Qui Europa

Giorno: 5 Settembre 2016

  • Leone XIII – Massoneria: Nemica Potenza del Maligno Demone

    Leone XIII – Massoneria: Nemica Potenza del Maligno Demone

    Martedì, 6 Settembre/ 2016   

    di Papa Leone XIII

    Titoli dei paragrafi aggiunti dalla Redazione

     Redazione Quieuropa, Leone XIII, Inimica Vis, Massoneria, Setta massonica, enciclica, formazioni militari, vescovi, l'errore che non contrastate  

    INIMICA VIS – Leone XIII ai Vescovi d’Italia

    ch’Egli vorrebbe virili nei confronti

    della setta massonica

    Massoneria: “Nemica Potenza del Maligno Demone”

     

    di Papa Leone XIII

    Titoli dei paragrafi aggiunti dalla Redazione

    INIMICA VIS – Leone XIII ai Vescovi 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     "Nemica Potenza del Maligno Demone"              

    Roma – Enciclica Inimica Vis, Leone XIII, 1892 – Massoneria: “Nemica Potenza del Maligno Demone” – Nemica Potenza, per stimolo ed impulso del Maligno Demone solita all’ostilità contro ciò che è cristiano, sempre allacciò a sé determinate persone, associate precisamente a questo scopo: tentare attivamente di pervertire l’insegnamento divinamente trasmesso e sovvertire la stessa società dei cristiani seminandovi sinistre contraddizioni. Il danno che tali forze, compatte come formazioni militari scatenate all’attacco, hanno sempre inferto alla Chiesa, è incalcolabile. Ebbene: i demoni di tutte le sette che nei tempi passati furono ostili alle istituzioni cattoliche tornano oggi con moltiplicato vigore in quella congrega chiamata Massoneria la quale, disponendo di forze e di mezzi, attizza fiamme di guerra e muove dovunque all’assalto contro tutto ciò che è sacro.

      La condanna dei pontefici romani                        

    Certamente sapete che negli ultimi centocinquant’anni non una volta ma molte volte tale setta fu condannata dai Pontefici Romani Nostri Predecessori; Noi stessi, anzi, abbiamo visto la necessità di ribadire la condanna, ammonendo appassionatamente le genti cristiane a guardarsi con somma cautela dalle sue insidie e a respingere i suoi scellerati conati con quella forza che deve distinguere i seguaci di Gesù Cristo. Anzi, proprio per impedire che l’ignavia e la negligenza riuscissero ad insinuarsi, abbiamo deliberatamente svelato i segreti di quella setta quanto mai pericolosa quasi mostrando a dito i metodi coi quali essa si sforza di conseguire l’annientamento del cattolicesimo.

      Gravità del pericolo dell'epidemia massonica   

    Purtroppo, se vogliamo proprio dire com’è la verità, una certa sconsiderata sicurezza rende troppi Italiani assai poco prudenti e preveggenti, sicché essi non riescono a vedere la gravità del pericolo o non riescono a giudicarlo con criteri veritieri. E così l’avìta fede, la salvezza offerta agli uomini attraverso Gesù Cristo e – conseguentemente – anche i benefici ottenuti dalla cristianità, sono sul punto di perdersi. Arrogante, tracotante, la Massoneria osa ogni giorno di più: ha invaso come un’epidemia tutte le comunità civili, tenta di penetrare sempre più addentro nelle istituzioni statali, con l’obiettivo, costantemente perseguito, di svellere dalla nazione italica la radice e la fonte dei suoi massimi vanti e valori: la religione cattolica. Di qui le innumerevoli iniziative per impedire che gli uomini si aprano all’autentica rivelazione di Dio; di qui il disprezzo e il sopruso legale contro la legittima libertà della Chiesa. Di qui viene che si recepisca teoricamente e praticamente che nella comunità ecclesiale non ci sia affatto vigore e significato di società bastevole a se stessa, e che, anzi, la comunità politica la sovrasti e pertanto anche l’autorità politica abbia il primato su quella sacrale della Chiesa.

     Obiettivi della falsa dottrina                              

    Da tale perniciosa e falsa dottrina, più volte oggetto di esplicita e diretta condanna da parte della Sede Apostolica, conseguono molti mali e perfino questo: i politici laicisti, del tutto empiamente, giungono ad osare di attribuire a sé quell’autorità di cui tentano di privare la Chiesa. Ne avete un esempio in quei beni immobiliari che costituiscono la dotazione degli enti ecclesiastici, circa i quali voi constatate qual diritto sul percepimento dei frutti costoro si arrogano di dare e di togliere, secondo il loro arbitrio. Lo vedete altresì – e si tratta d’un terreno non meno insidioso – nella loro manovra di lusingare, mediante promesse, il clero a voi sottoposto. A cosa con questo si miri, è facile scorgerlo, soprattutto perché gli autori di tal progetto non si preoccupano affatto di occultare il proprio proposito. Vogliono, per appunto, con le lusinghe, imprigionare i ministri del sacro nelle loro fazioni e, una volta che siano riusciti ad inquinarli con le loro novità, strapparli dal rispetto dell’Autorità legittima. Benché in questa faccenda non sembra ch’essi abbiano valutato bene la forza d’animo dei membri del nostro clero. Costoro, infatti, per tanti anni e in tanti modi provati, hanno mostrato chiari esempi di spirito di sacrificio e di fede, sicché è senz’altro da ritenere che, comunque volgano i tempi, essi resteranno costanti, con l’aiuto di Dio, in uguale attaccamento alla loro missione. Ma dagli esempi appena toccati emerge facilmente il potere della Massoneria e l’obiettivo finale ch’essa persegue.

    Apparizioni di satana -  logge massoniche

     Adepti schiavizzati da misera ambizione             

    Aggrava il male – e non possiamo pensarvi senza grande accoramento – il fatto che troppi ormai sono i cattolici che, schiavizzati da desiderio di propri interessi e da misera ambizione, hanno dato nome e collaborazione alla setta. Data la situazione, Venerabili Fratelli, spinti dalla coscienza del dovere, ci rivolgiamo alla vostra carità episcopale e vi chiediamo, anzitutto, che vi proponiate la salvezza di costoro: la vostra premura faccia senza posa di tutto per ritrarli dall’errore e da sicuro irrimediabile disastro. Certamente la liberazione di coloro che si sono impigliati nelle reti massoniche è impresa di gran difficoltà e dall’esito incerto, considerando l’indole e la struttura della setta. Tuttavia non si deve disperare della salvezza di alcuno, perché meravigliosa è la potenza della carità apostolica, fortificata com’è da Dio, nel cui libero potere sono le stesse libere volontà.

      L'errore che non contrastate, voi l'approvate     

    Pertanto bisogna vigilare e cogliere ogni occasione che si offra per convertire quanti siano caduti in questo peccato per mancanza di giusta stima di se stessi. Coloro, cioè, che non per cattiveria, ma per debolezza e per sconsideratezza, si sono abbassati a collaborare con la Massoneria. Torna qui giusta quella famosa sentenza del Papa Felice III:

               L’errore che voi non contrastate, voi l’approvate;

                   la verità che voi non difendete, voi l’uccidete…

                            non è senza occulta complicità colui

                 che omette di affrontare un crimine evidente.

    Bisogna risollevare lo spirito avvilito di costoro, riportando i loro pensieri agli esempi degli avi, a quella forza d’animo che garantisce la propria missione e la propria dignità, sicché essi giungano a vergognarsi di compiere o d’aver compiuto qualcosa senza contegno virile. Infatti tutta la nostra vita è guerra nella quale si decide della suprema salvezza, sicché niente è più turpe per un cristiano che mancare al dovere per viltà. Bisogna del pari sorreggere chi cade per l’imprudenza; intendiamo coloro (e non son pochi) che – lasciatisi accalappiare dall’inganno e adescati da vari allettamenti – hanno consentito di legarsi alla Massoneria senza rendersi ben conto di quanto effettivamente facevano. Dobbiamo nutrire gran fiducia, Venerabili Fratelli, che costoro possano giungere – per grazia di Dio – a ripudiare l’errore e ad aprirsi alla verità, soprattutto se Voi – e Ve ne preghiamo con tutto il cuore – vi impegnerete a smascherare la setta e a svelarne gli occulti disegni. Benché questi, ormai, non sono neppure più tanto segreti, dal momento che i massoni stessi, consapevolmente, si sono palesati in molti modi in pubblico.

     Trappole della tenebrosissima setta                      

    In questi ultimi mesi ha attraversato di nuovo l’Italia la voce di chi ostentatamente proclamava alla gente i progetti massonici. Quel che vogliono è questo: cancellare dalle fondamenta la religione voluta da Dio e, quindi, tutta la vita regolare (sia nella sfera pubblica sia nella sfera privata) secondo i principi d’un rigoroso Naturalismo: ecco cosa chiamano – empiamente non meno che stoltamente – rinnovamento della società civile. Dove dunque precipiterà la società civile, se il popolo cristiano non impiegherà le sue risorse spirituali per vigilare, impegnarsi e provvedere alla salvezza? Essendo tanta l’audacia della cattiveria, non basta mai guardarsi dalle trappole di quella tenebrosissima setta: del pari è necessario intraprendere il combattimento, attingendo dalla fede divina quelle stesse armi spirituali che si dimostrarono valide contro l’ideologia di quel mondo antico che era estraneo alla rivelazione biblica.

     L'unica via per la salvezza                                        

    È vostro dovere, pertanto, Venerabili Fratelli, infiammare – con la persuasione, l’incitamento e l’esempio – gli animi e promuovere – nel nostro clero e nel nostro laicato – operoso, costante ed impavido zelo della religione e del supremo bene offerto da Dio, uno zelo come quello che spesso vediamo splendere nei cattolici in questioni analoghe e per il quale essi si distinguono tra tutte le genti. Si sente dire che tra le popolazioni italiche è ormai sbollito l’antico ardore nel difendere la fede trasmessa dai padri e, forse, in questa voce c’è qualcosa di vero; difatti, se osserviamo gli atteggiamenti spirituali dei due fronti, gli aggressivi nemici della religione sembrano certamente più agguerriti dei difensori. Attenzione: se si vuole la salvezza, non c’è una terza via al di là dell’alternativa tra l’impegnata battaglia e la morte.

      Il dovere di risuscitare la combattività                 

    Dovete, dunque, Voi sforzarvi di risuscitare nei sacerdoti e in quei fedeli che dimostrano un certo languore, la combattività; e questa Voi dovete proteggere in coloro che, invece, si dimostrano intraprendenti e risoluti. Spento ogni focolaio di discordia interna, dovete Voi far sì che, sotto la Vostra ispirazione e guida, tutti – unanimi e disciplinati – scendano coraggiosamente in campo. Tale è la minaccia – e tanta la necessità di far fronte al pericolo – da indurCi ad appellare direttamente al Popolo Italiano, cui ci rivolgiamo con una lettera simultanea a questa. Incombe sulla vostra premura il dovere di diffonderla il più ampiamente possibile e – dove ci sia bisogno – di spiegarla alla gente con opportune argomentazioni. Così, se Dio ci sarà propizio, è sperabile che gli animi si scuotano con la percezione dei malanni che stanno per dilagare e adottino senza temporeggiamenti i rimedi che abbiamo indicato. Pegno di divine grazie e specchio della nostra benevolenza, a Voi e alle popolazioni a Voi affidate, col più grande amore offriamo l’Apostolica benedizione. ( Roma, San Pietro, 8/XII/1892, quindicesimo del Nostro Pontificato ).

    Leone XIII

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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    Giovedì,  Agosto 7th/ 2014 – di Massimo Mancinelli e Redazione QE –  Iniziativa di libero confronto, "Pensa e Scrivi" di Quieuropa Redazione Quieuropa, Talmud, Massimo Mancinelli, apogeo del popolo perfetto massonico, yashivah, ebraismo sefardita e aschenazita, ebreo adottivo, uomo senza dio, Cardinale Carafa,  Papa Leone X, Sinagoga di Satana, Storia del popolo ebraico,  Vittorio Eliano, Elia Levita, Cecil Roth, Campo dei Fiori, Inquisizione, eretici giudaizzanti, Processi di Luis de […]

    Padre Massimiliano Kolbe – La Milizia dell’Immacolata e la lotta contro Massoneria e Sionismo

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    Mercoledì,  Agosto 6th/ 2014 – di  A. Serramazza, Pres. Milizia dell'Immacolata Calabria e S. Basile – Redazione Quieuropa, Rita Angela Serramazza, Sergio Basile, Milizia dell'Immacolata, Padre Massimiliano Kolbe, massoneria, naturalismo, Papa Leone XIII, Milizia dell'Immacolata, Giacinto auriti, processione massonica inneggiante a Lucifero, dogma dell'Immacolata Concezione, Sete di Giustizia, Europa, Giappone, Giacinto Auriti, Redazione Quieuropa, naturalismo massocino, Il Cavaliere dell'immacolata, Hiram Abiff, architetto del Tempio di Salomone, vertice […]

    Padre Massimiliano Kolbe e la Massoneria – Prima Parte

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    Giovedì,  Marzo 5th/ 2015 – A cura di Centro San Giorgio e Redazione "Qui Europa"   – Redazione Quieuropa, Centro San giorgio, Redazione Qui Europa, Milizia dell'Immacolata, Padre Massimiliano Kolbe, massoneria, naturalismo, Papa Leone XIII, Milizia dell'Immacolata, Giacinto auriti, processione massonica inneggiante a Lucifero, dogma dell'Immacolata Concezione, Sete di Giustizia, Europa, Giappone, Giacinto Auriti, Redazione Quieuropa, naturalismo massocino, Il Cavaliere dell'immacolata, Hiram Abiff, architetto del Tempio […]

    Padre Massimiliano Kolbe e la Giudeo-Massoneria – 2 – Denuncia di Leone XIII sull’associazione infernale

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    Venerdì,  Marzo 6th/ 2015 – A cura di Centro San Giorgio e Redazione "Qui Europa"   – Redazione Quieuropa, Centro San Giorgio, Redazione Qui Europa, Milizia dell'Immacolata, Padre Massimiliano Kolbe,  associazione infernale, Naturalismo, massoneria, Papa Leone XIII, Milizia dell'Immacolata, Il Cavaliere dell'immacolata, Massoneria  Padre Massimiliano Kolbe e la Giudeo-Massoneria – 2 Denuncia di Leone XIII sull'associazione infernale Naturalismo, Ossessione per il Segreto, liquidazione sistematica […]

    Padre Massimiliano Kolbe e la Giudeo-Massoneria – 3 – Il corpo e l‘armata del Serpente infernale

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      Martedì,  Marzo 10th/ 2015 – A cura di Centro San Giorgio e Redazione "Qui Europa"   – Redazione Quieuropa, Centro San Giorgio, Redazione Qui Europa, Milizia dell'Immacolata, Padre Massimiliano Kolbe,  Il Cavaliere dell'immacolata, Massoneria, Corpo mistico, le avanguardie protestanti, la testa del serpente, Papa Leone XIII, Humanum Genus,  I Protocolli dei Savi di Sion  Padre Massimiliano Kolbe e la Giudeo-Massoneria – 3 […]

    Padre Kolbe e la Massoneria – 4 – Tattiche e strategie dell’Armata dell’Anticristo

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    Mercoledì,  Marzo 18th/ 2015 – A cura di Centro San Giorgio e Redazione "Qui Europa"   – Redazione Quieuropa, Centro San Giorgio, Redazione Qui Europa, Milizia dell'Immacolata, Padre Massimiliano Kolbe,  Il Cavaliere dell'immacolata, Massoneria, Piano massonico del 1953, Protocolli dei Savi di Sion, monopolio assoluto su stampa e media, Attacco alla Chiesa, Mano nascosta, pestinenza e armata dell'Anticristo, aborto, divorzio, […]

    Testimonianza shock di un medico ex-massone

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    Martedì,  Marzo 31st/ 2015 – Su segnalazione di Giuseppe F. – Iniziativa di Libero confronto, "Pensa e Scrivi" di "Qui Europa" Redazione Quieuropa, Testimonianza shock di un medico ex massone, anima, perdere l'anima, rito di possessione diabolica, testimonianza shock, setta satanica, milizia di Satana, Corpo mistico di Satana, rito magico, forza della preghiera, Ave Maria e […]

    Testimonianza shock alla TV finlandese – La Verità sulla Massoneria: parla un ex-33

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    Martedì, Aprile 15th/ 2014 – Redazione Losai / iniziativa di Libero Confronto  –  Occulto e massoneria, laura Caselli, Redazione Losai, Qui  Europa, Juhani Julin, Gerber Weldon, tv finlandese, parla un ex 33, verità e menzogne sul GADU,Helsinky, Madonna di Fatima, TV7.fi, infiltrazioni della massoneria nella Chiesa, I fumi di Satana non prevarranno sulla Chiesa   Juhani Julin decide di […]

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    Domenica,  Agosto 3rd/ 2014 – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Padre Pio, San Giovanni Bosco, Le profezie sulla Casa Savoia, lettera di Padre Pio sulla massoneria, 1917, Massoneria, Politica, Savoia, Piemonte, Legge Rattazzi, soppressione degli ordini religiosi, infame setta della massoneria, la visione e le confessioni di Gesù sulla massoneria a Padre Pio, il tradimento di […]

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    Martedì, 2 Agosto/ 2016     – di Don Curzio Nitoglia – Redazione quieuropa, guerra di religione, Don Curzio Nitoglia, tremendi castighi sull'Italia e sul mondo, Fatima, Civitavecchia, Tre Fontane, apostasia nella Chiesa, Roma,  Punizione del cielo, ultimi rimedi contro il male, Rosario, devozione al Cuore Immacolato di Maria, profezie sugli ultimi tempi  Tremendi Castighi sull’Italia e sul Mondo: coincidenza delle […]

  • L’altro terremoto, l’abbandono dei paesi: spopolamento, emergenza nazionale

    L’altro terremoto, l’abbandono dei paesi: spopolamento, emergenza nazionale

    Lunedì, 5 Settembre/ 2016   

    di Roberto Pecchioli

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Terremoto, Amatrice, abbandono dei paesi, spopolamento 

    L'altro terremoto, l'abbandono dei paesi:

    spopolamento, emergenza nazionale 

    Come e perché reinventare i paesi distrutti, per 

    "salvare l'Italia" intera

     

    di Roberto Pecchioli

    Iniziativa di libero confronto "Pensa e Scrivi" di Qui Europa

    con integrazioni e contributi a cura della redazione

    L'altro terremoto, l'abbandono dei paesi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa                                                                     

    Roma, Amatrice – di Roberto Pecchioli, con integrazioni della redazione – Non è ancora terminato il pietoso lavoro del recupero delle vittime del terremoto e completata la loro sepoltura, ma già il peggio degli istinti nazionali è in azione: lo stucchevole teatrino politico tra governo e opposizioni  sulla ricostruzione. Noi vogliamo evitare di partecipare a futili dibattiti di questa specie, poiché, davanti ai drammi, le chiacchiere stanno sempre a zero, ed è assai meglio fare la propria parte in silenzio: chi può, doni sangue, denaro, o quel che serve a chi ha perso tutto, oppure offra un po’ del proprio tempo  e delle proprie abilità professionali.  Su un punto, tuttavia, vorremmo avviare una riflessione che è insieme politica, civile e nazionale nel senso più nobile del termine. Occorre evitare un secondo terremoto, davvero definitivo nelle conseguenze, quello dell’abbandono dei paesi colpiti e, più in generale, di tanta parte del nostro martoriato territorio. Il vescovo di Rieti ha affermato, dinanzi alle bare di Amatrice, che non i terremoti uccidono, ma le opere dell’uomo. Eppure non si può trascurare, tra le spiegazioni, il male del mondo e i misteri dell'Apocalisse, annunciati quale causa degli estremi peccati dell'umanità, ben evidenti dinanzi allo sfacelo quotidiano della fede che va dissolvendosi. Dinanzi a uomini che non si curano più delle conseguenze diffuse e – spesso imperscrutabili – dei loro terribili peccati, contro la vita, il prossimo e contro Dio.

     Torneranno in piedi i paesi?                                  

    Amatrice, paese di antica tradizione, ha pagato un terribile tributo di sangue: duecentonovantatre morti, su una popolazione del comune di sole 2.650 anime. Ad Arquata del Tronto, cinquanta vittime su una popolazione di 1.166 persone. Ad Accumoli danni e morti, in tanti altri piccoli centri tra Marche, Lazio, Umbria ed Abruzzo, migliaia di persone con case lesionate. Un tributo di sangue superiore, in percentuale, a quelli, drammatici, del Friuli del 1976 , dell’Irpinia e della Basilicata del 1980 e dell’Aquila nel 2009. Torneranno in piedi i paesi? Domanda errata: sopravvivranno ai tempi, necessariamente lunghi, della ricostruzione? I precedenti non sono incoraggianti, a parte quelli relativi al Friuli. I ricorrenti terremoti nell’area dell’appennino centrale  hanno ulteriormente svuotato i tanti piccoli centri colpiti, il cui progressivo spopolamento iniziò negli anni 50 del novecento, all’alba della grande trasformazione industriale dell’Italia e dell’abbandono dell’agricoltura.

     L'altro terremoto                                                       

    Uno dei drammi italiani è lo spopolamento di vaste aree della nazione, non solo di montagna, che ha determinato la fine di centinaia di comunità, la triste agonia di interi distretti e vallate, e l’ interruzione di quella multisecolare cura del territorio da parte dei suoi abitanti il cui esito è il dissesto idrogeologico che provoca continui disastri.  I dati demografici relativi ai piccoli centri terremotati erano già sconfortanti prima della presente tragedia. Amatrice aveva la rispettabile popolazione di 6.600 abitanti al primo censimento del dopoguerra e – di calo in calo – aveva appena tamponato un’emorragia drammatica, mantenendo nell’ultimo quinquennio, presumibilmente per l’arrivo di stranieri, i 2.650 cittadini censiti nel 2011. Arquata del Tronto, paese piceno dove fu girato il film Serafino sulla vita campagnola con cui Adriano Celentano esordì nel cinema , conosce un destino ancora più cupo, giacché gli oltre cinquemila arquatesi del 1951 sono diventati i 1166 di quest’anno, con una perdita di cento cittadini dal 2011. Il terremoto darà probabilmente il colpo di grazia a queste comunità, come a molte di quelle di cui non ci occupiamo perché non hanno subito lutti, ma “solo” danni materiali ed hanno un numero di sfollati uguale a quello dei tre centri martiri. Per quanto la ricostruzione possa essere rapida e bene organizzata, ciò di cui è lecito dubitare, durante i prossimi anni molti anziani tenderanno a trasferirsi presso figli o nipoti in case più sicure ed in zone dotate dei servizi essenziali. Le coppie giovani con figli cercheranno di stabilirsi  là dove le scuole non sono dentro containers o tendoni. Chi svolge attività commerciali, professionali o artigianali emigreranno dove realizzare reddito. Insomma, una catena di problemi, cui seguirà la chiusura di molti uffici postali ( Ente Poste è privatizzato e non svolge più la funzione di presidio sociale che ha assolto per oltre un secolo ) e l’esaurimento dei piccoli commerci. In breve, al di là della buona volontà dei governi e della generosità degli italiani, un triste deserto potrebbe sostituire le macerie.

     Lo spopolamento è la nuova sfida                         

    Esistono prove del passato, remoto e recente: in Liguria un terribile sisma devastò la parte occidentale della regione verso la fine dell’ 800, da Diano Marina alla Costa Azzurra, con devastazioni terribili e moltissime vittime. Il  piccolo centro di Bussana, nell’entroterra di Sanremo, fu ricostruito più a valle, il vecchio paese è abbandonato in macerie da oltre un secolo, e rivive da qualche decennio, tra pericoli di crolli, cause da parte degli eredi e polemiche burocratiche per l’occupazione da parte di una comunità di artisti tipo hippy. Numerose frazioni e paesi sono morte di inedia negli anni successivi al terremoto, poiché la ricostruzione organizzata dal Depretis privilegiò i centri della costa.  Analoga impressione di spopolamento la  danno i paesini tra le Marche e l’Umbria colpiti all’inizio degli anni Duemila, per la scelta di andarsene , sostanzialmente obbligata, di molti abitanti. Non solo terremoto, dunque, ma la fine di un mondo, delle sue tradizioni, la sua cultura materiale, i modi di essere, vivere, parlare, che ha sfigurato e ancora più sfigurerà il paesaggio della nostra terra. Si rende necessario quindi un cambio di passo, la radicale mutazione di paradigma, di valori, di idee condivise per mutare rotta, rovesciare una tendenza che, disastri a parte, ha cambiato in profondità, ed in peggio, l’anima ed il volto dell’Italia.

    L'altro terremoto, l'abbandono dei paesi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Il mondo dei vinti                                                     

    Uno scrittore piemontese, Nuto Revelli, dedicò la sua attività letteraria a cantare e difendere quello che chiamò il mondo dei vinti. Un’opera, la sua, appesantita da un livore antinazionale di ascendenza “azionista” ( Revelli fece parte dei reparti di Giustizia e Libertà durante la guerra civile del 1943/1945 ), ma attraversata da un amore sincero per le sue valli cuneesi, la cui vita si è in gran parte fermata  dagli anni della guerra. I giovani non sono tornati a casa, morti soprattutto nella campagna di Russia, interrompendo il ciclo della povera agricoltura e pastorizia di montagna per mancanza di braccia. Le ragazze sono andate in città , ed i pochi rimasti in età attiva sono accorsi a fornire la prima manodopera all’intensa industrializzazione di Torino e della sua nascente “cintura”.  Questi vinti sono adesso fantasmi, testimoni di un cruciale passaggio epocale. I loro paesi, in gran parte, non vivono più, se non in qualche zona adatta al turismo invernale e con loro se ne è andato un mondo, quello delle valli occitaneIn Toscana, le zone minerarie dell’Amiata hanno visto la fine di una cultura di uomini duri che hanno dato ricchezza all’Italia e vissuto duramente, come diverse regioni storiche della Sardegna, in cui la fine dell’industria estrattiva ha svuotato persino una delle città fondate dal fascismo, quella Carbonia che ha oggi la metà degli abitanti di meno di 50 anni fa, quando superava i 50 mila cittadini e fu la meta di una vasta immigrazione interna. Il Sulcis-Iglesiente è ora la provincia più povera d’Italia. Non diverso fu ed è il destino delle zone interne della dorsale appenninica meridionale, da cui provenne la massa degli immigrati che hanno formato il nerbo operaio dell’industria del Nord e di tanta parte d’Europa. La tragedia mineraria belga di Marcinelle del 1956 fu l’olocausto dei minatori abruzzesi. Un ultimo esempio ci viene da aree assai sviluppate della nostra patria, come la Toscana. La bellissima Montagna Pistoiese ha perduto il quaranta per cento circa dei suoi abitanti per la fine di una grande industria, la Società Metallurgica Italiana, che ebbe quasi duemila dipendenti, ed il turismo regge solo nella zona dell’Abetone, a causa del cambiamento di gusti delle popolazioni cittadine, che una volta affollavano i numerosi alberghi e che adesso preferiscono le Alpi o le mete esotiche. Gli alberghi sono ancora lì, abbandonati tristemente, o si sono trasformati in ospizi per anziani. Ognuno può descrivere situazioni analoghe o peggiori in ognuna delle regioni d’Italia, tranne forse la valle d’Aosta ed il Trentino Adige, i cui statuti di autonomia hanno lasciato sul territorio i centri decisionali, pompato denaro speso mediamente meglio che nel resto d’Italia e bloccato, quando non invertito, lo spopolamento delle vallate e della montagna. Anzi, le due province atesine, le più settentrionali, sono quelle dove è meno sconfortante il tasso di natalità, per le buone politiche sociali , fiscali ed infrastrutturali che lo sostengono. 

      Tutto questo deve cessare!                                     

    Che fare, dunque?  Nell’immediato, e con riferimento ad Amatrice ed alle altre zone terremotate, ricostruire con testardaggine là dove i paesi hanno vissuto da sempre, privilegiando la ripresa di scuole, ospedali, infrastrutture, stalle, silos, negozi, officine, tutto quanto costituisce la vita quotidiana  delle comunità. Per l’Italia intera, il cambio deve essere di mentalità; chi ha almeno 50 anni ed ha assistito al travolgente cammino della modernità e del cosiddetto progresso ricorda il disprezzo e l’ironia di cui era circondato il contadino, il “paesano”. Si doveva studiare obbligatoriamente , non per acquisire il sapere, ma per poter evitare i lavori agricoli, quelli artigianali, la stessa condizione operaia di tantissimi inurbati di recente.  Erano svalutate le conoscenze, la cultura materiale, le specifiche tradizioni, i modi di vivere di chi viveva lontano dalle città. E’ stato favorito in ogni modo l’esodo dalle campagne e dalle vallate, abolendo progressivamente piccole ferrovie locali, trasferendo  le attività economiche a ridosso delle autostrade che venivano costruite, chiudendo tanti ospedali di prossimità edificati con il sacrificio delle generazioni precedenti, soprattutto, ripetiamo, deridendo e svalutando come cittadini di serie B coloro che decidevano di rimanere là dove erano nate e cresciute le generazioni passate.  Tutto questo deve cessare! E non solo perché è giusto, ma anche perché conviene. Chi tiene puliti i boschi, come avviene in Trentino, e non in regioni che stipendiano legioni di forestali, se non chi vive in prossimità, e trae parte del reddito da quei beni comuni che hanno sfamato per secoli, legnatico, pascoli liberi ed altro ancora? Chi darà da mangiare alla popolazione delle città, a meno di non continuare con la follia globalista, per cui importiamo da Cina e Terzo Mondo pomodori, latte, grano, frutta che sappiamo produrre almeno altrettanto bene di  qualunque altro popolo?

     Una lezione "sbagliata"                                               

    Negli ultimi anni, segnati dalla crisi strutturale scoppiata nel 2007/2008, l’unico settore che ha visto un sia pur lieve incremento è stato quello delle imprese agricole. Accanto a loro, c’è un immenso ventaglio di attività, non necessariamente piccole o antiquate, nel commercio, nell’artigianato di ogni genere, nella trasformazione dei prodotti, nella produzione di beni associati alla vita dei paesi, nel turismo diverso da quello della masse dei viaggi organizzati, nei servizi alla persona , che troverebbero nei piccoli e medi centri il loro miglior terreno. Ma non ci sono più le scuole professionali, è stato trascurato l’apprendistato, tutti noi abbiamo impartito ai nostri figli la lezione del tutto e subito, del diploma e della laurea (99, 5% di maturi nell’anno corrente. Assurdo, todos caballeros , ma i cavalli?) del posto fisso pubblico, così splendidamente descritto da un comico intelligente e dalle antenne sensibili come Checco Zalone, importiamo manodopera inutile o utilizzabile solo in un sistema di volgare sfruttamento .

     Reinventare i paesi: emergenza nazionale              

    Intanto, ci siamo deindustrializzati, e gran parte di ciò che resta non è controllato da imprese radicate in Italia. I terremoti, lo sappiamo, sono una costante di questo nostro territorio prezioso come un diamante, ma delicato come un cristallo.  Reinventare i paesi distrutti può mettere in pista intelligenze, idee, scoperte di un popolo che sa ancora esprimere eccellenze straordinarie. Salvare, ripopolare i mille e mille paesi abbandonati  o morenti dovrebbe essere considerata un’emergenza nazionale, un programma di governo, un punto d’onore. In Francia, moltissimi dipartimenti e municipi, ad esempio, mettono a disposizione di chi vi trasferisce negozi di vicinato o attività artigianali, casa e integrazione del reddito. Non di rado, la chiusura di una rivendita di alimentari, di un ufficio postale, la dismissione di una linea di trasporti uccide una comunità. In un piccolo centro dell’entroterra di Ventimiglia, sono arrivati ad offrire la casa gratis (enorme è, ovunque, il patrimonio edilizio non utilizzato) a chi si trasferisce con figli, per evitare la chiusura della scuola, un atto che, a medio termine, significa la morte del paese per mancanza di nuovi abitanti. Innovare, inventare , immaginare cose nuove, non è mai stato un problema per il nostro popolo, che ha le “start up” nel sangue da ben prima che le nuove aziende si chiamassero così. E’ sin troppo evidente che riprendere in modi nuovi  luoghi e modi di vivere e lavorare del passato produce reddito, restituisce vita, ci rende meno vulnerabili ai capricci del Gran Maestro Mercato.

    Post terremoto, l'ora della Sovranità Monetaria, non dell'elemosina di Stato

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Un nuovo inizio è possibile… imprescindibile    

    Se si inizierà a cambiare mentalità, anche una tragedia come il terremoto potrà diventare, per chi è sopravvissuto e per tutti noi, un nuovo inizio, un punto di partenza da ricordare elaborando prima, superando poi, il giusto lutto. La priorità è quella di ridare vita ad un’Italia dimenticata, minore solo perché lontana dai grandi centri e dalle principali vie di comunicazione. Tutti, tutti noi, siamo figli o nipoti di quell’Italia bellissima e strapaesana: salvarla, rianimarla, ripopolarla è il più grande atto d’amore verso la terra dei padri, verso noi stessi, verso le generazioni a cui consegneremo questa nostra terra. Se la ripartenza ripartirà dalla sovranità monetaria (1) e non dall'elemosia di Stato, poi, la rinascita del nostro Paese meraviglioso sarà reale.. e non l'ennesimo illusorio inganno.

    (1) Cfr.: Post terremoto, l’ora della sovranità monetaria, non dell’elemosina di Stato

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Iniziativa di libero confronto "Pensa e Scrivi" di Qui Europa

    con integrazioni e contributi a cura della redazione

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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