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  • Presidenziali Usa, le felicitazioni dell’eurocasta

    Presidenziali Usa, le felicitazioni dell’eurocasta

    Giovedì, Novembre 8th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Presidenziali Usa / Barack  Obama / Usa / Washington / Bruxelles / Mosca / Vladimir Putin / Eurocasta / Manuel Barroso / Herman van Rompuy / Casa Bianca / Ostaggi delle lobby / Ostaggio dell'alta Finanza / Lobby / Fallimento della democrazia negli Usa / Impero / Wall Street / Sfiducia / Impero Usa / Alexis de Tocqueville / La Democrazia in America / Iran / Siria / Martin Schulz / Mitt Romney / Inside Job / Lobby / Ronald Reagan / Congresso Usa / Auguri e felicitazioni / sospiro di sollievo / Bombe / Medioriente 

    Presidenziali Usa, le felicitazioni dell'eurocasta

    Mosca – Il curioso sospiro di sollievo di Vladimir Putin 

    L'ossequioso gaudio degli alleati, per il bombarolo Barack

    Washington, Bruxelles, Mosca – Gli Stati Uniti d'America, nella giornata di ieri, hanno scelto di concedere al Presidente Obama ancora fiducia. Fiducia per altri quattro anni all’ex governatore dell’Illinois che nel 2008 sembrava destinato – almeno a parole – a cambiare radicalmente il Paese, dimostrandosi tuttavia – ed a conti fatti – in larga parte un bluff, specie per ciò che riguarda il ridimensionamento del potere di Wall Street e dell'Alta Finanza, dopo lo scoppio della crisi-truffa americana dei sub-prime ed il fallimento della Lehman Brothers. Altri quattro anni di regno, dunque: una sorta di carta bianca con il più ampio margine d'azione, visto che comunque (per legge) non sarà più rielegibile (qualunque cosa accada) per un terzo mandato. Unico "limite" per quello che ciò possa significare, è la spaccatura interna al Congresso Usa. Anni nei quali  il primo cittadino d'America – dunque – non dovrà necessariamente riconquistare la fiducia dei suoi elettori: poco più di 1/4 dei cittadini statunitensi. Un misto di minoranze etniche, famiglie di ceto medio-basso, disoccupati, che molte speranze invero avevano riposto nel "Fulmine Caduto dal Cielo" (significato della parola Barack Obama). La realtà, tuttavia,  è stata ben diversa dalle aspettative e la venuta del nuovo messia capitalista e liberista, più che fulmini sull'alta finanza e sulle amiche lobby (con la nomina di una commissione di inchiesta e controllo sul mercato finanziario intrisa di personaggi riciclati tra il gota della stessa finanza Usa e del dorato mondo bancario: come denunciaro benissimo e con gran forza dal film documentario "Inside Job") ha portato pioggia e nubi sull'America e sui ceti medio-bassi, e non solo. Ma poco importa, evidentemente! D'altra parte questa è l'attuale "Democrazia in America". Forse, evidentemente, lontana anni luce da quella sognata da Alexis de Tocqueville (classe 1805) nella sua opera più celebre, dove lo spirito legistico Usa era posto a modello e faro per tutto l'Occidente e non solo. Ma di acqua sotto i ponti ne è passata, e molta. Troppa! Ma la parola d'ordine del momento è elogio! 

     Le felicitazioni dell'Euro-casta 

    Infatti dall'altra parte dell'oceano, in Europa, nelle ultime ore sono fioccati – come ovvio che sia – i "biglietti" di felicitazioni ed auguri da parte dell'euro-casta. In particolare, le più ''vive congratulazioni'' a Barack Obama per il suo secondo mandato alla White House, sono state espresse da Bruxelles, in una nota ufficiale  congiunta diramata dalle segreterie di Manuel Barroso ed Hermann Van Rompuy, rispettivamente presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo. ''Gli Stati Uniti sono un partner strategico dell'Unione – si legge nella nota – e intendiamo portare avanti la stretta collaborazione già stabilita con il presidente Obama in questi anni per rafforzare ulteriormente i nostri legami bilaterali e affrontare insieme le sfide globali, in particolare nei settori della sicurezza e dell'economia. La creazione di sviluppo e lavoro – continua la nota – restano le priorità di Ue e Usa e noi continueremo a lavorare con Obama per sbloccare il potenziale senza paragoni costituito dal mercato transatlantico. Siamo anche pronti a continuare la nostra intensa collaborazione in materia di politica estera per l'affermazione dei valori comuni e attendiamo di incontrare il presidente americano al più presto per riconfermare le nostre priorità e dare nuovo impeto alle azioni comuni''. Un'altra nota (che  ancora una volta, ha tanto il sapore di una maestosa sviolinata) all'indirizzo di Washington, è partita dal quartier generale del Presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz: ''Ue e Usa sono i più stretti alleati al mondo – si legge nel comunicato – (…)  e il Parlamento europeo si aspetta quindi di continuare a costruire relazioni transatlantiche forti e onnicomprensive alla cui base ci sono valori condivisi quali liberta (?), democrazia (?), rispetto per il diritto internazionale (?), lo stato di diritto e i diritti umani (?)…. la lotta al terrorismo (…) e il Parlamento europeo – conclude Schulz – lavorerà insieme agli Usa per completare il mercato unico transatlantico entro il 2015". Cioè il mercato iperliberista dei tristemente noti "Stati Uniti d'Europa"? Abbiamo capito bene? Che Dio ci aiuti, e ce ne scampi e liberi!

     La curiosa reazione di Putin 

    Ma il gaudio (l'agghiacciante gaudio) per Barack Obama (il bombarolo Obama) e l'ossequioso e religioso rispetto reverenziale si sono sprecati un pò dovunque (ma di sicuro non in paesi come Siria ed Iran) e tra tutti i leaders dei Paesi alleati: atteggiamenti direttamente proporzionali al grado di subordinazione agli Stati Uniti. Ovvio! Paradossale  quanto accaduto a Mosca, dove addirittura Vladimir Putin avrebbe confessato di aver auspicato (addirittura)  la vittoria di Obama, pur di non vedere nella Stanza Ovale il faccione sorridente del rivale Mitt Romney, che di recente aveva attaccato la Russia – travestitosi da novello Reagan – definendola "il nemico geopolitico numero uno per gli Usa, da contrastare mostrando i muscoli e maggior spina dorsale". Come dire: meglio la padella che la brace.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • La trappola Eurobond e il Nuovo Leviatano

    La trappola Eurobond e il Nuovo Leviatano

    Venerdì, Giugno 1st / 2012  

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea/ Parlamento europeo / Commissione Bilancio / Fondo Monetario Internazionale / Strasburgo / Eurobond / Project Bond / Banche / Crisi / Speculazione / Banche commerciali / Banche d’affari / Infrastrutture europee / Mercato / Economia / Fallimenti / Angela Merkel / Paul Volcker / Christine Lagarde / Barack Obama / Maria Laura Barbuto / Qui Europa / Nascita di un nuovo leviatano / porte aperte alla speculazione finanziaria / Alexis De Tocqueville 

    Eurobond sì, Eurobond no:  questo è il dilemma!

    Per porre fine alla speculazione, è necessaria la separazione

    tra banche d’affari e banche commerciali. 

    Intanto la Commissione Bilancio del Parlamento Europeo

    stanzia 230 milioni di euro in “project bond”

     

    di Maria Laura Barbuto

    Eurobond – Debtocracy e il Grande Bluff speculativo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Eurobond: Emissione di Nuovi Debiti in un circuito già sovraccarico                          

    Strasburgo – In Europa si pensa ancora di risolvere la crisi attraverso la creazione massiccia di nuovo debito, ovvero – in pieno clima di "Debtocracy" – attraverso l’emissione di eurobond: termine diventato “famoso” ( o meglio sarebbe dire celeberrimo ) per i cittadini europei a partire dallo scorso luglio 2011, utile  ad indicare l’ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona. Eurobond sì, Eurobond no: questo è il presunto dilemma! Sicuramente, l’emissione degli stessi – oltre ad aggravare i debiti degli europei – porrebbe in essere una netta separazione tra paesi “Virtuosi” e paesi “meno virtuosi” ed è anche per questo che tali obbligazioni sono state salutate da tanti Stati membri dell’Unione europea con grande scetticismo o avversione. Prima tra tutti -pare – dalla Germania della Merkel che, essendo un paese da tripla A, teme di rimetterci le penne “solo” per aiutare gli altri Stati. Ma la verità è che l'eurocrazia andrà dopo un pò di teatro verso questa direzione: 1) perchè sarà a vantaggio dei soliti sottoscrittori e delle banche; 2) Perchè qualcuno dovrà pur pagare questi nuovi debiti. Indovinate chi? Tuttavia, è bene dire che l’emissione di Eurobond non potrà mai essere indolore anche per altri motivi: per i paesi ai quali verranno concessi, potrebbe prospettarsi – secondo gli eurotecnocrati – una politica fiscale e di bilancio meno rigorosa rispetto a quella imposta ai paesi più virtuosi e si finirebbe per favorire, così, il cosiddetto “azzardo morale”. Gli Eurobond, tuttavia, prima di diventare concreti, dovranno essere necessariamente inseriti in un nuovo disegno delle istituzioni europee che preveda la nascita di un governo unico internazionale o almeno di un Ministero delle Finanze dell’Unione Europea.

     Eurobond: Verso la nascita del "Mostro Leviatano"                                                             

    Insomma l'impennata di un processo di iper-accentramento verso una sorta di superstato leviatano di Tocquevilliana memoria che potremmo definire – facendo contenti i federalisti – "Stati Uniti d'Europa": un qualcosa che fa tremare solo a pronunziarsi. Una bestemmia contro la gloriosa storia degli stati europei, le loro differenze culturali, le loro palesi differenze di costumi e tradizioni. Qualcosa che qualcuno, nei piani alti, vorrebbe irrimediabilmente mutare in senso centralista. Che ne sarà della democrazia se a comandare sarà un'unica élite di tecnocrati, vicina alle banche, alle lobby – alle logge massoniche – e laicista?

    Eurobond: Porte aperte alla speculazione finanziaria                                                            

    Intanto, all’Europarlamento, la Commissione Bilancio ha previsto e stabilito di stanziare 230 milioni di euro in “project bond”, che saranno destinati , tra il 2012 e il 2013, per infrastrutture europee che saranno finanziate dai privati, in una prima fase sotto la “supervisione” dell’Ue. In tutto ciò rientra anche il problema della speculazione finanziaria: Paul Volcker, consigliere del presidente statunitense Barack Obama, pochi giorni fa, al Parlamento europeo, ha ribadito la necessità di ritornare ad una netta separazione tra le banche d’affari e quelle commerciali. Il suo appello non è stato preso in considerazione dai rappresentati europei, né dai media che hanno fatto orecchie da mercante. Puntuali anche le "preoccupate" dichiarazioni del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (lo stesso che sta uccidendo la Grecia) Christine Lagarde, che ha ricordato che “le banche svolgono una funzione che va intesa come bene  pubblico e pertanto il loro compito non può considerarsi ancorato a leggi di mercato”. Il progetto proposto da Volcker prevede semplicemente che le banche che portano avanti una "chiara speculazione" non possano ricevere garanzie da parte dello Stato.

     Il governo dei bancheri                                                                                                                      

    Le banche d’affari, in pratica, qualora dovessero ritrovarsi con i conti in rosso, non riceverebbero alcun aiuto e si avvierebbero verso un ovvio fallimento. E, forse, proprio il fallimento delle banche che speculano, potrebbe salvare l’Europa dalla crisi attuale. Forse il problema verra dell'Ue sta proprio in questo punto: ovvero nella testarda e gravissima volontà di non voler imbrigliare la speculazione, ma anzi di voler rafforzare la struttura e la disponibilità finanziaria dell'élite dei banchieri che governa oggi l'Europa.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)