Giacinto Auriti – Solo chi ama un popolo ha diritto di governarlo

Martedì, 10 ottobre / 2017 

- di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri -

 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, comando del paese, governanti, Legittimità 

Giacinto Auriti – Non ha diritto di comandare un

popolo se non chi lo ama

Etica naturale ed etica artificiale: incompatibilità tra

etica cristiana ed etica socialista

 

di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 3 - 1° luglio 1973 

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GIACINTO AURITI  — HA DIRITTO DI COMANDARE UN POPOLO SOLO CHI LO AMA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Mosca 1938                                                                 

Roma, Guardiagrele (Ch) di Giacinto Auriti - Al secondo congresso dei partiti sovietici, tenutosi a Mosca nel 1938, fu enunciata la formula fondamentale per l'instaurazione di un'etica socialista, considerata un presupposto indispensabile per l'instaurazione di un Stato socialista. Questa formula si basava sulla consapevolezza che

          ogni ordinamento positivo è strumentale rispetto alla finalità etica,

che lo supera e trascende come lo scopo trascende e condiziona ogni strumento

                       plasmandolo e condizionandone le caratteristiche.

                                                    (etica socialista)

 Socialismo: etica, derivato dell'economia             

Questa finalità del socialismo consiste nel concepire l'etica come un derivato dell'economia, sicché

              la legge morale affermata dal potere statale razionalista ed ateo

  è intesa secondo una concezione economicistica dell'etica (o della legge morale)

     volta a tutelare, rafforzare e soddisfare gli interessi della classe dominante.

Con questo parametro l'uomo è indotto, una volta ridotta l'etica a derivato dell'economia, a confondere sacrificio economico con sacrificio etico. L'esposizione di questa grande malattia culturale, che ha ammalato milioni di cervelli della nostra generazione, fa si che

                                di questo sacrificio economico generale

       ne benefici solamente il gruppo di potere che sovrasta la collettività,

più che come casta, come razza umana diversa perché eticamente libera dalle sollecitazioni psicologiche che rivolge solo verso le masse. In questo si divide l'abisso enorme che sussiste tra la divisione di religione, politica ed economia cristiana e quella socialista.

 Due visioni antitetiche: cristiana e socialista     

La prima (visione cristiana) è retta da un atto di amore verso il Popolo, atto che nel vangelo di San Giovanni è definito come una giustificazione del comando; la seconda (visione socialista), invece, pretende di giustificare il comando come atto di sfruttamento del potere ai danni del Popolo. La prima (visione cristiana) è la legge dell'altruismo: "Ama il prossimo tuo come te stesso" che è la legge condizionante il rapporto tra sovranità e popolo nello Stato organico. L'apologo di Menenio Agrippa ne è la piena e plastica formulazione. La seconda (visione socialista), invece, è 

           l'espressione dello Stato mitico in cui dietro la facciata dello Stato, 

                         inteso come concetto senza contenuto umano, 

                la finalità dell'organo è incompatibile con quello dei soci. 

 "Odia il prossimo tuo come ami te stesso"           

Potremmo dire che questa formula, in base ad una visione economicistica dell'etica, si risolve in un comandamento antietico a quello cristiano:

                            "Odia il prossimo tuo come ami te stesso".

Il sentimento dell'odio di classe è, infatti, l'espressione di un'etica rovesciata e affermata con un tale spregiudicata improntitudine da indurre molti uomini di cultura a ritenere il cristianesimo affine al socialismo sul presupposto antiscientifico è orrendo della coincidenza degli opposti.

 Etica al servizio del potere                                    

Un'etica marxista è un'etica al servizio del potere; un'etica cristiana è una legge che trascende tutti, anche i sovrani. Mentre nella società organica, romana e cristiana, all'uomo politico era data la medesima scelta consentita a ogni uomo: violare o rispettare la legge, ecco che nel "golem" dello Stato socialista il potere politico si arroga anche una terza prerogativa: modificare la legge. In quel momento il sovrano diventa l'imperatore-dio, è il culto della personalità, che è esploso nei regimi di oltre cortina, è la prova storica che questo peccato contro lo Spirito Santo, l'unico che non sarà perdonato.

 Il senso delle orride parole di Stalin                     

Le orride parole pronunziate da Stalin all'Accademia delle scienze di Mosca, e riportate dalla "Deutsch Rund Should" del 1949, sono la documentazione storica della verità di questa premessa:

                                  "Noi abbiamo un'esperienza ventennale

              in materia di riproduzione dell'uomo mediante il padre in fiala.

                                               Creeremo l'intellettuale

      come prodotto scelto è il lavoratore del braccio come prodotto di massa.

                                   I soggetti inidonei saranno eliminati,

                quelli validi saranno ulteriormente selezionati e riprodotti.

                 L'ideale sarebbe quello di creare il tipo dell'ermafrodita."

L'orrido di queste parole risiede nell'assoluta carenza di amore. Per Stalin il problema del comando non era diverso da quello di un allevatore di cavalli o di bovini. Confondere cristianesimo e socialismo significa crocefiggere Cristo una seconda volta. Vorremmo che queste parole fossero lette e meditate dai fautori della Repubblica conciliare, di cui oggi il centro-sinistra è all'avanguardia.

 Fare un ordinamento a misura d'uomo                  

Noi ci occupiamo di una cultura politica per legittima difesa. Vogliamo, infatti, difendere prima di tutto la nostra umanità naturale.

             Noi non vogliamo creare l'uomo a misura dell'ordinamento,

                        ma fare un ordinamento a misura dell'uomo.

        In questa battaglia noi siamo disposti a pagare qualsiasi prezzo.

             Non ha diritto di comandare un popolo se non chi lo ama,

                         perché solo chi lo ama è disposto a servire,

                           solo chi non lo ama, è disposto a tradire.

 

Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 3 - 1° luglio 1973 

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