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Giorno: 9 Luglio 2018

  • Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Lunedì, 9 luglio / 2018

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa,  Banca super-stato, usura, tasse e  interessi 

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura

    internazionale

    Necessita una riforma monetaria e fiscale per annullare

    la secolare tradizione della grande usura

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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     Il grande aspiratore sulla liquidità monetaria    

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Per comprendere l'esatta "torchiatura" fiscale in atto, occorre muovere da una precisazione preliminare: oggi non esiste più il problema della rarità monetaria che caratterizzava le legislazioni fiscali sotto il regime della moneta merce (oro). Lo strumento monetario è diventato una pericolosa arma nelle mani del capitalismo bancario.

                                Esso (lo strumento monetario) è, infatti, un

                         grande aspiratore per prosciugare arbitrariamente

                                      il mercato dalla liquidità monetaria

                   e non già uno strumento per reperire solamente i fondi

                                        necessari alle spese pubbliche.

    Poiché chi ha interesse all'inflazione è il debitore e chi ha interesse alla deflazione (diminuzione del livello generale dei prezzi, che genera un incremento del potere d'acquisto della moneta – Ndr) è il creditore, ci si spiega come, essendo il credito una materia prima indispensabile a tutti i procedimenti produttivi, con la politica deflazionistica della torchiatura fiscale si aumentano contestualmente i valori dei crediti dei banchieri e dei debiti degli operatori economici (industriali, commercianti, artigiani).

     Riforma monetaria e fiscale                                    

    Dunque questa politica fiscale serve gli interessi degli strozzini e lede gli interessi del mondo del lavoro. Ed ove si consideri che i grandi signori della moneta creano, oggi, senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono, ci si accorge del fatto che il drastico rallentamento in atto, che viene presentato alla grossa opinione pubblica come provvedimento necessario ed ineluttabile, è invece freddamente pianificato dal grande vertice della usurocrazia internazionale. Di qui l'assoluta indilazionabile necessità di riforma monetaria contestuale a quella fiscale, che coordini opportunamente questa funzione al servizio della collettivà.

      Banca come un super-stato                                   

                      Poiché a dare valore alla cartamoneta non è chi la stampa,

          ma chi l'accetta come mezzo di pagamento – cioè la collettività dei cittadini –

                  è assurdo che i cittadini, rappresentati dal Ministro del Tesoro,

            si indebitano verso la Banca d'Italia per l'immissione dei propri denari.

    Con le attuali caratteristiche giuridiche, l'emissione della carta moneta – che avendo un valore puramente convenzionale dovrebbe essere attribuita, cioè accreditata a tutti i cittadini che della convenzione monetaria partecipano – si realizza con uno spudorato rovesciamento contabile, sicché noi ci indebitiamo verso la Banca di immissione per i nostri soldi. In questo modo abbiamo il risultato di attribuire alla banca la proprietà dei nostri soldi perché la proprietà del denaro è di chi lo presta. E

                 la banca si comporta verso lo Stato come se fosse essa uno Stato,

                                             o meglio dire un super-stato,

    mentre l'emissione della moneta diventa essa una forma parassitaria di imposta.

      L'altra arma: torchiatura fiscale                           

    Ecco perché quando noi proponiamo che la funzione monetaria e fiscale siano finalizzate al servizio della collettività e non dei banchieri, affermiamo l'unico principio sostanzialmente rivoluzionario, perché effettivamente capace di colpire i vertici occulti di questo sistema. Se la Banca si limitasse solamente ad appropriarsi del nostro denaro prestandocelo, sarebbe il meno, ma quando con la torchiatura creditizia fiscale pretende di causare, come oggi fa, il dissesto economico del mercato, essa ottiene il risultato di espropriare a prezzi di fallimento i cittadini anche dei beni reali.

     La tradizione secolare della grande usura           

    Continua così la tradizione secolare della grande usura attuata da Giuseppe Prina a Milano agli inizi dell'Ottocento (lo strozzino che a furor di popolo fu gettato dalla finestra e poi linciato – vedi foto in copertina), dalla Banca inglese in Francia prima della rivoluzione francese, da Alios Rasìn a Praga nel 1923, da Ignaz Seipel a Vienna nel 1924 (questi due furono vittime di attentati), da Raymond Poincaré a Parigi nel 1925, da Stringher (vedi foto in copertina – prima grande da destra) a Roma con la quota 90 sotto il fascismo, da Guido Carli (vedi foto in copertina – seconda grande da destra) in Italia nel 1963-64 al tempo della così detta congiuntura ed oggi da Arthur Burns in America, da karl Klasen in Germania e dal governo di centro sinistra in Italia con la torchiatura fiscale prolungata da La Malfa .

     Banchieri: strozzini sacerdoti di satana                

    Come l'acqua ha valore quando si soffre la sete, così per predisporre il terreno di cultura della usurocrazia occorre pianificare freddamente una ben dosata parsimonia della liquidità monetaria. Scriviamo queste cose perché il mondo del lavoro comprenda che

                             i padroni parassiti non sono gli industriali o gli agrari

                                         ormai ridotti al limite del fallimento,

                    ma i banchieri, i grandi strozzini sacerdoti del tempio di satana.

    Quegli stessi che Cristo apostrofava: Guai a voi, dottori della Legge, perché caricate gli uomini di pesi insopportabili, mentre voi non li toccate nemmeno con un dito.

    Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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