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  • Evasione fiscale: Contraddizioni Ue

    Evasione fiscale: Contraddizioni Ue

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    –  di Silvia Laporta –

    Unione europea / Italia / Lussemburgo / Roma / Corte europea / Corte di Cassazione / Abuso del diritto / Governo Monti / Disegno di loegge delega / Riforma fiscale / Art. 6 / contraddizione con la giurisprudenza della cassazione / Evasione / Multinazionali / grandi aziende / Legge di comodo 

    Evasione fiscale: le grandi contraddizioni

    dell’Unione europea

    Il curioso contrasto all'abuso di diritto nell'Ue 

    Evasione Fiscale – Contraddizioni dell’Ue

    Roma, Lussemburgo – Una situazione di evasione fiscale preoccupante, da definire patologica in Italia, ma non solo. La Corte di Cassazione, negli ultimi anni, ha elaborato  la figura “dell’abuso del diritto”, quale strumento di contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva , soprattutto a opera delle grandi imprese. Ciò implica che, un’operazione  può essere disconosciuta dal fisco quando non siano riconosciute serie e determinanti ragioni economiche diverse dal risparmio d’imposta. La lotta contro l’evasione fiscale e l’individuazione di strumenti idonei per bloccare questa “piaga” sono oggi, come noto, delle prerogative degli organi comunitari. In questa prospettiva si pone il disegno di legge-delega dell’attuale governo sulla riforma fiscale.  L’articolo 6, in particolare, contiene delle disposizioni che vanno in contraddizione con i principi affermati dalla giurisprudenza.

      Contraddizioni della Corte europea  

    Le contraddizioni della Corte di Lussemburgo sono evidenti: da un lato, questa chiede all’Italia di combattere l’evasione fiscale, dall’altro, all’occorrenza, accantona le proprie prerogative legittimando e favorendo implicitamente condoni per le tasse di competenza interna. Ciò traspare da diversi avvenimenti. Il 29 marzo 2012, ad esempio: nella causa tra l'Agenzia delle Entrate e la società 3M Italia, alla quale veniva richiesto il pagamento di svariate decine di milioni di euro. Ma anche nel 2010, quando la causa era pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, veniva emanato il decreto-legge n. 40, il cui art. 3 consentiva la chiusura di moltissime liti col fisco mediante il pagamento di una somma pari al 5% del totale preteso dall'amministrazione finanziaria. La Cassazione – nel suddetto ultimo episodio – si era rivolta alla Corte di Lussemburgo per chiedere se una rinuncia quasi  totale all'imposizione fiscale potesse essere  compatibile coi principi enunciati nell'ordinamento comunitario.

      Il contrasto all'abuso di diritto negli stati Ue  

    La Corte di Giustizia rispose però che per le imposte nelle quali la competenza è attribuita agli Stati membri (e cioè, le imposte dirette, a differenza dell'Iva: che come noto è indiretta e sui consumi) non esiste alcuna norma o principio dell'ordinamento comunitario i quali impongano agli Stati membri di adottare misure di contrasto all'abuso del diritto in materia fiscale. Questo, in parole povere, vuol dire che gli Stati membri dell'Unione, sono liberi anche di non combattere l’evasione fiscale. L’applicazione di questo “condono”, in pratica, porterà a perdite considerevoli nelle entrate fiscali. Perdite cospicue soprattutto se collegate a fatturati miliardari e milionari di grosse aziende e multinazionali, ovviamente. Insomma una lotta all’evasione fiscale di “comodo”. Magari da far pagare soltanto agli imprenditori onesti, esonerando ovviamente quelli che davvero se lo meriterebbero.

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Diritti dell’uomo: Al via il vertice a Brighton

    Mercoledì, Aprile 18th/ 2012

    Unione Europea / Corte Europea / Consiglio d’Europa / Convenzione europea /Strasburgo / Brighton / Diritti umani / Libertà fondamentali / Regno Unito / Riforme /

    Diritti dell’uomo: l’Ue invoca le riforme

    Domani vertice a Brighton. L'Ue chiede “maggiore impegno

    nazionale per garantire rispetto delle norme”

    Strasburgo –  La tutela dei diritti umani è una priorità fondamentale per l’Unione Europea che chiede ai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa di trovare, da oggi fino a venerdì prossimo, un accordo determinate per le riforme necessarie in questo ambito, volte a difendere le libertà fondamentali e ad alleggerire il carico di lavoro della Corte Europea attraverso un maggiore impegno dei singoli Stati membri. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che ha istituito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è, ancora oggi, un motivo di grande vanto per l’Unione Europea ed il Regno Unito, che attualmente ricopre la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, lo sottolinea fermamente ricordando come essa ha influito sul rispetto delle leggi europee e come continua ad incidere, attualmente, in situazioni drammatiche come quelle vissute dalla Siria e dalla Libia. Ma se le intenzioni sono positive e creano speranza, dall’altra parte è anche vero che sono circa 150.000 i casi presentati alla Corte di Strasburgo che rivelano un ritardo medio di 5 anni e che rimangono spesso irrisolti.

      Il vertice di Brighton  

    La Corte chiede una maggiore partecipazione da parte di tutti gli Stati membri ed un consapevole riconoscimento delle responsabilità: maggiore impegno a livello nazionale che, proiettato sullo scacchiere internazionale, eviterebbe pressioni eccessive per l’organismo europeo che, da parte sua, dovrebbe rifiutare casi che risultano adeguatamente trattati dai singoli stati, nel pieno rispetto della Convenzione. Riforme, dunque, che dovrebbero prevedere la creazione di istituzioni nazionali a garanzia del rispetto e della tutela dei diritti dell’uomo: questo il progetto ipotizzato dal Regno Unito che nella persona del Ministro della Giustizia, invita tutti i rappresentanti dei 47 Stati a trovare un accordo sulle riforme nel vertice di domani, che sarà tenuto a Brighton. Speriamo che non siano solo belle parole e che, per come abbiamo riportato noi di Qui Europa in articoli precedenti (Vedi caso Limonov), gli interessi economici e politici dell’Unione Europea non siano più forti ed importanti degli interessi dei cittadini e del rispetto dei loro diritti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)