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  • Italia – La scure del Rating sul Gruppo Fiat, ma anche Berlino suona l’Allarme Rosso

    Italia – La scure del Rating sul Gruppo Fiat, ma anche Berlino suona l’Allarme Rosso

    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012

    – di Vincenzo Folino –

    Unione europea / Eurozona / Italia / Germania / Der Spiegel / Agenzie di rating / Declassamenti Fiat / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Attacco all'Italia / Christine Lagarde / Fondo Monetario Internazionale / Fmi / Europa / Sergio Marchionne / Fiat / Commissione europea / Accordi di libero scambio / Livello pre crisi / Giappone / Corea / Crisi dell'auto / Ripresa dell'auto nel 2018 / Panorama / Michele Boldrin / Ester Faia / Dante Roscini / Acea / Associazione dei Costruttori Europei / Harvard University / Reaganomics / Ronald Reagan / Concentrazionin industriali / Licenziamenti / Spese di Natale / Regali di Natale / Confindustria / Fiom / Sindacati  

    Italia – La scure del Rating sul Gruppo Fiat

    Da Bruxelles, Marchionne punta il dito sull'Ue

    Recessione settore auto – Ora anche Berlino suona

    l'allarme. L'achtung del "Der Spiegel"

    Bruxelles, Roma, Torino, Berlino – In questi giorni si è tornato a parlare di rating, e di questi tempi si sà, nessuno vorrebbe essere oggetto delle "sue" attenzioni. Ne sa qualcosa  l'Ad Fiat, Sergio Marchionne, che c'ha dovuto fare nuovamente i conti  lo scorso 10 ottobre, quando Moody's ha abbassato il rating di Fiat da Ba2 a Ba3, con outlook negativo, ed ha anche minacciato ulteriori tagli: sulla "bocciatura" graverebbero il calo della domanda di auto italiane e l'aumento della concorrenza in Brasile. Ma l'Ad Fiat non si è mostrato affatto sorpreso, e parlando a Bruxelles nelle veste di presidente di Acea (Associazione dei Costruttori Europei) ha definito "la valutazione di Moody's comprensibile rispetto alle difficoltà del mercato italiano", ma ha subito puntualizzato che ciò "non riflette la solidità finanziaria del gruppo".

     Il monito di Marchionne contro il liberista Barroso e l'Ue 

    Al contrario Marchionne ha puntato il dito contro l'Unione europea che, a suo avviso, deve "smetterla di firmare accordi di libero scambio" (pensiamo a quelli siglati con la Corea del Sud e da siglare col Giappone), e ha poi continuato sostenendo che bisogna evitare che ogni paese si muova da solo, e che al contrario occorre "un'azione coordinata a livello dell'Ue per ristrutturare il settore". Il panorama, comunque, resta desolante, visto che l'altra celeberrima (e plurindagata) agenzia, S&P, stima che la vendita di nuove auto nell'Ue non tornerà ai livelli pre-crisi prima del 2018.

     Ripresa – Il balletto dei numeri del mercato auto 

    E così, mentre Marchionne ammette di vedere nero anche per il 2013, sale pure la tensione negli stabilimenti italiani del gruppo, ormai quasi privi di prospettive per il futuro (la prossima settimana è previsto il faccia a faccia tra Marchionne e i sindacati, Fiom esclusa). Ma se, come abbiamo detto, nessuno vuole essere oggetto delle attenzioni del rating, l'atteggiamento cambia nei riguardi di parole come "crescita" o "ripresa". Basti pensare semplicemente all'innegabile "eccesso di fiducia" con cui il ministero dell'Economia prevede, per il periodo 2014-2015 una crescita rispettivamente del +1,1 e +1,3%. Ed allora via con il toto-ripresa: il governo la stima nel primo trimeste 2013, l'Fmi di Christine Lagarde forse nel 2014;  Confindustria (un pò più pessimista) solo nel 2015.

     Il "momento opportuno" 

    Ma ad essere pessimisti sono comprensibilmente in tanti. Solo il governo italiano, i "sapienti tecnici" continuano a buttare fumo negli occhi dei cittadini. E pensare che Mario Monti, come qualcuno dei nostri lettori ricorderà, parlavo impropriamente di crescita e di "uscita dal tunnel" già fin dalla scorsa primavera a Pechino. Ma si sà, i tecnici non pagheranno per alcun tipo di menzogna. Perchè? Semplice, nessuno li ha mai eletti! Al momento opportuno, quando gli ultimi saldi saranno finiti (magari Eni, Enel, Finmeccanica e la stessa Fiat) e la ricchezza nazionale spoliata per sempre (il lavoro di intere generazioni di Italiani) basterà salutare, ringraziare e sbattere il portone di Palazzo Chigi. Un giochetto semplicissimo, specie se si può cntarre sul pieno appoggio dei media di bandiera (ribattezzato da "Qui Europa" con l'espressione "media di regime" da quasi un anno a questa parte) e dei carrozzoni politici: vedi PD, PDL e UDC tra tutti.

     Recessione – L'allerta di Panorama e del mondo accademico 

    Giusto per fare un esempio "Panorama" ha riportato il parere a riguardo di tre importanti professori di economia, operanti in illustri università internazionali: secondo, ad esempio, Michele Boldrin, già il solo "fermarsi" – fermare la spirale recessiva – nel 2014 sarebbe una ripresa; un'altra economista, Ester Faia,  si domanda invece se troppo ottimismo non finisca per essere dannoso, rallentando le riforme; ed infine Dante Roscini, secondo il quale "una vera ripresa in Europa e in Italia non arriverà nel 2013 e con buona probabilità neanche nel 2014".

     Sotto gli occhi di tutti, anche dei tedeschi 

    Ma di certo non bisogna insegnare alla Harvard University per condividere queste tesi. Basta analizzare – per chi capisce, anche un pizzico, di economia – i fondamentali del nostro assetto economico oggi: una recessione galoppante che per contro non conosce prospettive di investimento. E senza investimenti produttivi, si sà, il moltiplicatpore economico non può funzionare, ed all'orizzonte non si possono che presagire nuovi licenziamenti per migliaia di dipendenti. D'altra parte l'allarme rosso sta salendo anche in Germania, anche nei ricchi e floridi land, dove finora la crisi è stata davvero poco avvertita, anche se i fantasmi della decrescita aleggiano sul plumbeo cielo di Berlino da mesi. Senza la domanda interna sostenuta da paesi come l'Italia, infatti, la stessa produzione delle industrie tedesche non può che scemare, fino ad annullarsi. Terreno fertile, anzi fertilissimo, per la speculazione delle grandi lobby industriali e bancarie, (specie statunitensi ed asiatiche) che in tal modo potranno fare spese grosse – acquisti di Natale – a prezzi da super saldi. Ciò che si chiama concentrazione della ricchezza nelle mani di una mera élite. Un pò cio che avvenne negli anni Ottanta negli Usa con la distruttiva Reaganomics di Ronald Reagan, ma innalzato alla massima potenza. Pertanto, visto questo comprensibile scetticismo, non stupisce affatto se addirittura in Germania, il perno industriale del Continente, il settimanale "Der Spiegel" titoli: "Achtung Inflation!" 

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Giovedì, Settembre 20th/ 2012 – di Federica Santoro e Sergio Basile  – Italia / Le sparate del Cavaliere / Roma / Eurozona / Germania / Angela Merkel / BCE / Silvio Berlusconi / Calo di consensi / Critiche governo Monti / Fiscal compact / Imu / Grillo / Movimento 5 Stelle / Francesco Storace / […]

    Strasburgo: Bocciato tra i “fischi” il Regolamento Antisciopero di Barroso & Co

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    Sabato, Settembre 15th/ 2012 – Sergio Basile –  Parlamento europeo / Commissione europea / Strasburgo / Plenaria / Andor / Barroso / Sciopero / Diritto allo sciopero /  Limitazione del diritto allo sciopero / Parlamenti Nazionali / Italia / Mario Monti / Casta italiana / Articolo 18 / Statuto dei Lavoratori  Strasburgo: Bocciato tra i […]

    No Jobs For Europe

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    Martedì, Settembre 11th/ 2012 – di Mario Luongo – Bruxelles / Roma / Conferenza Jobs for Europe / Pacchetto occupazione / Risultati Semestre Europeo 2012 / Mercato del lavoro in Europa / Ocse / Disoccupazione / Povertà ed esclusione sociale / Josè Manuel Barroso / Herman Van Rompuy / Christopher Pissarides / Riforma Fornero / […]

    Monti-Napolitano: Italia sulla Buona Strada. Il Nostro Consiglio: Dimettetevi!

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    Lunedì, Settembre 10th/  2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile – Italia / Roma / Bari / Cernobbio / Palazzo Chigi / Intervento / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Fiera del Levante / Golpe / Colpo di stato Speculazione / Rovina dell'Italia / / Crescita / Menzogne / Recessione / Disoccupazione / Accise statali […]

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    Martedì, Settembre 4th/ 2012  – di Sergio Basile e Vincenzo Folino –  Ue / Bce / Berlino / Roma / Bruxelles / Angela Merkel / Mario Draghi / Mario Monti / Finlandia / Unione Bancaria / Esm / Scudo Anti-Spread / Acquisto titoli di Stato /  Covered Bond / Rating / Moody's / Lehman Brothers / Kere […]

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    Lunedì, Settembre 3rd/ 2012  – L'Editoriale del Lunedì –  Ue / Francia / Francoise Hollande / Consiglio Ue / MES / Tour Eiffel / Calo di popolarità / Austerity / Le Figaro / Ipsos / Crisi Eurozona / Nicolas Sarkozy / Bohémienne / Parigi / Eliseo / Los Angeles Times / Merkozy / Angela Merkel […]

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    Venerdì, Agosto 31th/ 2012 – di Sergio Basile – Europa / Unione europea / Eurozona / Euro / Hans Magnus Enzensberger / L'Espresso / Romano Prodi / Mario Monti / Mario Draghi / Angela Merkel / Signorotti / Padroni dell'Europa / Neo-colonialismo / Imperialismo Usa / Adolf Hitler / Barack Obama / Ronald Reagan / […]

    La “Banda Monti” e lo stupro dell’Italia: un crimine contro l’umanità – Bianconi insorge

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    Lunedì, Agosto 13th/ 2012  – di Sergio Basile – Italia / Iperliberismo / Mario Monti / Svendita del Paese / Patrimonio Pubblico Nazionale / Maurizio Bianconi / Angelino Alfano / Ronald Reagan / Reaganomics / Castelli / Speculazione / Banche / Goldman Sachs / Setta / Pensionati / Palazzi nobiliari italiani / Fronte comune / […]

    Media, Propaganda & Co: Non esiste alcuna Ricetta della casta per salvare l’Italia

    Media, Propaganda & Co: Non esiste alcuna Ricetta della casta per salvare l’Italia

     Giovedì, Agosto 9th/  2012  – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta – Crisi / Debito pubblico / Roma / Bruxelles / Berlino / Londra / Referendum anti Ue / Washington / Unione Europea / Germania / Regno Unito / Italia / Corriere della Sera / Giuliano Amato / Franco Bassanini / Costituzione tedesca / Mes […]

    Monti e Draghi: Orecchie da Mercante e Assurde Menzogne

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    Domenica, Luglio 5th/ 2012 – di Sergio Basile – Italia / Roma / Francoforte / Crisi Eurozona / Spending Review / Europa / Propaganda imperislistica / Austerity / Mercati / Mario monti / Mario Draghi / Tagli lineari / BCE / Lettera / Berlusconi / Bersani / Casini / Rutelli / Vendola / Montezemolo / […]

    Terzi-Monti, doppiopesismo cronico in salsa neo-liberal

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    Sabato, Maggio 5th/ 2012 – Di Sergio Basile – Italia / Crisi Ue / Ministro degli Esteri / Giulio Terzi / Diritti / Democrazia / Soprusi / Dittatura / Libertà / Compressione delle libertà umane / Famiglia / infanzia / Ruolo della donna / Minoranze etniche / esodati / Precarietà / Ruolo di madre / […]

    Crisi – Le colpe dei “profeti” del Liberismo

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    Mercoledì, Aprile 18th / 2012 – EDITORIALE di Franco de Domenico e Sergio Basile – Europa / Spd / Sigmar Gabriel / Liberismo / Liberalismo / Austerità / John Locke / Oscar Giannino / Bruno Leoni / Ibl  / Gaetano Mosca / Giovanni Agnelli / Luigi Einaudi / Bruno Leoni /  Mario Pannunzio / Giovanni Malagodi […]

     

  • Grecia – Syriza “festeggia”: +700% rispetto al 2009

    Grecia – Syriza “festeggia”: +700% rispetto al 2009

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Eurozona / Grecia / Italia / Germania / Spagna / Economia / Banche e finanza / Strategie / Accentramento Ue / Contro informazione / Proposte / Qui Europa / Syryza / Nuova Democrazia / Pasok / Alexis Tsipras / Paolo Ferrero / Summit Loc Cabos / G20 / Angela Merkel / Mario Monti / Speculazione / Euro  / Sergio Basile / Europa / Terremoto elettorale / + 700% per il partito antieuropeista Syriza 

    Eurozona – Grecia: Syriza "festeggia la sconfitta"

    Il Terremoto anti Troika è all'inizio

    Malgrado la sconfitta di misura, l'Ue è stata avvisata:

    i Greci non tollereranno più ingerenze di

    Tecnocrati e Troika

    Terremoto Syriza: +700% dei voti rispetto al 2009

    Le principali letture sul futuro dell'Eurozona dopo il voto

    greco nell'analisi di "Qui Europa"

    Grecia – Boom di voti per gli Euroscettici di Syriza – Alexis Tsipras festeggia la sconfitta di misura e lancia un chiaro Messaggio all’Ue dei Tecnocrati e del Rigore

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Atene, Berlino, Bruxelles – Le ultime elezioni in Grecia hanno dato i loro verdetti, e –  malgrado la vittoria di misura degli europeisti di "Nuova Democrazia": il contestatissimo partito "pro-euro"che negli ultimi anni è stato il co-artefice del disastro greco – hanno posto la parola fine ad un deleterio bipartitismo, aprendo inoltre una nuova sfida verso i difensori dei tagli fiscali, e del rigore di bilancio imposto dall'Unione europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale (cioè dalla cosiddetta Troika) alla vessata popolazione ellenica. Greci che, malgrado tutto – e malgrado la diffusa e battente propaganda "pro-euro" degli organi di stampa filo-governativi – ha portato la sinistra di Syryza, con a capo il suo giovane leader Alexis Tsipras, ad uno storico risultato, facendola balzare prepotentemente dal 4,6% del 2009 al 26,89%. Cioè ad un +700%  di voti in soli 4 anni. Comunque un successo di straordinarie proporzioni verso il quale Barroso e la Commissione europea, come gli stessi leader del Consiglio europeo (il gruppo dei 27 primi ministri dei Paesi ue) non potranno dimostrare indifferenza, bendandosi gli occhi. Ma il risultato più eclatante è che ND e PASOK, nonostante tutto, non siano riusciti ad ottenere la maggioranza in Parlamento, portando soli 149 deputati nell'assemblea di Atene. Ciò, in parole povere, equivale a dire che tali partiti non potranno più chiedere ai Greci di sottostare alle sanguinose misure imposte dall'Europa e dalla Merkel: essi non potranno di certo porsi con disinvoltura contro la volontà della maggioranza del popolo greco. Ciò, dunque, pur essendo stato il partito conservatore "Nuova Democrazia" (ND) quello più votato: perdendo comunque una marea di voti in favore di Syriza, e conquistando il solo 18,9% del totale dei consensi. 

      Lo choccante crollo dei partiti europeisti  
     
    Obiettivamente, dunque, possiamo parlare di una sostanziale disfatta dei tradizionali partiti di maggioranza: entrambi (ND e Pasok) hanno, infatti,  perso oltre al 45% dei voti sulle elezioni del 2009. Malgrado non si sia attestato quale primo partito ellenico, dunque, il grande vincitore morale del voto in Grecia è stato il partito Syriza che – lasciando un pò di amaro in bocca in quanti lo volevano in cima all'Olimpo da subito –  ha comunque superato tutte le aspettative, attenstandosi di misura – appena il 2% – dietro Nuova Democrazia. Per capire i contorni della vittoria è come se in Italia il "Movimento 5 Stelle" di Beppe Grillo risultasse d'improvviso la seconda forza politica del Paese, attestandosi "di una cucitura" appena dietro il Pdl o il Pd: malgrado le imparagonabili forze mediatiche e finanziarie messe in campo nella campagna elettorale.  Un altro partito di sinistra – in questo caso della sinistra riformista – lontano da  Syriza, ad ottenere un buon risultato (con il 6% dei voti) è stato quello di "Sinistra Democática": una coalizione per la prima volta in gara alle elezioni legislative. Tuttavia, secondo gran parte della stampa ellenica, essi potrebbero disturbare l'azione "rivoluzionaria" e "rinnovatrice" di Syryza, spalleggiando Pasok e Nuova Democrazia, nella formazione di un ipotetico governo di "unità nazionale": evidentemente assoggettato al volere dell'Ue e della Troika. Da non sottovalutare, comunque, neanche il 7% conquistato dal partito neonazista "Alba Dorata".
     
      Il voto greco per la stampa italiana, Monti e Ferrero  
     
    In Italia il crollo dei partiti europeisti nella vicina Grecia, non ha comunque trovato molto spazio nella stampa e nei Tg nazionali di bandiera: tutti protesi a lodare la vittoria (risicatissima e caratterizzata da una sensibilissima emorragia di consensi) degli europeisti di "Nuova Democrazia". Tra i più "soddisfatti" – a suo modo – il professor Mario Monti, che ha espresso il suo – pur contenuto apprezzamento – da Los Cabos: dove si trova in occasione del G20 messicano. Sulle rive opposte – quelle del Tevere – ha festeggiato la "sconfitta" di Syryza Paolo Ferrero (segretario nazionale di Rifondazione Comunista) che nella giornata di ieri – dalle colonne del manifesto – ha dichiarato che "il voto greco testimonia che le politiche neoliberiste dell'Ue sono inaccettabili per i popoli e che, dunque, devono essere cambiate".
     
      La vittoriosa battaglia dei Greci contro gli "invasori della Troika"  
     
    In sintesi, dunque, possiamo dire in tutta onestà che quello di Domenica è stato un gran giorno per il popolo greco, un giorno di grande orgoglio e voglia di rivincita, economica e sociale. L'apertura di una nuova ed inusuale stagione politica che – a quanto pare – non farà alcun sconto alle ingerenze ed alle politiche di austerity dell'Europa, grazie a quei 71 deputati conquistati dalla chiara linea "euroscettica" di Tsipras. Ma soprattutto – nonostante la risicata e relativa vittoria di Nuova Democrazia – una giornata disastrosa ed allarmante per i piani neoliberisti della Troika, in Grecia, come nell'intera Eurozona, causando una potente eco. Un impressionante terremoto cui epicentro è stato Atene, ma che è stato avvertito ovunque, da Berino a Bruxelles, da Parigi a Roma e perfino oltreoceano, a Los Cabos (al G20 del Messico) e a Washington (alla Casa Bianca). Questa è infondo una appassionata e tragica lotta contro il tempo del popolo greco per l'affermazione dei diritti umani contro gli dei della Troika.  Ma è una battaglia che lascia ben sperare sul buon esito della  vittoria finale nella guerra tra mercati e popoli, tra anarco-capitalismo e neo-liberismo e pensionati, giovani, lavoratori, pmi e famiglie. Per il momento i dei dell'Olimpo devono aspettare ancora un pò, ma il crollo degli dei invasori è solo questione di tempo, forse mesi. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Spagna  – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Spagna – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Lunedì, Giugno 11th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Parlamento europeo / Mario Borghezio / Mara Bizzotto / Spagna / Ucraina / Polonia / Euro 2012 / Sistema bancario europeo / Banche / Commissione europea / Finanziamento ai clubs iberici / Finanziamenti miliardari / Debiti miliardari / Paradossi / Euforia per Euro 2012 / Aiuti alle banche spagnole / Troika / Italia / Giorgio napolitano / Mario Monti  / Manuel Barroso / Banche in crisi / Calcio a Debito / Barcellona / Real madrid / Lionel Messi / Cristiano Ronaldo / José Mourinho  / Calcio spagnolo / Clubs indebitati per 5 miliardi di euro / Sergio Basile / Qui Europa / Europa  / Pay-tv / Felicità / Politiche neoliberiste / casta bancaria / Tecnocrati non eletti / Surrogato di felicità / Julya Timoshenko / Mattanza cani randagi in ucraina / Danzica / Europei di calcio 

    Spagna  – Quell'iniquo rapporto tra "Banche

    in crisi" e "Calcio a debito"

    La denuncia dei deputati europei  Borghezio e Bizzotto

    sulle gravi contraddizioni del sistema bancario 

    Banche in crisi e stipendi milionari agli dei del calcio iberico.

    Intanto gli Spagnoli tirano la cinghia, mentre Barroso regala

    miliardi di euro alle "povere banche" 

    Spagna – Banche in Pseudo-Crisi e Calcio a Debito

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles, Madrid, Danzica – In tutta Europa è salita la febbre per Euro 2012 e, malgrado la crisi, non mancano gli spettatori, accorsi numerosi da tutto il Continente. Così accade che mentre Italia e Spagna, a Danzica, concludono sull'1 a 1 il loro attesissimo match d'esordio – offrendo tutto sommato una buona prestazione –  in tribuna d'onore spicca la presenza del Capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano. Un Presidente della Repubblica attento e divertito, che a fine partita non ha perso occasione per lanciarsi in funanbolici quanto – consentiteci – fuori luogo, commenti stampa su improbabili quanto forzate connessioni tra "vittorie calcistiche" e "vittorie sulla crisi economica" di Spagnoli e Italiani: dimenticando che le prime si ottengono sul campo, in 90 minuti; mentre le seconde si "sistemerebbero facilmente" se il suo carissimo amico Mario Monti, le sue carissime banche – a dirigere i giochi in cabina di regia – e le istituzioni europee – con "Commissione Barroso" in testa – si decidessero a rinsavire ed a staccare la spina alla speculazione.

      La denuncia di Borghezio e Bizzotto  

    Allora, tanto per restare in tema di banche e calcio, ci sembra opportuno ragionare sulla moralità e sullo spirito etico che anima i "presunti salvataggi" degli istituti di credito (vedi ultimo caso dell'iberica Bankia) proponendo all'attenzione dei nostri lettori la dura e gravissima denuncia piovuta nei giorni scorsi, da Bruxelles, per bocca degli eurodeputati Mario Borghezio e Mara Bizzotto. Secondo i due europarlamentari italiani "La Commissione europea attraverso il salvataggio delle banche spagnole sta favorendo anche i prestiti bancari a tasso agevolato alla Liga di calcio iberica''. La scottante indiscrezione è stata ufficializzata tramite due interrogazioni parlamentari indirizzate alla stessa Commissione di Barroso, ed è stata rafforzata da una domanda molto scomoda e pungente. I deputati hanno infatti chiesto a Barroso per quanto tempo ancora l'esecutivo (ricordiamo: non eletto ma semplicemente "nominato") da lui presieduto abbia intenzione di "andare avanti su questa strada"; cioè abbia intenzione di "continuare a regalare miliardi di euro alle povere banche". Un bel sasso nelle scarpe di un Manuel José Barroso certamente in grande imbarazzo, per una domanda che evidentemente neanche il professionale Marzullo, dal suo salotto notturno, avrebbe osato fare.

      Spagna – Dietro al regale mantello del "dio-calcio"  

    Ma lo sfogo di Borghezio non si è limitato a puntualizzare tale anomalia. Il deputato del carroccio ha osato porre il dito in una piaga ancor più grossa e profonda di quel che si potrebbe immaginare. Egli ha sottolineato come i soldi sottratti al circuito economico europeo – e quindi agli stessi contribuenti – stiano finendo per nutrire anche il dorato mondo del calcio, del "dio-calcio". In effetti il debito per la prima e seconda divisione spagnola è oggi piuttosto cospicuo: esso  si aggira sui circa 5 miliardi di euro. Una cifra  impressionante che potrebbe bastare da sola a salvare dal baratro qualche stato africano; o meglio qualche stato dell'Eurozona tra cui la stessa Grecia, o i poveri disoccupati di Spagna ed Italia, oggi costretti – gioco forza –  a rinunciare a "farsi una famiglia" e ad accantonare gran parte dei propri sogni di una vita. Un debito equivalente – secondo la lucida e puntuale analisi di Mario Borghezio – a qualcosa come "mezzo punto del deficit statale della Spagna". Ma la nota davvero stonata e che – ad esempio – una squadra blasonata e osannata a livello planetario come il Barcellona dei record si sia rivolta – tra il sostanziale silenzio dei media – al prestito bancario iberico per sostenere la propria faraonica  campagna acquisti nel comtempo in cui la stampa internazionale – d'altro canto – diffondeva su tv e giornali la notizia che, grazie al sostegno "delle banche"  – oggi, "d'improvviso in difficoltà" (???), o "presunte tali" –  i "grandi" clubs spagnoli potevano permettersi di stipendiare con compensi megagalattici "indiscusse prime donne" del calcio mondiale come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo; nonché allenatori come Mourinho, a 10 milioni di euro l'anno.

      L'euforia dei dissennati  

    Situazione paradossale che dovrebbe indurci tutti a riflettere di più sugli eccessi e le gravissime iniquità di un sistema che finisce – più o meno indirettamente – per ripercuotersi senza pietà alcuna sulle nostre vite e sui nostri portafogli, giorno per giorno, nel silenzio e tra l'euforia di chi non riesce a vedere al di là del proprio naso, magari godendo come – consentiteci – un completo dissennato della sua condizione di avvilente schiavitù e subalternanza. Un nostro lettore, l'altro ieri ci ha criticato per aver pubblicato un articolo che condannava e poneva in parallelo l'euforia degli Europei di calcio con una serie di abusi perpetrati dai responsabili politici dei paesi organizzatori ai danni dei diritti di uomini ed animali. In una costruttiva mail di risposta, abbiamo obiettato affermando che dinnanzi al "dio-calcio" esisterà pure qualcosa di più importante, come il rispetto della dignità umana e dei diritti.

      Un'occasione per ripeterci  

    Cogliamo dunque l'occasione per ripeterci volentieri in questa sede, ribadendo con forza che troviamo immorale e stupido sostenere i nostri beniamini in maniera unilaterale e cieca, chiudendo gli occhi – ad esempio – sul vergognoso fenomeno dell'incremento incontrollato del mercato della prostituzione in Ucraina e Polonia – e della contestuale diffusione di casi di aids – che ruota intorno al dorato e colorato palcoscenico degli europei di calcio 2012; come troviamo altrattanto deplorevole parlare di calcio in maniera univoca senza sensibilizzare l'opinione pubblica sulle torture subite dal leader Yulja Timoshenko o dalla spietata mattanza perpetrata dalle autorità governative ai danni di migliaia di indifesi cani (a due mesi dall'avvio del Campionato europeo).

      Le Povere banche in "crisi" e la Crisi delle "povere banche"  

    Allora, pur amando le straordinarie gesta agonistiche di campioni come Messi e Ronaldo, non possiamo non criticare apertamente il fatto che i debiti dei grandi clubs del calcio iberico – ribadiamo, 5 miliardi di euro, ad oggi – e le elargizioni facili delle "banche in crisi" (fatte pesare sull'economia europea) siano realmente uno schiaffo vergognoso alle vittime vere di questa "crisi" (indotta e pilotata dai mercati, dalle stesse caste bancarie, dalla tecnocrazia di Bruxelles e dai profeti del neo-liberismo). Ma ancor più vergognoso è l'atteggiamento della Commissione europea che permette questo. Un  qualcosa di  inconcepibile e – concordando a pieno con Borghezio e Bizzotto – di "insostenibile". Ovvero una situazione non più tollerabile per istituti di credito oggi sedicenti in "crisi", ma che "fino a poco tempo fa elargivano a piene mani  prestiti milionari a Real Madrid, Barcellona o Valencia'', chiedendo altresì agli stessi Spagnoli di stringere la cinghia, sacrificarsi all'inverosimile e rinunciare al proprio lavoro ed alla propria felicità. Ma che importa! Tanto già da domani   qualcuno ricomincerà – con il suo bel abbonamento in pay-tv – a "consolarsi" ( in uno straordinario surrogato di felicità ) davanti ad una bella partita di calcio, e magari proprio con un darby "Real – Barcellona ". A proposito: pare che presto ad arbitrare sarà la stessa Troika, della triade Barroso, Van Rompuy, Lagarde! Buona visione!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Evasione fiscale: Contraddizioni Ue

    Evasione fiscale: Contraddizioni Ue

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    –  di Silvia Laporta –

    Unione europea / Italia / Lussemburgo / Roma / Corte europea / Corte di Cassazione / Abuso del diritto / Governo Monti / Disegno di loegge delega / Riforma fiscale / Art. 6 / contraddizione con la giurisprudenza della cassazione / Evasione / Multinazionali / grandi aziende / Legge di comodo 

    Evasione fiscale: le grandi contraddizioni

    dell’Unione europea

    Il curioso contrasto all'abuso di diritto nell'Ue 

    Evasione Fiscale – Contraddizioni dell’Ue

    Roma, Lussemburgo – Una situazione di evasione fiscale preoccupante, da definire patologica in Italia, ma non solo. La Corte di Cassazione, negli ultimi anni, ha elaborato  la figura “dell’abuso del diritto”, quale strumento di contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva , soprattutto a opera delle grandi imprese. Ciò implica che, un’operazione  può essere disconosciuta dal fisco quando non siano riconosciute serie e determinanti ragioni economiche diverse dal risparmio d’imposta. La lotta contro l’evasione fiscale e l’individuazione di strumenti idonei per bloccare questa “piaga” sono oggi, come noto, delle prerogative degli organi comunitari. In questa prospettiva si pone il disegno di legge-delega dell’attuale governo sulla riforma fiscale.  L’articolo 6, in particolare, contiene delle disposizioni che vanno in contraddizione con i principi affermati dalla giurisprudenza.

      Contraddizioni della Corte europea  

    Le contraddizioni della Corte di Lussemburgo sono evidenti: da un lato, questa chiede all’Italia di combattere l’evasione fiscale, dall’altro, all’occorrenza, accantona le proprie prerogative legittimando e favorendo implicitamente condoni per le tasse di competenza interna. Ciò traspare da diversi avvenimenti. Il 29 marzo 2012, ad esempio: nella causa tra l'Agenzia delle Entrate e la società 3M Italia, alla quale veniva richiesto il pagamento di svariate decine di milioni di euro. Ma anche nel 2010, quando la causa era pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, veniva emanato il decreto-legge n. 40, il cui art. 3 consentiva la chiusura di moltissime liti col fisco mediante il pagamento di una somma pari al 5% del totale preteso dall'amministrazione finanziaria. La Cassazione – nel suddetto ultimo episodio – si era rivolta alla Corte di Lussemburgo per chiedere se una rinuncia quasi  totale all'imposizione fiscale potesse essere  compatibile coi principi enunciati nell'ordinamento comunitario.

      Il contrasto all'abuso di diritto negli stati Ue  

    La Corte di Giustizia rispose però che per le imposte nelle quali la competenza è attribuita agli Stati membri (e cioè, le imposte dirette, a differenza dell'Iva: che come noto è indiretta e sui consumi) non esiste alcuna norma o principio dell'ordinamento comunitario i quali impongano agli Stati membri di adottare misure di contrasto all'abuso del diritto in materia fiscale. Questo, in parole povere, vuol dire che gli Stati membri dell'Unione, sono liberi anche di non combattere l’evasione fiscale. L’applicazione di questo “condono”, in pratica, porterà a perdite considerevoli nelle entrate fiscali. Perdite cospicue soprattutto se collegate a fatturati miliardari e milionari di grosse aziende e multinazionali, ovviamente. Insomma una lotta all’evasione fiscale di “comodo”. Magari da far pagare soltanto agli imprenditori onesti, esonerando ovviamente quelli che davvero se lo meriterebbero.

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Unione europea / Eurozona / Economia / Finzanza / Instabilità dell'Eurozona / Intervista a Paul Krugman / Banca Finanza / Premio Nobel per l'economia / Politiche di austerity / 6 pericoli immediati per l'Europa / Cecità dei leader europei / Consiglio europeo / Fiscal compact / Debito pubblico / Debito privato delle imprese italiane / Giappone / Italia / Debito e crescita / Strade separate / Controinformazione / Qui Europa / Silvia Laporta 

    Paul Krugman e la fine dell'euro

    Da "Banca Finanza" il Nobel lo dà per spacciato

    La Riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – “I leader europei sono decisi a portare il continente al suicidio. Invece di ammettere che si sono sbagliati sembrano decisi a buttare la loro economia e la loro società giù da un burrone. Un tempo i medici credevano che cavar sangue servisse a purgare il corpo dagli umori maligni: molti  responsabili di politica economica la pensano ancora così”. Le parole di Krugman, premio Nobel 2008 per l’economia, si caratterizzano sempre per la loro caratteristica di essere estremamente catastrofiche, quando si parla della situazione europea e delle manovre di austerità, da egli sempre criticate. Purtroppo però, Krugman descrive in una intervista apparsa sulle colonne di "Banca Finanza", solo la realtà.

      I pericoli immediati dell'Europa  

    Nel suo editoriale NYT dello scorso 19 Maggio – ripreso anche oggi da "Banca Finanza", il “guru dell’economia”, ha descritto la sua visione personale della crisi europea. Innanzi tutto, per il Nobel, sarebbero ben sei le fonti di pericolo: 1) la Grecia uscirà dall’euro molto probabilmente il prossimo mese; 2) Ci saranno prelievi enormi da banche italiane e spagnole, per essere trasferiti nelle banche della Germania; 3) Potrebbero seguire controlli con il veto per le banche di trasferire depositi fuori dal paese, e limiti ai prelievi cash; 4) Si nuove strette al credito Bce, pur di tirar fuori le banche dal collasso; 5) La Germania dovrà accettare enormi crediti concessi a Italia e Spagna; 6) L’euro è a fine percorso. 

     Fiscal Compact: un'assurdità da abbandonare subito 

    Secondo Krugman all’inizio del suo percorso per la moneta unica il "clima era di ottimismo". Ma subito dopo, il denaro investito in Spagna e in molti paesi europei, ha creato enormi bolle immobiliari e deficit commerciali. Nonostante la grave situazione di instabilità economica – che si evidenzia ancor di più in clima di crisi – l’Europa avrebbe, sempre a detta di Krugman,  un’unica possibilità per uscire dal pantano della crisi: "che Francoforte abbandoni la sua ossessione per la stabilità dei prezzi e accetti un’inflazione  in aumento del 3 e 4%" . A fronte della situazione attuale, dunque, egli evidenzia che per uscire dalla depressione, l'Eurozona avrebbe bisogno di più spesa pubblica e non il contrario. Da qui si comprende come ciò che "Qui Europa" sostiene da mesi, sia in realtà l'unica strada percorribile: ovvero abbandonare il dissennato principio "istituzionalizzato" con il fiscal compact del pareggio di bilancio. Evitare di utilizzare l'arma anti-recessiva del "deficit spending" (cioè dell'investimento statale costruttivo e "moltiplicativo" grazie ad una quota "sana" di debito statale sottratto alla speculazione) è pura follia. sarebbe come chiedere alle bistrattate famiglie ed alle logorate e "depresse" imprese di mandare avanti l'economia del Paese. Folle ed irresponsabile!

     Debito e Crescita: Due strade separate – Il Giappone insegna 

    Deleterio e terribilmente recessivo dunque! Ciò, nonostante spesso i "famosi tagli" siano frutto della preoccupazione di “non riuscire a rientrare nelle spese”. Ma infondo valutando la "ratio" di questa crisi "indotta" e analizzando alcuni dettagli dell'intervista resa da Krugman, ci si accorge in tutta serenità che non esiste una stretta ed automatica relazione e connessione tra crescita e debito. Sono due strade separate e parallele: il Giappone ce lo insegna, essendo un paese in crescita malgrado sia ad oggi il paese con il denbito pubblico più alto al mondo: ben 4000 miliardi di euro, ovvero circa il doppio dell'Italia. Italia che – come detto in più sedi, in precedenti articoli (vedi archivio) – presenta una tutto sommato buona situazione del "debito privato d'impresa" rispetto alla "cugina" Francia: 40 miliardi di euro, contro gli 8000 (ottomila) euro di debiti delle mprese francesi. Ma ciò evidentemente – e molto stranamente – non è bastato alle agenzie Standard & Poor's, Moody's e Fitch a spingerle ad affibiare al nostro Paese una valutazione migliore in termini di rating, esponendola incomprensibilmente, dunque, ad attacchi speculativi gravissimi senza alcun raziocinio, e senza precedenti.

     Un'austerità che gioca contro la "crescita"  

    Le politiche di austerità – come nota lo stesso Krugman – nella maggior parte dei casi, non fanno che aumentare il tasso di disoccupazione: è ovvio! “Lo stimolo fiscale, aiuta l’economia ad aggiungere nuovi posti di lavoro, mentre la riduzione del deficit di bilancio, incide sulla crescita almeno nel breve periodo”. Questa verità, è quella che deve imporsi al processo legislativo, per riuscire a cambiare le cose, altrimenti l'Europa finirà nelle mani di una mera élite di tecnocrati e banchieri, a discapito dell'economia. Spirale che sta già portando "all'inferno" tutta l'Eurozona, dietro l'indifferenza di un Consiglio europeo costituito in maggioranza da leader ciechi ed acconsensienti. Vedi Mario Monti.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Unione europea / Banche e Finanza / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Manuel Barroso / Michel Barnier / Banche al potere / Alibi / Ricapitalizzazioni / Repubblica delle Banche / Mario Monti / Commissione Trilaterale / Giorgio Napolitano / Repubblica Italiana / Centocinquantenario / Vuoti festeggiamenti / Interessi delle banche / Operazioni in derivati / Speculazione sul debito pubblico degli stati / Operazioni Over-night / Oerazioni Off-Shore / Dittatura / Controinformazione / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Europa 

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane 

    alla Repubblica delle Banche

    Crisi del sistema bancario europeo: un alibi che

    non convince per nulla

    Il fantasioso provvedimento della "Banda Barroso"

    L'indiretta ammissione di Barnier: "Banche al potere"

    Non pià soli 4.500 miliardi di aiuti. Ora si fa da sé!

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane alla Repubblica delle Banche

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione europea, sta varando un provvedimento “salva banche”, ovvero dei piani di risanamento che  stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze degli istituti europei. Un “collasso finanziario” – per usare un eufemismo – che si "vuole evitare" ma ovviamente  non  nei confronti degli Stati (per far quello basterebbe ritornare a stampare moneta presso il Ministero del Tesoro dei singoli stati o presso le rispettive banche nazionali: magari soggette a provvidenziali quanto urgenti processi di rinazionalizzazione. Ma pare che lassù nessuno ne abbia voglia. Così facendo la pioggia di euro sulle banche cesserebbe di colpo!). Dunque la tecnocrazia – che ora spinge per MES ed eurobond, in pieno stile debtocracy – ha l'unico cruccio di reggere se stessa, cioè le banche che ne controllano a tavolino l'operato, sotto un lacerato ed impresentabile velo di democrazia. Banche – tra l'altro – già con forzieri strapieni solo con gli "spiccioli" del gettito costante apportato dagli interessi maturati sui titoli del debito pubblico degli stati dell'Ue (specie dei Piigs: titoli che, come ormai tristemente noto, garantiscono spread più alti, grazie al rating) tra i quali i "poveri istituti in crisi" hanno attinto a piene mani, al fine – è ovvio – anche di speculare sui disastri altrui e tra la piena indifferenza di Consiglio europeo (Monti, Merkel & Co), Commissione Barroso e Parlamento europeo. Che manna! Come raccogliere euro piovuti dal cielo! 

      Le parole chiave: "Crisi del sistema bancario"  

    Poco male! Le parole chiave dettate ai giornali in questi ultimi giorni sono 4, e precisamente: "crisi del sistema bancario"! Ed allora, ecco che le soluzioni proposte dai tecnocrati di Bruxelles – panacee che ovviamente lasciano largamente a desiderare da tutti i punti divista – mettono ancora una volta al centro delle loro strategie attuative, gli istituti bancari: ricapitalizzati – è bene ricordarlo – con qualcosa come 4.500 miliardi solo negli ultimi  anni! (Ma che fine avranno fatto questi benefici euro?). Ciò, evidentemente, senza pensare nemmeno vagamente di mettere qualche limite alla loro autorità. Anzi! Il liberticida, dittatoriale e mostruoso Mes è ormai alle porte dell'Europa, anche se generato come non cancro, al suo interno! (vedi articolo pubblicato ieri in "Qui Europa")

      I 3 punti del "fantasioso" provvedimento della "Banda Barroso" 

    Il provvedimento varato dalla “Banda Barroso”, si pone di riscrivere le regole per il settore in modo da arrivare ad un vero e proprio "blocco bancario europeo unico", basandosi su tre punti: 1) le azioni di prevenzione e i piani per "gestire la crisi" (anche se più che gestirla, gli europei chiedono in massa semplicemente di fermarla e non alimentarla!); 2) il rafforzamento della vigilanza: sperando che non sia analogo al sistema di vigilanza della Bce: completamente nelle mani dei banchieri privati che ne affollano il board di Francoforte, e che fanno il bello ed il cattivo tempo col l'euro, a svantaggio dei correntisti e degli stessi stati "sovrani"; 3) Delle azioni di "pseudo-salvataggio" delle banche: "da non realizzare – sempre secondo Barroso e Barnier – con i soldi dei contribuenti, ma con quelli delle banche stesse". Che poi alla fine sono, però, sempre quelle dei contribuenti! Come spiegare allora il rafforzamento dei coefficienti li riserva patrimoniale bancaria (Core Tier) di Basilea 3, ratificati nei giorni scorsi dallo stesso "democratico" Europarlamento? Bella domanda! Soprattutto in virtù della dittatura ad oltranza esercitata dagli stessi istituti di "ex-credito" – ci scuserete  la battuta – attraverso il credit crunch, l'assurda ed ingiustificata, ed aggiungiamo tirannica, stretta del credito che sta "staccando la spina" a migliaia di imprese europee.

      Lo zampino dell'Eba  

    In più vi dovrà essere un'azione congiunta di controlli intensificati da parte dei 27 organismi nazionali di controllo e dell’Eba (Autorità bancaria Europea). L'Eba, cioè l'European Banking Authority, la stessa – diretta dall'taliano Andrea Enria (in questo momento gli italiani all'estero "vanno proprio forte", meno curiosamente in casa – vedi "Super Mario Monti") che avrebbe chiesto alle banche (guarda un pò!) di aumentare le proprie riserve non destinabili al mercato, per capirci! Allora, dopo le doverose spiegazioni, possiamo comprendere come all'interno di questo "perverso ed incontrollabile" sistema-gabbia, le "povere banche in crisi (?)" dovranno creare al loro interno “Fondi cuscinetto” di garanzia pari ad almeno l’1% del totale dei depositi coperti, per assicurarsi liquidità disponibile in caso di necessità. Ma la percentuale è destinata a salire vertiginosamente, visti i parametri di Basilea (vedi archivio "Qui Europa").

      Non più solo 4.500!  

    Michel Barnier, Commissario europeo al Mercato Interno (ex ministro francese delle finanze)  ha  indicato quale  filosofia e ratio del provvedimento, quella di voler "affidare alle banche la responsabilità di pagare per esse", e non ai contribuenti, limitando secondo lui – il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempi di austerità come questo. Che cuore! Barnier, nelle scorse ore, ha poi ricordato che la Commissione – precisamente nel 2008-2011 – ha approvato (come ribadiamo) aiuti di stato a favore delle banche per ben 4.500 miliardi di euro: cifra pari al 37% del Pil dell’Unione europea. Interventi che sono andati ovviamente a discapito nostro, delle famiglie europee  e di tutta la popolazione. Secondo Barnier, dunque, con la nascita della "Repubblica delle banche" tale problema non si ripresentarà più! E certo! Caro Barnier, le banche ora faranno da sé, e la "carta costituzionale" sovrana di Basilea 3 ne è la prova (vedi archivio "Qui Europa").

      Le Repubblica delle Banane e la Repubblica delle Banche  

    Insomma è come riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova repubblica: quella delle banche. E ciò proprio nell'anno della fine della sovranità della "Repubblica Italiana" affidata ad un governo di banchieri non eletti, proprio nell'anno del suo 150°  compleanno, e dopo una serie interminabile di – evidentemente – vuoti, vani ed inutili festeggiamenti per il Centocinquantenario. Feste e parate solenni portate avanti dal gran maestro Re Giorgio Napolitano I, con la stessa premura con la quale si è affrettato a chiamare – tra tanti – al Colle proprio un "non politico – non eletto" amico di banche, tecnocrati, organizzazioni occulte e banchieri di prima fascia (vedi Rockefeller: fondatore della celeberrima Trilateral Commission, della quale Monti è stato fino a "ieri" rappresentante di punta dell'Area Continentale Europea). Quanto a su, il primo aggettivo usato, relativo a "festeggiamenti" ("vuoti") è dovuto all'amara constatazione su quale sia stata la triste fine fatta oggi dal glorioso "Dettato Costituzionale" della Repubblica Italiana: modello che tutta l'Europa ci invidiava per misura e portata intrinseca, scritto tra il sangue e l'esperienza di uomini che nel dopoguerra fecero grande l'Italia, ponendola al centro del mondo senza armi e "opinabilissime missioni di pace".Vedi la storia del padre costituente Giorgio La Pira: deputato, costituente, (poi) sindaco di firenze, santo, amante del dialogo e della Pace tra i popoli e dedito all'elemosina ed alle altre virtù cristiane. 

      Un'ammissione indiretta: "banche al potere!"  

    Nel suo discorso , Barnier, ha lasciato intendere in sintesi come al comando di Bruxelles ci siano gli interessi delle banche e come gli altri commissari, come lui, abbiano una scarsa rilevanza, rispetto a questo obiettivo “superiore”. Egli,  analizza la possibilità di smembrare la banca (in eventuale difficoltà) in due parti: una “good” e una “bad” company, nella quale mettere i titoli deteriorati per poi essere liquidata.

      Il Vero nodo dell'immorale sistema bancario  

    Quella di Barnier è una mezza verità che però non ci convince per nulla: in realtà la direttiva di Bruxelles non va alla radice del problema poiché non pone barriere per impedire "disastri futuri" e "future speculazioni sul debito pubblico a danno dei contribuenti": chiamati a pagare a suon di finanziarie gli interessi alla banche: 80 miliardi circa, la quota d'interessi sui titoli di stato, pagata solo quest'anno dai contribuenti italiani. Inoltre il provvedimento  non elimina la possibilità (o l'alibi)  per le banche, di mettere in atto operazioni a lungo termine qualora non disponessero di risorse reali e proprie; né tantomeno bandisce le famigerate operazioni in derivati, quelle over-night (inique ed immorali – vedi archivio "Qui Europa") e non pone sotto controllo le cosiddette operazioni "off-shore": tra le cause principali del dissesto economico-finanziario a livello mondile. I liquidi detenuti dalle Banche europee – che rappresentano i risparmi di chiunque li abbia depositati, e quindi non sono di proprietà delle Banche – vengono usati da queste ultime, sia per i prestiti ma anche per acquistare titoli che consentano loro di diventare azioniste di altre banche e altre imprese, creando azioni di tipo speculativo, o di speculare sulle disgrazie recenti delle famiglie italiane, greche, spagnole, portoghesi, irlandesi e – pare – anche cipriote. L'ultimo paese sotto attacco dei mercati: il quarto che potrebbe subire l'onta barbara della Troika (Ue, Bce e Fmi).

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Nell’Ue arriva il MES  – E’ la fine della democrazia: benvenuti nella nuova dittatura

    Nell’Ue arriva il MES – E’ la fine della democrazia: benvenuti nella nuova dittatura

    Giovedì, Giugno 7th / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Unione europea / Bruxelles / Mes / Fondo Salva Stati permanente / Crisi / Economia / Finanza / Eurozona / Dittatura / Annullamento dei diritti e del Costituzionalismo / Potere illimitato alla tecnocrazia di Bruxelles /  Compressione delle libertà personali / Omertà / Fascismo  

    Bruxelles – Nell’Ue arriva il MES

    E’ la fine della democrazia, benvenuti nella

    nuova dittatura dell'Unione

    MES – I Nuovi Dittatori dell’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mes: un nuovo trattato europeo per la stabilità ? No! Un trattato europeo liberticida di cui nessuno ha mai sentito parlare. E’ stato ratificato  – come molti ignorano – il 2 Febbraio 2012 da 17 paesi dell’Eurozona, ma non è un caso che molti di essi, non sappiano neanche cosa sia. E’ molto pericoloso infatti, per i cittadini, venire a conoscenza di quello che stanno tramando alle loro spalle. Infatti il “Meccanismo Europeo di Stabilità” delinea una nuova amministrazione europea (vedi in archivio di “Qui Europa”)  che andrà ad unificare  i “predecessori” fondi di soccorso europeo (MESF e FSFE) con la piccolissima differenza che potrà svuotare le casse degli stati quando vorrà e tutte le volte che lo riterrà necessario, senza limiti.

      Mes – Bevenuti nella nuova era fascista targata “Ue”  

    La nuova amministrazione europea,  verrà composta dai 17 ministri delle Finanze che ne diventeranno di "diritto" i Governatori. La cosa interessante è che il MES, avrà una propria volontà indiscutibile, un proprio statuto autoregolamentato, capace di prendere decisioni su cui i parlamenti nazionali – udite udite – non avranno alcuna voce in capitolo, né i suoi governatori, che godranno dell’immunità! Insomma, una sorta di mafia legalizzata!  Si capisce il carattere dittatoriale del trattato attraverso alcuni semplici elementi. Per esempio è stato aggiungo un emendamento all’articolo 136 secondo il quale  “i paesi dell’Ue che utilizzano l’euro sono autorizzati a istituire un meccanismo di stabilità per salvaguardare la stabilità dell’Eurozona nel suo insieme”. Alla tutela della stabilità finanziaria, si aggiunge anche la sorveglianza dei cittadini, la tutela da qualsiasi elemento che a loro giudizio sia foriero di fastidi per l’Unione, la repressioni degli scontri che potrà, ai sensi dell’emendamento, essere deferito di fronte ai nuovi enti europei. Siamo tornati al fascismo? A quanto pare si! Non potremo più esprimere la nostra opinione? Pare di si!

      Silenzio di governi e media: Così per Hitler e Mussolini  

    Ciononostante nessun ministro e nessun parlamento nazionale – per non parlare dei rappresentanti del governo italiano e del Parlamento – ha fatto cenno alcuno a tutto ciò. Questa dittatura dei "non eletti", dunque, s'instaura da Bruxelles, dove continuano tranquillamente – ma soprattutto il più rapidamente possibile – a redigere il trattato del MES ed a decretare la contestuale e gravissima fine della democrazia. Il loro intento evidente, dunque – come già avevamo detto negli ultimi articoli in "Qui Europa" – è quello di creare un macro-stato retto con poteri assoluti dalle èlite finanziarie, tramite la Commissione europea: una commissione formata – lo ricordiamo – rigorosamente da “non eletti”. Gente mai votata da alcun cittadino e da nessun Parlamento nazionale, che deciderà sulla nostra libertà, sui nostri diritti e sulla nostra vita economica, finanziaria, sociale e via dicendo.

      Il Diritto europeo buttato nel ….  

    La Commissione, in pratica,  vuole assegnare a se stessa il governo economico e monetario dell’Eurozona, per cui i poteri legislativo ed esecutivo si sommano nello stesso organo: letteralmente imposto ai paesi membri, anche con la complicità della casta italiana. Ci troviamo in contrasto con il principio democratico della separazione dei poteri. Tre secoli di studi, costituzionalismo, ricerche accademiche e leggi buttate nello scarico! E hanno pure tirato la catenella!

      MES – La stessa ricetta del fascismo e della mafia  

    Proprio da Bruxelles arriva questo vergognoso esempio di anti-costituzionalità, un inganno per i cittadini che sono tenuti allo scuro di ogni doppio fine dell’Unione. Le caratteristiche della dittatura poi, iniziano già a stare a pennello alla Commissione Europea.  Infatti un’analisi sul tema, che le studiose Paola Ghini e Valentina Serru hanno messo sotto il microscopio del web – mettendo a fuoco tutti questi loschi retroscena, e  smascherando gli interessi finanziari che spingono le loro “avide mani” – è da settimane letteralmente sparita dalla rete e, ad oggi, sono pervenute 120 denunce consegnate in altrettante procure italiane sul gravissimo caso di censura e libera informazione. Insomma ecco la nostra bella ricetta europea per la dittatura: un bel po’ di omertà ( nessun giornale, complice, informa i cittadini dei veri risvolti del MES);  un sostanzioso e vergognoso furto dei soldi dei contribuenti europei da parte dei nostri “governatori finanziari”; divieto assoluto di perquisizione all'interno degli uffici del Mes; autorità accentrata nelle “loro” mani (con possibilità di sedare le ribellioni); un gruppo di 17 membri seduti a tavolino a gestire le nostre vite, con tanto di immunità. Sbaglio, o questa è la stessa “ricetta” della Mafia?

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Teatrino Usa-Ue – Anche “Wall Street” tifa per gli Eurobond

    Teatrino Usa-Ue – Anche “Wall Street” tifa per gli Eurobond

    Martedì, Giugno 5th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Unione europea / Banche e Finanza / Eurozona / Eurobond / Esteri / Presidenza Barroso / Usa / Wall Street Journal / Barack Obama / Manuel Barroso / Germania / Berlino / Francoforte / Bruxelles / New York / Baraccone impresentabile / Falsa panacea degli Eurobond / Obama sta a guardare / Christine Lagarde / Fmi / Fondo Monetario Internazionale / Aiuti / Fondo Salva Stati / Mario Draghi / G20 di Londra del 2009 / Qui Europa / Europa / Controinformazione / Silvia Laporta  

    Wall Street  tifa per gli Eurobond

    Intanto Obama sta a guardare e consiglia all'Ue  

    di accelerare i tempi 

    Tra teatro e strategie stanno costruendo un

    impresentabile baraccone a loro immagine 

     

     di Silvia Laporta

    Wall Street – Anche i banksters Usa premono per gli Eurobond – Regia Unica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Eurobond? Falsa panacea! Bisogna staccare la macchina del debito                         

    New York, Berlino, Bruxelles – Il deciso “no” della  Merkel , riguardo l’emissione degli Eurobond, nelle ultime ore, si starebbe trasformando in una “possibilità al dialogo” nel prossimo colloquio dei vertici europei. Ma non è  solo il panzer tedesco; anche il governo, intende per così dire “sforzarsi” per "salvare" (diciamo così) i 27 paesi dalla disgregazione, innescata dal crollo delle economie greche e spagnole. Ci scommette  il Wall Street Journal (il giornale espressione dello strapotere dell'alta finanza internazionale sui comuni mortali) con la convinzione di un’imminente "via libera" della Germania. Con l’emissione di Eurobond – secondo Wall Street –  si arriverebbe alla condivisione dei singoli debiti pubblici nazionali da parte dell’insieme dei paesi dell’Unione, attraverso uno strumento che verrebbe emesso e garantito da Bruxelles e che implica la progressiva cessione di potere in campo fiscale e in quello della spesa pubblica degli Stati. Ma francamente è un qualcosa che non ci convince. E' come rigettare e rinnegare per sempre l'appartenenza ad una cultura, ad una identità, ad uno stato, in cambio di un'incognita (gli eurobond per l'appunto) che potrebbe esplodere da un mese all'altro (mai provata prima e oprattutto posta nelle mani delle banche private ed a vantaggio non degli stati, ma degli investimenti in opere "gestite" dalla speculazione priovata: verso le quali evidentemente i cittadini perderanno ogni forma di controllo diretto, delegando tutto a Francoforte e Bruxelles) quando invece – qualora ci fosse la reale volontà di mettere a tacere la macchina del debito – sappiamo benissimo che per evitare il sovraccarico del sistema economico europeo basterebbe staccare la spina delle "macchine crea debito", rinazionalizzando le banche centrali e ricominciando a stampare euro – o valute nazionali – in casa propria ed a costo zero, anziché gonfiare inutilmente i portafogli dei banksters e della tecnocrazia.

      Eurobond? Pretesto alla nascita di un superstato europeo                                           

    Il “no” della Germania, potrebbe essere interpretato dall’esigenza di maggiore rigore nell’applicazione delle regole. Non è possibile infatti, procedere con l’emissione degli Eurobond se prima non si arrivi ad un’unificazione delle norme in materia fiscale e bancaria e se i vincoli all’aumento della spesa pubblica (come per le pensioni e la sanità) non vengano fatti rispettare in  maniera ferrea. Misure di questo tipo non avrebbero senso in questo momento, non facendo altro che rinviare la data della “resa dei conti”, quando i paesi in crisi non potranno più andare a “salvarsi”, grazie ai fondi europei. Questo sempre secondo la Merkel, e secondo il “progetto” dei grandi europei, che vorrebbero unificare tutti i Paesi membri in un unico continente a discapito della nostra cultura e i nostri tratti identificativi, e a favore delle proprie tasche. Ragionamento accompagnato anche dalla volontà, ormai esplicitamente economica, di mantenere Grecia e Spagna all’interno dell’Eurozona; volontà chiaramente incentrata ad evitare di perdere i crediti delle Banche Tedesche nei riguardi di questi paesi in crisi, che qualora lasciassero la moneta unica, si trasformerebbe in debiti di “carta straccia”. Ma le volpi si guardano bene dal dichiarare i loro veri scopi sui giornali di "prima fascia" e sulle tv ammiraglie. Lì evidentemente la propaganda assume un sapore molto più celato e subdolo, tendente a non far comprendere il reale evolversi dei fatti.

      Un copione perfetto – Ma Angela per il momento attende                                            

    Appaiono inutili – a quanto pare – i tentavi di Draghi, Barroso, Juncker e Van Rompuy, di convincere la collega Merkel a dire “si” all’emissione degli Eurobond, in quanto è proprio da che Berlino dovrebbe sopraggiungere l’aiuto monetario più consistente. Pur essendo parte integrante dell'eurocasta la Merkel si oppone – per il momento – o finge di farlo, a questo piano avviato con la collaborazione degli stessi deputati  dell'Europarlamento, in un trionfo di retorica e propaganda degna dei "copioni" simili seguiti secondo un disegno ben preciso, dall'unificazione dell'Italia ad oggi.

      Il teatrino europeo e l'occasione "mancata" di Obama                                                    

    Negli Stati Uniti, intanto, gli strateghi di  Obama, identificano nell’acuirsi della crisi europea, uno dei fattori che potrebbero compromettere la rielezione del presidente nelle prossime elezioni di Novembre. Vi sono state due “occasioni mancate” da parte di Obama, che avrebbero garantito all’inquilino di Pennsylvania Avenue, una leadership morale, nel palcoscenico europeo. Nel negoziato per rimpinguare le tasse del Fondo Monetario Internazionale – del falco Christine Lagarde – l’amministrazione Obama, si è sempre tenuta in una posizione neutrale, per non avere ripercussioni elettorali. L’eccessiva diplomazia dell’Amministrazione, ha impedito una negoziazione eccellente. Uno dei maggiori azionisti, infatti, precisamente il governatore della Banca Centrale di Pekino, Zhou Xiaochuan, probabilmente non sprecherà un contributo maggiore di 30 miliardi di dollari, contro la richiesta pervenutagli dal vertice dell’Fmi, maggiore di 3 terzi! Gli Usa si trovano quindi in una posizione di “spettatori” in questo teatrino di politica europea.

      Obama: una seconda occasione "mancata"                                                                         

    Inoltre, un’altra occasione mancata, risale al G20 di Londra del 2009. Fra le varie misure anti-crisi, si decise, durante questo vertice, di  raccomandare all’Fmi 250 miliardi di dollari, a beneficio di molti paesi "lenti", al fine di "arginare" il contatto con la crisi economica internazionale. Se gli Stati Uniti, avessero intrapreso un’analoga iniziativa, avrebbe allentato il vincolo di bilancio di molti paesi rafforzando il Fondo Salva Stati e beneficiando anch’essi, in quanto azionisti, di diversi benefici. Ma ciò è quello che sostengono i falchi di Wall Street. Infatti sappiamo bene che ogni qual volta che l'Fmi o il Mes (Fondo Salva Stati) si mettono in azione (sarebbe il caso di dire "minacciano" azioni di aiuti) il paese beneficiario di tali "aiuti" finisce sistematicamente con le gambe all'aria. Non è una ipotesi! E' pura matematica! E' un qualcosa di scientifico, purtroppo.

      Un "impresentabile baraccone" da smontare                                                                      

    Il commento della Commissione Europea, riguardo tutta la situazione, stempera i toni, stigmatizzando alcune “notizie di stampa”, che servirebbero solo a accendere i dissensi.  Si dice inoltre contraria, a ogni “ipotesi di complotto”, eventualmente attribuita a Barroso , Juncker, Draghi e  Van Rompuy che starebbero lavorando solo in favore dell’Unione Economica e monetaria per arrivare ad un governo comune dell’economia. Peccato che è proprio questo il problema! Forse non sarebbe il caso di affidare le sorti della nostra economia nelle mani di magnati bancari, e trasformare l’Europa in una dittatura fondata sulle banche! Che Dio ci aiuti, nell'attesa che gli europei dalle urne inizino ad aiutarsi per proprio conto, mandando a casa i tecnocrati ed i partiti che sostengono questo "impresentabile baraccone".

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)