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Categoria: Lavoro e Politiche Sociali

Lavoro e Politiche Sociali

  • Italia – Tra Carcerati Abusati e Carcerati di Massa

    Italia – Tra Carcerati Abusati e Carcerati di Massa

    Sabato, Dicembre 12th/  2013  

    – di Vincenzo Folino e Sergio Basile –

    Europa Chiama Italia – Tra Carcerati Abusati e Carcerati di Massa / Corte Europea dei diritti Umani / Strasburgo / Sovraffollamento / Carceri / detenuti / Carcere di Busto Arsizio / Carcere di Piacenza / Roma / Catanzaro / Bologna / Palermo / Carcere di Rebibbia / Piano carceri / Nuovi Penitenziari / Pene detentive / Pene alternative / Costruzione di Nuovi Penitenziari / Inganno totale / Crisi indotta / Spread / Carcerati nelle proprie case / Tutti in carcere / Crisi fasulla / Crisi indotta / Vincenzo Folino 

    Italia – Carcerati Abusati Carcerati di Massa

    Carceri – la Corte Europea condanna l'italia: 

    Vivere in 3 metri quadrati è una follia!

    Nel 2009 la Prima condanna, poi il Bluff del Piano Carceri 

     

     di Vincenzo Folino e Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Italia – Carcerati abusati e Carcerati di massa                                                     

    Strasburgo – Qualche giorno fa la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato il nostro Paese per trattamento inumano e degradante, su ricorso di sette  detenuti del carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. Secondo la sentenza l’Italia avrebbe violato i diritti dei soggetti  ricorrenti, tenendoli in celle dove gli stessi avrebbero avuto  a disposizione meno di 3 metri quadrati; così l’Italia dovrà pagare ad ognuno di essi un risarcimento di 100 mila euro per danni morali. I giudici si sono soffermati sulle condizioni generiche delle nostre carceri, con particolare attenzione al problema del sovraffollamento: condizioni  per cui l’appellativo di “incivili” non è affatto abusato.

     Vivere in 3 metri quadrati – Problema di natura Strutturale                          

    Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente i due istituti presi in esame, ma si tratta bensì di un fenomeno che potremmo definire “tipico” del nostro Paese, anzi, per usare le parole della Corte, si tratta di un "problema di natura strutturale” che coinvolge un pò tutti, da Roma a Catanzaro, da Bologna a Palermo. Dato purtroppo confermato dai più di 550 ricorsi di altri detenuti,  giunti alla stessa Corte in seguito alla sentenza.  Da qui l’invito alle autorità italiane a dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti. Il tutto, è bene ribadirlo, non costituisce affatto una novità. E lo stesso vale per la condanna ricevuta dal nostro Paese: non è la prima e molto probabilmente non sarà nemmeno l’ultima.

     Il Bluff del "Piano Carceri" e la Prima Condanna – Luglio 2009                   

    La prima condanna – luglio del 2009 – riguardò un detenuto del carcere romano di Rebibbia. In seguito a questa prima condanna l'Italia mise a punto il cosiddetto ''Piano carceri'', un programma che avrebbe dovuto portare alla costruzione di nuovi penitenziari, all'ampliamento di quelli esistenti, oltre che allo sviluppo di pene alternative al carcere. Inutile dire che la gran parte di questi progetti (fatta qualche minima accezione) non ha ancora visto la luce. Lasciamo le vostre considerazioni a questo semplice dato: dalla contabilità speciale del Commissario delegato fu tirato fuori – tra 2010/2011 –  1 milione e seicentomila euro. Fondi, di conseguenza, presumibilmente riferibili alle sole spese di funzionamento della struttura commissariale e ai compensi dei vari soggetti attuatori e consulenti. Soggetti questi, i cui curricula e le cui competenze in materia di appalti pubblici di lavori e di edilizia penitenziaria, ad oggi, non è ancora dato conoscere.

     Italia – "Magagne Strutturali" e "Interessi ad orologeria"                                

    Non aggiungiamo altro! Le magagne sono una caratteristica intrinseca del nostro sistema e per approfondire l’argomento non basterebbe un intero quotidiano. Ma i problemi non sono solo di natura pratica. Altri problemi vanno a toccare il cuore della “società civile”, il suo quasi completo disinteresse verso l’altro, verso i problemi degli altri. Il fatto è che in Italia si parla davvero raramente di Diritti Umani, e quando se ne parla, guarda caso, siamo in periodo di campagna elettorale. Inoltre quando si parla di diritti lo si fa sempre dandone una visione edulcorata, limitandosi a delle affascinanti ma inutili posizioni di principio. Dopodicchè tutto torna alla normalità: torna il disinteresse generale.

     L'Eta dell'Inganno chiamato crisi – Il Carcere dentro Casa                             

    Tutti noi sappiamo di vivere in un periodo di forte tensione, questi – dicono i "custodi" del sistema – sono anni duri, gli anni della crisi e dello spread. Ma pochi, pochissimi sanno davvero la verità: cioè che siamo nel tempo dell'inganno totale, della falsità sistematica e della crisi indotta, spacciata per crisi globale. Tutto questo ha portato tantissime persone, tantissime famiglie, a vivere ogni giorno il proprio carcere dentro la propria casa, dentro la propria mente. L'Italia è diventata una società di carcerati, di ergastolani, destinati a scontare una colpa (?) perenne all'interno delle quattro mura domestiche. Ma questo – per quanto gravissimo – non fa che darci un quadro più completo del grado di involuzione della nostra cosiddetta "società civile". D'altra parte, tuttavia, ciò non giustifica assolutamente l’indiferrenza verso il dolore degli "altri reclusi", il popolo dei penitenziari. E questo vale a maggior ragione se abbiamo a che fare con un dolore indotto, ovvero evitabile. Per tornare al "poblema carceri", dunque, esse non devono essere degli hotel a 5 stelle, la permanenza – ovviamente – non può e non deve essere neanche lontanamente paragonata ad una vacanza, ma la dignità dei detenuti, quella, non la si dovrebbe toccare. 

    Vincenzo Folino, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    L’Italia non rispetta i diritti umani

    L’Italia non rispetta i diritti umani

    Venerdì, Maggio 4th / 2012 Unione europea / Italia / Diritti / Corte europea / Carceri / Giustizia lenta / Sovraffollamento  / Record di ricorsi / Amnistie / Irragionevole durata dei procedimenti / Credibilità internazionale / Durata dei procedimenti / Inefficienze sistematiche / Sovraffollamento delle carceri / Credibilità internazionale / Margine di valutazione nazionale / […]

    Austerity e Nuova Legge di Stabilità: La Dittatura che uccide la Cultura e gli Italiani

    Austerity e Nuova Legge di Stabilità: La Dittatura che uccide la Cultura e gli Italiani

    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012 – di Sergio Basile – Eurozona / Italia / Cultura / Tagli alla cultura / Progetto erasmus / Nuova Legge di stabilità / Parlamento Italiano / Unione europea / Disoccupazione / Carrozzoni politici / Mes / Fiscal Compact / Propaganda mediatica / Macelleria Sociale / Ambigui sondaggi / Disoccupazione / Welfare […]

    Italia – La Regina Nera delle Infrazioni comunitarie, perchè?

    Italia – La Regina Nera delle Infrazioni comunitarie, perchè?

    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012 – di Sergio Basile e Federica Santoro – Italia / Unione europea / procedure d'infrazione /  Joaquin Almunia / Mario Monti / Innalzamento aliquota IVA / Romano Prodi / Commissione Prodi / Direttiva Bolkestein /  Ici / Imu / Chiesa cattolica / Principio di Sussidiarietà / Politiche liberiste / Politiche neoliberiste […]

    Dittatura colorata di Democrazia – Così la Casta ci Distrae dal Cancro Europeo

    Dittatura colorata di Democrazia – Così la Casta ci Distrae dal Cancro Europeo

    Venerdì, Gennaio 4th/2013 – di Sergio Basile – Dittatura colorata di Democrazia / Roma /  Italia / Mario Monti / Beautifull / Silvio Berlusconi / Mario Monti / Pieluigi Bersani / Niki Vendola / Cimitero galleggiante / Spinte verso l'astensionismo / Eurogabbia / Rottamazione dell'Eurogabbia / Susanna Camusso / CGIL / CGA di Mestre / Tassazione […]

    Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

    Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

    Mercoledì, Dicembre 19th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Diritti fondamentali nell'Ue / Menzogna / Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione  / Unione Europea / Parlamento europeo / Risoluzioni / Assistenza sanitaria / Aborto / Minoranze nazionali / LGBT / Diritti fondamentali / Libertà civile / Uguaglianza / Salute sessuale / Pianificazione […]

    Borghezio: l’Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto

    Borghezio: l’Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto

    Giovedì, Dicembre 6th/ 2012 –  di Mario Borghezio, deputato europeo –    Comunicato Stampa   Borghezio: l'Ue verifichi se in Campania esiste lo Stato di Diritto / Italia / Napoli / Scampia / Bruxelles / Parlamento europeo / Omicidio Scampia / Campania / Unione europea / Eurozona / Mario Borghezio / Comunicato Stampa / Lega Nord / Programma di […]

    Schiavi europei, da oggi attenti a quello che mangiate

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    Venerdì, Settembre 28th/ 2012  – di Silvia Laporta – Parlamento europeo / Unione Europea / Schiavi europei / Mangiare sano / carne / pesce / orgine controllata / abolizione del marchio di qualità / prodotti ittici / Angelo Rosso / European Joint Research Center  / Massimo Gallesio / Carmen Fraga / Europarlmento / Lobby / […]

    Italia: record Ue di sentenze inapplicate

    Italia: record Ue di sentenze inapplicate

    Venerdì, Aprile 13th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Corte Europea / Riforma giudiziaria / Record europeo sentenze inapplicate / Lentezza processi / Risarcimenti / Michele Vietti / Roberta Angelilli / Parlamento europeo  Corte Europea – Italia: primato per inadempienze 2500 sentenze inapplicate e ritardi nei risarcimenti.   Necessita una riforma giudiziaria.   […]

    Sconcerto a Strasburgo: Famiglia tradizionale? Concetto restrittivo!

    Sconcerto a Strasburgo: Famiglia tradizionale? Concetto restrittivo!

    Mercoledì, Marzo 16th / 2012 Parlamento Europeo / Strasburgo / Famiglia / Veld / Matrimoni Gay / Cassazione / Italia / Mauro Strasburgo: Famiglia tradizionale? concetto restrittivo! Sconcerto del Ppe, delle comunità cristiane e dei giuristi del "diritto di famiglia" Dall'Europarlamento: no a definizioni restrittive di idea "famiglia". La cellula della società in pericolo Ad orologeria, […]

    Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Schiavitù minorile: stranieri in balia del crimine!

    Venerdì, Settembre 21st/ 2012 –  di Maria Laura Barbuto – Italia / Roma / Schiavitù / Criminalità organizzata / Reati / Libertà / Dignità umana / Minori / Minorenni /Stranieri / Immigrati / Immigrazione / Lavori forzati / Rapine / Prostituzione / Illegalità / Statistiche / Forze dell’Ordine / Distruzione dello stato sociale  Minorenni stranieri […]

    Direttive Ue – La Maglia Nera dell’Italia e la Linea Repressiva di Bruxelles

    Direttive Ue – La Maglia Nera dell’Italia e la Linea Repressiva di Bruxelles

    Martedì, Dicembre 4th/ 2012 – Sergio Basile, Maria Laura Barbuto –  Linea Repressiva di Bruxelles / direttive Ue / Maglia Nera dell'Italia / Unione Europea / Europa / Commissione Ue / Corte di Giustizia / Crisi / Infrazioni / Diritto Ue / Leggi europee / Norme  / Trasporti / Mercato interno /    Direttive Ue – […]

  • Decreto Anticorruzione: Misure idonee o ennesima presa in giro?

    Decreto Anticorruzione: Misure idonee o ennesima presa in giro?

    Sabato, Giugno 16th / 2012

    – di Sergio Basile e Federica Santoro –

    Italia / Decreto Anticorruzione / 20 articoli / Governo Monti / Mario Monti / Di Pietro / Fli / Idv / Pd / Pdl / Polemiche / 3 punti caldi / Incandidabilità dei condannati / corruzione tra privati / traffico di influenze / periodo di studio ed elaborazione piuttosto lungo / Ritorno al Senato / La palla passa a Palazzo Madama / Montecitorio / Silvio Berlusconi / Prescrizione / Rubygate / Modifiche al codice penale / Caso Penati / Papa e Tarantini / Coop rosse / Pierluigi Bersani / Pd / Area Ex-Kalk / Omertà / Lobbismo / Banche / Conflitti d'interessi 

    L'Analisi di "Qui Europa" – DDL Anticorruzione:

    Vediamo a chi gioveranno davvero le misure

    Misure idonee o ennesima presa in giro? Vediamolo

    nella contro analisi di "Qui Europa" e nelle analisi 

    di "Repubblica"

    Di Pietro: è uno specchietto per le allodole  

    Decreto Anti-Corruzione – Leggendo bene tra le righe del Decreto… Banche, Coop rosse e Rubygate

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Giovedì 14 Giugno sono stati approvati alla Camera dei Deputati – con 354 voti favorevoli, 25 contrari e 102 astenutii – i 20 articoli del Ddl anticorruzione. Ora manca solo l’approvazione da Parte del Senato per mettere in atto le nuove regole, che già hanno aperto variegati scenari di polemiche e reciproche accuse tra gli schieramenti. Tante le novità ed evidenti, dunque,  i contrasti tra le parti politiche dirette a votare il disegno di legge. Da un lato, il professor Mario Monti deciso a portare avanti questa iniziativa a tutti i costi sostenuto chiaramente dal PD. Dall’altro troviamo un contrastante PDL deciso a fare ostruzionismo in quanto, avendo un’infinità di parlamentari collusi, indagati e anche incriminati (stando ai numeri molti di più rispetto agli "amici-antagonisti" del Pd) dal 2013 in poi (ovvero con le nuove elezioni) non potrebbe più ricandidarli. Questo decreto, vista la situazione di corruzione dilagante che blocca tutte le possibilità di sviluppo, legalità e democrazia, sarebbe invero estremamente importante e fondamentale per il cambiamento dell'ormai marcio humus  politico parlamentare, balzato prepotentemente alla ribalta della cronaca europea come un misto di collusione, corruzione, concussione, classismo interessato ed egoismo senza limiti. Ma andiamo per ordine nell'analisi dei punti votati. 

      Ddl Anticorruzione –  Tre punti caldi  

    Il disegno di legge anticorruzione, si compone di tre articoli: incandidabilità, corruzione e influenze illecite. Il capitolo sullIncandidabilità dei condannati, sostenuto soprattutto da Fli e Idv, prevede che in caso di condanna per reati gravi da parte di un parlamentare, esso non possa più ricandidarsi ed essere quindi rieletto (art. 10). La corruzione tra privati prevede  la reclusione da 1 a 3 anni (art.14) per gli amministratori, i dirigenti e i sindacati che – a seguito della promessa di denaro o altra utilità – dovessero commettere atti che violino i loro obblighi di incarico. Il traffico di influenze, poi, ntroduce i nuovi reati di concussione per induzione e traffico illecito di influenze per lo svolgimento del ruolo. Prevede che gli ufficiali di pubblico servizio che trasgrediscono queste nuove norme siano puniti con reclusione che va dai 3 agli 8 anni (art.13).  Il PDL, in merito, ha motivato la sua opposizione alla Camera, dichiarando di voler modificare il disegno di legge in quanto (a parer suo) sarebbero presenti delle norme contro persone specifiche, ovvero contro una persona specifica: Silvio Berlusconi.  In merito nelle scorse ore Cicchitto ha minacciato che solo dopo una attenta rilettura e modifica degli articoli, il suo partito si terrà pronto a votare in favore del decreto, senza fare alcun ostruzionismo. Egli ha inoltre dichiarato di non voler fare alcun passo indietro sulla responsabilità delle toghe, aggiungendo che il principio del “chi taglia paga” debba essere esteso anche ai magistrati. 

      Ddl Anticorruzione – Ritorna al Senato che lo esaminò nel 2011  

    Tale disegno di legge ha avuto un periodo di studio ed elaborazione piuttosto lungo. È stato approvato dal Senato nel giugno del 2011 e contiene, tra le altre cose, provvedimenti per la maggiore trasparenza dell’attività delle pubbliche amministrazioni; un inasprimento delle pene per i reati di corruzione; incentivi e garanzie per i dipendenti pubblici che denuncino episodi di corruzione. La legge delega poi il governo – entro un anno dall’approvazione definitiva – ad approvare un decreto legislativo sull’incompatibilità tra la carica di parlamentare e le condanne per reati di corruzione. Il disegno di legge, per iter, tornerà quindi nuovamente al Senato, dato che il testo approvato dalla Camera giovedì contiene delle variazioni  rispetto a quello integrale già approvato nel giugno del 2011 a Palazzo Madama.

     Leggendo tra le righe del Ddl anticorruzione  

    Alcuni tra i principali quotidiani nazionali, nelle ultime ore hanno avanzato la possibilità che la legge possa contenere norme protese ad influire ed intralciare l'ordinario corso di alcuni celebri processi in corso. Due in particolare: quello a Silvio Berlusconi sul "Caso Ruby”, per ciò che attiene al presunto reato di concussione, per le pressioni fatte sui funzionari della Questura di Milano affinché rilasciassero la marocchina Karima El Mahroug –  arrestata  per furto il 27 maggio 2010, e minorenne all'epoca dei fatti – e la affidassero a Nicole Minetti: il consigliere della Regione Lombardia poi coinvolta nello stesso italico "sexy gate". L’altro processo in questione (senza scordare evidentemente i processi a Tarantini e Papa) è quello a Filippo Penati, esponente di primo piano del Pd lombardo – fedelissimo di Bersani – indagato – come noto – dalla Procura di Monza per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti in merito ai celeberrimi progetti afferenti al comune di Sesto San Giovanni, e riguardanti il processo di riqualificazione dell’area ex-Falck.

     L'ombra della prescrizione per Penati e Berlusconi ?  

    In effetti il discusso decreto "anticorruzione" potrebbe andare ad incidere sui suddetti processi ed in favore deei politici sopra mensionati, poiché importerebbero  alcune modifiche in relazione ai tempi di prescrizione, nonché delle importanti e decisive modifiche all’articolo 317 del codice penale – per la violazione del quale è prevista una pena che va dai 4 ai 12 anni – mirante a disciplinare il reato di concussione: ovvero il caso in cui "il pubblico ufficiale (…), abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente denaro od altra utilità".  La nuova legge votata in effetti smembra il reato in due parti, apportando una netta distinzione tra il caso in cui il pubblico ufficiale “costringa” ed il caso in cui questi  “induca” a promesse indebite.

     L'interpretazione "particolare" del reato di concussione 

    Dunque, nel caso in cui il giudice riconoscerà che il privato è stato costretto, questi diverrà una semplice vittima non suscettibile di sanzione, e il pubblico ufficiale in mala fede rischierà dai 6 ai 12 anni di reclusione (nuovo articolo 317 c.p.); nel caso di induzione, invece, il pubblico ufficiale rischierà dai 3 agli 8 anni, mentre il privato  3 anni (Art. 319-quater).

     5 anni in mero per prescrivere il "Caso Ruby" 

    Dunque potrebbero "letteralmente saltare" importanti processi in corso, da Penati a Berlusconi, da Tarantini a Papa. Il "Processo Ruby" è già parzialmente in dirittura d'arrivo, è vero, ma il collega Emilio Randacio, ci spiega dal suo editoriale di ieri, come Berlusconi potrebbe beneficiare della riforma, adducendo che in effetti: "cinque anni in meno per celebrare il processo Ruby e un’insidia che potrebbe essere utilizzata dai legali del Cavaliere per tentare di smontare l’accusa". Per il "Caso Ruby" la prescrizione si accorcierebbe al 2020, e Silvio Berlusconi potrebbe dormire sonni tranquilli qualora i suoi legali volessero tentare "un’interpretazione estensiva alla riforma coinvolgendo anche il funzionario della questura che fece rilasciare Ruby". In questo caso, facendo rientrare il reato di  Berlusconi tra quelli previsti dall’art. 319-quater (di cui sopra) – e non più tra quelli con prescrizione lunga, dopo 15 anni come da Art. 137: articolo che porterebbe la prescrizione al 2025)  il funzionario della Questura di Milano non sarebbe più consideratio solo vittima del comportamento del premier ma in qualche modo parzialmente colpevole: "in questo caso – spiega Randacio – la prescrizione per Berlusconi avverrebbe cinque anni prima". Essa in effetti potrebbe giungere nel maggio del 2019: termine comunque piuttosto lontano.

      Il ddl salverebbe Penati? 

    Ovviamente le nuove norme su concussione prescrizione non andranno ad inficiare in alcun modo il processo a Penati per capi d’imputazione come le presunte tangenti dell’autostrada A7 e i finanziamenti impropri all'associazione “Fare Metropoli”, di sua creazione. Secondo Repubblica in merito ad altri reati rientranti nel complesso "Dossier Penati", invece, vi sarebbero delle novità positive per il politico in forza al Pd: “per la concussione – infatti – saremmo di fronte a una prescrizione già certa – i processi dovrebbero concludersi entro l’anno e non più nel 2017 – ed il decreto potrebbe far saltare un intero pezzo dell’inchiesta sul "Sistema Sesto". Stando alle riforme votate alla Camera, sarebbero salvati dalla prescrizione i presunti reati affibbiati a Filippo Penati, a Giordano Vimercati ed agli uomini delle coop rosse coinvolti nell'inchiesta che ha fatto tremare le fondamenta del Pd. Altro regalone per le Coop rosse – care al Pd – sarebbe quello inerente ai presuntireati commessi tra il 2000 e il 2004. Per esii le cooperative rosse uscirebbero completamente immacolate, e con esse i politici che avrebbero agito nell'ombra.

      La denuncia di Di Pietro – "Così favorite l'omertà!"  

    La nuova riforma, dunque, lascerebbe ampie maglie nella giustizia e diverse scappatoie. Tra i più critici, il leader dell'Idv,  Antonio Di Pietro, secondo il quale – come riportato nell'articolo di ieri in "Qui Europa" questa legge “E’ un’altra occasione sprecata. Uno specchietto per le allodole e anzi, aver deciso di punire il concusso, è qualcosa che favorisce l’omertà”

     DDL Anticorruzione – Monti e la difesa del lobbismo 

    Come detto ieri, il decreto  nasconde – tra l'altro –  la firma inconfondibile di Mario Monti in quanto il governo ha di fatto introdotto la differenza tra  "traffico di influenze illecite" e "lobbysmo":  considerata a tutti gli effetti dal professore quale attività lecita. D'altronde non poteva essere altrimenti. Non trovate? Un palese salvataggio di ciò  che davvero gli preme:  salvare il predominio delle lobbies bancarie, mettendo al sicuro se stesso, nonché  i suoi amici e ministri "ex-banchieri" e vicini ai banchieri da comnflitti d'interessi che alla lunga potrebbero ritorcesi contro lo stesso governo tecnico. ora la palla passa a Palazzo Madama.

    Sergio Basile, Federica Santoro  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • Vergognoso – Ok della casta a riforma dell’articolo 18 – Ipocrisie e profezie in onda su Rai Uno

    Vergognoso – Ok della casta a riforma dell’articolo 18 – Ipocrisie e profezie in onda su Rai Uno

    Venerdì, Giugno 1st  / 2012 

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile – 

    Italia / Articolo 18 / lavoro / Mario Monti/ Governo / tecnico / fiducia /votazione / Elsa Fornero/ Parlamento Italiano / Senato /  Anna Finocchiaro / Tradimento dei lavoratori italiani da parte della casta / Raffaele Bonanni / Susanna Camusso / Commissione Ue / Antonio Di Pietro / Adriano Celentano / Bruno Vespa / Dittatura / Nazismo Bianco / Angela Merkel / Nicolà Sarkozy / Industria bellica / Ingerenze sul governo greco / Vera Montanari / Marco Tarquinio / Porta a Porta / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa  

    Vergognoso – Passa la Riforma dell’articolo 18:

    le ipocrisie di Monti e del Parlamento Italiano

    Parlamento – Anna Finocchiaro suona la trombra

    alla casta partitica vicina ai banchieri

    Rai Uno – Fornero-Tarquinio-Vespa-Montanari: spettacolo

    imbarazzante a "Porta a Porta" sull'articolo 18

    La Profezia di Adriano – Sanremo:

    Celentano aveva ragione!

    Porta a Porta – Imbarazzante spettacolo sull’Articolo 18 in onda su Rai Uno

    Roma – E’ così impellente il bisogno del governo tecnico di martellare sui diritti degli Italiani, che per accelerare l’approvazione del Senato del disegno di legge sulla riforma del lavoro, lo ha diviso in 4 maxi emendamenti (flessibilità in entrata, in uscita, ammortizzatori sociali,formazione) e per ciascuno di essi ha chiesto la fiducia. Le prime due votazioni sono già avvenute. Rispettivamente la prima, è passata con 247 sì e 33 no e ha dato via libera alla rimodulazione, o forse è meglio dire allo scempio, dell’articolo 18. La seconda votazione è quasi identica alla prima, 246 sì e 34 no. Le votazioni per le altre due fiducie si sono svolte ieri mattina. La prima votazione è stata interrotta per un lancio di volantini con su scritto “Giù le mani dall’articolo 18! No alla controriforma del governo o e della Bce”. Nel frattempo però , sembra che al Parlamento tutti si siano messi d’accordo, per trovare un gentil modo di parafrasare la bella fregatura che ci stanno propinando.

     Porta a Porta – Articolo 18: L'imbarazzante spettacolo su Rai Uno 

    A partire dall’illustre ministro del Lavoro, Elsa Fornero: improponibile ieri sera dallo splendente salotto di Bruno Vespa, in un festival di imbeccate ipocrite dei vari ospiti (su tutti il direttore di "Grazia", Vera Montanari (prontissima a lodare l'equità e le "conquiste epocali" di Fornero & Co, e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio:  già giustamente e duramente attaccato nei mesi scorsi per la sua politica "accomodante" e "pro-casta" da uno "scomodissimo" quanto criticatissimo Adriano Celentano – dal palcoscenico di Sanremo. 

     Sanremo – Le profezie di Adriano Celentano sull'euro-dittatura 

    Un agguerrito Celentano che denunciava tra l'altro la perdita di sovranità dello stato italiano, a vantaggio dell'Ue e della tecnocrazia dominante; il gravissimo stralcio da Parte della Consulta delle firme pro-referendum raccolte dagli Italiani, in merito alla riforma elettorale; nonché – con grande ed ammirevole coraggio – tra l'altro, la dittatura imposta da Merkel e Sarkozy ai danni dei poveri Greci, costretti ad accettare in tempo di "crisi", aiuti iniqui da parte del Fmi, a tassi d'interesse altissimi, in cambio dell'acquisto di armamenti (carri armati, sottomarini, elicotteri, ecc..) forniti dalle industrie belliche francesi e tedesche (Vedi articolo pubblicato in "Qui Europa" lo scorso 10 Maggio  https://www.quieuropa.it/2012/05/la-grecia-la-merkel-e-lera-del-nazismo-bianco/ ). Un Adriano Celentano, che lamentava, giustamente, la reale e grave cessione di sovranità dei governanti nazionali verso l'élite dei tecnocrati europei – come detto – nonché la totale assenza di critica verso questo che molti osservatori internazionali hanno definito "nazismo bianco" da parte dei principali media ed organi di stampa, tra i quali lo stesso Avvenire: giornale che in realtà dovrebbe rappresentare posizioni cattoliche, terze e vicine ai diseredati, ma che in realtà non fa che compiacere ed avallare le scelte di questo disastroso e "pericoloso" governo Monti. 

     Elsa Fornero, Anna Finocchiaro e Raffaele Bonanni:

      Su Rai Uno il Gran finale del Festival Nazionale delle ipocrisie  

    Già, proprio lei, Elsa Fornero, che nelle scorse ore ha dichiarato: “Ci serve la riforma, non perché ce la chiedono i mercati, ma per riprendere un percorso di crescita da troppo tempo abbandonato”. Un po’ meno ridicolo, (solo nella forma ma non nei contenuti), il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro: “Non è una riforma epocale, ma un buon compromesso riformista”. Il segratario della Cisl , Raffaele Bonanni: “è meglio accontentarsi di un compromesso, perché non c’è mai fine al peggio”Ma in questa gara per l’affermazione più ridicola, la Fornero sbaraglia tutti: “L’articolo 18 cambierà e il posto di lavoro a tempo indeterminato non sarà più per sempre. Con la riforma, in futuro il contratto tipico sarà il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. A vita? Dipende: attraverso una modifica equilibrata dell’articolo 18 non blindiamo più quel lavoratore a quel posto di lavoro (???) , non è più suo per sempre, ci può essere un distacco (???) ". Si che non tutti gli Italiani sono così svegli da rendersi conto dei provvedimenti inutili del governo dei banchieri ma cercare di millantare la grandezza di questo disegno di legge, ponendo come un “vantaggio” quello di non avere più il diritto di un posto indeterminato, sembra davvero troppo! Per lo meno tra i sindacati qualcuno sembra opporsi.

      Susanna Camusso boccia la "tragica" Riforma  

    Il segretario della Cigl, Susanna Camusso, ha bocciato la riforma, avvertendo che saranno fatte pressioni alla Camera per modificarla. Tuttavia, anche le successive votazioni di ieri hanno confermato il triste atteggiamento della casta parlamentare (Pd, Pdl, Udc) omologando il precedente risultato, seppur due senatori del Pdl, Marcello Pera e l'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, hanno deciso di non votare, riservandosi di spiegare alla Camera i motivi della loro scelta.

     Tecnocrazia al lavoro – Le pressioni della Commissione Barroso 

    Anche la Commissione Ue, si dà un gran da fare per promuovere la fiducia il più presto possibile: “Il testo è sufficientemente ambizioso per fronteggiare le rigidità della legislazione sul lavoro, ma l’efficacia dipenderà anche da come i magistrati interpreteranno le nuove regole”. Cosi si pronuncia Bruxelles.

     Caro Monti, le bugie sulla crisi hanno le gambe corte 

    antonio Di Pietro attacca duramente il governo durante le dichiarazioni di voto nell’aula della Camera sul "Decreto Semplificazioni".: “Mentre il presidente Monti dice le bugie sulla crisi che sarebbe finita ci sono persone che si suicidano. Il presidente Monti ha sulla coscienza quelle persone che si suicidano", ha detto il leader dell'Idv. "I problemi del paese non si risolvono con l’articolo 18 ma con una nuova legge elettorale che cambi questa platea che indegnamente compone il nostro Parlamento". "Siete sobri, per carità – ha aggiunto -. Ma sobriamente state rovinando l’Italia perché fate delle scelte ingiuste, ingiustificate per il Paese. Siete come il chirurgo che esce dalla sala operatoria e dice ai familiari: ‘operazione perfettamente riuscita, il paziente è morto’". Per quanto riguarda le garanzie agli esodati, il governo garantisce solo a 65mila lavoratori. Il presidente della Commissione Moffa, ha incontrato Susanna Camusso e Raffaele Bonani  e con loro ha concordato  “di aprire un tavolo di discussione per trovare una soluzione complessiva a un problema di iniquità”. Prima la casta partitica va a casa meglio è per noi comuni mortali: forse potremo ancora risorgere dalle macerie di questo terremoto, spacciato agli Italiani per "miracolo".

     Un piccolissimo consiglio 

    Un consiglio, spegnete la TV e se proprio non sapete cosa leggere (vista la "fantasiosa imparzialità" della stragrande maggioranza dei giornali vicine alle banche) …. leggete "Qui Europa". Non dipendiamo da nessuno! Da nessuna loggia massonica, da nessuna lobby e da nessuna casta partitica! Siamo solo giovani interessati al nostro futuro, ed al futuro di tutti gli italiani. Amen 

    Silvia Laporta, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Quei poveri bambini del Sud…

    Quei poveri bambini del Sud…

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Mezzogiorno / Garante per l’infanzia / Povertà / Asili nido  

    Quei poveri bambini del Sud…

    Senza asili e senza fondi

    Roma – Secondo il Garante dell’infanzia i diritti dei minori in Italia sono minacciati da un “pericoloso arretramento”.
 Nel nostro Paese, inoltre, quasi due milioni di bambini vivono sotto la soglia di povertà, in particolare al Sud. A ciò si deve aggiungere che solo il 12 % dei bambini può contare su un asilo pubblico. Si tratta di una delle medie più basse d’Europa: in Francia, ad esempio, ci sono asili per il 35-40 % dei bambini e si sale al 55-70% nei Paesi nordici.

      La discriminante povertà  

    La povertà è il dato più preoccupante: “Un milione e 876mila vivono in famiglie povere e 653mila in condizione di assoluta povertà”, ha affermato il Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora. La maggior parte di loro vive al Sud, particolarmente in Sicilia (44%), in Campania (32%), e in Basilicata (31%). Proprio al Sud gli asili nido sono una rarità. D’altra parte, una mamma su quattro, alla nascita del primo figlio, esce dal mercato del lavoro. A tale proposito, bisogna chiedersi se non si tratti anche di una “scelta” precisa, fatta dalle donne che decidono di dedicarsi alla famiglia invece che al lavoro. Pagare, infatti, il nido e le eventuali persone che dovrebbero accompagnare i figli all’asilo può essere un forte deterrente: con questi chiari di luna, solo rare le donne che guadagnano “parecchio” e che possono pensare di mantenere il lavoro. Altrimenti, da un punto di vista meramente economico “conviene” restare a casa! Questo dato vale anche per le famiglie “medie” e non necessariamente per quelle povere, in quanto gli stipendi delle donne sono di solito notevolmente inferiori rispetto a quelli degli uomini.

      La situazione in Calabria: nonni protagonisti  

    Il fatto che al Sud il numero di bambini che frequentano il nido è bassissimo, dovrebbe indurre a riflettere. In Calabria non più di tre bambini su cento vanno al nido. Eppure non si può pensare che lavorino solo tre mamme su cento. Dunque ci sono mamme lavoratrici che optano per altre soluzioni: magari preferiscono i nonni. Si dimentica che al Sud la famiglia regge ancora. Con questo non si intende dire che i nidi non siano una buona soluzione per le mamme lavoratrici, tuttavia nel dare un giudizio sul problema non si può non tenere conto del contesto sociale. Gli asili nido sono necessari, ma è necessario prima cercare di capire le reali necessità delle famiglie, per mettere appunto un “piano” adeguato. Lo stesso Piano nazionale per l’Infanzia, denuncia il Garante, è totalmente senza fondi. Ma, insomma, con tutti questi tagli alle spese pubbliche e tutte le nuove tasse introdotte, magari ci si aspetterebbe che finalmente le cose importanti escano dal solito dimenticatoio. Invece tutto cambia, ma tutto resta uguale! 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Fornero “indora la pillola”: li chiama “esodati”

    Fornero “indora la pillola”: li chiama “esodati”

     

    Lunedì, Aprile 23th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Italia / Crisi Ue / Disoccupati / Inattivi / Giovani / Esodati / Disoccupati / Istat / Linguaggio / Una crisi figlia del liberismo / Elsa Fornero / Mezzogiorno carne da macello  

    Madamina, il catalogo è questo!

    In Italia quasi 3 milioni gli “inattivi”

    Fornero "indora la pillola": li chiama "esodati"

    per non dire "rovinati"!

    Roma – L’Istat, nell’ultimo rapporto, li definisce “inattivi”: sono i giovani che non solo non hanno un lavoro, quindi figurano nelle statistiche tra i disoccupati, ma hanno anche rinunciato a cercarlo. E’ un drammatico fenomeno sociale ed esistenziale, che mette in difficoltà le famiglie, chiamate a fare da proverbiale ma provvidenziale ammortizzatore sociale; e i media non possono fare altro, a mo’ di avvoltoi, che “nominare” il problema, come il ministro Fornero ha insegnato. Ci sono tanti lavoratori che sono usciti dal mondo del lavoro, sono in cassa integrazione o hanno perso la sicurezza della loro busta – paga in età avanzata? Bisogna chiamarli “esodati”, parola che prima non esisteva, ma che suona bene, come un accordo musicale dissonante, evoca un dramma ma lo nomina, lo esorcizza in qualche modo, ne diminuisce l’impatto perché c’è uno scenario, un teatro, dei personaggi, con un nuovo nome.

      E Fornero inventò gli "esodati"  

    “Esodati”, e ora “inattivi”, ecco che l’Istat mette quasi sulle spalle dei giovani – in grandissima parte nel Sud, in grandissima parte donne – un nome che vorrebbe alleviare la pena della loro disoccupazione. Quanti sono questi giovani non più in cerca di prima occupazione, ma definiti anche, in questo arrembaggio linguistico, “sfiduciati”? Lorsignori son serviti, direbbe Leporello, servo di Don Giovanni: Madamina, il catalogo è questo, il mio signore Don Giovanni La Crisi, ne amò 3 milioni, di giovani infelici. Gli “inattivi” rappresentano l'11,6% della forza lavoro complessiva nella penisola, una cifra che supera di almeno tre volte la media negli altri paesi dell'Unione Europea. I soggetti che teoricamente sono disponibili a lavorare, ma che effettivamente non si attivano per trovare un impiego, sono ormai quasi 3 milioni, dei quali una buona parte è composta da esponenti del sesso debole, sfiduciate nella ricerca di lavoro a causa delle difficoltà di conciliazione lavoro famiglia, tanto da rappresentare ben il 16,8% dell'intera forza lavoro femminile.

      Carne da macello – Nel Sud Italia il record degli "inattivi-sfiduciati"  

    Sul fronte dell'occupazione giovanile, invece, l’Istat annota un incremento degli inattivi di circa 3 punti percentuale: se nel 2010 gli under 24 disposti ad accettare un impiego ma restii a cercarlo erano il 30,9%, nel 2011 hanno raggiunto il 33,9%. In questo caso l'istituto di ricerca mette in evidenza, naturalmente, una grande differenza tra le cifre che riguardano le Regioni del Nord e il Mezzogiorno, dove il numero degli “inattivi” è di ben sei volte superiore. "Madamina, il catalogo è questo: in Italia, quasi 3 milioni".

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Art.18 – Il commissario Ue, Andor: “Ha ragione Monti, ma anche la Cgil!”

    Art.18 – Il commissario Ue, Andor: “Ha ragione Monti, ma anche la Cgil!”

    Venerdì, Marzo 23th / 20

    Italia / Commissione europea / Commissione Affari Sociali / Riforma del lavoro / Laszlo Andor / Pd / Parti sociali
     
    Art.18 – Il commissario Ue, Andor:
     
    "Ha ragione Monti, ma anche la Cgil!"
     
    Statuto dei Lavoratori:  Andor ci ripensa 
     

    Bruxelles – Il Commissario europeo agli Affari sociali, Laszlo Andor, ha affermato che è stata "un'ottima cosa investire un sacco di tempo, e anche di più, impegnando il dialogo con le parti sociali" per la riforma del mercato del lavoro in Italia, "altrimenti non sarebbe stata una buona pratica". Quanto al merito della riforma, il commissario ha detto di non poter dare ancora un giudizio, "perchè la discussione è ancora in corso al Parlamento" ma, ha sottolineato, che la riforma "va in una direzione che sostengo". Un appoggio completo a Monti e Fornero? No, perché, dopo queste dichiarazioni molto ottimistiche, il Pd ha protestato, ed è giunta una rettifica. Laszlo Andor ha confermato che non può ancora dire la sua sul merito dell’accordo, e spera che “le autorità italiane e le parti sociali continuino a lavorare insieme” per migliorarlo.  Un modo un po’ pilatesco di commentare, che equivale a dire: obbedite a chi governa, chiunque sia, ma potete chiedere delle aggiustatine qua e là! Chissà se la CGIL, in odore di sciopero generale, si accontenterà degli ottimismi magnifici e progressivi di Andor. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)
     

     

  • Inferno Lavoro. Monti: no ai reintegri. Di Pietro: padrone arrogante!

    Inferno Lavoro. Monti: no ai reintegri. Di Pietro: padrone arrogante!

    Giovedì,  Marzo 22th/ 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Crisi Ue / Lavoro / Cgil / Sindacati / Scioperi / Articolo 18 / Licenziamenti / Monti / Di Pietro / Spread / Fiom / Camusso / Bonanni  

    Inferno Lavoro – Art.18, Monti:

    "no ai reintegri". Di Pietro:

    "E' un padrone arrogante!"

    Cgil: sarà guerra sull’articolo 18

    Lo spread risale, ma è un indice assurdo,

    da abbandonare

    La politica fa finta di niente

    Roma – La Cgil è sul piede di guerra. A quanto pare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sarà difeso ad ogni costo dai sindacati. Meno male, vuol dire che in Italia c’è ancora chi ha voglia di lottare per i veri diritti. Intanto, Bonanni, in serata, ha aperto as aperture sulla modifica dello Statuto dei Lavoratori. Le forze sociali, sono dunque divise, ed annunciano scioperi: si auspica solo che tali manifestazioni non si rivelino, tuttavia, come l’ennesimo boomerang. L’Italia resta paralizzata per giorni e giorni e nel frattempo la classe politica se la spassa in barca a vela sulle coste della Sardegna! E al termine delle lotte, le tanto temute “riforme” vengono portate avanti ugualmente in nome di un cambiamento che non si capisce a chi dovrebbe fare davvero bene. Intanto negli ultimi minuti Monti ha annunciato di aver deciso definitivamente di interrompere le trattative, puntando su una "irrinunciabile" modifica del'art. 18, che, dichiara il premier: "darà la possibilità di indennizzare i licenziati, ma non di reintegrarli!"

     La critica  

    Di fatto, abolendo il diritto dei lavoratori a non essere licenziati senza una giusta causa, chi ci guadagnerà? I soliti ignobili? Il precariato ha in pratica distrutto il mondo del lavoro, paralizzando una generazione di giovani. E poi qualcuno si meraviglia che oggi pochi si sposino e ancora meno mettano al mondo figli… Con un lavoro precario, che fra un po’ si potrà perdere anche senza nessuna buona ragione, e in questi tempi di “crisi economica”, quante saranno le banche disposte a fare mutui alle giovani coppie? Dichiarazioni di fuoco in serata da Antonio Di Pietro e Niki Vendola. Ma quel che preoccupa di più è il mutismo degli ex-comunisti del Pd, ovvero di tutta la "sinistra moderata", che con un Bersani piuttosto confuso, che sembra ormai in declino, nonché incapace a portare avanti con convinzione ed efficacia le campagne in favore delle politiche sociali del lavoro che – da sempre – hanno contraddistinto la bandiera politica della sinistra italiana. Intanto lo spread in giornata è tornato a salire, ma ormai è chiaro che quello delle agenzie di rating è un gioco a cui non crede più nessuno. Fatta eccezione per i tg ed i media "politically correct", in molti casi asserviti e filo-governativi a prescindere.

     La battaglia sociale 

    Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, promette battaglia, perché si tratta di una riforma del mercato del lavoro che “non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori, ma rende solo più facili i licenziamenti. La contrasteremo con ogni mezzo, con ogni forma di protesta democratica, nelle fabbriche e nel Paese”.Abbiamo un governo che non presta alcuna attenzione alla coesione sociale. Oggi sugli autobus e negli uffici postali si sentono persone di mezza età, o anche donne anziane, che sparano a zero sulla classe politica lasciandosi andare perfino ad affermazioni di incitazione al terrorismo. Si tratta di frasi che si ascoltano ormai ovunque e fanno pensare che il clima degli animi in Italia è al limite dell’esasperazione. Un tempo a Sanremo vincevano le canzoni d’amore, qualche mese fa ha trionfato Emma con “Non è l’inferno”… ecco è così che si sente la gente, pensionati, disoccupati, giovani e lavoratori per primi, perché “per un giorno di lavoro c’è chi ha ancora più diritti di chi ha creduto nel Paese del futuro”. 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Lavoro – Monti: “Articolo 18? Chiusa la questione! Nessuno avrà potere di veto!

    Lavoro – Monti: “Articolo 18? Chiusa la questione! Nessuno avrà potere di veto!

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Lavoro / Articolo 18 / Costituzione / Modifiche / Sindacati / Cgil / Bersani / Monti / Gentiloni 
     
    Lavoro – Monti: “Articolo 18? Chiusa la questione!
     
    Nessuno avrà potere di veto!
     
    Il Pd spaccato: Bersani rimanda tutto al Parlamento

    Roma – Un paese malato il nostro, affetto dal morbo della disoccupazione. Ad aggravare lo stato di salute della bella Italia, ci pensano le notizie quotidiane sui licenziamenti che, negli ultimi giorni, sono diventate particolarmente costanti a seguito delle modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Monti, ha chiuso la questione: nessuno avrà potere di veto e la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro fra governo, sindacati ed imprese, può considerarsi definitivamente conclusa, nonostante l’esplicito dissenso da parte della Cgil. “Rompendo il tavolo , il Presidente del Consiglio si è mosso non calcolando le conseguenze per il Paese, non per il sindacato, non per la Cgil” ha dichiarato il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, deluso dall’atteggiamento irresponsabile del premier davanti ad una riforma non condivisa. Bersani, è pronto a spostare la questione in Parlamento con la proposta di ulteriori modifiche alla riforma del lavoro, nonostante sia consapevole delle spaccature interne del suo partito. “Se il governo accetta veti sulla Rai e modifica le liberalizzazioni alle Camere – continua il leader del Pd – accetterà anche interventi su un provvedimento più serio e delicato”. Ma dall’altra parta, Paolo Gentiloni, collega di partito di Bersani, si dichiara soddisfatto e parla di “un provvedimento blindato dell’esecutivo”. Cgil nel mirino del governo, dunque: un accordo separato come quelli precedentemente inseguiti da Berlusconi e Sacconi nel tentativo di affossare il sindacato. Difficoltà per il Pd di Bersani che rischia di autodistruggersi ed il segretario sa anche che non potrà godere dell’appoggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale rispetterà il patto istituzionale con il premier Monti. Nell’aula parlamentare si giocherà la partita della vita ed il premio in palio sarà la sopravvivenza del Partito Democratico che oggi offre due facce e che viene affidata proprio a Bersani. Una riforma, quella del lavoro, ispirata al modello nordeuropeo ed, in modo particolare, a quello tedesco. Ma come avviene il licenziamento negli altri paesi europei? In Germania è stato riformato il mercato del lavoro e reso più flessibile tra il 2003 ed il 2005. Il sussidio di disoccupazione, pari al 67% dello stipendio mensile, è concesso per un periodo di 12 mesi dopo la perdita del posto di lavoro. Ruolo importante è svolto dal giudice che, in caso di licenziamento illegittimo, può disporre o un indennizzo monetario oppure reintegrare nell’azienda, a pieno titolo, il lavoratore precedentemente licenziato. Anche in Inghilterra, se si parla di riduzioni del personale per ragioni economiche, le imprese inglesi devono garantire un indennizzo ai lavoratori. In Francia, rispetto al nostro paese, risulta più facile il licenziamento individuale ed il lavoratore ha diritto solo ad un risarcimento. Il licenziamento per motivi economici è possibile solo per il fallimento dell’attività o la trasformazione della stessa. La Danimarca offre maggiore tutela ai propri dipendenti, ma licenzia più facilmente: il lavoratore licenziato percepisce il 90% dello stipendio per il primo anno da disoccupato, l’80% per il secondo, il 70% per il terzo e addirittura il 60% per il quarto. La Spagna licenzia anche senza un motivo giustificato, garantendo al lavoratore solo un risarcimento. E l’Italia? Staremo a vedere cosa accadrà: magari arriva il colpo di scena, provocato dai teatrini politici. O magari no e aumenterà solo il numero dei disoccupati.
     
     Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
     

     

  • Italia –  accordo sul lavoro: il gioco delle parti

    Italia – accordo sul lavoro: il gioco delle parti

    Venerdì, Marzo 16th / 2012

     Italia / Crisi Ue / Riforma del lavoro / Partiti / Rete Italia  / Cgil / Monti / Fornero / Camusso / Marcegaglia

    Italia –  accordo sul lavoro: il gioco delle parti

    Monti e Fornero fanno i conti senza la Cgil

    Roma – La Grande Riforma, quella del lavoro, sta per essere varata. Ma non senza opposizioni: in questi ultimi minuti, infatti, Susanna Camusso, leader Cgil, sta dando il suo niet sull’art. 18, in quanto – ha dichiarato –  “le proposte non sono soddisfacenti”. Anche Rete Italia, il network di imprese di commercianti e artigiani, ha molte perplessità, e potrebbe non firmare l’accordo se confermerà un aumento drastico di contribuzioni per le imprese. Nelle ultime ore, degno di note, l'incontro tra Rete Italia e i partiti di maggioranza che sostengono "tutti appassionatamente" il governo dei professori del bocconiano Mario Monti: Pd, Pdl e Udc. Permangono dunque, ancora, palesi convergenze sulle “correzioni” da apportare al progetto perché esso sia  approvato. Le ultime notizie vedono però un Angelino Alfano (leader Pdl) molto soddisfatto, mentre la sinistra sindacale frena. A pretendere invece modifiche più ampie all’articolo 18 resta Confindustria. Una riforma, dunque, che nasce con tante levatrici: parto difficile, speriamo bene. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)