Critica al Reddito di Cittadinanza? Prof. Bagnai ecco perché non sono d’accordo con lei

Domenica, 25 febbraio / 2018 

- di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia 

 Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Alberto Bagnai, Reddito di Cittadinanza 

Critica al Reddito di Cittadinanza? Prof. Bagnai

ecco perché non sono d'accordo con lei 

Bagnai, Reddito di Cittadinanza e Reddito della Gleba: un inganno calcolato?

Riflessione sul Reddito di Cittadinanza e sulla fuorviante interpretazione

critica dei sovranisti, rispetto all'autentica interpretazione auritiana

 

di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia

Reddito di Cittadinanza - Sergio Basile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Premessa                                                                     

Roma - di Sergio Basile - In pieno clima di campagna elettorale, all'interno degli innumerevoli laici templi televisivi a disposizione, molti politici in cerca di consensi ripropongono con enfasi le loro particolari ricette economiche, che a loro dire sarebbero capaci di far riemergere l'Italia dal baratro profondissimo in cui è precipitata (aggiungerei.. sotto i colpi dell'usura internazionale) specie dopo l'ingresso nell'Eurozona, benedetta da Prodi e avallata, in sostanza, da tutti i governi fino ad oggi al potere. L'unico colpevole della crisi -truffa monetaria è secondo molti di essi l'euro, tralasciando il fatto che il debito pubblico italiano abbia iniziato ad esplodere proprio sotto il regime monetario della lira.

                                                Ma l'esperienza auritiana,

 incentrata sulla lotta al diktat della moneta-debito (lira, euro, dollaro, rublo, ecc..)

               imposto alle nazioni dai banchieri centrali e dai loro oscuri mentori,

                ci insegna che spesso la verità è più complessa di quel che sembra

                    e va ben oltre la denuncia dei mali assoluti della moneta-unica.

 La denuncia "anti-euro" del Prof. Bagnai             

Tra le teorie "anti-euro" che sembrano più affascinare le intellighenzie contemporanee, curiosamente anche le più "distanti" all'interno del palcoscenico politico e culturale (da Salvini a Fusaro, per intenderci) e che sembrano trovare il plauso più o meno compatto del popolo di internet, nonché di molti siti di controinformazione e quotidiani di regime, vi sono le cosiddette "teorie sovraniste" del Prof. Alberto Bagnai, economista e docente di acclarata fama, presso l'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara, nonché opinionista de il Fatto Quotidiano e de il Giornale. Da studioso auritiano e cattolico, dopo aver esaminato attentamente le ultime dichiarazioni di Bagnai (1) in merito al cosiddetto "Reddito di Cittadinanza", mi sono sentito chiamare in causa, sia pur indirettamente, e come presidente di "Sete di Giustizia" ho avvertito l'obbligo morale di offrire al pubblico di internet, la mia modestissima contro-analisi.

(1) Vedi la video intervista al professor Alberto Bagnai, di Claudio Messora. Qui Reddito della gleba – Alberto Bagnai – YouTube e qui Dimenticatevi la democrazia – Alberto Bagnai - You Tube

Risultati di ricercaDimenticatevi la democrazia – Alberto Bagnai – YouTube

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 Bagnai e il Reddito della Gleba                               

A modesto parere di chi scrive, l’aspetto meno condivisibile della linea del professor Bagnai e degli economisti della sua orbita, riguarda proprio l’approccio ideologizzato e parziale nei confronti del concetto di “Reddito di Cittadinanza". Egli non coglie assolutamente la differenza abissale che passa tra l’originaria concezione auritiana e la surrogata visione grillina o renziana, che oseremmo definire surrealista e caricaturale rispetto alla prima. Così facendo dimostra di non comprendere lo spessore dell’etica cristiana che sottintende alla visione auritiana del reddito minimo di sopravvivenza a credito, snaturando e mortificando il concetto stesso di Reddito di Cittadinanza con l’equivoca e poco rispettosa espressione di

                                              "Reddito della Gleba"

     (Vedi: intervista di Claudio Messora al Prof. Bagnai: “Dimenticatevi la Democrazia”)

                                (Byoblu – Youtube, 21 dicembre 2017).

L’economista, caro in maniera del tutto trasversale sia al politico Salvini che al filosofo neo-marxista Fusaro, glissando completamente sulla nobile trama dell’impianto auritiano, si concentra univocamente e criticamente su uno schema di Reddito di Cittadinanza farlocco, cioè deformato ex-post dagli stessi detrattori e/o indegni allievi del professor Auriti: il Reddito di Cittadinanza di cui parla con tono sarcastico Bagnai, travolgendo tutto nel fuoco “purificatore” del luogo comune, è piuttosto un “aborto di Reddito di Cittadinanza”; una falsa elemosina elargita dallo Stato ed appiattita alla logica del debito pubblico (e non del credito), da imputare sia fisicamente che moralmente all’arbitrio dell’autorità centrale e a quello insindacabile del sistema bancario, e quindi accollata, sia pur indirettamente, sul groppone dei contribuenti-gleba. Egli, da buon esponente della Scuola Sovranista, nella sua critica generalista finisce per eclissare completamente l’esperienza auritiana e naufraga gioco forza sullo scoglio dell’annichilimento dell’etica cristiana, cioè dell’etica del “servizio al prossimo”, propria dell’elaborato auritiano, in cui

                                     l’uomo è al di sopra della moneta.

Bagnai nella sua analisi critica postpone ad essa una logica che cede alla tentazione della “coperta corta”, tipica dell’etica liberale e socialista, nella quale 

       la dignità umana finisce per essere necessariamente subordinata

                                      sia al mercato che allo Stato

e l’interesse dell’élite finisce per prevaricare sul “senso del bene comune”

          incarnato dalle aspirazioni umane di giustizia e solidarietà.

                                Nella critica “sovranista”, dunque

                la moneta-debito è e resta pur sempre sovrana

                                  e finisce inevitabilmente per

       surclassare e disconoscere la sacralità della dignità umana

    che dovrebbe essere “riscattata” unicamente dal mero lavoro.

 Prospettiva lavorista contro Teoria del Valore Indotto 

Bagnai critica l’idea che “il cittadino debba essere pagato per non lavorare, dimenticando che Giacinto Auriti - sia pur scostandosi da questa conclusione assolutamente parziale e sommaria – sulla base della sacrosanta premessa della Teoria del Valore Indotto della Moneta”, pone il problema in termini diametralmente opposti. Auriti pur riconoscendo il nobilissimo valore del lavoro umano, necessario ed insostituibile, sostiene una verità lapalissiana:

                è l’uomo a dare valore alla moneta con l’accettazione della stessa,

        pertanto è lo stesso che deve godere, pro-quota, dei valori monetari creati

              compresi gli interessi che, ad oggi, sono  pretesi dal sistema bancario

                          (ma non creati) al momento dell’emissione monetaria,

                                            da parte delle banche centrali,

                        pur restando il lavoro, nella visione cristiana, come visto

             un elemento “biblico” essenziale nel processo di crescita dell’uomo.

 Snaturamento del concetto auritiano originario           

Bagnai, dunque, con questa madornale e per certi versi incomprensibile omissione (non si comprende fino a qual punto involontaria) interpreta in maniera erronea e confonde, altera ed appiattisce ai suoi schemi tale concetto originario e “vergine” di Reddito di Cittadinanzapresentandolo ai suoi interlocutori in senso dispregiativo come “Reddito della Gleba”: strumento – a suo modo di vedere – speculare agli interessi del sistema capitalistico e utile a sedare il dissenso sociale, affinché il popolo non raggiunga mai il punto rivoluzionario di rottura.

                                                     Egli così facendo,

                  giocando volente o nolente sul grande equivoco in termini,

    getta in pasto agli squali del politically correct e della confusione organizzata

                         una geniale intuizione completamente snaturata

          e che meriterebbe altresì miglior sorte, rispetto ed approfondimento.

Reddito di Cittadinanza - Sergio Basile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Bagnai: Capitalismo e Reddito della Gleba          

Sostanzialmente – secondo Bagnai – Il capitalismo, mediante un colossale intervento diingegneria sociale, spargendo il virus del Reddito della Gleba vuol realizzare una polarizzazione economica e di costume della società, sostituendo al tradizionale modello di mercato del lavoro (nobilitante e sacro in senso assoluto: quasi idolatrico nella visione del professor Bagnai) con questa “falsa panacea assistenzialistica” e dai risvolti grotteschi (Cit.: Vedi intervista del Prof. Bagnai “Dimenticatevi la Democrazia” – Byoblu – Youtube, 21 dicembre 2017). Infatti Bagnai sostiene ancora come lo Stato, fissando il cosiddetto “Reddito della Gleba” (ribadiamo ancora: ingenerosa deformazione del concetto originario auritiano di “Reddito di Cittadinanza” – Nds) sgretoli ogni flessibilità di contrattazione sul mercato del lavoro, minando altresì le dinamiche economico-sociali di quest’ultimo. Ciò, secondo la sua visione “sovranista” e “lavoristica”, potrebbe portare l’uomo a perdere progressivamente interesse al lavoro e quindi a imbarbarirsi (2).

(2) Auriti in merito insegna che a minare la stabilità del mercato del lavoro e quindi ad alterare il ruolo sociale e salvifico dello stesso lavoro è, invero, proprio la fallimentare interpretazione marxista del conflitto sociale perenne per il controllo del surplus, avallata dai sindacati. Infatti, sulla scorta della preziosissima analisi auritiana, e uscendo dall'insana tentazione della demonizzazione a priori di uno dei due contendenti in campo (imprenditore o lavoratore dipendente), bisogna riconoscere il fatto che

                            è sempre lo stesso sistema bancario, padre ignobile della moneta-debito,

                            a mandare fuori fase l'idilliaco rapporto tra datore di lavoro e proletario,

                                     in quanto confisca ad entrambi il cosiddetto "surplus" a monte,

                                          immettendo nel circuito economico una moneta-tributo,

                   che i due contendenti cercano di spartirsi in un drammatico teatrino dell'assurdo.

                                        Una moneta avvelenata ab-origine dal bebito onnipresente

                                                   connaturato alla fase di emissione monetaria.

 L'nganno del paradigma lavoro-ricchezza-reddito     

Imputando in seno al "Reddito di Cittadinanza" la colpa di indurre alla degenerazione pilotata del rapporto uomo-lavoro ed alla perversione degli equilibri del mercato del lavoro, Bagnai dimentica (e dimostra di ignorare) il fatto che il fine del denaro-debito da tre secoli a questa parte (così come ci insegna l’iniquo e poco conosciuto documento della Bank of England, datato 1882, “The Hazard Circular”) non è quello di generare ricchezza, bensì quello di

                                             controllare e schiavizzare i popoli

                           proprio attraverso il controllo sul mercato del lavoro,

mediante la compressione dei salari, collegata alla tassazione ed ai tassi di interesse,

         ed in ultima istanza, proprio all’emissione debitocratica della fiat-money.

Partendo dalle premesse del documento sopracitato, sintetizzando la visione lavoristica del rapporto tra individuo e ricchezza proiettata da Bagnai, e passando per estensione ad una concezione lavoristica generale di progresso socio-economico, s’imbocca dunque la perigliosa via della schiavitù sostanziale.

 Vittoria morale del Reddito di Cittadinanza auritiano 

E’ proprio questo, a nostro modo di vedere, il reale punto di forza della teoria auritiana del Reddito di Cittadinanza auritiano (a credito), rispetto alla critica sovranista del Reddito della Gleba introdotta polemicamente da Bagnai. La prima rispetto alla seconda risulta vincente sia agli occhi della ragione che dello spirito, in quanto

                    vede il reddito minimo non negoziabile come un elemento

       per garantire a ciascuno il rispetto della propria dignità di essere umano,

       emancipando l’uomo dalla disperazione della povertà forzata ed indotta,

                          nonché dalla trappola del "lavoro-gabbia sociale"

e inficiando, al tempo stesso, l’alibi montato dalla critica sovranista di Bagnai e soci: accattivante dal punto di vista della dialettica e condivisibile solo parzialmente, nelle premesse iniziali anti-euro, in quanto evidentemente viziata da un errore interpretativo di fondo. Egregio Prof. Bagnai, qualora le capitasse di leggere questo articolo, sarei onorato e lieto di conoscere le sue eventuali repliche.

Sergio Basile (Copyright Qui Europa © 2018 ) 

infounicz.europa@gmail.com

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