Irlanda – Referendum: voto cruciale sul Fiscal Compact

Giovedì, Maggio 31st / 2012

-   di Maria Laura Barbuto -

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Irlanda – Referendum: Cruciale voto sul

Fiscal Compact 

Irlanda: referendum sul patto di bilancio

e la paura di essere la nuova Grecia

Crisi bancaria spagnola: ripercussioni in tutta Europa.

Euro in calo vertiginoso a 1,24 dollari

Dublino – In tutta Europa, l’unica consultazione popolare sul patto di bilancio avverrà, oggi, in Irlanda. Proprio gli irlandesi, in tempi precedenti, sono stati una rogna per l’Ue perché, sia nel 2001 che nel 2008, bocciarono i trattati, di Nizza prima e Lisbona poi, sottoposti al voto referendario. Che non si ripetano anche oggi? Purtroppo la “dittatura” imposta dalla signora tedesca Angela Merkel, questa volta, non lascia sperare che i cittadini d’Irlanda vadano controcorrente rispetto agli altri “colleghi” europei anche perché, se così fosse, verrebbero chiusi i rubinetti dei finanziamenti da parte dell’Ue e l’Irlanda proprio non può permetterselo. Un euro-ricatto a tutti gli effetti dunque!  La  paura di finire sul lastrico, così come la Grecia, fa pensare all’Europa come un’ancora di salvezza, ma dall’altra parte, lo si sa, gli Irlandesi sono stati spesso i protagonisti di grandiosi colpi di scena. Eppure, si dice che il risultato del referendum non avrà ripercussioni sul piano internazionale: ma sarà vero?

  Un referendum decisivo  

Nonostante il patto di stabilità entrerà in vigore se ratificato da soli 12 stati su 25, il caso di Dublino non solo è singolare ma, comunque vada, influenzerà Berlino: se vinceranno i sì, la Merkel si ritroverà ad avere in mano le briglie dell’Europa e – a detta nostra, anche la frusta – nel caso in cui prevalgano i “no”, gli irlandesi infliggeranno un duro colpo all’austerità imposta dai tedeschi. Qualcosa dunque, in bene o in male, cambierà. E pensare che la crisi irlandese non nasce da un incontenibile disavanzo pubblico ma, come siamo abituati a sentire, dall’ormai “tradizionale” scoppio della bolla immobiliare che si era creata negli in cui il paese si era reso protagonista di una crescita notevole che, purtroppo, appartiene al passato. Il presente dello stato irlandese è il referendum: la paura del mancato accesso al meccanismo di stabilità europeo favorirebbe la vittoria dei “sì”, sempre secondo le ipotesi. Quale sarà il futuro del Paese?

  Comunque un esempio per tutta l'Europa  

Per il momento ci limitiamo a dire che, indipendentemente dal risultato del referendum, la sovranità popolare non è stata svenduta perché saranno i cittadini irlandesi a decidere del futuro della propria nazione sia all’interno dei propri confini, sia sullo scacchiere internazionale. E intanto se, da un lato, si parla di ipotetica stabilità, dall’altro nello “scontro” euro-dollaro, la moneta unica dell’Unione ha, ovviamente, la peggio visto che, ieri, è scesa ai minimi da luglio 2010, ovvero a meno di 1,24 dollari.

  Euro ai minimi dal 2010  

In questa situazione di paura pare che, per correre ai ripari, ci si muova verso i beni di rifugio statunitensi. Che non si stia avverando la profezia che vuole che l’euro faccia lo sgambetto anche alla solida Germania, proclamando così gli Stati Uniti come tetto del mondo? Una crisi, quella europea, che pare sia alimentata anche dalla situazione bancaria spagnola: mentre il presidente della Commissione Ue,  Manuel Barroso, propone “un’unione bancaria tra i vari paesi dell’Unione con una supervisione finanziaria integrata”, idea che di certo non sarà sposata dalla Germania, gli istituti di credito spagnoli devono essere ricapitalizzati. Pare infatti errivato il momento di "regalare" altri euro alle banche!

  La pazienza degli Spagnoli  

Su tutti il caso Bankia (vedi articolo pubblicato ieri su "Qui Europa"): 19 miliardi di euro per ripartire, 19 miliardi che – stando alle dichiarazioni del ministro delle Finanze spagnolo, Luis De Guindos – “saranno raccolti dal Governo attraverso l’emissione di titoli di Stato”. Ma la vera crisi, ecidentemente, non è quella  delle banche: bisognerebbe trovare una soluzione alla crisi della politica Ue che, oggi, non è più un servizio reso al popolo ma un abuso di potere e di denaro. Di certo non prevediamo gli scenari futuri, ma siccome il futuro si costruisce sul presente, stando a quanto accade oggi, il palcoscenico sul quale vivremo non sarà fatto di rose e fiori. 

  Priorità da affrontare per uscire dalla dittatura mercatista  

Cosa fare? Prioritario dialogare con quanti ignorano il reale stato di dittatura nel quale stiamo vivendo, iniziare a scrivere fiumi di lettere ai nostri rappresentanti all'Europarlamento chiedendo di riformare l'art. 123 del Trattato di Lisbona e di delegittimare le agenzie di rating dal votare e sminuire gli stati sovrani (regendo il moccolo al mercatismo internazional) annullando l'effeto malefico dello spread sul debito pubblico degli Stati, e votare contro tutti i partiti europei e nazionali collusi con le caste bancarie e propinanti miracolistiche quanto subdole politiche neo-liberiste. Infine, chiedere a gran voce ai nostri referenti in Parlamento di avanzare proposte di legge per bandire le operazioni in derivati e le mostruose operazioni off-shore, nonché la speculazione alimentata dai depositi over-night (vedi archivio "Qui Europa"). Solo così l'Europa riaquisterà nagli occhi del mondo la sua identità e la sua millenaria credibilità. Diversamente essa sarà desinata a diventare (contrariamente a quanto sostengono i nostri euro-tecnocrati) la tomba della civiltà umana. Intanto, stiamo a vedere, oggi, come gli Irlandesi risponderanno alla sfida referendaria.

Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

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