Schiavi di un Debito Illegale – Capitolo 4: Banche Centrali e Signoraggio. Una storia che tutti dovrebbero conoscere

Lunedì, Agosto 27th/ 2012

- L'Editoriale di Sergio Basile -

Europa / Italia / Debito Pubblico / Sovranità Monetaria / Banche Centrali / Signoraggio / Banca d’Inghilterra / Banca d’Italia / Lira / Conio / Louis Even / William Paterson / Debito illegale / Legge 262/2005 / Mario Monti / John Kennedy / Carlo Azeglio Ciampi / Guido Carli / Mario Draghi / Romano Prodi / Giuliano Amato /   Jean-Baptiste Colbert / Federal Reserve / Bretton Woods / Oro / Trattato di Lisbona / Sacco del Britannia / Convertibilità in oro / Bankitalia / Basilea / Ignazio Visco / Euro / Target 2 / Truffa legalizzata / Qui Europa / Eurozona / IRI / Beniamino Andreatta / Stalin / Armand Hammer / BRI / Banca dei Regolamenti Internazionali 

Schiavi di un Debito Illegale – Capitolo 4°:

storia delle Banche Centrali e del

Signoraggio. Una storia che tutti

dovrebbero conoscere

Ecco com’è nata la truffa del Debito Pubblico

e come continua a schiavizzare i popoli

Debito: gli inganni di Mario Monti e dell’Ue

Ecco cosa fare nel concreto per riscattarci dal Debito

Roma, Bruxelles, Londra, Francoforte – Che siamo vittime spesso “ignoranti e inermi” di una crisi finanziaria globale indotta e pilotata, a causa di una disinformazione dilagante e sistematica, ormai lo stanno capendo anche i bambini; le menti più ottuse; e/o i cittadini più distratti. Il responsabile di ogni male ci viene dipinto oggi come il debito pubblico. Ma non è proprio così. Esso è solo l’effetto del più grande inganno mai perpetrato da una élite di uomini ai danni dell’umanità intera: il tentativo del principe del denaro e dell’egoismo di corrompere mediante il vile danaro tutto il creato e le creature che il Signore Dio, nella Sua immensa bontà ha generato. La stampa di regime ed i politici da strapazzo dicono che il debito pubblico sia il risultato di una spesa statale fuori controllo,  ed immorale, questo è vero. Ma solo in parte, in piccola parte! Sostenere l’esclusività e l’assolutezza di questa tesi equivale a mentire grossolanamente! Come equivale a mentire il sostenere che la crisi sia originata dal Debito pubblico. Ne è prova l’indebitato, ma ricco Giappone: paese in continua crescita, malgrado abbia un debito pubblico (il più alto al mondo) 4 volte maggiore a quello italiano. Ma, dunque, come nasce in realtà il mito del debito pubblico? Chi è oggi il proprietario del debito pubblico delle nazioni fatte oggetto della misteriosa crisi indotta? Che rapporto intercorre tra debito e grado di schiavitù dei popoli europei? Abbiamo cercato di rispondere a questi interrogativi nei precedenti tre editoriali di “Qui Europa” dedicati al tema, dal titolo “Schiavi di un Debito Illegale”. Oggi, tuttavia cerchiamo di comprendere come tutto storicamente abbia avuto inizio, partendo proprio dalla nascita, dall’evoluzione e dal controllo delle Banche Centrali e della moneta nazionale: il vero cuore del nostro problema!

  Louis Even e la storiella che tutti dovrebbero conoscere  

Emblematico, in tal senso è il racconto di Louis Even, il sostenitore più convinto del Credito Sociale. “Cinque naufraghi riuscirono a raggiungere un’isola deserta. Si trattava di un muratore, un contadino, un allevatore, un agronomo e un ingegnere. Secondo le rispettive competenze, i cinque si dettero da fare per realizzare una comunità organizzata. Ciascuno diede il suo apporto in funzione alle sue competenze. L’economia dell’isola era incentrata sul baratto. Sull’isola vi era però armonia. Successivamente  arrivò sull’isola il sopravvissuto di un altro naufragio. Sbarcò da una scialuppa portando con sé una pressa, una cassa piena di carta e un barile sigillato. Il nuovo arrivato fu ben accolto.  Si trattava di un banchiere. Il neo-arrivato, preso atto delle attività dei cinque, disse: “Per far funzionare bene le cose vi manca solo il denaro”. Allora con la carta e la pressa iniziò a stampare 1000 dollari, coprendoli in garanzia con un barile d’oro portato in salvo dal naufragio. Egli prestò duecento dollari a testa all’interesse del 2% annuo. Prestito garantito dai frutti delle attività, dalle capanne e dagli attrezzi dei beneficiari del credito.

  L’inganno del banchiere  

Ma la felicità sull’isola durò ben poco. L’ammontare del loro debito, ben presto,  – capitale più gli interessi maturati – divenne superiore all’intero importo del circolante, cioè superò i 1000 dollari stampati ed immessi nell’economia dell’isola. In quell’isola era così nato il debito pubblico. Un debito destinato ad aumentare anno dopo anno. Il risultato diretto di questo fu l’incremento incessante e progressivo dei beni del banchiere, che – con questo stratagemma – stava diventando il padrone indiscusso di tutti i beni presenti sull’isola. Non solo, il banchiere ben presto finì anche per interferire nella vita politica (privata e pubblica) degli abitanti dell’isola, dicendo loro – in virtù del suo potere – come dovevano fare o non fare. Tutti i cittadini divennero dunque succubi e schiavi del banchiere. Ma se il denaro se lo fossero stampato loro, senza l’intromissione di quel banchiere venuto dal mare, si sarebbero ridotti a questo stato di indebitamento, subalternanza e condizionamento? Sicuramente no! L’interesse sul debito non sarebbe mai scoppiato.

  La reazione degli isolani  

Questo perché il denaro rappresentava il valore dei beni presenti sull’isola (era il corrispettivo e l’espressione dei beni, dei servizi e delle attrezzature presenti) e quindi, essendo loro i proprietari dei beni, avrebbero dovuto essere anche i proprietari del denaro sul quale nessuno avrebbe potuto pretendere il pagamento di interessi. I cinque allora, compreso il sottile inganno, si ribellarono, e ricacciarono violentemente in mare il disonesto banchiere. Come ciliegina sulla torta,  Even racconta che, “quando i cinque andarono a dissotterrare il barile che doveva rappresentare la copertura aurea della moneta stampata dal banchiere, scoprirono che esso era pieno di sassi”. Cioè, il denaro stampato dal banchiere disonesto, non era altro che misera carta straccia! Assolutamente non garantita da alcun lingotto d’oro.

  Uso improprio della tassazione   

Tale racconto e tutt’altro che paradossale: si pensi ad esempio che già nel 1696, in Inghilterra, a fronte di 1.750.000 sterline stampate, esisteva una riserva di cassa di sole 36.000 sterline d’oro. Fin da allora, in aggiunta – come accade esattamente anche oggi – il 40-50% delle finanze statale furono dirottate in spese per armamenti e guerre. Anche se oggi c’è chi le chiama “missioni di pace”!  Tra interessi bancari passivi e guerre, gli stati – sotto l’egida di organismi internazionali – spendono oggi tra il 60 e il 70% dei fondi reperiti attraverso – spesso e volentieri – barbare forme di tassazione. Allora comprendiamo meglio la celebre frase dell’economista francese Jean-Baptiste Colbert che nel Seicento scriveva: “La tassazione è l’arte di spennare l’oca in modo tale da avere il massimo di piume con il minimo possibile di starnazzi”.

  Origini storiche del Signoraggio  

Un tempo il potere di coniare moneta era riservato alla massima autorità: imperatori, re,  principi. Ricchi mercanti e possidenti di argento e oro giungevano dunque alla zecca dello Stato o del Regno, e trasformavano in monete i metalli preziosi. Una piccola parte di questo metallo veniva trattenuta dal signore di turno come compenso per l’operazione di conio. Questo compenso si chiamava signoraggio: privilegio gelosamente difeso dall’autorità statale. Ma poi qualcosa iniziò subdolamente a cambiare, il demone del denaro prese il sopravvento, ed il gioco fu ben presto chiaro, anche se non del tutto per l’ingenuo popolino.

  Società private chiamate “Banche Nazionali”  

William Paterson – ricco speculatore – sul finire del Seicento, nel Regno Unito ottenne dal sovrano il privilegio di coniare moneta. Nacque così la “Banca d’Inghilterra”: istituzione rigorosamente privata, malgrado il nome ingannevole. Paterson sintetizzò il senso dell’operazione con una frase disarmante quanto emblematica: “La banca trae beneficio dall’interesse che pretende su tutta la moneta che crea dal nulla”. Sul modello della banca di Paterson furono istituite: nel 1695 la Bank of Scotland, nel 1765 la Königliche Giro und Lehnbanco di Berlino, nel 1782 il Banco di San Carlo di Madrid, nel 1800 la Banca di Francia. Le banche di emissione, dunque, dopo il 1694 divennero quasi tutte private. Negli Usa ciò accadde il 23 dicembre 1913 con il “celeberrimo” Federal Reserve Act: l’atto istitutivo della Banca Centrale americana, la più grande banca privata del mondo. Nel 1937, Stalin privatizzò anche quella dell’Unione Sovietica: con la complicità del petroliere ebreo-americano Armand Hammer.

  La nascita della Banca d’Italia  

Nel Bel Paese, nel 1874, le banche autorizzate a emettere moneta erano sei: la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale della Toscana, la Banca Toscana di Credito, la Banca Romana, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Nel 1893, dopo lo scandalo e il fallimento della Banca Romana, i 4 istituti dell’Italia centro-settentrionale vennero fusi, dando vita alla Banca d’Italia, che nel 1926 restò l’unica con diritto di battere moneta. Mussolini – bisogna dargliene atto – durante il suo ventennio cercò con ogni mezzo di mantenere l’autonomia della Banca d’Italia. Costretto a sottostare alle minacce di Usa e Inghilterra, non poté nazionalizzarla, (per non andare in urto con i due massimi creditori internazionali dell’Italia) ma, con la riforma del 1926, escogitò un sistema di controllo – indiretto – dell’Istituto di emissione della lira. La Banca d’Italia rimase un Istituto indipendente – prima una Società autonoma, poi una Società per Azioni – la cui proprietà però fu affidata a Enti statali, Casse di Risparmio e Banche d’interesse nazionale che qualche anno dopo sarebbero diventate (con l’IRI) proprietà dello Stato. Ciò, evidentemente, evitò lo scoppio del debito pubblico, salvaguardando da minacce esterne la sovranità monetaria nazionale; e custodendola nelle mani del popolo italiano. Né è prova – tra l’altro – il fatto che Mussolini, in quegli anni, riuscì addirittura ad ottenere il pareggio di bilancio: e ciò, senza alcuna manovra lacrime e sangue stile Monti, per intenderci.

  Lo snaturamento del ruolo finanziario e monetario dello stato  

Un colpo mortale allo snaturamento del ruolo della Banca Centrale fu dato nei primi anni Ottanta da Carlo Azeglio Ciampi (governatore di Bankitalia) e da Beniamino Andreatta (ministro del Tesoro). Nel 1981, infatti, fu sancito il diritto della Banca Centrale a non sottoscrivere i Titoli di Stato del debito pubblico: grande primo regalo fatto alla speculazione internazionale. Stranamente in quell’anno – è bene rammentarlo – iniziò a collaborare col governo – come consulente finanziario – un giovane di “belle speranze” chiamato Mario Monti. Ovviamente, per l’Italia, fu l’inizio dell’era del debito pubblico, che ben presto andò  “alle stelle” per la gioia della speculazione internazionale.

  Il Sacco del Britannia  

L’indipendenza monetaria poi fu duramente minata negli anni Novanta da Romano Prodi (uomo Goldman Sachs, che avviò un piano di privatizzazioni e liberalizzazioni senza precedenti) e da Giuliano Amato, che da presidente del Consiglio, con il celeberrimo decreto “Carli-Amato” del 1992, privatizzò la Banca d’Italia, derubando gli Italiani della propria sovranità nazionale. Essa passò dunque – mediante il trasferimento del 96% delle azioni – nelle mani di banche private come Banca Intesa e Unicredit. Allo stato restò un misero 4% Mediante Inps e Inail. Nel 1992, poi, il Ministro del Tesoro, Guido Carli, abolì il controllo del governo sul tasso di sconto: che rimase prerogativa unica della Banca d’Italia, e quindi della speculazione privata. Oggi prerogativa – ricordiamolo – della privata BCE di Mario Draghi. Il piano segreto concordato sul Real Panfilo della Regina Elisabetta II, chiamato Britannia (che vide tra i protagonisti guardacaso  proprio uomini come Draghi, Amato, Carli, Andreatta, Prodi e Ciampi: uomini di destra e di sinistra tutti insieme appassionatamente) fu attuato in pieno, e oggi quasi terminato  – pare – proprio all’azione del governo dei banchieri di Mario Monti. Un particolare curioso, che poniamo poi alla vostra attenzione, riguarda la recente nomina a capo di Bankitalia di Ignazio Visco: Visco – pochi lo sanno – è un uomo del BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali) di Basilea (Istituto di coordinamento di tutte le Banche centrali del mondo) controllato oggi dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Inghilterra, che ne posseggono nel complesso il 40% delle azioni. A Capo di Bankitalia, oggi vi è pertanto un uomo espressione di questo ingannevole status quo internazionale.

  Un passaggio fondamentale  

Fin dalla nascita dlla Banca d’Inghilterra – passaggio fondamentale da comprendere –  la convertibilità in oro di quella cartamoneta fu da subito un fatto formale: essa – è doveroso saperlo – fu sospesa nel 1914, molto prima del dollaro: giunta solo il 15 agosto 1971, qualche anno dopo, cioè, dall’assassinio del Presidente John Kennedy. Ma il culmine degli eccessi fu raggiunto con la Firma degli Accordi di Bretton Woods, nel 1944, che legalizzò l’incontrovertibilità tra oro e banconote circolanti: trasformando gli stati in una sorta di aziende in bancarotta più o meno perenne!

  la nascita del Debito Pubblico permanente  

Il tumore del debito, quindi, cominciò ad incancrenirsi fin dal 1694: da quando cioè si diffuse la moda di delegare l’emissione del denaro a banchieri privati: i nuovi reggenti, gerarchi, dei popoli. Non fu, dunque, più il ricco signore – o lo Stato – mediante il trasferimento del proprio oro a garantirsi i benefici del signoraggio, ma bensì i banchieri privati: speculatori il cui mestiere non fu (e non è) quello di perseguire gli interessi della Nazione, ma bensì il perseguimento dei propri utili. Da allora l’umanità poté assistere ad un sostanziale e aberrante cambiamento: la trasformazione del debito pubblico da temporaneo (in genere ripagato da governi o creditori dopo guerre o missioni di vario tipo) a permanente. Non bisogna, infatti, mai dimenticare che il debito pubblico nell’Inghilterra di fine Settecento, in meno di un secolo, passò da 13 milioni di sterline all’incredibile cifra di 245 milioni di sterline. Esso non si sarebbe mai più ridotto!

  L’ UE e l’inganno del Trattato di Lisbona: l’Europa degli speculatori  

In tal ottica l’amara torta in Europa fu confezionata dall’Ue con il Trattato di Lisbona (Art. 123) che addirittura obbligò gli stati ad indebitarsi con le banche private – ed a tassi da usura – per ottenere in cambio denaro atto a mandare avanti la macchina statale: delegittimando una volta per tutte le banche centrali nazionali e la loro autonomia. Ma non è finita! Anche i giudici e gli arbitri del mercato sono stati comprati! Come? Semplice! Delegando – con insane leggi – ad affaristi privati e lobbisti (società di rating) il compito di decidere (attraverso semplici voti) la misura degli interessi passivi che gli stati sotto mira di un “golpe finanziario” devono pagare ai banchieri privati. E di conseguenza il livello iniquo di tassazione che la popolazione di quel disgraziato paese deve sopportare per ripagare gli interessi “illegittimni” ai soliti banchieri privati. Tutto ciò, cari lettori, è davvero pazzesco! Sembra la trama di un film horror, ma non è altro che la dura e cruda realtà.

  La schiavitù dei popoli e la reticenza dei media  

Ma come porre i suddetti stati in perenne condizione di instabilità e subalternanza economica? Semplice! Nel Vecchio Continente ci ha pensato sempre l’Ue, introducendo l’euro e il suo connesso sistema di regolamentazione interbancaria, il cosiddetto “Sistema Target 2”, del quale abbiamo abbondantemente parlato. Sistema che finisce per premiare l’economia pesante tedesca (posta al centro del sistema) a discapito di quella dei paesi del Sud Europa e dell’Italia. Una mega truffa legalizzata dunque!  Ma c’è di più! L’attuale sistema, in Italia, oltre che su una serie infinita di contraddizioni e paradossi, si basa su un atto illegale, del quale però i giornali e i TG non parlano.

  Italia – La beffa della Legge 262/2005  

 Il 28 dicembre 2005, con la Legge 262 di tutela del Risparmio, articolo 19 c.10, si stabilì che entro il 12 gennaio 2009, tutte le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti privati (come Banca Intesa, Unicredit ed altre) dovessero essere ri-trasferite a enti statali. Ma nulla di ciò è mai avvenuto: i proprietari di Bankitalia sono ancora oggi banchieri privati, detentori illegittimi della sovranità monetaria degli Italiani. Un altro motivo per ritenere ancor più illegale ed iniquo il debito pubblico che oggi Monti e l’Ue (con la complicità della casta parlamentare) vogliono far pagare in maniera fraudolenta ed immorale a noi cittadini Italiani, e non solo.

  Ecco come “Mammona” si sta impadronendo del mondo  

Da quanto detto emergono con chiarezza inconfutabile i tratti di un vero e proprio complotto orchestrato da oscuri burattinai e dai loro complici: politici traditori degli stati. Gioco al massacro diretto da una decina di banchieri internazionali che – mediante le loro logge e organizzazioni segrete – tengono sotto scacco i popoli, divenendo sempre più, letteralmente, i padroni del mondo. Acquistando stati o pezzi di essi. E ciò, mediante crisi provocate, privatizzazioni, vendite forzate, mutui inevasi e svendite di patrimoni pubblici nazionali. Ecco perché chi si pone a favore del governo di Mario Monti è, oggi, in mala fede e dovrebbe essere accusato di alto tradimento e attentato alla Costituzione ed alla sovranità nazionale. O almeno, frattanto,  avere il buon gusto di dimettersi e scomparire per sempre dalla scena pubblica. Eclissarsi nella polvere! Un'ultima curiosità: i protagonisti in negativo di questa storia – qualora per qualcuno ciò non fosse ancora chiaro – sono tutti, o quasi tutti, "fratelli".

  Il futuro è nelle nostre mani  

Quadro, questo, semplice e drammatico nello stesso tempo! Ditelo a tutti! Dite la verità! La rinascita dell’Italia e dell’Europa dei popoli e della giustizia parte dalla piena consapevolezza della "truffa legalizzata” del Debito Pubblico". Smascheriamo insieme – specie a partire dalla prossima campagna elettorale, e sul web – i politici corrotti e falsi: i meschini servi di questi “pseudo-padroni del mondo”. Sarà un buon passo verso un probabile e ancora possibile riscatto! L'importante non è tanto restare vivi, quanto restare umani e liberi!

Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)  

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