Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini

Domenica, 8 ottobre / 2017 

- di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri -

 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, capitalismo bancario, comunismo 

Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria

e Stato padrone dei cittadini

L'Alternativa, primo numero: "Mille lire di speranza"

 

di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 1 - 15 maggio 1973 

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GIACINTO AURITI  — COMUNISMO, SCHIAVITU’ MONETARIA E STATO PADRONE DEI CITTADINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Necessita un nuovo clima spirituale                      

Roma di Giacinto Auriti - Siamo profondamente convinti che la cosa più importante, oggi, è cambiare il clima spirituale della nostra generazione e del nostro ambiente; in breve ridare la speranza. Il sottile veleno della falsa cultura di moda ci impone il dovere di ricercare in noi stessi, al di là e al di sopra delle etichette dei partiti, la nostra umanità essenziale ed i valori della nostra razionalità, della legge morale, per il ritorno di un ideale nuovo ed antico. Nuovo perché il nostro discorso deve essere all'altezza dei problemi del tempo, antico perché ispirato ai valori veri della tradizione romana cristiana. Potrà sembrare presuntuosa la dichiarazione di questo disegno affidato a questo modesto foglio, ma la veste francescana è garanzia di libertà. Possiamo, infatti, scrivere senza la preoccupazione di essere condizionati dai necessari finanziamenti della grande stampa. 

                                                Noi vogliamo contrapporre 

                  al capitalismo bancario e liberal-massonico di marca occidentale, 

                                       ed al capital-marxismo d'oltre cortina 

                  (propri della concezione mitica ed astratta dello Stato socialista,

                       della società anonima, della Banca e dell'ente di Stato), 

                                            una società fatta di uomini vivi. 

 Il medesimo obiettivo di dominio                            

Le due facce del capitalismo hanno, infatti, il medesimo scopo di affermare il dominio dello Stato o della Banca sull'uomo. Noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni di qualunque forma di società. In questo senso noi ci rendiamo portatori di un nuovo umanesimo politico. Questa non è pura letteratura, perché come nello Stato socialista la proprietà è dello Stato e non dei cittadini, così nella società anonima il capitale è della società e non dei soci. Ormai l'uomo, ridotto in pauroso complesso di inferiorità ed annichilito da linguaggio alienante dei grandi mezzi di comunicazione, non osa più di pensare di poter essere padrone degli strumenti che lo circondano.

                    Questi strumenti sono stati personificati in una sorta di idoli

                                 che sono diventati i padroni degli uomini,

                              che dovrebbero viceversa domarli e goderne.

La profezia di Proudhon, "la proprietà è furto", si è realizzata perché il complesso della colpa è ormai passato dalle spalle del ladro a quelle del proprietario. La concentrazione virile del Diritto Romano, in cui la Civis esprimeva il proprio domino sul mondo dei valori come Dominus, deve tornare a rivivere come il diritto naturale dell'uomo e, noi aggiungiamo, di ogni uomo!

  Comunismo: Stato padrone dei cittadini                    

Oggi l'uomo della strada pensa che la parola "comunismo" significhi una specie di comproprietà. Su questo equivoco il mondo dei poveri spera in un demagogico ed inesistente "sole dell'avvenire" che gli consenta di partecipare alla "divisione" dei beni. Nulla di più falso: il comunismo non è comproprietà. La  "comproprietà" infatti è un modo di essere della proprietà privata, mentre comunismo è coincidenza del potere politico con il potere patrimoniale, cioè feudalismo nel senso deteriore della parola. 

               Il comunismo vuole fare dello Stato il padrone dei Cittadini,

                  noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni dello Stato.

Questo significa anche che noi vogliamo ripartire tra i cittadini il reddito monetario del capitale amministrato dallo Stato e dalle banche, perché il padrone di una ricchezza è chi ha diritto di prendere il reddito. Al grido rivoluzionario di classe "proletari di tutto il mondo unitevi" che ha unito i proletari per espropriare tutti a favore di pochi governanti, noi rispondiamo con un grido più potente perché universale : "uomini di tutto il mondo uniamoci per espropriare i governi e le società mitico-bancarie e riprendiamoci la roba nostra".

                                     Chi si oppone contro queste idee 

                si pone contro se stesso, la sua famiglia e i suoi interessi.

  Individuare i veri nemici del popolo                           

E' tempo ormai di abbandonare il linguaggio delle responsabilità astratte e cominciare ad individuare chi sono i veri nemici del Popolo. E' tempo che si comprenda che il "socialismo" non è lo Stato capital-marxista, ma i pochi uomini che controllano i grandi complessi e le aziende economiche di Stato. Poiché il patrimonio senza proprietà non esiste, la proprietà è di due categorie di persone: o è dei cittadini o dei governanti, non dello Stato inteso come pura astrazione, poiché i fantasmi non esistono. Dunque, nella concezione del capital-marxista, lo Stato altro non è che la facciata dietro la quale ingrassano le Logge massoniche, così come avviene dietro le facciate delle grandi Banche e delle società anonime. 

                   I vertici di questi mostruosi "golem" sono le Logge 

              in cui tramano nell'ombra le grandi piovre dell'umanità.

Il grande capitale è ormai di proprietà di pochi gruppi di potere riuniti tutti, in oriente e in occidente, nell'unico fine di conquistare tutte le ricchezze e tutta la sovranità politica del mondo. La prova clamorosa di questa verità è stata l'ultima guerra mondiale in cui Russia e America si sono alleate superando tutte le barriere ideologiche che solo apparentemente le dividevano. Ecco perché, se alcuni uomini di partito hanno dichiarato la propria incompatibilità con i nostri centri di studio, evidentemente queste verità scottano.

 La testimonianza della fede                                            

Ecco perchè noi vi avvertiamo: a chi vi dichiara che tra noi e un qualsiasi partito vi è incompatibilità, domandate immediatamente a quale loggia massonica appartiene. Sappiamo il rischio che corriamo, ma la nostra è una scelta definitiva ed irrevocabile.            

                   La testimonianza della fede è sempre un rischio, 

   così come la dignità è una medaglia che ha come rovescio un costo.

 

Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 1 - 15 maggio 1973 

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