Donbass: la guerra sconosciuta – La missione di “Cantiere Laboratorio” e “Speranza”

Lunedì, 1 maggio/ 2017   

di Vittorio Gigliotti, Cantiere Laboratorio

 Redazione Quieuropa, Vittorio Gigliotti, Irina Vikhoreva, Cantiere Laboratorio, Donbass, Ucraina 

Donbass: la guerra sconosciuta

Missione umanitaria e politica di "Cantiere Laboratorio"

e "Speranza" in Donbass. La testimonianza oculare di

Vittorio Gigliotti

 

di Vittorio Gigliotti, Cantiere Laboratorio

Donbass, una guerra silenziosa nel cuore dell'Europa — L'esperienza di Irina Vikhoreva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Donbass: il viaggio, la testimonianza               

Donetsk, Donbass - di Cantiere Laboratorio - Migliaia di morti, migliaia di feriti ed oltre 1 milione di profughi di cui nessuno parla. Non accade lontano da noi, ma in Europa, nell’Ucraina Orientale, al confine con la Russia, nel Donbass, dove le due Repubbliche, di Lugansk e di Donetsk, di etnia e lingua russa, autoproclamatisi indipendenti attraverso un referendum popolare nel maggio 2014, sono da allora oggetto di una vile aggressione militare da parte del governo ucraino, europeista e filo-occidentale, mondialista, guidato da Pedro Poroshenko con lo scopo di balcanizzare quell’area ed in prospettiva destabilizzare la Russia. Una coltre di silenzio dei media che contano è calata su queste tragiche vicende e sulla vita di questo popolo che non ha accettato di essere privato della propria lingua, della propria cultura e della propria tradizione e per questo ha imbracciato le armi e si è difeso. Dal 12 al 19 aprile 2017 il Presidente dell’Associazione “Cantiere Laboratorio”, Vittorio Gigliotti e il Presidente dell’Associazione “Speranza”, Irina Vikhoreva, nativa di Donetsk, si sono recati nelle due repubbliche del Donbass a portare i fondi raccolti tra amici e militanti delle due associazioni, oltre a medicinali di prima necessità. Insieme a loro ha condiviso il viaggio e la permanenza il giornalista e reporter di guerra Sebastiano Caputo. Un gesto di solidarietà e di vicinanza verso quelle popolazioni, in particolar modo verso i bambini. Il viaggio, organizzato dalle due associazioni ha avuto anche un risvolto politico per gli interessanti incontri che i due responsabili hanno avuto, oltre alla conoscenza diretta di una realtà ben diversa dalla versione presentata in Italia dagli organi d’informazione filo-ucraini che considerano il Donbass come una regione occupata da truppe della federazione russa e da bande di terroristi.

Trstimonianza oculare di Vittorio Gigliotti,

Presidente di "Cantiere Laboratorio"

La realtà che ho visto è completamente diversa da quella propinataci dai media. Nessun carrarmato russo o militare russo ho visto nelle due Repubbliche. Piuttosto un popolo straordinario che ha una coscienza civica senza eguali, ancorato ai valori della propria cultura, della propria storia, amante e rispettoso della propria libertà e della propria terra. Un popolo che ha dignità da vendere e che vuole soltanto ricominciare a vivere in pace. Il primo incontro ha avuto luogo lo scorso 12 aprile, in Russia, a Rostov, con il Deputato dell’Amministrazione Locale Anatolij Kotljarov. Il giorno seguente abbiamo attraversato la frontiera in macchina con il responsabile dei rapporti con l’Italia Andrea Palmeri alla rotta di Lugansk, nel villaggio di Krasnodon, per consegnare un amplificatore alla Casa Famiglia. Qui il commovente e partecipato spettacolo messo in scena dagli orfani di guerra presenti nella struttura, seguito da interviste di emittenti televisive e media locali. Nello stesso giorno, abbiamo visitato la scuola media di Maksim Gor’kij con un altro spettacolare benvenuto degli alunni presenti. Poi, a Lugansk è stata la volta della visita all’Università di Taras Shevchenko, maggiore poeta ucraino, ed al Centro di Cultura Italiano di cui Andrea Palmeri è responsabile, dove abbiamo tenuto una lezione agli studenti del corso. Il 14 aprile abbiamo visitato la Caserma dei “Lupi della Notte” dei militari motociclisti e il Centro Ricreativo di “Vostock”: qui abbiamo donato il secondo amplificatore. A seguire la conferenza stampa insieme al Rappresentante del Governo, il Deputato Oleg Koval’ ed Andrea Palmeri. La partecipazione alla S. Messa notturna della S. Pasqua nel rito ortodosso, nella Cattedrale di Lugansk, il 15 aprile è stato uno dei momenti più intensi e toccanti dell'intero viaggio. Un suggestivo percorso fra le steppe, le miniere ed i villaggi distrutti contrasta con l’arrivo nella stupenda città di Donetsk, dai numerosi parchi e monumenti; dalle strade pulite e dalla disarmante cortesia e gentilezza dei suoi abitanti. Qui la vita si svolge regolarmente e non sembra vero che ad un tiro di schioppo ci sia il fronte dove si spara, si combatte e si muore. Il 17 mattina abbiamo avuto un gradito incontro al Caffè “Leggenda” con il Portavoce dell’Esercito della DPR (Repubblica Popolare di Donetsk) Daniil Brezsonov e con il corrispondente di guerra dell’Esercito, Mikhail Andronik. Presenti anche il corrispondente dell'Agenzia DONI, Vittorio Nicola Rangeloni, e il corrispondente indipendente degli Stati Uniti, Patrick Lancaster. Accompagnati dai nostri angeli custodi dell’Esercito, Daniil e Mikhail, di seguito siamo giunti nel Villaggio di Oktjab’skij, nei pressi di quel che resta dell’aeroporto di Donetsk: un cumulo di macerie ed uno scheletro di pilastri a qualche centinaio di metri dalle postazioni ucraine. Nelle vicinanze il semidistrutto Monastero femminile di Iver’ e l’adiacente cimitero di Novoignat’evscoe, sulle cui tombe nel 2014 passavano i carri armati ucraini. Abbiamo poi raggiunto il vicino Villaggio di “Spartak”: villaggio che fino a qualche tempo fa contava tremila anime ed ora ridotto a 69 abitanti: oggetto dei quotidiani “grad” ucraini. Costretti a dormire nei sotterranei-cunicoli delle case bombardate, i superstiti cucinano a turno in una piccola baracca di legno la cui porta è ornata dai disegni dei bimbi nei momenti di tregua. Ovunque, in quella zona, case distrutte e macerie, compreso il ponte di Putolov, fatto saltare dall’Esercito di Donetsk per impedire ai carri armati ucraini di raggiungere la Città. Abbiamo proseguito il nostro viaggio nella periferia di Donetsk conoscendo un artista unico, un fabbro di nome Viktor Vladimir Mikhalov che trasforma il materiale bellico ucraino, lanciato sul territorio di Donetsk, in rose di metallo. Abbiamo concordato con lui una eventuale mostra in Italia delle sue uniche e straordinarie opere. Il 18 aprile, sempre al solito caffè, ci incontriamo con il corrispondente di “Life News”, Serghej Macharenko, ed il corrispondente speciale sul Donbass, che mi ha intervistato, Irina Lasckevich: inviata del famoso giornalista ucraino in esilio, Anatolij Sharij. Subito dopo siamorisaliti in macchina con Daniil e Mikhail alla volta di Avdeevka, lungo una strada molto pericolosa percorsa ad elevata velocità, nonostante le buche, per il timore di essere localizzati ed essere fatti oggetto dei colpi dell’esercito ucraino posizionato nelle vicinanze. Abbiamo così raggiunto il villaggio isolato di Pantelejmonovka, di circa 7mila abitanti, di cui 800 bambini, seguendo il camion dell’esercito che impianta nel Parco della cittadina un piccolo parco giochi. Qui abbiamo conosciuto il vice comandante dell’Esercito della Repubblica Popolare di Donetsk, Eduard Bassurin, un uomo tutto d’un pezzo, personaggio carismatico amato dai suoi soldati. Con tranquillità ci dice che ha abbastanza uomini e mezzi per difendere al meglio il suo territorio. Assieme a Questi ci siamo poi intrattenuti con il capo dell’Amministrazione locale, Svetlana Reumova, donna dal carattere forte e determinato. Il 19 aprile abbiamo attraversato le frontiere. Quel che ci ha colpito maggiormente è stato il controllo minuzioso dei Servizi della FSB, la loro professionalità e cordialità; nonché il loro sorriso nel salutarci. Si ritorna in Italia con il ricordo di quanto abbiamo visto, della gente che abbiamo conosciuto, delle parole che ci hanno rivolto, delle storie che ci hanno raccontato, delle testimonianze crude e dure rese e vissute sulla loro pelle: di quelle migliaia di morti di cui nessuno parla, di una guerra sconosciuta che da noi, per ordini di scuderia politico-giornalistico-economici, non deve essere conosciuta. A noi che siamo tornati ed abbiamo visto, il compito ed il dovere morale – da “uomini liberi” – di raccontarla senza censure e senza menzogne, nella verità.

Vittorio Gigliotti (Copyright © 2017 Qui Europa)

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