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Giorno: 19 Giugno 2018

  • I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    Mercoledì, 20 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, radici cristiane, Unione europea, dissoluzione, d'Alema 

    I maestri della distruzione: rapporto tra

    moneta-debito e immigrazione

    Per risolvere il problema dell’immigrazione dobbiamo

    dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    RAPPORTO TRA MONETA-DEBITO E IMMIGRAZIONE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I maestri della distruzione delle nostre radici     

    Roma – di Nicola Arena Mentre tutto scorre nell’indifferenza più meschina, vediamo quotidianamente bande di uomini scorrazzare per le vie dei nostri centri storici, distruggendo quel che incontrano nel loro avanzare. Il motivo per cui questa gente sia presente nel nostro territorio fu "candidamente" rivelato fin dal 2011 da Massimo D’alema:

                                nei prossimi venti anni – dichiarava – abbiamo bisogno

                                                     di trenta milioni d’immigrati.

    Ovviamente parlava in nome della sua cerchia di amicizie, non certo in nome del popolo italiano. L'indignazione contro l'iper-immigrazione cresce di giorno in giorno; nel contempo in varie città italiane assistiamo a numerose proteste e violenze contro cittadini italiani da parte degli "ingestibili" ospiti forzati. Il fatto che questa gente sfoghi tutta la sua rabbia contro di noi è inaccettabile, ma è ancor di più inaccettabile il silenzio della magistratura e delle forze politiche di opposizione. Non è possibile che in uno stato indebitato fino al collasso economico, dove migliaia di attività economiche muoiono ogni anno, lasciando a casa centinaia di migliaia di padri di famiglia senza un reddito né un salario, possano arrivare milioni di persone. Chi ha permesso ciò sono gli esponenti di una cultura della morte, della distruzione dell’ordine sociale.

                                  Li possiamo identificare nei loro discorsi senza Dio,

                      a favore dell’eutanasia, degli aborti, dei matrimoni omossessuali,

                della teoria gender nelle scuole, della libertà sessuale senza freni morali,

                                e nelle manifestazioni organizzate come i gay pride.

    Sono usciti allo scoperto “finalmente”! E sono gli stessi che hanno portato la nostra Patria nell’euro, facendoci vivere momenti bui inaspettatamente tristi. Questo tipo di Unione Europea, basata unicamente su una banca centrale privata che emette un’unica moneta rigorosamente a debito dei popoli del Vecchio Continente, non può essere e non deve essere l’unico paradigma di vita possibile. Non è accettabile perdere duemila anni di storia fatta di enormi sacrifici e conquiste sociali pagate a caro prezzo.

          Chi opera per la distruzione delle radici culturali e religiose italiane ed europee

                                       sono persone che non amano il prossimo

                  e dalle quali bisogna iniziare a difendersi prima che sia troppo tardi.

     Quattro criminali malati di mente                          

    Riprendiamoci le chiavi di casa per troppo tempo lasciate in mano a persone indegne di rappresentarci. Un politico è eletto per fare gli interessi del popolo, per questo è pagato. Invece i politici di qualsiasi schieramento di governo della cosiddetta seconda repubblica, hanno creato una spaventosa crisi di valori, confondendo con la menzogna la mente del popolo. La Menzogna è amplificata dai mezzi d’informazione al servizio del crimine mondiale. Occorre una rivoluzione culturale unica nella storia, mai vista prima d'ora. E’ necessario che la gente non scenda in piazza per protestare confusamente ed inutilmente, ma si concentri a studiare le cause che stanno determinando l’invasione e la perdita della nostra Patria, della nostra sovranità. Eravamo la quinta potenza mondiale economica negli anni sessanta e lo siamo stati fino agli inizi degli anni duemila. Abbiamo avuto eccellenze in tutti i campi produttivi, nelle scienze, nelle arti, nella letteratura, nella politica.

                                           Possibile che un paese così glorioso

                      debba finire nelle mani di quattro criminali malati di mente?

    I mercanti di uomini al soldo delle cooperative rosse e delle ONG mondialiste hanno messo in moto la macchina organizzativa logistica, una sorta di ufficio di collocamento delle “risorse” umane a basso profilo e prezzo.

     Basso profilo                                                                 

    In una lettera indirizzata alle aziende della provincia di Treviso, la cooperativa Nova Facility promuoveva un’offerta di lavoro davvero conveniente e a poco prezzo. Un estratto della lettera citava così: “Si tratta di ragazzi umili, volenterosi e gentili con un’ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa economica”. Sono arrivate queste lettere in varie aziende della provincia di Treviso nelle quali si precisava che queste “risorse” a basso profilo e basso costo, non avanzano alcuna pretesa né a livello remunerativo né per quanto riguarda le turnazioni. Stiamo assistendo a una vera e propria disfatta dei diritti dei lavoratori, che credevamo ormai acquisiti nell’ultimo secolo.

                                        Ci si chiede dove sia la magistratura.

                      E i sindacati che fine han fatto? Quali diritti difendono?

                               E’ il mondo dell’assurdo, dove il caos avanza.

    La gente è disorientata e si rifugia mettendo la testa sotto la sabbia. La cooperativa in questione, una delle tante disseminate nella nostra amata patria, propone uno stipendio mensile di quattrocento euro alle condizioni anzidette. E il business della cosiddetta “accoglienza” cresce. Questi esseri umani sono importati per svolgere lavori faticosi, umili e senza diritti. Altri vengono lasciati scorrazzare con le tasche piene di euro e le onnipresetti cuffie per i nostri centri storici, lasciati a vagabondare vergognosamente.

             In tutti i casi esaminati si tratta di pesanti lesioni dei diritti umani

                          (dei sottopagati-schiavi, degli italiani invasi

              e dei novelli vagabondi strappati alle loro nazioni natie – Ndr).

     Come l'acqua per i pesci                                               

    E poi, in aggiunta, è giusto chiedersi: come potrebbero competere i cittadini italiani rispetto a queste nuove “risorse”? Le alternative sono due: adeguarsi o cambiare paese. Il ciclo delle emigrazioni continua. Come affermava il grande Professor Giacinto Auriti: "I vertici bancari mondiali trattano da sempre l’umanità come se fosse bestiame d’allevamento. Questi vertici sanno che il denaro per gli uomini è come l’acqua per i pesci, nei periodi di siccità si spostano dalle zone aride alle pozze d’acqua. Su questa regola i banchieri del 1800 hanno trasferito milioni di persone dall’Europa all’America del nord, creando rarità monetaria in Europa e abbondanza di moneta in America".

     L'evoluzione del negriero                                             

    Inoltre, a un livello più basso, milioni di persone sono state spostati dal continente africano a quello americano, attraverso l’oceano, su navi negriere. A quel tempo gli schiavi erano trasportati in catene, oggi invece i viaggi sono organizzati attraverso il trasporto terrestre con pullman e poi con mezzi galleggianti, pronti a essere trasbordati nelle numerose navi delle organizzazioni non governative (ONG), supportati da navi da guerra su indicazione dei governi. Allo stesso tempo milioni d’italiani ben formati professionalmente e spesso laureati vengono “accettati” dai paesi dell’Europa settentrionale, che si trovano ad avere vere risorse culturali e professionali a costo zero.

                                              La sostanza è sempre la stessa,

                          abbattere i salari proponendo "nuove offerte di lavoro"

                              da parte di paesi tenuti in povertà condizionata

                                    attraverso il perverso sistema del debito.

     Una guerra di proprietà, una guerra di religione    

    Per risolvere il problema dell’immigrazione noi dobbiamo dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta. E' giusto dare l’ospitalità cristiana, come ci insegna il Vangelo, poi però, superata questa fase, bisogna dare agli "ospiti" il diritto e la gioia di poter ritornare nella propria terra d’origine; per farlo ciascuno deve appropriarsi della sovranità monetaria. Pertanto ogni popolo deve mettersi contro gli interessi privatistici ed egoistici della rispettiva banca centrale. Solo quando la proprietà della moneta sarà tolta dalle mani dei grandi usurai e restituita ai popoli, si potrà avere un mondo di pace e i vertici bancari la smetteranno di trattare gli esseri umani come bestiame d’allevamento. Occorre tanta preghiera per respingere questi attacchi satanici contro gli esseri umani e le nazioni. Quest’articolo non si preoccupa di apparire esagerato,

                  perché questa ancor prima che una guerra economica e sociale

     è una guerra di religione, fra i banchieri adepti del dio denaro e l’umanità intera.

                                             L'umanità per sopravvivere

               deve togliere ai banchieri privati la possibilità di emettere denaro,

                     se non lo fa vedrà cadere esanimi molti, moltissimi uomini,

                                     dissanguati in un caos senza precedenti.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne accorge

    La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne accorge

    Martedì, 19 giugno / 2018 

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano 

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena,  Partitocrazia, crisi, sistema democratico, distributismo        

    La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne

    accorge

    Il sistema partitico è un modello fallito e bocciato dalla storia.

    Esso è lo specchio di una crisi sistemica di valori che invoca

    nuovi paradigmi di sovranità: la proposta distributista

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Crisi della Partitocrazia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Partitocrazia: modello bocciato dalla storia        

    Roma – di Matteo Mazzariol La parola “crisi” è ormai inflazionata: oggigiorno tutto – o quasi tutto – è in crisi. Nessuno però si accorge di una tra le crisi più gravi e macroscopiche, quella della partitocrazia. Cosa intendo? Intendo il fatto che abbiamo adottato e stiamo incredibilmente e supinamente continuando ad adottare un sistema politico folle, inefficiente, intrinsecamente perverso, senza battere ciglio. La partitocrazia è infatti folle perché folli sono tutte le teorie che negano la realtà così com’è e ad essa pretendono di sostituirsi: perché infatti la gente dovrebbe essere privata di ogni potere decisionale reale, per affidarlo a persone sconosciute, a volte ignoranti e poco preparate, selezionate – in gran parte dei casi – secondo criteri faziosi e poco trasparenti, ed oltretutto si dovrebbe chiamare tutto ciò democrazia, cioè letteralmente “potere del popolo”? Inefficiente, perché in questo modo, allontanando la responsabilità decisionale dalle persone direttamente coinvolte in prima linea nella gestione delle diverse questioni si allontana la possibilità di trovare soluzioni oggettivamente in grado di porre rimedio ai vari problemi,

                                   ci allontana dal mondo delle competenze reali

                per approdare in quello delle raccomandazioni, delle amicizie trasverse,

                                         delle speculazioni sulla pelle degli altri.

    Intrinsecamente perverso perché un sistema che nega strutturalmente la partecipazione di tutti i diretti interessanti, sulla base delle capacità ed esperienze dei singoli, e si basa invece solo sull’appartenenza all’una o l’altra fazione ideologica, inevitabilmente “verte” in una direzione ben lontana dalla risoluzione dei problemi reali della gente e quindi, appunto, si “perverte”.

     Un sistema che non incentiva i valori e l'onestà 

    Valori quali l’onestà, la laboriosità, lo spirito di sacrificio e dedizione, l’amore per il proprio lavoro, per il bene comune, vengono calpestati e conculcati dalla partitocrazia, che, invertendo l’ordine naturale delle cose – ecco qui un’altra forma di perversione! – lascia senza potere chi è davvero competente e capace ed affida tale potere ad una casta costituita in gran parte da incompetenti. Casta partitica che, a sua volta, è permeabile agli influssi ed al controllo di un’altra casta, ben più alta e potente, quella dell’oligarchia finanziaria nazionale ed internazionale. Solo un cieco infatti potrebbe obiettare che oggi il potere reale non sia saldamente in mano di chi possiede i soldi. Il meccanismo è molto semplice, quasi elementare: i partiti ed i politici hanno bisogno di finanziamenti per sovvenzionare le loro attività, quindi chi da più soldi sarà più in grado di condizionare programmi, decisioni, scelte concrete dei partiti stessi.

     Il caso Macron                                                            

    Scopriamo così, per esempio, che la campagna elettorale del fino a poco tempo fa sconosciuto Emanuel Macron è stata finanziata tra gli altri da George Soros (2.354.910 di euro), David Rothschild (976.126 euro), Goldman-Sachs (2.145.000 euro) (1).

                                 Pensate forse che Macron ed i suoi sostenitori

             possano anche solo lontanamente ipotizzare una legge che affronti

                    il problema delle speculazioni bancarie o del denaro-debito?

    Nel caso lo facessero, state sicuri, – come purtroppo è successo fin troppe volte nella storia –  metterebbero a capo dei relativi comitati di “studio” i rappresentanti di quelle stesse banche che li hanno finanziati e che andrebbero invece in teoria almeno limitate nei loro illeciti affari.

    (1) http://www.articolotre.com/2017/05/i-finanziatori-di-emmanuel-macron-guarda-chi-si-rivede/

     Un nuovo paradigma, una diversa sovranità       

    Cosa aspettiamo quindi per ribellarci, civilmente e pacificamente ma con ferma e determinata tenacia, a questo sistema corrotto e perverso chiamato partitocrazia? Vogliamo forse aspettare che la depredazione delle risorse umane e produttive del nostro paese giunga a compimento, privando sempre più i cittadini di poteri reali e trasformando noi tutti in schiavi delle banche? Il Movimento Distributista Italiano non ha dubbi! Prima che questo avvenga bisogna dare vita ad una vera propria rivolta politica, pacifica ed ordinata, all’insegna del senso comune e del bene comune, chiedendo in maniera forte e chiara – per quando utopistico o paradossale possa apparire, di primo acchito – che

                        la partitocrazia venga messa definitivamente da parte

                          e al suo posto il potere venga restituito alla gente,

                                       divisa per comparti socio-lavorativi.

    E’ l’ora quindi delle gilde o corporazioni di arti e mestieri, è l’ora di ristabilire un minimo di equità e giustizia sociale, è ora di aprire la strada al distributismo, condannando definitivamente all’oblio le nefaste ideologie – capitalismo e social-comunismo – che tanti lutti e tragedie hanno provocato alla nazione italiana, all’Europa ed al mondo (confiscando ai popoli sia l'anima che la sovranità – Ndr). E' l'ora che ciascun popolo possa godere della sovranità monetaria, cioé della proprietà della moneta che ha in tasca (Ndr)

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

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