The School of Darkness – 2 – La nuova vita in America

Martedì, 7 agosto / 2018

- di Bella Dodd -

Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

 Redazione Quieuropa,  Sergio  Basile, Bella Dodd, Comunismo, Stati Uniti, Nuova vita in America 

The School of Darkness – La Scuola delle Tenebre / 2

Capitolo 2° – La nuova vita in America

The School of Darkness, Ed. P.J. Kennedy & Sons, New York, 1954

(Traduzione dall'originale a cura di Sergio Basile)

 

di Bella Dodd

SCHOOL OF DARKNESS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Capitolo Secondo                                                      

New York – di Bella Dodd / Traduzioni dall'originale "The School of Darkess", a cura di Sergio Basile(Continua da qui The School of Darkness – 1 – L’infanzia di Bella) –  La ragione per cui mia madre non era tornata in Italia da me per cinque lunghi anni, me la spiegò in seguito mio padre: c'era stata una terribile depressione in America, ed era stato impossibile per lui raccogliere i soldi necessari a mia madre per affrontare il viaggio, e poi una bambina piccola non poteva viaggiare da sola. Fui imbarazzata nell'incontrare mio padre. Era biondo, con gli occhi azzurri e riservato, l'opposto di mia madre. Ma nonostante i suoi modi non estroversi, sentivo che mi amava. Era gentile e fece di me una brava donna di casa. Nella nostra nuova abitazione erano rimasti solo quattro figli, gli altri si erano sposati e avevano una casa propria. Vennero a vedere la "nuova sorella" e mi fecero una grande festa. Ma mi presero tutti in giro per il mio vestito, il mio vestito migliore, quello rosso della cresima, lo stesso che tutti i bambini di Avigliano avevano ammirato. Risero di me ed insistettero affinché mi recassi in un emporio per comprare un vestito americano. Con grande riluttanza misi via il bellissimo vestito rosso da principessa e con esso l'ultimo dei miei anni in Italia.

              Allora cercai con zelo di diventare una tipica bambina americana.

I tre fratelli ancora a casa erano abbastanza gentili, ma avevano i loro interessi che non erano certamente quelli di una bambina di sei anni e che non parlava neppure inglese. Ma mia sorella di diciassette anni, Caterina, che chiamavano con il nome americano di Katie, si prese cura di me. Era una ragazza alta, snella e bellissima, con grandi occhi grigi. Lei era molto gentile. Non le piaceva il nome con cui mi chiamavano, Maria Assunta, e quando apprese che mi ero battezzata con un altro nome, Isabella, insistette per chiamarmi Bella. Katie mi portò a scuola.

 La nuova vita in America                                        

Siccome ero molto intelligente decise di iscrivermi a scuola con un anno di anticipo, asserendo che ero nata nel 1902 (anziché nel 1904). In quei primi giorni di istruzione non aveva avuto difficoltà a farmi iscrivere al secondo anno. Per alcuni giorni fui presa in giro al grido di "wop, wop" (espressione denigratoria e stereotipata, utilizzata nei paesi anglosassoni, in particolare negli Usa, per indicare le popolazioni dell'Europa Sud-occidentale di lingua neolatina, con particolare riferimento agli italiani, considerati generalmente spavaldi, volgari e violenti, secondo un luogo comune – Ndt) ma non prestai attenzione a loro. Non sapevo cosa volessero dire e nel momento in cui lo feci fui accettata come leader della mia classe. Mi piaceva andare e venire da scuola, specialmente girovagare e fissare i tumuli di merce accatastata lungo la strada. Si potevano comprare frutta, peperoni, dolci e persino vestiti e cappelli lì. Mi piaceva guardare i piccioni in strada che si pavoneggiavano con i loro cappotti grigi e rosa e le ali d'argento. Mia madre non condivideva la mia gioia per la città.

                        A volte commentava:  "se vivessimo in campagna!"

Solo più tardi appresi quanto odiasse le strade sporche, i pettegolezzi dei suoi vicini, l'appartamento stretto. C'erano dei parchi, naturalmente, ma l'avevano resa ancora più nostalgica per i campi aperti. Mia madre era una donna instancabile. Poteva fare una quantità di lavoro infinita, senza mai dimostrare segni di cedimento. Per me pianificò ben presto un programma di lavoro e di gioco; cercò di aiutarmi ad imparare l'inglese, anche se il suo era tutt'altro che buono. Indicava un calendario e ripeteva ogni mese e ogni giorno nel suo inglese curioso e tenero e io le ripetevo le parole. Poi prendeva la scopa e indicava le ore e i minuti sull'orologio della cucina vecchio stile, e ancora una volta ripetevo ciò che lei diceva. Penso che uno dei motivi di questi sforzi educativi fosse il tenermi occupata dopo la scuola, in quanto non tollerava che passassi il tempo nelle strade della città.

 Tra presente e passato                                            

Mi insegnò a cucire e a fare l'uncinetto: a volte prendeva un filo grosso e mi mostrava punti semplici. "Un giorno ti divertirai col tuo abito nuziale", disse solennemente, e quando non mostrai interesse per questa idea aggiunse: "Ad ogni modo, è un peccato stare in ozio". La mia famiglia mi piacque, ma soprattutto adoravo Katie. L'amavo non solo perché era gentile, ma perché era bellissima, con i suoi capelli, una nuvola sul viso, la vita sottile, i suoi bei vestiti. Mia madre disse che assomigliava a suo padre che era stato un ufficiale di cavalleria. Presto appresi che Katie a diciassette anni si era innamorata di Joe, un giovane alto dalle dita lunghe e sottili e dal temperamento di una star dell'opera. La mia nuova famiglia mi portò pian piano a pensare al passato, e il pensiero tornò all'altra mia famiglia nella lontana Avigliano. A volte, quando mi sentivo infelice e pensavo che mio padre fosse freddo o mia madre preoccupata, immaginavo di tornare da Taddeo. In quei momenti prendevo il mio abito rosso della cresima dalla scatola, il fazzoletto bianco di Mammarella, che mi aveva legato sotto il mento e, indossando i vestiti, immaginavo di essere ad Avigliano. In quattro mesi riuscii a parlare inglese abbastanza bene da godermi la scuola che frequentavo: la scuola pubblica numero uno. Questa scuola aveva ancora le caratteristiche di quello che era stato in precedenza, una scuola di beneficenza, una delle ultime cosiddette "soup schools" (scuole a tempo pieno per bambini poveri, nelle cui mense servivano la zuppa come menu principale – Ndt). In alcune vecchie case vicine, in arenaria, vi erano due vecchie signore che ogni mattina aprivano le lezioni con la preghiera e il canto "Columbia, the Gem of the Ocean". Quando fui pronta per la terza elementare, ci trasferimmo da East Harlem. Alla fine mia madre aveva convinto mio padre che non potevamo più sopportare di vivere nella scomodità delle case popolari. Quindi ci trasferimmo in una casa a Westchester, ma anche questa casa non risultò soddisfacente e ci trasferimmo diverse volte.

 Nella grande casa a Castle Hill                              

Alla fine, papà aprì un'attività commerciale di successo e diversi anni dopo mamma acquistò una grande casa con un terreno coltivabile, vicino a Castle Hill: qui trascorsi il resto della mia gioventù. C'erano sessantaquattro acri di terra e una grande casa un pò sgangherata. La mamma prima di andare a viverci aveva tanto desiderato questa fattoria. Era di proprietà di Mattie e Sadie Munn, due signorine (zitelle – Ndt) che vivevano vicino a noi. Erano anziane e la mamma si prendeva cura di Miss Sadie, che era invalida. Si occupava anche della loro casa e le vecchie signore dipendevano da lei. Quando morirono andammo a vivere nella loro casa. Gli ex occupanti avevano chiamato la casa coloniale "Pilgrim's Rest". Non c'erano luci ma lampade a cherosene. Il tetto perdeva e c'era solo un bagno esterno. Ma ho amato questa casa fin dal primo momento, specie la mia stanza al secondo piano che era letteralmente tra le braccia di un enorme albero, bello sempre, ma soprattutto quando i suoi fiori, in primavera, s'illuminavano come candele bianche. La nostra casa era sempre piena di bambini. I figli dei miei fratelli andavano e venivano. Katie portava spesso il suo bambino. Inoltre, c'erano cani, gatti, galline, oche e di tanto in tanto una capra o un maiale. La mamma accudiva tutti bene: comprò così tanti mangimi per i polli e per gli uccelli selvatici, che questi consideravano ormai la nostra casa come una sorta di ospitale albergo, tanto che mio padre si lamentava di aver speso più cibo rispetto a quello che si produceva con le uova. Ma io non credevo questo, perché la mamma era una buona manager. Gestiva la sua fattoria con aiutanti assunti ma era la migliore lavoratrice di tutti. Coltivavamo ogni sorta di prodotti, sufficienti sia per noi stessi che per rifornire le vendite presso il negozio di mio padre; alcuni prodotti venivano venduti anche presso il mercato di Washington. Avevamo pochi soldi, ma avevamo una casa, un pezzo di terra buona e una madre piena di risorse e d'inventiva. Non ci preoccupavamo neppure quando i soldi erano limitati. Ricordo un dolce particolare che lei preparava per noi bambini quando i soldi scarseggiavano. Eravamo particolarmente felici quando mescolava la neve fresca, con zucchero e caffè, preparando  per noi la sua versione di granità al caffé (consuetudine anticamente molto diffusa in diverse regioni del Mezzogiorno d'Italia – Ndt).

 Volevamo essere americani!                                     

Avevamo come vicine di casa famiglie scozzesi, irlandesi e tedesche. C'erano due chiese cattoliche non lontane da noi, la Chiesa della Sacra Famiglia, frequentata in gran parte da tedeschi e quella di St. Raymond, frequentata dai cattolici irlandesi. Non frequentavamo nessuna delle due chiese e mio padre e mia madre smisero presto di ricevere i sacramenti e di andare a messa. Ma la mamma cantava ancora canzoni dei santi e ci raccontava storie religiose dalla cantina dei suoi ricordi.

                Sebbene noi considerassimo ancora la nostra famiglia cattolica,

                                  non praticavamo più il cattolicesimo.

La mamma esortava noi bambini ad andare in chiesa, ma presto seguimmo l'esempio dei nostri genitori. Penso che mia madre fosse condizionata dal suo povero inglese e dalla mancanza di vestiti consoni. Anche se il crocifisso era ancora sui nostri letti e la mamma accendeva le candele della veglia davanti alla statua della Madonna, noi bambini maturammo l'idea che tali cose ormai appartenessero al nostro passato italiano e ora  volevamo essere americani. Con abnegazione e inconsapevolezza ci allontanammo dalla cultura della nostra gente, alla ricerca di qualcosa di nuovo. Per me questa ricerca iniziò nelle scuole pubbliche e nelle biblioteche. C'era una scuola pubblica a mezzo miglio da casa nostra: al numero dodici. Il dottor Condon, il preside, un uomo che nutriva molti interessi, amava vedere i suoi alunni marciare verso scuola al suono del tamburo. Era capace di interrompere le lezioni e di invitare tutti a marciare, con i suonatori di tamburi in testa. In questa scuola c'era la lettura della Bibbia quotidiana, officiata dallo stesso dott. Condon. Imparai ad amare i salmi e i proverbi che ci leggeva, ad ammirare il loro linguaggio poetico. Vicino alla nostra casa su Westchester Avenue c'era la chiesa episcopale di San Pietro e su Castle Hill c'era la canonica. Nell'architettura e nel paesaggio, queste chiese inglesi s'ispiravano alla basilica di San Pietro. I terreni circostanti si estendevano per mezzo miglio o più. In estate raccoglievamo le more e in primavera le violette e la stella di Betlemme. San Pietro era una vecchia chiesa; nel suo cimitero c'erano lapidi con nomi oscurati dalle intemperie. A volte, la domenica pomeriggio, vagavo nel cimitero cercando di riconoscere le persone dai loro nomi. Grazie alla mia costante lettura di libri sulla storia americana pensavo a tutti quei morti come pellegrini, puritani o eroi della guerra civile. Spesso adagiavo su quelle tombe mazzi di fiori, come segno di rispetto per gli uomini e le donne di quel passato americano. Volevo appassionatamente far parte dell'America: come una pianta, stavo cercando di mettere radici.

                  Avevamo tagliato i legami con il nostro passato

                      ed era difficile trovare una nuova identità.

Il sacerdote di San Pietro, il dottor Clendenning, era un dignitoso e gentile gentiluomo che per strada salutavamo con rispetto mentre camminava o mentre ci recavamo in canonica. Di fronte a San Pietro c'era un edificio per le attività ecclesiastiche ed io ci passavo quan'ero sulla via di ritorno dalla scuola. Vicino c'era la biblioteca di Huntington e feci amicizia con la bibliotecaria.

 Il prototipo dell'uomo americano                               

Era interessata ai bambini a cui piacevano i libri e fu lei a suggerirmi di frequentare il circolo del cucito pomeridiano presso la parrocchia di San Pietro. A capo di questo circolo c'era Gabrielle Clendenning, la figlia del ministro. Ci incontravamo una volta a settimana, cucivamo e cantavamo. Fu qui che per la prima volta imparai canzoni semplici come "Onward, Christian Soldiers" e "Rock of Ages Cleft for Me". Gli altri bambini erano soliti attraversare la strada prestando servizi in chiesa. Decisi di unirmi a loro in questo perché mi consideravo cattolica, anche se in realtà ero consapevole di non avere quasi nessun legame con la mia Chiesa. Spiegai a Miss Gabrielle che ai cattolici non era permesso frequentare nessun'altra chiesa. Sembrava capire e non obiettò o discusse mai con me al riguardo. Quando i bambini tornavano dai servizi, prendevamo thè e biscotti. Era una compagnia molto piacevole. Spesso Gabrielle Clendenning invitava i bambini a cavalcare con lei sul suo carretto da pony. Per me era un'esperienza eccezionale; significava essere accettata tra le persone che amavo. La madre di Gabrielle, mi disse la bibliotecaria, era la figlia di Horace Greeley. Non sapevo chi fosse Horace Greeley, ma mi disse che era stato un famoso editore e un patriota americano. Ricordo questa famiglia come apportatrice di un'influenza salutare sul nostro vicinato. Rispecchiavano quel che consideravo il prototipo dell'uomo americano. La vita in quella piccola comunità era pacifica. Il nostro quartiere era pieno di persone che si rispettavano a vicenda nonostante le differenze di razza o religione. Non eravamo consapevoli delle differenze ma della gentilezza reciproca. Il signor Weisman, il farmacista e la signora Fox, i proprietari del negozio di dolciumi, i McGraths, i Clendennings e i Visonos, vivevano tutti insieme senza alcun pregiudizio di ostilità o disuguaglianza. Abbiamo accettato le nostre differenze e abbiamo rispettato ogni persona per le sue qualità. Era un buon posto dove crescere un figlio.

 Un viscerale amore per la lettura e un anno nero   

Diversi anni prima che mi diplomassi alla scuola pubblica, al civico dodici, era scoppiata la Prima Guerra Mondiale. Diventai un'avida lettrice di giornali. Leggevo la raccapricciante propaganda che caricava i tedeschi di atrocità. La mia immaginazione fu stimolata al massimo. Dopo di allora, non persi mai l'abitudine di leggere il giornale. E ciò che lessi lasciò la sua impronta su di me. Nell'autunno del 1916 ero pronta per l'Evander Childs High School. Ma per un anno non potei iscrivermi,

                                     fu un anno duro e terribile per me.

Stavo tornando a casa sulla carrozza un caldo giorno di luglio e stavo salutando il conducente. D'un tratto la carrozza si fermò e non so cosa sia successo dopo, ma fui scaraventata in strada e il mio piede sinistro andò sotto le ruote del carro. Non svenni. Soggiacqui lì in strada finché mio padre non accorse: mi prese in braccio e con le lacrime che gli rigavano il viso, mi portò da un medico. Quando arrivò l'ambulanza, mi venne un gran dolore, ma il dottore che si sedette accanto a me fu così gentile che non volli arrecargli particolare disturbo. Scherzammo insieme fino al Fordham Hospital. Mentre mi portavano dentro, svenni. Quando tornai cosciente c'era l'odore dell'etere e un dolore che mi attraversava senza pietà. L'espressione sul volto di mia madre, seduta accanto a me mi disse che era accaduto qualcosa di estremamente grave:

         quello stesso giorno seppi che il mio piede sinistro era stato amputato.

La mamma giunse all'ospedale con gran premura, carica di arance e fiori e qualsiasi cosa pensava potesse interessarmi. Era un'estate calda e afosa. Ci fu uno sciopero dei mezzi pubblici e mia madre dovette percorrere molte miglia fino all'ospedale. Durante quell'anno terribile non salto mai neppure un giorno di visita. È stato un momento amaro per me. Ero nel reparto femminile, perché ero alta per la mia età. Vidi molte donne morire nella sofferenza. Fui particolarmente colpita da una vecchia signora, che venne all'ospedale con un'anca rotta e morì di cancrena dopo che le ebbero amputato la gamba. Quella notte e per molte notti successive non riuscii a dormire. La mia ferita non si rimarginava bene. Stavo in quell'ospedale da quasi un anno: trattamento dopo il trattamento, operazione dopo operazione, con pochi miglioramenti. Cinque volte fui portata in sala operatoria; per cinque volte annusai l'odore nauseante dell'etere. Il massimo della desolazione fu quando giunse il giorno di apertura della scuola e vidi dalla finestra dell'ospedale i bambini che passavano con i libri in braccio. Ero così triste che il giovane Dr. John Conboy si fermò a chiedere cosa c'era che non andava. "Oggi avrei iniziato il liceo", gli dissi tra le lacrime. "Ora resterò indietro con il latino!". Il latino era la materia che preferivo più di ogni altra. Per me era il simbolo di una vera educazione. Quel pomeriggio il dottor Conboy mi portò la grammatica latina che aveva usato al college e promise di aiutarmi. Iniziai subito a studiarla. Durante il tempo della mia degenza in ospedale mi registrai come "cattolica", ma  non vidi mai nessuno dalla mia Chiesa. Ogni tanto un prete entrava nel reparto, ma io ero troppo timida per chiamarlo. Comunque, arrivarono la dottoressa Clendenning e Gabrielle, e loro mi scrissero delle lettere. Una volta la dottoressa Clendenning mi portò un piccolo libro di poesie e detti religiosi. Sulla copertina bianca c'erano fiori, e il frontespizio era una riproduzione di "The Gleaners" (le spigolatrici) con il titolo: Palette d'Or (tavolette d'oro). Lessi e rilessi quel libro.

 Il ritorno a casa e la morte di Katie                          

Quando fu evidente che le operazioni chirurgiche non erano altro che dolore, la mamma decise di portarmi a casa. Trascorsi i successivi sei mesi nella fattoria e la mamma si prendeva cura di me. Andati in giro con le stampelle fin quando non fu possibile applicare sul mio piede una protesi. Un medico specializzato in medicina generale veniva a casa nostra per curarmi una volta a settimana, perché l'operazione non era stata ben fatta e le ferite guarivano lentamente.

                 Passai la maggior parte del mio tempo a leggere e scrivere poesie

                           e a coltivare il mio rapporto d'amicizia con mia madre.

Ero così felice di essere lontana dall'ospedale che mi sentivo quasi contenta. Durante questo periodo la nostra famiglia subì numerosi lutti.

                                  Mia sorella Katie perse il suo secondo figlio

                   e non molto tempo dopo morì colpita dall'epidemia influenzale.

               Mamma soffrì terribilmente e i suoi capelli castani divennero bianchi.

Mi faceva male vederla soffrire così. I suoi figli si erano sposati ed erano andati via da casa; una figlia era morta, l'altra era invalida. Durante quel periodo, costretta in casa, passai la maggior parte del mio tempo a leggere. Mia madre mi portava libri dalla biblioteca locale e lessi anche la pila di quelli lasciati a casa nostra dai Munns. Poiché quella famiglia era stata metodista, i libri includevano una varietà di innari, vecchie bibbie, commenti e le prediche di John Wesley. C'era anche la copia di un libro di Sheldon intitolata In His Steps, che destò in me una profonda impressione. Le vecchie Bibbie sulle quali studiavo, contenevano illustrazioni affascinanti. Mi piacevano i sermoni di John Wesley. Ancora oggi la sua robustezza mi conforta, così ferma e dritta come le querce inglesi sotto le quali stava in piedi per parlare alla sua congregazione. In questi vecchi libri consunti, c'era naturalmente molta della semplicità del Vangelo e da loro elaborai una piccola preghiera che non lasciai mai più. Anche quando non ci credevo più, ne ripetevo spesso le parole come si fa con la poesia preferita. Questa preghiera, ispiratami dai libri di John Wesley, recitava così: "Caro Dio, salva la mia anima e perdona i miei peccati, per amore di Gesù Cristo. Amen!" (continua…).

Bella Dodd / New York 1954

Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

N.B.: i titoli dei sottoparagrafi sono stati aggiunti dal traduttore e non sono presenti

nella versione originale in lingua inglese

(Copyright © 2018 Qui Europa) partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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Sabato, 26 maggio/ 2018 – Articolo estratto da Chiesa viva n° 125 / Premessa a cura di Sergio Basile  -  Redazione Quieuropa, San Massimiliano Kolbe, Protocolli dei Savi di Sion, massoni, sionismo  Padre Kolbe e i Protocolli dei Savi Anziani di Sion: il libro fondamentale della massoneria Nei Protocolli è rimarcata la strategia farisaica dell'ebraismo: utilizzare la massoneria e [...]

25 maggio 2018Commenti disabilitatiRead More

Islam e Scontro tra civiltà – Mazzini, Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

Islam e Scontro tra civiltà – Mazzini, Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

Sabato, Febbraio 21st / 2015     – di Sergio Basile - Redazione Quieuropa, Albert Pike, Giuseppe Mazzini, Massoneria, Lucifero, Scontro tra civiltà, Jacob Bohme, Swedenborg, Saint-Martin, Epiphanius, William Guy Carr, Sistema Bancario Internazionale, Cabala, Satana, sterco del demonio, moneta-debito, Giudeo massoneria e Nuovo Ordine Mondiale  L'attuale scontro fomentato tra civiltà e religioni pianificato in 2 lettere del 187o e '71 La confessione [...]

Il piano giudeo-massonico di asservimento planetario nella lettera di Baruch Levy a Karl Marx

Il piano giudeo-massonico di asservimento planetario nella lettera di Baruch Levy a Karl Marx

Giovedì, 12 ottobre / 2017             - Lettera di Baruch Levy (rabbino) a Karl Marx -                             Documento ritrovato nel 1888       pubblicato in "La Revue de Paris – 1° giugno 1928 – Pag. 574                 [...]

Comunismo Occulto – Prima Parte

Comunismo Occulto – Prima Parte

 Lunedì, Settembre 28th, 2015 – di Alain Kérizo - Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Jüri Lina, Alain Kérizo, Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, [...]

Comunismo Occulto – Seconda Parte

Comunismo Occulto – Seconda Parte

 Mercoledì, Settembre 30th, 2015 – di Alain Kérizo - Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, [...]

Comunismo Occulto – Terza Parte

Comunismo Occulto – Terza Parte

Giovedì, Ottobre 8th, 2015 – di Alain Kérizo - Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, [...]

Comunismo Occulto – Quarta Parte

Comunismo Occulto – Quarta Parte

Mercoledì, Gennaio 13rd, 2016 – di Alain Kérizo - Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, Paolo [...]

Comunismo Occulto – Quinta Parte

Comunismo Occulto – Quinta Parte

Domenica, Gennaio 17th, 2016 – di Alain Kérizo - Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, Paolo [...]

Affinità Elettive tra Ebraismo e Massoneria

Affinità Elettive tra Ebraismo e Massoneria

Lunedì,  Settembre 1st/ 2014 – A cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio e Redazione Quieuropa - Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Quieuropa Redazione Quieuropa, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, Ebraismo, Massoneria, Affinità elettive, Léon de Poncis, bolscevismo, socialismo, Abramo Lincoln, Adam Weishaupt, diede vita alla "Setta degli Illuminati", in data 1° Maggio 1776), guerra civile americana, Padre Massimiliano [...]

Le radici occulte del Socialismo

Le radici occulte del Socialismo

Lunedì, 10 Ottobre/ 2016    di Jean Vandamme  Redazione Quieuropa, Jean Vandamme, Paolo Baroni, Centro Sa Giorgio, Socialismo, origini occulte, Massoneria, Governo Globale  Le radici occulte del Socialismo Gli iniziati detro ogni ideologia: apparentemente si combattono, ma il fine è lo stesso, la creazione di un unico governo mondiale, la Repubblica Massonica Universale. Il regno dell'anticristo da contrapporre [...]

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