Freud, un ciarlatano smascherato: vittime del freudismo / 2

Martedì, 3 luglio / 2018

di Godeleine Lafargue -

 Redazione Quieuropa,  Sigmund Freud,  Ciarlatano smascherato,  Vittime del freudismo,  Isteria 

Sigmund Freud: un ciarlatano smascherato / 2

I fragili fondamenti della psicanalisi e le vittime del freudismo

(seconda e ultima parte)

 

di Godeleine Lafargue (1)

(1) Traduzione dall'originale francese Freud, un charlatan démasqué («Freud, un ciarlatano smascherato»), a cura di Paolo Baroni. Articolo estratto dalla rivista Action Familiale et Scolaire (nº 189, pagg. 32-44). Apparso sulla rivista dell'Association Catholique des Infirmières, Médecins et Professionnels de santé Les Cahiers St Raphaël (nº 71, giugno 2003), con il titolo «Psychanalyse, l'idole vacillante» («Psicanalisi, l'idolo vacillante»). L'Autrice dell'articolo è laureata in Filosofia.

FRAGILI  FONDAMENTI DELLA PSICANALISI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Fragili fondamenti della psicanalisi                      

Parigi, Vienna di Godeleine Lafargue   (continua dalla prima parte – Sigmund Freud: un ciarlatano smascherato / 1) I fondamenti della psicanalisi sono molto fragili, il che non è per nulla stupefacente visto che a quell'epoca Freud era un grande consumatore di cocaina. Ora, una delle conseguenze dell'assunzione di questa droga è l'alterazione del senso della realtà. D'altronde, nota Jacques Bénesteau, non è affatto sorprendente che il sogno abbia una parte così importante nella psicanalisi. A questi effetti, bisogna aggiungere la convinzione di possedere un'intelligenza inesauribile, una sopravvalutazione di sé, la dispersione dell'attenzione e della memoria. Come scoprire una terapia degna di fiducia in simili condizioni? Ma evidentemente ogni allusione all'assunzione di cocaina è stata dissimulata da Freud e dai suoi cerberi. Freud fu un vero «ciarlatano». Frederick Crews afferma che

                «se oggi uno scienziato si comportasse in questo modo,

       dovrebbe lasciare il posto di lavoro, perderebbe i fondi per la ricerca

                    e sarebbe disonorato per il resto dei suoi giorni» (15)

(15)  Così Frederick Crews, il 14 settembre 1999, durante un incontro con Harry Kreisler all'Università di Berkeley. La qualifica di ciarlatano («quack») era già stata pronunciata in una prestigiosa rivista medica da Raymond Tallis: «Il verdetto è costantemente negativo: come scienziato, metapsicologo diagnostico della società. Freud rimane un ciarlatano» (cfr. R. Tallis, «Burying Freud», in The Lancet, marzo 1996, pag. 669); cit. J. Bénesteau, op. cit., pag. 251. Vedi pagina web http://globetrotter.berkeley.edu/people/Crews/crews-conO.html

 Un medico fallito che non amava i malati         

Solo la gloria e il denaro erano i moventi del nostro grande ricercatore! Del resto, Freud detestava i malati, come confessò lui stesso:

                       «I pazienti sono gentaglia, gli torcerei il  collo, a tutti;

          sapete infatti che nella vita sono terribilmente intollerante verso i pazzi,

                             e non vi scopro che ciò che hanno di nocivo;

il miglioramento consiste nel metterli su una barca e spedirli il più lontano possibile;

                            non meritano il tempo che diamo loro» (16)

Freud fu indubbiamente un medico fallito! Dopo l'insuccesso della «Teoria della seduzione» occorreva trovare qualcos'altro, e qui intervenne il famoso «Complesso di Edipo» che riguardava gli abusi sessuali subiti nell'infanzia. Ora la causa dell'isteria aveva le sue radici nel desiderio incestuoso. Sofocle (496-406 a.C.) deve rigirarsi nella tomba, lui che non ha mai voluto far apparire un elemento sessuale tra Edipo e Giocasta. Ma poco importava al nostro terapeuta senza pari, il quale

         ha confessato di non essersi mai documentato sulla leggenda di Edipo.

Finalmente, a partire dall'invenzione del Metodo psicanalitico, negli anni 1896-1897, sei casi clinici furono un po' – ma assai contraddittoriamente – esplorati. Si trattava di casi esposti da Freud in una pubblicazione nell'intento di dimostrare l'utilità della psicanalisi. Questi esempi erano così poco significativi che nessuno comprese questa scelta.

(16) Cfr. J. Bénesteau, op. cit., pag. 59.
 

 Le vittime del freudismo                                          

Il primo caso venne eliminato al primo colpo; si trattava di un caso di omosessualità. Ora, secondo Freud, «la psicanalisi non è chiamata a risolvere i casi di omosessualità» (17). Il secondo caso riguardava Dora (Ida Bauer), nel 1900. La poveretta non ha sopportato le elucubrazioni del sedicente psichiatra. Pose fine alla sua psicanalisi alcune settimane più tardi. Soffriva tra l'altro, come Emma, di disturbi digestivi, attribuiti ancora una volta alla masturbazione. Finì per morire di cancro al colon. Freud ammise il fallimento, ma non lo attribuì assolutamente ad un errore di diagnosi o ad una debolezza del metodo; solo la malata era in causa. Abbiamo poi il doppio caso del piccolo Hans nel 1907 e nel 1909.  Sebbene immunizzato teoricamente contro gli stati nevrotici grazie ad un'educazione freudiana, il piccolo Hans (di cinque anni) soffriva di una nevrosi fobica: la paura del morso di un cavallo rivelava l'angoscia di castrazione. Questo modello di equilibrio  – sviluppato nel 1907 in un articolo di Freud – divenne nel 1908 un modello di perversione. Il 19 maggio, Freud dichiarò di avere guarito definitivamente il bambino. Egli non aveva incontrato il piccolo che per alcuni istanti, dirigendo la psicanalisi tramite il padre. Le affermazioni del fanciullo, che non capiva molto bene le domande, venivano interpretate dal padre, e poi corrette da Freud per evitare le contraddizioni. A diciannove anni, Hans non si riconobbe nel racconto del suo caso redatto nel 1909. Freud vide in questa amnesia una prova ulteriore della guarigione della nevrosi infantile. In seguito, il nostro psicanalista dovette preparare in tutta fretta una conferenza di carattere storico, tenutasi il 26 aprile 1908, per dimostrare di fronte al mondo l'efficacia terapeutica del suo metodo.

(17) Cfr. Über die Psychogenese eines Falles von weiblicher Homosexualität, pag. 270; cit. in J. Bénesteau, op. cit., pag. 263.

 Il caso de "L'uomo dei topi"                                      

Freud decise di presentare il caso de «L'uomo dei topi». Constatiamo un'indiscutibile e seria divergenza tra le note cliniche e il caso ufficiale: «Queste distorsioni manifeste fanno del caso ufficiale una confabulazione intenzionale e una trasfigurazione mitologica orchestrata sapientemente» (18). Poi ci fu il caso di Daniel Paul Schreber (1842-1911), ex presidente della Corte d'Appello che sprofondò nella follia. Purtroppo, Freud non psicanalizzò mai il malato. Non si trattò di una psicanalisi in senso rigoroso, ma di una prova interpretativa degli avvenimenti descritti da Schreber. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una ricostruzione mitografica:

          Freud si sbarazzò deliberatamente dei documenti biografici o medici

             che avrebbero rimesso in causa il suo sistema di pensiero unico.

(18)  Cfr. J. Bénesteau, op. cit., pag. 273.

 Il caso de "L'uomo dei lupi"                                       

Infine, c'è il caso de «L'uomo dei lupi», considerato come il più dimostrativo, che seguì una psicanalisi durata settant'anni (ci si chiede dov'è la guarigione!) e portata avanti da dieci psicanalisti chi si sono dati il cambio fino alla morte del paziente avvenuta nel 1979. Successivamente, l'uomo sarebbe stato guarito da numerose malattie mentali. «L'uomo dei lupi», ridotto in miseria dalla rivoluzione bolscevica, venne sovvenzionato dal movimento psicanalitico. Freud gli forniva libri in quantità e organizzava una colletta ogni anno a Pasqua. Poi, Kurt Eissler gli subentrò e gli ottenne una pensione a vita grazie ai fondi degli archivi Freud, oltre all'analisi gratuita, in cambio del suo impegno per la causa.

                       Il paziente, tuttavia, non riuscì a custodire il silenzio

           e finì per confessare il male che gli aveva provocato la psicanalisi.

                 Egli continuò ad avere turbe psicologiche per tutta la vita.

Solo sei casi sono stati più o meno studiati seriamente da Freud, sei casi assolutamente contestabili, il che la dice lunga sull'efficacia del Metodo psicanalitico.

CIARLATANO SMASCHERATO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Delirio, sogno e assenza di obiettività scientifica 

La psicanalisi è un procedimento sviluppato senza alcuna obiettività scientifica. Essa è radicata nel sogno e nei deliri di un uomo pieno di sé, che non sopportava l'insuccesso, disonesto, e sotto l'influenza della cocaina. La psicanalisi non ha mai fornito prove serie della sua efficacia e ha causato la perdita di molti pazienti. Malati talvolta famosi, come Marilyn Monroe (1926-1962), sono stati vittime del freudismo, e si sono dati la morte, senza contare gli stessi psicanalisti. Jacques Bénesteau fornisce una proporzione stupefacente: su una popolazione di 100.000 persone, si stima che tra le dieci e le trenta persone si sono suicidate. Sui 350 psicanalisti ufficialmente elencati in Europa centrale prima della Seconda Guerra Mondiale, più di una ventina si sono tolti la vita. Per essere indulgenti, possiamo considerare la frequenza di venti psicanalisti su 350, contro circa venti persone per 100.000 nella popolazione generale. Questo significa che ci sono state 285 volte più suicidi tra gli psicanalisti che tra la popolazione generale.

  La sconvolgente fama del freudismo                        

                  É sconvolgente; ma lo è ancora di più la fama del freudismo

      davanti a tanta inesperienza, alla mancanza di obiettività, a tanta fantasia,

                                   alle frodi e agli insuccessi terapeutici.

Ci rendiamo allora conto dell'ampiezza dell'inganno insito nel sistema freudiano. Molte lettere o conferenze sono state censurate da Freud o nascoste da sua figlia o dai suoi discepoli. Tutto ciò che poteva ostacolare la causa è stato occultato. Guai a colui che, fin dai tempi di Freud, parlava male del maestro. Certuni hanno avuto la carriera stroncata per avere osato criticare il maestro. In definitiva, come il poeta francese Edmond Rostand (1868-1918) diceva del darwinismo che era «una fiaba per persone adulte», allo stesso modo possiamo affermare che «il freudismo è veramente una fiaba per scienziati». Queste due famose rivoluzioni sono solamente delle imposture di statura gigantesca.

Godeleine Lafargue

Traduzioni a cura di Paolo Baroni Centro San Giorgio

dall'originale francese "Freud, un charlatan démasqué"

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 Prima parte                                                               

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