee – e non solo –  da Parigi a Madrid, da Atene a Lisbona, da Roma a Londra, e perfino a Bruxelles, cuore dell'impero, migliaia di cittadini hanno protestato dinnanzi agli edifici che ospitano la Commissione europea e l'Europarlamento. Al centro della protesta "biblica" – precisamente apocalittica o "esodale" – e delle sommosse popolari, ovviamente, le politiche di austerity dell'Ue, avallate dalla stragrande maggioranza dei leader europei, e dalle loro caste parlamentari di riferimento. Numerosi gli scontri in diverse città europee, con gli eurogendfor (polizia europea) in assetto antisommossa ben schierati e pronti a bloccare – con manganelli e lacrimogeni –  la voce del popolo stanco e afflitto, vessato da mille tasse in un regime debitocratico senza precedenti.  

     Roma – Migliaia di Studenti e Professori a braccetto 

    A Roma, fin dal mattino, decine di migliaia di studenti si sono riversati nelle piazze, sfilando per le vie e le piazze della Città Eterna, assieme ad insegnanti e precari. Molte le proteste plateali anche dinnanzi agli uffici dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia: i nuovi simboli dello sfruttamento nazionale. Equitalia, ricordiamolo, per metà appartenente proprio alle banche che oggi detengono in mano le chiavi della cella chiamata euro-gabbia. Anche la sede della Provincia è stata presa di mira, con il lancio di uova. Isolati episodi di vandalismo sono stati registrati lungo il percorso, dozzine gli studenti arrestati, ma per il resto il corteo ha manifestato con ordine e raziocinio, al fine di non cadere in facili provocazioni e di sviare il vero cuore del problema, offrendo  facili alibi ai padroni dell'Europa ed ai loro mastini. Tra gli oggetti della protesta, a Roma, anche il nuovo grattacielo di Intesa San Paolo, che è stato fatto oggetto di un’irruzione. A Trastevere studenti "armati" – si fa per dire – dei caratteristici scudi colorati che riportano i titoli di celebri opere letterarie sono stati caricati dalla Polizia.  Ma i cortei e le proteste in tutta Italia sono stati innumerevoli in tutte le maggiori città.

     Non solo "Pigs", il grido dei popoli si leva alto anche a Bruxelles 

    La particolarità della mobilitazione continentale, questa volta, può evincersi dal fatto che le proteste non hanno riguardato solo il Sud Europa, i celeberrimi "Pigs" (maiali) ma l'intero continente, e perfino Bruxelles. Anche nel cuore dell'impero la gente si è dimostrata stanca e non più intenzionata a sopportare oltre questo strazio. Non è davvero questa l'Europa decantata dai trattati e sognata dai nostri padri, cari amici! Ma è piuttosto un aborto di democrazia, un nuovo Reich, tirato su e legalizzato sulla scorta di leggi truffa, rating e articoli liberticidi, divinizzati dal nuovo trattato sul MES (Il Fondo Ammazza Stati Permanente) e dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nel 2009.

     Commenti da Casta  

    Disarmanti e fuori luogo i commenti della casta politica italiaca. Vendola e Bersani da twitter hanno parlato e posto l'accento solo sulla violenza di alcuni manifestanti, che "rischia di rendere opaco e oscurare il senso della protesta". Non una parola sul merito. Ancor più disarmante e distante il commento di Pierferdinando Casini, che si è limitato ad esprimere la sua solidarietà ed il suo appoggio morale ai poliziotti. ma ci chiediamo, dove vive Casini? Che mondo ideale ed astratto si è creato attorno a sé, da fingere di non rendersi conto di come stia girando il mondo? Simili commenti sono giunti – da copione – anche dall'esponente Pd (possibile futuro candidato per il centrosinistra alla regione Lazio) Zingaretti. Insomma, una cosa è certa, tra la casta e la classe dirigente al potere (e piazzata nei luoghi chiave) e gli Italiani si è ormai scavato un burrone incolmabile ed una frattura irreversibile. E' ora di prenderne definitivamente atto e di aprire gli occhi, una volta per tutte, abbandonando questi insulsi carrozzoni politici e burocratici che strizzano l'occhio ad un regime da "Quarto Reich".

     L'Ora del "Passo indietro" 

    D'altra passe un doveroso passo indietro dovrebbero farlo i personaggi di spicco della classe dirigente, nella consapevolezza che uno dei doveri principali di chi ha potere, è quella di esercitarlo entro i limiti della costituzione, entro i limiti della morale e soprattutto avendo la capacità di  mollare – se necessario – la poltrona ed interpretare lo sdegno e la disperazione di un'intera Nazione. O meglio, di un intero Continente. 500 milioni di anime, oggi scambiati per puri numeri e meri "consumatori" da mandare al macello; o peggio ancora, maiali da mandare al macello.

     Catanzaro – Società civile e Studenti protagonisti 

    Intanto grande attesa a Catanzaro, per l'incontro regionale sulla "Crisi" – promosso dal nostro Osservatorio Nazionale (Qui Europa) in collaborazine con il responsabile della Pastorale Lavoro della Diocesi di Catanzaro (Don Gaetano Rocca) e  con il Dipartimento di Filosofia del Diritto l'UMG (Ateneo Magna Graecia) – che si terrà domani Venerdì 16 Novembre – alle ore 16,30 –  in Calabria, presso la Sala convegni del Santuario della Madonna di Termine (Pentone – Catanzaro), alla presenza di economisti, politici, professori, forze sociali, esponenti del clero regionale e del giornalista e scrittore Giulietto Chiesa. Per la prima volta si parlerà seriamente di "crisi e famiglie", dando spazio alle libere istanze dei cittadini ed alle loro domande. In mattinata (Ore 11,00)  pubblico e pacifico confronto con gli studenti degli istituti superiori del capoluogo calabrese (convegno riservato solo a loro) riuniti per un convegno dal tema "Giovani e Crisi" presso il Liceo Classino "P. Galluppi" di Catanzaro. Questa è democrazia! Altro che copioni e sceneggiate mediatiche protese a compiacere  padroni e caste! Vi aspettiamo numerosi! 

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Sabato, ottobre 13th/ 2012  – Appello di www.maxiprotestadelpopolo.jimdo.com –  Unione Europea / Italia / Catanzaro / Denunciato il Governo Monti / Mobilitazione Nazionale / Difesa della Costituzione / Suicidi di imprenditori / Austerity / Macelleria sociale / Distruzione del Welfare / Stati Uniti d'Europa / Accentramento Dittatoriale / Caserma dei Carabinieri / Difesa dei Principi Costituzionali […]

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    Martedì, Settembre 25th/ 2012  – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Italia / istruzione / Precarietà / Scuola / Formazione / Sogni / Materità / Roma / Catanzaro / Crisi /Università / Francesco Profumo / Ministero dell'Istruzione / Miur / Precarietà / Test d'ingresso / Costituzione Italiana / Spending Review / Nord Sud / […]

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  • Hollande: gradimento dei Francesi in caduta libera – Le ragioni della fine di un idillio all’ombra della Tour Eiffel

    Hollande: gradimento dei Francesi in caduta libera – Le ragioni della fine di un idillio all’ombra della Tour Eiffel

    Lunedì, Settembre 3rd/ 2012 

    – L'Editoriale del Lunedì – 

    Ue / Francia / Francoise Hollande / Consiglio Ue / MES / Tour Eiffel / Calo di popolarità / Austerity / Le Figaro / Ipsos / Crisi Eurozona / Nicolas Sarkozy / Bohémienne / Parigi / Eliseo / Los Angeles Times / Merkozy / Angela Merkel / Germania / Italia / Spagna / Grecia / Samaras / Papademos / Rajoy / Monti / Trilateral Commission / Bildergerb Clud / Mario Borghezio / Massoneria / Piramide massonica / 666 / Louvre / Lionel Jospin / Francoise Mitterand / Maestro massone / Paul Joseph Watson / Trattato di Lisbona / Trattato di Maastricht / Helmut Kohl / Bohemian Grove / LAT / Principio di Sussidiarietà / Costituzione europea / Internazionale socialista / Sovranità Nazionale / Golpe / Palazzo Chigi / Democrazia / Domande scomode / Campagna elettorale / Berlusconi / Casini / Bersani / Marine Le Pen / Costa Azzurra / Manica / Piramide del Louvre / Stati Uniti d'Europa / Nuovo Ordine Mondiale / Rockefeller / Debito illegale / Manuel Valls 

    Hollande: gradimento dei Francesi

    in caduta libera

    Le ragioni della fine di un idillio all'ombra

    della Tour Eiffel: il fallimento sociale del

    Presidente e il suo vero volto

    La profetica inchiesta del Los Angeles Times:

    la lunga mano della massoneria e del

    Bilderberg sull'Eliseo

    Parigi – Quello appena apertosi è un mese decisivo per il futuro dell'euro, dell'Eurozona e dell'intera Europa. Un ruolo decisivo – come detto – lo giocheranno la Corte Costituzionale tedesca, in merito all'eventuale legittimità ed entrata in vigore del liberticida MES (o ESM); e le decisioni dei leaders europei del Consiglio Ue, per ora in gran parte fossilizzati sulle posizioni pro-austerity del trio Monti-Merkel-Hollande, impegnati – nei giorni scorsi – in una serie di imbarazzanti mini-vertici in giro per le capitali del Vecchio Continente, all'insegna del più sistematico proselitismo filo-europeista.  Ma al di là delle Alpi, nella "Patria della Rivoluzione" per antonomasia, qualcosa sembra venir meno. A circa quattro mesi dalla sua elezione all'Eliseo, infatti, l'indice di gradimento per il Presidente Francoise Hollade è in caduta libera, e si assesterebbe oggi tra il 40 e il 45%. Ma d'altronde, svanita l'euforia delle elezioni e l'hollandemania – enfatizzata, gioco forza, dalle dilaganti antipatie per Nicolas Sarkozy, più che dalla reale stima per l'antagonista vincitore – il calo di consensi per il primo cittadino francese è stato palese già da inizio estate, come registrato dall'istituto di statistica Ipsos.

     La fine di un idillio all'ombra della Tour Eiffel? 

    Ma cosa ha rotto l'idillio tra Hollande e i Francesi? Secondo "Le Figaro" – tesi supportata dal quotidiano transalpino da almeno tre settimane a questa parte – a fondamento dell'insuccesso di Hollande ci sarebbe un clamoroso errore di comunicazione. C'è chi sostiene, invece, come dietro le insofferenze dei Francesi si celi la dura battaglia dell'opposizione; chi parla degli effetti naturali ed incontrollabili della crisi; chi denuncia il grave difetto di aver portato avanti una campagna elettorale e post-elettorale all'insegna del doppiogiochismo, paventando una sorta di "rinegoziazione del Patto di Bilancio Europeo" (Fiscal Compact) – attraverso vuoti slogan all'insegna del "meno rigore e più crescita"- poi rivelatasi largamente illusoria e deficitaria; altri ancora parlano dell'incapacità di Hollande di apportare misure serie alla crescita, o dell'incapacità oggettiva di molti membri del suo esecutivo. Ma d'altronde con un Francia che si appresta – secondo tutti i dati ufficiali – a conoscere gli amari bocconi della crisi, la realtà parla chiaro.

     La solita scusa da copione e il conto dell'oste  

    A queste critiche non sono mancate puntuali le argomentazion di difesa degli uomini del presidente contro i suoi numerosi detrattori. La scusa ufficiale – quella sfoderata un pò come da copione ovunque in Europa, e specie da Atene, Madrid e Roma dai rispettivi leaders Samaras, Rajoy e Monti – attribuirebbe la colpa di tutto alla crisi: l'intensificarsi "naturale" ed a tratti incontrollato di una situazione congiunturale senza precedenti  che non può che incidere – secondo i fedelissimi di Hollande – in termini negativi nei sondaggi post-elettorali, così come rilevato in altri Paesi facenti capo all'Eurozona. Ma la scusa – perchè di ciò si tratta, come ormai chiaro dalla trattazione dei veri mali dell'Eurozona, sviscerati negli ultimi mesi dall'Osservatotio "Qui Europa" – non può reggere all'infinito, e presto l'oste nazionale, il popolo francese, pretenderà il salato conto dall'inquilno dell'Eliseo.

     Il quadretto del "Presidente Bohémienne" 

    Eppure il Presidente bohemienne ce l'ha messa proprio tutta per apparire come un uomo del popolo, come l'anti Sarkozy. Come? Preferendo fin da subito la fisarmonica al violino; ovvero festeggiando la sua elezione in mezzo al popolo, tra canti e danze etniche, e non in esclusivi ristoranti del centro di Parigi (come fecero, invece, Nicolas e Carla); prendendo il treno come un comune cittadino; facendo intendere ai Francesi che il Paese non sarebbe sprofondato nella recessione, ma anzi, sarebbe diventato una sorta di locomotiva europea della crescita accanto alla Germania; criticando l'Europa dell'austerity a trecentosessanta gradi. "Parole!  Parole! Soltanto parole!", come "canta" uno dei tanti tormentoni estivi, in questa calda, caldissima estate 2012. L'estate dello spread, delle euro-balle, delle chiacchiere e del "Nuovo Ordine" costituito.

     L'Eliseo e quei problemi con la matematica 

    Ma i Francesi – a differenza della maggioranza degli Italiani, in parte ancora accecati dai postumi di un morbo chiamato "berlusconismo" o dai falsi e confusionari profeti  del "casinismo" – lo dice la parola stessa – o del "bersanesimo" – lo hanno compreso fin da subito, e piuttosto bene. Hanno capito cioè, che due più due fa quattro e non cinque! Cioè che è impensabile parlare di austerity e crescita nello stesso tempo! E' inconcepibile sostenere e propugnare l'abolizione del "deficit spending" di uno stato, inibirne ogni settore di sviluppo (con la bugia, mal raccontata, dei tagli agli sprechi); tassarne all'inverosimile i cittadini (già umiliati e vessati da precarietà e licenziamenti di massa) e nel contempo riempirsi la bocca parlando di crescita. Ma crescita di che? 

     La tiepida Primavera di Hollande  

    Eppure al cambiamento di musica ci avevamo creduto un pò tutti, dalla Costa Azzurra alla Manica. Ciò, almeno a giudicare dalle grandi promesse primaverili di rivoluzione giunte dal cosiddetto "Presidente bohémienne". In tanti – anche noi di "Qui Europa" – avevano sperato e creduto in un cambiamento, guardando con fiducia e con un pizzico di sentimentalismo alle fisarmoniche dell'antica bohème del Quartiere Latino; in molti avevano apprezzato quel cambiamento di stile: quella cena frugale la sera dell'annuncio ufficiale della vittoria; quella colazione al sacco il giorno dopo; quei festeggiamenti sobri e misurati; quell'altro provvidenziale annuncio del ritiro delle truppe francesi dall'Afghanistan, e soprattutto – proclama più atteso –   quell'antipatia sbandierata ai quattro venti dall'uomo nuovo dell'Eliseo per la coppia "Merkozy", e soprattutto per il suo insopportabile rigore ideologico e per i gravi smacchi rivolti verso sua maestà lo Stato sociale. A quanto pare, allora – col senno di poi – possiamo considerare tutta questa febbre di cambiamento quale pura propaganda pre-elettorale, suggellata a chiare lettere nel disastroso euro-vertice di fine Giugno al Consiglio europeo. Ma allora le direttive per l'Eliseo da chi partono? E' da un pò che ce lo chiediamo. Non sarà, dunque, che anche Hollande, come Monti, l'ex-Papademos ed altri simpatici membri dell'euro-brigata brancaleone faccia parte di qualche club mondialista, massonico o pseudo-tale? 

      Il vero volto di Francoise Hollande  

    Ma chi è, dunque, veramente Francoise Hollande? Questa domanda se l’è posta prima dell'estate anche il celebre giornalista e politologo statunitense Paul Joseph Watson, dalle colonne del prestigioso Los Angeles Times: un giornale il "LAT" piuttosto libero, per intenderci, capace di accaparrarsi  il premio Pulitzer – come apprendiamo dal web – per ben 39 volte. L'Editoriale di Watson non lascia spazio alla fantasia e va subito al sodo. “Hollande? Altro che cambiamento rivoluzionario all’Eliseo – commenta – (…) c’è odore di massoneria globalizzata al vertice del potere transalpino. Il neoeletto Presidente francese François Hollande è un globalista convinto”. Secondo Watson, dunque, il Presidente francese non sarebbe altro che l'ennesimo burattino del Club Bilderberg, posto sullo scranno più alto dell'Eliseo per contribuire alla realizzazione del piano massonico europeo della conquista del mondo. Un massone circondato da massoni (vedi il consigliere speciale del Presidente, nonché uomo Bilderberg, Manuel Valls), ma anche curiosamente (diversamente dall'antagonista Marine Le Pen) un europeista convinto; strenuo sostenitore sia del Trattato di Lisbona (stando ai fatti, una sorta di surrogato imposto di Costituzione europea) e dei suoi molteplici errori (vedi per esempio, l'Art.123 che – come visto – alimenta la speculazione bancaria nell'Eurozona); sia del Trattato di Maastricht e dell’Euro.

     Elementare Watson! 

    Stando alle rivelazioni e ricostruzioni di Watson, dunque – travestitosi per l'occasione da novello segugio di Scotland Yard – si  comprende meglio come proprio Hollande – nonostante la maggior parte dei Francesi e dei suoi stessi colleghi socialisti avessero deciso di votare contro di essa – avesse, stranamente, deciso di sostenere con ogni mezzo la causa della (pluribocciata) Costituzione europea nel referendum del 2005. Watson nel suo illuminante editoriale nota come il Presidente, nel 1996 – da portavoce dell’ex-premier Lionel Jospin (già ministro di Mitterand) – avesse partecipato al Bilderberg Club, trovando piena ispirazione nella linea del suo gran maestro (massone del 33° grado: il gradino massimo nel rito scozzese). Ovvero, nello stesso Francois Mitterand. Colui che – ricorda Watson – "commissionò la costruzione dell'emblematica ed esoterica Piramide del Louvre: monumento costruito mediante l'assemblaggio di 666 pannelli di vetro. Lo stesso Mitterand, per intenderci, che – assieme al Cancelliere tedesco Helmut Kohl (membro del Bohemian Grove) – fu tra i promotori del Trattato di Maastricht. In tal senso il Los Angeles Times sostiene come proprio "il Bilderberg sia stato l’artefice della vittoria presidenziale di Mitterand nel 1981". Che dire allora di Mario Monti, presidente della Trilateral Commission per l'Europa (fino al giorno prima della sua chiamata a Palazzo chigi) che con le sue presenze record al Bilderberg (ne abbiamo contato 30) è il più assiduo ed affezionato frequentatore e supporter italiano del Club? Giudicate voi!

     Il sostegno all'Europa della "Recessione"   

    Tali retroscena ci aiutano a ricostruire con maggior facilità il puzzle del profilo e della "mission" di Francoise Hollande, ed il suo strano amore per una "pseudo crescita" (solo vanamente e strategicamente evocata) e (nel contempo) per l'Europa dell'austerity e delle misure lacrime e sangue. Profilo e mission suggellati con l'adesione al Fiscal Compact: il tentativo, finora ampliamente riuscito, delle organizzazioni mondialiste di neutralizzare gli stati nazionali, imbrigliandoli nelle subdole e false reti del rigore, facendo leva sulla scusante del debito pubblico. "Lo stesso consigliere Valls – rivela il LAT – in tempi non sospetti – e chi ha una certa conoscenza dei retrobottega nei quali spesso si consumano i magheggi politici nel Paese transalpino, non può che averne contezza – fu un accanito sostenitore del Fiscal Compact" (deleterio patto di bilancio approvato in giugno dall'Eurogruppo) e dei suoi accidenti. Dunque, come già paventato e denunciato in molti articoli dall'Osservatotio Nazionale Indipendente "Qui Europa", la creazione di un superstato federale europeo, i cosiddetti "Stati Uniti d'Europa", così come la serie imbarazzante di golpe nazionali succedutisi finora con precisione svizzera in lungo ed in largo per l'Europa, altro non sarebbero che il sostenuto progredire  del disegno mondialista portato avanti nelle superlogge del potere globale. Ciò, ovviamente, a discapito della democrazia e delle sovranità nazionali e popolari. 

     La distruzione del "Principio di Sussidiarietà" 

    Mission, questa, realizzata anche con l'appoggio convinto di Hollande,  che ha di fatto portato l'Ue a tradire i suoi stessi trattati, nonché alla morte dei principi falsamente difesi dagli stessi trattati europei: del "Principio di Sussidiarietà" innanzitutto! Per il LAT, e non solo, dunque, il vero progetto al quale starebbe lavorando più o meno segretamente  Hollande (assieme ai suoi colleghi europei "rigoristi") sarebbe quello dell'eliminazione di ogni sovranità nazionale. "Obbiettivo – nota Watson – da sempre nel mirino dell’Internazionale socialista dalla rivoluzione russa". “In definitiva – conclude – il neo presidente transalpino  è un portatore d’acqua al mulino delle élites finanziarie d’Europa e tasserà a sangue la classe media ( come sta già avvenendo) portando avanti il sacrificio della sovranità nazionale francese sull’altare del superstato europeo.” I cosiddetti – pare – nascenti "Stati Uniti d'Europa".

     Dietro il paravento della "Democrazia" 

    Ma com'è possibile, allora, che in Europa, dietro il paravento della Democrazia – e soprattutto tra le arree cosiddette laiciste, liberiste e socialiste, ma non solo – spuntino come funghi alla guida degli stati sempre candidati in odore di Bilderberg, lobbies filo-statunitensi e massoneria? Com'è possibile che questi facciano sempre il loro comodo alle spalle e sulle teste dei popoli e delle leggi, controllando i media e pianifinando qualsiasi tipo possibile ed immaginabile di crisi, salvo a trovarne poi le "giuste" ed utili soluzioni? Il problema è che dovremmo "distrarci di meno" ed informarci di più, partecipando più attivamente alla politica o quanto meno ai pubblici dibattiti. La deriva della Democrazia in Europa e l'asfissiante e mascherata dittatura instauratasi è infondo anche colpa nostra e della nostra ignoranza politica, del nostro lassismo; nella nostra deleteria moda della "delega facile"; della nostra indifferenza cronica; nonché del nostro cieco tornacontismo;  e – soprattutto – della nostra "deriva spirituale". Sicuramente l'errore più grande dell'uomo moderno è quello di aver sostituito l'amore per Dio e per il Prossimo con l'amore per il successo ed il danaro facile: l'amore per il progresso del vero bene umano e sociale, con l'amore per il guadagno, il potere e i mercati. In una parola: l'amore per Nostro Signore, con l'amore per Mammona. Cosa, per il vero, già avviata in maniera sistematica e devastante, ancor prima del dilagare delle idee neo-liberiste e capitaliste, ad opera di correnti laiche ed atee, a partire dalla celeberrima "rivoluzione socialista" in Russia, come in Europa.

     Verso le elezioni 

    Dovremmo, pertanto, tornare a riflettere seriamente e di più su ciò che accade intorno a noi e su ciò che spesso allegramente e "benevolmente" ci travolge senza remissione. Solo in tal modo potremmo riaffermare la nostra dignità di uomini e cittadini. Specie ora, in questo terribile ma appassionato momento storico: quando ben presto qualcuno busserà alla nostra porta chiedendoci il voto! Prima di decidere se assecondare o meno alle richieste del nostro interlocutore forse dovremmo, alla luce di quanto detto, porgli qualche scomoda domanda. Sul perché, ad esempio, continuare a sostenere coalizioni favorevoli al rigore ed al risanamento di un debito palesemente illegale (e giustamente non onorabile) sulle spalle dei cittadini! E magari aver il coraggio e il buonsenso di chiudergli la porta in faccia. In Francia e Germania, malgrado tutto, pare lo stiano già facendo da un pò in molti! I sondaggi una volta tanto pare parlino chiaro!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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      Appendice tecnica – Approfondimenti e curiosità   

     

      Hanno detto del Bilderberg Club   

     Tony Gosling – Giornalista inglese 

    “Secondo alcune indiscrezioni che ho raccolto, il primo luogo nel quale si è parlato di invasione dell’Iraq da parte degli Usa, ben prima che ciò accadesse, è stato nel meeting 2002 dei Bilderberg”.

     Giorgio Bongiovanni – Studioso Organizzazioni Sovranazionali 

    “Il Club Bilderberg rappresenta uno dei più potenti gruppi di facciata degli Illuminati (una sorta di super Cupola mondiale). Malgrado le apparenti buone intenzioni, il vero obiettivo è stato quello di formare un’altra organizzazione di facciata che potesse attivamente contribuire al disegno degli Illuminati: la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale e di un Governo Mondiale entro il 2012.  Il Gruppo recluta politici, ministri, finanzieri, presidenti di multinazionali, magnati dell’informazione, reali, professori universitari, uomini di vari campi che con le loro decisioni possono influenzare il mondo. Un potere nascosto in grado comunque di condizionare i destini del mondo, ovviamente “sponsorizzato” delle star dell’imprenditoria multinazionale, come Coca Cola, Ibm, Hewlett Packard, Fiat, Sony, Toyota, Mobil, Exxon, Dunlop, Texas Instruments, Mutsubishi, per citarne solo alcune. Queste attività conducono nel 1973, sotto la presidenza “democratica” Usa di Jimmy Carter, alla costituzione di una commissione detta Trilateral ed è il consigliere speciale per la sicurezza del presidente USA, Zbigniew Brzezinsky, il vero deus ex machina dell’organismo. Ad ispirare il progetto, le famiglie Rothschield e Rockefeller, i Paperoni d’America. Un progetto che ha irresistibilmente attratto i potenti del mondo, a cominciare proprio dai presidenti Usa, con un altro democratico, Bill Clinton, in prima fila". 

     Gianni Agnelli – Industriale (frequentatore del Bilderberg) 

    “La Trilateral Commission è formata da un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti delle tre aree del mondo industrializzato (Usa, Europa e Giappone) che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse”.

     Richard Falk – Giornalista newyorkese del Monthly Review 

    “Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sopranazionale delle società multinazionali, che cercano di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali".

     Mario Di Giovanni – Studioso di geopolitica 

    "I bracci operativi di questo turbocapitalismo sono proprio due strutture che dovrebbero invece garantire il contrario: ovvero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Entrambi agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e “assistenza” economica ai paesi in via di sviluppo. Le decisioni assunte dai vertici della Trilateral riguarderanno sempre di più quanti uomini far morire, attraverso l’eutanasia o gli aborti, e quanti farne vivere, attraverso un’oculata distribuzione delle risorse alimentari. Decisioni che riguarderanno l’ingegneria genetica, per intervenire nella nuova “umanità”. In una parola, tutto ciò che definitivamente distrugga il “vecchio” ordine sociale, cristiano, per la creazione di un nuovo ordine. Ma tutto questo senza particolari scossoni. Non vi sarà bisogno di dittature, visto che le democrazie laiche e progressiste, condotte da governi di “centrosinistra”, servono già così efficacemente allo scopo. Governi che riproducono una formula già sperimentata lungo l’intero corso del XX° Secolo e plasticamente rappresentata dai passati governi Prodi e D’Alema, espressioni dell’alleanza fra la borghesia massonica e la sinistra, rivoluzionaria o meno”.

     Daniel Estulin – Scrittore investigativo e giornalista lituano 

    "Bildergberg non è un mondo di fantasia cartesiano. (…) L’idea che sta dietro questi incontri è creare quella che loro chiamano l'aristocrazia dell'intento  tra le élite europee e nordamericane per gestire il pianeta. Creare una rete globale per controllare gli Stati. Gli accordi di Bretton Woods, per esempio, sono frutto delle decisioni del club che ha il potere di influenzare il Fondo Monetario Internazionale e la stessa Banca Mondiale. Esso è alla base di tutte le crisi finanziarie, sempre più frequenti e profonde, per creare un’enorme truffa finanziaria e controllare il mondo. Col pretesto di voler salvare l’economia, si stanno trasferendo enormi quantità di debiti dalle banche private ai conti dei governi. I debiti sono così ingenti che non verranno mai ripagati. E i governi collasseranno. L'obiettivo? Rimpiazzare i governi attuali con dittature corporative. (…) Nella riunione del club del 1968 in Canada, fu annunciato un progetto per costruire quella che fu definita l’Impresa mondiale SA. L’idea era creare una nuova forma di governo che distribuisse in maniera più equa le risorse del mondo. Altrimenti detto, la globalizzazione.  I bancari delle grandi industrie e delle multinazionali oggi governano il mondo, più di qualsiasi potente Stato. In un certo senso è come essere tornati ai tempi della Compagnia britannica delle Indie orientali, ma in chiave moderna. Grecia e Spagna sono già Paesi morti. Recentemente al Bilderberg è stata invitata anche Lilli Gruber, perché ha origini ebraiche ed è una persona conosciuta e carismatica,  una qualità che serve per infondere le idee del Bilderberg agli italiani attraverso i mezzi di comunicazione di massa come la televisione". (Intervista di Lettera 43 – 21 giugno 2012)

     Mario Borghezio – Eurodeputato italiano, Lega Nord  

    "Il Club Bilderberg E' un'organizzazione mondialista che si riunisce esclusivamente in tenuta segreta, (…) la riunione a Sitges (Barcellona) era protetta da 350 poliziotti. Vi partecipano i padroni del mondo, cioè coloro che danno le direttive a quelli che ci governano: alta finanza, personaggi dietro le quinte della politica, burocrati, finanzieri. Questo è venuto alla luce grazie a un giornalista di inchiesta, Daniel Estulin, che ha scritto il primo libro inchiesta con informazione dall'interno pubblicato negli Usa. E il suo libro è diventato un best seller. Quello che intriga e preoccupa è che poche settimane prima di essere nominato Herman Van Rompuy, che era uno sconosciuto, viene invitato a una delle riunioni e pochi giorni dopo viene eletto presidente Ue. Anche Barroso ha partecipato ai summit. I destini  dell'Europa e del mondo passano quindi dalle mani del club Bilderberg. Ue e Bce esistono ma decidono quello che qualcun altro ha già deciso per loro. (…) Personaggi che erano signori nessuno, pensiamo a Clinton, improvvisamente fanno carriere folgoranti. Il Club ha un obiettivo mondialista, un potere finanziario che decide al di sopra dei governi. Tirano le fila della politica europea e mondiale. E i popoli neanche se ne accorgono. Perché Barroso e Van Rompuy non dicono che hanno partecipato alla riunione? E se c'erano, in quale veste? Se lo erano in rappresentanza dell'Ue perché non vengono all'Europarlamento a riferire? .Tra gli italiani, vi partecipano – tra l'altro – Franco Bernabè, John Elkann, Mario Monti e Giulio Tremonti. Siamo ai livelli di altissima super-massoneria. Organizzazioni segrete del governo mondialista. Sono i padroni del mondo". (Intervista di Affari Italiani – 2 Luglio 2010) 

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    Giovedì, Agosto 2nd/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Europa / Unione Europea / Bruxelles / Debito Pubblico / Sovranità nazionale / Euro / Moneta unica / Politica / Economia / Finanza / Comunità / Unità politica / Deficit / Crescita / Crisi / Mercati finanziari / Francia / Spagna / Finlandia / Monti […]

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / […]

    Cari Amici, ecco come ci stanno prendendo per i fondelli

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012  – di Sergio Basile – Unione europea / Eurogruppo / Eurovertice / Bruxelles / Bce / Banca centrale Europea / Francoforte / Italia / Mario Monti / Manuel Barroso / Fondi Anti-Spread / Fondo Salva Stati / MES /Klaus Repling / Disgrazie / Peso sui cittadini / Immobilismo sostanziale della Bce […]

    Post-Vertice Ue: Menzogne Mediatiche ed Economia della Truffa

    Post-Vertice Ue: Menzogne Mediatiche ed Economia della Truffa

    Martedì, Luglio 3rd / 2012 – di Silvia Laporta – Commissione Ue / casta / disinformazione / Consiglio Europeo / Vertice Europeo sulla crisi / lobby / politiche di austerity / Germania / Finlandia / Olanda / Vittorio Emanuele Tasi / Marcello De Cecco / Agenzie di Rating / Bce / Spread / Provvedimento Anti-Spread / Hollande […]

    Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Sabato, Giugno 23th / 2012 – di Mario Luongo –      Unione europea / Eurozona / Eurodeputato / Francesco Speroni / Lega Nord / Europa della Libertà e della Democrazia / G20 / Elezioni Grecia / Vertice Villa Madama / Angela Merkel / Mario Monti / Francoisa Hollande / Mariano Rajoy / Giorgio Napolitano / Pierluigi […]

    G20 – Crisi Ue e Rifinanziamento Fmi: Soluzioni pro banche?

    G20 – Crisi Ue e Rifinanziamento Fmi: Soluzioni pro banche?

    Martedì 19th / Giugno 2012 – di Silvia Laporta –  Los Cabos / Messico / Vertice mondiale / Banche / G20/ America / Cina / Germania / Francia / Italia / Camp david / G8 / Crisi europea / Crisi economica / Banche / Politica / Potenze mondiali / Barack Obama / Angela Merkel / […]

    Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal?

    Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal?

    Venerdì, Febbraio 10th / 2012 – di Sergio Basile – Italia / Usa / Crisi Ue / Washington / Monti / Obama / Peterson Institute / Opinione Pubblica / Mercati / Trilateral Commission / Bilderberg Club / Poteri occulti / Tempio pagano finanza  Monti-Obama: incontro per la “crescita” o spot neo-liberal? Domani, Monti a Wall […]

     

  • L’Irlanda cade nel trappolone Ue sul Fiscal Compact – La ratifica in cambio dei Fondi Ue

    L’Irlanda cade nel trappolone Ue sul Fiscal Compact – La ratifica in cambio dei Fondi Ue

    Martedì, Giugno 5th / 2012  

    – di Sergio Basile – 

    Irlanda / Dublino / Unione europea / Referendum / Risultato elettorale / Fiscal Compact / Patto di Bilancio / Ricatto Ue / Astensionismo / Minaccia sospensione fondi europei / Austerità / Eurodeputati / Manuel Barroso / Herman Van Rompuy / Enda Kenny / Leader gruppi parlamentari all'Europarlamento / Trappolone / Mes / Eurobond / Debtocracy  / Consiglio Ue / Eurovertice di Giugno  / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Eurocasta / Nuovo Ordine Europeo / Casta di illuminati tecnocrati / Annientamento della sovranità degli stati dell'Unione 

    Fiscal Compact – L'Irlanda cade nel trappolone Ue:

    "La ratifica in cambio dei Fondi Ue"

    Esulta l'eurocasta: ora avrete fondi Ue e "Aiuti a interesse"

    Il punto nel prossimo Consiglio Ue di Giugno

    Irlanda, – Protesta anti austerity e Fiscal Compact

    Dublino, Bruxelles – Che i referendum sulle questioni europee fossero storicamente freddi e poco partecipati, non era un mistero, ma francamente il 50% di affluenza presso le urne irlandesi non sarà un dato destinato ad entrare nella storia, ed in controtendenza con tale trend. Ciò soprattutto se si considera che si votava sulla ratifica del patto sul pareggio di bilancio nei paesi Ue. Un voto, tuttavia, pesantemente condizionato dalle minacce su presunti tagli sui finanziamenti comunitari avanzate da Bruxelles fin dalle scorse settimane. In ballo, infatti – in caso di rigetto della misura di austerity – c'era addirittura il timore di non potere più usufruire dei suddetti fondi. In parole povere il concetto caldeggiato da Bruxelles era: "se non ci votate, vi tagliamo in viveri!".

      La trappola – Sulla via di una crescita impossibile  

    E alla fine il partito dell'austerity e del taglio dei servizi statali ha vinto, sia pur lasciando con l'amaro in bocca milioni di cittadini che, non solo non riescono e non riusciranno ad accedere ai fondi, per motivi burocratici o di sostenibilità progettuale, ma che – a quanto pare – quando il Consiglio Ue avrà incamerato altri nulla-osta in merito, dovranno accettare senza alcuna forma di rivendicazione, l'istituzionalizzazione del pareggio di bilancio, con tutti gli annessi e connessi effetti collaterali: abbassamento radicale del livello dei servizi statali forniti; abolizione sostanziale del deficit spending e tassazione progressiva che andrà a sormontare il livello di "benefici e servizi" che lo stato centrale andrà via via elargendo a ritmi sempre più blandi. A promunziarsi per il si – dietro le promesse di una "miracolistica" (quanto improbabile) crescita piovute con abbondanza dalla maggior parte dei media nazionali, e dallo stesso partito retto dal premier irlandese di centro-destra, Enda Kenny – circa 800 mila elettori. Il voto favorevole al fiscal compact ha trovato ovviamente il plauso del Parlamento europeo. Ma facili entusiasmi a parte – o cocenti delusioni: dipende dai punti di vista – ora sarà interessante vedere come il Consiglio europeo riuscirà a sposare il taglio del deficit spending incorporato nel fiscal compact con le misure per la crescita economica e senza pesare ulteriormente sulle già dissestate economie familiari. Dunque all'orizzonte va delineandosi un panorama di "lacrime e sangue" anche per gli amici Irlandesi. E la Grecia ne è un valido esempio. 

      La trappola – Facili entusiasmi e simpatie mercatiste  

    Grande entusiasmo – ispirato evidentemente da innegabili ed evidenti simpatie mercatiste – è stato espresso – in particolare – dal presidente del Partito Popolare Europeo (Ppe), l'eurodeputato Wilfried Martens, secondo il quale ''l'adozione del Trattato darà una significativa spinta alla ripresa dell'economia dal momento che molti investitori vedono in esso la base per la stabilità  dell'ambiente del business: una vera e propria  sicurezza per gli investimenti di lungo termine''. Dunque pare già tutto scritto per la costruzione di una nuova Europa ad immagine e somiglianza del dio mercato. Viste le premesse c'è da stare davvero tranquilli, almeno ciòsarà ana magra ed agro-dolce consolazione per gli amici greci, che ben presto saranno in "buona compagnia".

      La crescita? Dovrà dipendere solo dal mercato. Stato addio  

    Contraddittori anche i commenti dei capogruppi dei socialisti-democratici (S&D), e dei liberal-democratici (Alde) – rispettivamente Hannes Swoboda e Guy Verhofstadt – che dopo aver osannato il responso referendario irlandese, parlando esplicitamente di ''scelta responsabile'' hanno auspicato che i 27  leader Ue, nel prossimo Consiglio europeo di Giugno possano invertire la direzione verso la pericolosa china presa dall'Eurozona,  puntando verso crescita e lavoro. Una crescita che però, per statuto ( e per decisione dello stesso "Fiscal Compact") non potrà più venire dalla macchina statale (mandata nei fatti in pensione forzata) ma bensì dalla sola speculazione privata. Sembra che la Reaganomics Usa, dopo 30 anni, sia giunta prepotentemente anche nel Vecchio Continente.

      Nell'Eurovertice di giugno Debtocracy sarà una certezza  

    Ciliegina sulla torta di questo "Nuovo Ordine Europeo", saranno presumibilmente gli eurobond (o project-bond: giusto per creare nuove esplosive cambiali a scadenza) nonché l'istituzionalizzazione dell'accesso all'Esm (Fondo Salva stati permanente o Mes): trappolone del quale i giornalisti della redazione di "Qui Europa" hanno ampliamente parlato (vedi articoli in archivio, e video in Galleria Multimediale) che stando ai "proclami propagandistici dell'euro-casta" dovrebbe constare nella richiesta e  nell'ottenimento – ad un tasso di interesse ben definito e tutt'altro che irrisorio, s'intende –  di aiuti per far fronte alla (dilagante ed assurda) crisi (come ampliamente dimostrato "pilotata" – vedi articolo sul rating pubblicato Domenica 3 giugno) dell'Eurozona. Ma che nei fatti si traduce in una sostanziale e rivoluzionaria compressione dell'autonomia finanziaria, fiscale ed economica degli Stati ormai non più sovrani e degli stessi cittadini, in un "Vecchio Continente" ribattezzato "Debtocracy", a retto da una casta di "illuminati"  tecnocrati. Alla luce di ciò possiamo considerare il voto irlandese – che poi nei fatti ha stranamente disatteso i sondaggi iniziali e la voglia di autonomia del glorioso popolo d'Irlanda – come una grossa opportunità mancata: un appuntamento con la storia, mancato. Vedremo ora cosa accadrà con i "capitoli" eurobond e MES: gli ultimi nastrini colorati ad un "euro-pacco" già confezionato ad arte.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue: Emergenza lavoro –  Strategie e disastri

    Ue: Emergenza lavoro – Strategie e disastri

    Domenica, Aprile 15th/ 2012

    –  di Sergio Basile –

    Commissione europea / Lavoro / Commissione Affari Sociali / Laszlo Andor  / Manuel Barroso / Perdita 6 milioni di posti di lavoro / Mercato comune reale / Consiglio europeo/ Strategia e limiti dell’Unione europea / Fiscal compact / Austerity / Deficit spending / Tecnocrazia / Ridimensionamento della Democrazia reale  / Commissione trilaterale  / Mario Monti / Angela Merkel / Nicolas Sarkozy / Herman Van Rompuy / Lucas Papademos / Spopolamento  Mezzogiorno d'Italia / Disoccupazione / Limiti delle strategie socio-economiche dell'Ue    

    Ue: Emergenza lavoro – 

    Proclami, strategie e disastri

    Il Commissario Andor: creeremo 17,5 milioni di

    posti di lavoro, ma “entro il 2020”!

    Intanto nell’Eurozona oltre 6 milioni di nuovi licenziamenti

    in pochi mesi

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione europea ha diramato una nota ufficiale inerente alla delicata questione della perdita sensibile di posti di lavoro nell’Eurozona, riconducibile secondo un’attenta ed onesta analisi degli osservatori di Qui Europa – e come ribadito, tra l’altro, da almeno tre mesi a questa parte, da una minoranza di eurodeputati, economisti e giornalisti, nonché dal giudizio critico di premi Nobel del calibro di Stiglitz e Krugman (vedi articolo in Qui Europa del 22 Febbraio 2012) – a dissennate politiche fiscali e di austerity (vedi fiscal compact con annessa disintegrazione dello strumento del deficit spending: vedi precedenti articoli Qui Europa) dettate dal Consiglio europeo, con la benedizione della Troika (Ue, Bce e Fmi) ed in linea con le strategie “di presunta crescita” di Mario Monti (foto a lato con Manuel Barroso), Angela Merkel e Nicolas Sarkozy . Manovre, che accanto alle discutibili politiche portate avanti dalla Bce e dall'Eba, ai limiti intrinsechi del Trattato di Lisbona (vedi art.123) ed alla speculazione internazionale alimentata dal gioco dello spread, hanno di fatto messo in ginocchio, come mai nella sua gloriosa storia, l'intera Europa, mandandola di fatto in recessione: ed a partire dai cosiddetti "Paesi Piigs" (Portogallo, Irlarna, Italia, Grecia e Spagna). Ciò causando l'inevitabile perdita di milioni di posti di lavoro, ed al fallimento di migliaia di aziende: strozzate, tra l'altro, dall'iniqua stretta creditizia delle banche, altrimenti nota come credit crunch (vedi precedenti articoli in Qui Europa).

      Presunta regia di poteri forti e occulti dietro le scelte tecnocratiche  

    Ciò dietro la regia occulta – denunciata presso l'Europarlamento negli ultimi mesi da eurodeputati come Borghezio, Speroni e Farage – di uomini provenienti da "ambienti particolari" e lontani dai tradizionali luoghi di esercizio della democrazia reale, tra i quali l’attuale presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, e lo stesso Lucas Papademos – attuale premier “non eletto” a guida della martoriata Grecia – ed espressione dei poteri forti del pianeta, quali quelli della Trilateral Commission: circolo élitario di potenti fondato nel dopoguerra dal potente e discusso banchiere David Rockefeller (foto a lato). Commissione Trilaterale della quale lo stesso professor Mario Monti è ancora presumibilmente membro onorario – così come accaduto a tutti i suoi predecessori – e della quale lo stesso è stato – fino alla sua “nomina fulminea” a premier italiano – presidente della "Commissione per l’Europa": a capo cioè di una nutrita rappresentanza di 170 membri europei, e chiamato a decidere le sorti economiche, sociali e politiche di tre aree continentali (Europa, America ed asia) e non solo, confrontandosi con i colleghi di Usa e Giappone. Lo stesso Mario monti che qualcuno nelle scorse settimane aveva addirittura proposto come nuova guida dell'eurogruppo, al posto del dimissionario Junker. 

      La nuova strategia Ue:  limiti e obiettivi  

    Ma a parte ciò, stupisce l’ultimo audace proclama della Commissione – su interesse del Commissario alle Politiche Sociale Lazlo Andor, competente per materia – esposto nell’ambito della nuova linea sociale dell’Ue, protesa – almeno secondo quanto sostenuto nel comunicato – a “creare 17,5 milioni di posti di lavoro entro il 2020 per centrare l'obiettivo di avere un’occupazione pari al 75% degli adulti fra i 20 ed i 64 anni di età”.  Tra i punti forti della strategia resa nota, vi sono il sostegno e la creazione di posti di lavoro tra i giovani; la promozione di un salario minimo e del dialogo sociale. Dialogo sociale in sede di contrattazione nelm mondo del lavoro, troppo presto abbandonato dalle stesse tecnocrazie europee, che hanno letteralmente rottamato in pochi mesi leggi e processi democratici e cosio-economici fondati su documenti di rilievo sociale ed economico di primo piano, nel panorama europeo e non, come la stessa storica enciclica Rerum Novarum (foto a lato) di Papa Leone XIII (vedi precedenti articoli in Qui Europa)  sostituendo colpevolmente la dignità umana e la difesa del cittadino con la devozione al "dio-mercato" ed il rispetto univoco delle sue leggi e del suo volere. Tra le linee annunciate dalla Commissione, dunque, il rafforzamento del coordinamento tra i 27 (presto 28) Paesi Ue nelle politiche sociali e del lavoro. Andor, ha parlato di “ripresa ricca di lavoro", introducendo – contrariamente al passato e facendo in parte dietro front con i proclami ufficiali della stessa commissione di alcune settimane fa – il problema del salario minimo (va ricordato, in tal senso, che l’Italia è tra i pochi paesi dell’Unione in cui non esiste alcuna garanzia di salario minimo, se non quello stabilito dai singoli accordi settoriali) e della crescente povertà tra i lavoratori europei. Ppovertà indubbiamente “favorita” (si fa per dire) dall’introduzione della moneta unica nel 2002, e dai suoi distorsivi effetti recessivi ed inflazionistici.

      Il ribasso del costo del lavoro  

    Tra i problemi con i quali la Commissione sarà chiamata a scontrarsi, anche quello della “distruttiva corsa al ribasso del costo del lavoro”: problema ingigantito dalle politiche iper-liberiste adottate dalla stessa Ue. Si pensi ai patti di libero scambio, a condizioni inique, tra l’Europa (a vantaggio sostanziale di  alcune multinazionali europee) e gli agricoltori africani delle regioni mediterranee, o i commercianti della stessa Cina. Politiche che stanno favorendo di fatto lo smantellamento di grosse fette del sistema produttivo agro-alimentare, manifatturiero e commerciale in Europa come in Italia. Tra le aree più colpite del Continente, sicuramente il Mezzogiorno d’Italia: per mancanza – in aggiunta – di competitività e innovazione tecnologica: malgrado le riforme finora adottate (si pensi alla prossima riforma della Pac annunciata ad inizio mese).

      Emergenza sociale ed emorragia del sistema lavoro  

    Un altro punto su cui la Commissione ha annunciato novità ed aperture è quello della necessità di “rafforzare il dialogo sociale”, da cui dipende – si legge nella nota – “in maniera cruciale” il “successo delle politiche sul lavoro”. Quanto alla provvidenziale creazione di nuovi posti di lavoro, Bruxelles – tuttavia – è rimasta piuttosto sul vago. La Commissione di Barroso ha, infatti, proposto di attingere ai fondi comunitari, potenziando i sussidi per i giovani e i disoccupati di lungo corso, tagliando il cuneo fiscale e lottando contro il nero. Ma Qui Europa non dimentica che la garanzia sul reale e proficuo utilizzo dei celebri fondi Ue, in numerose aree e regioni europee (si pensi al Mezzogiorno d’Italia) dal 1957 ad oggi è stato profondamente disatteso, contribuendo con successi sostanziali vicini allo “1%” all’incremento dell’occupazione nelle aree più depresse in esame. Qualcosa andrebbe fatto – ad esempio – in merito alla revisione dei metodi di gestione, elargizione e monitoraggio di tali fondi: come dimostrato dal fatto che la tranches 2007/2013 del Fse (una dotazione di oltre 30 miliardi di euro) è risultato – in pratica – totalmente inutilizzata da regioni come la Calabria. Terra interessata – soprattutto negli ultimi 5/6 anni – da un complesso, selvaggio e preoccupante fenomeno migratorio, che sta di fatto spopolando la regione, con ripercussioni deleterie sia sull’economia, che sullo stesso tessuto sociale. Intanto, in Europa, dal 2008 ad oggi, sono oltre 6 milioni i posti di lavoro andati in fumo nella Ue, per colpa di una crisi – o pseudo-tale – sulla quale troppo si tace ancora oggi .

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)