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  • Dossier / Speciale Vaccini – Valutazioni preventive per una presa di coscienza e una scelta consapevole

    Dossier / Speciale Vaccini – Valutazioni preventive per una presa di coscienza e una scelta consapevole

    Venerdì, 29 settembre/ 2017 

    Dossier / Speciale di Antonio Bassi –

     Redazione Quieuropa, Antonio Bassi, Vaccini, valutazioni preventive, reazioni, danni gravi, minaccia 

    Dossier / Speciale Vaccini – Valutazioni preventive

    per una presa di coscienza e una

    scelta consapevole

    Ecco perché il decreto sui vaccini appare illegittimo: danni,

    reazioni gravi, forzature e carenze informative

     

    Dossier / Speciale vaccini – A cura di Antonio Bassi

    qui europa - Dossier - Speciale Vaccini - Tutto quello che non ci dicono

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Introduzione                                                               

    Roma – di Antonio Bassi –  Partendo dal presupposto che non sia necessaria né logica una presa di posizione univocamente contraria sui vaccini, è importante fare valutazioni attente e ponderate prima di acconsentire passivamente all'inoculazione forzata e non informata di sostanze estranee nel nostro organismo, soprattutto se queste possono risultare potenzialmente dannose. In generale, ogni medicinale presenta controindicazioni e nessun medicinale, a rigor di logica, dovrebbe essere assunto da una persona sana come rimedio preventivo per una potenziale malattia. 

                           Nessuno assumerebbe aspirina regolarmente 

                                            per evitare l'influenza.

    Allo stesso modo, risulta alquanto illogico vaccinarsi indiscriminatamente 

              per non incorrere nella possibilità di contrarre una malattia 

                                 che non costituisca minaccia reale. 

     Minaccia globale?                                                      

    Ciò che è possibile non è reale. In una società che gode di condizioni igienico-sanitarie ottimali e controllate, l'insorgere di epidemie che costituiscano “minaccia globale” è alquanto improbabile.

                           Una campagna di vaccinazione di massa, dunque,

                       dovrebbe essere attuata esclusivamente in presenza

                                        di condizioni che la giustifichino,

     come una pandemia che costituisca una reale minaccia per la popolazione.

    Lo scopo di questa breve ricerca, dunque, non è quello di demonizzare i vaccini ad ogni costo, e quindi indurre il lettore a praticare obiezione di coscienza (generalizzata – Ndr), ma piuttosto quello di presentare dati reali e informazioni importanti che non sono state diffuse, come vedremo, né dal Governo né dai media, né dal testo della stessa legge, onde consentire al lettore di essere in grado di fare considerazioni obbiettive e maturare scelte consapevoli e autonome.

     Aspetti non costituz. Dl 73 del 7 giugno 2017      

    Come si evince dal sito della OMS [Vedi qui] e in base alle dichiarazioni del primo ministro Gentiloni, 

                       non esistono in Italia e in Europa emergenze sanitarie 

                       che possano giustificare l'utilizzo di un decreto legge

                    per imporre alla popolazione una vaccinazione di massa.

    L'articolo 77 della Costituzione recita: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere [cfr. art. 76], emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni [cfr. artt. 61 c. 2, 62 c. 2]. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.” (grassetto aggiunto per enfasi) [La Costituzione – Articolo 77]

     Ecco perché il decreto appare illegittimo              

    Non sussistendo in Italia alcun caso di necessità ed urgenza sanitaria, come certificato dalla OMS e dichiarato dallo stesso primo ministro Gentiloni,

                 l'utilizzo del decreto legge appare del tutto illegittimo.

    La Regione Veneto ha depositato un ricorso (n.51 del 21 luglio 2017) contro il decreto legge n.73 per questione di legittimità costituzionale, il cui testo contiene moltissime informazioni sia sugli aspetti di incostituzionalità sotto il profilo giuridico, sia sull'assenza di una emergenza sanitaria e dei rischi reali di contagio delle malattie da parte della popolazione. Il testo completo è consultabile qui: N. 51 Ricorso per legittimità costituzionale.

            Inoltre, il decreto legge, secondo l'Art. 77 della Costituzione,

               prevede l'introduzione di un provvedimento provvisorio,

    mentre la legge sui vaccini sembra abbia assunto carattere permanente.

    Con la sentenza del 23 maggio 2007, numero 171, la Consulta ha sancito lʼincostituzionalità di un decreto legge per evidente mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza. Dal testo della Sentenza: “La Corte di cassazione, con ordinanza del 17 aprile 2004, ha sollevato, in riferimento all'art. 77, secondo comma, Cost., questione di legittimità costituzionale del citato art. 7, per palese insussistenza del requisito del «caso straordinario di necessità e urgenza».” (grassetto aggiunto per enfasi) [sentenza n. 171 anno 2007 – Corte Costituzionale]. Questo è un precedente importante, e non è l'unico. Inoltre, il decreto legge deve essere presentato alle Camere (che comprendono Camera e Senato) lo stesso giorno in cui viene adottato.

        Il decreto legge 73 del 7 giugno 2017 è stato presentato alla Camera

             il 7 giugno e successivamente trasmesso al Senato l'8 giugno,

                                           con un giorno di ritardo,

    come testimonia la nota in calce sul disegno di legge stesso: “Il presente disegno di legge è stato presentato alla Camera dei deputati il 7 giugno 2017 (atto Camera n. 4533) e successivamente trasferito al Senato della Repubblica lʼ8 giugno 2017.” (grassetto aggiunto per enfasi) [Progetto di legge della 17a legislatura – Camera dei Deputati].

     Gravissime carenze informativa, sperimentazioni 

    La Corte Costituzionale (n. 307 del 14 giugno 1990) afferma che 

         "la legge che impone un trattamento sanitario deve essere accompagnata 

                      dalle cautele o condotte secondo le modalità che lo stato 

                           delle conoscenze scientifiche e lʼarte prescrivono".

    Fra queste, "la comunicazione alla persona interessata, o alle persone tenute a prendere decisioni per essa , di adeguate notizie circa i rischi di lesione o di contagio, nonché delle particolari precauzioni che, allo stato delle conoscenze scientifiche, siano verificabili ed adottabili". Tali informazioni mancano del tutto nel decreto legge. Infine,

                                sono stati imposti con la legge 29 luglio 2017 

    medicinali e sieri sperimentali che possono incidere negativamente sui bambini 

                         dal punto di vista organico, come è accaduto spesso. 

     Risarcimento del danno                                                

    La sentenza della Consulta n. 307, impone un risarcimento del danno ex articolo 2043 Codice Civile se sia carente "la comunicazione di adeguate notizie circa i rischi di lesione e delle particolari precauzioni che, allo stato delle conoscenze scientifiche, siano rispettivamente verificabili e adottabili". Del danno sarà chiamato a rispondere anche chi ha voluto una legge piena di violazioni della Costituzione. La legge non dice che al 31 dicembre 2016 le segnalazioni di reazioni avverse relative ai vaccini, insorte nel 2014, sono state 8.873. I dati relativi a decessi e casi gravi, valutati sulla base della tipologia del vaccino, evidenziano 946 casi di reazioni avverse gravi relative ai vaccini indicati nel decreto.” (grassetto aggiunto per enfasi) [La ministra Fedeli dice che le scuole devono applicare la legge sui vaccini – Non è così ministra ].

     Una improvvisa ed ingiustificata "urgenza"              

    Fino al 6 giugno 2017 i vaccini obbligatori erano 4: antidifterica (Legge del 6 giugno 1939 numero 891 – Legge del 27 aprile 1981 numero 166); antitetanica (Legge del 20 marzo 1968 numero 419); antipoliomielitica (Legge del 4 febbraio 1966 numero 51); antiepatite virale B (Legge del 27 maggio 1991 numero 165, frutto di una tangente di 600 milioni di lire elargita dalla Glaxo al ministro della sanità De Lorenzo [Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 12-04-2012, n. 5756Lo scandalo vaccini e la condanna a De lorenzo]). Dunque, fino al 6 giugno 2017 non è stato ritenuto necessario vaccinarsi contro malattie ulteriori alle quattro elencate sopra, ma da quella data in poi 

               sono divenute improvvisamente necessarie altre sei vaccinazioni 

                                      senza una plausibile giustificazione.

     Una legge palesemente incostituzionale                    

    La legge 119 del 31 luglio 2017, palesemente incostituzionale poiché priva dei presupposti giuridici minimi di legalitàin assenza di qualsivoglia crisi sanitaria (come certificato dallʼOMS e come dichiarato pubblicamente dal primo ministro Paolo Gentiloni il 19 maggio 2017), si richiama ad una fantomatica decisione europea, di cui però non vi è traccia ufficiale. Attualmente, tra le 29 nazioni del vecchio continente (27 dellʼUnione, più Islanda e Norvegia), in 15 nazioni non esistono vaccinazioni obbligatorie, mentre in altre 14 ne esiste almeno una. Lʼobbligatorietà è assicurata in alcuni Stati mediante provvedimenti legislativi molto diversi (conseguenze penali per i genitori, sanzioni pecuniarie, o difficoltà a frequentare le scuole pubbliche) o può essere molto più mite, con sanzioni solo teoriche e mai applicate, consentendo lʼobiezione e lʼadozione di calendari vaccinali alternativi. Anche i programmi di vaccinazione differiscono considerevolmente:

                   sono diversi i vaccini, il tipo utilizzato, il numero totale di dosi,

                                      e la tempistica delle somministrazioni. 

      Il principio di autodeterminazione sanitaria            

    In seguito alla lettura dei foglietti illustrativi dei vaccini, di testi specialistici e numerose pubblicazioni scientifiche che evidenziano come i rischi legati alla pratica vaccinale siano non solo possibili e documentati ma anche frequenti, e al fatto che non siano previsti accertamenti medici preventivi per determinare il rischio connesso che tale pratica potrebbe arrecare alla salute della persona, né siano fornite informazioni accurate sugli effetti a breve o lungo termine delle sostanze contenute nei vaccini stessi, risulta perfettamente legittimo e doveroso il ricorso all'esercizio del principio di autodeterminazione sanitaria

                     Il principio di autodeterminazione in ambito sanitario 

       è stato sancito dalla Convenzione sui Diritti dellʼUomo e la biomedicina,

                          meglio conosciuta come Convenzione di Oviedo

    sottoscritta il 4 Aprile 1997, ratificata dalla legge italiana 28 marzo 2001, numero 145. Inoltre, l'Art. 32 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. 

       Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario 

                                  se non per disposizione di legge.

              La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti

                               dal rispetto della persona umana.

    [Le vaccinazioni non sono coercibili]. Per ovviare all'Art. 32, che vieta il trattamento sanitario coercitivo se non disposto dalla legge, è stato emanato dal Governo un decreto legge atto ad autorizzare il trattamento sanitario obbligatorio.

                          Ma non esistendo una comprovata emergenza

                               che giustifichi tale decreto, esso risulta

    incompatibile con l'Art. 32 della Costituzione e quindi non costituzionale.

    Esistono ben 81 fra interrogazioni e interpellanze parlamentari sui vaccini che non hanno ancora ricevuto una risposta dal Governo.

      Sostanze dannose, feti, reazioni avverse e rischi     

    Sostanze dannose contenute nei vaccini, reazioni avverse ufficialmente registrate e rischi reali – Il vaccino tetravalente MPRV contiene il ceppo Wistar RA 27/3. Tale ceppo viene coltivato su cellule diploidi umane (MRC-5) [L. Hayflick and P.S. Moorhead, The Serial Cultivation of Human diploid[Medical research: Cell division : Nature News & Comment].

                            Si tratta di cellule provenienti da feti umani abortiti,

          prelevate molti anni fa da quei feti e riprodotte tramite necrosi tumorale,

    come spiega la stessa ditta produttrice: “la crescita di queste cellule è stata fatta aumentare grazie allʼaggiunta di un fattore di necrosi tumorale (TNF alfa)”. Peraltro, oltre ad un grave problema morale che insorge e su cui tutti i cattolici dovrebbero riflettere con attenzione (la Chiesa è perfettamente informata sull'origine di queste cellule, [Original Vatican Document – Children of God for Life]),

                             non è mai stato eseguito nessuno studio sul DNA 

                          da parte dello ISS per verificare se questa sostanza

                                       possa danneggiare i bambini vaccinati,

                                          e i genitori non vengono informati 

              né sulla presenza delle cellule di feti umani abortiti, né sugli effetti

           che esse possono determinare, né sull'esistenza di vaccini equivalenti

                                          che non contengono DNA umano

    [Original Vatican Document – Children of God for Life – vedi pag.3, nota 7]. I vaccini che contengono queste cellule umane (MRC-5, WI-38), oltre a cellule di origine animale (VERO) sono i seguenti: INFANRIX HEXA (Glaxo, ritirato nel 2012 in 20 paesi europei ma non in Italia), M-M-R VAXPRO (Pasteur), PRIORIX (Glaxo), PROQUAD (Pasteur), PENTAVAC (Pasteur), tutti inclusi nell'obbligo vaccinale [vaccini e le linee cellulari fetali. attacco alla genetica umana?]. 

                    Oltre a queste sostanze, molti dei vaccini in commercio

                             contengono mercurio (tiomersal) e alluminio,

                sostanze altamente dannose per l'essere umano [Vedi qui].

    Alcuni vaccini ampiamente utilizzati contengono anche tracce di formaldeide,

     sostanza notoriamente cancerogena e potenzialmente letale [Vedi qui].

    Unione europea ha ratificato il 18 maggio 2017 la Convenzione di Minamata, il trattato mondiale per la riduzione dellʼesposizione al mercurio. LʼUe ha depositato in maniera ufficiale presso la sede delle Nazioni Unite gli atti che hanno permesso lʼentrata in vigore della convenzione internazionale, negoziata e conclusa nel 2013 in Giappone [L'UE è pronta a ratificare la convenzione di Minamata sul mercurio)

     L'indagine della procura di Torino                              

    La Procura di Torino indaga su un esposto del Codacons che, in base alle analisi di laboratorio al microscopio elettronico effettuate da Antonietta Gatti e Stefano Montanari (specialisti in nanotecnologie), denuncia la 

                     presenza di nanoparticelle inquinanti 

                   all'interno del vaccino esavalente della GSK 

    e di altri vaccini, tutti elencati nello studio. “Il lavoro dei due scienziati è stato pubblicato a gennaio dallʼInternational Journal of Vaccines and Vaccination [Vedi qui]: secondo lo studio, il campione analizzato di quel vaccino aveva «una contaminazione da micro e nanoparticelle».”. Si tratta di materiali inorganici e non biodegradabili come alluminio, titanio, tungsteno, cromo, piombo, rame, acciaio, oro, argento e altri. [Sostanze non segnalate nel vaccino esavalente”. Indaga la procura di Torino]. 

      Una domanda fondamentale                                       

         Sono stati informati i genitori  della presenza nel vaccino

    di tali micro e nanoparticelle, delle ragioni per cui sono presenti

                      e dei potenziali rischi ad esse associati? 

    Esistendo dei rischi reali connessi ai vaccini, determinati dalla quantità di sostanze dannose che contengono, 

    i genitori devono necessariamente essere messi a conoscenza di tali rischi

            e devono avere il diritto di rifiutare ogni trattamento sanitario

    che comporti tali rischi e non sia giustificato da reale necessità o urgenza,

           in base a quanto stabilito dall'Art. 32 della nostra Costituzione.

     Decessi collegati all'antinfluenzale                               

    L'Aifa ha riportato 8873 reazioni avverse da vaccino nel 2014 e 3772 nel 2015, nonché numerosi decessi collegati al vaccino antinfluenzale [Vedi qui]. 

                Il numero di morti per possibile reazione avversa da vaccino 

                                     risulta essere piuttosto elevato

     pertanto viene da chiedersi obbiettivamente quale sia l'utilità del vaccino 

                                     in assenza di reale emergenza. 

    Il Ministro Lorenzin, Il 22 ottobre 2014, durante la trasmissione RAI “Porta a Porta”, ha dichiarato: «ricordo che solo di morbillo, di epidemia di morbillo a Londra, cioè in Inghilterra, lo scorso anno [2013] sono morti 270 bambini». Un anno dopo, il 22 ottobre 2015 alla trasmissione “Piazza Pulita”, continua con i dati falsi: «di morbillo si muore, in Europa! Cʼè stata una epidemia di morbillo a Londra lo scorso anno [2014] e sono morti più di 200 bambini». Quante epidemie mortali in Inghilterra! Nel 2013 è stato segnalato 1 decesso in un uomo di 25 anni, la cui causa di morte non è stato il virus del morbillo in sé, ma le complicanze polmonari dovute alla malattia; in ogni caso, “i test per stabilire se la causa del decesso fosse il virus non hanno dato alcun esito” (corriere.it, 26 aprile 2013). Nel 2014, i casi ufficiali di morbillo (non di morte per morbillo) confermati dal governo inglese sono stati 130 [http://www.laveritasuivaccini.it/continuano-le-bugie-delministro-lorenzin-gli-inesistenti-270-morti-per-morbillo-in-inghilterra/]. Perché mai mentire, come a voler convincere a tutti i costi sulla necessità dei vaccini? Questo tipo di allarmismo, diffuso con notizie false tramite le televisioni, è fonte di paure immaginarie che spingono la popolazione a ricorrere ai vaccini senza fare le dovute valutazioni preventive. E una falsa emergenza, non può costituire fondamento per un decreto legge   In un noto documento Glaxo Smith Kline “confidenziale rivolto agli enti regolatori”, di 1271 pagine, datato 16 dicembre 2011, le tabelle mostrano i cosiddetti “eventi avversi dellʼInfanrix Hexa Sk”, gli effetti collaterali del vaccino esavalente “emersi nel corso della sperimentazione clinica preautorizzazione o successivamente, fra lʼottobre 2009 e lo stesso mese del 2011”.  

     L'Ue e il gravissimo caso Infanrix Hexa                       

    «Il 23 ottobre 2000 la Commissione europea ha rilasciato alla Glaxo Smith Kline Biologicals s.a. unʼautorizzazione allʼimmissione in commercio per Infanrix Hexa, valida in tutta lʼUnione europea. Lʼautorizzazione allʼimmissione in commercio è valida per un periodo illimitato» (così è scritto testualmente in un documento dellʼEMA, European Medicines Agency). 

      Nel 2012 il vaccino Infarinx Hexa è stato ritirato in 20 paesi del mondo,

                              inclusa la Germania, ma non in Italia.

    [Vaccini ritirati dal commercio | Vaccini Informa]. “Negli Stati Uniti l'ente di controllo sui farmaci, la FDA, ha intimato che il timerosal [mercurio] venga eliminato dai vaccini, già dal '99. In Italia invece ce lo teniamo. Perché?” (Report, 1/10/2000). Con il decreto del 13 novembre 2001 [Vedi qui],

              il Ministero della Salute stabiliva l'eliminazione del “mertiolato

                    o degli altri conservanti organomercuriali” dai vaccini,

    ma tale eliminazione di fatto non è avvenuta, come testimoniano i bugiardini.

     Gravi reazioni avverse e probabili sottostime             

    In un documento riservato dell'AIFA indirizzato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino citato dal Codacons, l'Aifa svela che in questi 3 anni (2014-2016) «si sono verificate 5 reazioni gravi che hanno determinato il decesso del paziente». Il presidente dellʼIstituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi ha però dichiarato che «mai in Italia si è verificato nella storia moderna della medicina alcuna morte in conseguenza di una vaccinazione». Trattasi ovviamente di una informazione falsa. Di nuovo, perché mentire? [Scarica allegato documento AIFA – Informasalus]. Nel testo dellʼAifa sono riportati i dati riguardo le segnalazioni di reazione avversa al vaccino esavalente "Infanrix Hexa", di titolarità della GlaxoSmithKline, registrate all'interno della Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) negli anni 2014, 2015 e 2016. Nel 2014 si sono verificate 1.857 reazioni avverse al vaccino esavalente, di cui 168 gravi (9%). Nel 2015 invece il numero è stato di 992, di cui 144 gravi (14,3%). Nel 2016 sono state segnalate 702 reazioni avverse, di cui 142 gravi (20,2%). Riassumendo, l'AIFA comunica che ci sono state nel triennio un totale di 21.658 reazioni avverse, di cui 3.351 (1.857 + 992 + 702) solo da vaccino esavalente (Infanrix Hexa). Tra le segnalazioni di reazioni avverse, le più comuni sono state: patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione; patologie del sistema nervoso: 16%; disturbi psichiatrici: 29,2% (nel 2014) e 14,1% (nel 2015).

     Bambini: deficit del neurosviluppo                                

                                    Dal 2005 al 2015 in Italia c'è stato 

    "un aumento del numero dei bambini con deficit del neurosviluppo pari al 40%". 

                 Si sono verificati anche 5 decessi in neonati prematuri 

                           vaccinati a 2-3 mesi con Infanrix e Prevnar. 

    La causa di ciò può essere ricondotta all'alluminio (neurotossico) presente al loro interno, in quanto facendo più vaccini ravvicinati si supera facilmente la soglia limite di tossicità. Per lʼonorevole Zaccagnini «i dati presentati sono comunque sottostimati, per il fatto che si rifanno alle sole segnalazioni, e c'è quindi da pensare che l'AIFA stia occultando parte della documentazione relativa alla farmacovigilanza». [Sostanze non segnalate nel vaccino esavalente”. Indaga la procura di Torino].

     Lorenzin denunciata alla Procura della Repubblica   

           Alla luce del documento e della gravità delle informazioni in esso riportate,

                il ministro Lorenzin è stata denunciata alla Procura della Repubblica

            in quanto, pur essendo a conoscenza di questi dati dal 10 maggio 2017,

                                     non solo non li ha resi noti al Parlamento,

                 ma ha comunque emesso il decreto legge 73 il 7 giugno 2017, 

                                            ignorando di fatto questi dati,

                  che riportano numeri ben più alti di "un caso su un milione". 

     Conclusioni                                                                          

    È sbagliato assumere posizioni estremiste “pro vax” o “no vax”. Ogni situazione dovrebbe essere valutata obbiettivamente e accuratamente. 

                  In assenza di una comprovata emergenza che lo giustifichi, 

                        come una malattia infettiva altamente trasmissibile, 

                     il vaccino non dovrebbe essere adottato a prescindere.

    Ma questo non significa essere contrari “senza se e senza ma”. Significa essere favorevoli nel momento in cui l'utilizzo del vaccino sia giustificato da una reale minaccia alla salute nel presente e il vaccino non comporti più rischi di quelli che sono i reali benefici. Per dovere di cronaca, e per evitare ogni allarmismo, seguono alcune informazioni e considerazioni obbiettive sulle malattie per cui è obbligatoria la vaccinazione, tratte dal testo del ricorso presentato dalla regione Veneto (n.51 del 21 luglio 2017): 

     Tratto dal ricorso della Regione Veneto                        

    2.5. […] La disciplina introdotta dalle disposizioni impugnate, in particolare dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge – oltre a imporre una limitazione sproporzionata al diritto individuale alla salute di cui all'art. 32 della Costituzione -, appare inidonea a raggiungere gli obiettivi che si prefigge con riferimento alla maggior parte delle patologie considerate e comunque eccessiva rispetto al suo scopo. Quanto al tetano, trattandosi di una patologia con un bassissimo tasso di incidenza (un caso su un milione), con una mortalità inferiore alla metà dei casi e la cui trasmissione non avviene per contagio fra persone, la vaccinazione ha un valore limitato alla protezione del singolo individuo e non si giustifica quindi una campagna vaccinale per motivi di interesse pubblico. In altre parole, difetta, in relazione a questa patologia un vero e proprio interesse della collettività, dal momento  che la stessa, appunto, non si diffonde per contagio. Quanto all'epatite B, non esiste allo stato attuale un'emergenza di sanità pubblica che giustifichi il ricorso alla vaccinazione obbligatoria in età infantile, dato che le epatiti da HBv, come le altre a trasmissione ematica quali epatiti C e Delta, hanno mostrato negli ultimi decenni un'importante e costante riduzione dell'incidenza e che i soggetti maggiormente a rischio di contrarre la malattia sono quelli di età compresa tra i 35 e i 54 anni (con un'incidenza di 1,4 casi su 100.000), sebbene si sia assistito a un calo dell'incidenza anche in questo gruppo di popolazione.  Quanto alla difterite, non esiste alcuna emergenza sanitaria, dal momento che dagli anni '90 a oggi in Italia si sono registrati soltanto due casi di difterite respiratoria causati da C. diphtheriae produttori di tossina (uno nel 1993 dovuto a C. diphtheriae biotipo gravis e l'altro, nel 1995, dovuto a C. diphtheriae biotipo mitis). Nel periodo 2000-2014 i casi di difterite, confermati microbiologicamente presso l'ISS, sono stati due, entrambi segnalati nel Nord Italia e causati da C. ulcerans. Nello stesso periodo sono stati segnalati anche cinque casi di infezioni dovuti a ceppi di C. diphtheriae non produttori di tossina (notiziario ISS marzo 2015). Quanto alla poliomielite, l'ultimo caso nel nostro Paese si è registrato nel 1982. Quanto all'Haemophilus influenzae tipo b, l'incidenza in Italia è molto bassa, come si evidenzia dal seguente grafico dell'Istituto superiore di sanità [grafico non presente, ma reperibile sul sito dello ISS]. Quanto alla pertosse, l'incidenza negli ultimi anni si è sempre mantenuta sotto l'1 per 100.000. Quanto alla meningite, secondo i competenti organi ministeriali non risulta al momento alcuna epidemia di malattie invasive da meningococco (33), la trasmissione interpersonale non c'è o sarebbe eccezionale, i vaccini non danno garanzie di elevata efficacia e di lunga durata e possono provocare reazioni avverse di una certa gravità. Per questi motivi non vi è alcuna necessità di introdurre una vaccinazione obbligatoria su larga scala, tenuto conto che le raccomandazioni dell'OMS suggeriscono di ricorrere a tale soluzione solo laddove l'incidenza sia superiore a 10 casi  per 100.000 abitanti (nell'arco di tre mesi), ben lontana dall'attuale situazione del nostro Paese. Per quanto riguarda, infine, il morbillo, valgono le considerazioni svolte supra, al punto 1.2, sull'inidoneità delle misure introdotte dal decreto-legge a contrastare l'attuale recrudescenza dell'infezione a causa dell'assoluta peculiarità della stessa. Peraltro, anche qualora si ritenesse utile ricorrere alla vaccinazione obbligatoria unicamente per questa patologia, appare senz'altro eccessiva l'introduzione di un obbligo generale e permanente (e non già territorialmente circoscritto alle sole aree interessate e temporalmente limitato al periodo necessario al contenimento dell'infezione). Si conferma dunque, anche sotto questo profilo, l'evidente irragionevolezza delle scelte operate dal legislatore statale con l'adozione della normativa impugnata, nella misura in cui impone l'obbligo di vaccinazione per patologie non a rischio epidemico[N. 51 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 21 luglio 2017

    Antonio Bassi (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Manipolazione climatica e dominio finanziario

    Manipolazione climatica e dominio finanziario

    Sabato,  Novembre 15th/ 2014    
     

    – di Francesco d.C. – 

    Redazione Quieuropa, Francesco d. C., manipolazione climatica, dominio finanziario, sole, natura, OGM, controllo climatico, scie chimiche, logica del far debito, scie chimiche 

    Manipolazione climatica e dominio finanziario

    Come la manipolazione della natura condiziona ogni settore

    della nostra vita biologica ed economico-sociale

     

    di Francesco d.C.

    Manipolazione climatica

     Dal sole dipende la salute dell'uomo                                                                   

    Roma –  La natura è di tutti e, si sa, non si paga. Almeno finché non viene privatizzata. L'aria che respiriamo, la pioggia del cielo, il sole e la sua capacità di generare energia (fotosintesi clorofilliana) elementi che il Buon Dio assicura a tutti. Egli “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5, 45). Ma questo non va bene ai cercatori di lucro e di dominio globale. Dalla giusta misura delle piogge dipende la fertilità dalla terra. Dal sole scaturisce l’energia prodotta dal mondo vegetale con il miracoloso processo della fotosintesi clorofilliana. Sempre dal sole dipende la salute dell’uomo: la sintesi della vitamina D è possibile solo grazie ad una congrua esposizione ai raggi del sole. Auterovoli ricercatori medici lasciano un vero e proprio "allarme pandemia" da carenza di tale vitamina causa della scarsa esposizione ari raggi solari. Il loro consiglio è, chiaramente, quello di assumerne in pasticche.

     La manipolazione della natura                                                                              

    Ma la manipolazione della natura, oltre ad essere paurosamente dannosa, assicura ai suoi fautori enormi possibilità di guadango ma, ciò che più inquieta, è che essa rappresenta un potente strumento di controllo e dominio di massa. La manipolazione, (che è sempre contro natura!) riguarda oggi ogni settore della vita dell'uomo dalla genetica umana ed animale, alla modificazione genetica di sementi e specie vegetali – OGM e, persino, incredibilmente, la manipolazione climatica (vedi link in basso). Dal punto di vista etico le problematiche sono di enorme spessore: chi sceglie? chi decide? quali rischi non noti si corrono?

     Costretti a pagare ciò che ci è stato affidato gratuitamente                         

    Dal punto di vista economico l'effetto è di lampante evidenza. Mentre le statistiche evidenziano che povertà e fame affliggono fasce di popolazione sempre più ampie, gli abitanti del mondo occidentale per ottenere quello che la natura assicurerebbe loro gratis oggi devono pagare. Pagare il dententore del brevetto o del know how, il detentore dell'esclusiva per ottenere quelli che ormai sono prodotti a tuti gli effetti: e quindi, oltre al cibo, bisogna pagare i proprietari di brevetti per avere la salute (che in un ambiente naturale e salubre sarebbe salvaguardata) e i figli (la manipolazione agro industriale degli alimenti causa quasi tutte le malattie di cui soffriamo e tra queste la sterilità, oltreché i tumori…). Per avere il sole o la pioggia nella giusta misura bisognerà pagare.Gli strumenti di controllo del clima si fanno sempre più raffinati gravissime calamità sconvolgono ogni angolo del mondo. Anche le nostre città più antiche e belle, intatte per anni, ed anzi scrigni di tesori artistici ed architettonici, cadono in rovina sotto preannunciati terremoti ed inondazioni.

     La logica del far debito                                                                                              

    Le piogge non si chiamano più piogge ma bombe d’acqua. La colpa di tale distruzione viene riversata, con l’aiuto dei moralisti,  sugli abitanti-vittime ed il loro insano desiderio di abitare su questo pianeta, con la guerra all’ultimo abusivo (edilizio).  Occorre por rimedio al dissesto idrogeologico: stanziare dei soldi per la messa in sicurezza del territorio (questi i diktat) oltre ad investire per la ricostruzione o, meglio, per la costruzione ex novo delle abitazioni. L’Aquila docet! Far debito, la necessaria conseguenza.
     
    Manipolazione climatica
     
     La moneta-debito e l'assegno… di guerra                                                          
     
    La cagionata calamità di turno sarà, infatti, affrontata dai governi locali che stanziando fondi per la ricostruzione, con il ricorso alla moneta-debito, non faranno altro che staccare un vero e proprio assegno di guerra: un "prestito per la ricostruzione".  E questo, chiaramente, per la gioia delle banche che le ricerche di geoingegneria le finanziano grazie alla loro inesauribile ed autorigenerante capacità di appropriarsi del valore dei soldi che creano proprio nel istante in cui li prestano. Capacità che deriva dalla imposizione di questo "loro" sistema monetario. E certo! Per scongiurare le catastrofi un giorno “basterà” pagare oltre ad essere perfettamente "allineati e coperti" con le potenze detentrici di questi sistemi di dominio metereologico e sismico.
     
     Se vedete sempre e solo un cielo azzurro sopra le vostre teste…               
     
    Sicché si coglie che questa frenetica corsa al controllo del clima, lungi dallo scongiurare calamità il cui ritmo diventa quotidiano, offre a chi la detiene una vera e propria arma di guerra, di distruzione di dominio finanziario e va di fatto (come in effetti è già) vietata.” Ps. Se non vedete le scie chimiche o ritenete che siano scie di condensa spiritose, intermittenti, a giorni alterni, e sopra le vostre teste c’è sempre un cielo azzurro dimenticate quello che avete letto in questo articolo.

    Francesco d.C. (Copyright © 2014 Qui Europa)

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  • USA: Microchipperanno entro 10 anni i neonati, dopo poche ore di vita

    USA: Microchipperanno entro 10 anni i neonati, dopo poche ore di vita

    Sabato,  Aprile 5th/ 2014

     di Daniele Di Luciano / Redazione Losai / Redazione Qui Europa  

    Daniele Di Luciano, neonati microchip, California, Los Angeles, Leslie Saxon, Institute if Electrical and Electronic Engineers, bambini microchippati, piano di dominio mondiale delle masse, Secolo XIX 

    Ufficiale: entro 10 anni i neonati verranno                                  

    microchippati dopo poche ore di vita 

    Dichiarazione shock presso l'University of Southern

    California: "microchippare i bambini servirà a

    monitorare tutti i parametri vitali"

     

    di Daniele Di Luciano

    Neonati con micro chip - California

     Microchip per bambini – L'ufficialità                                                                   

    Los Angeles – di Daniele Di Luciano – Ufficiale! Entro 10 anni i neonati – come si evince dalle ultime dichiarazioni giunte da oltreoceano – verranno microchippati! Dopo aver fatto le prove tecniche con i nostri animali domestici, sono pronti per il salto di qualità. Gli increduli avranno un’altra decina di anni per dire che si tratta di una bufala e magari che noi siamo complottisti, paranoici e visionari… Poi, quando verranno microchippati i loro figli, cambieranno il preamobolo e diranno qualcosa tipo: “Ma che male c’è, lo fanno per la salute dei nostri bambini, siete i soliti complottisti, paranoici e visionari”. Veniamo ai fatti: Leslie Saxon, capo della divisione di cardiologia della University of Southern California, in una conferenza organizzata dall’Institute of Electrical and Electronic Engineers, ha detto che entro dieci anni i neonati riceveranno un tatuaggio contenente un microchip in grado di monitorare tutti i parametri vitali. I dati potranno essere trasmessi direttamente allo smartphone dei genitori e dei pediatri per monitorare la salute dei bimbi in tempo reale [Fonte: "Il Secolo XIX" – vedi qui –  ]. Avevamo già parlato di una proposta simile nel lontano 2012 (vedi allegati) ma ora sembra che la proposta sia diventata ufficialmente una tappa del progetto mondialista di controllo totale delle masse.

     Non vuoi il microchip per tuo figlio? Che genitore sei!                                

    Ovviamente, se ci fosse bisogno di specificarlo, all’élite che finanzia queste iniziative non importa nulla della nostra salute. Occorre fare attenzione altrimenti, attraverso la propaganda, cominceranno a farci desiderare l’idea di avere un microchip sottocutaneo. Non vogliono imporcelo con la forza, vogliono fare in modo che siano i cittadini stessi a chiederlo, dopo averci convinti che se non impianti un chip a tuo figlio, che genitore sei?

    Daniele Di Luciano – Redazione Losai / Qui Europa

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  • Obsolescenza Programmata – Nascita ed Evoluzione della Scienza dell’usa e getta

    Obsolescenza Programmata – Nascita ed Evoluzione della Scienza dell’usa e getta

    Mercoledì, Aprile 10th / 2013

    – L'approfondimento di C.Alessandro Mauceri – 

    Obsolescenza programmata, Scadenza della garanzia, Edward Filene, prodotti “usa e getta”, Phoebus, Stephan Schridde, Christian Kleissn, Bernard London, deterioramento della qualità, Dupont, Apple, Serge Latuouche, e-waste, Eisenhower, Schridde, Kreiss, Settore dell'abbigliamento, Dupont, Nylon, collant Dupont, Sorbona, Parigi, Teoria della Decrescita Felice, Consumismo, Materialismo, UNEP, Mercati cinesi 

    Obsolescenza Programmata – Nascita ed

    evoluzione della Scienza dell'usa e getta,

    da Filene ai Giorni Nostri

    Ecco come le Multinazionali, le Sentinelle del Liberismo

    ed i profeti del consumismo lucrano sulla pelle dei popoli

    Assuefatti alla "dolce fragranza consumistica": l'inganno

    dell'Obsolescenza Programmata

     

    L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri

    Evolution Program Obsolescence

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Boston, Berlino, Parigi, Washington – A tutti, almeno una volta nella  vita, è capitato di rimanere sorpresi dal fatto che un prodotto, un frigo, una lampadina, un telefono cellulare (poco importa) si fosse guastato poco dopo la scadenza della sua garanzia, rendendo in questo modo necessario l’acquisto di un nuovo prodotto dato che spesso la riparazione del precedente avrebbe comportato costi troppo elevati o tali da non giustificare la riparazione. Ebbene, questo evento pare non sia dovuto alla sfortuna e alla cattiva sorte. 

     La Storia dell'usa e getta – Da Filene a Phoebus 

    Agli inizi dello scorso secolo, Edward Filene, magnate dei grandi magazzini di Boston, si chiese come sarebbe stato possibile contare sempre su un flusso permanente e crescente di consumatori. La sua risposta fu: “Vendendo prodotti usa e getta!”. Fu così che fecero la loro comparsa sul mercato delle camicie i polsini e i colli da cambiare. Quello fu solo il primo passo. Nel 1924, i produttori di lampadine si accordarono in gran segreto per produrre luci che durassero al massimo mille ore. Nacque Phoebus, il “cartello” mondiale delle lampadine, fatto per spartirsi il mercato delle lampadine elettriche. Agli ingegneri fu ordinato di progettare e realizzare filamenti più fragili, e in pochissimo tempo la durata media delle lampadine in commercio scese da 2500 a 1500 ore. Furono scoperti ma, ancora oggi, la proibizione a limitarne la vita utile non è mai stata messa in atto.

     La Scienza dell'Obsolescenza Programmata 

    Studi  condotti in Germania da  Stephan Schridde e dal professor Christian Kleiss, della facoltà di economia di Aalen, hanno dimostrato che la stragrande maggioranza, per non dire la totalità, dei prodotti, vengono costruiti non per durare all’infinito (cosa del resto impossibile essendo soggetti ad usura), ma nemmeno per durare “il più  a lungo possibile”. Si sta diffondendo sempre di più quella che gli economisti chiamano "obsolescenza programmata". Il termine venne utilizzato per la prima volta nel 1932 da Bernard London. London dava la colpa della depressione economica ai consumatori che, disobbedendo “alla legge dell’obsolescenza”, continuavano ad utilizzare la loro vecchia auto, le vecchie radio, i vecchi vestiti per un tempo più lungo di quello stimato dagli esperti. Ciò avrebbe causato un rallentamento nella crescita dell’ economia. Fu così che, i produttori, per poter vendere un numero maggiore di prodotti, cominciarono a costruirli inserendo, al loro interno, alcune componenti elettroniche o meccaniche di qualità scadente, la cui durata era limitata nel tempo in modo da indurre il fruitore ad aggiustare (cosa che avviene raramente, dato che, ogni volta ci si  sente ripetere dal tecnico: "per questa cifra non conviene riparare, meglio acquistarne uno nuovo”) o a comprarne un'altro. Secondo Schridde e Kreiss "l'obiettivo è la massimizzazione della rendita di capitale. La strategia del deterioramento della qualità dei prodotti viene alla fine premiata dall'aumento degli utili". 

     Furbata Dupont – La Tentazione… del "collant" 

    Anche il settore dell’abbigliamento subì la stessa sorte. Nel 1940, il colosso industriale Dupont lanciò sul mercato una fibra sintetica dalla straordinaria robustezza, il nylon. Il Nylon venne subito adoperato per produrre calze da donna, ma dopo un primo boom, le vendite subirono un vistoso calo. Ciò fu dovuto non al fatto che non piacevano più le calze di nylon, ma al fatto che erano così resistenti che loro durata (o, in termini più tecnici, la loro “vita utile”) era molto lunga e, quindi, non c’era bisogno di comprarne di nuove. Gli ingegneri della Dupont furono invitati a modificare le quantità di alcuni additivi che proteggevano il polimero dai raggi UV, rendendo le calze più fragili e quindi soggette a rottura. In questo modo la vita utile del prodotto era decisamente più breve con grande gioia per la Dupont stessa, per le imprese che producevano calze di nylon e per lo stato che incassava maggiori tasse. Unici a non godere di questa decisione furono gli acquirenti.

     La Tentazione… della "Mela" 

    In realtà questo è ciò che accade ancora oggi. Nonostante nel giro di pochi  anni  abbia conquistato il mercato, uno dei prodotti di punta della Apple, una tra le maggiori imprese del settore, è stato costruito in modo che la sua batteria (tipicamente uno dei componenti che più velocemente si deteriora e che potrebbe facilmente essere sostituito) fosse non separabile dal resto dell’apparecchio. Ciò costringe l’utente a sostituire tutto il prodotto e diventare di nuovo “acquirente”. Per questo motivo alcuni clienti hanno avviato una class action e citato per danni la Apple. La vertenza si è conclusa con un indennizzo agli utenti, l'apertura di un servizio di sostituzione delle batterie e l'elevazione della garanzia a due anni. Una vertenza analoga è stata intrapresa in Brasile, sempre contro il colosso Apple, per il passaggio dalla terza alla quarta versione dell’Ipad. Unica novità dei nostri giorni è stato il fatto che spesso le imprese adottano tecniche più “sofisticate” per rendere obsoleti i propri prodotti. Ad esempio, nelle stampanti di una certa marca si è scoperto un chip che era programmato per bloccare il funzionamento dopo 18000 stampe. E ancora, molti elettrodomestici o apparati elettronici sono assemblati in modo che l'utilizzatore non sia in grado di aprirli per tentarne una riparazione.

     Assuefatti alla dolce "fragranza consumistica"  

    In realtà, le azioni di propaganda e la scarsa attenzione da parte di chi gestisce la cosa comune (che beneficia economicamente grazie a IVA e tasse pagate delle imprese di ogni singolo acquisto) hanno fatto sì che ormai questo fenomeno consumistico sia considerato addirittura “normale”. Il problema non era, e non è, legato alla mancanza di conoscenze tecniche che permettano di produrre oggetti dalla vita utile più lunga, ma dalla volontà di favorirne l’invecchiamento e quindi la sostituzione. A dimostrazione di ciò nella Germania dell'Est, fino a poco prima della caduta del muro, per legge i frigoriferi e le lavatrici dovevano durare per almeno 25 anni. Ed effettivamente la loro vita utile non era inferiore. Oggi la vita utile degli elettrodomestici si è ridotta drasticamente. Una società industriale – ricorda Serge Latuouche, professore emerito di economia dell’Università Sorbona di Parigi: e – come detto in precedenti articoli – padre dell'ingannevole Teoria della Decrescita Felice (vedi articolo in allegato – Ecco perchè non crediamo alla teoria della Decrescita Felice) – entrerebbe in crisi se, una volta saturati i mercati, gli oggetti non venissero sostituiti con una certa frequenza. In questo concordiamo in pieno col professore. Quindi, si fa ricorso a prodotti la cui vita utile sia minore e si evita di produrre oggetti durevoli o facilmente riparabili. Nel frattempo, mirate campagne di marketing fanno in modo che un bene improvvisamente venga percepito come “non più sufficiente” agli occhi dell’acquirente che, anche grazie a campagne di marketing che prevedono condizioni particolarmente vantaggiose per l’acquisto, rendono facile per l’industria far sì che la vita utile di un oggetto si riduca notevolmente.

     Consumismo e Impatto Ambientale 

    Inutile dire che questo sistema di gestire il mercato ha, per contro, conseguenze rilevanti in termini ambientali. Produrre oggetti sempre nuovi, comporta enormi costi in termini di consumo e spesso, spreco di materie prime. Inoltre l’inquinamento ambientale aumenta considerevolmente per il fatto che la stessa produzione viene effettuata più volte del necessario. E non basta. La necessità dell’industria di mantenere elevati consumi genera una enorme quantità di rifiuti derivanti, oltre che dagli scarti di lavorazione, dal fatto che oggetti dalla vita utile ridotta sono spesso anche di scarsa qualità e quindi sempre più spesso finiscono per aumentare la quantità di rifiuti solidi urbani prodotti e i costi per la loro gestione. Basti pensare ai cosiddetti e-waste, i rifiuti elettronici, il cui accumulo è diventato un fenomeno preoccupante tanto da indurre l’UNEP ad avviare  uno studio per stimarne con precisione la quantità. Dai risultati è emerso che, spesso, gli apparecchi dismessi finiscono nei Paesi sottosviluppati, ammassati in gigantesche discariche a cielo aperto, dove i ragazzini delle famiglie più povere si intossicano di diossine e altri veleni bruciandoli per ricavarne tutto il metallo possibile, da vendere per qualche soldo. (vedi Video in allegato)

     La Ricetta di Eisenhower e delle nuove sentinelle del capitalismo 

    Si dice che, quando che negli anni Cinquanta domandarono al presidente degli USA Eisenhower cosa dovevano fare i cittadini per combattere la recessione, lui rispose: “Comprare…. Qualsiasi cosa”. Fu in quei tempi che si diffuse uno spot che proponeva una formula contro la disoccupazione: “Un acquisto oggi, un disoccupato in meno domani. Potresti essere tu!”. Come sostenuto da Stefan Schridde e Kreiss: "L'obiettivo è la massimizzazione della rendita di capitale. La strategia del deterioramento della qualità dei prodotti viene alla fine premiata dall'aumento degli utili". E questo, in un sistema basato sul capitalismo e sulla crescita degli utili a tutti i costi è l’unica cosa che importa. Per contro i profeti della decrescita felice continuano a proporre quale panacea ai mali del mondo la "decrescita economica" al proletariato (per altro già pesantemente condizionato dalli crisi programmate ed indotte) a suon di nuovi sacrifici spacciati come "progressi" in chiave ecologica. Questo, senza ovviare alla reale radice del problema: il liberismo e l'accentramento dei grandi gruppi industriali sulla pelle dei poveri.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    REPORT – LO SPAZZA-TOUR: IL PREZIOSO E FOLLE TRAFFICO DEI RIFIUTI DALL'ITALIA ALLA CINA 
    http://www.youtube.com/watch?v=3jR6m3Ir3BU
     

     

     

     

    UN MOTIVO IN PIU' PER NON ACQUISTARE PRODOTTI CINESI 

    http://www.youtube.com/watch?v=AY1fiizaSuw

     

    INTERESSANTISSIMO SERVIZIO SUL RICICLO IMPROPRIO DEI RIFIUTI ELETTRONICI 

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  • Sicilia – MUOS e Rigassificatore Enel: Le Sfide della Discordia, da Cuffaro a Crocetta

    Sicilia – MUOS e Rigassificatore Enel: Le Sfide della Discordia, da Cuffaro a Crocetta

    Lunedì, Marzo 4th/2013

    – di Giuseppe Sacco e Sergio Basile –  

    Regione Siciliana, Mous, Rosario Crocetta, Grillini, Camera dei deputati, Rigassificatore, Enel, Porto Empedocle, Totò Cuffaro, Enel, Beppe Grillo, M5S, Movimento 5 Stelle, Massimo Giletti, Martin Schultz, Parlamento Europeo, Caso MUOS, Tar, Consiglio di Stato, Confindustria, Lillo Firetto, Udc, Casini, Giancarlo Cancellieri, 

    Sicilia – MUOS, e Rigassificatore Enel:

    Le Sfide della Discordia, da

    Cuffaro a Crocetta

    Pronta mozione del Grillino Cancellieri 

    Cuffaro - Crocetta

    Palermo –  Il governatore della Regione Siciliana Rosario Crocetta ieri su Rai Uno a "L'Arena" (di Massimo Giletti) incalzato dal conduttore si è detto pronto a fare la guerra agli Americani su radar e antenne del celeberrimo Muos in costruzione a Niscemi, diavoleria che potrebbe provocare un gravissimo dissesto ecologico e non solo. Ma il "Caso Muos" potrebbe provocare anche un terremoto nell’Assemblea Regionale di domani per una mozione minacciata dai 15 deputati a Cinque Stelle pronti – tra l'altro – ad un’altra guerra, quella contro il rigassificatore dell’Enel a Porto Empedocle. Anche se in merito c'è da dire che Rosario Crocetta aveva affermato la necessità di aprirsi ai Grillini già ad inizio della scorsa settimana, durante lo spoglio nazionale. Davanti a Martin Schultz, presidente del Parlamento Europeo, sempre Crocetta aveva ammesso questa necessità anche a costo di un “do ut des”.

     Dal MUOS al Rigassificatore ENEL – Da Cuffaro a Crocetta 

    Oltre al Muos, anche sul gassificatore, dunque, si profila un ping pong vero e proprio nel quale la Presidenza della più importante commissione parlamentare, Territorio e Ambiente, porrà al centro della discussione politica il lavoro di un giovane ricercatore (a contratto) esperto in materia di legislazione di beni culturali, diritto ambientale e fonti rinnovabili, Giampiero Trizzino. Per onor di cronaca va detto – tuttavia – come le autorizzazioni sul suddetto rigassificatore furono concesse nel 2009 da Totò Cuffaro: autorizzazioni successivamente ritenute valide dal Tar, confermate dal Consiglio di Stato e sostenute con forza anche da Confindustria e dal sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto, adesso deputato nell'assemblea dell’Udc del claudicante Pierferdinando Casini (primo sponsor dello stesso Crocetta). Quindi il cerchio pare chiudersi in maniera alquanto bizzarra. La mozione del grillino Giancarlo Cancellieri – in tal contesto – mirerebbe ad ottenere la cancellazione da parte del presidente Crocetta di tutte le autorizzazioni concesse. In questo tormentatissimo e boccaccesco quadro isolano i Grillini troverebbero terreno fertile per trattare e non mollare su alcuni dei principali punti difesi in campagna elettorale. Questo in effetti rappresenta un primo vero banco di prova per il popolo a 5 stelle della Trinacria.

    Giuseppe Sacco, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • Medicina – Progetto  internazionale contro l’ictus: “cervello in letargo!”

    Medicina – Progetto internazionale contro l’ictus: “cervello in letargo!”

    Martedì, Marzo 20th / 2012

    Commissione europea / Bruxelles / Medicina / Cooperazione internazionale / Università italiane / Italia / Progetti Ue / Eurohip1 / Ictus / Cervello / Ipotermia terapeutica / Pazienti 
     
    Medicina – Progetto  internazionale contro l’ictus: "cervello in letargo!"
    Italia tra i paesi capofila. Università in prima linea

    Bruxelles –  A mente fredda, lo si sa, si ragiona meglio. Ma le nuove frontiere della medicina permetteranno di raffreddare il cervello per ridurre notevolmente il rischio di danni cerebrali dovuti all’ictus, che rappresenta la seconda causa di morte al mondo.  L’abbassamento della temperatura del cervello a 34 gradi sarà capace di provocare una sorta di “letargo” della mente, che ridurrà il bisogno di ossigeno tentando di prevenire ulteriori danni: questa è l’idea di un progetto paneuropeo che ha preso il via dal punto di vista sperimentale e che è stato presentato, nelle scorse ore, a Bruxelles. Obiettivo della sperimentazione è quello di trattare 1.500 pazienti con l’ipotermia terapeutica, metodo già utilizzato per ridurre il danno ischemico cerebrale a seguito di arresto cardiaco. Prenderanno parte al progetto 60 organismi, tra Università ed ospedali di 25 Paesi, e l’Italia, con il maggior numero di pazienti, è schierata in prima fila per la partecipazione delle Università La Sapienza e Cattolica di Roma e gli istituti San Raffaele e Niguarda di Milano. Un progetto ambizioso e nobile, visto che, in Europa, ogni giorno muoiono 1000 persone colpite da ictus e circa il doppio sopravvive in condizioni gravissime. Davanti a questi dati, possiamo soffermarci e riflettere sul fatto che Eurohyp 1, oltre ad essere un progetto clinico di altissimo livello, rappresenta una grande speranza per tutti coloro che soffrono a causa di danni cerebrali. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)
  • Ricerca: Tracollo Italia – Fondi Ue solo a 9 regioni. Sud a secco

    Ricerca: Tracollo Italia – Fondi Ue solo a 9 regioni. Sud a secco

    Venerdì, Marzo 16th / 2012

    Italia / Unione Europea /Fondi / Innovazione / Miur / Statistiche / Nord / Sud 

    Ricerca: Tracollo Italia – Fondi Ue solo 9 regioni. Sud a secco

    Conferma del divario tra Nord e Sud: a Lombardia e Lazio metà dei finanziamenti

    Roma – Di certo l’Italia non brilla in Europa nel campo dell’innovazione: delle 20 regioni dello stivale, solamente 9 risultano competitive sui programmi Ue nel panorama continentale. Un quarto dei fondi europei destinati al nostro Paese arriva direttamente nei laboratori e nei centri di ricerca laziali ma, in realtà, i più bravi e capaci ad ottenere le risorse per la ricerca che Bruxelles mette in palio, sono i ricercatori liguri, ognuno dei quali  porta “a casa” 12.000 euro di finanziamenti europei. Sono 50 i miliardi di euro che l’Unione Europea stanzierà, entro il 2013, per il settimo programma quadro e l’Italia, con il suo ritmo di marcia, rischia di finanziare la ricerca degli altri incassando meno soldi di quelli che invia a Bruxelles per il bilancio Ue , per come aveva già annunciato il Sole 24ore. Il budget previsto per il progetto “Cooperazione”- uno dei più importanti del settimo programma quadro –  è di 32 miliardi di euro da investire nell’innovazione di 10 settori strategici, dalla quello salute a quello dell’energia, dall’ambiente allo spazio e alla sicurezza, dall’Ict  alle nanotecnologie. L’Italia ha conquistato il 9% di questi fondi, pari a poco meno di 2 miliardi che, tra l’altro, sono arrivati solo in alcune regioni: nel Lazio arriva il 23, 64% delle risorse Ue, in Lombardia il 21,45%, in Piemonte il 10,65%, in Toscana il 9,55% ed in Emilia Romagna l’8,31%. Veneto, Liguria e Campania attirano il 6% e la Puglia il 5% dei finanziamenti. Per quanto riguarda le altre regioni, purtroppo, è come se in classifica neanche ci fossero. In relazione all’efficienza ed alla produttività, invece, a guidare la classifica è la Liguria, seguita dal Trentino (10.000 euro a testa per i ricercatori), dalla Toscana e dal Lazio con 9.000 euro a cervello. I risultati delle indagini condotte dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca specificano, tra l’altro, le leadership nei diversi settori: la Lombardia incassa un terzo dei fondi Ue destinati all’Italia nel settore delle biotecnologie e si conferma  leader, insieme al Piemonte, anche nel settore delle nanotecnologie dei materiali e dei sistemi di produzione e di processo. Il Miur precisa che la presenza, in queste regioni, di soggetti industriali importanti e grandi centri di ricerca, permette alle stesse di mantenere il primato nazionale. Il 34% dei fondi Ue destinati all’Ict in Italia, và al Lazio, che si conferma capolista anche nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello spazio. Per la categoria “trasporti” vince, invece, il Piemonte, seguito da Lazio, Lombardia e Campania. L’unico dato confermato, seppur non scritto, è il fatto che l’Italia ha due facce, quella del nord e quella del sud. E quella meridionale rimane una realtà per nulla europea. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Scienza e tecnologia: il potere dell’uomo per creare disuguaglianze

    Scienza e tecnologia: il potere dell’uomo per creare disuguaglianze

    Martedì , Marzo 6th / 2012

    Italia / Roma / Etica / Scienza /Tecnologia / Responsabilità / Religione

    Scienza e tecnologia: il potere dell’uomo per creare disuguaglianze

    Responsabilità è la parola d’ordine per il futuro della scienza. Riflessioni sul progresso spirituale.

    Roma – Tecnologia e scienza, oggi, sono i motori che determinano i cambiamenti della società. “Responsabilità” è la parola che, invece,  deve disciplinare il loro rapporto e la loro influenza sulla vita collettiva. Proprio questo è stato il punto di partenza del convegno “Scienza e responsabilità, ricerca e sviluppo” tenutosi, nelle scorse ore, a Roma ed organizzato dal dipartimento di fisica dell’università La Sapienza e dalla fondazione Idis-Città della scienza di Napoli. Non possiamo dimenticare che la società è un prodotto culturale, una sintesi di esperienze costituita dal tempo, dallo spazio e dal fattore umano. “E’ lo smisurato potere che ci siamo dati, su noi stessi e sull’ambiente, ad imporci di sapere cosa stiamo facendo ed in quale direzione vogliamo inoltrarci” sosteneva il filosofo tedesco di origine ebraica Hans Jonas. La sua citazione ha rappresentato il nucleo centrale della conferenza e la stessa impone profonde riflessioni. Se da un lato è importante incoraggiare il progresso scientifico e tecnologico, dall’altro non vuol dire che la scienza debba avere carta bianca. L’articolo 4 della nostra Costituzione recita “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Ecco: il progresso spirituale. Un “progresso” che sembra regredire. “L’espansione incondizionata della scienza e della tecnologia – ha affermato il chimico Vincenzo Balzani – rischia di aumentare le disuguaglianze, rendendo il mondo ancora più fragile”. Infatti, saranno i mezzi economici a garantire l’accesso alle nuove terapie che sviluppano l’intelligenza e questo creerà delle diversità notevoli. Ecco perché, il progresso spirituale dell’uomo diventa prerogativa principale: potrà anche essere diverso il portafoglio, ma solo davanti a Dio siamo tutti uguali.   Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Italia: non è un Paese per innovatori

    Martedì, Febbraio 7th/ 2012

    – di Franco De Domenico –

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    L’Italia: non è un Paese per innovatori

    Oggi, il nuovo Steve Jobs non nascerebbe

    di certo in Italia

    Roma – L’Italia è, purtroppo, molto indietro per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo. E’ un “innovatore moderato”, secondo una ricerca Ue, al pari con Grecia, Portogallo, Malta, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Spagna e Repubblica Ceca. Invece, in Europa solo la Germania è un innovatore “leader”, la Gran Bretagna e la Francia sono “innovatori gregari”. Infatti, la classifica della Commissione europea preposta a questa indagine ha stilato quattro categorie: gli innovatori leader, gli innovatori gregari (follower in inglese), gli innovatori moderati e gli innovatori modesti. La Commissione indica anche i rimedi: modernizzazione dell’amministrazione pubblica, promozione di partenariati pubblici-privati, accesso al capitarle di rischio (venture capital in inglese). Ma l’analisi è impietosa: il grande debito pubblico dell’Italia lascia poco denaro da spendere in ricerca, negli investimenti infrastrutturali e nell’istruzione (ebbene sì, in Europa badano anche a questa, che per noi è una Cenerentola). Poi, una grossa critica è che in Italia si premia l’appartenenza a una o più caste, non il merito. Burocrazia, gerontocrazia, partitocrazia, tutti nemici della meritocrazia che da noi non è mai arrivata. E siamo al fanalino di coda anche per pubblicazione di articoli scientifici. Purtroppo non c’è niente da fare: abbiamo tanto da elogiare l’iniziativa italiana, la creatività (siamo ancora un Paese di inventori, al nono posto per il numero di brevetti), ma quando si tratta di concretizzare le idee, uno Steve Jobs non nasce in Italia. O se è italiano, va a lavorare all’estero.

    Franco De Domenico(Copyright © 2012 Qui Europa)