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  • Impariamo dagli Islandesi – Un Popolo Unito che vinse la Truffa del Debito

    Impariamo dagli Islandesi – Un Popolo Unito che vinse la Truffa del Debito

    Venerdì, Febbraio 22th/ 2013 –

    – di Sergio Basile e Giovanni Antonio Fois – 

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    Impariamo la Lezione Islandese: un Popolo

    Unito che vinse la Truffa del Debito

    La Rivoluzione Silenziosa che L'usura internazionale teme

    Dall'Islanda alla Grecia, lezioni di storia contemporanea

    L'Omertà della Stampa e dei Politici alla vigilia delle elezioni 

    Iceland Revolution

    Reykjavik – Molti storici contemporanei l'hanno celebrata con l'emblematica ed eloquente espressione di "Rivoluzione silenziosa", anche se in cuor nostro temiamo che questa storia possa mai entrare in pompa magna nei libri di testo ufficiali. Troppo scomoda, "troppo rivoluzionaria" per un sistema economico-bancario basato  – come ci insegna l'economista John Kenneth Galbraith – su un'economia della truffa; abituato a dettare le regole del gioco, le leggi ed a regolare in maniera invasiva anche i meandri più nascosti della vita sociale e politica di ciascuno, come un grande leviatano di tocquevilliana memoria. Un leviatano che con la complicità di ben pagati ed asserviti media tende da sempre ad ovattare e a nascondere quanto possa far capire – o almeno intuire – la verità all'umanità intera,  schiavizzata attraverso due strumenti fondamentali: le armi e il debito.

     Aspettando le elezioni – Una lezione per tutti gli Italiani 

    La "Vera Rivoluzione" oggi in esame è quella che ci parla del riscatto di una Nazione intera, di uno stato sovrano: l'Islanda. E lo facciamo volutamente e puntualmente mentre in Italia media e politica sembrano non ricordare, concentrandosi – quando la scadenza delle fatidiche elezioni truffa è ormai prossima – su problemi più o meno importanti, ma non centrali. Non assolutamente essenziali, e vedremo il perchè! Ci accingiamo a raccontarvi questa storia di rinascita sociale ed economica mentre – per contro – gli Italiani aspettano ansiosi di celebrare i vincitori del famigerato porcellum (elezioni pilotate nelle quali i cittadini ancora una volta non sceglieranno un bel niente). "Eroici" e fin troppo "idolatrati" personaggi che restano – nostro malgrado – lontani anni luce dai protagonisti della nostra storia.

     La Rivoluzione Silenziosa – Uno per tutti e tutti per uno 

    La "Rivoluzione Silenziosa" islandese è stata quella che ha portato circa 300 mila anime (tanti sono gli abitanti dell'isola-stato europea, nota come "Iceland") verso la riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli Islandesi intuirono l'importanza di sottarre il controllo bancario alla speculazione privata, nazionalizzando le banche e avviando un processo di democrazia diretta e partecipata unico nella storia del Vecchio Continente. Un processo importante – quanto censurato da tutti i giornali ed i TG occidentali "di regime" – che ha portato addirittura alla creazione di una nuova Carta Costituzionale. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo (qual era anche l'Italia prima dell'avvento dei tecnici e dell'euro) che ha affrontato la crisi-indotta peggiore della sua storia (ancora un'analogia impressionante con l'Italia) uscendone, tuttavia, a testa alta e con la consapevolezza di essere guidata da un grande uomo – il suo Presidente – ed abitata da onesti ed informati cittadini, infiammati da un profondo e fulgido amor patrio. Come scriverebbe Dumas: "uno per tutti e tutti per uno!". 

     Islanda, da Regina a Cenerentola – Il Giochino Liberista delle banche   

    L'Islanda, fino a qualche anno fa, era il quinto Paese al mondo per reddito procapite. Oggi la vicenda islandese può essere considerata un esempio per tutti i popoli europei, rassegnati all'essere schiavi del debito pubblico. Ma perchè – ci chiediamo – la rivoluzione pacifica che ha consentito all'Islanda di scrollarsi di dosso il deficit è stata drasticamente censurata da  quasi tutti i media? Semplice! Onde evitare che i cittadini dell'Ue (ed in particolar modo quelli della gabbia chiamata Eurozona) ne potessero prendere spunto, traendone giovamento reale. Ma partiamo dall'inizio. Agli albori del nuovo millennio, quello islandese poteva essere considerato uno dei principali modelli di neoliberismo finanziario, un modello all'interno del quale le principali banche si apprestavano ad essere privatizzate e all'interno del quale – per contro – nascevano i primi prototipi di conti a prestito on line che, grazie ai costi di gestione ridotti al minimo, permettevano l'applicazione di un alto tasso d'interesse in favore degli nvestitori.  Numerosi cittadini europei (Olandesi e Inglesi fra tutti) accorsero per approfittare di questa ricca offerta. Con l'avanzare del tempo si moltiplicarono le utenze on line disposte ad investire nell'''IceSave'', costringendolo in breve tempo al tracollo. La conseguenza fu che la Landsbanki, garante per il suddetto conto, dovette dichiarare bancarotta e che lo Stato dovette procedere alla nazionalizzazione della stessa e al pagamento del debito richiedendo parte dei fondi necessari all'estero. Dal 2003 al 2007 si verificarono numerosi casi analoghi e altre importanti banche, come la Kaupthing e la Glitnir, caddero come da copione in rovina, costringendo il governo ad aumentare il debito estero fino a raggiungere il 900% del PIL (prodotto interno lordo) del Paese.

     Nella Trappola dell'FMI  

    La corona islandese  perse circa l'85% del suo valore sull'euro, decuplicando l'importo. A questo punto l'Unione Europea, in accordo col primo ministro conservatore Geir Haarde, si incaricò di "far fronte" alla situazione, attingendo al famigerato Fondo Monetario Internazionale. Così il popolo islandese si ritrovò di punto in bianco indebitato per qualcosa come 4 miliardi e 100 milioni di dollari americani. Una cifra spropositata per un Paese che conta poco più di trecentomila persone. Secondo i calcoli effettuati ciò avrebbe costretto ogni cittadino a sborsare un centinaio d'euro in più al mese dal proprio stipendio –  per 15 anni, e per un totale di 18mila euro a testa – e ciò per rientrare da un danno indotto dai banchieri privati. La stessa politica con la quale oggi si trovano a fare i conti molti altri paesi Ue: Grecia in primis, seguita a ruota dalla stessa Italia. E' indicativo il fatto che il solo scandalo MPS ci sia costato 4 miliardi e mezzo di euro. E con reazioni di politici, media e opinione publica nettamente diverse. Per non parlare degli effetti dell'IMU, del Fiscal Compact, del MES, del Redemption Found e degli altri inutili accidenti recessivi e debitocratici di sorta nati dalla mente distorta dei tecnocrati di Bruxelles: sempre tuttavia avallati dai vassalli della politica italiana contro gli stessi interessi del Paese. Ma torniamo ai fatti.

      Modello Italia – La Resa del governo ai diktat dei banchieri 

    Nell'aprile del 2009, il nuovo governo di sinistra, eletto con elezioni anticipate, pur condannando il modello neoliberista imposto finì per cedere fin da subito e senza troppe chiacchiere alle richieste dell'FMI e dell'Usura Internazionale. Il governo propose un piano di rientro  pluriennale  dal debito (15 anni) attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro con un interesse del 5,5% ed a fronte – ribadiamo – di debiti sorti tra banchieri privati verso altri privati, ma gettati sulle spalle della cittadinanza. Vi dice niente questo?

      Al Bivio – Uniti contro l'usura: un Popolo e un Presidente 

    Allora il popolo islandese si trovò ad un bivio: pagare o non pagare? Bisognava tener presente che l'Inghilterra e le altre ''potenti'' nazioni interessate, minacciavano addirittura l'embargo, cioè la paralisi dei traffici commerciali. Eppure l'intera Nazione, riunita nella piazza principale di Reykjavík si schierò apertamente contro le scelte del governo, sostenendo il proprio dissenso. Seguirono le dimissioni del primo ministro e l'indizione di un referendum per far scegliere direttamente ai cittadini sul da farsi. Decisivo fu l'intervento del capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, il quale con gran coraggio ed orgoglio prima si rifiutò di ratificare la legge che gettava il peso della crisi sulle spalle dei suoi concittadini e poi decise di indire il suddetto referendum. Come dire: un Giorgio Napolitano al contrario! Il 93% degli islandesi ribadì le proprie posizioni e, senza versare una goccia di sangue, l'Islanda annunciò al mondo intero che non avrebbe pagato un solo dollaro del debito pubblico maturato e, nella stessa occasione, fu proclamata la stesura di una nuova Carta Costituzionale, in sostituzione di quella del 1944, basata sul modello danese.

     Una Nuova Costituzione Anti-Truffe redatta dal popolo 

    Questo nuovo documento, redatto da 25 cittadini eletti dal popolo su 522 candidati – rigorosamente non appartenenti a nessun partito, a nessuna loggia massonica o club e rigorosamente non tesserati con aluna segreteria politica –  inglobò nuove leggi, formulate a seguito della lezione appresa durante la crisi e scritte ad hoc per far si che un simile attacco fosse destinato a restare per sempre solo un brutto incubo. L'Islanda riaffermò il principio  della sovranità assoluta della volontà popolare: chiunque poteva seguire i progressi dei lavori on-line della nuova Costituzione, poteva commentarne le bozze e lanciare le proprie proposte di integrazione. Non più dunque costituzioni ambigue ed a porte chiuse, ma concepite alla luce del sole. Vennero inoltre emessi mandati di cattura internazionale per i banchieri responsabili di tale scempio finanziario. Oggi l'Islanda è una nazione in piedi, costantemente in crescita. La disoccupazione è pressochè inesistente e il reddito pro capite annuo si aggira intorno ai 40.000 dollari. Non un miracolo, ma la semplice assunzione di precise responsabilità e la volontà di non svendere la propria sovranità finanziaria e monetaria a nessuno, mettendo davanti a tutto l'amore per il proprio Paese ed i propri concittadini. Quello che evidentemente nella marcia Italia soggiogata dai poteri forti è mancato, e ancora – malgrado le promesse elettorali – non si vede. Credete che gli Islandesi oggi se la passerebbero così bene se avessero pagato l'ammontare  fittizio ''dovuto''?

     Una lezione di civiltà all'Europa e al Mondo intero 

    Quest'isola remota del continente europeo ha dato una grande lezione di democrazia e di sovranità popolare e monetaria a tutto l'Occidente, dimostrandosi capace di contrastare pacificamente i colossi finanziari che la tenevano sotto scacco. Un'importante esempio d'esaltazione dei principi della società civile e del diritto di cittadinanza per noi Italiani, per i Greci, per tutto il mondo. Ma ci chiediamo: quando si decideranno i nostri cosiddetti politici a seguirlo? Quando si decideranno davvero a liberarci da questa insulsa e disumana schiavitù? Finora, infatti, malgrado le molteplici promesse pre-elettorali nessuno dei cosiddetti eroi della politica e dell'anti-politica sembra proporre il "modello Islanda" quale panacea per uscire dalla crisi e dalla truffa dell'Eurozona. Se – come pare – i nuovi erori del prossimo governo continueranno a beffarsi di noi reggendo i giochi dell'euro-casta allora non rimarrà altro da fare che seguire l'esempio islandese e puntare tutti su Roma, per una pacifica e decisa occupazione di massa dei palazzi del potere.

    Sergio Basile, Giovanni Antonio Fois (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Sabato,  Ottobre 6th/ 2012  – di Sergio Basile – Grecia / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo greco / Troika / Bce /  tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Antonis Samaras / sciopero /  Grecia / categorie sociali in rivolta / feriti / […]

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    Giovedì,  Settembre 27th/ 2012  – di Silvia Laporta – Grecia / Spagna / Madrid / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo spagnolo / governo greco / Troika / Bce / Christian Laguarde / tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Europarlamento / Antonis […]

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    Mercoledì, Agosto 22th/ 2012  – Sergio Basile –  Grecia /Antonio  Samaras / Troika / Platone e Socrate / Lucas Papademos / Ue / Bce / Fmi / Tagli alla spesa pubblica / Trilateral Commission / Merkel / Sarkozy / Pacchetto Salva Grecia / Stournaras / Adriano Celentano / Democrazia / Europa / Pazzia nell'Eurozona  Grecia: […]

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    Giovedì, Luglio 26th/ 2012 – di Vincenzo Folino – Grecia / Crisi Eurozona / Atene / Bruxelles / Troika / Samaras / Barroso / Commissione europea / Privatizzazioni / Licenziamenti / Reuters / Fondo Monetario Internazionale  / Trattativa  / Alexis Tsipras / Bce / Antoine Colombani  / Ateneo Magna Graecia / Catanzaro  Crisi Eurozona – […]

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    Mercoledì, Giugno 20th / 2012 – di Sergio Basile – Unione europea / Eurozona / Grecia / Italia / Germania / Spagna / Economia / Banche e finanza / Strategie / Accentramento Ue / Contro informazione / Proposte / Qui Europa / Syryza / Nuova Democrazia / Pasok / Alexis Tsipras / Paolo Ferrero / […]

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    Venerdì, Maggio 25th / 2012 – di Sergio Basile –   Unione europea / Eurovertice / Consiglio europeo / Grecia / Eurozona / Fallimenti Ue / Troika / Commissione europea / Fondo Monetario Internazionale / Bce / Bundesbank / Washington / Christine Lagarde / Mario Draghi / José Manuel Barroso / Angela Merkel / Lucas […]

    Insolvenza: maglia nera ai Piigs – La battaglia per il riscatto del Prof Kerber contro Mes ed Euro

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    Sabato, Agosto 17th/ 2012 – di Mario Luongo e Sergio Basile – Crisi Eurozona / Non performing loans / Pricewaterhouse Cooper / Aumento tassi di insolvenza / Klaus-Peter Willsch / Frank Schaeffler / “Falchi tedeschi” / Opposizione Germania alla Bce / Sentenza Karlsruhe / Fiscal compact / Esm / Mario Luongo / Sergio Basile / […]

    Grecia – Barroso chiama, Samaras si dà per Malato

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    Domenica, Giugno 25th / 2012 – di Silvia Laporta – Eurozona / Elezioni Grecia / Grecia / Atene / Unione europea / Commissione europea / Bruxelles / Governo di Coalizione Greca / Nea Dimokratia / Pasok / partito socialista / partito di centro destra / crisi / economia / collasso economico/  Sinistra Democratica / Evangelos Venizelos / […]

    Grecia – Debtocracy: Cittadini, non siete responsabili? Bene! Allora pagate il conto

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    Martedì, Maggio 29th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione europea / Commissione Europea / Consiglio europeo / Bruxelles / Grecia / Atene / Crisi / Banche / Finanziamenti / Piano di aiuti / Trojka / Economia / Pil / Debito pubblico / Barroso / Van Rompuy / Debitocrazia / Herman Van Rompuy […]

    Tragedia Greca – l’Olimpo cede agli dei della Troika

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    Venerdì, Aprile 27th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Grecia / Atene / Ocse / Troika / Crisi / Lavoro / Disoccupazione / Suicidi / Pensione / Tagli / Giovani / Pasok / Chrisoxoidis / Polibos / Metoikidis  / Perdita delle radici cristiane dell'Europa  La Grecia nelle sabbie mobili della crisi […]

    Grecia – La rinascita di Afrodite e l’anima dell’Europa

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    Mercoledì, Maggio 16th / 2012 –  di Domenico Apicella – Unione europea / Eurozona / Euro / Grecia / Germania / Democrazia / Tecnocrazia / Germania / Dracma / Troika / Europa senz’anima / Comunità / Polis / Araba fenice / Antica Grecia / Rinascita / Anima europea / Istanze popolari / Partiti politici greci […]

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    Sabato, Marzo 17th/ 2012 Grecia / Troika / Fmi / Bce / Ue / Chiesa / Dottrina Sociale / Ripresa /Parti sociali / Massoneria / Capitalismo / Diktat / Neo-liberismo / 2013 / Crisi / Debito sovrano / Solidarietà sociale / Organizzazioni cristiane / Leone XIII  La Troika, la Rerum Novarum" e il "baratro Grecia": […]

  • Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Domenica, Giugno 3rd / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / Yann Le Pallec / Deven Sharma / Analisti S&P / Eileen Zhang / Frank Gill / Moritz Kraemer / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Kenneth Galbraith / Economia della truffa / Commissione europea /  Speculazione / Bolla speculativa 2008 / Lehman Brothers / Ue / Usa / Ronald Reagan / Reaganomics / Politiche Neoliberiste / Attacco all'Italia / Critiche al sistema europeo / Barack Obama / Mario Monti / Angela Merkel / Washington Consensus / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Bce / Federal Reserve / Troika / Fmi / Piigs / Grecia  / Silenzio dei media / Collusione dei media / John Fitzgerald Kennedy / Azioni anti-truffa / Sergio Basile / Qui Europa / Ricapitalizzazioni bancarie / Truffe / Too Big To Fail / Troppo grandi per fallire / Rating e Spread  / Giorgio Napolitano  

    Italia – L'Agenzia Standard & Poor's incriminata:

    L'Economia della Truffa e l'arma "Rating"

    La lezione di Galbraith e il vero volto del male:

    quello che giornali e tv celano sulla crisi

    Italiani, svegliamoci dal letargo mortale!

    Standard & Poor’s – L’Economia della Truffa e L’Impero del Male

    Trani  – Nella settimana appena conclusasi, il pm Michele Ruggiero della Procura di Trani ha chiuso le indagini sulla discussa agenzia di rating Standard & Poor's. Il procedimento in questione era stato aperto nell'estate del 2010, in seguito alla denuncia presentata da Adusbef e Federconsumatori sull'operato dell'altra sorella del rating, Moody's: agenzia che in un "ambiguo" report (datato 6 maggio 2010) definiva l'Italia, sulla base di elementi infondati, un "Paese a rischio". Successivamente i riflettori sono stati aperti, proprio su Standard & Poor's, agenzia "controllata da lobbies private", più volte finita – assieme alle altre sorelle Moody's e Fitch – nell'occhio del ciclone per accuse di irregolarità ed abusi nell'ambito della tradizionale attività di monitoraggio dei mercati, e degli stessi stati. Attività quest'ultima "relativamente nuova", che ha causato incomprensibili e arbitrari declassamenti anche a paesi economicamente robusti, come l'Italia, con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, con ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse: confronta archivio "Qui Europa" https://www.quieuropa.it/2012/05/catanzaro-le-vere-ragioni-della-crisi-nel-convegno-allateneo-magna-graecia/ ).

      L'accusa per Standard & Poor's  

    Nello specifico l'agenzia di rating newyorkese, nelle scorse ore, è stata ufficialmente imputata "per manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata": ciò potrebbe impedire alla stessa di poter continuare ad operare in Italia. Nella calda lista degli indagati sono finiti gli analisti di S&P,  l'ex presidente Deven Sharma, ed il  responsabile dell'agenzia per l'Europa, il falco Yann Le Pallec.  Secondo l'Adusbef "Sharma e Le Pallec devono rispondere di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata insieme ai tre analisti Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer, già indagati per i report del maggio e luglio 2011 e per il declassamento del 13 gennaio scorso". L'indiano Sharma – si legge nel comunicato dell'Adusbef – "si è dimesso, nell' agosto 2011, dal suo incarico di guida internazionale dell'agenzia dopo le polemiche seguite al declassamento del debito Usa. Ma l'avviso di conclusione delle indagini della procura di Trani, che da un anno ha puntato  l'agezia, ieri mattina ha riguardato anche lui per via dei declassamenti operati all'Italia, oltre che a diversi Paesi europei. Gli sono state imputate, dunque,  le valutazioni sospette del 20 maggio e dell' 1 luglio 2011".

      S&P – Quegli strani declassamenti  

    S&P quel fatidico 20 maggio in un report che si abbattè sul sistema economico del Bel Paese (che Tremonti – ricordiamo – in quel periodo dava per sano ed in crescita moderata ma costante) come un fulmine a ciel sereno, bocciò l'Italia ed il suo stato di salute economico, declassandolo da stabile a negativo, innescando un contestuale e repentino terremoto in borsa: cui fecero eco miliardi di perdite azionarie ed obbligazionarie, soprattutto per ciò che attiene ai titoli del debito pubblico di stato.  Ma la strategia del rating "pilotato" era solo all'inizio. Poco più di un mese dopo, infatti – in data 1° luglio – sul banco degli imputati degli "onnipotenti" analisti finì addirittura la manovra finanziaria in "corso di attuazione" del governo italiano (ingerenza grave e tollerata dall'Ue)  con contestuali e ovvi disastri sui mercati azionari e ancora una volta sul debito dell'Italia. Da allora l'emorragia dello spread (differenziale d'interesse sui titoli italiani rispetto a quelli tedeschi) iniziò a crescere senza sosta, innescando un vero e proprio terremoto, un vortice speculativo di dimensioni ciclopiche, che diede vita – tra l'altro – alla spirale delle privatizzazioni selvagge ed a quella altrettanto selvaggia, della svendita del patrimonio statale. Giusto per  completezza – è bene ricordarlo – in quei giorni gli occhi dell'opinione pubblica erano rivolti alla questione della privatizzazione dell'acqua, che le statistiche davano come largamente rigettata da una popolazione fortemente avversa a questa bizzarra proposta mercatista e neo-liberista. Ma la ciliegina sulla torta, poi, S&P la confezionò in data  13 gennaio 2012: l'Italia (Paese con la terza riserva aurea del mondo; con uno dei migliori tassi di risparmio privato delle famiglie, al mondo; e con il debito medio pro-capite d'impresa tra i più bassi d'Europa: solo 40 miliardi di euro, contro gli 8.000 – ottomila – miliardi delle imprese francesi)  fu nuovamente declassata in maniera ambigua ed arbitraria da A a BBB+.

      S&P – Il Declassamento? Porte aperte a Monti ed alla speculazione  

    Lo stesso Pm dichiarò nel verbale quel declassamento – che legittimò le perquisizioni che scattarono nelle ore successive presso la sede italiana dell'agenzia – come "incongruo e incoerente, tendente a frodare migliaia di risparmiatori e la stessa Nazione". Nazione che con la sottile e ben celata (dai media) complicità di quel perverso meccanismo  piombò in una insensata crisi "pilotata", che la casta politica – in stragrande maggioranza – coprì e legittimò, o per ignoranza (cosa che in paesi normali avrebbe comportato una dimissione di massa degli esponenti politici rei di tale obrobrio) o per malafede: ipotesi più plausibile, quanto grave. Ma la cosa pazzesca e che il professor Monti, forte di tali giudizi "a dir poco immorali" iniziò – grazie al portone apertogli da Giorgio Napolitano, con la complicità ed il "conforto parlamentare" dei vari Alfano, Bersani e Casini, e con il  benestare delle lobbies mediatiche nazionali – ad attuare le sue insenstate manovre "lacrime e sangue" (inique quanto crudeli e vane, vista la capacità del debito nazionale di autorigenerarsi proprio grazie a questa diabolica accoppiata di rating e spread: miscela protesa a gonfiare gli interessi – circa 80 miliardi di euro all'anno – sul debito da corrispondere ai falchi della speculazione: banche e speculatori privati). Ciò per tacere sui miliardi di euro bruciati in borsa, a vantaggio di pochi soliti noti. 

      Declassamenti ad hoc – Un storia vergognosa che i media tacciono  

    Da allora, d'improvviso, suonano familiari e felici le note di espressioni forti di personaggi del calibro di Alfred Marshall, secondo il quale "l’economia non è una scienza, ma un vano tentativo di narrare la psicologia"; e Honoré de Balzac, secondo il quale "Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata – la storia ad usum delphini – e poi la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa".

      Tacere! – La "dorata" via dell'ignoranza  

    Ma su cosa poggia questo vergognoso ed iniquo sistema? Perchè non sviene svelato ed i media sembrano disinteressarsene completamente. Effettivamente è un calderone troppo grande e marcio. Probabilmente vi finirebbero dentro personaggi troppo esposti. Meglio dunque continuare a tacere e a prendere in giro milioni di Italiani, pronti solo ad obbedire ciecamente, ad aprire i portafogli, stringere la cinghia e pagare, pagare  e ancora pagare. Unico break "pubblicitario" alcuni vuoti e falsi proclami su una crescita che non arriverà, blaterati a fasi regolari dal professor Monti (per noi infatti – da Costituzione – i premier restano quelli regolarmente eletti) e dalla combricola parlamentare: in stragrande maggioranza tra le più vergognose e meschine che la storia della Repubblica Italiana ricordi.

      Il vero volto di Satana?  Ce lo svela Galbraith  

    Per comprendere i lati oscuri della vicenda, il vero e spaventoso volto del demone moderno che giornali e tv si guardano bene dal rivelare (ma che noi di "Qui Europa" portiamo alla luce, come una delle nostre missioni essenziali) è utilissimo rileggere e riscoprire gli scritti di uno dei maggiori economisti del Novecento, John Kenneth Galbraith (l'autore – tra l'altro – dell'opera "L'Economia della Truffa") nato negli Usa ad inizio Novecento (nel 1908) e passato a miglio vita sempre negli Usa (a Boston) alla veneranda età di 98 anni, il 29 aprile 2006. Il nostro autore, economista e insigne cattedratico universitario, tra i maggior critici della teoria capitalista, sostenne – tra l'altro – John Fitzgerald Kennedy (uno che evidentemente aveva capito e denunciato con forza quanto stava accadendo) ricoprendo alcuni incarichi pubblici sotto la sua presidenza Usa. 

      Galbraith – Altro che crisi, debito e tasse! E' Tutta una truffa!  

    Galbraith, nei suoi preziosi scritti (vedi soprattutto la già citata opera "L'Economia della Trufa") ci spiega con coraggio ed altissima onestà intellettuale (quella che in questo tempo manca a moltissimi giornalisti italiani ed europei nello spiegare le ragioni della crisi: evidentemente interessati solo ed esclusivamente a portare lo stipendio a casa senza alcuna rogna) come la società moderna sia in realtà immersa in un sistema economico fondato sul nulla, ovvero su una vera e propria truffa ai danni dei popoli. Egli parla senza mezzi termini di "epoca di falsa prosperità", mistificata dalla produzione di carta moneta non vincolata alla creazione di ricchezza reale. In effetti, non è difficile capire – per gli esperti di economia e non solo – come  le borse mondiali oggi capitalizzino e creino ricchezza fittizia, gonfiata, corrispondente – come ci spiega l'autore – a 10 volte il pil del mondo. Cioè, per ogni euro generato dalla produzione e vendita reale di beni e servizi, ce ne sono altri 9 – nel circuito – artefatti, artifiziosi e dunque irreali, creati ad arte (e con la complicità di molti capi di stato senza scrupoli e di zone franche create ad hoc dal sistema, quali i cosiddetti "paradisi fiscali") sotto la regia delle grandi lobbies bancarie ed assicurative: le dirette responsabili della crisi del 2008 e della bancarotta pianificata di innumerevoli e "robuste" (solo in teoria) banche. Vedi Lehman Brothers.  Alla base di tutto sempre loro, le solite agenzie di rating: nei quali board (consigli di amministrazione) siedono ancora oggi come nel 2008 gli stessi iniqui personaggi: i rappresentanti di lobby e multinazionali, evidentemente in palese conflitto d'interessi.

     Sommersi nell'Economia della truffa!  

    Come noto, nel 2008 tale truffa è venuta a galla, ma le banche l'hanno fatta franca, seguendo strettamente un diabolico copione, scritto evidentemente dal diavolo in persona. 1) Facendo letteralmente sparire i contenuti dei loro caveau – forse in Svizzera o ad Hong Kong – 2) Scommettendo sottobanco sul fallimento delle stesse banche; 3) Contribuendo attivamente allo scoppio della bolla ed al fallimento degli stessi istituti sui quali avevano scommesso; 4) Uscendo (nel pieno della crisi) dall'inferno provocato (con l'aiuto delle agenzie di rating) con una semplice dichiarazione di fallimento; 5) Ottenendo – come si dice, dopo il danno la beffa – una provvidenziale "salvezza" (o "miracolistica resurrezione") grazie a mirate e faraoniche ricapitalizzazioni.   La parola magica per molte di esse è consistita nella formula alchimistica "Too Big To Fail!": cioè "aiutate" con il denaro dei contribuenti poichè troppo grandi per poter essere abbandonate  e fallire! Così "i ladri dei popoli", oltre ad assicurarsi un lauto bottino (la storia si ripete anche nell'Eurozona) sono stati rifinanziati – e continuanao ad esserlo – dai governi con migliaia di miliardi prestati a tasso zero. O come è accaduto nei mesi scorsi alla Bce di Draghi, all'1%, per poi essere "rivenduti" agli stessi stati (in virtù della ligittimazione gratuita e vergognosa offerta dall'Ue con l'art. 123 del Trattato di Lisbona) e ai privati al tasso del 6%. Con guadagni netti del 5% e senza battere ciglio: trovandosi ad avere come "clienti" (grazie all'Ue) sia privati e imprese, che – evidentemente – gli stessi  stati: ingiustamente privati della propria sovranità monetaria, e costretti ad acquistare ad interessi da usura il loro stesso denaro da "banche private".  

     La storia si ripete anche in Europa – Stesso copione  

    Ciò, in continuazione della più colossale truffa globale mai orchestrata dalla speculazione finanziaria e dalle sue pedine strategiche pescate qua e la in prestigiose università occidentali d'impostazione neo-liberista. Gli stessi attori speculativi  che – una volta rifinanziate le care banche con migliaia di miliardi dagli stessi governi, per l'intermezzo di Federal Reserve e Bce – adesso attaccano gli stessi stati finanziatori e "sovrani" (ed in particolare Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda: quelli cioè da sempre avversi al neo-liberismo ed al mercatismo)  colpendoli con l'arma del rating e dello spread, con assurdi aiuti targati Troika (Fmi, Ue e Bce); con lo smantellamento dello stato sociale e con privatizzazioni selvagge. Vedi ricetta Reagan negli Usa degli anni Ottanta: tristemente nota come Reaganomics. In quegli anni Ronald Reagan e il suo gabinetto di massoni, provocarono di fatto lo spostamento della ricchezza reale degli Usa nelle mani di una mera élite di noti personaggi. l'80% della ricchezza degli States finì nelle mani del 1% della popolazione. Esattamente ciò che sta accadendo oggi nell'Eurozona ed in Italia. Cambiano i nomi, ma le dinamiche sono le stesse: ingenerare crisi per ottenere potere e profitti illimitati: delegittimando la democrazia e la sovranità di 500 milioni di europei.

       Azioni anti-truffa: Cosa fare nel concreto   

    Per ovviare a questa "crisi-truffaldina", in effetti, basterebbe relativamente poco: 1) un semplicissimo provvedimento dell'Ue tendente a delegittimare le incriminate e colluse agenzie di rating, sollevandole dalla possibilità di giudicare gli stati (ma Barroso in questo nei mesi scorsi non ha reputato opportuno prendere provvedimenti e mandare avanti, in Commissione, il "Pacchetto Barnier" anti-rating: ma guarda un pò che combinazione!); 2) rinazionalizzare le Banche Centrali; 3)  bandire paradisi fiscali, operazioni off-shore ed operazioni in derivati. Ma ciò non sembra interessare né al nostro professor Monti, né ad Obama, né ai vari Draghi, Barroso, Merkel e Van Rompuy. L'importante – si sa – è continuare ad impoverire gli Europei (per ora del Sud, poi evidentemente anche del Centro e del Nord) e continuare a raccontare grossolane balle in tv, reggerendo il moccolo al sistema del male.

       Letargo Mortale?  – E' tempo di Svegliare le Coscienze   

    Ciò almeno fino a quando l'ultimo spicciolo non sarà versato nelle tasche degli speculatori. Ciò almeno finchè esisteranno disoccupati e pensionati che vagheranno nell'oblio dell'ignoranza e della disinformazione; fino a quando giovani disoccupati continueranno a far finta di niente (a vivere e vegetare, spesso e volentieri, in stato di perenne mesturbazione mentale davanti alla tv; cercando inutili svaghi  ludici su facebook o alla play-station, o nelle chiassose sale di una discoteca: tutti strumenti utili, ma che possono diventare, sempre più, sottili e deleterie armi di "distrazione" di massa)  a non occuparsi seriamente del problema (parlandone con amici e colleghi) e a demandare a personaggi impresentabili le loro istanze di giustizia, nonché la risoluzione dei propri problemi economici e lavorativi. Ciò, almeno, fino a quanto l'Italia non sarà ridotta come la Grecia e fino a quando i nostri cari politicanti di Montecitorio non siano spazzati via da un nuovo orgoglio elettorale. Fino ad allora dovremo continuare ad ascoltare ed a sorbirci la nostra razione quotidiana di falsità ed imbarazzanti dichiarazioni dai salotti di Bruno Vespa, sulle frequenze di Radio24 (sotto l'egida del privatizzatore neo-liberal Oscar Giannino: tra i migliori sponsor viventi dell'Istituto Bruno Leoni); così come dai tg di Sky, Rai, La7 e Canale 5 e dalle colonne dei principali quotidiani italiani.  Palma d'oro (in negativo) sentiamo di assegnarla simbolicamente al "Corriere delle Banche", a "La Repubblica" (delle banane) e all'Avvenire, di un contraddittorio Marco Tarquinio: finora dimostratosi – non ce ne voglia – ossequioso e devoto scrivano nelle mani del sistema bancario, sempre pronto ad accodarsi ad un'unica e disinformativa linea mediatica dominante, ed a ratificarla. Ma non doveva rappresentare le istanze di giustizia dell'intellighenzia cattolica? Bella domanda! Meno male che a controbilanciare questo vuoto c'è Benedetto XVI, che nelle scorse ore da Milano, è tornato a tuonare contro il predominio del mercato e delle sue logiche utilitaristiche, a discapito della famiglia: sempre più abbandonata a se stessa ed alla "crisi", in una società atea, mercatista, consumistica, senza valori e senza Dio. Ma la storia non può fermarsi, e solo questione di mesi: d'altra parte il bel tempo è arrivato, e forse potrebbe darsi che gli Italiani – a ridosso dell'estate 2012 – finalmente decidano di svegliarsi da questo mortale letargo. Malgrado tutto!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)