Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

Spread a 300 | Il post di Di Maio | Salvini: "Chiedete a Mattarella"

Giovedì, 31 maggio/ 2018

di Sergio Basile  -

 Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Spread, Crisi di  governo, italia, Mattarella, Salvini 

Come funziona lo spread e come condiziona

l'Italia: il terrorismo del nuovo millennio

C0s'è davvero lo spread e come ci uccide tra

l'indifferenza dei politici

 

di Sergio Basile

SPREAD

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Spread: il terrorismo finanziario legalizzato    

Roma, Bruxellesdi Sergio Basile - La colonia anglofona chiamata Italia, da mesi è incapace di esprimere una compagine di governo! Il Paese sta vivendo giorni molto concitati, gonfi di promesse elettorali tradite e clamorosi atti di teatro politico, con il Quirinale primo attore protagonista di questo disastro, circondato, in ottima compagnia, da tante comparse ed attori minori, ciascuno chiamato a recitare la sua parte. La situazione – come sostiene ironicamente l'amico Roberto Pecchioli - è grave ma, tuttavia, non seria. Cioè non traspare serietà ed una volontà sovrana matura, tale da indurre i partiti a liberarsi davvero dallo status di colonia, bocciando e ridimensionando una volta per tutte le insopportabili e privatissime "agenzie di rating", corresponsabili consapevoli del titlt della Nazione, prima ancora di parlare con cognizione di causa di sovranità. Non vi può essere infatti sovranità politica senza sovranità monetaria e finanziaria.

     Intanto i mercati, dal canto loro, utilizzano l'alibi dell'incertezza e dello spread,

     per affondare gli speroni della speculazione nei fianchi dell'economia nazionale,

         facendo decollare gli interessi passivi sul debito pubblico e la tassazione.

Ogni scusa è buona per far lievitare gli interessi sui titoli di Stato, tanto a pagarne il conto è il cosiddetto "popolo sovrano", sotto tiro della solita coppia anglofona, ben assortita, di killer-terroristi legalizzat: Mr. rating & Mr. spread.

 Giornate "interlocutorie"                                   

A Roma si vivono eterne giornate "interlocutorie" all'interno dell'élitario recinto della politica, tra guerriglie di "clan" partitici e pressioni di logge e loggette, mentre cresce lo spread e con esso la consapevolezza nel popolo bue che il voto sia sempre più una pura formalità; sensazione corroborata anche dalle beffarde parole delle scorse ore del commissario europeo al Bilancio, Gunther Oettinger, secondo il quale

             "i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta".

Insomma una cosa è certa: in barba ad ogni Costituzione, la sovranità non appartiene al popolo – e così da sempre – e neppure alla cerchia di pseudo-politici, abili prestigiatori impegnati ad ammaliare i loro fans e nel contempo a guardarsi bene dall'irritare i fantomatici "mercati", magari mettendone in dubbio i sacri diktat e licenziandone i suddetti terroristi di riferimento. Un misterioso copione sembra soprassedere a tutto ciò, e intanto il mondo ci guarda con gran meraviglia.

 Cos'è davvero lo spread?                                 

Lo spread nelle scorse ore è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni.

                                Di Maio e Salvini ne prendono atto,

ma sembrano stranamente incapaci di porre in essere una critica seria e documentata

                         contro questa arma di distruzione di massa,

               inventata dalla speculazione internazionale e dai banchieri.

Ma cos'è poi questo spread? Molti italiani – la maggior parte – pur subendone le conseguenze quotidianamente a scapito delle proprie finanze, per noia o trascuratezza sono incapaci di capire, di darne una spiegazione razionale. Allora sarà il caso di tornare sull'argomento, già affrontato in più sedi, e iniziare a smontare qualche luogo comune, tracciando i contorni di una truffa senza precedenti.

        Tecnicamente lo spread è la forbice tra il tasso d'interesse dei titoli di stato

     di un paese in rapporto ai titoli "più solidi" di un paese guida (es.: la Germania)

considerati – questi ultimi – meno rischiosi dei primi dal punto di vista della solvibilitàda

                       grazie al giudizio insindacabile e sovrano (rating)

                       di un mero gruppo di privati (agenzie di rating)

    compagni di merende dei banchieri (che siedono nei Cda delle agenzie di rating).

Scusate la definizione non proprio ortodossa, ma rende sicuramente bene l'idea. I titoli sul tavolo degli investitori nazionali ed internazionali, titoli bollati con rating negativi, cioé con bassi voti di "affidabilità", secondo la legge dei mercati, per essere acquistati dovrebbero offrire delle garanzie maggiori, e quindi essere collegati ad interessi o "premi" maggiori.

                     Insomma più il rating delle agenzie (voto) è basso,

    più alto sarà l'utile o "premio" preteso dagli investitori in termini di interessi.

 Germania: leader designata a tavolino                

Nell'Eurozona il paese leader sul quale definire la dimensione dei tassi di interesse variabili è – guardacaso – la Germania: giudicata – secondo il sistema usurocratico dominante – il paese più "affidabile"… Ma chi ha dimestichezza con questi argomenti sa che questo è un meschino luogo comune. Ma le bugie, come insegna la favola, hanno le gambe corte… La Germania, infatti, da poco meno di un decennio è stata innalzata arbitrariamente a paese egemone/leader per mere ragioni politiche e geopolitiche (ma infondo, come capiremo più avanti, anche religiose). L'Italia in quegli anni (2007/2011) godeva dei fondamentali economici più robusti e stabili d'Europa, potendo contare – tra l'altro – sia sulla prima rete continentale di imprese che sul risparmio familiare pro-capte più consistente tra i paesi dell'Unione europea. Anche il tasso di indebitamento medio delle imprese nazionali era molto contenuto, insomma da prima della classe.

 Terrorismo rating contro i Paesi non protestanti 

Più avanti spiegheremo brevemente come e perché la Germania fu graziata dalle agenzie di rating sull'altare di altre vittime sacrificali: i famosi paesi "maiali" o PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia/Cipro e Spagna), cioé quei paesi non protestanti di maggior tradizione cristiana (cattolica e ortodossa). La scure del rating iniziò, a cavallo del 2011, a colpire questi paesi in maniera arbitraria, sconcertante e sconsiderata, al fine di gettare questi ultimi nel baratro senza fine dell'usura, con la compiacenza dei propri governi fantoccio. Alla luce di questa doverosa ricostruzione storica, c'è da rimarcare il fatto che

                lo spread è tutto fuorché uno strumento di misurazione scientifica

                                   degli equilibri finanziari di mercato.

                        Esso non attesta l'aumento degli interessi sui titoli,

                                in maniera scientifica e quindi numerica,

                             ma essendo condizionato arbitrariamente

           dal voto sull'affidabilità e stabilità degli stati (rating) delle agenzie di rating

                (vendute e controllate dai consigli di amministrazione delle banche)

               induce e provoca esso stesso – di conseguenza – un aumento fittizio

            degli interessi passivi da corrispondere ad acquirenti e grandi speculatori:

            in aggiunta, sono le stesse banche a dare le direttive alle suddette agenzie,

                            "suggerendo" chi bocciare e chi promuovere.

Quindi non c'è nulla di scientifico, ma è tutta una grande farsa marcatista che – più delle bombe e degli atti di terrore degli Anni Settanta – riesce ad orientare scelte e strategie politiche, con la forza dell'inganno e dell'intimidazione. Pochi si chiedono perché ad esser presi di mira sono soprattutto i paesi cattolici. La risposta è semplice quanto incredibile: siamo – che ci crediate o no – nel bel mezzo di una secolare guerra di religione, che si serve anche e soprattutto della armi improprie della finanza, della moneta e del debito, per realizzare i suoi oscuri fini. Questa analisi si pone in perfetta linea con il nostro ultimo studio sui Protocolli dei Savi di Sion, che può anche essere approfondito nel seguente link in nota (1).

(1) Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

 Le 3 aleatorie componenti dello spread             

Lo spread, in teoria, volendo trovare qualcosa di "scientifico" in un iganno che di "matematico", come visto, ha ben poco, possiamo dire che si compone di 3 variabili, decise e blindate, ovviamente, dai soliti "padroni" del mercato: 1) il merito di credito dei Paesi; 2) il rischio di implosione della moneta unica; 3) l'effetto fuga degli investitori verso il Bund tedesco. Ma a ben vedere, ad esempio, c'è da dire come il merito di credito dei paesi non è stato mai davvero considerato: la Procura di Trani – d'altronde – lo riconobbe chiaramente alcuni anni orsono, nell'ambito delle indagini condotte sulle agenzie di rating, additate sul banco degli imputati quali responsabli di declassamenti iniqui e fraudolenti, ai danni dell'Italia in primis. Esse infatti declassarono – in favore della speculazione internazionale e della svendita dell'Italia che sarebbe seguita da lì a poco – il bel Paese quando, come detto, esso godeva di fondamentali economici da prima della classe. Ma il vero motivo del contendere che sta innescando questa perversa spirale debitoria, accanto al fenomeno degli spread (che riguarda come noto il cosiddetto "mercato secondario") si manifesta in tutto il suo potenziale speculativo e distruttivo fin dal mercato primario, quello delle cosiddette aste della BCE verso il settore bancario privato (che vere aste in effetti non sono). Ma su questo punto torneremo in altra sede.

 Il dogma della nazione intoccabile                    

Nei primi mesi del 2011, i rendimenti dei titoli del debito pubblico tedeschi (famosi bund)  tracciavano una curva ascendente, in virtù – sostanzialmente – di tre elementi: 1) l'elevato rischio da speculazione finanziaria imputato alle banche tedesche; 2) il dubbio valore dei titoli tossici in portafoglio; 3) le perdite sui titoli greci nei portafogli delle stesse banche tedesche. Tale situazione, evidentemente, stando alle "sacre leggi del mercato", avrebbe dovuto ingenerare la crisi dell'economia tedesca: nazione travolta dagli squilibri finanziari interni al settore bancario. Ma ciò non è mai avvenuto, come mai? Semplice! Le ragioni sono almeno due: 1) la Germania è per statuto la nazione leader dell'Eurogabbia (in aggiunta, protestante ed anti-cattolica) ; 2) le banche, in realtà, non possono fallire per statuto e genetica finanziaria. Esse non solo ricevono moneta-debito dalla BCE a tassi vicini allo 0%, riprestandola a debito ed a tassi altissimi agli stati, attraverso l'operazione di cartolarizzazione (acquisto dei celeberrimi titoli di stato), ma grazie alla cosiddetta "riserva frazionaria" prestano fino a 50 volte, a tenore decrescente, i soldi che in realtà dovrebbero essere accantonati nei caveau delle stesse banche, a garanzia dei depositi accreditati dai correntisti.

 Come sparare sulla Croce Rossa                       

Come se non bastasse, le banche – specie quelle tedesche – negli ultimi anni hanno continuato ad acquistare a piene mani titoli con spread altissimi presso i mercati dei paesi PIIGS, tra i quali la Grecia. Inoltre i rischi dei titoli tossici (derivati, ecc..) sono stati gettati sempre sui Paesi Piigs (tra i quali l'Italia)  attraverso una massiccia rivendita degli stessi titoli del debito sovrano di tali Paesi (specie titoli greci e BTP ialiani) sul mercato secondario, quello cioè aperto alla speculazione privata (anche non bancaria). Ciò al fine di aumentarne sia i rendimenti sul mercato primario che lo stesso spread. Un aumento spropositato delle vendite dei titoli suddetti sul secondario è stato in parte letto dai mercati come una mancanza di fiducia degli operatori finanziari verso Paesi sovrani (si fa per dire) come Italia e Grecia. Insomma un gioco dove a perdere sono sempre e solo i contribuenti di tali paesi e mai gli speculatori. Un pò come sparare contro la famosa "Croce Rossa", in tempo di guerra.

 Politici camerieri dei banchieri                          

Dunque un altro pezzo di debito nazionale (oltre a quello generato dal signoraggio bancario e alimentato dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona: che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, cioé presso le banche private) dipende proprio dagli esorbitanti interessi passivi pagati sui titoli del debito pubblico – sottoscritti a banche e speculatori – proprio grazie a questo meschino e perverso meccanismo implosivo dello spread, tollerato in maniera scellerata e complice dai partiti di casa nostra e dall'Unione europea (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo) soprattutto con l'archiviazione del poco noto "Pacchetto Barnier" Antirating, nel 2012. Sicuramente quello del "conflitto d'interessi" all'interno delle agenzie di rating è, di conseguenza, uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio. Ma anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere: un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice "la politica" – di ogni Carta Costituzionale. La solita vergognosa storia, che i nostri cari politici fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi ed intere economie continentali vanno giù, sprofondando nella recessione, e tirandosi dietro migliaia di vittime in carne ed ossa.

 Una guerra nuova e silenziosa, basata sul ricatto 

                              Finita la stagione dello stragismo,

utilizzare il ratig, evidentemente, si è rivelato un'arma altrettanto efficace e convincente:

       uno straordinario specchietto per le allodole per confondere le acque

              e mascherare veri e propri colpi di stato e "sacchi finanziari"

    celandosi ipocritamente dietro la candida espressione "fiducia dei mercati".

Allora la verità che emerge è una e inconfutabile: qualcuno ci ha dichiarato guerra e ci vuole morti e, di conseguenza, lo spread con l'economia e il diritto non ha nulla a che vedere. Ad esistere e colpire, sono invece gli effetti collaterali dell'aumento dello spread (ricordiamo: presunto premio per il "Rischio Paese" o "Differenziale d'interesse rispetto ai bund tedeschi"): 1) incremento per miliardi degli Interessi sul debito da pagare; 2) esplosione della tassazione; 3) incremento arbitrario e condizionato dei ricavi dei grandi speculatori bancari; 4) destabilizzazione del sistema economico nazionale; 5) creazione di uno stato di schiavitù sostanziale; 6) spostamento della ricchezza reale  del paese e incremento esponenziale del processo di rarefazione monetaria, già pesantemente condizionato dall'emissione della moneta a debito delle banche centrali;  7) creazione di una dittatura tramite il debito fittizio e illegale (in quando antitetico alla Costituzione e ai principi di equità, giustizia e sovranità nazionale).

 Target 2 – L'altro braccio armato della finanza    

                               La truffa dello spread si regge, specularmente,

                anche su un altro sistema bancario e finanziario, chiamato TARGET2,

           uno strumento da guerra concepito nell'humus dell'europeismo mondialista,

        al tempo di Romano Prodi, per ingenerare dei vantaggi oggettivi e spropositati

    in favore della Germania e della bilancia dei pagamenti degli operatori finanziari tedeschi.

TARGET 2 è il sistema automatico di regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche centrali e commerciali degli stati membri dell’Eurozona ed è stato introdotto il 19 novembre 2007 in sostituzione della precedente piattaforma TARGET (Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System) e delle varie stanze di compensazione private (clearing house) che ancora collegavano alcune delle principali banche fra di loro.

 Come funziona il sistema Target 2                       

Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: tutte le principali banche commerciali che operano all’interno di una data nazione sono obbligate a mantenere un particolare conto corrente presso la rispettiva banca centrale nazionale, attraverso cui vengono regolamentati i pagamenti interni fra le banche di uno stesso stato. A loro volta le Banche Centrali dei paesi dell’Eurozona sono collegate fra di loro per compensare i pagamenti che avvengono fra le banche che operano in due differenti nazioni. A fine anno, in sede di regolamentazione e compensazione interbancaria del volume totale dei pagamanenti, senza tener presente le differenze economiche strutturali esistenti tra i diversi paesi Ue e pretendendo illegittimamente di omologarli tutti in un unico paniere, ovviamente i paesi a maggior vocazione industriale (es.: dediti all'industria pesante ed automobilistica),come la Germania, si troveranno in una naturale ed ovvia posizione di vantaggio rispetto agli operatori a trazione agricola o turistica, come , ad esempio, Grecia o Portogallo.

                Il Target 2 in pratica, senza entrare in troppi tecnicismi,

                    costringe le economie di tutti i paesi dell'Eurozona,

         ad una strana compensazione univoca dei saldi economico-finanziari:

  tutto il surplus commerciale accumulato dai paesi più forti, rispetto ai più deboli,

                           si trasforma in maggiori punti target.

    Target 2, quindi, oltre a facilitare la compensazione reciproca dei pagamenti,

          crea dal nulla dei veri e propri potenziali crediti in forma elettronica

 da poter utilizzare speculando sul mercato dei titoli dei paesi con spread più alto.

 Una bilancia che non sarà mai in pareggio          

Tali acquisti di titoli da parte delle banche tedesche riequilibrano i saldi TARGET dei paesi dell’Eurozona. Nel sistema economico della zona euro si creano due flussi opposti e complementari di capitali, X e Y. Nel flusso X transitano i beni industriali dalla Germania alla periferia (es.: camion e auto); nel flusso Y viaggiano i titoli finanziari (BTO, Bonos, ecc..) dai “malcapitati” paesi Piigs alla Germania. Un circuito commerciale-finanziario pazzesco, vizioso e viziato da pesantissimi squilibri in favore della sola Germania che “rifinanzia” in automatico la sua stessa macchina da guerra industriale e finanziaria, finendo anno dopo anno per indebitare sempre di più i cosiddetti paesi Piigs, costretti ad accettare gli aiuti “da usura” della Troika o a cedere agli inganni degli Eurobond, Project Bond e Fondo Salva Stati Permanente (MES).

                      Risultato? Più tasse per tutti! E specie per gli italiani!!

Dal 2008 le stesse banche tedesche stanno vendendo in massa i titoli dei Piigs, ottenendo lauti profitti. Al contrario i cosiddetti Piigs stanno continuando ad acquistare beni e prodotti industriali tedeschi (es.: automobili tedesche) e in assenza di finanziamenti esterni, sono costretti ad indebitarsi a livelli vertiginosi (ecco perchè, tra l'altro, le pseudo crisi bancarie sono indotte e fittizie, frutto di meccanismi speculativi). Tale situazione risulta chiaramente anche dall’analisi della distribuzione dei crediti e dei debiti “Target”, misurata in miliardi di euro, fra i paesi dell’Eurozona.

           Ad oggi la Germania presenta un saldo positivo in miliardi di euro (surplus)

                    pressappoco equivalente ai debiti accumulati dai paesi Piigs.

                          Ne risulta un quadro chiaro quanto drammatico:

                       i debiti di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna

                          sono il risvolto negativo dei crediti dei tedeschi.

Finché i nostri politici continueranno ad ignorare questi crimini, questi nuovi atti di terrorismo, la Nazione sarà sempre più il Paese di nessuno, la terra del debito perenne e della falsa civiltà. Perché Mattarella, Salvini, Di Maio e soci non si decidono a raccontare tutta la verità agli elettori? Ognuno si dia una risposta plausibile e tragga le relative conclusioni.

              A prescindere dalla nuova compagine di governo che si formerà,

                                  se non saranno estirpati tali crimini,

              resteremo sempre e solo una misera colonia della Grande Usura,

                 sotto il giogo delle banche centrali e delle agenzie di rating,

                        risucchiati nel torbido vortice della speculazione.

 

 Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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