Moneta – Risposta ad Andrea Cavalleri e all’articolo “Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica”

Mercoledì, 3 maggio/ 2017   

di Nicola Arena / Sete di Giustizia

 Redazione Quieuropa, Nicola Arena,  Sete di Giustizia, moneta-debito, Giacinto Auriti, Andrea Cavalleri 

Moneta – Risposta ad Andrea Cavalleri e

all’articolo “Sulle tesi di Auriti urge

riflessione, non polemica”

La risposta di Nicola Arena, in difesa della teoria auritiana

 

di Nicola Arena / Sete di Giustizia

Risposta di Nicola Arena alla critica di Andrea Cavalleri contro il Prof. Auriti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Risposta alla critica di Andrea Cavalleri               

Roma - di Nicola Arena / Sete di Giustizia –  Leggendo l’appassionato articolo pubblicato dal Sig. Andrea Cavalleri in risposta ad una mia replica (vedi qui Moneta – Risposta alla critica contro Auriti, di Andrea Cavalleri, apparsa sul Blog di Blondet) ad un suo articolo apparso sul sito di Maurizio Blondet ,  in data 25 marzo 2017 (vedi qui Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica) mi concentro sul titolo

                          “Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica”. 

Bene, colgo pertanto l’invito del signor Cavalleri  e con chiave logica e spirito critico-costruttivo cerco di spiegare il mio pensiero in merito alle sue dichiarazioni. Lo faccio scomponendo l’articolo di Cavalleri in più punti e replicando in calce. Iniziamo quindi dal primo pezzo:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri del 25 marzo 2017 - Leggo solo ora – scrive Cavalleri – la replica di Nicola Arena dell’ottobre 2016 a un mio articolo sul reddito di cittadinanza pubblicato sul sito di Blondet. (Vedi qui il suo articolo Moneta – Risposta alla critica contro Auriti, di Andrea Cavalleri, apparsa sul Blog di Blondet ). La risposta di Nicola Arena si limita ad un paio di copia-incolla dal “Paese dell’utopia” più un tentativo sofistico di trovare un errore nei miei enunciati (secondo lui avrei detto che l’eredità non è ricchezza, quando invece ho scritto che l’eredità non crea ricchezza il che è ben differente: una cosa è trasferire la ricchezza, altra cosa accrescerla). Dato che non mi sento per nulla offeso dal suo vivace contraddittorio, potrei benissimo ignorare questa replica. Se non lo faccio è perché, essendo appassionato dell’argomento, non voglio lasciar cadere l’opportunità di proporre delle riflessioni che reputo di una certa importanza.

 Moneta – Le teorie del valore sono inadeguate?    

Nicola Arena - Bene, malgrado il titolo, la polemica iniziale la si avverte tutta, rispondo con lieve sarcasmo dovuto: se ho fatto solo copia e incolla del libro di Auriti “Il paese dell’utopia” significa che “io” quel libro l’ho letto. Ma lasciamo da parte le polemiche e rispondiamo punto su punto argomentando in maniera semplice. Continuiamo con il secondo spezzone:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri del 25 marzo 2017 - Nel mio precedente articolo ho scritto che le teorie del valore sono inadeguate per spiegare il funzionamento della moneta (e confermo) perché? Definire il valore come rapporto tra fasi di tempo va bene, ma cosa c’entra con la moneta? 

Nicola Arena - Qui occorre immediatamente interrompere, perché a mio avviso è il cuore del problema. Cerco di spiegare brevemente il perché: la convinzione del comportamento altrui, nei nostri confronti, pone le basi solide per i nostri comportamenti nei confronti degli altri. Questo ci induce alla previsione che crea il giudizio di valore. Il valore dunque è una previsione in un rapporto fra fasi di tempo consequenzialiIL valore nonè una caratteristica della materia, ma un concetto spirituale creato dalla mente umana. Il valore della moneta è creato nel momento in cui una persona, prevedendo di riuscire con certezza a comprare dagli altri, egli stesso accetta moneta dando in cambio i suoi prodotti e servizi. Continuiamo a leggere l’articolo di A.C.

  Moneta, prezzo e valore                                        

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - La moneta serve a scambiarsi le merci, quindi misurare il rapporto tra fasi di tempo riguardo alle merci può significare solo che il prezzo che pago adesso esprime il mio gradimento per utilità futura del bene che acquisto. Ciò significa, tradotto in soldoni, che io pagherei prezzi diversi per gli articoli che io prevedo essere più utili o meno utili per me in un prossimo futuro. Per vedere se questa tesi è vera basta fare un semplice esperimento: entrare in un supermercato e constatare se si paga un prezzo commisurato al valore che ha per me la merce, oppure si paga semplicemente il prezzo scritto sul cartellino.

Nicola Arena - Occorre chiarire un concetto fondamentale Sig. Cavalleri, che è la distinzione fra “prezzo” e “valore” di un beneSostanzialmente la differenza è questa: il prezzo lo sceglie, in base a innumerevoli fattori, chi vuol vendere il suo prodotto.Il valore di quel prodotto invece lo crea chi decide, in funzione della previsione di un proprio godimento futuro, di acquistarlo. Continuiamo con la lettura dell’articolo:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Simmetricamente, immaginiamo due signore che entrano in un supermercato, una molto ricca e una poverissima. Entrambe acquistano per un euro una formella di pane. La ricca lo assaggia, non le piace e lo butta via: valore zero; la povera lo mangia con appetito e gratitudine: valore enorme (la salva dalla fame). Però tutte e due hanno pagato la stessa cifra, cioè un euro. Se la moneta avesse potuto misurare il valore avrebbero dovuto pagare prezzi diversissimi. E non si può dire in questo caso che la previsione di utilità fosse pari: per la ricca il pane sarebbe stato solo un accessorio al lauto pasto, per la povera tutto ciò che avrebbe potuto mangiare!

Nicola Arena - Un esempio questo, Sig. Cavalleri, che è assolutamente errato nella conclusione, in quanto il valore è solitamente soggettivo, per quanto riguarda i beni, come ho chiarito sopra. Le due signore hanno quindi un grado personale di giudizio relativamente ai prodotti acquistati. Occorre precisare che il valore, essendo puro pensiero, è spesso soggettivo, a volte collettivo e a volte universale (relativamente ai beni di vitale importanza come cibo e acqua). Un esempio di valore collettivo è rappresentato dalla moneta, reso tale attraverso una convenzione. La convenzione essendo una fattispecie giuridica, appartiene alla sfera del diritto (che è una creazione dello spirito) e non può per definizione essere una merceContinuiamo quindi con il suo articolo:

 Sul concetto di unità di misura                          

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - La definizione, che ho definito antiquata (non antica) fa riferimento alla cosiddetta scuola classica o marginalista fondata da Walras. Questo economista del 1800, considerato un genio ma che ha prodotto danni incalcolabili, per riuscire a razionalizzare e trasformare in espressioni matematiche i processi economici, aveva operato due grevi e nefaste semplificazioni: descrivere la Borsa come fosse tutta l’economia e descrivere l’Ufficio Cambi come fosse la moneta. In quel contesto il termine “unità di misura del valore” aveva il suo limitato senso, viziato oltre tutto dai pregiudizi sul valore intrinseco dei metalli nobili, pregiudizio allora molto diffuso dato che si viveva nell’epoca del “gold standard”. In quella prospettiva si commetteva pertanto un doppio errore: di confondere il simbolo monetario con la moneta e attribuire a qualche ente materiale un valore intrinseco, mentre su questa terra il valore di ogni cosa è variabile a seconda dei contesti e delle situazioni e l’unico valore intrinseco qui materialmente esistente lo si può attribuire solo alla vita umana. 

Nicola Arena - Su questo punto siamo perfettamente d’accordo e non occorre alcuna replica. Continuiamo quindi

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Parlare di moneta come unità di misura ha un senso, come vedremo oltre, ma si dica subito che è una misura atipica: il metro resta di 100 cm sempre e ovunque, la moneta invece cambia di valore nel tempo sia in rapporto alle merci, sia in rapporto alle altre divise (variano i prezzi e variano i cambi).

Nicola Arena - Per capire il concetto di unità di misura, bisogna capire come funziona, purtroppo, la banca centrale. Attraverso il sistema di creazione del denaro a debito e la manipolazione della borsa valori

                                                il valore di una divisa 

                 viene deciso arbitrariamente dalle stesse Banche centrali, 

quindi il metro di 100 centimetri, nelle mani dei banchieri diventa un elastico a proprio piacimento. Proseguiamo:

 Il presunto difetto della teoria auritiana        

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - In questo caso Auriti ha accettato la definizione corrente di moneta e ha cercato di spiegarla a modo suo, senza accorgersi che la definizione stessa andava perfezionata.

Nicola Arena - Qui non si capisce Sig. Cavalleri cosa intende dire e pertanto la invito a leggere i libri del professor Auriti e a guardare i suoi numerosi video che troverà gratuitamente su Youtube. Continuiamo nella lettura:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Il miglioramento definitorio che io propongo parte dal fenomeno che introduce il bisogno della moneta: la divisione del lavoro. Finché si lavora ognuno per sé, l’economia è allo stato dei cavernicoli: bisogna pensare ai generi di sopravvivenza, i singoli o le famiglie hanno competenze limitate, non si sviluppano neppure adeguati strumenti di produzione, perché il fabbisogno singolo o familiare è molto ristretto e non varrebbe la pena di costruirli. Nel momento in cui il lavoro viene suddiviso e specializzato il rendimento aumenta  in modo decisivo, si crea il tempo libero, con cui si studia e si trovano soluzioni e strumenti produttivi ancora più efficienti, nasce la prosperità, non solo, nascono anche la cultura e la civiltà. La fonte del benessere e della ricchezza è dunque la divisione del lavoro. Il lavoro suddiviso richiede però un mezzo di scambio, in quanto la produzione specializzata è inutile a chi la fa (al contadino non servono a niente 20 tonnellate di patate, né al tessitore 40 chilometri di stoffa), tale mezzo di scambio è il denaro.

 

Nicola Arena - Qui Sig. Cavalleri non dice nulla di nuovo, dimentica però che siamo nell’era dei robot e un’alta percentuale di lavoro lo svolgono le macchine. Nel prossimo futuro, i lavori manuali e mentali saranno sempre maggiormente appannaggio dei robots e macchine operatrici, l’essere umano quindi avrà necessità lavorative diverse da quelle conosciute attualmenteContunuiamo:

  Moneta, ricchezza e divisione del lavoro         

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - E la dinamica con cui funziona il denaro in una società a lavoro suddiviso è la seguente: io cedo tutto il frutto del mio lavoro in cambio di denaro e tramite il denaro mi procuro una minuscola frazione dei frutti del lavoro di tutti gli altri. A seconda di quanto denaro prendo, sarà maggiore o minore il diritto di possesso sul frutto generale del lavoro, quindi il denaro funziona come unità di misura della proprietà. La corretta visione della moneta è quella di un titolo di proprietà in bianco, che fa diventare mio un certo bene o un certo servizio nel momento in cui la spendo.

Nicola Arena - Questo ragionamento è corretto e ovviamente semplicistico, riferito principalmente ad un rapporto di lavoro basato sulla produzione locale di beni e servizi essenziali. Continuiamo a leggere:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri -  Fin qui ho parlato della base definitoria, teorica. Resta inteso che la moneta è un bene immateriale, di natura fiduciaria, nonché fondamentale strumento per l’economia del benessere. Ma oltre a ciò si può dire che la moneta sia ricchezza? In generale i beni strumentali se ben utilizzati producono ricchezza, altrimenti no. Se il denaro è strumento di scambio, produce ricchezza quando ci sono merci da scambiare, altrimenti non serve a nulla. Basti pensare a un naufrago su di un’isola deserta con un miliardo in banconote: al massimo potrà usarle per accendere il fuoco la sera. Quindi produrre moneta non significa produrre ricchezza.

Nicola Arena - Su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma continuiamo:

Risposta di Nicola Arena alla critica di Andrea Cavalleri contro il Prof. Auriti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Chiarezza su SIM.EC. e circolazione monetaria

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - E’ vero che fino a un certo punto l’immissione di liquidità nell’economia attiva le risorse inutilizzate, ma poi, raggiunta la piena occupazione, diventa dannosa. In proposito l’esperimento di Guardiagrele non prova nulla che non si sapesse già: solo che un sistema troppo povero di moneta langue nella spirale deflattiva e che necessita di un impulso per riprendersi. Esperimento che peraltro venne dopo molti altri casi storici (uno di particolare successo in Austria nel 1932, molto più spettacolare di quello di Guardiagrele e concluso nello stesso modo: coi procedimenti giudiziari avviati dalla Banca Centrale).

Nicola Arena - Qui si confonde l’esperimento del SIMEC con l’esperimento Austriaco, il primo era una moneta di proprietà del portatore e senza riserva, mentre l’altra moneta era deperibile nel tempo, avendo come riserva il lavoro umano (come le hours americane) e i procedimenti giudiziari intrapresi dalle banche centrali, avranno potuto avere in comune in desiderio di mantenere il controllo della proprietà della moneta, da parte delle banche e sottratta ai popoli. Continuiamo:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Insomma, se si accetta che la moneta scambia e misura le proprietà (e non i “valori” espressione ambigua e sfuggente), moltiplicando i titoli di proprietà inerenti la stessa quantità di ricchezza si ottiene solo l’aumento dei prezzi. Semmai conviene considerare che, in quanto mezzo di scambio, la moneta deve accelerare la circolazione, cioè in quanto strumento, essere usato di più.

Nicola Arena - Sulla velocità di circolazione che aumenta il potere d’acquisto, Il professor Auriti è stato chiarissimo, ma forse le sarà sfuggito Sig. Cavalleri. Ma proseguiamo:

 Lo svarione… di Auriti o di Cavalleri?              

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - E qui si arriva al disastroso svarione di Auriti, cioè sostenere che le tasse non servono, ma possono essere sostituite indefinitamente dall’emissione monetaria. Si tratterebbe di produrre denaro a getto continuo e dove andrebbe a finire quel fiume di soldi? L’unico risultato possibile sarebbe un’inflazione catastrofica, tale da screditare totalmente il sistema dei pagamenti.

Nicola Arena - Qui ancora una volta Lei dimostra di non aver studiato la scoperta del professor Auriti della rarità monetaria. Glielo spiego in parole semplici: nel momento in cui i costi di produzione tendono a coincidere con il valore di mercato, cioè il prezzo di vendita, allora bisogna interrompere sia la produzione di beni che la quantità di denaro. Andiamo avanti:

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Se non si ha l’onestà intellettuale e la semplicità di ragionamento di capire questa realtà elementare, ci si rende impresentabili presso tutta la comunità politico-economica.

Nicola Arena - Le giro la sua stessa frase e continuiamo:

"Soprattutto si rischia di far cadere le altre giustissime istanze auritiane, sulla truffa della contabilità bancaria e sul diritto dei cittadini di poter finanziare lo Stato senza debito e senza interessi. Qual è invece la misura corretta dell’emissione monetaria?"

Nicola Arena - Gliel’ho spiegato prima ed è la legge della raritàProseguiamo:

 Sostenere la spesa corrente con le tasse?       

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Ma esiste una semplicissima e aurea regola, che fu usata con successo nel secolo scorso da una Nazione che ottenne i più lusinghieri risultati economici. La regola è: sostenere la spesa corrente con le tassefinanziare con nuove emissioni monetarie le nuove opere o nuove imprese.

Nicola Arena - In questo siamo assolutamente su binari diversi, secondo lei lo Stato con una mano da i soldi e con l’altra li toglie e così si creano le opere pubbliche. Non le sembra un’assurdità? Io la capisco, come capisco tutti gli economisti che non hanno compreso la scoperta del valore indotto della moneta

                             Il valore lo crea la gente accettando la moneta, 

            quindi la proprietà della moneta emessa deve appartenere ai cittadini 

                                                       e non allo Stato. 

Il modo migliore per “tassare i cittadini” non è quello del prelievo fiscale (che serve solo ad alimentare la truffa del sistema del debito), ma un aumento doveroso di beni e servizi prodotti in cambio delle opere pubbliche ricevute. Quando la moneta era d’oro, la rarità del metallo obbligava al pagamento delle tasse e le stesse erano un equo scambio fra lo stato e i cittadini. Finita l’era del gold standard è finito anche il problema della rarità dell’oro e quindi della necessità del prelievo fiscale. Andiamo avanti:

 Confusione tra riccheza e valore monetario  

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Quindi pagare con le tasse gli stipendi dei dipendenti statali e tutte le incombenze relative ai beni già presenti, ed emettere moneta per costruire nuove opere, come strade, ospedali etc. Naturalmente si parla di beni autorealizzabili con le risorse della Nazione, altrimenti si stampa cartaccia per importare dall’estero e si truffa il prossimo, come fanno gli Stati Uniti con il dollaro. Quindi creazione di denaro solo in concomitanza e in proporzione alla creazione di nuova ricchezza. In questo senso citavo l’eredità come un modo di procurarsi denaro senza aver creato ricchezza. Era uno dei tanti esempi in cui mostravo che si può entrare in possesso di titoli di proprietà (proprietà definite come immobili e aziende o proprietà virtuali come il denaro) senza aver lavorato. E il lavoro è l’unica fonte di ricchezza reale.

Nicola Arena - Sig. Cavalleri lei confonde la ricchezza di beni e servizi con il valore monetario. La ricchezza può avere molti significati, se ci concentriamo sulla ricchezza di risorse naturali, per esempio il continente africano è il più ricco del mondo, ma paradossalmente, questa terra è popolata da gente povera economicamente. La spiegazione è evidente: mancanza di sovranità, monetaria in primis. Proseguiamo con l’ultimo pezzo:

 Oltre la "risata" degli economisti…                        

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Qualunque economista, leggendo la proposta di sostituire le tasse con emissione monetaria, ride e passa oltre. Se mi sono sforzato di capire donde nascesse questo errore, indagando sulle basi teoriche economiche (e non solo giuridiche) della moneta, è perché sono affezionato al pensiero e alla figura di Auriti.

Nicola Arena - Qui posso rispondere con assoluta certezza, che chiunque abbia letto, studiato e assorbito la scoperta del valore indotto della moneta, non può che rigettare totalmente l’idea che la spesa pubblica dev’essere effettuata con le tasse. Le risate le lasciamo agli sciocchi e alle persone superficialmente preparate, noi ci limitiamo ad argomentare. Siamo in conclusione:

  Il rischio degli auritiani o l'errore di Cavalleri? 

Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri - Il rischio della scuola auritiana, nell’esaltare qualunque pensiero del maestro (che io comunque apprezzo), è quello di ridursi come la comunità degli aristotelici del 1600, che sostituivano alle prove di ragione il principio di autorità: ipse dixit! Così facendo ci si preclude al dialogo con gli esponenti di altri filoni di pensiero e ci si riduce ad una nicchia di aficionados autoreferenziali. Sarebbe il modo più sicuro di sprecare un’eredità che altrimenti potrebbe essere feconda, buttando in questo modo il bambino con l’acqua sporca.

Nicola Arena - Il rischio a cui lei fa riferimento è causato dalla sua superficialità nello studio delle teorie e scoperte auritiane, non ci sentiamo i portatori del Verbo e siamo disposti ad ogni confronto su queste delicate questioni. Siamo certi e possiamo dimostrare in qualsiasi momento la validità delle tesi del maestro, peraltro dimostrate scientificamente attraverso l’esperimento universitario di Guardiagrele. Con spirito collaborativo la saluto cordialmente (come la saluterebbe il Professor Auriti )

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