L’Idealismo e il disordine moderno – 1 – Idealismo, relativismo e materialismo

Domenica, 22 aprile, 2018

Di Jean Daujat, traduzioni e premessa di Paolo Baroni, Centro San Giorgio  -

 Redazione Quieuropa, Jean Daujat, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, idealismo, caos moderno  

L'idealismo e il disordine moderno – 1 -

Idealismo, relativismo e materialismo

Idealismo, le origini filosofiche del caos moderno: vietato giungere

alla verità. Porte aperte al relativismo e al materialismo

 

Di Jean Daujat

Traduzione dell'originale francese L'idéalisme et le désordre moderne, 

con traduzioni a cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio

idealismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) In copertina - foto grandi da sinistra: Cartesio, Fichte, Kant, Hegel
 

 Idealismo - la filosofia che domina la modernità 

Roma - Introduzione a cura di Paolo Baroni, Centro San GiorgioDietro ogni vicenda storica, dietro ogni rivoluzione, dietro ogni corrente politica c'è sempre una filosofia. Di più: si potrebbe dire che non c'è un solo atto umano che non sia dettato da una determinata concezione filosofica che riguardi l'uomo nella sua totalità. Da qui l'importanza vitale di conoscere la filosofia dominante nel mondo cosiddetto «moderno»: l'idealismo. Anche se tale forma di pensiero affiora già nelle speculazioni degli antichi filosofi greci, essa si è manifestata in tutta la sua portata nell'Europa dell'Ancien Régime a partire dal XVII secolo.

                          Iniziata con il cogito ergo sum di Cartesio,

              essa si è via via sviluppata soprattutto in terra tedesca

fino a diventare il pilastro portante di tutto il pensiero contemporaneo.

E giacché il pensiero tende a tradursi negli atti, tutta la Storia moderna è un continuo susseguirsi di azioni compiute sotto l'influenza di questo sistema di pensiero. E visto che la sua ultima istanza è in definitiva l'azione fine a se stessa,

                l'uomo ha finito per rinunciare al bene dell'intelletto,

quella potenza dello spirito che lo guida naturalmente al bene e al vero.

                           Ne è derivato un disordine universale

partorito dal divorzio imposto dall'idealismo tra la realtà e la ragione:

                                                  il relativismo.

 Prefazione: idealismo e talk-show                         

Uno dei format più diffusi alla televisione è indubbiamente quello del talk-show. Normalmente, in questo tipo di trasmissioni si cerca di affrontare un problema morale, sociale o politico di attualità cercando di fornire a chi è all'ascolto delle risposte. Gli ospiti invitati al programma, in veste di «esperti» dell'argomento trattato, prendono a turno la parola, sotto l'attenta supervisione di un conduttore che ha il compito di moderare la discussione. Tutti parlano e ognuno espone la propria opinione, ossia quella che sembra essere la «sua verità». Poiché il più delle volte gli esperti chiamati a parlare provengono da schieramenti politici o ideologici assai diversi, lo spettatore sente sullo stesso argomento tutta una pletora di spiegazioni e di possibili soluzioni individuali in netto contrasto tra loro.

                           Alla fine della trasmissione, in teoria,

   lo spettatore dovrebbe avere un'idea più chiara di quel problema

                 e di come risolverlo. Ma la realtà è ben diversa.

Di fronte ad opinioni così differenti e discordanti tra loro, è facile che lo spettatore, soprattutto se non possiede una profonda conoscenza dell'argomento trattato, uscirà da quell'ascolto piuttosto frastornato e confuso. Il più delle volte finisce per abbracciare la tesi di chi ha espresso idee più vicine al suo colore partitico, senza tuttavia giungere ad una maggiore conoscenza di quella specifica problematica o a delle soluzioni pratiche. Ho preso come esempio questo genere di trasmissioni perché riflette più di altri quello che è diventato il modello imperante nell'attuale società di affrontare ogni genere di questione.

                 L'uomo moderno, imbevuto com'è di pluralismo

                                e di rispetto per la diversità,

            sembra aver perduto il concetto di verità conoscibile.

  In tutti i campi non esiste più nulla di stabile, di veritiero, di certo,

di assoluto e di immutabile, ma solo opinioni personali intercambiabili

          a seconda delle necessità o del capriccio del momento.

 La dittatura del relativismo                           

La realtà, che di per sé dovrebbe essere oggettiva e conoscibile, cambia a seconda della percezione personale che ne ha l'individuo. Ne consegue che per l'uomo la realtà è divenuta inconoscibile, e quindi non può più ricorrere alla ragionevolezza e al buon senso comune, perché tutto è divenuto soggettivo, discutibile, incerto. Come dice un celebre adagio, «l'unica verità assoluta è che non esiste alcuna verità assoluta». Questo stato d'animo generalizzato conduce inevitabilmente a quella che è stata giustamente definita «dittatura del relativismo», ossia alla mancanza di certezze, anticamera del trionfo del disordine e dell'illogicità. Ora, è evidente che ci troviamo di fronte ad una malattia sociale gravissima le cui radici più profonde sono immerse in una corrente di pensiero filosofico: l'idealismo, una filosofia che è frutto di quella ribellione satanica contro ogni ordine e Colui che lo ha creato e che ci ha dato l'intelletto per conoscerLo attraverso la realtà.

Paolo Baroni, Centro San Giorgio

 

Fonti e Manifestazioni dell'Idealismo – 1 –

Idealismo, relativismo e materialismo

Di Jean Daujat

idealismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Fonti e manifestazioni dell'idealismo                  

Parigi - di Jean Daujat – Mai come oggi l'uomo ha disposto di tanto potere e di tanti mezzi per dominare la natura… e tuttavia, mai nessun altro secolo ha visto colare così tante lacrime e così tanto sangue; l'umanità contemporanea è colpita dalla sciagura e dall'angoscia, e il forte grido della sofferenza umana che sale da tutte le parti riecheggia del disordine in cui viviamo nello stesso momento in cui auspica un mondo nuovo.

             Ciò accade perché non ci sono che progetti di riforma

                                    e movimenti rivoluzionari.

Ma tutto è inutile se non si conosce la causa del disordine moderno: solo sopprimendo la causa è possibile sopprimere il male. La condizione preliminare di tutti i nostri sforzi è dunque quella di ricercare la causa del male: un disordine che si estende a tutta la condizione umana e vizia un'intera civiltà può venire solamente dal modo stesso in cui l'uomo concepisce ed orienta la sua vita, vale a dire da un'attitudine dello spirito. Tale attitudine, che ha trascinato l'umanità intera nel disordine e sulla strada della sciagura e che, come vedremo, ha deformato la struttura stessa dell’essere umano, è

               l'idealismo che impregna sempre di più la mentalità

               e la psicologia tutt'intera dell'uomo contemporaneo:

                            atteggiamento di orgoglio dell'uomo

          che vuole trarre tutto dalle costruzioni del proprio spirito,

ridurre tutto alle proprie idee e dominare tutto secondo le proprie idee

 e che si rifiuta di sottomettersi al reale e alle condizioni che il reale impone alla sua vita. L'uomo è l'artefice della propria rovina perché cozza contro una realtà che ignora, perché rifiuta le condizioni reali del proprio bene, perché vuole trarre tutto da sé stesso e seguire solamente le mire del proprio spirito. Tale è il fatto fondamentale che occorre analizzare e spiegare, e che è indispensabile comprendere a fondo. Ma prima occorre rispondere ad un'obiezione: alcuni saranno stupiti di questa accusa rivolta all'idealismo, quando spesso è nel materialismo che è stata vista la causa principale delle nostre disgrazie e del disordine attuale. Più avanti, dimostreremo che

  anche il materialismo moderno è una conseguenza dell'idealismo.

 Che cos'è l'idealismo?                                                

La maggior parte delle parole che terminano con il suffisso «ismo» designano una concezione che non ammette nient'altro che ciò che è stato congiunto a tale suffisso per formare la parola: ad esempio, il materialismo è la concezione che non ammette nient'altro che la materia. Etimologicamente parlando,

                                 l'idealismo è la filosofia che

               non ammette nient'altro che le idee o il pensiero.

Non è possibile comprendere a fondo questa filosofia che nella sua opposizione alle convinzioni spontanee del senso comune. Quest'ultimo ammette senza discussione che la realtà conosciuta esiste indipendentemente dal pensiero che la conosce, e che il pensiero deve conformarsi alla realtà da conoscere per conoscerla com'è. La verità è questa conformità del pensiero al reale, mentre si è nell'errore se il pensiero non corrisponde alla realtà. È proprio questa dipendenza del pensiero rispetto alla realtà conosciuta che nega l'idealismo che afferma l'autonomia assoluta del pensiero. Per l'idealismo, non esiste alcuna realtà conosciuta dal pensiero ed esistente indipendentemente da esso; non c'è che il pensiero, indipendente da ogni realtà da conoscere, il pensiero interamente autonomo che è solamente creazione o sviluppo dell'attività intellettuale. Dunque, tutto è costruzione dello spirito.

 Idealismo e materialismo                                          

                                        Inizialmente, l'idealismo,

                ammettendo solamente ciò che è interno al pensiero,

                               appare come un puro spiritualismo.

       Ma non è difficile comprendere come esso conduca al materialismo

                          e distrugga la nozione stessa di spirituale.

Se si ammette, col senso comune, che il pensiero è la conoscenza di una realtà, esso è anche presenza in noi della realtà conosciuta, perché la realtà conosciuta è in un certo qual modo presente in noi nella conoscenza che ne abbiamo (ad esempio, la persona a cui pensiamo è in un certo qual modo presente in noi nel nostro pensiero). Questa presenza della realtà conosciuta nel pensiero che la conosce non è una presenza materiale, ma una presenza immateriale, e così scopriamo il carattere immateriale o spirituale del pensiero.

                    Ma questa scoperta dello spirituale diventa impossibile

                       se il pensiero non è più la conoscenza di una realtà,

                        ma un semplice prodotto dell'attività intellettuale.

Cosa accadrà se abbiamo un tale pensiero piuttosto che un altro se questo non è la verità conosciuta che a noi si impone? Non potranno essere che le nostre inclinazioni che ci porteranno a pensare a questo piuttosto che a quest'altro; penseremo non più secondo ciò che è vero, ma a seconda dei nostri interessi,della nostra cupidigia, dei nostri sentimenti, dei nostri istinti, delle nostre passioni, e quindi, in definitiva, in funzione dello stato dei nostri nervi e delle nostre ghiandole.

                             Il pensiero diventa un prodotto del cervello

                                   come la bile è un prodotto del fegato.

L'idealismo non conduce solamente al materialismo, ma anche al pragmatismo,

                      ovvero alla filosofia che sopprime ogni conoscenza

                              per non riconoscere nient'altro che l'azione;

se non ci sono più verità da conoscere, non rimane che cercare l'utilità, l'interesse, la riuscita, l'efficacia; tutti i problemi non sono nient'altro che problemi d'azione e di successo; l'uomo non è nulla di più di un'azione che produce il proprio pensiero.(fine prima parte)

Jean Daujat,

con traduzioni e lntroduzione a cura di Paolo Baroni

 Centro San Giorgio  / www.dici.org/thomatique_read.php?id=000169

Partecipa al dibattito - Redazione Quieuropa - infounicz.europa@gmail.com

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