Moro, Kissinger e l’usura: nuove ricostruzioni e ipotesi

Martedì, 25 settembre / 2018

di Sergio Basile -

 Redazione Quieuropa, Sergio  Basile, Henry Kissinger, Aldo  Moro,  Cinquecento  Lire,  Usura             

Moro, Kissinger e l'usura: nuove ricostruzioni e ipotesi

Nuovi spunti di riflessione sul caso più scottante della politica italiana

a 44 anni dalla minaccia di Henry Kissinger, durante la storica

visita di Aldo Moro alla Casa Bianca

(Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25 settembre 1974)

 

di Sergio Basile

moro - kissinger

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Premessa: Sulla lunga strada della sovranità      

Catanzaro di Sergio Basile - Il Tiramisù è uno dei dolci più conosciuti della tradizione culinaria italiana: famoso fin dagli Anni Sessanta è diventato negli ultimi decenni il simbolo per eccellenza della dolcezza nostrana nel mondo. La tradizione ne contende la paternità tra Roberto Linguanotto e Speranza Garatti. Così come avvenne per il perfezionamento della ricetta del dolce in seno a tali affermati chef, la scoperta che tutto il mondo ci invidia, la strada verso la sublime scoperta monetaria del Professor Giacinto Auriti – il genio di Guardiagrele – è stata costellata da febbrili decenni di studio in materia giuridica e monetaria, ma anche da concatenate intuizioni e stadi di crescita, progressive e rinnovate consapevolezze, esperimenti, osservazioni e comparazioni con gli studi di grandi uomini del passato che hanno portato alla prodezza empirica dell'elaborazione auritiana:

                        il dolce ideale, confezionato a vantaggio dell'umanità,

              per contrastare l'amarezza senza fondo della piaga feneratizia!

Serebbe un errore, tuttavia, separare e decontestualizzare la scoperta auritiana dal fil rouge della storia passata e trapassata. Auriti si pone, evidentemente, in continuità con un glorioso passato, ricapitolato mirabilmente nell'esperienza anti-usurocratica dei "francescani" Monti di Pietà medievali e nella tradizionale Dottrina Sociale della Chiesa, figlia a sua volta dell'originaria "Dottrina Monetaria di Mosé": miracolo spirituale ed economico che, oltre mille anni prima della venuta di Gesù Cristo, vide nascere in Medioriente la prima moneta-convenzionale a credito della storia (il Mamré) e le prime cooperative creditizie, organizzate in tribù. Quindi, come in pittura la perfezione del gioco d'ombre e del realismo di Caravaggio non poté realizzarsi senza le premesse sugli studi della prospettiva di Giotto;  come l'elicottero sperimentale di Enrico Forlanini (1877) non avrebbe avuto ragion d'essere senza gli studi sulla "vite aerea" del Codice Atlantico (1480) di Leonardo Da Vinci, oggi non potremmo celebrare a pieno le lodi del professor Auriti, e non potremmo apprezzarne il genio assoluto, senza riconoscere e comprendere la grandezza dei suoi predecessori ed il loro contributo alla causa della libertà. Ovviamente, cedere alla facile tentazione di tracciare un'ipotetica scala di valori sul grado di sensibilità di tali giganti della storia, "classificando" personaggi di epoche diverse – protagonisti a loro volta di diversi stadi di perfezionamento della fattispecie giuridico-monetaria – rispetto alla "verità auritiana", risulterebbe anacronistico. Ogni facile paragone tra Auriti e i suoi storici predecessori, volto magari a ridimensionare lo spessore di questi ultimi o a colorarne i contorni con un filo di ironia, risulterebbe infatti fortemente ingeneroso e inopportuno verso costoro.

Il fatto che il genio Giotto non comprese il segreto del contrasto dei chiaroscuri e della luce

           nel miracolo della tridimensioalità delle figure, chiara al genio Caravaggio,

                              di certo non può esser un motivo valido

                   ad adombrare la grandezza del primo rispetto al secondo.

Ciò dal momento che gli eventi storici, come ben sappiamo e come ci insegna Gian Battista Vico, hanno sempre seguito moti evolutivi unici ma ciclici e sono stati caratterizzati da stadi di sviluppo ben definiti e ugualmente preziosi. Questa realtà evoca l'immagine dei granelli di sabbia di una clessidra, cadenti a cascata e in perfetta successione. Essi segnano il tempo e perseguono una comune missione: riempire la base dello strumento vitreo svuotando nel contempo la parte superiore, seguendo un preciso ritmo. Così è per i giganti che precedettero la scoperta auritiana: tante tessere di un domino che hanno segnato la storia degli ultimi venti secoli, facilitando la comprensione dello strumento monetario, verso lo smascheramento delle strategie dell'usura internazionale. Esse hanno riempito di valore e dignità la base della società (la comunità sociale degli esseri viventi) svuotando di senso e valore i vertici del potere monetario e politico.

             L'inarrivabile Prof. Giacinto Auriti e i suoi illustri predecessori,

              sul lungo e tortuoso sentiero della lotta all'usura monetaria

             – tra i quali citiamo il tandem presidenziale Lincoln-Kennedy –

                rappresentano un modello per tutti gli studiosi di moneta

                           che si accostano seriamente all'argomento.

Si tratta di un terreno di ricerca ostico ed impervio che, in un modo o nell'altro, non può che ricondurre le fila dell'indagine storica ai misteri del cartello bancario e ai complotti "religiosi" orchestrati dalle grandi famiglie di banchieri internazonalisti, d'estrazione ebraica e fede talmudica, capaci di influenzare con la nascita delle banche centrali, le loro pertinenze e le loro azioni concertate, il destino di intere nazioni e continenti. La volontà univoca e il comun denominatore all'azione degli eroi che contrastarono il cartello bancario e la "rivoluzione monetaria", può evincersi nell'indomabile necessità di mettere in dubbio i dogmi bancari. Tale priorità l’aveva avvertita, sia pur parzialmente e con pathos probabilmente minore rispetto ai primi, anche Aldo Moro, dando segnali incoraggianti dal suo esecutivo, malgrado la disastrosa esperienza del “compromesso storico” sancito dalla stretta di mano con Enrico Berlinguer il 28 giugno 1977.

Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

 

Moro, Kissinger e l'usura: nuove ricostruzioni

e ipotesi

Nuovi spunti di riflessione sul caso più scottante della politica italiana

a 44 anni dalla minaccia di Henry Kissinger, durante la storica

visita di Aldo Moro alla Casa Bianca

(Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25 settembre 1974)

 

di Sergio Basile

Scritto tratto, in parte, da: "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse"

di Sergio Basile, Ed. Solfanelli, 2018

moro - kissinger

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 Il Caso Moro e l'usura da moneta-debito             

Washington, Romadi Sergio BasileMoro nella seconda metà degli anni Sessanta, decise di sottrarsi, sia pur in parte, dal pressing forzato dei potentati bancari e di "risollevare l’economia nazionale" emettendo biglietti di Stato a corso legale, "pare" senza bisogno di chiedere prestiti via Bankitalia o FMI (1): così facendo egli avrebbe posto (restiamo rigorosamente nel condizionale) l’obiettivo morale di assolvere ai bisogni del popolo italiano, ricorrendo alla cosiddetta

                                         emissione sovrana senza debito.

Ma, come vedremo, questa pagina di storia resta ancora avvolta da dense nebbie, difficilmente diramabili, per ragioni che spiegheremo di seguito. Trent’anni dopo il Professor Auriti ebbe il gran merito di superare questa sia pur provvidenziale ricetta dei "biglietti di Stato", comprendendo — rispetto a Moro, ma anche ad Abramo Lincoln, John F. Kennedy, Andrew Jackson ed altri eroi della contro-rivoluzione monetaria — l’importanza di elargire a ciascun cittadino la propria quota di moneta-credito, attribuendone loro la proprietà diretta (reddito di cittadinanza a credito) e andando così oltre la mera spendita di moneta statale senza debito. In tal guisa Auriti aprì nuovi orizzonti di sviluppo socio-economico, sormontando l’ottica  del circoscritto limite dell'investimento statale e liberando inimmaginabili "valori" ed energie economico-finanziarie, fino ad allora sconosciuti alla sfera degli economisti classici: incapaci storicamente di comprendere a fondo il concetto di "moneta-credito". La panacea alla guerra del sangue contro l’oro giunse grazie alla scoperta della Teoria del Valore Indotto della Moneta (2), l’unica arma pacifica capace di ridonare dignità ai cittadini in un contesto di democrazia integrale, svincolando la coscienza nazionale da perigliose e fuorvianti elucubrazioni economiche innestate sia nel mito del dio-stato che nel giogo dell’onnipotente banca centrale.

(1) Fondo Monetario Internazionale  / FMI / IFM - Il Fondo Monetario Internazionale (International Monetary Fund) è un'organizzazione internazionale a carattere universale (e mondialista) istituita il 27 dicembre 1945 (nata ufficialmente nel maggio del 1946) e composta dai governi nazionali di 189 Paesi. Con la Banca Mondiale rientra nelle cosiddette organizzazioni internazionali di Bretton Woods. (2) Cfr.: Sergio Basile, "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", Ed. Solfanelli, 2018 – Capitolo XII; Conclusioni – par. 7.

 La politica monetaria di Aldo Moro                      

L’impegno di Aldo Moro nella ridefinizione della politica monetaria nazionale fu significativo ma marginale, o meglio non decisivo, e comunque segnato dai ben noti fatti di cronaca nera consumatisi in quei drammatici anni. Lo statista democristiano tra gli Anni Sessanta e Settanta finanziò la spesa pubblica per cinquecento miliardi di lire attraverso l’emissione di biglietti di Stato da 500 lire (emissioni Aretusa (3) e Mercurio (4): (*) la prima emissione fu normata con i DPR del 20 giugno 1966 e 20 ottobre 1967, del Presidente Giuseppe Saragat (5); (*) la seconda mediante DPR del 14 febbraio 1974, firmato Giovanni Leone (6). Le 500 lire di Moro erano emesse senza ricorrere al processo bancario e debitocratico della cartolarizzazione (Cfr.: 8.3.1) e con dicitura “Repubblica Italiana”, perché immesse nel circuito economico direttamente dallo Stato, per la spesa pubblica. Esse prevedevano, in aggiunta, la scritta “Biglietto di Stato a corso legale”, in quanto garantite dall’autorità statale. Essendo slegati dalla Banca d’Italia, tali biglietti di Stato, secondo una delle tesi più diffuse tra numerosi studiosi di settore, “non avrebbero generavano debito e interessi passivi”: cioé sarebbero stati agli antipodi dei biglietti emessi sia da Bankitalia (1947) che dall’odierna BCE. Le 500 lire del 1947 recavano impressa, invece, la scritta “Banca  d’Italia” assieme alla dicitura “Pagabile a vista al portatore” (perché cambiabili con monete statali).

    L’Italia in quel frangente storico poteva emettere monete ma non banconote,

che doveva acquistare dal Fondo Monetario Internazionale tramite la Zecca di Stato.

                     Moro permise l’emissione di monete a valore 500 lire,

               nonché (in deroga) l’emissione contemporanea del cartaceo.

In seguito all’assassinio del politico, che si consumò a Roma il 9 maggio 1978, e alle dimissioni anticipate di Leone, l’Italia smise di emettere cartamoneta di Stato, tornando sistematicamente schiava dell’usura internazionale e dei processi bancari di cartolarizzazione.

 Moro, Mattei, Caffé, Dossetti, La Pira                      

Moro, con la sua parentesi politica, malgrado il compromesso rosso, provò in qualche modo a cambiare gli equilibri internazionali: passo sancito anche dalla sfida lanciata al monopolio dell’FMI e, in aggiunta, al tentativo di realizzare la sovranità energetica del Paese, cercata da Enrico Mattei, passando per il pieno sviluppo e l’indipendenza dell’ENI.

            Furono questi i tasselli che accomunarono nel bene e nel male

                    le vite di Enrico Mattei (ucciso nel 1962), Aldo Moro

           e Federico Caffé (scomparso misteriosamente il 15 aprile 1987).

Va ricordato ad onor di cronaca come Caffé, sia pur formatosi nel fumoso humus statalista di stampo neo-keynesiano, fu integerrimo e prezioso consulente dello statista della DC, nonché suo collaboratore all’interno di un gruppo allargato, esteso a uomini di chiaro stampo cattolico del calibro di Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira.

(3) Vedi DPR 20-06-1966 e 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat per le 500 lire cartacee biglietto di Stato serie Aretusa. (4) Vedi DPR 14-02-1974, del Presidente Giovanni Leone per le 500 lire cartacee biglietto di stato serie Mercurio, DM 2/4/1979.    (5) Biglietto di Stato serie Aretusa – Legge 31 maggio 1966.   (6) Biglietto di stato serie Mercurio – DM del 2 aprile 1979.

 La fuorviante pista a senso unico                                 

Tra l’altro, va ricordato, come lo stesso Mattei scelse di appoggiare Moro apertamente, urtando evidentemente gli interessi della grande usura internazionale, padrona della moneta-debito e, secondo proprietà transitiva, di gran parte delle fonti energetiche planetarie. Per anni si indagò sul Caso Moro a senso unico, dissertando sul ruolo delle Brigate Rosse con tesi aleatorie e parziali, cercando di dare all’omicidio una connotazione politica in senso stretto o addirittura partitica, circoscrivendo quanto accaduto all’interno dei meri confini nazionali. Seguendo l’oscuro fil rouge brigatista, un’altra curiosa analogia che unì Caffé e Moro, fu l’omicidio del professor Ezio Tarantelli, allievo, amico e collaboratore di Federico Caffé, ucciso sempre dalle “fantomatiche” BR in data 27 marzo 1985. Qualche anno dopo l’omicidio, tuttavia, un vento nuovo spirò su Roma, andando a smorzare l’afa estiva che avanzava e l’ancor più insopportabile cappa di omertà: nel giugno e luglio del 1982, qualcuno iniziò a tirare in ballo gli Stati Uniti d’America. A rompere il ghiaccio bollente fu la stessa moglie dello statista, Eleonora Chiavarelli Moro in una esplosiva testimonianza:

        l’assassinio — sostenne la Chiavarelli, in tribunale — avrebbe fatto seguito

                  a serie minacce di morte avanzate da colui che indicò come

                                una figura politica americana di alto livello.

 L'incontro a Washington e la Minaccia di Kissinger 

Dello stesso tenore fu la denuncia resa in sede processuale da Corrado Guerzoni, portavoce di Aldo Moro. La frase incriminata sarebbe stata la seguente:

                    Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico (…)

                    Qui, o lei smette di fare questa cosa, o la pagherà cara,

                                      veda lei come la vuole intendere.

Una cosa è certa: il 25 settembre 1974 il Presidente Aldo Moro, in visita ufficiale negli Stati Uniti, a Washington, incontrò il Segretario di Stato Henry Kissinger (vedi foto giù in allegato: Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25 settembre 1974, del quale prorio oggi, 25 settembre 2018, corre il 44° anniversario). Subito dopo il colloquio lo statista fu colpito da un malore e soccorso da Mario Giacovazzo (suo medico personale) e Giuseppe Giunchi (medico personale del Presidente Giovanni Leone): entrambi spinsero affinché Moro facesse rientro anticipato in Italia. Molti storici hanno offerto ricostruzioni parallele a quella ufficiale proprio in seguito a questi poco pubblicizzati eventi, fatti di portata epocale ma inspiegabilmente epurati dai libri di “storia”. Durante il processo, Guerzoni identificò la suddetta figura politica americana di alto livello in Henry Kissinger.

 Nuove luci e ombre sul Caso Moro                               

                       Ma Moro fu dunque un eroe o la semplice vittima sacrificale

                       di un sistema di cui lo stesso, volente o nolente, era parte?

La verità assoluta la potremo cogliere solo al cospetto di Dio. Tuttavia riteniamo che la questione dell’emissione delle 500 lire di Moro aliene da qualsiasi laccio debitocratico sia un evento storico di difficile codificazione, ancora sospeso tra verità e mito e in buona parte avvolto nel mistero. Ciò poiché, ad oggi,

                non adeguatamente avvalorato da alcun documento probatorio,

          gap riconducibile ai polverosi ed impenetrabili archivi della Banca d’Italia,

                  di Palazzo Chigi e del Palazzo delle Finanze di Via XX Settembre.

A sostenere questa tesi citiamo, per completezza storica, anche autorevoli studiosi auritiani del calibro del Professor Normanno Malaguti, del Professor Francesco Cianciarelli — collaboratore di una vita del grande Professor Giacinto Auriti — e del Professor Antonio Pantano, quest'ultimo tra i massimi esperti di Ezra Pound. Comunque è altrettanto vero che, come sostiene il Professor Pantano, nel recente regime repubblicano ad autonomia limitata impostoci dal 1° gennaio 1948, i “biglietti di Stato” emessi furono moltissimi, come risulta dalla pubblicazione iconografica in due volumi, degli anni Settanta, della Banca Popolare di Novara (da nostra intervista al professor Antonio Pantano – 30 luglio 2018). D’altra parte anche dalla seconda metà dell’Ottocento furono emessi molti biglietti di Stato e sicuramente senza debito (da nostra intervista al professor Normanno Malaguti – 28 giugno 2018). Come argomentato dai suddetti studiosi, le 500 lire emesse sotto il Governo Moro furono le ultime, ma — anche a loro dire — non costituirono ragione per accreditare Moro, in senso assoluto, come “virtuoso” (da nostre interviste ai professori Francesco Cianciarelli e Antonio Pantano – luglio 2018). Secondo altre tesi e come sostenuto dallo stesso Professor Pantano:

         “La soppressione dello statista fu probabilmente dovuta al non

         aver condiviso con i suoi colleghi delle ingenti somme conferite

                                    da Gheddafi a partire dal 1972”.

A nostro avviso la pista Kissinger-Usa non è comunque trascurabile e resta fino ad ora la più accreditata, sia pur la meno battuta. Infatti concordiamo tutti sul fatto che la dissoluzione sistematica della “sovranità monetaria” italiana fu riconducibile certamente agli Americani. Come ricorda Pantano (intervista del 30 luglio 2018):

“Gli Alleati iniziarono con 640 miliardi di Am-lire stampati negli USA nel giugno del 1942

                                 e ristampati anche in Italia fino al 1949-50.

                    Il regime usurocratico italiano nel 1965 regolò con leggi

                                     la residua circolazione assorbendola”.

Moro comunque – e questa è una certezza storica che nessuno potrà mai sottrargli – ebbe il merito acclarato di aver sfidato apertamente il Fondo Monetario Internazionale, longa manus degli Stati Uniti d’America e del Governo Mondiale: la vera ragione della sua morte risiede, probabilmente, nella memoria storica dei fatti legati a quel Memorandum e a quella tragica, sconcertante e febbrile mattinata del 25 settembre 1974, all'ombra del bianco colonnato in stile neoclassico della White House: simbolico richiamo – ci scuserete la divagazione – dei farisaici sepolcri imbiancati di evangelica memoria.

Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

Scritto tratto, in parte, da:

"Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", di Sergio Basile,

Ed. Solfanelli, 2018

partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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  Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25/9/1974 

kissinger-memorandum-25-settembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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