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Diario della Crisi – Ue

  • Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Lunedì, 19 novembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Ue, Europa, moneta debito , Procedura d'infrazione 

    Bruxelles: i custodi dell'usura legalizzata danno

    l'ultimatum all'Italia

    Nell'Europa dell'usura e del debito perenne, l'Italia verso

    la trappola della procedura d'infrazione Ue

     

    di Sergio Basile

    procedura d'infrazione ue - italia deficit

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Italia verso la procedura d'infrazione                

    Bruxelles, Roma – di Sergio Basile Lo scorso martedì 13 novembre è scaduto l'ultimatum dell'Ue nei confronti del governo italiano per l'invio presso la sede della Commissione, in Rue de la Loi – Bruxelles – di una "considerevole" correzione della manovra finanziaria, richiesta per "eccesso di deficit". Pena, la probabile apertura di una procedura d'infrazione: rischio già paventato nelle scorse settimane da Jean-Cloude Juncker e soci. Dello stesso parere i ministri europei dell'economia, unanimi nel giudizio netto contro il collega Giovanni Tria e perfettamente allineati con la piramide comunitaria.  In tal solco l'ultima riunione Ecofin è parsa, come spesso accaduto in passato, perfettamente inutile; un'insensata sfilata di ministri che hanno obliato definitivamente il rovente tema della difesa della sovranità monetaria dei propri paesi. Anche perché a "comandare" sono di fatto i mercati, rigorosamente imbeccati e mai contraddetti da Bruxelles.  Spread docet! Debito docet! E così ad oggi, Conte, Salvini e Di Maio sembrano avere una missione diversa nei confronti dei guardiani dell'Unione: dilatare i tempi di allineamento al volere del padrone di turno ed evitare le sanzioni minacciate. Il prossimo 21 novembre con il rapporto sul debito potrebbe arrivare la doccia fredda Ue. Di scorta l'avvio della procedura sarebbe atteso per dicembre e potrebbe concretizzarsi in aprile. Il fatto è indubbiamente grave, specie per un paese già sovrastato da una montagna di debiti fittizi, ma di certo non meraviglia, considerato il venticello di una dittatura effettiva che spira ormai da decenni sulle capitali del Vecchio Continente. In tal senso, le ultime uscite del socialista francese d'origine ebraica, Pierre Moscovici, Commissario Ue per gli Affari Monetari, che ha intimato a Roma "una risposta forte e precisa con una correzione considerevole del deficit", sembrano inficiare "lo sforzo" che il governo rivendica di aver fatto definendo il 2,4% di deficit come tetto massimo.

     "Debito di cittadinanza" nell'occhio del ciclone  

    Nell'occhio del ciclone della finanziaria del governo Conte, il cosiddetto "reddito di cittadinanza": espressione strategica mutuata illegittimamente dal modello auritiano di moneta-credito di proprietà del portatore. Infatti, in soldoni, si tratta dell'ennesima presa in giro debitocratica che nulla c'entra con la portentosa scoperta del grande Prof. Giacinto Auriti. Dunque, la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle infrazioni Ue non è altro che l'ennesima forma di sussidio emesso a debito, cioé messo a bilancio prendendo in prestito moneta a tassi salati dal sistema bancario privato. Più che "reddito di cittadinanza" sarebbe logico parlare di "debito di cittadinanza"; mera uscita di marketing politico più che reale svolta monetaria destinata a svincolare l'Italia dai lacci dello sheol del debito perenne. I media di regime, tuttavia, sembrano stranamente non afferrare l'abissale differenza tra i due concetti. Come fotografare questo status quo? La verità è che l'Ue non è altro che una gabbia, e l'euro – creato dal nulla, senza riserva aurea, ed emesso a debito dei cittadini dalla Bce – è il sigillo che ne sbarra i cancelli d'uscita.

     Oltre l'anti-europeismo di facciata                         

    Dinanzia ciò, evidentemente, per risultare credibili non basta più dirsi anti-euro e anti-europeisti a fasi alterne. E' necessario essere, alla luce dei fatti e della storia anche e soprattutto in favore della proprietà popolare della moneta e per la piena conquista di una sovranità monetaria reale in seno ai popoli europei: solo così l’Europa potrà essere un giorno il luogo dei popoli liberi e delle nazioni liberate, indipendenti e con una stessa moneta di proprietà del portatore. D’altronde, non dimentichiamo che l’euro — e i suoi corollari d’ingegneria finanziaria — nei disegni dei banchieri e dei credenti mondialisti al potere non è che una moneta transitoria, avente il compito di facilitare l’ingresso nell’ultima fase del dominio globale, attraverso la successiva futura introduzione di nuove e definitive forme di controllo monetario, quali la moneta elettronica e/o la moneta unica mondiale. Il problema quindi non è l’euro in sé, ma l’emissione a debito dell’euro. Pertanto anche restare nell’Eurozona potrebbe rivelarsi positivo, a condizione: 1) che l’euro sia dichiarato di proprietà degli europei e non dei privati della BCE; 2) che i trattati siano modificati al più presto.

     Sovranità limitata perenne! Parola di Ue              

    Accettiamo, oggi, debiti su debiti in maniera automatica, grazie all’azione del mitico stato-apparato che ci induce ad attualizzare e reiterare passività contro la nostra volontà e con gran leggerezza della classe politica, anche quella dei cosiddetti partiti anti-casta. Accumuliamo fin dalla nascita debiti su debiti ad un ritmo di crescita, arrotondato per difetto, pari a 400 miliardi di euro all’anno. Sì perché, come ha recentemente confermato il Tesoro, l’Italia sta emettendo titoli per questa somma ogni anno, pur trattandosi di debiti che, prima o poi, dovranno esser ripagati con tanto di interessi. Come se non bastasse, qualsiasi decisione presa dal governo imposto (di turno) o dal Parlamento non dovrà rispettare i desideri degli italiani, ma realizzare gli interessi dei guardiani dei mercati. Non è un caso se il presidente dell’Eurogruppo, Joeren Dijsselbloem, di recente, abbia fatto capire chiaramente che l’Europa non si accontenterà di riforme scritte sulla carta. Come dichiarato dall’economista Vincenzo Visco nella Primavera 2014, in un’intervista a l’Unità: Saremo a sovranità limitata Almeno fino a quando avremo un debito così alto. Praticamente – aggiungiamo – per sempre!

     Truffa del vincolo del 3% e del Patto di Stabilità  

    Oggi è legittimo parlare di sovranità limitata perenne, sulla scorta di una truffa a monte: l’Ue, infatti, ha precedentemente legato le mani alle nazioni con vincoli come quello del 3% varato a Maastricht (1992) e poi le ha sanzionate per immobilismo seppellendole di debiti sempre nuovi con l’istituzione del Patto di Stabilità (1997). Non lo trovate assurdo? È questa la ratio delle misure correttive dell’Ue per mancato rispetto dei vincoli di bilancio e la ratio delle contestuali procedure d’infrazione annesse: misure protese a destabilizzare ancor più la situazione economica generale. Infatti sul sito della Commissione europea, possiamo leggere: Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è la concreta risposta dell’UE alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio nell’Unione Economica e Monetaria (UEM). Stipulato nel 1997, il PSC ha rafforzato le disposizioni sulla disciplina fiscale nella UEM di cui agli articoli 99 e 104, ed è entrato in vigore con l’adozione dell’euro, il 1º gennaio 1999. Astrusi tecnicismi a parte, possiamo inquadrare il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) come un accordo iniquo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Ue, proteso ad un vero e proprio commissariamento delle economie nazionali e ad una paralisi sostanziale delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Eurozona: ciò grazie alla nostra ignoranza sulle dinamiche dei meccanismi monetari che le scuole pubbliche e le università si guardano bene dall’insegnare, in uno sconcertante gioco del silenzio.

     La trappola della Procedura per deficit eccessivo 

    A sigillo di questa gabbia è stato poi apposto un meccanismo punitivo, una procedura di infrazione nota come Procedura per Deficit Eccessivo (PDE), che ne costituisce il principale strumento di controllo, articolato in 3 fasi: A) avvertimento preventivo (pseudo-intimidazione); B) raccomandazione; C) sanzione. Ben due, sconcertanti quanto irrispettabili, sono i parametri collegati: 1) mantenere un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL664 (rapporto deficit/PIL  3%); 2) mantenere un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL o, comunque, tendente al rientro (rapporto debito/PIL< 60%). Analizzando meglio questo rapporto (deficit/PIL), scopriamo cose davvero interessanti, avendo un quadro più chiaro sulla reale portata demagogica delle cosiddette lotte politico-economiche per la crescita, poste in essere dai nostri politici, e sulle contestuali farse parlamentari. Per uscire dall’equivoco non c’è bisogno di essere geni della matematica, infatti osservando il rapporto possiamo constatare: 1) come il numeratore, cioè il deficit o debito, sia una variabile condizionata — in negativo — che cresce indefinitamente nel tempo; 2) il denominatore, cioè il PIL, o la produzione, sia invece una variabile che, per sua natura — a causa delle capacità produttive, della saturazione del mercato o della chiusura indotta di migliaia di imprese — ha un limite fisico: soglia rappresentata dall’indice tecnologico nel processo produttivo, dalla qualità della vita (che incide sul livello e sulla quantità della domanda) nonché dalla distruzione indotta della domanda interna. Il rapporto è perciò incontenibile per natura e tende ad esplodere. Ecco svelato un altro colossale inganno made in Ue, legato a doppio filo con la truffa della moneta-debito. La persistenza di tale vincolo in seno all’Unione è un altro poco pubblicizzato motivo di inibizione della cosiddetta crescita: rimuoverlo è quindi essenziale. Com’è fondamentale rinunciare al cosiddetto Fiscal Compact o Patto di bilancio europeo del 2012, che — sulla scia del Patto di Stabilità — ha ulteriormente blindato il Principio della Convergenza verso parametri rigidi, già sancito con il Trattato di Maastricht, imponendo ad esempio, nel caso dell’Italia, di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (spending rewiew), col pretesto del pareggio del debito: esposizione auto-rigenerante ed inestinguibile, a causa del meccanismo della moneta-debito. Il fatto che i cosiddetti "partiti anti-casta", espressione del governo Conte, non mettano minimamente in discussione questa sconcertante realtà, dovrebbe indurre tutti noi ad una profondo riflessione che affanda evidentemente le proprie radici nella retorica della più sottile dialettica hegeliana della falsa contrapposizione.

    Sergio Basile – Direttore www.quieuropa.it

    Presidente Sete di Giustizia / Ass. Naz. Monetaria Auritiana

    infounicz.europa@gmail.com 

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  • Francia campione del mondo di contraddizioni, colonialismo e paneuropeizzazione

    Francia campione del mondo di contraddizioni, colonialismo e paneuropeizzazione

    Venerdì, 20 luglio / 2018

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Francia, Croazia, Calcio, immigrazionismo,  mondiali 

    Francia campione del mondo di contraddizioni,

    colonialismo e paneuropeizzazione

    Francia-Croazia: è stata lo specchio e la fotografia di due

    realtà sociali e mondiali che vanno oltre il calcio

     

    di Roberto Pecchioli

    FRANCIA – CAMPIONE DEL MONDO DI CONTRADDIZIONI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Francia: campione del mondo di cosa?                 

    Roma, Parigi – di Roberto Pecchioli Far ragionare certe persone è accanimento terapeutico. Lo pensavamo mentre un sinistrissimo compagno di caffè si scagliava contro i “nazi-croati” del calcio, indignato per le simpatie politiche raccolte dalla nazionale slava. Inutile spiegargli che le sue preferenze per l’armata multirazziale francese avevano un analogo sapore ideologico, sia pure di segno contrario. Sul piano sportivo, Vive la France, chapeau alla sua nazionale vittoriosa, nella quale i francesi d’origine sono davvero pochini. Oltralpe, nella polemica quotidiana di una società lacerata da mille questioni razziali, i francesi di stirpe li chiamano françaises souchiens, che, per l’analoga pronuncia, diventa “sotto cani “nel gentile eloquio degli immigrati di seconda e terza generazione. E’ accanimento terapeutico anche invitare ad un briciolo di equilibrio la muta degli odiatori di professione attivi sulle reti sociali, che hanno trovato un nuovo bersaglio, il giornalista sportivo Paolo Bargiggia. Il barbuto volto di Mediaset Sport ha infatti cinguettato su Twitter un messaggio filo croato. “Una nazionale completamente autoctona, un popolo di 4 milioni di abitanti, identitario, fiero e sovranista: la Croazia, contro un melting pot di razze e religioni, dove il concetto di nazione e patria è piuttosto relativo, la Francia.” In attesa di ulteriori leggi contro il pensiero, la psicopolizia è insorta, insieme con il Giornalista Collettivo mobilitato dai colleghi di Bargiggia. Il tweet esprima una constatazione elementare, ma si sa, la lingua batte dove il dente duole, e in poche battute sono uscite dalla tastiera di Bargiggia tutte le parole tabù di questi anni: identità, sovranità, autoctono, nazione, patria, oltre al tabù massimo, nei confronti del quale l’interdetto prevede la scomunica e la sospensione dal consorzio civile. Ha osato scrivere la parola razza! E’ del mestiere, non è un infortunio o una voce dal sen fuggita.

     Multinazionale di colonialismo e immigrazionismo 

    Vale la pena allargare l’argomento e riflettere sulla contrapposizione che si è manifestata in Italia a livello simbolico tra gli appassionati che hanno tifato Croazia e quelli che si sono schierati con la Francia, senza dimenticare le notevoli inesattezze di Bargiggia. Ci trovavamo alla Stazione Termini durante la finale mondiale, in attesa del treno del ritorno. Sulla terrazza, un grande schermo mostrava la partita, a cui assistevano centinaia di accaldati viaggiatori di tutte le nazionalità. Almeno il 90 per cento era dalla parte della Croazia, certo non per ragioni politiche o razziali. Semplicemente, la Francia, bianca, meticcia o multietnica, non è simpatica per vari motivi, mentre la nazionale a scacchi biancorossi suscitava simpatia in quanto sorpresa inaspettata, tanto più rappresentando un piccolo Stato di poco più di quattro milioni di abitanti. Ciò che colpì noi, poco interessati alla partita, leggendo i giornali del mattino, furono due notizie di taglio assai diverso. In Francia, oltre 110.000 agenti e gendarmi, senza contare i vigili, erano mobilitati per l’evento e soprattutto per il temuto dopo partita. Il selezionatore croato Dalic, dal canto suo, rispondeva a un giornalista che gli chiedeva come avrebbe trascorso le ore precedenti la finale, dicendo che sarebbe andato a messa. La Francia calcistica ha vinto il campionato con merito, anche se non dimenticheremo il formidabile urlo di disapprovazione della Stazione Termini al rigore un po’ generoso che ha impresso la svolta alla partita.

                  La Francia “vera” ha perduto: due morti, centinaia di feriti e di arresti,

                                    saccheggi e disordini dovunque nell’Esagono.

    Masse di giovani cittadini francesi – ius soli – che odiano la Francia non hanno festeggiato la vittoria il cui merito principale va a campioni di origine africana, ma rivendicato rabbiosamente le loro radici. Io sono marocchino, io sono ivoriano, senegalese, algerino, scandivano. Avevano ragione; sono francesi per cittadinanza, ma continuano a vivere in gran maggioranza in quartieri, le banlieues, che sono ghetti etnici, casermoni orribili e fatiscenti ormai conquistati da una schiacciante maggioranza di extraeuropei. Le loro prospettive non sono migliori di quelle dei nonni arrivati in Francia durante l’era coloniale, dei padri importati a milioni da Mitterrand e Giscard per riempire i vuoti dell’industria e dell’edilizia (e in ottemperaza piena alle direttive del Piano Kalergi). Per molti, l’unica identità è la religione musulmana nella forma dell’islamismo radicale, per gli altri non resta che il sogno consumista irrealizzato.

      Il fallimento della società multietnica                            

    La società multietnica mostra nei loro volti furenti il suo fallimento. Molti non hanno più alcuna identità: non francesi, non più senegalesi, cambogiani, magrebini. Non è raro che, interrogati, dichiarino di riconoscersi soltanto nella loro banlieue e nei coetanei della stessa etnia: le fratrìe primitive. Non passa fine settimana in cui nella regione parigina, a Marsiglia Nord e in cento altre città grandi e piccole non scoppino incidenti, risse con la polizia, violenze. Il controllo del territorio è ormai un mito anche per l’orgoglioso spirito francese, l’illegalità è inevitabile e diffusa. Altrove, nella Francia “normale”, la lotta sociale è ripresa con vigore dopo l’iniziale idillio con il presidente Macron targato Rothschild. Scioperi, manifestazioni e occupazioni sono all’ordine del giorno, opportunamente silenziate in Italia da mezzi di comunicazione omertosi.

     Grande alle spalle dell'Africa                                             

    Difficilmente la Francia manterrebbe la grandeur che ancora ostenta, né sarebbe considerata una potenza se non ricavasse somme enormi dalla politica neocoloniale in Africa. Non ci riferiamo solo al ruolo avuto nella destabilizzazione della Libia, all’origine della drammatica crisi migratoria, o agli interessi nell’area sub sahariana ma soprattutto ai

               profitti legati alla gestione della sovranità monetaria di ben 14 stati africani,

                     la cui valuta, il franco CFA continua ad essere stampato e controllato

                                                           dalla Banca di Francia.

    Non casualmente, sono i paesi da cui provengono milioni di nuovi francesi, tra i quali i campioni della nazionale di calcio. In compenso, chiudono la frontiera di Ventimiglia e irrompono alla stazione di Bardonecchia. Difficile essere filo francesi. Paolo Bargiggia, tuttavia, ha scritto una cosa palesemente errata. Il concetto di nazione e patria non è affatto relativo per i cugini transalpini. E’ anzi il principio fondante della Francia moderna, nata dalla rivoluzione borghese del 1789. Tuttavia, non regge, non può reggere all’urto dell’immigrazione extra europea e alla forte componente islamica. I francesi accolgono stranieri da oltre un secolo. La loro scelta è stata sempre l’assimilazione: si diventava per obbligo enfants de la patrie, figli della nazione, estirpando le identità altrui. L’operazione, tra alti e bassi, ha funzionato con gli italiani (i macaronì una volta detestatissimi, per quanto molti provenissero dal vicino Piemonte e dalla confinante Liguria), i polacchi, gli spagnoli e i portoghesi, ma non può funzionare con gli altri. I patriottici galletti avevano preventivamente distrutto, nel XIX secolo e nella prima metà del XX, le identità di milioni di concittadini. Baschi, catalani, occitani, fiamminghi, tedeschi dell’Alsazia e della Lorena, corsi, bretoni, italiani di Nizza sono stati privati della lingua e snazionalizzati. Gli insegnanti elementari arrivavano a sputare, in alcune scuole bretoni, in bocca ai bambini che si esprimevano nell’idioma locale. La loro nation è, era una cosa seria e per molti versi ingiusta. Con gli africani non funziona, e pazienza se la Marsigliese grida: marciamo! Che un sangue impuro impregni i nostri solchi.

     Un pò di memoria storica                                                   

    Il campionato del mondo di calcio è solo una manifestazione sportiva, ma è riuscito a mostrare diverse contraddizioni. Quelle italiane sono notevoli. Ammettiamolo: come Paolo Bargiggia, abbiamo tifato Croazia in uggia non a Macron o alla Francia, ma all’imposizione dell’immigrazione. Altri hanno scelto la Francia per la ragione opposta. Eppure, nessuna delle due realtà dovrebbe entusiasmarci. La Croazia non è un modello, né per noi, né in generale. La nazione balcanica ha in comune con la Francia un ‘idea di nazione che respinge l’altro da sé, e ne hanno fatto le spese gli italiani. Alla Francia cedemmo la città italianissima di Nizza al tempo di Cavour. Nella patria di Garibaldi si parlava l’italiano e il dialetto ligure. Un quarto della popolazione emigrò in Italia e in breve vennero chiusi i giornali di lingua italiana. Le tracce dell’italianità nizzarda sono cancellate da tempo, come quelle dei paesi liguri di Briga e Tenda, in val Roja, terre povere di pastori di montagna, che i francesi vollero annettere nel 1947, si dice per giacimenti minerari che non trovarono. Ai pochi abitanti, nessuna tutela culturale, enfants de la patrie come tutti gli altri. Imparassero il francese. Nella storia ce n’è per tutti, e tifare Croazia non rende onore al nostro senso nazionale. Bando agli odi del passato, certo, ma oltre 300 mila italiani dovettero fuggire da Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1943 e il 1947, nella zona B del Territorio Libero di Trieste (Umago, Buie, Cittanova) sino al 1954. Sono rimasti poco più di 20 mila connazionali, un solo minuscolo paese, Grisignana, ha conservato la maggioranza italiana. Nuovi umori ultranazionalisti minacciano il loro futuro, anche se l’obiettivo è quel che resta della minoranza serba, duecentomila persone. Nel corso delle guerre degli anni 90, a centinaia di migliaia sono stati espulsi con la forza dalle loro case, è toccato ai croati di Serbia e ai serbi della Krajina, nell’interno della Dalmazia, croata per aver cacciato gli italiani in due ondate, dopo le due guerre mondiali. Caro Bargiggia, saranno fieri e identitari i vicini con la bandiera a scacchi, ma a farne le spese sono state comunità radicate da secoli colpevoli unicamente di non essere croate. Ragioni e torti si rincorrono e si intrecciano. Ecco perché sarebbe opportuno ricondurre lo sport a se stesso, scacciando la tentazione di farne veicolo di rivalse e umori velenosi, magari contestandone la deriva industriale, il suo essersi trasformato in una appendice del mercato globale, sganciato da genuine passioni, denaro, bilanci truccati, sospetti. Una trappola dei sentimenti buona per gli ingenui e per gli odiatori, i miseri guerrieri della tastiera protetti dall’anonimato. Approfittiamo, come italiani immemori, per recuperare un po’ di memoria storica, depurata dai rancori di ieri e dell’altro ieri, e riconosciamo che è triste accapigliarci per i risvolti politici o etnici del tifo sportivo altrui. Identitari o multirazziali, loro c’erano. Noi guardavamo la televisione, con le nostre urticanti passioni politiche, con una certa invidia, e, ahimè senza rinunciare a essere guelfi e ghibellini in conto terzi. Italia…

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Magliettari rossi e finti profughi                            

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile Nei giorni scorsi l'esercito degli europeisti apolidi, dei radical-chic e catto-comunisti, tutti allegramente immigrazionisti per statuto e uniti all'unisono in un'orgia ideologica di raro squallore, hanno mandato in scena in numerose piazze italiane la protesta delle "magliette rosse", fingendo un commosso pietismo che, come vedremo, non ha nulla né di morale né di cristiano. Il tutto accompagnato dal solito festival di falsità, nel tentativo di far breccia sul buon cuore delle masse italiche ignoranti e ignave che, d'altro canto, sia pur per istinto, respingono in gran parte quest'idea malsana d'invasione coatta. Necessita pertanto rispondere per le rime, facendo un pò di chiarezza sui cosiddetti "profughi" e ribadendo ancora una volta che: non si tratta di donne e bambini in fuga; giungono in Italia dall'Africa grazie a ONG pirata battenti bandiere tra le più disparate e provenienti da mezz'Europa, violando le regole del diritto internazionale e portando avanti business miliardari; alimentano redditizi traffici umani coperti e sostenuti da organizzazioni mondialiste vicine a Soros & soci; non aiutano le sorti della nazione, né a livello sociale (non hanno la minima intenzione di integrarsi e rispettare le leggi e regole civili e religiose) né a livello economico, in quando la maggior parte degli immigrati (clandestini) oltre ad essere mantenuta con fondi pubblici, lavora anche in nero: quindi non è per nulla vero che gli invasori "ci pagano le pensioni". Anzi, è ormai acclarato che il 90% ed oltre di tali "profughi-immigrati" non sono tali, ma sono maschi adulti, in ottime condizioni di salute (non deperiti da fame, guerre o carestie) e giunti con il collaborazionismo della mafia europeista e catto-comunista con la precisa volontà di colonizzare l'Italia e minare le nostre radici cristiane. Ciò a discapito dei veri profughi siriani e dei cristiani africani (nigeriani, ecc..) vittime di quotidiane pulizie etniche, dei quali però non giunge alcuna lamentela o denuncia, né dall'ala massonica del Vaticano, né dai radical chic filo-europeisti. E che dire dell'eterno silenzio mediatico sulla segregazione sociale in Palestina ad opera d'Israele? Per il resto dobbiamo riconoscere che la sinistra (cosiddetta occidentale) ha ormai gettato la maschera, riesumando definitivamente i

                   fantasmi del marxismo più bieco che vedeva nell'ingegneria sociale,

    nella distruzione della famiglia e della società (incentrata sui valori cristiani tradizionali

                     e sulla difesa della patria, delle sovranità nazionali e del territorio)

                   un modello di progresso rivoluzionario da perseguire per garantire

                                il definitivo controllo da parte delle élite illuminate,

                             andando perfino oltre il concetto di stato e nazione:

           retaggi del passato da abolire a compimento della grande opera comunista,

                                       secondo le ammissioni dello stesso Marx.

     Don Ciotti & compagni                                                   

    La novità è che anche il catto-comunismo ha ormai gettato la maschera, facendo comprendere per contrasto quale sia davvero l'autentco volto della Chiesa di Cristo, contrapposta alla Chiesa dell'immigrazionismo e del caos organizzato. Don Luigi Ciotti, tra i magliettari rossi in prima fila nelle proteste degli ultimi giorni, l'uomo del 25 aprile, è di fatto l'incarnazione della neo-chiesa eretica e modernista, che strizza l'occhio al Nuovo Ordine Mondiale. Ciò premesso, la verità e che esistono due categorie di magliettari rossi: 1) la banda degli ignoranti cronici e buonisti a buon mercato, che disconoscono il fenomeno/piano che sta alla base della nuova tratta degli schiavi: il "Piano Kalergi" (il gruppo meno folto); 2) la banda dei criminali in mala fede: cioé coloro i quali non solo conoscono perfettamente il massonico e diabolico Piano Kalergi (di disintegrazione forzata delle culture nazionali e della religione cattolica, mediante un selvaggio melting pot razziale indotto) ma vi aderiscono subdolamente, nell'omertà, indossando la maglietta rossa dell'ipocrisia e del sangue che contribuiscono a spargere nel Mediterraneo. Sebbene negli ultimi 6 anni abbiamo dedicato all'argomento "Piano Kalergi" innumerevoli articoli, è bene tornarvi ancora e fornire nuovi dettagli storici, dal momento che la disinformazione in Italia ha raggiunto livelli imbarazzanti.

     Il Piano Kalergi                                                  

    Il Piano Kalergi, meglio conosciuto con il nome di progetto Pan-europeo, trova genesi nel 1922 su interesse del filo-sionista e massone-cosmopolita Coudenhove-Kalergi, profeta del Nuovo Ordine Mondiale e, nel caso specifico, di un Nuovo Ordine Europeo, da edificare attraverso la nascita di un'Unione europea – filo-massonica e rosacrociana – sulle ceneri degli stati nazionali, devirilizzati da un fitto programma di graduale confisca di tutte le sovranità: consessi mondialisti come Trilaterale e Bilderberg sono i diretti eredi della Paneuropa. Kalergi non fece altro che ampliare e dare un carattere programmatico alle antiche teorie paneuropee di Comenius, Saint-Yves d’Alveydre, Kant, Hugo, Mazzini e Nietzsche: tra i padri "nobili" dell'europeismo contemporaneo. Nel 1922 iniziò a farsi largo in tutta la stampa di regime, vicina alla causa mondialista, il "provvidenziale" tema dell'impellente bisogno di unificazione politica ed economica degli Stati europei come rimedio agli "errori" del conflitto mondiale appena concluso, definito da Kalergi come “una guerra civile europea”.

                           In realtà le guerre mondiali furono pianificate e fomentate

                              da questi stessi personaggi, per destabilizzare l'Europa,

    come testimonia l'alto ufficiale dei Romanov, Cherep Spiridovich nel suo monumentale libro, "The Secret World Government" or The Hidden Hand (1).

    (1) La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo: La guerra è uno sterminio di massa pianificato

     Kalergi e i banchieri del disordine mondiale  

    Nel 1923 Kalergi pubblicò il libro-manifesto del credo europeista, "Pan-Europa". Egli, ovviamente, era in ottimi rapporti con l'alta finanza ed in particolare con le famiglie dei banchieri giudeo-sionisti Rothschild, Warburg e Schiff, grandi architetti del nuovo (dis)ordine mondiale: in merito va ricordato come Jakob Schiff sia stato il  co-finanziatore della rivoluzione russa, nonché socio in affari di Max Warburg (1867-1946), colui il quale per primo finanziò il progetto, mettendo a disposizione del Movimento Paneuropeo ben 60 mila marchi.

                                                   E' interessante ricordare come

                           il banchiere Max Warburg, che contribuì alla nascita dell'Ue

                                                appartenesse alla stessa famiglia

                    che promosse la nascita del criminale cartello della Fed negli Usa: 

                    Paul Warburg (suo fratello minore) infatti fu l'uomo che riformò

                     il sistema finanziario degli Stati Uniti con il Federal Reserve Act,

                        elaborato in una storica riunione di banchieri internazionali

                                               a Jekyl Island (Georgia) nel 1910.

    Progressivamente il progetto paneuropeo poté contare sull'appoggio di politici ed intellettuali apparentemente di estrazione politico-ideologica diversa, ma invero tutti massoni e filo-sionisti. Di seguito cercheremo di tracciare i profili dei personaggi chiave del puzzle europeista, cioé di coloro i quali in nome dell’asservimento ai poteri economici e politici anglo-americani, del nazi-comunismo massonico e della causa del "Grande Israele", hanno tradito l’Europa cristiana, utilizzando la dialettica hegeliana e gli specchietti per le allodole dei "Premi Nobel", come potente anestetico delle coscienze e macchina di mistificazione della realtà e della storia. Ecco alcuni dei nomi più influenti nella realizzazione dell'agenda di Kalergi.

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Profilo dei delfini e progenitori dell'europeismo 

    Hjalmar Schacht (vedi copertina: nella prima foto piccola in basso, da destra, in compagnia di Hitler): economista, dal 1908 al 1915 amministratore della Dresdner Bank, responsabile economico della Repubblica di Weimar (1923); dal 1924 presidente della Reichsbank (la banca centrale tedesca), ministro dell'economia della Germania nazista dal 1934 al 1937 e fraterno amico del banchiere americano J.P.Morgan e del Presidente degli U.S.A Theodore Roosevelt (26º presidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la pace). Schacht era – ovviamente – un massone, iniziato nella Loggia di Berlino Urania zur Unsterblichkeit e poi membro della Gran Loggia di Prussia. Egli rappresentava

                                                         l'anello di congiunzione

                                    tra l'alta Finanza di Wall Street e Adolph Hitler.

    Schacht fu artefice di una serie di misure che ridussero l'inflazione e stabilizzarono il marco tedesco:

                         il quel momento storico c'era bisogno di una Germania forte

                       per affrontare una guerra già programmata dalle élite occulte.

    Aleksandr Fëdorovič Kerenskij: primo capo del governo bolscevivo russo filo-rivoluzionario nato su impulso dei banchieri internazionalisti più influenti dell'epoca; Joseph Retinger, fondatore del gruppo Bilderberg; Jean Monnet, fondatore del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, rete d’influenza che superava le strutture nazionali, garantendo il carrierismo nella Cee. Facevano parte del Comitato numerosi membri della Commissione Trilaterale e soloni della politica europeista degli anni Sessanta e Settanta come Helmut Schmidt, Willy Brandt e Giscard D’Estaing; tra di essi anche gli italiani Ugo La Malfa, Malagodi, Saragat, Malfatti, Matteotti, Fanfani, Nitti, Nenni e Spadolini (Rosa-croce iniziato presso la loggia di Marsiglia e allievo di Jules Boucher (1902-1955) uno dei massimi esperti di esoterismo e discepolo del celebre alchimista Fulcanelli) (2).

    (2) Cfr.: Fabio Filippetti, Alla scoperta dei segreti perduti delle Marche

     I padri dell'Ue: filo-sionisti e cattolici di facciata     

    Konrad Adenauer (sindaco di Colonia) e Alcide De Gasperi (traditore dell'autodeterminazione dei tirolesi del Sud), entrambi membri dell’Opus Dei, cattolici di facciata ma di fatto convertiti alla causa sionista. Stesso travestimento "cattolico" per Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, che aiutò Kalergi a confiscare ai popoli europei le rispettive produzioni di acciaio, ferro e carbone, trasferendone la gestione ad un livello  sovranazionale, con la CECA (Comunità Economica Carbone e Acciaio). Utile anche Paul Valery, scrittore e filosofo massone francese, autore dell'inno massonico "Cantique des colonnes". Altro pezzo da Novanta dell'europeismo fu Sean MacBride, politico irlandese Premio Nobel per la Pace nel 1974 e fondatore di Amnesty International in data 28 maggio 1861: giorno scelto in quanto cadeva la festa della SS. Trinità, al fine di conferire all'organizzazione un contro-significato laico, in puro stile massonico. Sean Mac Bride era allora alto dignitario del famigerato OTO (Ordo Templi Orientis), società esoterica dedita alla magia sessuale e che sembra rivendicare una filiazione diretta con gli Illuminati di Baviera. Egli fu tra i principali fautori dell'adesione dell'Irlanda alla NATO ed ebbe un ruolo centrale anche della fondazione delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa.

     Da Mussolini a Butler                                                      

    Nella lista anche Benito Mussolini, simpatizzante del Movimento Paneuropeo di Kalergi, William Stead, membro fondatore della Round Table britannica e membro della Fabian Society, Bernard Baruchfinanziere aschenazita membro della Pilgrim's Society (la società dei pellegrini) e del CFR – e Nicholas Murray Butler: filosofo, diplomatico, politico e pedagogista statunitense, vincitore, insieme a Jane Addams, del premio Nobel per la Pace nel 1931. Butler fu capo del British Israel (movimento sionista di punta dell'anglo-israelismo massonico) del CFR, della Round Table e membro della Pilgrim's Society. Kalergi considerava il potente Butler come uno dei suoi migliori amici e tra i suoi protettori più attivi. Butler fu anche presidente dell’Università di Columbia e della Carnegie Endwment for International Peace. Egli senza mezzi termini all'Hotel Astor di New York nel 1937 dichiarò:

                 «Il comunismo è lo strumento con cui si abbatteranno i governi nazionali

                in favore di un Governo Mondiale, di una polizia e di una moneta mondiali».

                                                          Nicholas Murray Butler

      Da Freud ad Einstein, passando per Keynes              

    Importante alla diffusione del morbo ideologico del paneuropeismo fu anche l'attivismo di personaggi del calibro del conte Carlo Sforza (membro del Comitato del centro Europeo della Fondazione Carnegie), di Thomas Mann (scrittore e saggista tedesco – nonché pederasta – Premio Nobel nel 1929), Karl Haushofer (teorico dello spazio vitale – Lebensraum – del nazismo e membro dell'OTO), Stefan Zweig (scrittore e poeta ebreo-austriaco naturalizzato britannico), Rainer Maria Rilke (scrittore e poeta austriaco), Edvard Benes (politico cecoslovacco massone, iniziato nel 1927, utile alla transizione del suo paese dall'Impero Asburgico al Blocco Sovietico), Sigmund Freud (fondatore della falsa scienza chiamata psicanalisi e membro della loggia giudeo-massonica B'nai B'rith), Albert Einstein (il più famoso fisico del XX secolo, designato alla candidatura alla presidenza dello stato d'Israele alla morte di Chaim Weizmann e aderente all'Organizzazione Sionistica Mondiale), John Maynard Keynes (economista padre del Welfare State e autore di opere preconizzanti la nascita di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato proprio sulla dottrina socialista), Tomas Masaryk (filosofo e politico, fondatore e primo presidente della Cecoslovacchia) Ignaz Seipel (cancelliere austriaco) e Aristide Briand (ministro degli Esteri francese).

     L'incubatrice del progetto Ue                                         

    Il primo congresso paneuropeo fu convocato il 3 ottobre 1926 a Vienna. Successivamente Aristide Briand, in data 5 settembre 1929, propose alla Società delle Nazioni la creazione di una Federazione degli Stati Europei. Secondo i paneuropeisti negli anni Trenta Kalergi mise in guardia contro il "pericolo" dei regimi totalitari di Hitler e Stalin: questa presa di posizione, a loro dire, sarebbe stata pagata da Paneuropa a caro prezzo,  con la messa al bando in tutta la Germania del movimento kalergiano, dopo che Hitler ebbe preso il potere. Ma a ben vedere questa ricostruzione storica ha tanto i contorni di uno specchietto per le allodole, di una storiella enfatizzata ad arte per

                               sviare le piste del collaborazionismo trasversalista

    che di fatto interessò tutti i principali potentati e governi impegnati nelle guerre mondiali,

                                 da Mosca e Berlino, da Londra a Washington.
     

     Dal Piano Kalergi al Piano Dulles                                   

    Infatti, come visto, tra gli aderenti al Piano Kalergi vi furono, ad esempio, anche Schatch (ministro nazista di Hitler) e Kerenskij (capo del primo governo comunista), ma anche Curchill (massone di alto rango e primo ministro inglese) e Allen Welsh Dulles (massone e primo capo della CIA). Da questa ricostruzione storica che supera le divisioni geopolitiche e ideologiche di facciata, delineando chiaramente i contorni di un innegabile complotto mondialista, emerge dunque una continuità e convergenza netta anche tra l'opera coloniale europea di Kalergi e il piano coloniale di Dulles, esecutore materiale del piano di sovversione culturale e dei costumi nel Bel Paese (3): humus ideale sia all'avvento della rivoluzione comunista del Sessantotto che al correlato europeismo.

    (3) Il Piano Dulles, la P2, Berlusconi e il ’68

     Genesi occulta del Parlamento europeo                         

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, precisamente nel 1947, venne convocato in Svizzera, a Gstaad, il  primo Congresso dell'Unione Parlamentare Europea che sfociò nella nascita del Consiglio d'Europa e del primo embrione del Parlamento europeo. Kalergi elaborò un progetto di unificazione federale articolato in tre tappe: 1. Cooperazione intergovernativa stretta tra gli stati europei, con incontri periodici; 2. Unione doganale; 3. Stati Uniti d'Europa. Il piano programmatico si articolava in ben 9 punti: 1. È necessario che questa unione sia una confederazione europea con una garanzia reciproca di delegazione legale della sovranità. I governi devono, in altre parole, essere sicuri che la cessione di sovranità avverrà in egual misura per tutte le parti. 2. Per gestire i conflitti tra gli stati membri, sarà necessaria una corte federale europea. 3. Un esercito europeo, un'alleanza militare, che raggruppi contingenti dei diversi paesi, per garantire la pace a livello continentale. 4. Un'unione doganale progressiva. 5. Un'unificazione delle colonie. Sfruttamento a livello europeo. 6. Progetto di moneta unica. 7. Rispetto della diversità delle culture europee e delle molteplici civilizzazioni nazionali. 8. Rispetto e protezione delle minoranze nazionali: la dissoluzione degli stati-nazione infatti doveva passare anche attraverso forme di indipendentismo interne alle suddette nazioni (Nds). 9. Una buona ed efficace collaborazione nel quadro della Società delle nazioni.

     Siete solo dei grandissimi figli di… Kalergi!!                  

    Oggi gli ideologi dell'iper immigrazione di massa, non fanno altro che collaborare febrilmente alla realizzazione dell'agenda di Kalergi e della massoneria internazionale, verso la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale o Repubblica Universale giudeo-massonica.

                                        In ''Praktischer Idealismus'' (idealismo pratico)

    la "Bibbia" o "Testamento Spirituale" di Kalergi, il padre dell'UE infatti teorizza e profetizza

                                       la nascita di una nuova razza europea meticcia,

    generata dalla fusione di più razze d'origine afroasiatica e dalla dissoluzione dei popoli

                                         e delle loro tradizioni: usi, costumi e religioni.

      Condizione necessaria per creare una massa informe e facilmente addomesticabile,

                                    poiché priva di identità comune e spirito di patria.

                      Una nuova razza capace di affermare il predominio incontrastato

              di una nuova élite di dominatori, che l'autore individua nella razza ebraica.

    Oggi gli eredi spirituali di Kalergi, da Saviano a Don Ciotti,  dalla Boldrini a Lerner, dalla Camusso alla Cirinnà, passando per i maggiori esponenti della "sinistra ufficiale" del catto-comunismo e dello star system, sfruttano l'immenso potere mediatico concesso loro dalle tv di regime e dalla stampa sionista per convincere le masse dalla coscienza elastica della necessità di una società multietnica, orientata ad un presunto "arricchimento culturale generalizzato", giustificando il crimine con false questioni "umanitarie", morali o addiruttura "evangeliche". Ciò auspicando la nascita di un meticciato etnico senza valori, nè amor proprio, nè amore per le proprie radici. D'altra parte il termine razzista è stato creato storicamente proprio dai figli di Kalergi per ingabbiare i dissidenti e nascondere il vero razzismo, quello esercitato contro i popoli e le nazioni all'ombra della bandiera dell'europeismo.

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Grecia: l’operazione è riuscita! Il paziente è morto

    Grecia: l’operazione è riuscita! Il paziente è morto

    Martedì, 26 giugno / 2018

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Grecia,  Austerità, Troika,  Ue, BCE, FMI,  MES     

    Grecia: l'operazione è riuscita! Il paziente è morto

    Grecia: 800 riforme imposte, 500mila abitanti in meno,

    due generazioni distrutte da Tsipras & Co, paladini

    dell'Europa targata Troika

     

    di Roberto Pecchioli

    GRECIA - 2 GENERAZIONI  DISTRUTTE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Che fine ha fatto la Grecia?                                     

    Roma – di Roberto Pecchioli Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l’ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, il nobiluomo post comunista già primo ministro italiano in conto terzi, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l’ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco: grazie per aver scommesso sull’Europa. La gioia del conte Gentiloni Silverj, unita alla soddisfazione dei gazzettieri di regime, è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici ufficiali dell’antica culla della nostra civiltà. Il primo dato che sgomenta è l’ampiezza degli interventi dei “benefattori” targati FMI, Meccanismo Europeo di Solidarietà e Stati dell’Unione.

                                Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro,

                                 una parte dei quali uscita da tasche italiane.

    Lasciamo per un attimo da parte gli antefatti, i trucchi contabili di lungo periodo dei governi greci per entrare nel paradiso dell’euro, peraltro posti in essere con l’indulgenza franco-tedesca e l’aiuto determinante delle banche d’affari internazionali (Goldman & Sachs in testa), nonché l’evidenza dello sfacciato assistenzialismo politico di destra e di sinistra. Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico, privato a forza della possibilità di votare con referendum l’adesione o meno alle misure imposte dalle istituzioni finanziarie, in spregio a quella democrazia fondata ad Atene due millenni e mezzo fa.

     800 riforme economico-sociali                            

    Il PIL della Grecia è ora in lieve rialzo dopo essere disceso per anni, con una punta al ribasso del 15 per cento. I dati ufficiali sbandierano un avanzo primario del bilancio di 2,2 miliardi di euro, il 4,5 per cento del prodotto interno, il che significa che il totale è oggi di poco più di 205 miliardi, assai inferiore a quello pre crisi, nonostante l’immissione di 241 miliardi, ovvero il 120 per cento del PIL annuale.

                    Il fatto è che la maggior parte di questa cifra è servito per salvare

              l’enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi),

                                               il resto sono andati in interessi.

    E il popolo greco? Ha dovuto sopportare finora circa 800 “riforme” economiche e sociali imposte dai dittatori finanziari, adesso finalmente soddisfatti. La prima parte del loro sporco lavoro è fatta. Assomiglia a quei bollettini medici in cui si dice che l’operazione è tecnicamente riuscita, ma il paziente è morto. Questo è successo alla sfortunata nazione che fu di Omero, di Platone, Aristotele e di legislatori come Solone e Pericle.

     Mezzo milione di abitanti in meno                      

    Il paragone, purtroppo, è tutt’altro che metaforico, giacché in meno di dieci anni la Grecia ha perso mezzo milione di abitanti, passando da 11,3 milioni a 10,8. La mortalità è aumentata con punte raggelanti tra i neonati e i bambini, l’aspettativa di vita è calata.

                                 Un greco su 4 non ha accesso a cure mediche

              per lo smantellamento del sistema pubblico e la mancanza di denaro

                                                           per le terapie.

    Il tasso di suicidi, i cui tristi primati hanno storicamente riguardato il Nord Europa,

                                          si è alzato del 35,7 per cento.

                               Quattro bambini su 10 vivono in povertà.

    Il dato è semplicemente ignobile e rende disgustose le congratulazioni di Gentiloni e compagni.

     Espropriata di tutto                                                  

    La Grecia è stata espropriata di tutto. La sua fragile economia è quasi interamente in mani straniere, spiccano tedeschi, francesi e cinesi. Sono stati svenduti i porti – l’antichissimo Pireo ha gli occhi a mandorla – gli aeroporti, gli immobili turistici, le ferrovie, le scarse industrie e il settore agricolo intensivo. La disoccupazione, al 10 per cento prima del governo Troika-Tsipras è adesso al 20 per cento, un successone, giacché si toccò il 28 per cento (può darsi che i dati siano ancor più disastrosi di "quelli ufficiali" – Ndr). Ma i numeri sono difficili da nascondere dietro le fumisterie contabili: solo il 35 per cento della popolazione è attiva, l’età media di chi lavora è salita per l’emigrazione massiccia dei giovani. Industria ed esportazione sono in modesta ripresa, ma ci vorranno decenni per risalire al dato pre-crisi. I disoccupati calano lievemente rispetto ai momenti più drammatici, ma lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Il governo Tsipras è di sinistra, per una breve stagione fu l’idolo dei neo comunisti di casa nostra. Le pensioni sono state tagliate ben 13 volte, e nel 2019 è prevista un’altra sforbiciata; la media è inferiore a 400 euro.

      Il "buon lavoro" di Tsipras                                     

    Mancano i farmaci per molte patologie e lo stesso sistema bancario, che gli usurai si vantano di aver risanato ha un euro di impieghi su due a rischio di mancata restituzione. Tuttavia, il ministro francese Bruno Lemaire e il suo collega tedesco Olof Scholz si congratulano con Tsipras: ha fatto un buon lavoro. Parola di necrofori. L’euro non è in discussione, esultano. Gioiscono assai meno i 200 mila dipendenti tagliati nel settore pubblico, specie sanità, scuola, polizia, e l’intera popolazione il cui potere d’acquisto si è eroso di oltre il 28 per cento. In compenso, crescono i profitti greci della Germania e anche l’Italia fa la sua parte, presente nelle telecomunicazioni e nel gas con Snam, alla ricerca dei ricchi giacimenti del mediterraneo orientale. Ma hanno fatto un ottimo lavoro e, come Cesare, sono uomini d’onore, che soffrono intensamente leggendo che il 35,6 per cento dei greci è oltre la soglia della povertà. Piangono ogni notte sapendo che nel 2017 ci sono state l’enormità di 133.000 rinunce all’eredità, con un balzo del 333 per cento (trecentotrentatré, avete letto bene). Mancano i soldi per pagare le tasse relative, i beni vanno all’asta e capirete a chi finiscono. Per contenere le proteste popolari, gli incanti vengono fatti online dagli studi notarili, presi d’assalto ogni volta da folle inferocite con le lacrime agli occhi.

      Debito pubblico 190% del Pil                                 

    Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”.

                                          La Grecia è un morto che cammina,

     come ripete un farmacista ateniese impossibilitato a rifornire i suoi clienti.

    Oltre a chi non può più permettersi terapie e medicine, oltre le carenze di approvvigionamento e distribuzione e i tagli selvaggi alla sanità, sussiste l’obbligo di fornire i farmaci antitumorali soltanto a pochi pazienti. La legge prescrive che la fornitura sia legata all’aspettativa presunta di vita, che viene direttamente indicata sulla ricetta. Insomma, i greci devono morire, per di più soffrendo senza cure, affinché le istituzioni finanziarie si riprendano i soldi che avevano improvvidamente prestato tra la fine del secolo andato e l’inizio del presente. Non furono costrette né minacciate, finanziarono abbondantemente il sistema, truccarono i conti, alimentarono la corruzione del paese. Poi, come le banche con i clienti alla prima difficoltà, imposero il rientro immediato a uno Stato (ex) sovrano.

      La verità oltre la propaganda                                 

    La verità è che la Troika non si ritira dalla Grecia. Ha infatti imposto ulteriori politiche di austerità e tagli, che troveranno ubbidienti esecutori nel prossimo governo.

                                Tsipras perderà le elezioni, ma nulla cambierà,

                  giacché gli succederà Nuova Democrazia: la destra e la sinistra

                              che hanno distrutto la Grecia si danno il cambio.

    La nazione è stata umiliata anche sul piano simbolico, costretta ad accettare che la vicina repubblica macedone (staterello ex jugoslavo in mano a trafficanti di ogni risma) entri nell’Unione Europea mantenendo il suo nome, da oltre duemila anni quello della regione greca di Alessandro Magno.

      Tsipras & Co: 2 generazioni distrutte                    

    Il prestito è stato allungato di altri dieci anni, il governo si è impegnato sino al 2060 (!!!) a realizzare avanzi di bilancio, tutti destinati a lorsignori. Facciamo un esempio tratto dal sito scenarieconomici.it. “Se lo Stato spende 100 e tassa 97 fa deficit nella misura del 3, cioè decide di lasciare 3 di ricchezza a cittadini e imprese; quando lo stato spende 100 e tassa 100 lascia zero ricchezze, quando spende 100 e tassa 103 fa invece avanzo primario. Ma dove va a prendere la differenza? Dal risparmio privato di cittadini e imprese erodendo la ricchezza collettiva. “ Raschiato il fondo del barile, e in Grecia ci sono arrivati, potranno solo imporre forme di schiavismo legalizzato, un idea meno folle di quanto sembri, al tempo della dittatura finanziaria. Ammesso che tra quarant’anni sussista ancora un popolo ellenico,

                  Tsipras ha impegnato ufficialmente due generazioni future

                                          a lavorare per banche e finanza.

    Non è l’unico, peraltro, poiché l’Italia realizza avanzi primari da ben 27 anni, vivendo ben al di sotto delle proprie possibilità, impegnata a donare sangue a Dracula.

     Senza cravatta.. alle dipendenze dei cravattari     

    Paolo Gentiloni, nel congratularsi con Quisling/Tsipras, lo ha invitato a rimettere la cravatta, cui il presidente greco aveva rinunciato. Non portava la cravatta, ma dipendeva dai cravattari, come a Roma chiamano gli strozzini. Ora può rimetterla: l’usura non ha più bisogno di maschere, stringe il cappio senza nascondersi. Aristotele, il più grande dei greci di ogni tempo, distinse l’economia dalla crematistica, cioè trarre denaro dal denaro, o, come suggerisce la prudente definizione dell’enciclopedia Treccani, la moltiplicazione delle ricchezze prescindendo dalla loro distribuzione e dal consumo. In parole chiare, l’usura che tiene in pugno il popolo che fondò la nostra civiltà e molti altri. L’esperimento in corpore vili, sta riuscendo, secondo i promotori. Dopo Atene, a chi toccherà prima che la ribellione dei popoli ristabilisca giustizia? Sorge prepotente il finale del canto XLV di Ezra Pound:

             “Ad Eleusi han portato puttane, carogne crapulano ospiti d’usura".

                            Eleusi, luogo degli omonimi misteri, è in Grecia…

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    Mercoledì, 20 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, radici cristiane, Unione europea, dissoluzione, d'Alema 

    I maestri della distruzione: rapporto tra

    moneta-debito e immigrazione

    Per risolvere il problema dell’immigrazione dobbiamo

    dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    RAPPORTO TRA MONETA-DEBITO E IMMIGRAZIONE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I maestri della distruzione delle nostre radici     

    Roma – di Nicola Arena Mentre tutto scorre nell’indifferenza più meschina, vediamo quotidianamente bande di uomini scorrazzare per le vie dei nostri centri storici, distruggendo quel che incontrano nel loro avanzare. Il motivo per cui questa gente sia presente nel nostro territorio fu "candidamente" rivelato fin dal 2011 da Massimo D’alema:

                                nei prossimi venti anni – dichiarava – abbiamo bisogno

                                                     di trenta milioni d’immigrati.

    Ovviamente parlava in nome della sua cerchia di amicizie, non certo in nome del popolo italiano. L'indignazione contro l'iper-immigrazione cresce di giorno in giorno; nel contempo in varie città italiane assistiamo a numerose proteste e violenze contro cittadini italiani da parte degli "ingestibili" ospiti forzati. Il fatto che questa gente sfoghi tutta la sua rabbia contro di noi è inaccettabile, ma è ancor di più inaccettabile il silenzio della magistratura e delle forze politiche di opposizione. Non è possibile che in uno stato indebitato fino al collasso economico, dove migliaia di attività economiche muoiono ogni anno, lasciando a casa centinaia di migliaia di padri di famiglia senza un reddito né un salario, possano arrivare milioni di persone. Chi ha permesso ciò sono gli esponenti di una cultura della morte, della distruzione dell’ordine sociale.

                                  Li possiamo identificare nei loro discorsi senza Dio,

                      a favore dell’eutanasia, degli aborti, dei matrimoni omossessuali,

                della teoria gender nelle scuole, della libertà sessuale senza freni morali,

                                e nelle manifestazioni organizzate come i gay pride.

    Sono usciti allo scoperto “finalmente”! E sono gli stessi che hanno portato la nostra Patria nell’euro, facendoci vivere momenti bui inaspettatamente tristi. Questo tipo di Unione Europea, basata unicamente su una banca centrale privata che emette un’unica moneta rigorosamente a debito dei popoli del Vecchio Continente, non può essere e non deve essere l’unico paradigma di vita possibile. Non è accettabile perdere duemila anni di storia fatta di enormi sacrifici e conquiste sociali pagate a caro prezzo.

          Chi opera per la distruzione delle radici culturali e religiose italiane ed europee

                                       sono persone che non amano il prossimo

                  e dalle quali bisogna iniziare a difendersi prima che sia troppo tardi.

     Quattro criminali malati di mente                          

    Riprendiamoci le chiavi di casa per troppo tempo lasciate in mano a persone indegne di rappresentarci. Un politico è eletto per fare gli interessi del popolo, per questo è pagato. Invece i politici di qualsiasi schieramento di governo della cosiddetta seconda repubblica, hanno creato una spaventosa crisi di valori, confondendo con la menzogna la mente del popolo. La Menzogna è amplificata dai mezzi d’informazione al servizio del crimine mondiale. Occorre una rivoluzione culturale unica nella storia, mai vista prima d'ora. E’ necessario che la gente non scenda in piazza per protestare confusamente ed inutilmente, ma si concentri a studiare le cause che stanno determinando l’invasione e la perdita della nostra Patria, della nostra sovranità. Eravamo la quinta potenza mondiale economica negli anni sessanta e lo siamo stati fino agli inizi degli anni duemila. Abbiamo avuto eccellenze in tutti i campi produttivi, nelle scienze, nelle arti, nella letteratura, nella politica.

                                           Possibile che un paese così glorioso

                      debba finire nelle mani di quattro criminali malati di mente?

    I mercanti di uomini al soldo delle cooperative rosse e delle ONG mondialiste hanno messo in moto la macchina organizzativa logistica, una sorta di ufficio di collocamento delle “risorse” umane a basso profilo e prezzo.

     Basso profilo                                                                 

    In una lettera indirizzata alle aziende della provincia di Treviso, la cooperativa Nova Facility promuoveva un’offerta di lavoro davvero conveniente e a poco prezzo. Un estratto della lettera citava così: “Si tratta di ragazzi umili, volenterosi e gentili con un’ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa economica”. Sono arrivate queste lettere in varie aziende della provincia di Treviso nelle quali si precisava che queste “risorse” a basso profilo e basso costo, non avanzano alcuna pretesa né a livello remunerativo né per quanto riguarda le turnazioni. Stiamo assistendo a una vera e propria disfatta dei diritti dei lavoratori, che credevamo ormai acquisiti nell’ultimo secolo.

                                        Ci si chiede dove sia la magistratura.

                      E i sindacati che fine han fatto? Quali diritti difendono?

                               E’ il mondo dell’assurdo, dove il caos avanza.

    La gente è disorientata e si rifugia mettendo la testa sotto la sabbia. La cooperativa in questione, una delle tante disseminate nella nostra amata patria, propone uno stipendio mensile di quattrocento euro alle condizioni anzidette. E il business della cosiddetta “accoglienza” cresce. Questi esseri umani sono importati per svolgere lavori faticosi, umili e senza diritti. Altri vengono lasciati scorrazzare con le tasche piene di euro e le onnipresetti cuffie per i nostri centri storici, lasciati a vagabondare vergognosamente.

             In tutti i casi esaminati si tratta di pesanti lesioni dei diritti umani

                          (dei sottopagati-schiavi, degli italiani invasi

              e dei novelli vagabondi strappati alle loro nazioni natie – Ndr).

     Come l'acqua per i pesci                                               

    E poi, in aggiunta, è giusto chiedersi: come potrebbero competere i cittadini italiani rispetto a queste nuove “risorse”? Le alternative sono due: adeguarsi o cambiare paese. Il ciclo delle emigrazioni continua. Come affermava il grande Professor Giacinto Auriti: "I vertici bancari mondiali trattano da sempre l’umanità come se fosse bestiame d’allevamento. Questi vertici sanno che il denaro per gli uomini è come l’acqua per i pesci, nei periodi di siccità si spostano dalle zone aride alle pozze d’acqua. Su questa regola i banchieri del 1800 hanno trasferito milioni di persone dall’Europa all’America del nord, creando rarità monetaria in Europa e abbondanza di moneta in America".

     L'evoluzione del negriero                                             

    Inoltre, a un livello più basso, milioni di persone sono state spostati dal continente africano a quello americano, attraverso l’oceano, su navi negriere. A quel tempo gli schiavi erano trasportati in catene, oggi invece i viaggi sono organizzati attraverso il trasporto terrestre con pullman e poi con mezzi galleggianti, pronti a essere trasbordati nelle numerose navi delle organizzazioni non governative (ONG), supportati da navi da guerra su indicazione dei governi. Allo stesso tempo milioni d’italiani ben formati professionalmente e spesso laureati vengono “accettati” dai paesi dell’Europa settentrionale, che si trovano ad avere vere risorse culturali e professionali a costo zero.

                                              La sostanza è sempre la stessa,

                          abbattere i salari proponendo "nuove offerte di lavoro"

                              da parte di paesi tenuti in povertà condizionata

                                    attraverso il perverso sistema del debito.

     Una guerra di proprietà, una guerra di religione    

    Per risolvere il problema dell’immigrazione noi dobbiamo dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta. E' giusto dare l’ospitalità cristiana, come ci insegna il Vangelo, poi però, superata questa fase, bisogna dare agli "ospiti" il diritto e la gioia di poter ritornare nella propria terra d’origine; per farlo ciascuno deve appropriarsi della sovranità monetaria. Pertanto ogni popolo deve mettersi contro gli interessi privatistici ed egoistici della rispettiva banca centrale. Solo quando la proprietà della moneta sarà tolta dalle mani dei grandi usurai e restituita ai popoli, si potrà avere un mondo di pace e i vertici bancari la smetteranno di trattare gli esseri umani come bestiame d’allevamento. Occorre tanta preghiera per respingere questi attacchi satanici contro gli esseri umani e le nazioni. Quest’articolo non si preoccupa di apparire esagerato,

                  perché questa ancor prima che una guerra economica e sociale

     è una guerra di religione, fra i banchieri adepti del dio denaro e l’umanità intera.

                                             L'umanità per sopravvivere

               deve togliere ai banchieri privati la possibilità di emettere denaro,

                     se non lo fa vedrà cadere esanimi molti, moltissimi uomini,

                                     dissanguati in un caos senza precedenti.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread a 300 | Il post di Di Maio | Salvini: "Chiedete a Mattarella"

    Giovedì, 31 maggio/ 2018

    – di Sergio Basile  –

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Spread, Crisi di  governo, italia, Mattarella, Salvini 

    Come funziona lo spread e come condiziona

    l'Italia: il terrorismo del nuovo millennio

    C0s'è davvero lo spread e come ci uccide tra

    l'indifferenza dei politici

     

    di Sergio Basile

    SPREAD

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Spread: il terrorismo finanziario legalizzato    

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile – La colonia anglofona chiamata Italia, da mesi è incapace di esprimere una compagine di governo! Il Paese sta vivendo giorni molto concitati, gonfi di promesse elettorali tradite e clamorosi atti di teatro politico, con il Quirinale primo attore protagonista di questo disastro, circondato, in ottima compagnia, da tante comparse ed attori minori, ciascuno chiamato a recitare la sua parte. La situazione – come sostiene ironicamente l'amico Roberto Pecchioli è grave ma, tuttavia, non seria. Cioè non traspare serietà ed una volontà sovrana matura, tale da indurre i partiti a liberarsi davvero dallo status di colonia, bocciando e ridimensionando una volta per tutte le insopportabili e privatissime "agenzie di rating", corresponsabili consapevoli del titlt della Nazione, prima ancora di parlare con cognizione di causa di sovranità. Non vi può essere infatti sovranità politica senza sovranità monetaria e finanziaria.

         Intanto i mercati, dal canto loro, utilizzano l'alibi dell'incertezza e dello spread,

         per affondare gli speroni della speculazione nei fianchi dell'economia nazionale,

             facendo decollare gli interessi passivi sul debito pubblico e la tassazione.

    Ogni scusa è buona per far lievitare gli interessi sui titoli di Stato, tanto a pagarne il conto è il cosiddetto "popolo sovrano", sotto tiro della solita coppia anglofona, ben assortita, di killer-terroristi legalizzat: Mr. rating & Mr. spread.

     Giornate "interlocutorie"                                   

    A Roma si vivono eterne giornate "interlocutorie" all'interno dell'élitario recinto della politica, tra guerriglie di "clan" partitici e pressioni di logge e loggette, mentre cresce lo spread e con esso la consapevolezza nel popolo bue che il voto sia sempre più una pura formalità; sensazione corroborata anche dalle beffarde parole delle scorse ore del commissario europeo al Bilancio, Gunther Oettinger, secondo il quale

                 "i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta".

    Insomma una cosa è certa: in barba ad ogni Costituzione, la sovranità non appartiene al popolo – e così da sempre – e neppure alla cerchia di pseudo-politici, abili prestigiatori impegnati ad ammaliare i loro fans e nel contempo a guardarsi bene dall'irritare i fantomatici "mercati", magari mettendone in dubbio i sacri diktat e licenziandone i suddetti terroristi di riferimento. Un misterioso copione sembra soprassedere a tutto ciò, e intanto il mondo ci guarda con gran meraviglia.

     Cos'è davvero lo spread?                                 

    Lo spread nelle scorse ore è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni.

                                    Di Maio e Salvini ne prendono atto,

    ma sembrano stranamente incapaci di porre in essere una critica seria e documentata

                             contro questa arma di distruzione di massa,

                   inventata dalla speculazione internazionale e dai banchieri.

    Ma cos'è poi questo spread? Molti italiani – la maggior parte – pur subendone le conseguenze quotidianamente a scapito delle proprie finanze, per noia o trascuratezza sono incapaci di capire, di darne una spiegazione razionale. Allora sarà il caso di tornare sull'argomento, già affrontato in più sedi, e iniziare a smontare qualche luogo comune, tracciando i contorni di una truffa senza precedenti.

            Tecnicamente lo spread è la forbice tra il tasso d'interesse dei titoli di stato

         di un paese in rapporto ai titoli "più solidi" di un paese guida (es.: la Germania)

    considerati – questi ultimi – meno rischiosi dei primi dal punto di vista della solvibilitàda

                           grazie al giudizio insindacabile e sovrano (rating)

                           di un mero gruppo di privati (agenzie di rating)

        compagni di merende dei banchieri (che siedono nei Cda delle agenzie di rating).

    Scusate la definizione non proprio ortodossa, ma rende sicuramente bene l'idea. I titoli sul tavolo degli investitori nazionali ed internazionali, titoli bollati con rating negativi, cioé con bassi voti di "affidabilità", secondo la legge dei mercati, per essere acquistati dovrebbero offrire delle garanzie maggiori, e quindi essere collegati ad interessi o "premi" maggiori.

                         Insomma più il rating delle agenzie (voto) è basso,

        più alto sarà l'utile o "premio" preteso dagli investitori in termini di interessi.

     Germania: leader designata a tavolino                

    Nell'Eurozona il paese leader sul quale definire la dimensione dei tassi di interesse variabili è – guardacaso – la Germania: giudicata – secondo il sistema usurocratico dominante – il paese più "affidabile"… Ma chi ha dimestichezza con questi argomenti sa che questo è un meschino luogo comune. Ma le bugie, come insegna la favola, hanno le gambe corte… La Germania, infatti, da poco meno di un decennio è stata innalzata arbitrariamente a paese egemone/leader per mere ragioni politiche e geopolitiche (ma infondo, come capiremo più avanti, anche religiose). L'Italia in quegli anni (2007/2011) godeva dei fondamentali economici più robusti e stabili d'Europa, potendo contare – tra l'altro – sia sulla prima rete continentale di imprese che sul risparmio familiare pro-capte più consistente tra i paesi dell'Unione europea. Anche il tasso di indebitamento medio delle imprese nazionali era molto contenuto, insomma da prima della classe.

     Terrorismo rating contro i Paesi non protestanti 

    Più avanti spiegheremo brevemente come e perché la Germania fu graziata dalle agenzie di rating sull'altare di altre vittime sacrificali: i famosi paesi "maiali" o PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia/Cipro e Spagna), cioé quei paesi non protestanti di maggior tradizione cristiana (cattolica e ortodossa). La scure del rating iniziò, a cavallo del 2011, a colpire questi paesi in maniera arbitraria, sconcertante e sconsiderata, al fine di gettare questi ultimi nel baratro senza fine dell'usura, con la compiacenza dei propri governi fantoccio. Alla luce di questa doverosa ricostruzione storica, c'è da rimarcare il fatto che

                    lo spread è tutto fuorché uno strumento di misurazione scientifica

                                       degli equilibri finanziari di mercato.

                            Esso non attesta l'aumento degli interessi sui titoli,

                                    in maniera scientifica e quindi numerica,

                                 ma essendo condizionato arbitrariamente

               dal voto sull'affidabilità e stabilità degli stati (rating) delle agenzie di rating

                    (vendute e controllate dai consigli di amministrazione delle banche)

                   induce e provoca esso stesso – di conseguenza – un aumento fittizio

                degli interessi passivi da corrispondere ad acquirenti e grandi speculatori:

                in aggiunta, sono le stesse banche a dare le direttive alle suddette agenzie,

                                "suggerendo" chi bocciare e chi promuovere.

    Quindi non c'è nulla di scientifico, ma è tutta una grande farsa marcatista che – più delle bombe e degli atti di terrore degli Anni Settanta – riesce ad orientare scelte e strategie politiche, con la forza dell'inganno e dell'intimidazione. Pochi si chiedono perché ad esser presi di mira sono soprattutto i paesi cattolici. La risposta è semplice quanto incredibile: siamo – che ci crediate o no – nel bel mezzo di una secolare guerra di religione, che si serve anche e soprattutto della armi improprie della finanza, della moneta e del debito, per realizzare i suoi oscuri fini. Questa analisi si pone in perfetta linea con il nostro ultimo studio sui Protocolli dei Savi di Sion, che può anche essere approfondito nel seguente link in nota (1).

    (1) Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

     Le 3 aleatorie componenti dello spread             

    Lo spread, in teoria, volendo trovare qualcosa di "scientifico" in un iganno che di "matematico", come visto, ha ben poco, possiamo dire che si compone di 3 variabili, decise e blindate, ovviamente, dai soliti "padroni" del mercato: 1) il merito di credito dei Paesi; 2) il rischio di implosione della moneta unica; 3) l'effetto fuga degli investitori verso il Bund tedesco. Ma a ben vedere, ad esempio, c'è da dire come il merito di credito dei paesi non è stato mai davvero considerato: la Procura di Trani – d'altronde – lo riconobbe chiaramente alcuni anni orsono, nell'ambito delle indagini condotte sulle agenzie di rating, additate sul banco degli imputati quali responsabli di declassamenti iniqui e fraudolenti, ai danni dell'Italia in primis. Esse infatti declassarono – in favore della speculazione internazionale e della svendita dell'Italia che sarebbe seguita da lì a poco – il bel Paese quando, come detto, esso godeva di fondamentali economici da prima della classe. Ma il vero motivo del contendere che sta innescando questa perversa spirale debitoria, accanto al fenomeno degli spread (che riguarda come noto il cosiddetto "mercato secondario") si manifesta in tutto il suo potenziale speculativo e distruttivo fin dal mercato primario, quello delle cosiddette aste della BCE verso il settore bancario privato (che vere aste in effetti non sono). Ma su questo punto torneremo in altra sede.

     Il dogma della nazione intoccabile                    

    Nei primi mesi del 2011, i rendimenti dei titoli del debito pubblico tedeschi (famosi bund)  tracciavano una curva ascendente, in virtù – sostanzialmente – di tre elementi: 1) l'elevato rischio da speculazione finanziaria imputato alle banche tedesche; 2) il dubbio valore dei titoli tossici in portafoglio; 3) le perdite sui titoli greci nei portafogli delle stesse banche tedesche. Tale situazione, evidentemente, stando alle "sacre leggi del mercato", avrebbe dovuto ingenerare la crisi dell'economia tedesca: nazione travolta dagli squilibri finanziari interni al settore bancario. Ma ciò non è mai avvenuto, come mai? Semplice! Le ragioni sono almeno due: 1) la Germania è per statuto la nazione leader dell'Eurogabbia (in aggiunta, protestante ed anti-cattolica) ; 2) le banche, in realtà, non possono fallire per statuto e genetica finanziaria. Esse non solo ricevono moneta-debito dalla BCE a tassi vicini allo 0%, riprestandola a debito ed a tassi altissimi agli stati, attraverso l'operazione di cartolarizzazione (acquisto dei celeberrimi titoli di stato), ma grazie alla cosiddetta "riserva frazionaria" prestano fino a 50 volte, a tenore decrescente, i soldi che in realtà dovrebbero essere accantonati nei caveau delle stesse banche, a garanzia dei depositi accreditati dai correntisti.

     Come sparare sulla Croce Rossa                       

    Come se non bastasse, le banche – specie quelle tedesche – negli ultimi anni hanno continuato ad acquistare a piene mani titoli con spread altissimi presso i mercati dei paesi PIIGS, tra i quali la Grecia. Inoltre i rischi dei titoli tossici (derivati, ecc..) sono stati gettati sempre sui Paesi Piigs (tra i quali l'Italia)  attraverso una massiccia rivendita degli stessi titoli del debito sovrano di tali Paesi (specie titoli greci e BTP ialiani) sul mercato secondario, quello cioè aperto alla speculazione privata (anche non bancaria). Ciò al fine di aumentarne sia i rendimenti sul mercato primario che lo stesso spread. Un aumento spropositato delle vendite dei titoli suddetti sul secondario è stato in parte letto dai mercati come una mancanza di fiducia degli operatori finanziari verso Paesi sovrani (si fa per dire) come Italia e Grecia. Insomma un gioco dove a perdere sono sempre e solo i contribuenti di tali paesi e mai gli speculatori. Un pò come sparare contro la famosa "Croce Rossa", in tempo di guerra.

     Politici camerieri dei banchieri                          

    Dunque un altro pezzo di debito nazionale (oltre a quello generato dal signoraggio bancario e alimentato dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona: che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, cioé presso le banche private) dipende proprio dagli esorbitanti interessi passivi pagati sui titoli del debito pubblico – sottoscritti a banche e speculatori – proprio grazie a questo meschino e perverso meccanismo implosivo dello spread, tollerato in maniera scellerata e complice dai partiti di casa nostra e dall'Unione europea (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo) soprattutto con l'archiviazione del poco noto "Pacchetto Barnier" Antirating, nel 2012. Sicuramente quello del "conflitto d'interessi" all'interno delle agenzie di rating è, di conseguenza, uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio. Ma anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere: un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice "la politica" – di ogni Carta Costituzionale. La solita vergognosa storia, che i nostri cari politici fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi ed intere economie continentali vanno giù, sprofondando nella recessione, e tirandosi dietro migliaia di vittime in carne ed ossa.

     Una guerra nuova e silenziosa, basata sul ricatto 

                                  Finita la stagione dello stragismo,

    utilizzare il ratig, evidentemente, si è rivelato un'arma altrettanto efficace e convincente:

           uno straordinario specchietto per le allodole per confondere le acque

                  e mascherare veri e propri colpi di stato e "sacchi finanziari"

        celandosi ipocritamente dietro la candida espressione "fiducia dei mercati".

    Allora la verità che emerge è una e inconfutabile: qualcuno ci ha dichiarato guerra e ci vuole morti e, di conseguenza, lo spread con l'economia e il diritto non ha nulla a che vedere. Ad esistere e colpire, sono invece gli effetti collaterali dell'aumento dello spread (ricordiamo: presunto premio per il "Rischio Paese" o "Differenziale d'interesse rispetto ai bund tedeschi"): 1) incremento per miliardi degli Interessi sul debito da pagare; 2) esplosione della tassazione; 3) incremento arbitrario e condizionato dei ricavi dei grandi speculatori bancari; 4) destabilizzazione del sistema economico nazionale; 5) creazione di uno stato di schiavitù sostanziale; 6) spostamento della ricchezza reale  del paese e incremento esponenziale del processo di rarefazione monetaria, già pesantemente condizionato dall'emissione della moneta a debito delle banche centrali;  7) creazione di una dittatura tramite il debito fittizio e illegale (in quando antitetico alla Costituzione e ai principi di equità, giustizia e sovranità nazionale).

     Target 2 – L'altro braccio armato della finanza    

                                   La truffa dello spread si regge, specularmente,

                    anche su un altro sistema bancario e finanziario, chiamato TARGET2,

               uno strumento da guerra concepito nell'humus dell'europeismo mondialista,

            al tempo di Romano Prodi, per ingenerare dei vantaggi oggettivi e spropositati

        in favore della Germania e della bilancia dei pagamenti degli operatori finanziari tedeschi.

    TARGET 2 è il sistema automatico di regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche centrali e commerciali degli stati membri dell’Eurozona ed è stato introdotto il 19 novembre 2007 in sostituzione della precedente piattaforma TARGET (Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System) e delle varie stanze di compensazione private (clearing house) che ancora collegavano alcune delle principali banche fra di loro.

     Come funziona il sistema Target 2                       

    Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: tutte le principali banche commerciali che operano all’interno di una data nazione sono obbligate a mantenere un particolare conto corrente presso la rispettiva banca centrale nazionale, attraverso cui vengono regolamentati i pagamenti interni fra le banche di uno stesso stato. A loro volta le Banche Centrali dei paesi dell’Eurozona sono collegate fra di loro per compensare i pagamenti che avvengono fra le banche che operano in due differenti nazioni. A fine anno, in sede di regolamentazione e compensazione interbancaria del volume totale dei pagamanenti, senza tener presente le differenze economiche strutturali esistenti tra i diversi paesi Ue e pretendendo illegittimamente di omologarli tutti in un unico paniere, ovviamente i paesi a maggior vocazione industriale (es.: dediti all'industria pesante ed automobilistica),come la Germania, si troveranno in una naturale ed ovvia posizione di vantaggio rispetto agli operatori a trazione agricola o turistica, come , ad esempio, Grecia o Portogallo.

                    Il Target 2 in pratica, senza entrare in troppi tecnicismi,

                        costringe le economie di tutti i paesi dell'Eurozona,

             ad una strana compensazione univoca dei saldi economico-finanziari:

      tutto il surplus commerciale accumulato dai paesi più forti, rispetto ai più deboli,

                               si trasforma in maggiori punti target.

        Target 2, quindi, oltre a facilitare la compensazione reciproca dei pagamenti,

              crea dal nulla dei veri e propri potenziali crediti in forma elettronica

     da poter utilizzare speculando sul mercato dei titoli dei paesi con spread più alto.

     Una bilancia che non sarà mai in pareggio          

    Tali acquisti di titoli da parte delle banche tedesche riequilibrano i saldi TARGET dei paesi dell’Eurozona. Nel sistema economico della zona euro si creano due flussi opposti e complementari di capitali, X e Y. Nel flusso X transitano i beni industriali dalla Germania alla periferia (es.: camion e auto); nel flusso Y viaggiano i titoli finanziari (BTO, Bonos, ecc..) dai “malcapitati” paesi Piigs alla Germania. Un circuito commerciale-finanziario pazzesco, vizioso e viziato da pesantissimi squilibri in favore della sola Germania che “rifinanzia” in automatico la sua stessa macchina da guerra industriale e finanziaria, finendo anno dopo anno per indebitare sempre di più i cosiddetti paesi Piigs, costretti ad accettare gli aiuti “da usura” della Troika o a cedere agli inganni degli Eurobond, Project Bond e Fondo Salva Stati Permanente (MES).

                          Risultato? Più tasse per tutti! E specie per gli italiani!!

    Dal 2008 le stesse banche tedesche stanno vendendo in massa i titoli dei Piigs, ottenendo lauti profitti. Al contrario i cosiddetti Piigs stanno continuando ad acquistare beni e prodotti industriali tedeschi (es.: automobili tedesche) e in assenza di finanziamenti esterni, sono costretti ad indebitarsi a livelli vertiginosi (ecco perchè, tra l'altro, le pseudo crisi bancarie sono indotte e fittizie, frutto di meccanismi speculativi). Tale situazione risulta chiaramente anche dall’analisi della distribuzione dei crediti e dei debiti “Target”, misurata in miliardi di euro, fra i paesi dell’Eurozona.

               Ad oggi la Germania presenta un saldo positivo in miliardi di euro (surplus)

                        pressappoco equivalente ai debiti accumulati dai paesi Piigs.

                              Ne risulta un quadro chiaro quanto drammatico:

                           i debiti di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna

                              sono il risvolto negativo dei crediti dei tedeschi.

    Finché i nostri politici continueranno ad ignorare questi crimini, questi nuovi atti di terrorismo, la Nazione sarà sempre più il Paese di nessuno, la terra del debito perenne e della falsa civiltà. Perché Mattarella, Salvini, Di Maio e soci non si decidono a raccontare tutta la verità agli elettori? Ognuno si dia una risposta plausibile e tragga le relative conclusioni.

                  A prescindere dalla nuova compagine di governo che si formerà,

                                      se non saranno estirpati tali crimini,

                  resteremo sempre e solo una misera colonia della Grande Usura,

                     sotto il giogo delle banche centrali e delle agenzie di rating,

                            risucchiati nel torbido vortice della speculazione.

     

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    dilaniato dalla guerra e dalla fame

     

     

    di Sergio Basile

    SANZIONI UE CONTRO LA SIRIA PER IL 7° ANNO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Sanzioni Siria – La vergogna mondialista          

    Bruxelles – di Sergio Basile – L'Ue nelle scorse ore ha rinnovato, per il settimo anno consecutivo, le sue sanzioni contro la Siria e il Consiglio Ue ha aggiornato nel suo elenco "nero"  le informazioni sensibili relative a "soggetti particolari", reputati "a rischio democrazia", e ad entità giuridiche da tempo sotto osservazione. La lista ora comprende 259 persone e 67 entità  poste sotto divieto di espatrio e blocco dei beni. I nuovi soggetti aggiunti alla lista sarebbero stati individuati, secondo Bruxelles, per il loro ruolo nell'uso di "armi chimiche", come è avvenuto per le 4 persone inserite all'elenco delle sanzioni in data 19 marzo 2018.

                               Nella giornata di ieri, 28 maggio 2018,

    il Consiglio ha prorogato le misure restrittive dell'UE nei confronti del regime siriano

                                       fino al 1 ° giugno 2019.

    "Data la repressione in atto sulla popolazione civile – si legge nel comunicato ufficiale dell'Unione – l'UE ha deciso di mantenere le sue misure restrittive nei confronti del regime siriano e dei suoi sostenitori, in linea con la strategia dell'UE sulla Siria". Più in generale, le sanzioni attualmente in vigore contro la Siria includono un embargo petrolifero, restrizioni su alcuni investimenti, il congelamento dei beni della banca centrale siriana detenuti nell'UE, restrizioni all'esportazione di attrezzature e tecnologia che – secondo il consiglio Ue – "potrebbero essere utilizzate per la repressione interna e su apparecchiature e tecnologia per il monitoraggio o l'intercettazione di comunicazioni Internet o telefoniche". Ma questi beni e strumenti di prima necessità non sono utilizzati, così come avviene in Occidente e nel resto del mondo, anche dalla gente comune? Da anziani, donne e bambini? A Bruxelles queste banali domande non se le pongono da lunghi anni.. secoli! Come mai?

     Il massimo dell'ipocrisia                                    

    Malgrado l'ennesimo pesantissimo crimine mondialista palesato contro la dignità del popolo siriano (vera vittima delle sanzioni) il massimo dell'ipocrisia "giuridica" emerge dalla seconda parte del comunicato del Consiglio europeo:

                    "L'UE rimane impegnata a trovare una soluzione politica

                               duratura e credibile al conflitto in Siria,

    come definito nella risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

                                e nel comunicato di Ginevra del 2012.

            Come indicato nella strategia UE sulla Siria adottata nell'aprile 2017, 

               e riaffermato nella conclusione del Consiglio del 16 aprile 2018.

    L'Unione europea ritiene che non vi può essere alcuna soluzione militare al conflitto

             e sostiene con forza il lavoro dell'inviato speciale delle Nazioni Unite".

     La testimonianza delle suore trappiste siriane      

    Come hanno ricordato in più sedi le suore trappiste di siriane, vere apostole di pace e giustizia nella martoriata Siria, l'Ue nella sua "strategica azione in difesa del popolo siriano" sembra non capire che

                           «La speranza non si uccide solo con il fucile,

                                     ma anche con le sanzioni».

    Le misure rinnovate, privano l'intero popolo, per l'ennesima volta, della propria dignità e del necessario per vivere, costringendolo in condizioni sovraumane di miseria e sofferenza. Insomma una guerra mascherata e altrettato sanguinosa – che si accompagna impietosamente alla vera guerra di aggressione militare – che va avanti da sette infiniti anni. Ecco di seguito, molto interessante e degna di nota, la risposta delle suore all'ennesima criminosa ingerenza europiesta:

        "Si sa benissimo che queste misure non colpiscono affatto chi è al potere.

                   Le sanzioni colpiscono la gente, ed in modo durissimo…

    Niente materie prime per lavorare, niente medicinali, anche per le malattie gravi

        Tutto carissimo, i prezzi degli alimenti sono arrivati a dieci volte tanto…

         Senza lavoro, in un paese in guerra, dilaga la violenza, la delinquenza,

               il contrabbando, la corruzione, la speculazione, l’insicurezza.

              Questi, sono i frutti delle sanzioni.. La gente non ne può più".

     Tutto ciò è davvero senza senso…                         

    Continuano le suore: “E' proprio questo che si vuole con le sanzioni: esasperare la gente perché faccia pressione sul governo. Benissimo? E chi lo vuole? .. Otto anni di sofferenza della gente, anni di vita tirata con i denti… Provate a immaginare quanti sono otto anni per un bambino in crescita? Quanto importanti? E’ possibile pensare di usare anni di sofferenza della gente per ottenere un risultato politico, strategico? mascherandolo poi come il bene vero della gente stessa? No, non è proprio possibile. E se non sappiamo trovare altri strumenti, allora siamo veramente  indegni di chiamarci "paesi civili".. (cioè, paesi che dovrebbero avere a cuore le sorti del popolo!!!!)  E poi si continuano a mandare soldi, aiuti.. E di questo, va detto con sincerità, qui tutti sono davvero grati, perché l’Occidente sa essere davvero molto generoso. Voi stessi che leggete, sì, tante volte avete aperto il cuore". 

    "Ma non è assurdo? Non sarebbe meglio creare lavoro, creare opportunità ?

             Fermare le speculazioni che aumentano a dismisura i costi?

                      Far ripartire la vita, ed investire in progetti? "

                                   (suore trappiste siriane)

     L'amara verità                                                       

    Alla luce dell'ennesimo comunicato europeo sulla "necessità e bonta" delle sanzioni contro il "regime (popolo) siriano" e sulla scorta dello sfogo delle suore trappiste, impegnate in prima linea in difesa dei più deboli, per missione e vocazione, possiamo concludere amaramente che

             il reale obiettivo del mondialismo europeista incarnato dal Consiglio,

                          e dalle menti oscure che ne orientano la mano

                è quello di disintegrare il popolo siriano e non quello di aiutarlo.

             Popolo in gran parte reo – fino a prova contraria – di essere cristiano

    o, comunque, non fanatico o allineato a quel movimento globale, pseudo-religioso,

      che vorrebbe asservire l'intera umanità ad un impero unico su scala planetaria,

                    a trazione giudaico-massonica e a avocazione anti-cristiana.

    Ormai quasi tutti i paesi arabi e mediorientali sono stati asserviti alla causa mondialista,

           inutile nascondersi dietro inutili e ridicoli comunicati "politiamente corretti".

                       La realtà dei fatti è ciò che conta, e i fatti "parlano chiaro".

                  Le chiacchiere e i "buoni" propositi di facciata dell'Ue stanno a zero!

     Chi ha il coraggio di definirsi ancora europeista?    

    Ovviamente in Italia, nei salotti tv dei canali mainstream, come nei Tg di regime, tutto tace da anni. Nessuno osa uscire dai solchi filo-atlantisti e l'inversione della realtà, anche sulla questione siriana, è totale: passano gli anni dall'inizio dell'aggressione militare – sono 8 – si rinnovano le sanzioni – sono 7 – ma tutto procede secondo copione. Se non bastasse la politica monetaria avallata dall'Ue contro 530 milioni di europei; se non bastassero le leggi contro la famiglia naturale e le politiche al lavoro; se non bastasse l'aver rinunciato forzatamente alle nostre sovranità (politiche, alimentari, monetarie, finanziarie, agricole, biologiche, mediche, ecc..) questa esposta, potrebbe essere la prova regina per convincere anche gli europeisti più illusi del totale fallimento del progetto Ue: un piano mondialista nato contro l'uomo, la sua anima e la sua dignità. Chi ha il coraggio di definirsi ancora europeista?

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • La guerra dimenticata del Donbass a 4 anni dal suo inizio

    La guerra dimenticata del Donbass a 4 anni dal suo inizio

    Venerdì, 25 maggio/ 2018

    – di Vittorio Gigliotti, Cantiere Laboratorio –

     Redazione Quieuropa, Vittorio Gigliotti, Donbass, Guerra in Ucraina, mondialismo, Europa 

    La guerra dimenticata del Donbass a 4 anni

    dal suo inizio  

    Un altro eroe caduto: Oleg Mamiev. "Speranza" manifesta

    a Roma per non dimenticare

     

    di Vittorio Gigliotti / Cantiere Laboratorio

    Donbass

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La "guerra fantasma" nel cuore dell'Europa     

    Roma – di Vittorio Gigliotti, Presidente Cantiere Laboratorio – Il leggendario comandante della Brigata “Pyatnashka”, Oleg Mamiev (foto in copertina a sinistra, in basso), è morto in trincea a Donetsk, ucciso da una granata lanciata dall’esercito ucraino la notte tra il 17 e il 18 maggio 2018. Il gigante bruno era amato e stimato dai suoi uomini e chi lo ha conosciuto da vicino ha potuto constatarne la scrupolosità, il carattere bonario e amichevole ed il suo smisurato coraggio. Oleg era una di quelle persone rare, che sapeva mantenere la calma anche nelle situazioni più complesse e difficili. Prima della guerra in Dombass, viveva in Ossezia, nella primavera del 2014 ha mollato tutto ed è andato a combattere in Donbass, sempre in prima linea. Dopo “Motorola” e “Givi”, Donetsk piange un altro eroe.

                   “Sono venuto in Donbass – ebbe a dire Mamiev – 

             non per dedicarmi alla politica, ma per proteggere i civili

                   dall’arbitrarietà delle autorità criminali ucraine.

                                   Il popolo del Donbass

       ha fatto una scelta a favore della Repubblica Popolare di Donetsk,

       ha scelto il Capo dello Stato Alexander Zakharchenco e combatte

    per la sua indipendenza e libertà ed io difenderò la volontà della gente”.

    A quattro anni dall’inizio della guerra nella regione dell’Ucraina Orientale, esattamente il 26 maggio 2014 alle ore 13.00, gli aerei ucraini sganciavano le prime bombe sull’aeroporto e la stazione ferroviaria della città di Donetsk. Da allora le azioni belliche continuano e negli ultimi giorni si sono intensificate. Solo nella città di Gorlovka, nei giorni scorsi, sono stati lanciati circa seicento missili in un attacco fortunatamente respinto. Una guerra dove si combatte e quotidianamente si muore, nel cuore dell’Europa, solo geograficamente perché sembra tanto lontana e dimenticata dal mondo cosiddetto “civile”. Migliaia di morti ed oltre 1 milione di profughi sembra non facciano notizia nella “civile” e ovviamente “democratica” Europa dei burocrati e dei mercanti. Per non dimenticare e ricordare questa tragedia, il 26 maggio 2018 l’Associazione culturale italo-russa “Speranza” organizza una manifestazione a Roma alle ore 15.00 a Castel Sant’Angelo.

    Vittorio Gigliotti, Presidente Associazione Cantiere Laboratorio

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    Lunedì, 21 Novembre/ 2016    Cantiere Laboratorio  Redazione Quieuropa, Vittorio Gigliotti, Irina Vikhoreva, Cantiere Laboratorio, Osservatorio Comunità Cristiane in Medioriente, Donbass, Guerra in Ucraina  Donbass: una guerra silenziosa nel cuore dell'Europa, nell'esperienza di Irina Vikhoreva Solidarietà al popolo del Donbass in un incontro organizzato da Cantiere Laboratorio a Lamezia Terme   di Cantiere Laboratorio       […]

  • Caccia all’uomo bianco – Alle origini del vero razzismo odierno contro europei e italiani

    Caccia all’uomo bianco – Alle origini del vero razzismo odierno contro europei e italiani

    Martedì, 20 marzo / 2018 

    di Francesca C. Europa 

     Redazione Quieuropa, Francesca C., Vero razzismo, europei e italiani, sterminare la razza bianca 

    Caccia all'uomo bianco – Alle origini del vero

    razzismo odierno contro europei e italiani

    Il piano giudeo-massonico per distruggere l'identità dei popoli

    europei e dell'Italia: una precisa strategia di dominio

     

    di Francesca C. Europa

    CACCIA ALL’UOMO BIANCO
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     La caccia all'uomo bianco                                        

    Roma, Bruxelles – di Francesca C. Europa  Noel Ignatiev (copertina: primo in foto grande da sinistra), sionista satanico,  sosteneva che per risolvere ogni problema fosse necessario sterminare la razza bianca. Questo signore esprimeva quella che era diventata l’esigenza di una setta ispirata niente di meno che a Lucifero. Se fosse stato un piccolo gruppo di pazzi a delirare in modo simile, sarebbero stati facilmente calmati dietro le sbarre di qualche manicomio criminale. Purtroppo però, questa idea sconcertante era quella di un membro della massoneria rotschildiana, quella, che, per capirci, possiede il potere finanziario, politico e direi anche sociale, dato che con il possesso dei mass media può facilmente orientare le masse, anche fosse verso il baratro morale.  La volontà di Ignatiev ebbe un’eco che risuonò fino ai vertici della piramide politica. Sembrava un progetto allucinato, distante, irrealizzabile ma quando si fa un patto con il diavolo, anche l’aberrazione più inconcepibile assume i chiari contorni di una prossima realtà. 

     Il passaggio: nazionalismo e nazional-socialismo 

    Individuato il nemico si cercò dove sai annidasse, soprattutto in Europa, o meglio, in quelle che erano nazioni sovranee europee. I geni del male (ferma restando la natura massonica e sovversiva del socialismo – sia internazionale che nazional-socialismo – e il contributo della squadra e del compasso alla stessa ascesa del fascismo 1) sapevano che finchè questi paesi avessero avuto dei governi votati all’amor di patria, il loro piano non sarebbe decollato. Con la guerra avevano dissolto i capi patrioti, i vedenti, quelli che perseguitavano il satanismo massonico, quelli che avevano capito chi comanda il mondo e si erano cristallizzati nei valori che piacevano poco ai Rotschild: Dio, patria, famiglia. Prima di tutto si procedette alla damnatio memorie che, non potendo cancellare scomodi filantropi, li sfregiò come mostri. Ora le elite finanziarie sospiravano di sollievo, chi avrebbe potuto impedire lo scempio dei popoli europei era sotto terra. Era necessario smembrare la pluralità in un’unità di dominio che imponesse le sue leggi nel nome della fratellanza dei popoli. Fondere le molteplicità culturali non sarebbe stato facile, sarebbe stato possibile solo nel nome di un bene superiore al quale tutti, avrebbero dovuto supinamente, cedere il passo. Si rispolverarono gli slogan massonici, libertà, uguaglianza, fratellanza, (2) del  primo capolavoro sionista, la Rivoluzione Francese.

    (1) vedi qui Le radici occulte del Socialismo e qui 2 Giugno nella Terra di Nessuno: una grande festa Massonica (2) vedi qui Libertà, Uguaglianza e Fratellanza: significato occulto secondo lo spirito massonico

     Popoli burattini, non protagonisti                              

    Questa rivoluzione pseudo popolare era stata da sempre elogiata come il trionfo dei popoli.

                       Era necessario dare una parvenza di protagonismo alle genti,

                                che dovevano credersi artigiani della costruzione

                                                  della fratellanza europea.

                          Monnet fu il padre spirituale della grande beffa ai popoli

                                                chiamata Unione europea.

    Di fatto era un’imposizione ma ai più parve una libera scelta, frutto del progressismo che era chiamato ad unire invece che dividere (secondo il motto massonico solve et coagula – Ndr). Una moneta, un parlamento europeo, leggi comuni, ed i mass media per elogiare la creazione del secolo, facendo entrare in tutte le case la bontà di quello che era, in realtà, una cospirazione malata. La bestia finalmente prendeva forma, caratterizzata da un vessillo esplicitamente narcisista, infatti i signori del potere, amano, come alcuni assassini, lasciare le tracce del loro delitto. Questi amano disseminare i loro prodotti del loro marchio simbolico. Il tempio massonico è infatti caratterizzato da una volta celeste, da dodici stelle, come le dodici famiglie sioniste che comandano il mondo. Avete mai guardato la bandiera europea? (le dodici stelle rappresentano le 12 tribù d'Israele – Ndr)

     Fatta l'Europa.. facciamo gli europei                         

    Fatta l’Europa, si devono fare gli europei. Dovete sapere che all’aristocrazia finanziaria piacciono le persone acefale. Son gusti, non me ne chiedete la ragione. Posso solo ipotizzare che servano meglio i loro padroni. Quindi i nuovi scultori del genere umano avevano il compito di manipolare eugeneticamente i loro schiavi (3). Si rivolsero al più satanico ordigno, la televisione (4), perché avrebbe potuto diffondere collettivamente i nuovi dogmi. L’obiettivo era che le folle considerassero superati i valori precedenti per accettarne di nuovi, quelli che sin dall’inizio la mano talmudica aveva disegnato per i suoi sottoposti.

                            Era in pratica un capovolgimento di tutti i presupposti

                                     che avevano reso grandi i popoli europei.

    L’enorme passione dei legati di Lucifero è il capovolgimento che egli stesso gli insegnò disobbedendo al Padre. Dio doveva essere calpestato affinchè l’uomo divenisse dio di se stesso, soprattutto erano molestati dai cristiani, troppo bigotti per accettare l’illuminazione che Dio fosse ormai da relegare in soffitta. La patria doveva essere ritenuta un’angusta cella soffocante, rispetto ai vantaggi di uno spazioso cosmopolitismo. Chi avesse creduto che ogni paese avesse, in primis, il dovere di difendere i suoi cittadini, sarebbe stato considerato razzista allo stesso modo di quello che anni prima avesse privilegiato lo straniero. Restava la famiglia, un nucleo troppo forte e solido da abbattere, una microsocietà basata sull’amore, lo stesso che si sarebbe usato come pretesto per abbatterla. Tutto ciò che è amore, naturale o perverso, si sarebbe chiamato famiglia (5).

    (3) vedi qui La cospirazione eugenetica – 1 – L’ideologia della cultura della morte (4) vedi qui Modello The Ring, Sovversione Satanica e TV – Il Piano Massonico del 53 (5) vedi qui Ex-massone: le leggi contro la famiglia sono promosse dalle logge massoniche Riflessioni fuori dal coro sui cosiddetti “diritti civili” – Prima Parte Riflessioni fuori dal coro sui cosiddetti “diritti civili” – Seconda Parte / Oltre il matrimonio sodomitico – Porte aperte alle adozioni gay / Indissolubilità del Matrimonio e Famiglia: esiste un antico Piano Massonico Sovversivo

     Elogio alla disobbedienza                                              

    Da anni queste elite del male avevano iniziato battaglie contro l’unione più sacra, i due cavalli di troia (dietro la diabolica regia della Scuola di Francoforte – Ndr) erano stati il ’68 ed il femminismo (6). Il primo movimento era stato l’elogio della disobbedienza, della ribellione, di una libertà che si auto fagocita nella droga e nell’eccesso. Il secondo si era rivolto esclusivamente alla donna e manifestava contro la sottomissione all’uomo ed al patriarcato. Queste pioniere, che sbraitavano contro gli uomini  ed il patriarcato, probabilmente

                   erano contro tutti i rappresentanti del sesso forte e contro tutti i patriarchi,

                                             fuorchè quelli di Cia, Rockefeller, Kissinger,

                              che le avevano finanziate per fare la "marcia della liberazione". 

    Mi chiedo, liberazione da cosa? Dalla femminilità, dal decoro, dalla dignità, e tante se ne potrebbero aggiungere. Dunque queste attiviste reputavano che una donna sposata, madre di famiglia, seria, fosse sottomessa, mentre una che si mostrasse volgare, poco vestita, si concedesse a tutti, facesse la maschia, fosse una donna emancipata. In parole povere, una donna che si fa rispettare è sbagliata, quella che non si rispetta è evoluta.  Ancora mi chiedo quanto abbia giovato quest’isteria femminile collettiva.  Di certo non ha beneficiato la famiglia,

                                                   gli uomini vengono scoraggiati

                                   ed allontanati dall’aggressività delle amazzoni,

                           al matrimonio si è sostituita la ben più labile convivenza,

            quella che le ‘sottomesse’ di una volta avrebbero dignitosamente rifiutato,

    non ci hanno guadagnato i figli, che, sempre che nascano, vengono abbandonati alla tv perché la mamma deve far carriera,  le guerriere invece hanno ottenuto oltre al lavoro domestico, quello d’ufficio. Qualcosa in più hanno avuto. Quelli che veramente ci hanno guadagnato sono alcuni uomini, che non devono più spendere tempo, parole e soldi per divertirsi. 

    (6) vedi qui La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte , qui La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte e qui Pedagogia della vergogna – L’età del regresso: dalla Scuola di Francoforte alla psicoanalisi

     L'eliminazione del maschio                                          

    Tornando al presente, l’ultimo gradino per la soppressione delle pulci bianche prevede l’eliminazione del maschio. Dato che gli uomini sono in genere molto svegli per fare autogol, a differenza delle femministe, i dominatori del mondo

                            hanno elaborato una diabolica strategia esterna per abbatterli.

                                                      Essa consiste in tre mostruosità:

                                         gender, omosessualizzazione, immigrazionismo.

    Non mi soffermo sui primi due, che sono già stati ampiamente affrontati. Il primo, portato avanti da femministe e Scuola di Francoforte, sempre sotto la cappa comunista massonica, pretende di poter scegliere il sesso infischiandosene della sola certezza che è fornita dalla natura. L’omosessualizzazione, che giova anche all’affossamento della famiglia,  è promossa attualmente attraverso tre metodi:

                                                                           1

                        divulgando come normale, attraverso film, canzoni, programmi, 

                                  un disturbo che è stato tolto dalle patologie nel ’73

                                                     su pressioni rotschildiane,

                                                                            2

                                       accettando l’unione fra due dello stesso sesso,

                 permettendo l’adozione a chi non può fornire un sano modello ai bambini

                                                                            3

                                                convertendo i dissidenti in omofobi

    (altro frutto marcio della neolingua da associare a maschilismo, sessismo, sindaca, ministra ed altri orrori).

     La truffa del femminicidio                                            

    Il secondo livello della terminazione del maschio, o si ottiene con la truffa del femminicidio (7), ovvero l’enfatizzazione mediatica di episodi isolati, che in realtà andrebbero chiamati familicidi, conditi dalle scuse di Grasso, che, invece che da parte degli uomini, dovrebbe scusarsi in nome dei traditori come lui.

                                         Con la trovata del cosiddetto femminicidio

                        si colpevolizza la virilità come aggressiva, violenta, dominatrice.

    Ai semplici viene fuori una deduzione simile: l’uomo bianco è cattivo in quanto uomo quindi va devirilizzato. Così andiamo verso la società sorosiana eunucoidale. L’autorità dell’uomo, del padre, è ciò che regge la famiglia, criminalizzando questa figura l’edificio familiare crolla.

    (7) Femminicidio: un reato inventato dal nulla, dai sostenitori del diabolos

     La nuova religione immigrazionista                            

    La ciliegina sulla torta dei massoni è la religione immigrazionista.

             Finanziare l’importazione di uomini africani, con credo, usi , costumi diversi,

                                            che non scappano da alcuna guerra,

          mantenerli a spese nostre, permettergli tutto, anche atti disturbanti o criminali,

                                     non è un atto di solidarietà ma di stupidità.

    Qualcuno mi dirà che sono razzista, che paura! Da persona che ha viaggiato, vissuto all’estero ed ha amici in tutto il mondo, sono l’ultima da apostrofare così. Posso comunque rispondere con le parole di

                                              un amico africano che mi ha chiesto

                  il perché l’Europa accolga giovani africani che non hanno problemi,

                                                    togliendo il futuro all’Africa,

                               mi ha domandato perché accolga criminali nigeriani,

                             invece di aiutare in Africa gli africani che stanno male.

    Unire nello stesso paese due culture diverse, una purtroppo, indebolita dal post ’68, un’altra forte delle sue convinzioni, non significa solo creare odio, rabbia, caos, ma vuol dire anche la distruzione della cultura della civiltà più debole, quella che non viene tutelata da nessuno dei suoi politici né religios(8)Si sa che con pretesti umanitari anche gli oppositori di certe pratiche buoniste retrocederanno, soprattutto se esse verranno dipinte come filantropiche, non solo da esponenti di organismi internazionali talmudici, ma anche da parte di politici e di parte dell'élite vaticana corrotta: tutti affiliati agli stessi padroni. E’ sempre la famosa storia dell’una fava per prendere più piccioni.

    (8) Islam e Scontro tra civiltà – Mazzini, Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

     La strategia "dell'immigrazia"                                    

                         Attraverso "l’immigrazia" si impoveriscono gli europei,

                    si diffonde la religione islamica che soffoca il Cristianesimo,

                   ricordo, principale nemico dell’organizzazione delle tenebre,

                                      si dà il colpo di grazia all’uomo bianco.

    Se non vi è chiaro il come ve lo spiego: l’uomo islamico, non è stato influenzato da dottrine comuniste, l’uomo è uomo e la donna è donna, quindi questo tipo di uomo non ha alcun rispetto per l’europeo bonaccione, che pur di non farsi chiamare razzista gli darebbe pure la moglie, anzi lo disprezza. I pilastri del musulmano sono  Dio, la famiglia, tutto ciò che rese invincibile l’antico uomo europeo. I giovani africani sono autoritari e sanno di poter pretendere tutto. Hanno visto che gli italiani muoiono al freddo mentre loro sono in hotel, i ladri vengono risarciti, l’assassinio di Pamela, crimine atroce come pochi, è stato oscurato dall’antirazzismo. Gli italiani vengono impoveriti da disoccupazione e bassi salari (sotto il fuoco incrociato della moneta-debito e del signoraggio bancario figlio della grande usura: la più grande mafia – legalizzata – al mondo – Ndr) mentre i migranti, ai profughi non crede più nessuno, ingrassati e stipendiati.

     Il vero razzismo                                                               

    Qual è il vero razzismo? Quale emigrato europeo non ha morso pane duro e non ha dormito in una bettola prima di sistemarsi? Come si può paragonare il calvario dei migranti europei con la manna degli africani?  Inoltre gli emigrati vedono donne europee troppo libere, che considerano alla stregua di prostitute, mentre le loro (in linea di massima – Ndr) non hanno dimenticato il pudore (almeno quelle non dedite alla prostituzione – Ndr). Pretendere che non avvengano altri stupri avrebbe del miracoloso. Mi auguro che abbiate visto su riviste abominevoli sorosiane, come Focus e National Geographic, che non fanno altro che suggerire un mondo senza uomini bianchi e mostrare immagini di donne avvinghiate a uomini di colore, mentre gli pseudo politici e l’ultimo burattino del partito democratico inneggia al meticciato. Vi sono cooperative in tutt’Europa in cui si insegna ai neri a conquistare le bianche. Bello figo cantava le aspettative di questi giovani uomini africani spregiudicati: mantenimento, cibo, donne bianche.

                              Anch’essi sono strumenti dei signori della piramide,

                ma sono i privilegiati, quelli che sostituiranno i malcapitati italiani.

              Quale considerazione possono avere i musulmani arrivati di un’Italia

                  nella quale lo straniero fa il padrone e gli uomini non reagiscono

                                             per non essere chiamati fascisti?

    I pochi, che vedranno saranno tacciati, dall’Establishment venduto,  di razzisti, fascisti, omofobi, ed ogni altra cosa che verrà loro in mente. Ricapitolando, quale resistenza attiva potrà fornire all’invasione nera, forte, prepotente una mandria di europei effeminati, passivi, "antirazzisti" ?

     Francesca C. Europa (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Venerdì, 17 Giugno/ 2016 – Guliyeva Konul / Redazione Qui Europa  –  Redazione Quieuropa, Femminicidio, Scuola di Francoforte, Laura Pausini, maschicidio,Emmanuel Goldstein, Ministero dell’Interno, diabolos, colui che divide  Femminicidio: un reato inventato dal nulla, dai sostenitori del diabolos Le vittime di omicidio sono sempre più frequentemente di sesso maschile.  Le donne commettono omicidio soprattutto verso i maschi.  Eppure nessuno osa parlare di “maschicidio”. Perché?   di Guliyeva Konul  Eppure… nessuno […]

    Lettera aperta di alcuni ex musulmani divenuti cattolici a Papa Francesco, circa il suo atteggiamento sull’Islam

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    Lunedì, 8 gennaio / 2018  – Redazione Qui Europa –  Redazione Quieuropa, ex musulmani, lettera a Papa Francesco, Islam, Lettera aperta, Conversione  Lettera aperta di alcuni ex musulmani ora cattolici a Papa Francesco, circa il suo atteggiamento sull'Islam   Redazione Qui Europa / a cura di exmusulmanschretiens.fr                        Premessa  […]

    Islam e Scontro tra civiltà – Mazzini, Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

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    Sabato, Febbraio 21st / 2015     – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Albert Pike, Giuseppe Mazzini, Massoneria, Lucifero, Scontro tra civiltà, Jacob Bohme, Swedenborg, Saint-Martin, Epiphanius, William Guy Carr, Sistema Bancario Internazionale, Cabala, Satana, sterco del demonio, moneta-debito, Giudeo massoneria e Nuovo Ordine Mondiale  L'attuale scontro fomentato tra civiltà e religioni pianificato in 2 lettere del 187o e '71 La confessione […]